Nuclei Armati Rivoluzionari
I Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) furono un gruppo terroristico d'ispirazione neofascista attivo in Italia dal 1977 al novembre del 1981, nato a Roma nel Quartiere Trieste e poi diffusosi in altre città italiane.
Nei quattro anni di attività i NAR furono ritenuti responsabili di 33 omicidi, oltre che della morte di 85 persone cadute nella Strage alla stazione di Bologna, per la quale sono stati condannati come esecutori materiali, con sentenza definitiva, Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.
Indice |
[modifica] Il nome
La genesi del nome viene raccontata così da Valerio Fioravanti: "La sigla (NAR, ndr) nacque perché la sinistra si era inventata questa storia delle sigle e delle rivendicazioni. Così qualcuno cominciò a tirare fuori anche a destra e venne fuori NAR, che somigliava ai NAP, Nuclei Armati Proletari, che a quei tempi erano una delle principali organizzazioni armate della sinistra. Per quel che ricordo io, la usammo per la prima volta dopo l'omicidio Scialabba. Di certo fu coniata in una villa dell'EUR la cui disponibilità ci veniva garantita, quando i padroni erano in vacanza, da un amico che faceva il giardiniere lì. Quella sera io ero in licenza dal servizio militare. La vulgata dice che c'era anche Francesca (Mambro, ndr) e che è stata lei ad inventarla, ma io onestamente non me la ricordo"[1]
[modifica] I componenti del gruppo
Non essendo costituita, per volere degli stessi appartenenti, come un'organizzazione stabile e gerarchicamente strutturata, sarebbe forse quindi più lecito parlare dei Nuclei Armati Rivoluzionari come di una sorta di sigla aperta e messa a disposizione dello spontaneismo armato legato all'estremismo di destra degli anni di piombo. Fatta quindi eccezione per un ristretto nucleo fondativo formato da Giuseppe Valerio Fioravanti (detto Giusva), da suo fratello minore Cristiano Fioravanti, Francesca Mambro, Franco Anselmi ed Alessandro Alibrandi, tutti gli altri componenti sono individuabili in tutta una serie di fiancheggiatori che, con più o meno continuità, hanno partecipato alle azioni del gruppo e legato la propria vicenda personale con questa sigla, tanto che la sentenza del processo a loro carico del 2 maggio 1985, emanarà condanne per ben cinquantatré imputati.
Tra quelli sicuramente più attivi e longevi ci sono sicuramente Dario Pedretti, Massimo Carminati figura chiave e tramite tra i NAR e la malavita organizzata romana, Giorgio Vale proveniente dal movimento di Terza Posizione e che per diverso tempo si divise nella militanza in entrambi i gruppi, Gilberto Cavallini subentrato dopo le prime azioni e poi rimasto nei NAR fino alla fine della loro storia, Luigi Ciavardini entrato giovanissimo nel gruppo ed anch'egli impigliato nella rete del processo per la Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Alri componenti che hanno invece operato più sporadicamente o temporaneamente furono: Stefano Soderini, Claudio Bracci, Stefano Bracci, Massimo Morsello, Mario Corsi, Stefano Tiraboschi, Lino Lai, Paolo Pizzonia, Patrizio Trochei, Walter Sordi, Marco Mario Massimi, Pasquale Belsito, Fiorenzo Trincanato, Andrea Vian, Pasquale Guaglianone, Pierluigi Bragaglia, Luigi Fraschini, Alberto Piccari, Ottorino Addis.
[modifica] Il pensiero
Quello che caratterizza i NAR sin dalla loro nascita, è l'essere un gruppo armato estremamente disorganizzato. Intendendo per disorganizzato non tanto una disorganizzazione nelle azioni militari, quanto un'impossibilità di risalire a un vertice o a un'organizzazione ben definita capace di controllare tutti i membri del gruppo. In sostanza era precisa intenzione dei fondatori quella di realizzare una sigla terroristica di cui chiunque condividesse le intenzioni degli stessi potesse fregiarsi, anche senza avere stretti rapporti con Fioravanti o altri membri del gruppo. Non c'era nei NAR una forte gerarchia interna nè un ferreo controllo sui membri, al punto che chiunque volesse contribuire o partecipare alle azioni del gruppo poteva farlo. Ciò sfocia, soprattutto nei primi tempi, in un reclutamento a man bassa di giovani neofascisti tanto fanatici e desiderosi di azione, quanto inesperti e ingenui di tattica militare e terrorista. I membri storici della banda (Fioravanti, la Mambro, Alibrandi, Vale, Carminati ecc..) erano esperti di tattiche militari e riuscivano a vivere in clandestinità, ma molti membri del gruppo partecipavano a una "guerra" contro lo Stato senza nessuna competenza terrorista.
