Autonomia Operaia

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Manifestazione di militanti dell'Autonomia Operaia "con le tre dita della mano alzate" a forma di pistola P38.

Autonomia Operaia è stato un movimento della sinistra extraparlamentare attivo fra il 1973 e il 1979.

Nasce intorno all'inizio degli anni settanta anche se il suo sviluppo si deve ascrivere alla fine del decennio. Autonomia non è un vero e proprio partito ma un'area nella quale confluirono alcuni esponenti dei movimenti della sinistra extraparlamentare o sinistra rivoluzionaria in opposizione alla sinistra riformista. Gli storici segnalano la differenza tra l'Autonomia (A maiuscola), che è stata una vera e propria organizzazione; e l'autonomia (a minuscola) intesa come un insieme eterogeneo di movimenti, non riconducibili all'organizzazione e non strutturati in maniera organizzativa/verticistica.[senza fonte]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazione di Autonomia Operaia a Genova

Dopo lo scioglimento dei movimenti storici della sinistra extraparlamentare, nati dalle esperienze legate agli eventi comunemente e sommariamente noti come Sessantotto, da Potere Operaio e Lotta Continua (dopo il Congresso di Rimini del 1976 e l'autoscioglimento del gruppo), diversi militanti di queste formazioni si riunirono in un movimento autonomo che assommava in sé le esperienze delle lotte operaie e studentesche degli anni settanta.

Con la nascita delle radio libere i neomilitanti autonomi si aggregarono intorno ad alcune di esse, le più famose delle quali furono Radio Onda Rossa di Roma, Radio Alice di Bologna, Controradio di Firenze, Radio Onda d'Urto di Brescia Radio Sherwood di Padova e altre diffuse in quasi tutte le regioni italiane.

Autonomia Operaia fondava le sue basi ideologiche sul pensiero operaista, ovvero una rilettura in chiave moderna del pensiero marxista, insistendo sul concetto dell'autonomia di classe e sull'antiautoritarismo. Questa linea di pensiero era già stata sviluppata in Potere Operaio da quello che poi fu uno dei maggiori leader dell'autonomia: Toni Negri. Negri in uno scritto, posteriore al periodo da deputato, rivolto al modo cattolico e alla DC defini l'Autonomia: «[...] un movimento di matrice cattolica [...], la Solidarność italiana, strumento contro la pretesa egemonia dei comunisti sul movimento operaio»[1].

L'ala operaista faceva riferimento al quindicinale Rosso ed al mensile Controinformazione, l'ala creativa si raccoglieva attorno ad A/traverso, organo del trasversalismo bolognese, ed alle riviste Zut, Il Male e Cannibale palestra per scrittori e poeti come Pier Vittorio Tondelli, Freak Antoni, Gian Ruggero Manzoni, Enrico Palandri e per disegnatori come Andrea Pazienza e Stefano Tamburini che in seguito fondarono il più longevo Frigidaire[2].

Alcuni leader del '68 furono considerati le menti pensanti del movimento autonomo. Fra loro vanno citati Oreste Scalzone, Franco Piperno professore all'Università della Calabria, Toni Negri dell'Università di Padova e Franco Berardi detto "Bifo" redattore della bolognese Radio Alice.

Il movimento del '77[modifica | modifica wikitesto]

Mezzi blindati all'Università di Bologna

Ciò che fece crescere in maniera esponenziale il numero dei militanti autonomi furono le lotte del cosiddetto Movimento del '77.

Nel marzo del 1977 l'uccisione, da parte della polizia, dello studente di Lotta Continua Francesco Lorusso a Bologna scatenò una serie di manifestazioni di protesta in tutta Italia. Le proteste furono molto accese e portarono all'occupazione della maggior parte delle università italiane, in particolare quella di Bologna e La Sapienza di Roma e a numerosi atti di aggressione politica violenta.

La risposta da parte delle istituzioni non si fece attendere: la cittadella universitaria bolognese fu circondata dai mezzi blindati dei Carabinieri, mobilitati per ordine dell'allora Ministro degli Interni Francesco Cossiga. La cittadella universitaria fu sgombrata dalle forze dell'ordine dopo tre giorni di durissimi scontri.

