Centro sociale autogestito
Un centro sociale autogestito (o C.S.A.) è uno spazio di aggregazione e di proposta di attività culturali e politiche, che viene gestito in maniera comunitaria e collettiva, permettendo a chi partecipa alle iniziative di esserne al tempo stesso promotore ed organizzatore.
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Particolarità [modifica]
Al contrario dei centri sociali facenti capo ad organizzazioni, enti o partiti, i centri sociali autogestiti si caratterizzano per una gestione informale degli spazi e delle risorse, senza una precisa divisione tra "utenti" ed "organizzatori". Spesso le decisioni ufficiali vengono prese da un'assemblea o da un collettivo, a cui tutti coloro che frequentano il luogo possono prendere parte, attraverso dinamiche vicine al metodo del consenso più che delle votazioni a maggioranza.
A causa dell'enorme diffusione e dell'ignoranza dei più nei confronti delle diverse tipologie, nel parlare comune si tende ad omettere gli aggettivi che seguono al termine centro sociale, specialmente quando è chiaro a quale tipo di struttura ci si riferisca.
Il centro sociale autogestito, in genere, riceve un nome tramite un'esplicita procedura di "inaugurazione" (spesso una festa o un primo evento analogo, quale un concerto) o tramite eventuali comunicati dell'assemblea o del collettivo di gestione oppure semplicemente per via dell'uso comune di coloro che lo frequentano.
Tali centri nascono in origine prevalentemente da movimenti di sinistra radicale o antagonista, organizzando le strutture stesse su tali principi ed ideali. Esistono comunque anche centri sociali di colore politico opposto, facenti capo agli stessi principi dell'autogestione, ma naturalmente orientati verso proposte politiche proprie.
I CSA offrono un ventaglio più o meno ampio di servizi gratuiti o a "prezzi politici". Sono presenti bar o pub interni, ma soprattutto forme e mezzi per promuovere sport, musica, cultura, arte, lettura di libri e quotidiani; questo grazie anche a strutture di vario genere, come attrezzature informatiche e connessioni ad Internet, laboratori artistici o fotografici, ecc.
In alcuni centri sociali trovano sede degli hacklab, esperienze di autogestione orientate alle tematiche dei diritti digitali e della libertà di espressione.
Occupazioni [modifica]
I centri sociali autogestiti nascono spesso a seguito dell'occupazione di un bene immobile di proprietà privata o pubblica. In tal caso si parla di centri sociali occupati autogestiti (CSOA o CSO, a discrezione dei partecipanti).
Esistono anche centri sociali occupati che fanno riferimento a partiti di centrodestra (Azione Giovani), di estrema destra (Forza Nuova) o facenti capo a movimenti dichiaratamente fascisti (quali ad esempio CasaPound Italia). Questi non utilizzano sigle, comprese quelle precedentemente esposte, eccezion fatta per le occupazioni che fanno capo a CasaPound Italia, che fa uso degli acronimi OSA (Occupazioni a Scopo Abitativo) ed ONC (Occupazioni non conformi).
L'occupazione di un immobile di proprietà (anche se fatiscente) è un reato (art. 633 del c.p., "invasione di terreni o immobili"). Tuttavia, vi sono dei presupposti, i quali permettono ai centri sociali di perdurare nel tempo, all'interno dello stesso stabilimento occupato. Tali presupposti sono:
- il numero molto alto degli occupanti, che di fatto rende l'operazione di sgombero un'operazione militare, con costi enormi e tutti gli inconvenienti che ne possono derivare in termini di ordine pubblico e di opinione pubblica. Quindi, quanto più persone saranno stabilmente dentro al centro sociale, tanto più improbabile sarà l'eventualità di uno sgombero.
- eventuali accordi con le forze dell'ordine, le circoscrizioni, gli organi comunali, possono porre in essere un contesto di tolleranza.