Questo può essere meglio compreso se si analizza il "pensiero" quanto mai confuso dei NAR, e le loro intenzioni. Volontariamente disorganizzati, spesso isolati e incapaci di tenere i contatti tra loro, i NAR non volevano affatto cercare una rivoluzione sociale o che in qualche modo includesse le masse. In una visione romantica e titanica della politica intendevano la rivoluzione a un livello individuale, nel quale il terrorista è chi spontaneamente si arma contro lo Stato, percepito come un oppressore il cui obbiettivo è appiattire le individualità superiori nella società. A ciò si accompagna un violento disprezzo per le masse, e un'esaltazione superominica del singolo. La rivoluzione dei NAR è in realtà una rivolta nichilista, nella quale non c'è un programma o degli obbiettivi politici da raggiungere, ma solo un folle desiderio di azione, di violenza tesa a esprimere, nella visione dei terroristi, il coraggioso No! di una generazione contro un potere vile e meschino. Senza una coscienza storica nè dei punti di riferimento, Fioravanti e i suoi si limitavano a effettuare rapine e omicidi, avvicinandosi non poco alla criminalità comune più che a quella terroristica.
Non può dunque stupire, premesse queste basi, che molti NAR abbiano poi finito per diventare dei criminali comuni, o abbiano durante la loro militanza intrecciato rapporti con la criminalità comune. Con dei così deboli presupposti politici dietro le loro azioni, i NAR finivano per riporre la politica in secondo piano rispetto all'azione, che finiva per essere fine a se stessa. La stessa lotta armata veniva percepita più in una visione estetica che politica, come luogo di autoaffermazione del singolo. A livello storico, i NAR percepivano se stessi come "il nuovo terrorismo di destra". Se la generazione neofascista precedente la loro, aveva come obbiettivo il golpe, e come mezzo lo stragismo in collusione con lo Stato, i NAR volevano combattere lo Stato, rifiutando le Stragi come mezzo militare.
Per questa serie di motivi, i NAR sono spesso stati additati come terroristi "apolitici" o addirittura anarco-individualisti. Ora se pur volessimo trovare delle consonanze tra l'anarco-individualismo e i NAR, sarebbero delle consonanze forzate, trovate senza collocare storicamente nessuno dei 2 movimenti. Nonostante anche gli individualisti anarchici avessero spesso una visione così titanica della lotta e della libertà, provenivano da fasce sociali quanto mai disagiate, e da una formazione culturale nettamente a sinistra. Per loro la lotta politica, anche se individuale partiva comunque da dei presupposti di eguaglianza, e soprattutto da un desiderio di vendetta e guerra sociale, nel quale i nemici venivano fermamente individuati nelle classi dominanti. Al contrario i NAR provenivano da famiglie molto agiate, di solito fasciste e la visione romantica del terrorismo in loro coincide in un forte disprezzo nei confronti delle masse socialmente inferiori. I NAR non possedevano una coscienza storica e vedevano la crescita delle adesioni alla sinistra radicale come un avvento della plebe, che seppure era teoricamente la massa degli uomini "inferiori nello spirito", storicamente costituiva la massa socialmente inferiore, che dal loro punto di vista metteva in discussione i privilegi di cui le fasce sociali da cui i NAR provenivano avevano sempre goduto. In questo senso anche non volendo considerare i NAR dei "fascisti" (ma sarebbe meglio dire dei mussoliniani), non si può negare loro una forte connotazione politica di estrema destra, e anche se possono essere considerati lontani dalle suggestioni del fascismo italiano, mantenevano una certa vicinanza al nazismo tedesco per quella che era la loro visione del mondo. "Fascisti di destra" insomma, per utilizzare un'espressione evoliana, fascisti cioè del tutto estranei alla propaganda pseudo socialista della RSI.
