Cesare Battisti (1954)

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Cesare Battisti

Cesare Battisti (Cisterna di Latina, 18 dicembre 1954[1]) è un ex terrorista e scrittore italiano.

Già membro del gruppo Proletari Armati per il Comunismo, è stato condannato in contumacia all'ergastolo, con sentenze passate in giudicato, per aver commesso quattro omicidi, in concorso, durante gli anni di piombo.

Trascorse la prima fase della sua latitanza in Francia, dove beneficiò a lungo della dottrina Mitterrand. Arrestato in Brasile nel 2007, Battisti fu detenuto in carcere a Brasilia fino al 9 giugno 2011.

Il 31 dicembre 2010 il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva annunciò il rifiuto dell'estradizione in Italia. Della questione fu investita la Corte costituzionale brasiliana, che l'8 giugno 2011 negò definitivamente l'estradizione. Battisti dopo la sentenza fu scarcerato[2], ed è rimasto in libertà fino al 12 marzo 2015, giorno in cui viene nuovamente arrestato dalle autorità brasiliane in seguito all'annullamento del permesso di soggiorno[3] ma rilasciato quasi subito. Contro l'estradizione e quindi a favore di Battisti, che afferma la propria innocenza, si sono schierati molti intellettuali, come Gabriel García Márquez, e anche esponenti sudamericani di Amnesty International.[4][5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'adolescenza nell'illegalità[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia con tradizioni comuniste, da adolescente si iscrisse al Partito Comunista Italiano e fece parte della FGCI, il gruppo giovanile del PCI, ma ne uscì poco dopo.[6] Nel 1968 Cesare Battisti si iscrisse al liceo classico, ma già nel 1971 abbandonò la scuola[7]. Protagonista di una fase giovanile piuttosto burrascosa, punteggiata da atti di teppismo e di delinquenza[8][9] che lo segnalarono più volte all'attenzione delle forze dell'ordine, Battisti fu per la prima volta arrestato nel 1972, per una rapina compiuta a Frascati[8]. Nel 1974 venne nuovamente tratto in arresto per una rapina con sequestro di persona compiuta a Sabaudia ma non scontò la pena[8]. Dopo aver raggiunta la maggiore età, nel 1977 fu arrestato, sempre per rapina, e rinchiuso nel carcere di Udine dove entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo, che lo accolse nell'organizzazione[8][9].

Il giovane Cesare Battisti

In base a questa sua politicizzazione, descrisse le rapine precedenti come espropri proletari, compiute secondo la prassi e l'ideologia dei gruppi armati dell'epoca.[6] Battisti sostenne di aver militato già in precedenza in un gruppo armato, il Fronte Largo[6], oltre che in Lotta Continua e nell'Autonomia Operaia.[10]

In un intervista del 2014, ha sostenuto di aver effettuato solo un furto come esproprio proletario, di essere sempre stato comunista fin da ragazzino, figlio di militanti del PCI (suo fratello fu candidato alle elezioni locali) e di non essere mai stato un rapinatore o un delinquente abituale.[10]

Gli anni dell'eversione e il primo arresto per terrorismo[modifica | modifica wikitesto]

Trasferitosi a Milano, cominciò a partecipare alle azioni del gruppo eversivo "Proletari Armati per il Comunismo", responsabile prima di varie rapine a banche[11] e supermercati nel quadro di quelli che all'epoca venivano definiti negli ambienti eversivi "espropri proletari"[12] (come ammise anche lo stesso Battisti in una lettera del 2009 indirizzata ai giudici della Corte suprema del Brasile)[13], e successivamente anche di alcuni omicidi di commercianti e appartenenti alle forze dell'ordine.[14][15] Battisti tuttavia, pur riconoscendo la sua precedente militanza nella lotta armata, fatto da cui non si è mai dissociato o pentito[10], nel 2009 dichiarò la sua estraneità a essi, e affermò di non avere mai sparato a nessuno.[14] In un'altra intervista dichiarò che già nel 1978 si era distaccato dai PAC, con cui, sempre secondo quanto dichiarò, collaborava solo al giornale Senza galere.[6] Precisò successivamente, nel 2014, di detenere armi, ma di non averle mai usate se non per la caccia o per sparare contro alberi.[10] L'abbandono della lotta armata, secondo sue dichiarazioni, fu dovuto al disgusto per l'assassinio di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.[16] Avrebbe lasciato i PAC per sempre, sempre secondo la sua versione espressa ai giudici brasiliani, poco dopo l'omicidio Santoro, di cui si dichiara innocente, in quanto avrebbe sostenuto che le armi dovevano essere usate solo per difesa, in conseguenza del delitto Moro.[16]

Si unì poi a "un collettivo di gruppi territoriali", descritti come "ugualmente armati ma non offensivi. Vivevo come molti altri clandestini in un vecchio edificio di Milano"; afferma di avere cercato di dissuadere l'ex amico Mutti, che lo considerava "un traditore", dal continuare gli attentati.[16]

Nel 1979, nell'ambito di un'operazione antiterrorismo di vaste proporzioni, Battisti venne arrestato, detenuto nel carcere di Frosinone e condannato a 13 anni e 5 mesi per l'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso nel febbraio 1979[7].

Durante la carcerazione morì suo fratello Giorgio in un incidente sul lavoro, ma lo venne a sapere solo dopo tre mesi a causa della censura nella corrispondenza e il divieto degli incontri con i famigliari.[16] Il 4 ottobre 1981 Battisti, che affermò di temere per la propria incolumità in prigione[16], riuscì a evadere e a fuggire in Francia. Sarà condannato nel 1985 (sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991) perché giudicato responsabile di quattro omicidi e di vari altri reati[7]. Viene altresì condannato all'ergastolo con sentenza della Corte d'assise d'appello di Milano nel 1988 (sentenza divenuta definitiva in Cassazione nel 1993), per omicidio plurimo, oltre che per i reati di banda armata, rapina e detenzione di armi. Negli anni, sette processi ne hanno dichiarato la colpevolezza[17].