- la possibilità che il proprietario dello stabile, in questo caso quindi un privato, non sia interessato a sfrattare gli occupanti; questo può succedere se chi detiene la proprietà dello stabile non ha interessi ad utilizzare lo stabile nel prossimo futuro, oppure se questi ritiene di voler solidarizzare con gli occupanti.[senza fonte]
Poiché ad essere occupati sono quasi sempre edifici abbandonati, spesso il semplice fatto che lo stabile venga di nuovo usato è motivo di tolleranza, specie se l'occupazione non è fonte di pericolo o di disturbo alla quiete pubblica. Spesso inoltre le strutture occupate sono anche ristrutturate dagli stessi occupanti a loro spese e ciò va a beneficio del proprietario legale stesso. Molte amministrazioni infatti trovano più pratico e utile lasciare che dei giovani trasformino uno stabile abbandonato e dimenticato in un luogo di ritrovo piuttosto che dover gestire uno stabile inutilizzato. Su questa linea è anche più volte successo che l'amministrazione locale abbia regolarizzato la situazione degli occupanti riconoscendo la funzione sociale della loro presenza.[senza fonte]
In ogni caso, i centri sociali, quando occupati, non sono mai completamente esentati dal pericolo di eventuali sgomberi. Emblematico il caso del centro sociale Crash! di Bologna, su cui è stato attuato uno sgombero "preventivo" ad opera della magistratura per ragioni concernenti la sicurezza sociale.[senza fonte]
Storia dei centri sociali in Italia [modifica]
Alla base dell'esigenza della creazioni dei centri sociali autogestiti, vi sono principalmente l'isolamento giovanile, la carenza di spazi aggregativi, il problema del tempo libero svuotato di senso.
In questo senso l'autogestione, e quando necessario l'occupazione, divengono due condizioni essenziali per potersi liberare delle logiche restrittive della società e della politica fatta per mezzo dei partiti. Per contrastare l'alienazione della vita metropolitana, soprattutto quella delle periferie delle grandi città, confrontarsi e ritrovarsi, per promuovere informazione alternativa e controcultura, nascono nella seconda metà degli anni settanta (e non senza l'influenza delle comunità Hippie di quel periodo) i primi CSOA nel nord Italia, ma anche a Roma con la nascita del csoa Forte Prenestino. [senza fonte]
Dal Sessantotto ad oggi le occupazioni si sono susseguite in varie città d'Italia (stabili abbandonati, ex fabbriche, ville, appartamenti, case sfitte, ecc.) seguendo la logica della riappropriazione di spazi pubblici e destinati alla collettività, senza scopo di lucro, senza fini commerciali, senza mire partitiche. In questi spazi si sono susseguiti dibattiti sulla condizione giovanile, happening, sperimentazioni, concerti, assemblee, fino a diventare luoghi di abitazione. [senza fonte]
Le prime occupazioni furono portate avanti dal Movimento Studentesco, Lotta Continua, Potere Operaio ed Avanguardia Operaia, movimenti dell'estrema sinistra extraparlamentare a componente fortemente giovanile (sia studentesca che operaia) che nel 1968 sull'onda della Rivoluzione Culturale di Mao Zedong avevano intenzione di rompere una volta per tutte con la sinistra "borghese" e parlamentare del PCI. Le prime occupazioni portate avanti dai sessantottini erano però per lo più iniziative per riappropriarsi di spazi contro il carovita, il degrado e la speculazione edilizia ed avevano scopo principalmente abitativo.
A metà degli anni settanta però la crescente militarizzazione dello scontro sociale travolse molte di queste giovani formazioni e mentre da una parte alcuni movimenti decisero di moderarsi (vedi l'esperienza di Lotta Continua come partito alleato del PCI alle elezioni, quella del Movimento dei Lavoratori per il Socialismo nato dal Movimento Studentesco o in seguito quella di Democrazia Proletaria) altri come Autonomia Operaia (nata da Potere Operaio) e come le realtà anarchiche continuarono sulla strada della politica extraparlamentare. Dalla metà degli anni settanta fino ai primi anni ottanta con gli autonomi e con gli anarchici fiorirono centri sociali in tutt'Italia.
Centri sociali e musica [modifica]
La musica è un importante motivo di attrazione e diffusione culturale per i centri sociali, i quali spesso si prodigano nel promuovere autorganizzazione anche nell'approccio ai generi musicali. Tuttavia, la musica per eccellenza che nasce nei centri sociali (e attraverso questi si diffonde e cresce) è il rap e il raggamuffin in italiano.[senza fonte] Molti artisti muovono i primi passi proprio dai centri sociali, mettendone in musica le idee portanti e le realtà sociali presenti all'interno ed all'esterno di questi circuiti. Appartengono a questa categoria l'esplosione artistica delle Posse, avvenuta negli anni novanta, il cui motore centrale furono l'Isola del Kantiere di Bologna, il Centro Sociale Occupato e Autogestito Leonkavallo di Milano e il Forte Prenestino a Roma, i più attivi nel settore. Questa sperimentazione creativa dette luogo successivamente ad alcuni criticati embrioni di un nuovo tipo di centro sociale "aperto" alle influenze esterne, ma con scarsa attenzione alla militanza politica, privilegiando di fatto l'aspetto sociale.
