Cesare Battisti (1954)

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Battisti in carcere a Brasilia.

Cesare Battisti (Cisterna di Latina, 18 dicembre 1954[1]) è un ex terrorista e scrittore italiano. È stato condannato in contumacia all'ergastolo, con sentenze passate in giudicato, per aver commesso quattro omicidi, in concorso, durante gli anni di piombo.

Trascorse la prima fase della sua latitanza in Francia, dove beneficiò a lungo della dottrina Mitterrand. Arrestato in Brasile nel 2007, Battisti fu detenuto in carcere a Brasilia fino al 9 giugno 2011.

Il 31 dicembre 2010 il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva annunciò il rifiuto dell'estradizione in Italia. Della questione fu investita la Corte costituzionale brasiliana, che l'8 giugno 2011 negò definitivamente l'estradizione. Battisti dopo la sentenza fu scarcerato, ed è attualmente in libertà.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'adolescenza nell'illegalità[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia con tradizioni comuniste, da adolescente si iscrisse al Partito Comunista Italiano e fece parte della FGCI, il gruppo giovanile del PCI, ma ne uscì poco dopo.[3] Nel 1968 Cesare Battisti si iscrisse al liceo classico, ma già nel 1971 abbandonò la scuola[4]. Protagonista di una fase giovanile piuttosto burrascosa, punteggiata da atti di teppismo e di delinquenza[5][6] che lo segnalarono più volte all'attenzione delle forze dell'ordine, Battisti fu per la prima volta arrestato nel 1972, per una rapina compiuta a Frascati[5]. Nel 1974 venne nuovamente tratto in arresto per una rapina con sequestro di persona compiuta a Sabaudia ma non scontò la pena[5]. Dopo aver raggiunta la maggiore età, nel 1977 fu arrestato, sempre per rapina, e rinchiuso nel carcere di Udine dove entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo, che lo accolse nell'organizzazione[5][6]. In base a questa sua politicizzazione, descrisse le rapine precedenti come espropri proletari, compiute secondo la prassi e l'ideologia dei gruppi armati dell'epoca.[3] Battisti sostenne di aver militato già in precedenza in un gruppo armato, il Fronte Largo.[3]

Gli anni dell'eversione[modifica | modifica wikitesto]

Trasferitosi a Milano, cominciò a partecipare alle azioni del gruppo eversivo "Proletari Armati per il Comunismo", responsabile prima di varie rapine a banche[7] e supermercati nel quadro di quelli che all'epoca venivano definiti negli ambienti eversivi "espropri proletari"[8] (come ammise anche lo stesso Battisti in una lettera del 2009 indirizzata ai giudici della Corte suprema del Brasile)[9], e successivamente anche di alcuni omicidi di commercianti e appartenenti alle forze dell'ordine[10][11]
Battisti tuttavia, pur riconoscendo la sua militanza nella lotta armata all'epoca di tali omicidi, nel 2009 dichiarò la sua estraneità a essi, e affermò di non avere mai sparato a nessuno.[10] In un'altra intervista dichiarò che già nel 1978 si era distaccato dai PAC, con cui, sempre secondo quanto dichiarò, collaborava solo al giornale Senza galere.[3]

Nel 1979, nell'ambito di un'operazione antiterrorismo di vaste proporzioni, Battisti venne arrestato, detenuto nel carcere di Frosinone e condannato a 13 anni e 5 mesi per l'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso nel febbraio 1979[4].

Il 4 ottobre 1981 Battisti riuscì a evadere e a fuggire in Francia. Sarà condannato nel 1985 (sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991) perché giudicato responsabile di quattro omicidi e di vari altri reati[4]. Viene altresì condannato all'ergastolo con sentenza della Corte d'assise d'appello di Milano nel 1988 (sentenza divenuta definitiva in Cassazione nel 1993), per omicidio plurimo, oltre che per i reati di banda armata, rapina e detenzione di armi. Negli anni, sette processi ne hanno dichiarato la colpevolezza[12].