La difesa di Battisti[modifica | modifica wikitesto]

Coloro che sostengono l'innocenza di Battisti (e Battisti stesso) affermano che il processo sia stato condotto senza garanzie giuridiche, con l'uso di confessioni estorte con la violenza[18] (alcuni militanti dei PAC affermarono di aver subito pesanti torture, per far loro rivelare i colpevoli dell'omicidio Torregiani[19]) e di "pentiti" da essi non ritenuti attendibili (poiché in cambio della testimonianza contro l'assente Battisti furono scarcerati dopo pochi anni, nonostante fossero accusati di numerosi omicidi e di attività terroristica) e contraddittori, come Pietro Mutti[18]; nei casi Sabbadin, Santoro e Campagna, Battisti fu condannato principalmente sulla base della sua testimonianza; Battisti ha ribadito che nessuno, nemmeno sotto minaccia o tortura, ha mai fatto il suo nome, tranne Pietro Mutti, in cambio di sconti di pena.[10] Secondo lo scrittore Valerio Evangelisti, le contraddizioni sarebbero molte; Mutti avrebbe anche cambiato spesso versione in cui il ruolo di Battisti è diverso e confondendo gli omicidi Santoro e Campagna nelle interviste[18][16]; La stessa Cassazione affermò che «del resto, Pietro Mutti utilizza l’arma della menzogna anche a proprio favore, come quando nega di avere partecipato, con l’impiego di armi da fuoco, al ferimento di Rossanigo o all’omicidio Santoro; per il quale era d’altra parte stato denunciato dalla DIGOS di Milano e dai CC di Udine. Ecco perché le sue confessioni non possono essere considerate spontanee»[20]; riassumendo:

Processo a Battisti e altri membri dei PAC
  • in particolare affermò, cosa ripresa dalla sentenza, che l'agente Santoro era stato ucciso da Enrica Migliorati (precedentemente accusò Giuseppe Memeo e un'altra donna, ma poi cambiò versione) e da Battisti, ma in un altro verbale afferma invece di essere stato lui[18]; affermò di averlo visto, ma non ricorda se direttamente o dentro lo specchietto retrovisore.[21]
  • Mutti affermò prima che Battisti avesse ucciso Sabbadin di persona, ma dopo la confessione di un altro militante, Diego Giacomin, sostenne invece di averlo ucciso lui stesso assieme a Giacomin, mentre Battisti faceva da copertura armata, guidando l'auto; Battisti afferma che l'autista fosse invece una donna, adducendo altre testimonianze.[16] Dopo 10 anni, nel 1994, una terrorista denunciata da Mutti come complice, venne assolta per questo delitto.[18]
  • Lo stesso Mutti attribuì a Battisti l'omicidio di Campagna, adducendo come prova il fatto che Battisti glielo avrebbe rivelato in confidenza.[18] In una delle versioni una testimone inizialmente parlò anche qua di un uomo alto 1,90, versione ripresa da Mutti e poi abbandonata: un complice che lui non riconobbe avrebbe agito con Memeo, ed egli lo descrisse come biondo, con la barba e alto 1,90 m[18]; l'uomo venne identificato poi con Battisti[18], che tuttavia è poco più alto di 1,60 m, non aveva la barba e ha i capelli castani. Battisti sostiene anche che il proiettile sarebbe stato identificato come appartenente alla pistola di Memeo, usata anche nell'assassinio Torregiani, mentre Mutti afferma che fu Battisti a sparare, cadendo in contraddizione.[16][18]
  • L'altra condanna (omicidio Torregiani) fu per il reato di "concorso morale" previsto dalle leggi speciali antiterrorismo: nel caso Torregiani, dove secondo gli innocentisti Battisti si sarebbe forse limitato a partecipare a riunioni dei PAC (o forse non ne faceva più parte), dove altri militanti avevano deciso l'omicidio, ma non ci sarebbe prova che l'abbia approvato o l'abbia organizzato, come affermato dai pentiti (Mutti e Cavallina) e dalle sentenze, in quanto i PAC contavano più di 60 militanti e Battisti era un membro di bassa importanza[18]; essi contestano anche che nei principali mass media Battisti sia stato presentato, a dispetto delle sentenze, come colui che uccise materialmente Torregiani, «sparandogli alla schiena» (in realtà il gioielliere venne ucciso da Giuseppe Memeo e da altri due complici), e che sparò al figlio di questo, rimasto paralizzato da un proiettile proveniente dalla pistola del padre, impugnata per autodifesa da Torregiani stesso (Battisti, anche secondo la sentenza, era altrove in quel momento, ad effettuare la copertura armata all'omicida di Sabbadin); accusano inoltre di presentare Battisti come "leader" o "dirigente" dei PAC, quando fu un semplice militante, o di aver affermato che Battisti uccise Torregiani durante una rapina di autofinanziamento, cosa non vera.[18]

Un'altra linea di difesa è quella che sostiene che i test scientifici condotti sulle armi di Battisti sequestrate e analizzate, per le quali fu condannato a 12 anni - per insurrezione armata contro i poteri dello Stato e possesso illegale di armi da fuoco - avrebbero dato esito negativo e confermato che non furono mai usate per sparare nel periodo immediatamente precedente all'arresto del 1979 (mentre Battisti avrebbe dovuto utilizzarle almeno per l'omicidio che avrebbe commesso di persona lo stesso anno, quello di Campagna).[18][16] Secondo Fred Vargas ci furono anche delle falsificazioni nei documenti e nelle firme con cui veniva assegnata la procura agli avvocati nel processo in contumacia.[16]

