Centro sociale autogestito

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Il portone di un Centro Sociale a Milano

Un centro sociale autogestito (o C.S.A.) è uno spazio la cui finalità è creare un luogo d'incontro aperto a coloro che si identificano con gli scopi del C.S.A. stesso. Spesso sorto a seguito di un'occupazione abusiva, un centro sociale autogestito si caratterizza per le proposte di natura sociale e politica nell'ambito del territorio locale. Sulla scorta dei C.S.A., negli anni novanta sono sorti i cosiddetti centri sociali di destra aventi finalità analoghe.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario dei centri sociali facenti capo ad organizzazioni, enti o partiti, i centri sociali autogestiti si caratterizzano per una gestione informale degli spazi e delle risorse, senza una precisa divisione tra "utenti" ed "organizzatori". Spesso le decisioni ufficiali vengono prese da un'assemblea o da un collettivo, a cui tutti coloro che frequentano il luogo possono prendere parte, attraverso dinamiche vicine al metodo del consenso più che delle votazioni a maggioranza. Il centro sociale autogestito, in genere, riceve un nome tramite un'esplicita procedura di "inaugurazione" (spesso una festa o un primo evento analogo, quale un concerto) o tramite eventuali comunicati dell'assemblea o del collettivo di gestione oppure semplicemente per via dell'uso comune di coloro che lo frequentano.

Tali centri nascono in origine prevalentemente da movimenti di sinistra radicale o antagonista, organizzando le strutture stesse su tali principi ed ideali. Esistono inoltre centri sociali di colore politico opposto, facenti capo agli stessi principi dell'autogestione, ma orientati verso proposte politiche differenti. I C.S.A. talvolta mettono a disposizione gratuitamente o a "prezzi politici" diversi servizi quali bar o pub interni, iniziative legate a sport, musica, cultura, arte; questo grazie anche a strutture di vario genere, come attrezzature informatiche e connessioni ad Internet, laboratori artistici o fotografici, ecc. In alcuni centri sociali trovano sede degli hacklab, esperienze di autogestione orientate alle tematiche dei diritti digitali e della libertà di espressione.

Centri sociali e musica[modifica | modifica wikitesto]

La musica è un importante motivo di attrazione e diffusione culturale per i centri sociali, i quali spesso si prodigano nel promuovere autorganizzazione anche nell'approccio ai generi musicali. Tuttavia, la musica per eccellenza che nasce nei centri sociali (e attraverso questi si diffonde e cresce) è il rap e il raggamuffin in italiano.[senza fonte] Molti artisti muovono i primi passi proprio dai centri sociali, mettendone in musica le idee portanti e le realtà sociali presenti all'interno ed all'esterno di questi circuiti. Appartengono a questa categoria l'esplosione artistica delle Posse, avvenuta negli anni novanta, il cui motore centrale furono l'Isola nel Kantiere di Bologna, il CSOA Officina 99 di Napoli, il Centro Sociale Occupato e Autogestito Leonkavallo di Milano e il Forte Prenestina a Roma, i più attivi nel settore. Questa sperimentazione creativa dette luogo successivamente ad alcuni criticati embrioni di un nuovo tipo di centro sociale "aperto" alle influenze esterne, ma con scarsa attenzione alla militanza politica, privilegiando di fatto l'aspetto sociale.

Ad oggi non esiste più una musica specifica dei centri sociali: il reggae e il raggamuffin hip hop a fine anni ottanta hanno affiancato il punk, tra i generi preferiti dato il suo forte contenuto sociale, anche se in realtà tali spazi autogestiti trovano ispirazione in tutti i campi musicali, in special modo in generi di sperimentazione o di scarso appeal commerciale. Grande diffusione negli anni ottanta l'ha avuta l'hardcore punk, sfornando importanti band e restando tutt'oggi uno dei generi più diffusi all'interno degli spazi con le sue varianti (crust punk, grindcore, skate punk, ska punk, punk rock ecc.). Inoltre nei centri sociali si tengono concerti Oi!, genere musicale tipico degli skinhead, che spesso occupano e gestiscono centri sociali specifici; ma anche altri generi come la tekno, l'elettronica, la drum'n'bass o il metal.

Problematiche legate alla presenza di centri sociali[modifica | modifica wikitesto]

L'occupazione è un reato in quanto rappresenta un atto lesivo degli interessi dei proprietari degli stabili, generalmente enti pubblici. Lo sgombero degli occupanti è spesso un'operazione delicata che ha in alcuni casi incontrato tentativi di resistenza, talvolta con manifestazioni violente.

La presenza del centro sociale può risultare, a volte, sgradita ai residenti nelle aree limitrofe a questo[senza fonte]. Non mancano tuttavia esperienze in cui alcuni centri sociali sono venuti ad accordi con le amministrazioni comunali (semiregolarizzando o regolarizzando l'occupazione dell'edificio) e con il vicinato (concordando limiti di orario e di decibel).[senza fonte]

Occupazioni[modifica | modifica wikitesto]

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I centri sociali autogestiti nascono spesso a seguito dell'occupazione di un bene immobile di proprietà privata o pubblica. In tal caso si parla di centri sociali occupati autogestiti (CSOA o CSO, a discrezione dei partecipanti).

Esistono anche centri sociali occupati che fanno riferimento a partiti e movimenti di centrodestra (Azione Giovani) e di estrema destra (Forza Nuova, CasaPound Italia). Questi non utilizzano sigle, comprese quelle precedentemente esposte, eccezion fatta per le occupazioni che fanno capo a CasaPound Italia, che fa uso degli acronimi OSA (Occupazioni a Scopo Abitativo) ed ONC (Occupazioni non conformi).