In seguito ci furono grandi proteste anche da parte di personalità della politica e della cultura. Va citato un durissimo Manifesto contro la repressione degli intellettuali francesi riuniti attorno alla figura dello scrittore Jean-Paul Sartre, fra i quali spiccavano i nomi dei filosofi Gilles Deleuze Michel Foucault e Roland Barthes, nonché dello psicologo Félix Guattari che con Deleuze aveva scritto quello che diventò uno dei saggi fondamentali per il Movimento del '77: L'Anti-Edipo.

Nel manifesto di Sartre si condannavano le autorità della giunta comunista bolognese per non essere intervenute contro questo atto repressivo, manifesto che sarebbe stato alla base del Convegno contro la repressione del settembre di quell'anno. Nel documento si manifestava una preoccupazione per la svolta autoritaria dello stato italiano, ma si evidenziava una certa lontananza dei sottoscrittori dalla realtà politica italiana, per esempio mancando di cogliere alcune caratteristiche peculiari del movimento di Autonomia Operaia (e del 1977 in genere) che la distinguevano dalla tradizione della sinistra comunista parlamentare ormai avviata verso un processo più riformista e non più ancorato al comunismo rivoluzionario che sino a quel momento aveva rappresentato l'eredità politica di Marx, Lenin e Antonio Gramsci.

Lo scontro col PCI[modifica | modifica wikitesto]

Poliziotto armato infiltrato durante gli scontri del 12 maggio 1977 a Roma

D'altra parte il Partito Comunista Italiano aveva già espresso una condanna dei metodi violenti di Autonomia Operaia, cui contrapponeva una lotta all'interno delle istituzioni democratiche. In quegli stessi anni si stava imponendo una nuova linea da parte del PCI a favore dell'Eurocomunismo e di uno strappo con l'URSS. Inoltre stava maturando una strategia che avrebbe dovuto portare al cosiddetto Compromesso storico con la Democrazia Cristiana.

Alla nascita dell'Area dell'Autonomia, oltre ai militanti dei gruppi come Potere Operaio e Lotta Continua scioltisi nell'area autonoma, si affiancarono anche alcuni gruppi che si rifacevano all'area maoista filocinese. All'Area dell'Autonomia si contrappose un Cartello formato dalla FGCI, il gruppo giovanile del PCI, il Movimento Lavoratori per il Socialismo, il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo ed Avanguardia operaia. Tra le opposte fazioni ci furono anche scontri fisici durante le manifestazioni del Movimento del '77.

Manifestazione di Autonomia Operaia

La condanna del PCI si manifestò in maniera palese dopo il 17 febbraio 1977 a seguito dei fatti avvenuti durante il comizio dentro l'Università di Roma, occupata dagli studenti, di Luciano Lama, segretario della CGIL, sindacato vicino alle posizioni del PCI. Durante il comizio ci fu un duro scontro fra gli autonomi e il servizio d'ordine della CGIL che si concluse con la cacciata di Lama dal cortile de La Sapienza perché il comizio fu definito, dagli studenti, una provocazione che portò all'inevitabile scontro fisico. Lo scontro fornì l'occasione alla Questura di Roma per fare irruzione nell'Università e sgomberarla, con la forza, dagli studenti che l'avevano occupata. La reazione della dirigenza comunista non si fece attendere attraverso un comunicato molto feroce dello stesso segretario del partito Enrico Berlinguer che non esitò a definire gli autonomi squadristi rossi e ancora untorelli.

La linea degli autonomi successivamente si radicalizzò, con il prevalere della corrente operaista favorevole allo scontro duro con le istituzioni, mentre la linea dei cosiddetti creativi che si era mobilitata creando il movimento degli Indiani metropolitani venne messa in minoranza. Una parte dell'ala dura degli autonomi decise che era giunta l'ora di alzare il livello dello scontro, ossia di passare alla lotta anche armata durante le manifestazioni contro le forze dell'ordine e la reale comparsa della compagna P38 (come veniva definita dagli autonomi la pistola Walther P38[3]).

La morte della studentessa Giorgiana Masi il 12 maggio 1977, avvenuta per mano di agenti di Polizia infiltrati e con licenza di usare armi da fuoco, come spiegò l'allora Ministro degli Interni Francesco Cossiga in una tempestosa seduta del Parlamento e testimoniata dal fotografo Tano D'Amico con alcuni inequivocabili scatti, dette il via alla spirale di violenza da l'una e l'altra parte.