Alcuni di essi paragonano il caso Battisti a quello di Pietro Valpreda, l'anarchico incarcerato per la strage di Piazza Fontana, additato come "mostro" dalla stampa, sulla base di una testimonianza ritenuta prima attendibile e poi rivelatasi incompleta e lacunosa, infine assolto.[18] Ci sono stati anche paragoni, spesso polemici, tra la vicenda di Battisti e quella di Silvia Baraldini, detenuta negli Stati Uniti per accuse simili commessi nel paese d'oltreoceano, poi estradata in Italia nel 1999.[22][23]

Le condanne definitive per omicidio[modifica | modifica wikitesto]

In Italia Cesare Battisti è stato condannato - a due ergastoli[24] e svariati anni di carcere (13 per l'omicidio Torregiani) - principalmente per i reati di insurrezione armata, possesso illegale di armi, rapina, furto e come responsabile di quattro omicidi - tre come concorrente nell'esecuzione (in due avrebbe sparato di persona i colpi mortali), uno co-ideato ed eseguito da altri; gli omicidi furono:

  • 6 giugno 1978 a Udine, Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria[25]; il delitto viene rivendicato il giorno dopo dai PAC con una telefonata al Messaggero Veneto[26]. A sparare furono Battisti e la complice Enrica Migliorati[27][28]. Santoro era accusato dai PAC di maltrattamenti ai danni di detenuti[29].
  • 16 febbraio 1979 alle ore 15 circa a Milano, Pierluigi Torregiani, gioielliere[30]; questo e il successivo delitto Sabbadin vengono rivendicati dai Nuclei Comunisti per la Guerriglia Proletaria con un volantino lasciato in una cabina telefonica di piazza Cavour a Milano[31]. Battisti, che era in un altro luogo, occupato con l'omicidio Sabbadin, fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore. Nel corso dell'assassinio di Pierluigi Torregiani venne coinvolto anche suo figlio adottivo Alberto, che da quel giorno vive paralizzato su una sedia a rotelle per un colpo sparato dal padre durante il conflitto a fuoco con gli attentatori.[32] Torregiani, il 22 gennaio precedente, aveva ucciso un rapinatore durante una tentata rapina in un ristorante, in cui si trovava con i gioielli che aveva mostrato a una vendita televisiva; Torregiani e un suo amico aprirono il fuoco contro i banditi armati, e nello scontro che ne seguì morirono un rapinatore e un cliente. Alberto Torregiani sostiene che i PAC scelsero il padre come vittima perché era stato diffamato dalla stampa locale e presentato come "giustiziere" e "sceriffo" contro gli "espropriatori proletari".[33] Secondo Battisti i PAC consideravano Torregiani e Sabbadin come "membri di una specie milizia di estrema destra", praticante la giustizia sommaria.[16]
  • 16 febbraio 1979 alle ore 18 circa a Santa Maria di Sala, Lino Sabbadin, che svolgeva attività di macellaio[30]; Battisti fu complice nell'omicidio facendo da "copertura armata" all'esecutore materiale Diego Giacomin. Sabbadin si era opposto con le armi al tentativo di rapina del suo esercizio commerciale, oltre ad essere un militante del Movimento Sociale Italiano.[34]
  • 19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della DIGOS[35]. Il delitto fu subito rivendicato dai PAC e poi da altri gruppi terroristici, per cui i PAC intervennero con una seconda telefonata di rivendicazione[36]. Omicidio eseguito con diversi colpi d'arma da fuoco al volto, di cui fu riconosciuto come l'esecutore materiale. Campagna aveva partecipato ai primi arresti legati al caso Torregiani.

Sia Andrea Campagna sia Antonio Santoro furono in seguito insigniti della medaglia d'oro al merito civile "alla memoria".

La fuga in Messico[modifica | modifica wikitesto]

1981 Cesare Battisti nel carcere di Frosinone

Evaso nel 1981 Battisti per circa un anno visse da clandestino a Parigi, dove conobbe la sua compagna e futura moglie, Laurence[34], con la quale poi si trasferì in Messico. In Messico gli nacque la prima figlia[37], e successivamente ne avrà un'altra.[34] Lì si diede alla scrittura e fondò insieme ad altri una rivista culturale, Via Libre. Secondo quanto affermato dallo stesso Battisti in un articolo apparso su Paris Match il 22 luglio 2004, terminato il suo primo romanzo, questo sarebbe stato pubblicato a sua insaputa da un amico, spacciatosi per l'autore; nell'articolo Battisti non fece il nome né del romanzo, né della persona che se ne sarebbe attribuita la paternità.[38]

Durante la sua latitanza messicana intervengono le condanne in contumacia.[34]

Latitanza in Francia, secondo arresto e prima richiesta di estradizione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dottrina Mitterand.

Nella capitale francese frequentò la comunità di latitanti italiani che vi viveva grazie alla dottrina Mitterrand. Intanto terminò un romanzo e visse traducendo in italiano racconti di autori noir francesi, tra i quali Didier Daeninckx e Jean-Patrick Manchette e facendo il portinaio dello stabile dove risiedeva.[18]

Poco tempo dopo venne arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del governo italiano. Nell'aprile 1991, dopo quattro mesi di detenzione, la Chambre d'accusation di Parigi lo dichiarò non estradabile. Nel frattempo, nel 1993, Gallimard pubblicò nella sua Série Noire il suo romanzo Travestito da uomo. Nel 1997 è uno dei fuoriusciti dei movimenti politici dell'estrema sinistra italiana rifugiati in Francia, riuniti nell'associazione XXI secolo, che chiedono all'allora presidente Oscar Luigi Scalfaro una soluzione politica "di indulto o di amnistia" dei reati loro addebitati.[34]

La sua attività letteraria proseguì con libri in cui espose la sua analisi sull'antagonismo radicale, il più significativo dei quali fu Orma rossa. A seguito della pubblicazione dei suoi romanzi anche in Italia, nel dicembre 2003 va in scena lo spettacolo Tracce - Scritti e letture da Cesare Battisti, interpretato da Pier Giorgio Bellocchio con la regia di Renato Chiocca.