[modifica] Gli anarchici di destra
"Io non sono mai stato fascista. Sono stato anti-fascista, che è una cosa molto diversa. L'ho detto anche ai giudici di Bologna: cercate una fotografia, una sola, in cui mi si veda fare il saluto fascista. Non ce ne sono"[2]
La peculiarità della storia dei NAR, rispetto a tutte le altre formazioni eversive e terroristiche degli anni settanta, è quella di essere un gruppo molto più politico di altri, ma che la politica intesero farla in maniera anarcoide, distruttiva e autodistruttiva.
Soprattutto del nucleo fondativo (Valerio Fioravanti, Cristiano Fioravanti, Francesca Mambro, Franco Anselmi ed Alessandro Alibrandi), infatti, si possono scorgere quelle singolarità che resero il gruppo un fenomeno assolutamente atipico del terrorismo italiano.
Contrariamente al resto dei movimenti di destra, infatti, i NAR si distaccano ben presto dal partito e riconoscono invece l'importanza dell'abbandono delle ideologie contrapposte e del tentativo di superare l'aspra contrapposizione frontale tra destra e sinistra, tipica di quel periodo e figlia di quella estremizzazione della dialettica politica che, tradotta in violenza armata, portava le due diverse fazioni (destra e sinistra) a rispondere colpo su colpo, azione su azione all'altrui violenza.
"Un altro mutamento che lentamente avviene riguarda l'atteggiamento nei confronti delle formazioni dell'ultrasinistra ivi comprese quelle armate...Le organizzazioni di estrema sinistra armate vengono prese a modello per la serietà e l'impegno dimostrati nelle loro azioni: parlando dei compagni si sottolineava spesso l'unità di generazione e inoltre se ne apprezzava la caratteristica anti-borghese, che voleva essere anche una nostra caratteristica"[3]
Portare a termine una vera e propria lotta contro il potere costituito diventa l'obbiettivo primario del gruppo che rinuncia anche a qualsiasi forma gerarchica interna (propria della destra storica), dimostrando altresì una vera e propria insofferenza verso la stagione dell’eversione che li aveva preceduti e verso quei (cosiddetti) profittatori doppiogiochisti che all’interno degli ambienti della destra radicale erano pronti a sfruttare i giovani militanti incitandoli all'azione, per poi avvantaggiarsi dei frutti della stessa.
"Avevamo un punto di vista anarchico: pensavamo che la rivoluzione non potesse essere governata, organizzata o guidata, altrimenti sarebbe stata solo lotta per il potere, e quella non ci interessava. All'interno (dei NAR, ndr) non c'era alcun rapporto gerarchico. Se io mi sono trovato nella posizione di leadership, è stato solo per una maggior capacità organizzativa, non per una questione politica"[4]
[modifica] Legami con la Banda della Magliana
| Per approfondire, vedi la voce Banda della Magliana. |
Attraverso Massimo Carminati, uno dei loro componenti, i NAR presero contatto con membri della Banda della Magliana, la più grande organizzazione di crimine organizzato operante negli anni settanta ed ottanta a Roma.
"Nella seconda metà del 1978, attraverso Alessandro D'Ortenzi che gravitava intorno alla Banda della Magliana si instauravano rapporti con il prof. Aldo Semerari, il quale, persona di spicco della destra eversiva, faceva da tramite con aderenti a Ordine Nuovo, organizzazione della destra eversiva operante in Roma.
Si stabilivano accordi di commissione in comune di delitti, dai quali gli esponenti della destra avrebbero ottenuto i finanziamenti per le azioni terroristiche e la Banda della Magliana favori professionali dell'ambiente medico/legale.
In questo contesto veniva in contatto con la banda, Massimo Carminati, esponente della destra eversiva e dei NAR che si era anche occupato delle trattative per la liberazione di Paolo Aleandri, sequestrato da esponenti della banda a causa della mancata restituzione di un borsone di armi.