L'occupazione di un immobile di proprietà (anche se fatiscente) è un reato (art. 633 del c.p., "invasione di terreni o immobili"). Tuttavia, vi sono dei presupposti, i quali permettono ai centri sociali di perdurare nel tempo, all'interno dello stesso stabilimento occupato. Tali presupposti sono:

  • il numero molto alto degli occupanti, che di fatto rende l'operazione di sgombero un'operazione militare, con costi enormi e tutti gli inconvenienti che ne possono derivare in termini di ordine pubblico e di opinione pubblica. Quindi, quanto più persone saranno stabilmente dentro al centro sociale, tanto più improbabile sarà l'eventualità di uno sgombero.
  • eventuali accordi con le forze dell'ordine, le circoscrizioni, gli organi comunali, possono porre in essere un contesto di tolleranza.
  • la possibilità che il proprietario dello stabile, in questo caso quindi un privato, non sia interessato a sfrattare gli occupanti; questo può succedere se chi detiene la proprietà dello stabile non ha interessi ad utilizzare lo stabile nel prossimo futuro, oppure se questi ritiene di voler solidarizzare con gli occupanti.[senza fonte]

Poiché ad essere occupati sono quasi sempre edifici abbandonati, spesso il semplice fatto che lo stabile venga di nuovo usato è motivo di tolleranza, specie se l'occupazione non è fonte di pericolo o di disturbo alla quiete pubblica. Spesso inoltre le strutture occupate sono anche ristrutturate dagli stessi occupanti a loro spese e ciò va a beneficio del proprietario legale stesso. Molte amministrazioni infatti trovano più pratico e utile lasciare che dei giovani trasformino uno stabile abbandonato e dimenticato in un luogo di ritrovo piuttosto che dover gestire uno stabile inutilizzato. Su questa linea è anche più volte successo che l'amministrazione locale abbia regolarizzato la situazione degli occupanti riconoscendo la funzione sociale della loro presenza.[senza fonte]

Storia dei centri sociali in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Alla base dell'esigenza della creazioni dei centri sociali autogestiti, vi sono principalmente l'isolamento giovanile, la carenza di spazi aggregativi, il problema del tempo libero svuotato di senso.

In questo senso l'autogestione, e quando necessario l'occupazione, divengono due condizioni essenziali per potersi liberare delle logiche restrittive della società e della politica fatta per mezzo dei partiti. Per contrastare l'alienazione della vita metropolitana, soprattutto quella delle periferie delle grandi città, confrontarsi e ritrovarsi, per promuovere informazione alternativa e controcultura, nascono nella seconda metà degli anni settanta (e non senza l'influenza delle comunità Hippy di quel periodo) i primi CSOA nel nord Italia, ma anche a Roma con la nascita del cSOA Forte Prenestino. [senza fonte]

Dal Sessantotto ad oggi le occupazioni si sono susseguite in varie città d'Italia (stabili abbandonati, ex fabbriche, ville, appartamenti, case sfitte, ecc.) seguendo la logica della riappropriazione di spazi pubblici e destinati alla collettività, senza scopo di lucro, senza fini commerciali, senza mire partitiche. In questi spazi si sono susseguiti dibattiti sulla condizione giovanile, happening, sperimentazioni, concerti, assemblee, fino a diventare luoghi di abitazione. [senza fonte]

Le prime occupazioni furono portate avanti dal Movimento Studentesco, Lotta Continua, Potere Operaio ed Avanguardia operaia, movimenti dell'estrema sinistra extraparlamentare a componente fortemente giovanile (sia studentesca che operaia) che nel 1968 sull'onda della Grande rivoluzione culturale di Mao Tse-tung avevano intenzione di rompere una volta per tutte con la sinistra "borghese" e parlamentare del PCI. Le prime occupazioni portate avanti dai sessantottini erano però per lo più iniziative per riappropriarsi di spazi contro il carovita, il degrado e la speculazione edilizia ed avevano scopo principalmente abitativo.

A metà degli anni settanta però la crescente militarizzazione dello scontro sociale travolse molte di queste giovani formazioni e mentre da una parte alcuni movimenti decisero di moderarsi (vedi l'esperienza di Lotta Continua come partito alleato del PCI alle elezioni, quella del Movimento dei Lavoratori per il Socialismo nato dal Movimento Studentesco o in seguito quella di Democrazia Proletaria) altri come Autonomia Operaia (nata da Potere Operaio) e come le realtà anarchiche continuarono sulla strada della politica extraparlamentare. Dalla metà degli anni settanta fino ai primi anni ottanta con gli autonomi e con gli anarchici fiorirono centri sociali in tutt'Italia.

Centri sociali autogestiti e occupazioni politiche in Italia[modifica | modifica wikitesto]

CSA, CSOA e altre occupazioni[modifica | modifica wikitesto]

I centri sociali autogestiti (C.S.A.), alcuni conosciuti anche come C.S.O.A. (centro sociale occupato autogestito) sono molti e diffusi in innumerevoli città ed anche in centri più piccoli; sono principalmente orientati nell'area politica dell'autonomia, e più raramente fanno riferimento al comunismo o all'estrema sinistra.

Squat e occupazioni anarchiche[modifica | modifica wikitesto]

In molte città italiane sono presenti anche occupazioni anarchiche, talvolta dette o auto-definitesi "squat"; queste occupazioni si distinguono, e sono fortemente differenti, dai centri sociali "autonomi" perché esse svolgono anche una funzione abitativa (occupare un edificio vuoto o abbandonato per poterlo abitare è anche detto anche "squatting") e si caratterizzano per il pensiero e le pratiche anti-autoritarie, libere, de-centralizzate, anti-speciste e anarco-primitiviste.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]