La seconda richiesta di estradizione, il nuovo arresto e la seconda latitanza[modifica | modifica wikitesto]

Battisti ad un incontro con alcuni deputati del Partito dei Lavoratori, carcere di Brasilia, 2009

Il cosiddetto caso Battisti esplode il 10 febbraio 2004 quando viene arrestato a Parigi[39]. L'arresto viene reso possibile anche in virtù del "patto Castelli-Perben" del 2002 che, per reati commessi prima del 1982, limitava l'estradizione solo per i casi di eccezionale gravità[40][41].

La magistratura italiana richiese nuovamente la sua estradizione, che venne concessa dalle autorità francesi il 30 giugno: poco prima il presidente Jacques Chirac, successore di Mitterrand, aveva palesato il suo consenso all'estradizione in Italia in caso di esito negativo del ricorso in Cassazione presentato dai legali di Battisti. Il Consiglio di Stato francese[42] e la Corte di Cassazione[43], con due successive decisioni sulla richiesta di estradizione, autorizzarono la consegna di Battisti alle autorità italiane, segnando la fine della cosiddetta dottrina Mitterrand. A seguito di tale provvedimento francese Battisti si rese latitante, lasciando la Francia e facendo perdere le sue tracce.

Un ultimo ricorso, presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, contro la sua estradizione in Italia, venne dichiarato, all'unanimità, dalla stessa Corte inammissibile nel dicembre del 2006 in quanto manifestamente infondato.[44]

Alcuni esponenti politici italiani hanno lanciato delle raccolte firme a favore dell'estradizione di Cesare Battisti.[45][46]

Sempre nel 2006 Battisti ha proclamato la sua innocenza per i quattro omicidi, mutando così la precedente linea difensiva che prevedeva l'astensione dal commentare pubblicamente la vicenda giudiziaria circa le sue responsabilità negli omicidi commessi dai PAC, definendosi un guerrigliero «che ha fatto la lotta armata negli anni '70», perseguitato dallo Stato italiano per motivi politici.[29][47][48]

Nel 2009 Battisti si è detto pronto a incontrare i parenti delle vittime degli omicidi a lui contestati e ha dichiarato di avere già avuto un rapporto epistolare "di amicizia, sincerità e rispetto" con Alberto Torregiani.[49] Torregiani ha invece detto che Battisti gli ha scritto una lettera, nella quale, "ben lungi dal chiedere qualunque perdono né mostrare pentimento, Battisti si è proclamato innocente e vittima della situazione. Io gli ho risposto con il mio punto di vista. Non c’è dialogo possibile".[50] Nel 2014 Battisti ha sostenuto nuovamente che Alberto Torregiani avesse un buon rapporto con lui, di averlo aiutato a scrivere un libro e che questi credesse alla sua innocenza almeno sull'omicidio del padre, ma che abbia cambiato pubblicamente idea perché avrebbe ricevuto pressioni: «l’hanno minacciato di togliergli la pensione e lui ha eseguito gli ordini e si è messo a urlare contro di me. Ha cambiato idea all’improvviso, si è messo a dire che io sono un criminale quando sa benissimo che non c’entro io con la morte di suo padre».[10]

Ha invitato inoltre lo Stato italiano a «voltare la pagina» degli anni di piombo, «senza vendette tardive», chiedendo "perdono" per le vittime degli attentati del suo gruppo, ammettendo le proprie «responsabilità politiche», ma negando sempre la sua partecipazione diretta agli attacchi terroristici e rifiutando anche la parola "pentimento".[34]

Quarto arresto in Brasile e concessione dello status di rifugiato[modifica | modifica wikitesto]

Venne arrestato a Copacabana, in Brasile, il 18 marzo 2007, a seguito di indagini congiunte di agenti francesi e carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale. Assieme a lui venne arrestata temporaneamente una donna, esponente dei comitati di sostegno ai latitanti italiani, che avrebbe dovuto consegnargli del denaro.[51]

Battisti durante lo sciopero della fame nel carcere di Brasilia (novembre 2009)

Il 13 gennaio 2009, il Brasile ha deciso di accordare lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti.[52] Il ministro della giustizia Tarso Genro, esprimendosi in modo contrario rispetto alla decisione dal CONARE (l'organismo brasiliano che esamina le richieste di asilo politico) votata due mesi prima[53], ha motivato la decisione su quello che definisce il fondato timore di persecuzione del Battisti per le sue idee politiche, nonché sui dubbi espressi sulla regolarità del procedimento giudiziario nei suoi confronti. Il Brasile, paese che ha abolito l'ergastolo sostituendolo con una pena massima di 30 anni, ritenne inoltre che l'ergastolo con isolamento e parziale privazione della luce solare, al quale Battisti è condannato[54][55], fosse un trattamento inumano e degradante.[56] Il Tribunale Supremo Federale ha, tuttavia, bloccato la scarcerazione di Battisti, contestando la ricostruzione del Ministro.[57] Il Procuratore generale della Repubblica Brasiliana Antonio Fernando de Souza, che nel 2008 si era espresso a favore dell'estradizione[58], ha considerato legittima e costituzionale la decisione del governo brasiliano e ha chiesto l'archiviazione del processo di estradizione di Cesare Battisti.[58][59]

La decisione del governo brasiliano ha suscitato aspre reazioni sia da parte del governo italiano sia da parte dell'opposizione di centro-sinistra[60][61] sfociate nella mozione bipartisan, approvata all'unanimità dal parlamento, per richiedere la revoca dello status di rifugiato politico dell'ex terrorista.[13] Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha in seguito inviato una lettera al suo omologo Luiz Inácio Lula da Silva in cui ha espresso il proprio stupore e rammarico per la decisione del governo brasiliano.[62]

