Dottrina Mitterrand

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La dottrina Mitterrand è stata una politica relativa al diritto d'asilo in Francia.

La dottrina prende il nome del presidente socialista francese François Mitterrand e fu adottata dal consiglio dei ministri il 10 novembre 1982[1]: «La Francia prenderà in considerazione la possibilità di estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili», ma si riserva di non farlo nel caso di Paesi «il cui sistema giudiziario non corrisponda all'idea che Parigi ha delle libertà»[2].

Il presidente francese si opponeva a certi aspetti della legislazione anti-terrorismo approvata in Italia negli anni 1970 e 1980, che ha creato lo status di "collaboratore di Giustizia" (noto comunemente come pentito), simile al crown witness inglese o al Witness Protection Program negli Stati Uniti, in cui è consentito a persone accusate di crimini di diventare testimoni per lo Stato e, eventualmente, di ricevere una riduzione della pena e una protezione. La legislazione italiana prevedeva inoltre che, se un imputato fosse in grado di esercitare la sua difesa tramite i suoi avvocati, un processo tenutosi in contumacia non avrebbe avuto bisogno di essere ripetuto se questi fosse stato alla fine arrestato. La procedura italiana in contumacia è stata confermata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU).

La dottrina Mitterrand è stata de facto abrogata nel 2002, sotto il governo di Jean-Pierre Raffarin, quando Paolo Persichetti è stato estradato dalla Francia. Il Consiglio di Stato francese l'ha dichiarata priva di effetti giuridici nel 2003, concedendo l'estradizione di Cesare Battisti.

Indice

[modifica] L'enunciazione della dottrina

La Dottrina Mitterrand era tesa a negare l'estradizione a persone condannate, in particolare italiani[senza fonte], ricercati per «atti di natura violenta ma d'ispirazione politica», diretti contro qualunque Stato, purché non diretti contro lo Stato francese e purché i loro autori avessero rinunciato a ogni forma di violenza politica, concedendo di fatto un diritto d'asilo a ricercati stranieri che in quel periodo si rifugiarono in Francia. Questa prassi era basata solo su dichiarazioni orali di Mitterrand e si poneva in contrasto con le obbligazioni internazionali della Francia derivanti dalla vigenza di svariati trattati.

Questa dottrina venne elaborata da un gruppo di lavoro (formato da alti ufficiali di polizia, avvocati, magistrati e da consiglieri dell'Eliseo e del governo francese) che nel 1984-85 esaminarono fascicoli processuali italiani relativi a latitanti italiani rifugiatisi in Francia[3], in particolare il Processo 7 aprile, ma non venne mai trasposta in alcun provvedimento avente una qualche efficacia o validità giuridica. Nel caso di rifugiati italiani, tale prassi veniva giustificata con una pretesa "non conformità" della legislazione italiana agli standard europei.

Mitterrand ha definito la sua dottrina durante un discorso al Palais des Sports di Rennes il 1 febbraio 1985. Mitterrand escludeva da questa tutela coloro che avevano commesso un "terrorismo sanguinario, attivo, reale". Nel suo discorso, Mitterrand dichiarava:

Oui, j’ai décidé l’extradition, sans le moindre remords, d’un certain nombre d’hommes accusés d’avoir commis des crimes. Je n’en fais pas une politique. Le droit d’asile, dès lors qu’il est un contrat entre celui qui en bénéficie et la France qui l’accueille, sera toujours et a toujours été respecté; il n’était d’ailleurs pas demandé, dans la circonstance, en temps utile. Je refuse de considérer a priori comme terroristes actifs et dangereux des hommes qui sont venus, particulièrement d’Italie, longtemps avant que j’exerce les responsabilités qui sont miennes, et qui venaient de s’agréger ici et là, dans la banlieue parisienne, repentis... à moitié, tout à fait... je n’en sais rien, mais hors du jeu. Parmi eux, sans doute une trentaine de terroristes actifs et implacables. Ce sont justement ceux qu’on ne contrôle pas, c’est-à-dire qu’on ne sait pas où ils sont ! On dit qu’ils sont en France ? La France est quand même un pays – sans que je puisse préjuger en quoi que ce soit de ce qui se passera demain – dans lequel on a connu une trace moins sanglante qu’ailleurs, même si elle est encore trop sanglante. Mais je dis hautement: la France est et sera solidaire de ses partenaires européens, dans le respect de ses principes, de son droit: elle sera solidaire, elle refusera toute protection directe ou indirecte pour le terrorisme actif, réel, sanglant[4].