Coloro che sostengono l'innocenza di Battisti affermano che il processo sia stato condotto senza garanzie giuridiche, con l'uso di confessioni estorte con la violenza[13] (alcuni militanti dei PAC affermarono di aver subito pesanti torture, per far loro rivelare i colpevoli dell'omicidio Torregiani[14]) e di "pentiti" da essi non ritenuti attendibili (poiché in cambio della testimonianza contro l'assente Battisti furono scarcerati dopo pochi anni, nonostante fossero accusati di numerosi omicidi e di attività terroristica) e contraddittori, come Pietro Mutti[13]: nei casi Sabbadin, Santoro e Campagna, Battisti fu condannato principalmente sulla base della sua testimonianza: in particolare Mutti affermò che l'agente Santoro era stato ucciso da Enrica Migliorati (precedentemente accusò Giuseppe Memeo, ma poi cambiò versione) e da un complice che lui non riconobbe, ma che descrisse come biondo, con la barba e alto 1,90 m[13]; l'uomo venne identificato poi con Battisti[13], che tuttavia è poco più alto di 1,60 m, non aveva la barba e ha i capelli castani[13]; Mutti affermò poi che Battisti avesse ucciso Sabbadin di persona, ma dopo la confessione di un altro militante, Diego Giacomin, sostenne invece di averlo ucciso lui stesso assieme a Giacomin, mentre Battisti faceva da copertura armata. L'altra condanna fu per il reato di "concorso morale" previsto dalle leggi speciali antiterrorismo: nel caso Torregiani, dove secondo gli innocentisti Battisti si sarebbe forse limitato a partecipare a riunioni dei PAC, dove altri militanti avevano deciso l'omicidio, ma non ci sarebbe prova che l'abbia approvato o l'abbia organizzato, come affermato dai pentiti e dalle sentenze[13].

Essi contestano anche che nei principali mass media Battisti sia stato presentato, a dispetto delle sentenze, come colui che uccise materialmente Torregiani, «sparandogli alla schiena» (in realtà il gioielliere venne ucciso da Giuseppe Memeo e da altri due complici), e che sparò al figlio di questo, rimasto paralizzato da un proiettile proveniente dalla pistola del padre, impugnata per autodifesa da Torregiani stesso. Accusano inoltre di presentare Battisti come "leader" o "dirigente" dei PAC, quando fu un semplice militante, o di aver affermato che Battisti uccise Torregiani durante una rapina di autofinanziamento, cosa non vera, e paragonano il caso Battisti a quello di Pietro Valpreda (l'anarchico incarcerato e poi assolto per la strage di Piazza Fontana).[13] Un'altra linea di difesa è quella che sostiene che i test scientifici condotti sulle armi di Battisti sequestrate e analizzate, per le quali fu condannato a 12 anni - per insurrezione armata contro i poteri dello Stato e possesso illegale di armi da fuoco - avrebbero dato esito negativo e confermato che non furono mai usate per sparare.[13]

Le condanne per omicidio[modifica | modifica wikitesto]

In Italia Cesare Battisti è stato condannato - a due ergastoli[15] e svariati anni di carcere - principalmente per i reati di insurrezione armata, possesso illegale di armi, rapina, furto e come responsabile di quattro omicidi - tre come concorrente nell'esecuzione, uno co-ideato ed eseguito da altri; gli omicidi furono:

  • 6 giugno 1978 a Udine, Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria[16]; il delitto viene rivendicato il giorno dopo dai PAC con una telefonata al Messaggero Veneto[17]. A sparare furono Battisti e la complice Enrica Migliorati[18][19]. Santoro era accusato dai PAC di maltrattamenti ai danni di detenuti[20].
  • 16 febbraio 1979 alle ore 15 circa a Milano, Pierluigi Torregiani, gioielliere[21]; questo e il successivo delitto Sabbadin vengono rivendicati dai Nuclei Comunisti per la Guerriglia Proletaria con un volantino lasciato in una cabina telefonica di piazza Cavour a Milano[22]. Battisti fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore. Nel corso dell'assassinio di Pierluigi Torregiani venne coinvolto anche suo figlio adottivo Alberto, che da quel giorno vive paralizzato su una sedia a rotelle per un colpo sparato dal padre durante il conflitto a fuoco con gli attentatori.[23] Torregiani, il 22 gennaio precedente, aveva ucciso un rapinatore durante una tentata rapina in un ristorante, in cui si trovava con i gioielli che aveva mostrato a una vendita televisiva; Torregiani e un suo amico aprirono il fuoco contro i banditi armati, e nello scontro che ne seguì morirono un rapinatore e un cliente. Alberto Torregiani sostiene che i PAC scelsero il padre come vittima perché era stato diffamato dalla stampa locale e presentato come "giustiziere" e "sceriffo" contro gli "espropriatori proletari".[24]
  • 16 febbraio 1979 alle ore 18 circa a Santa Maria di Sala, Lino Sabbadin, che svolgeva attività di macellaio[21]; Battisti fu complice nell'omicidio facendo da "copertura armata" all'esecutore materiale Diego Giacomin. Sabbadin si era opposto con le armi al tentativo di rapina del suo esercizio commerciale.
  • 19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della DIGOS[25]. Il delitto fu subito rivendicato dai PAC e poi da altri gruppi terroristici, per cui i PAC intervennero con una seconda telefonata di rivendicazione[26]. Omicidio eseguito con diversi colpi d'arma da fuoco al volto, di cui fu riconosciuto come l'esecutore materiale. Campagna aveva partecipato ai primi arresti legati al caso Torregiani.

Sia Andrea Campagna sia Antonio Santoro furono in seguito insigniti della medaglia d'oro al merito civile "alla memoria".

La fuga in Messico[modifica | modifica wikitesto]

1981 Cesare Battisti nel carcere di Frosinone

Evaso nel 1981 Battisti per circa un anno visse da clandestino a Parigi, dove conobbe la sua compagna e futura moglie, con la quale poi si trasferì in Messico. In Messico gli nacque la prima figlia[27]. Lì si diede alla scrittura e fondò insieme ad altri una rivista culturale, Via Libre. Secondo quanto affermato dallo stesso Battisti in un articolo apparso su Paris Match il 22 luglio 2004, terminato il suo primo romanzo, questo sarebbe stato pubblicato a sua insaputa da un amico, spacciatosi per l'autore; nell'articolo Battisti non fece il nome né del romanzo, né della persona che se ne sarebbe attribuita la paternità.[28]

Durante la sua latitanza messicana intervengono le condanne in contumacia.

Latitanza in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dottrina Mitterand.

Nella capitale francese frequentò la comunità di latitanti italiani che vi viveva grazie alla dottrina Mitterrand. Intanto terminò un romanzo e visse traducendo in italiano racconti di autori noir francesi, tra i quali Didier Daeninckx e Jean-Patrick Manchette.

Poco tempo dopo venne arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del governo italiano. Nell'aprile 1991, dopo quattro mesi di detenzione, la Chambre d'accusation di Parigi lo dichiarò non estradabile. Nel frattempo, nel 1993, Gallimard pubblicò nella sua Série Noire il suo romanzo Travestito da uomo. La sua attività letteraria proseguì con libri in cui espose la sua analisi sull'antagonismo radicale, il più significativo dei quali fu Orma rossa. A seguito della pubblicazione dei suoi romanzi anche in Italia, nel dicembre 2003 va in scena lo spettacolo Tracce - Scritti e letture da Cesare Battisti, interpretato da Pier Giorgio Bellocchio con la regia di Renato Chiocca.

La seconda richiesta di estradizione e la nuova latitanza[modifica | modifica wikitesto]

Il cosiddetto caso Battisti esplode il 10 febbraio 2004 quando viene arrestato a Parigi[29]. L'arresto viene reso possibile anche in virtù del "patto Castelli-Perben" del 2002 che, per reati commessi prima del 1982, limitava l'estradizione solo per i casi di eccezionale gravità[30][31].

La magistratura italiana richiese nuovamente la sua estradizione, che venne concessa dalle autorità francesi il 30 giugno: poco prima il presidente Jacques Chirac, successore di Mitterrand, aveva palesato il suo consenso all'estradizione in Italia in caso di esito negativo del ricorso in Cassazione presentato dai legali di Battisti. Il Consiglio di Stato francese[32] e la Corte di Cassazione[33], con due successive decisioni sulla richiesta di estradizione, autorizzarono la consegna di Battisti alle autorità italiane, segnando la fine della cosiddetta dottrina Mitterrand. A seguito di tale provvedimento francese Battisti si rese latitante, lasciando la Francia e facendo perdere le sue tracce.