Secondo la stampa brasiliana, Carla Bruni sarebbe intervenuta tramite il marito Nicolas Sarkozy sul governo brasiliano per determinare la decisione del Ministro della Giustizia Genro;[63] la notizia è stata pubblicamente smentita in diretta alla trasmissione Che tempo che fa del 25 gennaio 2009 dalla stessa Carla Bruni. Sulla decisione brasiliana è da ultimo intervenuto il Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione che chiede al governo brasiliano di tenere conto delle sentenze italiane sul caso Battisti[64] e ha osservato un irrituale minuto di silenzio in memoria delle vittime (l'europarlamentare di Alleanza Nazionale Roberta Angelilli ha chiesto di utilizzare il suo tempo di parola per il silenzioso omaggio).[65] In attesa della pronuncia definitiva del Tribunale Supremo, Battisti ha tenuto per 10 giorni uno sciopero totale della fame.[66]

Revoca dello status di rifugiato e rifiuto dell'estradizione[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 novembre 2009 la più alta istituzione giurisdizionale del Brasile, il Supremo Tribunal Federal, ha considerato illegittimo lo status di rifugiato politico concesso dal governo brasiliano. La pronuncia, 5 voti favorevoli e 4 contrari, è favorevole all'estradizione di Battisti in Italia, ma ha lasciato alla Presidenza della Repubblica del Brasile la parola definitiva sulla sua effettiva esecuzione.[67] Le motivazioni della sentenza del Supremo Tribunal sono stata depositate il 15 aprile 2010, e divulgate il giorno successivo.[68]

Il 5 marzo 2010 Battisti ha subito dal Tribunale di Rio de Janeiro una condanna a due anni da scontare in regime di semilibertà per uso di passaporto falso.[69][70]

Il 31 dicembre 2010 Lula ha annunciato il proprio rifiuto all'estradizione di Battisti in Italia, seguendo l'orientamento dell'Avvocatura di Stato brasiliana.[71] Il Supremo Tribunal Federal, la Corte costituzionale brasiliana, ha confermato la legittimità della carcerazione di Battisti sino alla sua definitiva pronuncia[72].

Scarcerazione (2011)[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 giugno 2011 il Supremo Tribunal Federal brasiliano ha confermato la decisione del presidente Lula di non estradare Cesare Battisti e ha votato a favore della sua liberazione.[73].

Battisti afferma che «se il governo italiano avesse mentito meno, probabilmente avrebbe ottenuto la mia estradizione. Lula non l’ho mai visto, non ha nessuna simpatia per me. Ma quando dall’Italia sono cominciate ad arrivare notizie contraddittorie e assurde sulla mia vicenda, Lula ha deciso di prendere informazioni per conto suo. A un certo punto nel governo di qua si sono sentiti presi in giro dall’Italia, mica sono scemi i brasiliani».[10]

Dal 2011 abita, con la nuova compagna (poi seconda moglie) e la terza figlia da lei avuta, in un appartamento bilocale in affitto alla periferia di San Paolo. Vive con gli aiuti economici di amici e lavorando come impiegato in un sindacato, a causa della mancata ristampa dei suoi libri e della difficoltà di trovare editori per i suoi nuovi lavori.[10][74][34]

Sentenza di espulsione del 2015 e nuovo ricorso[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2015, la sentenza del giudice federale Adverci Rates Mendes de Abreu ha revocato il permesso di soggiorno all'ex terrorista, a suo tempo concesso dalla Corte costituzionale e del Presidente della Repubblica, poiché «si tratta del caso di un cittadino straniero con una situazione irregolare che, in quanto condannato per crimini nel suo Paese di origine, non ha diritto a rimanere in Brasile», si legge nella sentenza che annulla l'atto di concessione della residenza di Cesare Battisti in Brasile e chiede l'applicazione di un procedimento di espulsione. Tuttavia «gli istituti di espulsione e estradizione sono ben distinti. L'espulsione non contraddice la decisione del presidente della Repubblica di non estradare, visto che non è necessaria la consegna del cittadino straniero al suo Paese di origine, in questo caso l'Italia, potendo essere espulso verso un altro Paese disposto ad accoglierlo», ha aggiunto il giudice, riferendosi alla Francia o al Messico. L'avvocato di Battisti, Igor Sant'Anna Tamasauskas, ha impugnato il provvedimento, in quanto l'atto di Lula, approvato dal supremo tribunale, avrebbe valore costituzionale, tale da poter essere annullato solo da una revisione processuale, accordata dallo stesso tribunale.[75][34][76] Battisti è stato arrestato e fermato dalla polizia nella sua casa di Embu das Artes, ma rilasciato dopo poche ore, quando che il Tribunale Regionale Federale ha nuovamente accolto il ricorso dell'avvocato Sant'Anna Tamasauskas, con la motivazione che un giudice federale non può espellere andando contro il Tribunale Supremo.[77]

La solidarietà a Cesare Battisti[modifica | modifica wikitesto]

Un movimento di solidarietà a Cesare Battisti si è sviluppato in Francia in occasione della seconda richiesta di estradizione accettata dalle autorità francesi. Vari intellettuali e personalità del mondo della cultura e della politica francese vi hanno aderito, tra i quali Bernard-Henri Lévy, che ha curato la prefazione all'ultimo suo libro (Ma Cavale, "La mia fuga"), lo scrittore Serge Quadruppani e Daniel Pennac.[78][79]

In particolare Cesare Battisti ha ricevuto il supporto della scrittrice francese Fred Vargas, che in questi anni lo ha sostenuto economicamente fino ai giorni dell'arresto in Brasile (dovuto a una telefonata rintracciata dalle autorità brasiliane fatta dal Battisti proprio all'abitazione parigina della Vargas).[80] Suo il libro La Vérité sur Cesare Battisti, non ancora edito in Italia.