Autonomia e lotta armata[modifica | modifica wikitesto]

Un'immagine di Giuseppe Memeo (tra le più rappresentative degli anni di piombo) nel mezzo di una sparatoria del 14 maggio 1977, durante una manifestazione di gruppi di movimenti di autonomia a Milano, la fotografia è di Paolo Pedrizzetti

Alcune frange minoritarie dei movimenti della lotta armata furono espressione diretta di gruppi autonomi passati in clandestinità, fra questi si devono ricordare almeno le Squadre proletarie di combattimento, i Proletari armati per il comunismo, e la Brigata XXII marzo.

Altri autonomi approdarono nelle file delle già costituite e operanti Unità comuniste combattenti, Prima linea e Nuclei armati proletari con cui molti militanti autonomi avevano diviso la galera durante i duri scontri del '77.

La maggior parte degli autonomi, però, si disperse. Nei primi anni Ottanta alcuni rientrarono nei residui movimenti della sinistra extraparlamentare o si unirono a Democrazia Proletaria, partito che si era già presentato alle elezioni politiche del 1976 volendo raccogliere le istanze dei movimenti a sinistra del PCI.

Il convegno di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Franco Berardi Bifo, redattore di Radio Alice nel 1977

Il Movimento del '77 ebbe il suo momento di maggiore espressione durante il mese di settembre di quell'anno, quando fu indetto il cosiddetto Convegno contro la repressione nella città dove il movimento era nato, cioè Bologna.

Il convegno che durò tre giorni: 24, 25 e 26 settembre, spinse a Bologna più centomila giovani che trasformarono la città in un palcoscenico per feste, rappresentazioni teatrali e musicali, mentre all'interno del Palazzo dello sport diecimila persone discutevano sul futuro e sulla leadership del Movimento. Partecipano anche molti intellettuali, fra i quali lo psichiatra Franco Basaglia promotore della Legge 180/78 sulla chiusura degli Ospedali Psichiatrici, i francesi firmatari dell'appello di Sartre e gli attori-registi Dario Fo e Franca Rame, oltre ai leader riconosciuti di Autonomia Operaia, Oreste Scalzone e Toni Negri. Nel corso del convegno Autonomia operaia tentò di prendere l'egemonia, ma in realtà il movimento in quanto tale non riuscì ad elaborare un programma e metodologie di lotta che permettessero la continuazione di quella esperienza. Si può forse affermare che il convegno tenuto a Bologna segnò l'ultimo atto del movimento.

Dal Settantotto al Sette aprile[modifica | modifica wikitesto]

A dieci anni dal Sessantotto il Movimento, egemonizzato oramai da Autonomia segna il passo. Gli organi d'informazione si interessano a lungo di un'iniziativa, vera o presunta, partita da dei giovani di un liceo romano, atta a rivendicare un voto di sufficienza garantito per tutti gli studenti, divenuto noto come "Sei Politico"[senza fonte], istanza giudicata assurda e bollata come "falso problema" dal mondo politico. Nonostante ciò il movimento subiva una crescente impopolarità per la recrudescenza del fenomeno terroristico, culminante con il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, e gli episodi di guerriglia urbana che puntualmente scaturivano durante le manifestazioni per le uccisioni di militanti extraparlamentari o le loro ricorrenze.

Autonomia Operaia fu di fatto sciolta a causa degli arresti che ne seguirono con la carcerazione dei suoi leader più noti, ondata che culminò nel famoso 7 aprile 1979. Toni Negri e Oreste Scalzone si diedero alla latitanza in Francia per l'accusa di fiancheggiamento ai gruppi terroristici. In pochi giorni fu indetta un'iniziativa di mobilitazione generale a Padova, stroncata sul nascere da un incredibile spiegamento di Polizia ed Esercito, allertati a seguito dello scoppio di un ordigno avvenuto il giorno prima nella vicina cittadina di Thiene, esplosione accidentale, secondo la tesi ufficiale, che causò la morte di tre giovani che lo stavano confezionando.

Scritta comparsa sui muri di Torino nel 1977

Gli anni 80[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni 80, soprattutto dopo l'uccisione di Pietro Maria Walter Greco (detto "Pedro") da parte di agenti della DIGOS e del Sisde[4], l'autonomia torna a costituirsi in varie città italiane come Collettivi Autonomi e come parte del Coordinamento Nazionale Antinucleare Anti-imperialista.