Un ultimo ricorso, presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, contro la sua estradizione in Italia, venne dichiarato, all'unanimità, dalla stessa Corte inammissibile nel dicembre del 2006 in quanto manifestamente infondato.[34]

Alcuni esponenti politici italiani hanno lanciato delle raccolte firme a favore dell'estradizione di Cesare Battisti.[35][36]

Sempre nel 2006 Battisti ha proclamato la sua innocenza per i quattro omicidi, mutando così la precedente linea difensiva che prevedeva l'astensione dal commentare pubblicamente la vicenda giudiziaria circa le sue responsabilità negli omicidi commessi dai PAC.[20][37][38] Nel 2009 Battisti si è detto pronto a incontrare i parenti delle vittime degli omicidi a lui contestati e ha dichiarato di avere già avuto un rapporto epistolare "di amicizia, sincerità e rispetto" con Alberto Torregiani.[39] Torregiani ha invece detto che Battisti gli ha scritto una lettera, nella quale, "ben lungi dal chiedere qualunque perdono né mostrare pentimento, Battisti si è proclamato innocente e vittima della situazione. Io gli ho risposto con il mio punto di vista. Non c’è dialogo possibile".[40]

Arresto in Brasile e concessione dello status di rifugiato[modifica | modifica wikitesto]

Venne arrestato a Copacabana, in Brasile, il 18 marzo 2007, a seguito di indagini congiunte di agenti francesi e carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale. Assieme a lui venne arrestata temporaneamente una donna, esponente dei comitati di sostegno ai latitanti italiani, che avrebbe dovuto consegnargli del denaro.[41]

Il 13 gennaio 2009, il Brasile ha deciso di accordare lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti.[42] Il ministro della giustizia Tarso Genro, esprimendosi in modo contrario rispetto alla decisione dal CONARE (l'organismo brasiliano che esamina le richieste di asilo politico) votata due mesi prima[43], ha motivato la decisione su quello che definisce il fondato timore di persecuzione del Battisti per le sue idee politiche, nonché sui dubbi espressi sulla regolarità del procedimento giudiziario nei suoi confronti. Il Brasile, paese che ha abolito l'ergastolo sostituendolo con una pena massima di 30 anni, ritenne inoltre che l'ergastolo con isolamento e parziale privazione della luce solare, al quale Battisti è condannato[44][45], fosse un trattamento inumano e degradante.[46] Il Tribunale Supremo Federale ha, tuttavia, bloccato la scarcerazione di Battisti, contestando la ricostruzione del Ministro.[47] Il Procuratore generale della Repubblica Brasiliana Antonio Fernando de Souza, che nel 2008 si era espresso a favore dell'estradizione[48], ha considerato legittima e costituzionale la decisione del governo brasiliano e ha chiesto l'archiviazione del processo di estradizione di Cesare Battisti.[48][49]

La decisione del governo brasiliano ha suscitato aspre reazioni sia da parte del governo italiano sia da parte dell'opposizione di centro-sinistra[50][51] sfociate nella mozione bipartisan, approvata all'unanimità dal parlamento, per richiedere la revoca dello status di rifugiato politico dell'ex terrorista.[9] Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha in seguito inviato una lettera al suo omologo Luiz Inácio Lula da Silva in cui ha espresso il proprio stupore e rammarico per la decisione del governo brasiliano.[52]

Secondo la stampa brasiliana, Carla Bruni sarebbe intervenuta tramite il marito Nicolas Sarkozy sul governo brasiliano per determinare la decisione del Ministro della Giustizia Genro;[53] la notizia è stata pubblicamente smentita in diretta alla trasmissione Che tempo che fa del 25 gennaio 2009 dalla stessa Carla Bruni. Sulla decisione brasiliana è da ultimo intervenuto il Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione che chiede al governo brasiliano di tenere conto delle sentenze italiane sul caso Battisti[54] e ha osservato un irrituale minuto di silenzio in memoria delle vittime (l'europarlamentare di Alleanza Nazionale Roberta Angelilli ha chiesto di utilizzare il suo tempo di parola per il silenzioso omaggio).[55] In attesa della pronuncia definitiva del Tribunale Supremo, Battisti ha tenuto per 10 giorni uno sciopero totale della fame.[56]