Altre manifestazioni di solidarietà sono venute dallo scrittore Premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez e da 500 tra scrittori[5][81], intellettuali e rappresentanti di organizzazioni non governative per i diritti umani brasiliani, tra cui (a titolo personale) anche esponenti di Amnesty International[4], firmatari di un documento per la concessione dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti.[82][83]

Battisti in carcere a Brasilia

Solidarietà a Cesare Battisti è arrivata anche dall'Italia. Il sito internet Carmilla Online nel 2004 ha organizzato una raccolta di firme di solidarietà per Cesare Battisti coinvolgendo oltre 1.500 firmatari nel panorama politico-culturale di Francia e Italia, tra cui Valerio Evangelisti, Wu Ming, Vauro Senesi, Giuseppe Genna, Davide Ferrario, Guido Chiesa, Paolo Cento, Giovanni Russo Spena, Sandrone Dazieri, Erri De Luca, Sandro Provvisionato e anche esponenti del mondo cattolico (tra cui alcuni frati francescani).[84] Tra i firmatari del documento comparve anche il giornalista e scrittore Roberto Saviano autore di Gomorra che tuttavia, nel gennaio 2009, ritirò la sua firma in segno di rispetto per le vittime.[85] Questa raccolta di firme ha suscitato l'attenzione dei media soprattutto grazie all'interessamento del settimanale Panorama.[86][87]

I difensori di Cesare Battisti, come detto, contestano principalmente le modalità con cui si è svolto il processo contumaciale a carico dell'ex militante dei PAC, in particolare sostengono che le accuse si baserebbero solo sulle dichiarazioni del pentito Pietro Mutti, anch'esso appartenente ai PAC, che avrebbe accusato il compagno per garantirsi gli sconti di pena concessi dalla legge speciale antiterrorismo italiana.[88][89][90]

In Brasile, solidale con Battisti è stato Eduardo Matarazzo Suplicy[91], uno degli avvocati di Battisti e senatore di origini italiane del Partito dei Lavoratori.[92]

Le reazioni alla mancata estradizione[modifica | modifica wikitesto]

In relazione al caso Battisti si sono avute molteplici attestazioni di solidarietà ai parenti delle vittime degli omicidi commessi da Cesare Battisti e si è duramente criticato la posizione del governo brasiliano. In particolare:

  • Sul diniego di estradizione da parte del Presidente Lula, il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, che aveva già manifestato "stupore e profondo rammarico dinanzi alla decisione del Ministro della Giustizia Tarso Genro di concedere lo status di rifugiato politico al terrorista Cesare Battisti"[93], ha poi espresso «profonda delusione e contrarietà» per la scelta di Lula definita «incomprensibile».[94]. Lo stesso Presidente Napolitano ha rivolto "un pensiero addolorato alle vittime dei crimini di Battisti come di tutte le vittime del terrorismo".
  • Vari esponenti politici di tutti i partiti presenti nel Parlamento italiano hanno criticato la decisione del presidente brasiliano Lula di non estradare Cesare Battisti. Tra di essi, Walter Veltroni, Piero Fassino, Angelino Alfano, Daniela Santanchè, Rosy Bindi, Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze, Margherita Boniver, Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia, Italo Bocchino.[95]
  • Il Parlamento europeo ha approvato, con un solo voto contrario, una risoluzione, preparata da tutti i partiti italiani di destra e di sinistra presenti nell'europarlamento, per chiedere l'intervento dell'Unione europea a sostegno della richiesta di estradizione di Cesare Battisti dal Brasile[96]. A commento della decisione il capogruppo del Partito Democratico David Sassoli ha dichiarato: Noi rappresentiamo l’Europa dei diritti di tutti ed è un diritto delle vittime quello di sapere che i colpevoli di reati così gravi scontino la pena in carcere.
  • Sul caso Battisti ha espresso solidarietà alle famiglie delle vittime anche l'Associazione Italiana vittime del terrorismo.
  • Barbara Spinelli si è occupata più volte dell'affaire Battisti, sia durante il periodo francese[97] sia dopo l'arresto in Brasile[98]. In particolare Barbara Spinelli ha argomentato che Battisti dev'essere considerato un terrorista condannato dopo un regolare processo e non un combattente di una guerra civile vittima di un processo sommario così come ritiene venga considerato dai suoi difensori. Ha invitato inoltre gli intellettuali che lo difendono a prendere piena conoscenza della vicenda processuale di Battisti prima di esprimersi al riguardo; infine, ha dichiarato piena solidarietà ai familiari delle vittime.
  • Nel gennaio 2011 al Comune di Venezia viene presentata una mozione[99] con la quale si invita a individuare forme di boicottaggio civile degli autori che nel 2004 firmarono l'appello a favore di Cesare Battisti. In seguito la mozione è stata ritirata.
  • In controtendenza, oltre che dai citati sostenitori di Battisti, la decisione giuridica del Brasile è stata difesa da Sergio D'Elia[100], ex terrorista di Prima Linea e politico dei Radicali Italiani (nonché segretario di Nessuno tocchi Caino) e dai giornalisti Massimo Fini[101] e Piero Sansonetti.[102]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Travestito da uomo, Granata Press, Bologna, 1993 (Les habits d'ombre, Gallimard, Parigi, 1993)
  • Nouvel an, nouvelle vie, Ed. Mille et une nuit, Parigi,1994
  • L'orma rossa, Einaudi, 1999 (L'ombre rouge, Gallimard, Parigi, 1995)
  • Buena onda, Gallimard, Parigi, 1996
  • Copier coller, Flammarion, Parigi, 1997. Romanzo per ragazzi
  • J'aurai ta Pau, Balene, Parigi, 1997 (nella serie "Le Poulpe")
  • L'ultimo sparo, Derive-Approdi, Roma, 1998 (Dernières cartouches, Joelle Losfeld, Parigi, 1998)
  • Naples, Eden Production, Parigi, 1999. Raccolta di cinque racconti di Cesare Battisti, Jean-Jacques Busino, Carlo Lucarelli, Jean-Bernard Pouy e Tito Topin
  • Jamais plus sans fusil, du Masque, Parigi, 2000
  • Terres brûlées, (curatore), Rivages, Parigi, 2000
  • Avenida Revolución, Nuovi Mondi Media, Ozzano nell'Emilia, 2003 (Avenida Revolución, Rivages, Parigi, 2001)
  • Le cargo sentimental, Joelle Losfeld, Parigi, 2003
  • Vittoria, Eden Production, Parigi, 2003
  • L'eau du diamant, du Masque, Parigi, 2006
  • Ma cavale, Grasset/Rivages, Parigi, 2006 (con prefazione di Bernard-Henri Lévy e postfazione di Fred Vargas)
  • Face au mur, Paris, Flammarion, 2012, 363 p. (ISBN 978-2-08-127998-8)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Testo della sentenza della Corte di Appello di Assise di Milano
  2. ^ Battisti: Doppio no brasiliano a estradizione, già libero | News | La Repubblica.It
  3. ^ Brasile, Cesare Battisti arrestato in vista dell'espulsione, La Repubblica, 12 febbraio 2015. URL consultato il 13 febbraio 2015.
  4. ^ a b Intervista a Carlos Lungarzo di Amnesty International: "Cesare Battisti in Italia avrebbe potuto essere torturato ed ucciso"
  5. ^ a b Cesare Battisti: il Presidente Lula verso il no all’estradizione
  6. ^ a b c d Intervista a Cesare Battisti
  7. ^ a b c Battisti: una vita tra carcere e fughe
  8. ^ a b c d Articolo su Il Tempo
  9. ^ a b «Battisti, l’ergastolo non è la soluzione Ma la condanna va sempre rispettata»
  10. ^ a b c d e f g h Angela Nocioni, Battisti: “L’Italia ha detto balle”, il Garantista, 20 giugno 2014
  11. ^ Battisti scrive alla Corte suprema brasiliana "Non sono mai stato un sanguinario" - cronaca - Repubblica.it
  12. ^ Archivio - Panorama.it - La Chambre d'accusation: arrestate Battisti
  13. ^ a b "Battisti scrive alla Corte suprema brasiliana"
  14. ^ a b Battisti scrive dal carcere "Io innocente, altri i killer" - cronaca - Repubblica.it
  15. ^ Tutte le vittime di Battisti Quattro omicidi e l'ergastolo - Corriere della Sera
  16. ^ a b c d e f g h i j k La lettera di Cesare Battisti al Supremo Tribunale Federale
  17. ^ Mozione della Camera dei Deputati in relazione all'estradizione di Cesare Battisti
  18. ^ a b c d e f g h i j k l m n Il caso Battisti: tutti i dubbi
  19. ^ AA.VV., Le torture affiorate, vol. 4, ed. Sensibili alle foglie, Progetto memoria 1998, "Le torture ai PAC", estratto
  20. ^ Le domande assurde di Panorama a cui Battisti non risponde
  21. ^ COSI’ UCCIDEVAMO CON BATTISTI: INTERVISTA DI PANORAMA AL COMPAGNO DI TERRORISMO DI BATTISTI PIETRO MUTTI, ORA PENTITO
  22. ^ Cesare Battisti come Silvia Baraldini
  23. ^ Battisti, parenti delle vittime contro Mastella
  24. ^ Battisti: due ergastoli per 4 omicidi
  25. ^ Udine: terroristi uccidono maresciallo delle carceri
  26. ^ "Ora ne uccideremo un altro" Chi vuole il terrore a Udine?
  27. ^ Tutte le vittime di Battisti
  28. ^ Battisti: due ergastoli per 4 omicidi; gli anni in Messico, scrittore a Parigi
  29. ^ a b Le FAQ sul caso Battisti da Carmillaonline
  30. ^ a b Assassinati a Milano e Venezia due negozianti entrambi, tempo fa, avevano ucciso un rapinatore