Da quel momento iniziavano i rapporti tra Franco Giuseppucci e il gruppo dei NAR, per il reinvestimento di denaro ed il riciclaggio di preziosi provenienti da rapine, come nel caso dei traveller cheques frutto della rapina in danno della Chase Manhattan Bank."[5]
Anche per diretta ammissione di pentiti quali Claudio Sicilia e Maurizio Abbatino è risaputo che i NAR effettuavano per la banda lavori di manovalanza come riscossione di crediti dell'usura, trasporto di quantitativi di droga oltre che di esecuzioni sommarie su commissione, il tutto in cambio di forniture d’armi, riciclaggio e reinvestimento in usura del denaro proveniente dalle rapine stesse.[6]
Una delle rapine più note è quella del 27 novembre 1979, riguardante dei traveller cheque sottratti da Giusva Fioravanti, Alessandro Alibrandi, Peppe Dimitri e Massimo Carminati presso la Chase Manhattan Bank di Roma e successivamente affidati nelle mani di Franco Giuseppucci che ne organizza l'operazione di riciclaggio ma che gli costeranno, nel gennaio del 1980, un arresto con l'accusa di ricettazione.[7]
Secondo i pentiti Walter Sordi, Angelo Izzo e Cristiano Fioravanti, un altro favore che i NAR ricambiano alla banda è l'omicidio di Mino Pecorelli, direttore del periodico Osservatorio Politico O.P., iscritto alla P2 (con tessera numero 1750) e uomo vicino ai servizi segreti.
Anche l'accattone Antonio Mancini ebbe a confermare questa circostanza aggiungendo che fu "Massimo Carminati a sparare assieme ad Angiolino il biondo (Michelangelo La Barbera, ndr), siciliano. Il delitto era servito alla Banda della Magliana per favorire la crescita del gruppo, favorendo entrature negli ambienti giudiziari, finanziari romani, ossia negli ambienti che detenevano il potere."[8]
[modifica] Rapporti con funzionari pubblici
Particolarmente significativo è il contatto dei NAR all'interno dell'edificio del Ministero della Sanità, utilizzato come deposito segreto di armi assieme ai malviventi della Magliana. Il deposito si trovava negli scantinati dei Servizi di Igiene Pubblica del Ministero; la sua scoperta (25 novembre 1981) portò all'arresto dei due dipendenti ministeriali Alvaro Pompili e Biagio Alesse. Secondo le dichiarazioni del pentito della Magliana Maurizio Abbatino, l'unico membro dei NAR che poteva accedere liberamente all'armeria era Massimo Carminati.
Massimo Carminati, oltre ad essere bene inserito negli ambienti della malavita della Magliana, era in contatto con alcuni agenti deviati del Sismi, in particolare con due alti ufficiali dei servizi segreti: il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte, membri della loggia massonica P2. Carminati e i due ufficiali vennero in seguito condannati per il depistaggio operato nei giorni successivi alla strage di Bologna. Secondo la ricostruzione condotta dagli inquirenti il 13 gennaio 1981 i tre lasciarono sul treno Taranto-Milano una valigia contenente armi, munizioni, esplosivo, passamontagna e biglietti aerei, nel tentativo di sviare le indagini successive alla strage. In particolare, si scoprì che un mitragliatore trovato nella valigia apparteneva all'armeria nascosta nel Ministero della Sanità.
[modifica] L'arresto dei principali leader e fiancheggiatori
- Valerio Fioravanti venne arrestato il 5 febbraio 1981, dopo un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine nei pressi del Canale Scaricatore di Padova dove, assieme alla Mambro, al fratello Cristiano, Gigi Cavallini e Giorgio Vale stavano recuperando delle armi nascoste in precedenza nel letto del canale stesso. Nella sparatoria muoiono i carabinieri Enea Condotto e Luigi Maronese mentre Valerio, ferito alle gambe ed impossibilitato a proseguire la fuga, decide di aspettare in un appartamento della città i soccorsi e quindi di arrendersi e di farsi arrestare. Processato per numerosi reati e dopo sei sentenze della Corte d'Assise d'Appello, è stato condannato complessivamente a 8 ergastoli, per un totale di 134 anni e 8 mesi, di cui 26 scontati dietro le sbarre e 10 in libertà vigilata. Dal 2009, dopo un periodo di semilibertà, è tornato ad essere un uomo libero.