Il 18 novembre 2009 la più alta istituzione giurisdizionale del Brasile, il Supremo Tribunal Federal, ha considerato illegittimo lo status di rifugiato politico concesso dal governo brasiliano. La pronuncia, 5 voti favorevoli e 4 contrari, è favorevole all'estradizione di Battisti in Italia, ma ha lasciato alla Presidenza della Repubblica del Brasile la parola definitiva sulla sua effettiva esecuzione.[57] Le motivazioni della sentenza del Supremo Tribunal sono stata depositate il 15 aprile 2010, e divulgate il giorno successivo.[58]

Il 5 marzo 2010 Battisti ha subito dal Tribunale di Rio de Janeiro una condanna a due anni da scontare in regime di semilibertà per uso di passaporto falso.[59][60]

Il 31 dicembre 2010 Lula ha annunciato il proprio rifiuto all'estradizione di Battisti in Italia, seguendo l'orientamento dell'Avvocatura di Stato brasiliana.[61] Il Supremo Tribunal Federal, la Corte costituzionale brasiliana, ha confermato la legittimità della carcerazione di Battisti sino alla sua definitiva pronuncia[62].

Il 9 giugno 2011 il Supremo Tribunal Federal brasiliano ha confermato la decisione del presidente Lula di non estradare Cesare Battisti e ha votato a favore della sua liberazione.[63].

La solidarietà a Cesare Battisti[modifica | modifica wikitesto]

Un movimento di solidarietà a Cesare Battisti si è sviluppato in Francia in occasione della seconda richiesta di estradizione accettata dalle autorità francesi. Vari intellettuali e personalità del mondo della cultura e della politica francese vi hanno aderito, tra i quali Bernard-Henri Lévy, che ha curato la prefazione all'ultimo suo libro ("Ma Cavale"), lo scrittore Serge Quadruppani e Daniel Pennac.[64][65]

In particolare Cesare Battisti ha ricevuto il supporto della scrittrice francese Fred Vargas, che in questi anni lo ha sostenuto economicamente fino ai giorni dell'arresto in Brasile (dovuto a una telefonata rintracciata dalle autorità brasiliane fatta dal Battisti proprio all'abitazione parigina della Vargas).[66] Suo il libro La Vérité sur Cesare Battisti, non ancora edito in Italia.

Altre manifestazioni di solidarietà sono venute dallo scrittore colombiano Gabriel García Márquez e da 500 tra scrittori[67][68], intellettuali e rappresentanti di organizzazioni non governative per i diritti umani brasiliani, tra cui (a titolo personale) anche esponenti di Amnesty International[69], firmatari di un documento per la concessione dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti.[70][71]

Solidarietà a Cesare Battisti è arrivata anche dall'Italia. Il sito internet Carmilla Online nel 2004 ha organizzato una raccolta di firme di solidarietà per Cesare Battisti coinvolgendo oltre 1.500 firmatari nel panorama politico-culturale di Francia e Italia, tra cui Valerio Evangelisti, Wu Ming, Vauro Senesi, Giuseppe Genna, Davide Ferrario, Guido Chiesa, Paolo Cento, Giovanni Russo Spena, Sandrone Dazieri, Erri De Luca, Sandro Provvisionato e anche alcune persone del mondo cattolico.[72] Tra i firmatari del documento comparve anche il giornalista Roberto Saviano autore di Gomorra che tuttavia, nel gennaio 2009, ritirò la sua firma in segno di rispetto per le vittime.[73] Questa raccolta di firme ha suscitato l'attenzione dei media soprattutto grazie all'interessamento del settimanale Panorama.[74][75]

I difensori di Cesare Battisti, come detto, contestano principalmente le modalità con cui si è svolto il processo contumaciale a carico dell'ex militante dei PAC, in particolare sostengono che le accuse si baserebbero solo sulle dichiarazioni del pentito Pietro Mutti, anch'esso appartenente ai PAC, che avrebbe accusato il compagno per garantirsi gli sconti di pena concessi dalla legge speciale antiterrorismo italiana.[76][77][78]

