Franco Giuseppucci

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Franco Giuseppucci

Franco Giuseppucci, anche noto come Er Fornaretto e, in seguito, come Er Negro (Roma, 3 marzo 1947Roma, 13 settembre 1980), è stato un criminale italiano, uno dei boss dell'organizzazione criminale romana nota come la Banda della Magliana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi del Fornaretto[modifica | modifica sorgente]

Giuseppucci nasce in un piccolo appartamento nel quartiere di Trastevere dove rimarrà anche dopo che il padre perse la vita in uno scontro armato con le forze dell’ordine durante una rapina. Adolescente, inizia a lavorare presso il forno di famiglia aiutando il padre da cui eredita il soprannome di Fornaretto (che col passare del tempo cambierà in er Negro, per via della sua carnagione molto scura) ma non la passione per quel lavoro che per lui è insoddisfacente, perché molto impegnativo e poco remunerativo.[1].

Fisico possente e con l’occhio sinistro di vetro a causa di un incidente stradale[1], presto si sposa con Patrizia, una ragazza di 12 anni più giovane di lui, da cui nel 1978 avrà anche un figlio. Fascista convinto, con tanto di busto di Mussolini in casa, tramite le azioni di propaganda per l’MSI ha modo di incrociare anche molti giovani attivisti “neri” come Massimo Carminati, neofascista, criminale comune e molte amicizie nell’eversione nera dei Nar: tutte conoscenze che, più tardi, Giuseppucci avrà modo di far fruttare nelle attività criminose con la Banda della Magliana.

Abbandonato, dopo alcuni anni, il forno paterno trova un posto come buttafuori in una sala corse di Ostia[1] dove inizierà a fare le prime conoscenze nell'ambiente della mala romana e ad intraprendere la carriera criminale con una batteria di rapinatori del Trullo. Già durante i primi reati si fa riconoscere per la sua dote di leadership, una personalità con grande carisma nell’ambiente malavitoso e noto per la sua intraprendenza. La sua prima denuncia risale al 1974 per detenzione e porto illegale di una pistola.[1]

In quegli anni, nella zona dell’Alberone, si riunivano varie batterie di rapinatori, provenienti anche da Testaccio che, spesso e volentieri, affidano le loro armi a Giuseppucci, il quale le custodisce all’interno di una sua roulotte parcheggiata al Gianicolo.[1] Quando la polizia scopre la cosa Giuseppucci viene arrestato ma, giocando sul fatto che la roulotte avesse un vetro rotto e (quindi) senza la prova giudiziale della consapevolezza, da parte del proprietario, che dentro il mezzo fossero nascoste delle armi, er Negro se la cava con solo qualche mese di detenzione.[1]

La Banda della Magliana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Banda della Magliana.

Qualche tempo dopo la sua scarcerazione, Giuseppucci subisce il furto di un maggiolone Volkswagen a bordo del quale si trova un borsone di armi affidatogli da Enrico De Pedis.[1] Dopo accurate ricerche, Giuseppucci viene a sapere che le armi, incautamente sottratte da Giovanni Tigani (detto Paperino), sono finite nelle mani di Emilio Castelletti rapinatore che all’epoca operava in una batteria del quartiere San Paolo capeggiata da Maurizio Abbatino a cui er Negro si rivolge per reclamarne la restituzione.

« Era accaduto che Giovanni Tigani, la cui attivita' era quella di scippatore, si era impossessato di un'auto Vw "maggiolone" cabrio, a bordo nella quale Franco Giuseppucci custodiva un "borsone" di armi appartenenti ad Enrico De Pedis. Il Giuseppucci aveva lasciato l'auto, con le chiavi inserite, davanti al cinema "Vittoria", mentre consumava qualcosa al bar. Il Tigani, ignaro di chi fosse il proprietario dell'auto e di cosa essa contenesse, se ne era impossessato. Accortosi pero' delle armi, si era recato al Trullo e, incontrato qui Emilio Castelletti che gia' conosceva, gliele aveva vendute, mi sembra per un paio di milioni di lire. L'epoca di questo fatto e' di poco successiva ad una scarcerazione di Emilio Castelletti in precedenza detenuto. Franco Giuseppucci, non perse tempo e si mise immediatamente alla ricerca dell'auto e soprattutto delle armi che vi erano custodite e lo stesso giorno, non so se informato proprio dal Tigani, venne a reclamare le armi stesse. Fu questa l'occasione nella quale conoscemmo Franco Giuseppucci il quale si uni' a noi che gia' conoscevamo Enrico De Pedis cui egli faceva capo, che fece sì che ci si aggregasse con lo stesso. La "batteria" si costituì tra noi quando ci unimmo, nelle circostanze ora riferite, con Franco Giuseppucci. Di qui ci imponemmo gli obblighi di esclusivita' e di solidarieta' »
(Interrogatorio di Maurizio Abbatino del 13/12/1992[2])

Dall'incontro tra i due, insieme anche al De Pedis, nasce quindi l'idea di unire le forze in campo per trasformare quella che in un primo tempo era nata come una semplice "batteria" in una vera e propria "banda" per il controllo della criminalità romana e che, da lì a poco, verrà conosciuta come Banda della Magliana.[3]

La morte[modifica | modifica sorgente]

Articolo dell'omicidio di Franco Giuseppucci sul Messaggero del 14 settembre 1980

Giuseppucci fu uno dei fondatori della Banda ma anche il primo a cadere, ucciso a Piazza San Cosimato nel quartiere di Trastevere il 13 settembre 1980 con un colpo di pistola, da parte di esponenti del clan rivale della famiglia Proietti, detti i pesciaroli.[3] Raggiunto da una pallottola nel fianco mentre è appena salito sulla sua Renault 5, er Negro mette in moto la vettura e riesce ad arrivare fino in ospedale, crollando poi fra le braccia degli infermieri e morendo mentre i medici stanno per intervenire.

La morte del Negro fu un pretesto per scatenare una guerra di rappresaglia contro i pesciaroli (con gravissime perdite riportate da parte del Clan Proietti) la quale segnò però anche un forte momento di aggregazione della Banda.[3]

Il Libanese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Libanese.

La figura di Franco Giuseppucci ha ispirato il personaggio del Libanese (detto anche Libano o l'Ottavo Re di Roma), uno dei protagonisti del libro Romanzo criminale scritto nel 2002 da Giancarlo De Cataldo e riferito alle vicende realmente avvenute della Banda della Magliana. Nell'omonimo film che ne verrà poi tratto, diretto da Michele Placido nel 2005, il personaggio del Libanese fu interpretato dall'attore Pierfrancesco Favino, mentre nella serie televisiva, diretta da Stefano Sollima, i suoi panni furono vestiti da Francesco Montanari.

Nel film, l'omicidio del Libanese avviene in un'altra piazza trasteverina, Piazza Santa Maria in Trastevere, mentre nello sceneggiato viene ucciso sotto casa della madre, in zona Magliana.

Francesco Sarcina, de Le Vibrazioni, ha scritto e interpretato appositamente per la seconda stagione della serie televisiva il brano musicale Libanese il Re, incluso nelle compilation Romanzo criminale - Il CD.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g Storia criminale del figlio di un fornaio, Misteri d'Italia. URL consultato il 4 luglio 2012.
  2. ^ Interrogatorio di Maurizio Abbatino del 13.12.92.
  3. ^ a b c Cristiano Armati, Italia criminale, Newton Compton Editori, 2012, pp. 258–, ISBN 978-88-541-4175-9. URL consultato il 3 luglio 2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]