« Sì, ho deciso l'estradizione, senza il minimo rimorso, di un certo numero di uomini accusati d'aver commesso dei crimini. Non ne faccio una politica. Il diritto d'asilo, essendo un contratto tra chi ne gode e la Francia che l'accoglie, è sempre stato e sempre sarà rispettato; del resto non era stato, in questa circostanza, richiesto in tempo utile. Mi rifiuto di considerare a priori come terroristi attivi e pericolosi degli uomini che sono venuti, in particolare dall'Italia, molto tempo prima che esercitassi le prerogative che mi sono proprie, e che si erano appena ritrovati qui e là, nella banlieu parigina, pentiti... a metà, di fatto ... non saprei, ma fuori dai giochi. Tra di loro, senza dubbio, una trentina di terroristi attivi e implacabili. Sono quelli che non controlliamo, nel senso che non sappiamo dove siano! Si dice che siano in Francia? La Francia è comunque un paese - non potendo dire come sarà domani - dove c'è stata un'esperienza meno sanguinosa che altrove, anche se comunque troppo sanguinosa. Ma io dico chiaramente: la Francia è e sarà solidale coi suoi alleati europei, nel rispetto dei suoi principi, del suo diritto: sarà solidale, rifiuterà ogni protezione diretta o indiretta del terrorismo attivo, reale, sanguinario. »

Il 21 aprile 1985, al 65º Congresso della Lega dei diritti umani (LDH), Mitterrand dichiarava che i criminali italiani che avevano rotto con il loro passato violento ed erano fuggiti in Francia sarebbero stati protetti dall'estradizione in Italia:

"(...) i rifugiati italiano che hanno preso parte in azioni terroristiche prima del 1981 (...) hanno rotto i legami con la macchina infernale a cui hanno partecipato, hanno iniziato una seconda fase della loro vita, si sono integrati nella società francese (...) Ho detto al governo italiano che erano al sicuro da qualsiasi sanzione di estradizione".[5]

[modifica] La dottrina Mitterand dal 1985 al 2003

Questa dichiarazione politica è stata seguita dalla giustizia francese quando si è trattato di estradizione dei terroristi italiani di estrema sinistra o attivisti. Secondo un articolo del 2007 del Corriere della Sera, Mitterrand era stato convinto dall'Abbé Pierre a proteggere queste persone.[6] Secondo gli avvocati di Cesare Battisti, Mitterrand aveva dato la sua parola, in consultazione con il premier italiano, Bettino Craxi.[7]

Gli oppositori della dottrina sostenevano che ciò che un presidente può dire durante il suo incarico non è una fonte di diritto, e che questa dottrina non ha quindi alcun valore giuridico. I suoi fautori, da parte loro, ricordano come essa è stata applicata fino al 2002, e ritengono che l'ex presidente aveva impegnato la Repubblica con le sue parole.

I suoi sostenitori - intellettuali come Fred Vargas o Bernard-Henri Levy, organizzazioni come Verdi, la Lega dei Diritti Umani, France Libertés, Attac-France, ecc., alcune personalità del Partito socialista (PS) - si oppongono al mancato rispetto da parte della destra al potere della dottrina Mitterrand.

Questo aspetto della politica francese è stato fortemente criticato dall'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, che nel 2008 ha espresso il suo particolare "dolore di fronte alle conseguenze della dottrina Mitterrand e all'atteggiamento degli intellettuali francesi di sinistra".[8]

Il presidente Jacques Chirac ha detto di non opporsi alla estradizione delle persone ricercate dalla giustizia italiana.

Nel 2002 la Francia estradò Paolo Persichetti, un ex-membro della Brigate Rosse (BR) che insegnava sociologia all'università, in violazione della dottrina Mitterrand. Tuttavia, nel 1998, la Corte d'appello di Bordeaux aveva giudicato che Sergio Tornaghi non poteva essere estradato in Italia, con la motivazione che secondo la procedura italiana non sarebbe stato organizzato un secondo processo dopo la prima condanna in contumacia. Le estradizioni negli anni 2000 coinvolsero non solo membri delle Brigate Rosse, ma anche altri attivisti di sinistra che erano fuggiti in Francia e restavano ricercati dalla giustizia italiana. Tra questi, Antonio Negri, che alla fine scelse di tornare in Italia e di consegnarsi alle autorità italiane.

Nel 2004, i funzionari giudiziari francesi hanno autorizzato l'estradizione di Cesare Battisti. Nel 2005 il Consiglio di Stato ha confermato l'estradizione, segnando la fine della dottrina Mitterrand.