In Brasile, solidale con Battisti è stato Eduardo Matarazzo Suplicy[79], uno degli avvocati di Battisti e senatore di origini italiane del Partito dei Lavoratori.[80]

Le reazioni alla mancata estradizione[modifica | modifica wikitesto]

In relazione al caso Battisti si sono avute molteplici attestazioni di solidarietà ai parenti delle vittime degli omicidi commessi da Cesare Battisti e si è duramente criticato la posizione del governo brasiliano. In particolare:

  • Sul diniego di estradizione da parte del Presidente Lula, il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, che aveva già manifestato "stupore e profondo rammarico dinanzi alla decisione del Ministro della Giustizia Tarso Genro di concedere lo status di rifugiato politico al terrorista Cesare Battisti"[81], ha poi espresso «profonda delusione e contrarietà» per la scelta di Lula definita «incomprensibile».[82]. Lo stesso Presidente Napolitano ha rivolto "un pensiero addolorato alle vittime dei crimini di Battisti come di tutte le vittime del terrorismo".
  • Vari esponenti politici di tutti i partiti presenti nel Parlamento italiano hanno criticato la decisione del presidente brasiliano Lula di non estradare Cesare Battisti. Tra di essi, Walter Veltroni, Piero Fassino, Angelino Alfano, Daniela Santanchè, Rosy Bindi, Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze, Margherita Boniver, Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia, Italo Bocchino.[83]
  • Il Parlamento europeo ha approvato, con un solo voto contrario, una risoluzione, preparata da tutti i partiti italiani di destra e di sinistra presenti nell'europarlamento, per chiedere l'intervento dell'Unione europea a sostegno della richiesta di estradizione di Cesare Battisti dal Brasile[84]. A commento della decisione il capogruppo del Partito Democratico David Sassoli ha dichiarato: Noi rappresentiamo l’Europa dei diritti di tutti ed è un diritto delle vittime quello di sapere che i colpevoli di reati così gravi scontino la pena in carcere.
  • Sul caso Battisti ha espresso solidarietà alle famiglie delle vittime anche l'Associazione Italiana vittime del terrorismo.
  • Barbara Spinelli si è occupata più volte dell'affaire Battisti, sia durante il periodo francese[85] sia dopo l'arresto in Brasile[86]. In particolare Barbara Spinelli ha argomentato che Battisti dev'essere considerato un terrorista condannato dopo un regolare processo e non un combattente di una guerra civile vittima di un processo sommario così come ritiene venga considerato dai suoi difensori. Ha invitato inoltre gli intellettuali che lo difendono a prendere piena conoscenza della vicenda processuale di Battisti prima di esprimersi al riguardo; infine, ha dichiarato piena solidarietà ai familiari delle vittime.
  • Nel gennaio 2011 al Comune di Venezia viene presentata una mozione[87] con la quale si invita a individuare forme di boicottaggio civile degli autori che nel 2004 firmarono l'appello a favore di Cesare Battisti. In seguito la mozione è stata ritirata.
  • In controtendenza, oltre che dai sostenitori di Battisti, la decisione giuridica del Brasile è stata difesa da Sergio D'Elia[88], ex terrorista di Prima Linea e politico dei Radicali Italiani (nonché segretario di Nessuno tocchi Caino) e dal giornalista Massimo Fini.[89]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Travestito da uomo, Granata Press, Bologna, 1993 (Les habits d'ombre, Gallimard, Parigi, 1993)
  • Nouvel an, nouvelle vie, Ed. Mille et une nuit, Parigi,1994
  • L'orma rossa, Einaudi, 1999 (L'ombre rouge, Gallimard, Parigi, 1995)
  • Buena onda, Gallimard, Parigi, 1996