I blocchi e le manifestazioni del CNAA verranno spesso caricati duramente dalla polizia.

Riguardo ai blocchi antinucleari, ad esempio i parlamentari Ronchi, Tamino e Russo chiedono in una Interrogazione parlamentare del 9 dicembre 1986

« premesso che il 9 dicembre 1986 era stata indetta una manifestazione con presidio del cantiere della centrale elettronucleare di Montalto di Castro, da parte del Coordinamento Antinucleare e antimperialista, struttura alla quale si riferiscono settori di militanti e simpatizzanti dell'area dell'Autonomia Operaia; da quanto risulta dai primi resoconti le forze di polizia e carabinieri affluite in gran numero hanno caricato a freddo i manifestanti, facendo uso anche di armi da fuoco (un manifestante risulterebbe ferito ad una gamba da un colpo d'arma da fuoco) e tirando candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo (un altro ragazzo è stato ricoverato all'ospedale di Tarquinia a causa di un trauma provocato da un candelotto in pieno petto), ferendo numerosi partecipanti a questa manifestazione - : quali siano state le direttive, se vi siano state, impartite alle forze dell'ordine, per quali ragioni esse si siano accanite con tanta durezza contro questa manifestazione antinucleare; se non ritenga che si debba garantire a tutti il diritto di manifestare e se sia legittimo utilizzare l'immagine violenta ed anche rilevanti errori politici dell'Autonomia Operaia per togliere a quest'area politica e sociale, nei fatti , questo diritto, consentendo una dura e spropositata repressione di ogni sua iniziativa politica.(4-18951 )" »

Negli anni 80 a Milano collettivi autonomi nascono intorno alla casa occupata di via dei Transiti 28 e al periodico Autonomen, a Padova il centro di documentazione antinucleare antimperialista fa riferimento a Radio Sherwood e a Roma continua l'esperienza della sede storica di Via dei Volsci e di Radio Onda Rossa.

L'autonomia oggi[modifica | modifica wikitesto]