Ad oggi non esiste più una musica specifica dei centri sociali: il reggae e il raggamuffin hip hop a fine anni ottanta hanno affiancato il punk, tra i generi preferiti dato il suo forte contenuto sociale, anche se in realtà tali spazi autogestiti trovano ispirazione in tutti i campi musicali, in special modo in generi di sperimentazione o di scarso appeal commerciale. Grande diffusione negli anni ottanta l'ha avuta l'hardcore punk, sfornando importanti band e restando tutt'oggi uno dei generi più diffusi all'interno degli spazi con le sue varianti (crustcore, grindcore, skate punk, ska punk, punk rock ecc.). Inoltre nei centri sociali si tengono concerti Oi!, genere musicale tipico degli skinhead, che spesso occupano e gestiscono centri sociali specifici; ma anche altri generi come la tekno, l'elettronica, la drum'n'bass o il metal.
Problematiche legate alla presenza di centri sociali [modifica]
L'occupazione è un reato in quanto rappresenta un atto lesivo degli interessi dei proprietari degli stabili, generalmente enti pubblici. Lo sgombero degli occupanti è spesso un'operazione delicata che ha in alcuni casi incontrato tentativi di resistenza, talvolta con manifestazioni violente.
La presenza del centro sociale può risultare, a volte, sgradita ai residenti nelle aree limitrofe a questo[senza fonte]. Non mancano tuttavia esperienze in cui alcuni centri sociali sono venuti ad accordi con le amministrazioni comunali (semiregolarizzando o regolarizzando l'occupazione dell'edificio) e con il vicinato (concordando limiti di orario e di decibel).[senza fonte]
Bibliografia [modifica]
- Consorzio Aaster, Csoa Cox 18, Csoa Leoncavallo, Primo Moroni - "Centri sociali: geografie del desiderio. Dati, statistiche, progetti, mappe, divenire.", Shake edizioni, 1996, ISBN 88-86926-01-4.
- Carlo Branzaglia, Pierfrancesco Pacoda, Alba Solaro, "Posse Italiane Centri sociali, underground musicale e cultura giovanile degli anni '90 in Italia", Tosca edizioni, 1992, ISBN 88-7209-022-9.
- Membretti, Andrea, "Leoncavallo SpA - Spazio pubblico Autogestito. Un percorso di cittadinanza attiva", Ed. Leoncavallo, 2003, ISBN 88-901176-0-5; download integrale: http://www.sociability.it/?page_id=32
- "In nome di chi? Partecipazione e rappresentanza nelle mobilitazioni locali", a cura di T. Vitale, FrancoAngeli, Milano, 2007;[1]
- Membretti, Andrea, "Centro sociale Leoncavallo. Soziale konstruktion eines offenlichten raums der nahe", in "Bildraume und raumbilder. Reprasentationskritik in film und aktivismus", a cura di G. Raunig, Verlag Turia + Kant, Vienna; download integrale (anche in italiano, inglese e tedesco): http://www.republicart.net/disc/realpublicspaces/membretti01_it.htm
- Membretti, Andrea "Centro Sociale Leoncavallo: building citizenship as an innovative service", in EURS (European journal of Urban and Regional Studies) special issue "Social Innovation in Local Urban Governance: the tension between path dependency and radical innovation", Volume 14, N°3, luglio 2007, SAGE Publications[2] download integrale: http://www.sociability.it/wp-content/uploads/2009/04/leoncavallo-building-citizenship-as-an-innovative-service.pdf
Note [modifica]
- ^ scheda del libro sul sito dell'editore. Il capitolo di Andrea Membretti Autorappresentanza e partecipazione locale negoziata nei centri sociali autogestiti. Milano ed il CSA Cox 18 è scaricabile dal sito dell'autore
- ^ Table of Contents — July 2007, 14 (3)
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Centro sociale autogestito
Collegamenti esterni [modifica]
- Lista di centri sociali autogestiti presenti in Italia nel 1999
- Lista di centri sociali autogestiti presenti in Italia nel 2001
- (EN) "Italy's Cultural Underground Endures" (Adam Bregman, Los Angeles Times, 2001)
- Una ricerca sui frequentatori dei Centri Sociali romani (1994)
- Leoncavallo: Public space of proximity - Spazio pubblico di prossimità - Un espace public de proximité - Öffentlicher Raum der Nähe (di Andrea Membretti)