[modifica] La fine della "dottrina" nella giurisprudenza francese e la Corte europea dei diritti dell'uomo

Nell'ambito del caso Cesare Battisti, il Consiglio di Stato, massimo organo giurisdizionale amministrativo e consultivo della Repubblica francese, ha negato nel 2004 ogni validità giuridica alla cosiddetta "dottrina Mitterand":

"Considérant que, si le requérant invoque les déclarations faites par le Président de la République, le 20 avril 1985, lors du congrès d'un mouvement de défense des droits de l'homme, au sujet du traitement par les autorités françaises des demandes d'extradition de ressortissants italiens ayant participé à des actions terroristes en Italie et installés depuis de nombreuses années en France, ces propos, qui doivent, au demeurant, être rapprochés de ceux tenus à plusieurs reprises par la même autorité sur le même sujet, qui réservaient le cas des personnes reconnues coupables dans leur pays, comme le requérant, de crimes de sang, sont, en eux-mêmes, dépourvus d'effet juridique ; qu'il en va également ainsi de la lettre du Premier ministre adressée, le 4 mars 1998, aux défenseurs de ces ressortissants..."[9]

"Considerando che, se il ricorrente invoca le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Repubblica il 20 aprile 1985, al congresso di un movimento di difesa dei diritti umani, in merito al trattamento da parte delle autorità francesi delle richieste di estradizione dei cittadini italiani coinvolti in attività terroristiche in Italia e residenti da molti anni in Francia, queste parole, che devono in realtà essere ravvicinati a quelle espresse più volte dalla stessa autorità in materia, che si riferivano alle persone condannate nel loro paese, come il ricorrente, per crimini violenti, sono di per sé prive di effetti giuridici; è pertanto tale anche la lettera del Primo Ministro inviata il 4 Marzo 1998 ai difensori dei ricorrenti ..."[10]

Mentre, per quanto riguarda la normativa italiana, è interessante riportare un altro brano in lingua originale della sentenza della Corte di Cassazione francese, il massimo organo giurisdizionale ordinario del paese, sempre riguardo all'estradizione di Battisti. In un preciso passo della decisione si chiarisce, definitivamente, che un giudice francese non può ergersi a censore della giustizia italiana, ma che soprattutto la procedura italiana era ed è conforme agli standard europei:

"qu'indépendamment du fait qu'il n'appartient pas au juge français de s'ériger en censeur de la procédure pratiquée devant les juridictions étrangères, il convient de souligner que le système procédural italien est voisin de celui appliqué en France, qu'il est soumis aux mêmes règles conventionnelles, et spécialement à celles de l'extradition et aux conditions requises pour le déroulement d'un procès équitable qui ont également valeur constitutionnelle en Italie"[11]

"...che indipendentemente dal fatto che non è di competenza del giudice francese ergersi a censore della procedura praticata davanti alle giurisdizioni straniere, si conviene sottolineare che il sistema procedurale italiano è vicino a quello applicato in Francia, che è sottoposto alle medesime regole convenzionali, e specialmente a quelle sull'estradizione e alle condizioni richieste per lo svolgimento d'un processo equo che hanno ugualmente valore costituzionale in Italia"

La dottrina Mitterrand si basava su una pretesa superiorità della legislazione francese e su una sua presunta e ipotetica maggiore aderenza alle norme e ai principi europei in materia di tutela dei diritti umani.[senza fonte] Ma questa visione entrò in crisi e diventò ulteriormente insostenibile in Europa, proprio dal punto di vista giuridico. Ciò accadde, tra l'altro, quando la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo condannò definitivamente la procedura contumaciale francese, spesso usata come impropria pietra di paragone del processo contumaciale italiano. In una sentenza, che demolisce alla radice l'istituto processuale francese, la Corte vegliante sui diritti umani stabilì che la cosiddetta purgazione del processo in assenza - vale a dire la celebrazione di un nuovo processo a seguito della cattura o costituzione del contumace - è solo un mero espediente procedurale. Per cui il nuovo processo non può essere assolutamente assimilabile a una garanzia per il condannato, dato che, come accadeva in Francia ai sensi dell'articolo 630 codice di procedura penale[12], il primo processo in contumacia si era svolto senza la presenza di avvocati, in esplicita violazione del diritto alla difesa sancito dall'articolo 6, comma 3 lettera c)[13] della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (in ECtHR: Krombach v. France, application no. 29731/96)[14]. A seguito di questa sentenza la Francia modificò, in parte, con legge 9 marzo 2004 cosiddetta "Perben II"[15] la sua procedura contumaciale, oramai insostenibile per gli standard europei in materia di diritti umani. L'attuale procedura in assenza viene definita "par défaut" e prevede la possibilità, per il contumace, di avere un difensore[16].