Oggi l'ideologia operaista (ormai post-operaista) e l'autorganizzazione delle lotte che caratterizzava l'Autonomia Operaia trova continuità in alcuni gruppi vicini ai centri sociali occupati e/o autogestiti, e in collettivi autonomi, all'interno dell'area politica di "Autonomia Contropotere", riconducibile al network infoaut.org, e all'area politica degli ex Disobbedienti ("Coalizione dei Centri Sociali") che fa riferimento al network globalproject.info. Tra quelli maggiormente attivi, per infoaut.org, ricordiamo l'Askatasuna di Torino, il Laboratorio Crash! di Bologna, il Centro Sociale Ex Karcere e il Centro Sociale Anomalia a Palermo, il S.a.o. Guernica ed il Laboratorio S.CO.S.S.A. a Modena, lo Spazio Antagonista Newroz a Pisa, il CSA Dordoni di Cremona, e infine, i vari collettivi universitari, di studenti medi e di lotta per la casa che gravitano intorno a queste strutture e che stanno prendendo piede in molte altre città (dal 2008 circa): Coordinamento Collettivi e Student* a Bergamo, Kollettivo Studenti in Lotta a Brescia, Collettivo Autonomo Studentesco e Collettivo Universitario Autonomo a Bologna, Kollettivo Studenti Autorganizzati a Torino, Collettivo Universitario Autonomo e Studenti Medi Palermo a Palermo, Collettivo Autonomo Studenti Pisani e Collettivo Universitario Autonomo a Pisa, Komitato Giovani No Tav in Val Susa e C.A.S. Apache a Santa Maria Capua Vetere, Collettivo Autonomo Studentesco a Ravenna e molti altri. Mentre invece tra i centri sociali maggiormente attivi nell'area che fa riferimento a globalproject.info ricordiamo: il C.S.O. Pedro di Padova, il C.S.O. Rivolta di Marghera, il C.S.O. TPO ed il La Bàs Occupato di Bologna, il Laboratorio Occupato Insurgencia e 1/2Cannone12 Occupato di Napoli e molti altri. Nel 2012 l'intero nodo romano di globalproject è uscito dal network e ha lanciato nel novembre dello stesso anno il sito dinamopress.it, tra gli spazi occupati legati a questo network ci sono il CSA Astra, ESC Atelier Autogestito, SPA Strike, Officine Zero, Cinema Palazzo, Horus Project. Legati ai centri sociali esistono tantissimi coordinamenti studenteschi come: I coordinamenti studenti medi di Padova, Venezia, Schio, Senigallia, gli Studenti Autorganizzati Bologna e Reggio Emilia, e gli studenti del collettivo KAOS di Napoli. Molte delle elaborazioni teoriche dell'area dell'autonomia sono presenti tuttora all'interno della odierna sinistra extraparlamentare italiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dolores Negrello, p. 124
  2. ^ Vincenzo Sparagna, “FRIGIDAIRE. L’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo”, Rizzoli, Milano
  3. ^ Luca Villoresi, E venne l'anno della compagna P38, Roma, la Repubblica, 10 febbraio 1997, pp. 14-15.
  4. ^ La sentenza sull'omicidio del compagno Pedro raccontata dal giornale autonomia del 1986. URL consultato il 1º maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Bianchi e Lanfranco Caminiti (a cura di). Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie. Vol. 1. Roma, DeriveApprodi, 2007. ISBN 978-88-89969-01-4
  • Sergio Bianchi e Lanfranco Caminiti (a cura di). Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie. Vol. 2. Roma, DeriveApprodi, 2007. ISBN 978-88-89969-35-9
  • Sergio Bianchi e Lanfranco Caminiti (a cura di). Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie. Vol. 3. Roma, DeriveApprodi, 2008. ISBN 978-88-89969-57-1
  • AA.VV., Centri sociali: geografie del desiderio, Milano, Shake Edizioni Underground, 1996.
  • AA.VV., Cominitá virtuali. I centri sociali in Italia, Roma, manifestolibri, 1994.
  • AA.VV., Millenovecentosettantasette, Roma, manifestolibri, 1997.
  • AA.VV., Sarà un risotto che vi seppellirá, Milano, SquiLibri, 1976.
  • AA.VV., Settantasette, voll. 4, Roma, il manifesto, sd.
  • AA.VV., Settantasette. La rivoluzione che viene, Roma, Castelvecchi, 1997.
  • AA.VV., Una sparatoria tranquilla. Per una storia orale del '77, Roma, Odradek, 1997.
  • Nanni Balestrini, Gli invisibili, Milano, Bompiani, 1987.
  • N. Balestrini e P. Moroni, L'orda d'oro. 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica e esistenziale, Milano, Feltrinelli, 1997.
  • Luca Villoresi, E venne l'anno della compagna P38, Roma, la Repubblica, 10 febbraio 1997, pp. 14–15.
  • Franco Berardi (Bifo), La strana utopia di Potere Operaio, Roma, Castelvecchi, 1998.
  • F. Berardi, Chi ha ucciso Majakovskij?, Milano SquiLibri, 1977.
  • Gian Ruggero Manzoni - Emilio Dalmonte, Pesta duro e vai trànquilo, Milano, Feltrinelli, 1980.
  • P. Bernocchi, Dal '77 in poi, Pomezia, Erre emme edizioni, 1997.
  • Pablo Echaurren, Parole ribelli. I fogli del movimento del '77, Roma, Stampa Alternativa, 1997.
  • M. Grispigni, Il settantasette, Milano, il Saggiatore, 1997.
  • Klemens Gruber, L'avanguardia inaudita, Milano, Costa & Nolan, 1997.
  • A. Ibba, Leoncavallo. 1975-1995: vent'anni di storia autogestita, Genova, Costa & Nolan, 1995.
  • G. Lerner, L. Manconi, M. Sinibaldi, Uno strano movimento di strani studenti. Composizione, politica e cultura dei non garantiti, Milano, Feltrinelli, 1978.
  • C. Salaris, Il movimento del settantasette, Bertiolo, AAA Edizioni, 1997.
  • Dolores Negrello, Il PCI padovano nell'ultimo '900: dissensi e antagonismi politici, contributi di Alberto Galeotto, Giuliano Lenci, Vittorio Marangon, 1ª ed., FrancoAngeli, 2004, ISBN 88-464-5199-6. URL consultato il 24 ottobre 2013.
  • P. Tripodi, Settesette. Una rivoluzione, la vita , Milieu edizioni, Milano, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]