  • Copier coller, Flammarion, Parigi, 1997. Romanzo per ragazzi
  • J'aurai ta Pau, Balene, Parigi, 1997 (nella serie "Le Poulpe")
  • L'ultimo sparo, Derive-Approdi, Roma, 1998 (Dernières cartouches, Joelle Losfeld, Parigi, 1998)
  • Naples, Eden Production, Parigi, 1999. Raccolta di cinque racconti di Cesare Battisti, Jean-Jacques Busino, Carlo Lucarelli, Jean-Bernard Pouy e Tito Topin
  • Jamais plus sans fusil, du Masque, Parigi, 2000
  • Terres brûlées, (curatore), Rivages, Parigi, 2000
  • Avenida Revolución, Nuovi Mondi Media, Ozzano nell'Emilia, 2003 (Avenida Revolución, Rivages, Parigi, 2001)
  • Le cargo sentimental, Joelle Losfeld, Parigi, 2003
  • Vittoria, Eden Production, Parigi, 2003
  • L'eau du diamant, du Masque, Parigi, 2006
  • Ma cavale, Grasset/Rivages, Parigi, 2006 (con prefazione di Bernard-Henri Lévy e postfazione di Fred Vargas)
  • Face au mur, Paris, Flammarion, 2012, 363 p. (ISBN 978-2-08-127998-8)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Testo della sentenza della Corte di Appello di Assise di Milano
  2. ^ Battisti: Doppio no brasiliano a estradizione, già libero | News | La Repubblica.It
  3. ^ a b c d Intervista a Cesare Battisti
  4. ^ a b c Battisti: una vita tra carcere e fughe
  5. ^ a b c d Articolo su Il Tempo
  6. ^ a b «Battisti, l’ergastolo non è la soluzione Ma la condanna va sempre rispettata»
  7. ^ Battisti scrive alla Corte suprema brasiliana "Non sono mai stato un sanguinario" - cronaca - Repubblica.it
  8. ^ Archivio - Panorama.it - La Chambre d'accusation: arrestate Battisti
  9. ^ a b "Battisti scrive alla Corte suprema brasiliana"
  10. ^ a b Battisti scrive dal carcere "Io innocente, altri i killer" - cronaca - Repubblica.it
  11. ^ Tutte le vittime di Battisti Quattro omicidi e l'ergastolo - Corriere della Sera
  12. ^ Mozione della Camera dei Deputati in relazione all'estradizione di Cesare Battisti
  13. ^ a b c d e f g h Il caso Battisti: tutti i dubbi
  14. ^ AA.VV., Le torture affiorate, vol. 4, ed. Sensibili alle foglie, Progetto memoria 1998, "Le torture ai PAC", estratto
  15. ^ Battisti: due ergastoli per 4 omicidi
  16. ^ Udine: terroristi uccidono maresciallo delle carceri
  17. ^ "Ora ne uccideremo un altro" Chi vuole il terrore a Udine?
  18. ^ Tutte le vittime di Battisti
  19. ^ Battisti: due ergastoli per 4 omicidi; gli anni in Messico, scrittore a Parigi
  20. ^ a b Le FAQ sul caso Battisti da Carmillaonline
  21. ^ a b Assassinati a Milano e Venezia due negozianti entrambi, tempo fa, avevano ucciso un rapinatore
  22. ^ «Esaltata» con un volantino l'uccisione dei 2 commercianti
  23. ^ http://www.libero-news.it/adnkronos/view/34751
  24. ^ «A Cesare Battisti dico: il vero ergastolo è il mio»
  25. ^ Un agente assassinato a Milano forse per l'inchiesta Torregiani
  26. ^ Oggi solenni funerali a Milano all'agente ucciso dai terroristi
  27. ^ Scheda su Cesare Battisti, La Repubblica
  28. ^ L'articolo di Paris Match del 22 luglio 2004, tradotto in italiano
  29. ^ Terrorismo, Battisti arrestato a Parigi
  30. ^ Una lista di 14 nomi da estradare
  31. ^ Terroristi in Francia, l'«asilo» non è più garantito
  32. ^ Conseil d'État http://www.conseil-etat.fr/ce/jurispd/index_ac_ld0515.shtml
  33. ^ in Bulletin criminel 2004 N° 241 p. 872
  34. ^ Testo in francese della decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo
  35. ^ Estradizione per Battisti
  36. ^ http://www.anpavia.it/
  37. ^ Battisti: "Non ho ucciso", da La Repubblica
  38. ^ Cesare Battisti: "Io non ho ucciso", da La Stampa
  39. ^ Cesare Battisti intervistato: “Torregiani sa che io non c’entro con gli omicidi”, da Panorama.it