  31. ^ «Esaltata» con un volantino l'uccisione dei 2 commercianti
  32. ^ http://www.libero-news.it/adnkronos/view/34751
  33. ^ «A Cesare Battisti dico: il vero ergastolo è il mio»
  34. ^ a b c d e f g h Cesare Battisti, una vita tra omicidi, carcere e fughe
  35. ^ Un agente assassinato a Milano forse per l'inchiesta Torregiani
  36. ^ Oggi solenni funerali a Milano all'agente ucciso dai terroristi
  37. ^ Scheda su Cesare Battisti, La Repubblica
  38. ^ L'articolo di Paris Match del 22 luglio 2004, tradotto in italiano
  39. ^ Terrorismo, Battisti arrestato a Parigi
  40. ^ Una lista di 14 nomi da estradare
  41. ^ Terroristi in Francia, l'«asilo» non è più garantito
  42. ^ Conseil d'État http://www.conseil-etat.fr/ce/jurispd/index_ac_ld0515.shtml
  43. ^ in Bulletin criminel 2004 N° 241 p. 872
  44. ^ Testo in francese della decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo
  45. ^ Estradizione per Battisti
  46. ^ http://www.anpavia.it/
  47. ^ Battisti: "Non ho ucciso", da La Repubblica
  48. ^ Cesare Battisti: "Io non ho ucciso", da La Stampa
  49. ^ Cesare Battisti intervistato: “Torregiani sa che io non c’entro con gli omicidi”, da Panorama.it
  50. ^ Barbara Cottavoz, Alberto Torregiani: "Chiedo agli italiani di scendere in piazza", La Stampa, 30 dicembre 2010. URL consultato il 3 gennaio 2011.
  51. ^ Cesare-Battisti - Italia - Panorama.it
  52. ^ Il Brasile nega l'estradizione di Battisti, La Repubblica, 14/01/2009
  53. ^ Il Brasile boccia Battisti No alla richiesta di asilo - Repubblica.it » Ricerca
  54. ^ «Gli 007 mi diedero un passaporto falso»
  55. ^ Sergio D'Elia e Maurizio Turco, Tortura democratica – inchiesta su "la comunità del 41 bis reale". Venezia: Marsilio, 2002, pag. 79s., apud FONTANELLI, Elisa L'art. 41-bis l. 354/75 come strumento di lotta contro la mafia. Capitolo 3 "Il regime di "carcere duro" ex art. 41-bis comma 2 o.p. - Analisi degli aspetti giuridici ed applicativi". Secondo il regolamento di ogni carcere, ci sono differenze significative nell'applicazione delle limitazioni imposte dall'articolo 41-bis della legge 354/75. L'indagine ha rilevato che, in molte carceri italiane, lo spazio riservato al "tempo di sole" è limitato a un'area di pochi metri quadrati, circondata da alte mura e coperti da griglie, e le finestre delle celle sono dotate di più di una fila di sbarre, ostacolando illuminazione interna.
  56. ^ Folha de S. Paulo. 28 de janeiro de 2009. Associação italiana defende decisão do Brasil sobre caso Battisti.
  57. ^ Napolitano a Lula: Sbagliate su Battisti - Repubblica.it » Ricerca
  58. ^ a b Estradizione di Battisti, no del Brasile L'Italia richiama l'ambasciatore - Corriere della Sera
  59. ^ Rainews24.it
  60. ^ Battisti, rammarico della Farnesina. Maroni: "Grave errore, offesa Italia" - cronaca - Repubblica.it
  61. ^ Battisti: Veltroni, Berlusconi Chiami Lula e protesti | News | La Repubblica.It
  62. ^ Battisti, Napolitano scrive a Lula "Sono stupito e rammaricato" - cronaca - Repubblica.it
  63. ^ http://oglobo.globo.com/mundo/mat/2009/01/18/lula-nao-vai-comentar-carta-do-presidente-italiano-sobre-caso-battisti-754034091.asp Articolo de "O Globo"
  64. ^ http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+20090205+TOC+DOC+XML+V0//IT
  65. ^ Caso Battisti, l'Europarlamento interviene con il Brasile - Corriere della Sera
  66. ^ Battisti ha sospeso sciopero fame - Top News - ANSA.it
  67. ^ Battisti: si' estradizione, 'ma a Lula ultima parola' - Mondo - ANSA.it
  68. ^ la sentenza del Supremo Tribunal Federal - il testo integrale
  69. ^ Fonte: La Repubblica, 05.03.2010, "Cesare Battisti condannato a 2 anni perché in possesso di un passaporto falso"
  70. ^ Fonte: La Repubblica, 16.04.2010, "Battisti, i motivi del no all'asilo «Sull'estradizione ora decide Lula»"
  71. ^ Fonte: Corriere della Sera, 31.12.2010, "Battisti, Lula dice no all'estradizione"
  72. ^ Fonte: Corriere della Sera, 06.01.2011 Brasile, prima sconfitta per Battisti. Il tribunale supremo respinge la richiesta di libertà immediata. E i giuristi: all'Aia vincerebbe l'Italia
  73. ^ Brasile, Cesare Battisti non sarà estradato
  74. ^ Brasile, Cesare Battisti lavorerà in un sindacato
  75. ^ "Cesare Battisti sarà espulso dal Brasile"
  76. ^ Cesare Battisti annuncia ricorso in appello: "Ennesimo tentativo di destabilizzazione"
  77. ^ Cesare Battisti, colpo di scena in Brasile: arrestato e liberato dopo sette ore
  78. ^ Carmilla on line
  79. ^ La Repubblica.it, Pennac: La libertà a Battisti è un problema tutto francese
  80. ^ http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/battisti-brasile/battisti-vargas/battisti-vargas.html Battisti, la battaglia di Fred Vargas «Lotto contro un'ingiustizia», La Repubblica
  81. ^ Cesare Battisti, il pluriomicida che trasforma il "Carnevale della vita" nel "Carnevale della morte"
  82. ^ Ministério da Justiça recebe abaixo-assinado apoiando refúgio a Battisti - Última Instância
  83. ^ Rainews24.it
  84. ^ Appello per la liberazione di Cesare Battisti: le prime 1.500 firme, Carmilla on line. URL consultato il 19 gennaio 2009.
  85. ^ Saviano, Pincio e i pentiti dell'appello pro Battisti
  86. ^ Giovanni Fasanella, Intellettuali e pallottole: quelli che firmarono per Battisti, Panorama.it, 2 dicembre 2007. URL consultato il 19 gennaio 2009.
  87. ^ Articolo di Carmilla sullo scoop di Panorama
  88. ^ Carmilla on line: Il caso Battisti: tutti i dubbi sui processi e le condanne; esposti punto per punto..
  89. ^ Il romanzo mai scritto sugli anni Settanta. Il caso Cesare Battisti e gli anni Settanta, di Walter G. Pozzi. PaginaUno, numero 3, giugno - settembre 2007.
  90. ^ Sentenza sui Proletari Armati per il Comunismo, 1988
  91. ^ Il "giuramento" e la stretta di mano del 17.11.2009 nel carcere di Papuda a Brasilia del senatore Eduardo Matarazzo Suplicy con Cesare Battisti
  92. ^ Fonte: Panorama.it, 02.03.2009 "Il senatore brasiliano: 'Perché chiedo verità sul caso Battisti' "
  93. ^ Lettera del presidente Napolitano a Lula sul sito della presidenza della Repubblica
  94. ^ Il Messaggero
  95. ^ Estradizione negata per Cesare Battisti, indignazione bipartisan contro la decisione di Lula | tiscali.notizie
  96. ^ Articolo su ilquotidianoitaliano.it
  97. ^ Lettera di Barbara Spinelli
  98. ^ su Repubblica.it
  99. ^ Mozione nr. d'ordine 423
  100. ^ D’Elia-choc: Battisti libero, criminale è il carcere italiano
  101. ^ Massimo Fini, In difesa del Brasile
  102. ^ Battisti, è il mostro: impiccatelo!

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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