- Cristiano Fioravanti venne arrestato l'8 aprile 1981 a Roma, mentre stava recandosi in un ufficio postale per spedire un telegramma. Il suo pentimento, avvenuto già qualche giorno dopo la sua cattura, portò gli investigatori ad ottenere numerose informazioni sui NAR e sui loro legami con fiancheggiatori esterni. Nella sua confessione coinvolse direttamente anche il fratello Valerio con chiamate in correità ed accuse, poi in parte ritrattate, riguardanti l'attività terroristica del gruppo.
- Francesca Mambro venne arrestata il 5 marzo 1982. Durante un assalto all'agenzia della Bnl di Piazza Irnerio, a Roma, ed il conseguente conflitto a fuoco con le forze dell'ordine sopraggiunte sul posto in cui rimane ucciso anche lo studente Alessandro Caravillani, la Mambro ferita all'inguine da un proiettile e priva di sensi, viene abbandonata dal resto del gruppo davanti all’ospedale ed arrestata. Condannata a diversi ergastoli, il 4 febbraio 2009, la Cassazione le ha concesso la libertà condizionata.
- Franco Anselmi fu ucciso a Roma il 6 marzo 1978 dal fuoco di risposta del proprietario dell'armeria Centofanti durante una rapina commessa assieme con Alibrandi, Valerio e Cristiano Fioravanti. L'anniversario della sua morte fu più volte "celebrato" dai NAR con rapine e omicidi negli anni successivi.
- Peppe Dimitri (vero nome: Giuseppe) fu arrestato il 14 dicembre 1979. Tornato in libertà, morì in un incidente stradale il 30 marzo 2006 nella zona EUR di Roma. Ai suoi funerali, celebrati il successivo 1º aprile, partecipò anche l'allora Ministro Gianni Alemanno (attualmente sindaco di Roma), suo amico di vecchia data.
- Luigi Ciavardini fu arrestato il 4 ottobre 1980, latitante dopo essere stato ferito durante un'azione dei NAR compiuta nel maggio dello stesso anno. Successivamente rimesso in libertà venne nuovamente arrestato a Roma il 9 ottobre 2006, con l'accusa di aver partecipato ad una rapina a Roma. In seguito è stato scagionato da quest'ultima accusa.
- Massimo Sparti fu arrestato il 9 aprile del 1981. Fu rilasciato nel maggio del 1982 per motivi di salute, simulando un tumore al pancreas grazie a medici compiacenti ed all'uso di amfetamine recapitatigli da complici in carcere che ne provocarono il repentino dimagrimento[9], e tornò alle sue attività criminali, per le quali fu arrestato nuovamente nel 1986 e nel 1992. Sparti fu il principale accusatore di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro per quanto concerne la strage di Bologna e, proprio a seguito di questa collaborazione, fu momentaneamente scagionato dalle accuse.
- Massimo Carminati fu arrestato il 22 aprile 1981 vicino al confine svizzero. Successivamente rilasciato, venne nuovamente arrestato per rapina e condannato ad una pesante pena detentiva.
- Alessandro Alibrandi morì il 5 dicembre 1981 in uno scontro a fuoco con le forze dell'ordine.
- Fausto de Vecchi, un falsario amico di Sparti e collaboratore dei NAR, fu arrestato l'8 dicembre 1981. Tornato in libertà fu arrestato nuovamente assieme a Sparti nell'albergo "Due Spade" di Fidenza il 21 dicembre 1986.
- Mario Corsi, già arrestato e rilasciato per la strage di Bologna nel 1981, e indiziato per l'omicidio di Fausto e Iaio a Milano il 18 marzo 1978, venne condannato il 20 aprile 1982 per un assalto contro una scuola compiuto nel 1979. Per Corsi iniziò una lunga serie di processi, condanne e assoluzioni per vari reati compiuti fuori e dentro ai NAR che si protrasse fino al 2000.