  40. ^ Barbara Cottavoz, Alberto Torregiani: "Chiedo agli italiani di scendere in piazza", La Stampa, 30 dicembre 2010. URL consultato il 3 gennaio 2011.
  41. ^ Cesare-Battisti - Italia - Panorama.it
  42. ^ Il Brasile nega l'estradizione di Battisti, La Repubblica, 14/01/2009
  43. ^ Il Brasile boccia Battisti No alla richiesta di asilo - Repubblica.it » Ricerca
  44. ^ «Gli 007 mi diedero un passaporto falso»
  45. ^ Sergio D'Elia e Maurizio Turco, Tortura democratica – inchiesta su "la comunità del 41 bis reale". Venezia: Marsilio, 2002, pag. 79s., apud FONTANELLI, Elisa L'art. 41-bis l. 354/75 come strumento di lotta contro la mafia. Capitolo 3 "Il regime di "carcere duro" ex art. 41-bis comma 2 o.p. - Analisi degli aspetti giuridici ed applicativi". Secondo il regolamento di ogni carcere, ci sono differenze significative nell'applicazione delle limitazioni imposte dall'articolo 41-bis della legge 354/75. L'indagine ha rilevato che, in molte carceri italiane, lo spazio riservato al "tempo di sole" è limitato a un'area di pochi metri quadrati, circondata da alte mura e coperti da griglie, e le finestre delle celle sono dotate di più di una fila di sbarre, ostacolando illuminazione interna.
  46. ^ Folha de S. Paulo. 28 de janeiro de 2009. Associação italiana defende decisão do Brasil sobre caso Battisti.
  47. ^ Napolitano a Lula: Sbagliate su Battisti - Repubblica.it » Ricerca
  48. ^ a b Estradizione di Battisti, no del Brasile L'Italia richiama l'ambasciatore - Corriere della Sera
  49. ^ Rainews24.it
  50. ^ Battisti, rammarico della Farnesina. Maroni: "Grave errore, offesa Italia" - cronaca - Repubblica.it
  51. ^ Battisti: Veltroni, Berlusconi Chiami Lula e protesti | News | La Repubblica.It
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  53. ^ http://oglobo.globo.com/mundo/mat/2009/01/18/lula-nao-vai-comentar-carta-do-presidente-italiano-sobre-caso-battisti-754034091.asp Articolo de "O Globo"
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  61. ^ Fonte: Corriere della Sera, 31.12.2010, "Battisti, Lula dice no all'estradizione"
  62. ^ Fonte: Corriere della Sera, 06.01.2011 Brasile, prima sconfitta per Battisti. Il tribunale supremo respinge la richiesta di libertà immediata. E i giuristi: all'Aia vincerebbe l'Italia
  63. ^ Brasile, Cesare Battisti non sarà estradato
  64. ^ Carmilla on line
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  67. ^ Cesare Battisti: il Presidente Lula verso il no all’estradizione
  68. ^ Cesare Battisti, il pluriomicida che trasforma il "Carnevale della vita" nel "Carnevale della morte"
  69. ^ Intervista a Carlos Lungarzo di Amnesty International: "Cesare Battisti in Italia avrebbe potuto essere torturato ed ucciso"
  70. ^ Ministério da Justiça recebe abaixo-assinado apoiando refúgio a Battisti - Última Instância
  71. ^ Rainews24.it
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  76. ^ Carmilla on line: Il caso Battisti: tutti i dubbi sui processi e le condanne; esposti punto per punto..
  77. ^ Il romanzo mai scritto sugli anni Settanta. Il caso Cesare Battisti e gli anni Settanta, di Walter G. Pozzi. PaginaUno, numero 3, giugno - settembre 2007.
  78. ^ Sentenza sui Proletari Armati per il Comunismo, 1988
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  85. ^ Lettera di Barbara Spinelli
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  87. ^ Mozione nr. d'ordine 423
  88. ^ D’Elia-choc: Battisti libero, criminale è il carcere italiano
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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