A commento di questa dottrina, Gilles Martinet, anziano intellettuale socialista ed ex ambasciatore in Italia ha scritto: "Non potendo fare la rivoluzione nel proprio Paese, si continua a sognarla altrove. Continua a esistere il bisogno di provare a se stessi di essere sempre di sinistra e di non essersi allontanati da un ideale" (nella prefazione a un libro dedicato al caso Battisti)[17].

[modifica] Italiani che hanno beneficiato della dottrina Mitterrand

Battisti in carcere a Brasília nel 2009, durante un incontro con rappresentanti di commissioni per i diritti umani e membri del parlamento.

Tra gli italiani che hanno beneficiato della dottrina Mitterrand si ricordano: Toni Negri, Cesare Battisti, Paolo Persichetti, Sergio Tornaghi, Oreste Scalzone, Marina Petrella; inoltre, Enrico Villimburgo e Roberta Cappelli, all'ergastolo per omicidio, Giovanni Alimonti e Maurizio Di Marzio, condannati rispettivamente a 22 e 15 anni per una serie di attentati, Enzo Calvitti, condannato a 21 per tentato omicidio, Vincenzo Spanò, ritenuto uno dei leder dei Comitati organizzati per la liberazione proletaria, Massimo Carfora, condannato all'ergastolo, Giovanni Vegliacasa, di Prima Linea, Walter Grecchi, condannato a 14 anni per l'omicidio di un poliziotto, Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni di carcere assieme ad Adriano Sofri e Ovidio Bompressi per l'omicidio del commissario Calabresi. In terra francese si troverebbero anche Simonetta Giorgieri (ca 1955) e Carla Vendetti (ca 1958), sospettate di contatti con le nuove Brigate Rosse[18].

[modifica] Note

  1. ^ Breccia a Parigi nel dirito d'asilo
  2. ^ Attentati e minacce in Francia dopo l'estradizione di 3 baschi
  3. ^ Wu Ming 1. "Dottrina Mitterrand" e "Dottrina Spataro". Carmilla on line, 12 aprile 2004. URL consultato il 20-1-2009.
  4. ^ La France, l’Italie face à la question des extraditions, Institut François-Mitterrand, 17 juin 2004
  5. ^ Les réfugiés italiens (...) qui ont participé à l'action terroriste avant 1981 (...) ont rompu avec la machine infernale dans laquelle ils s'étaient engagés, ont abordé une deuxième phase de leur propre vie, se sont inséré dans la société française (...). J'ai dit au gouvernement italien qu'ils étaient à l'abri de toute sanction par voie d'extradition (...).
  6. ^ Abbé Pierre, il frate ribelle che scelse gli emarginati,Corriere della Sera , 23 gennaio 2007
  7. ^ Parole Donnée
  8. ^ Iniziative dell'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, Parigi 22 ottobre 2008
  9. ^ Conseil d'Etat http://www.conseil-etat.fr/cde/node.php?articleid=1058
  10. ^ Consiglio di Stato <http://www.conseil-etat.fr/cde/node.php?articleid=1058
  11. ^ in Bulletin criminel 2004 N° 241 p. 872
  12. ^ art. 630 c.p.p. Fr.:Aucun avocat, aucun avoué ne peut se présenter pour l'accusé contumax. Toutefois, si l'accusé est dans l'impossibilité absolue de déférer à l'injonction contenue dans l'ordonnance prévue par l'article 627-21, ses parents ou ses amis peuvent proposer son excuse.
  13. ^ Convenzione Europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - Studi per la Pace
  14. ^ Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=1&portal=hbkm&action=html&highlight=France%20%7C%20Krombach&sessionid=10131230&skin=hudoc-en
  15. ^ LOI DU 9 MARS 2004 PERBEN II
  16. ^ Cfr.: Art 156 in: http://www.lexinter.net/lois4/chapitre_iv_jugement.htm
  17. ^ Guillaume Perrault, Génération Battisti: ils ne voulaient pas savoir, Plon, 2005 ISBN 978-2-259-20325-8
  18. ^ "E la «pista estera» porta ancora alle stesse due donne di tredici anni fa", Corriere della Sera, 8 agosto 2002

[modifica] Voci correlate

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