- Giorgio Vale morì il 5 maggio 1982 durante un'irruzione delle forze dell'ordine nell'appartamento in cui si era asserragliato, mentre erano in corso trattative da parte della famiglia e del suo avvocato per farlo costituire. La morte di Vale avvenne in circostanze misteriose: nell'appartamento nel quale si trovava furono sparati centinaia di colpi da parte dei poliziotti e, a tutt'oggi, non si sa bene come sia morto.
- Gilberto Cavallini e Stefano Soderini furono arrestati insieme il 12 settembre 1983 in un bar di Milano.
- Pasquale Belsito, condannato in contumacia a cinque ergastoli fu arrestato a Madrid il 30 giugno del 2001, dopo 20 anni di latitanza.
- Pierluigi Bragaglia membro dei Nar, latitante dal 1982 e condannato a 12 anni, è stato arrestato il 3 luglio 2008 a Ilhabela, un piccolo centro dello Stato di S. Paolo, in Brasile[12]. Latitante da 26 anni e con una condanna pendente a dodici anni di reclusione per aver partecipato ad alcune rapine avvenute tra il marzo-aprile del 1981, è stato identificato e fermato in Brasile. Bragaglia, che utilizzava un falso passaporto venezuelano, era titolare di un piccolo albergo - Chalet do Paolo - ed era anche proprietario di un deposito di bevande.
- Pasquale Guaglianone e Peppe Dimitri diventeranno poi membri di Alleanza nazionale, il primo candidato alle elezioni regionali in Lombardia, il secondo consigliere di Gianni Alemanno.
- Luigi Fraschini è stato arrestato a Milano nel marzo 2009.[13]
La sentenza del primo processo contro i Nuclei Armati Rivoluzionari del 2 maggio 1985 ha condannato un totale di 53 persone per le attività terroristiche del gruppo.
[modifica] Note
- ^ Storia Nera - Andrea Colombo, pp.108
- ^ Storia Nera - Andrea Colombo [1], pp.31
- ^ A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti - Giovanni Bianconi [2], pp.142
- ^ Storia Nera - Andrea Colombo [3], pp.111
- ^ Sentenza d’Appello Omicidio Pecorelli (Perugia, 17 novembre 2002)
- ^ Banda della Magliana rapporti con i NAR Intervista a Maurizio Abatino - La Storia Siamo Noi
- ^ Ragazzi di malavita. Fatti e misfatti della Banda della Magliana - Giovanni Bianconi [4], pp.56
- ^ Interrogatorio di Mancini al pm di Perugia dell'11.03.1994 - Ragazzi di malavita. Fatti e misfatti della Banda della Magliana - Giovanni Bianconi [5], pp.162
- ^ La Storia siamo noi, 2 agosto 1980, la strage. (non confermato dai dati processuali, ma testimoniato dal figlio Stefano)
- ^ Fulminato sulla strada a colpi di pistola su IlGiornale.it
- ^ La faida del litorale Presi i gambizzatori di don Vito Triassi su IlGiornale.it
- ^ Terrorismo, catturato in Brasile l'ex Nar Pierluigi Bragaglia su LaRepubblica.it
- ^ Ex terrorista Nar arrestato per rapine banca nel Milanese su L'Unità
- ^ Sgominata banda di trafficantiTra gli arrestati anche un ex Nar su Quotidiano.net
[modifica] Bibliografia
- Quadrini F. Ottieri O. Vitali W. La strage di Bologna. La requisitoria al processo di appello del sostituto procuratore della Repubblica Franco Quadrini, Edizioni del Titano, 1994. ISBN 88-86163-04-5
- Giorgio Cingolani; Pino Adriano, Corpi di reato. Quattro storie degli anni di piombo, Milano, Costa & Nolan, 2000. ISBN 978-88-489-0037-9
- Boschetti A., Ciammitti A. La strage di Bologna, Edizioni BeccoGiallo, 2006.
- Colombo A. Storia Nera, Edizioni Cairo Editore, 2007.
[modifica] Collegamenti esterni
- La vicenda politico-giudiziaria STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980
- Puntata curata da Giovanni Minoli sul terrorismo di destra negli anni '70 a Roma