Tupamaros

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Tupamaros
Bandera dels Tupamaros.svg
Bandiera del Movimento di Liberazione Nazionale Tupamaros
Attiva 1966 - 1972
Nazione Uruguay Uruguay
Contesto Operazione Condor
Ideologia Estrema sinistra
Affinità politiche Montoneros
Componenti
Fondatori Raúl Sendic
Componenti principali Jorge Zabalza
José Mujica
Eleuterio Fernández Huidobro
Julio Marenales
Mauricio Rosencof
Adolfo Wasem
Henry Engler
Jorge Manera
Attività
Azioni principali Rapimento di Geoffrey Jackson
Primi collaboratori di giustizia Héctor Amodio Pérez
[senza fonte]
« O bailan todos, o no baila nadie »
(Slogan dei Tupamaros)

I Tupamaros, noti anche sotto il nome di MLN (Movimiento de Liberación Nacional, o Movimento di Liberazione Nazionale), furono un'organizzazione di guerriglia urbana di ispirazione marxista-leninista, attiva in Uruguay tra gli anni sessanta e gli anni settanta. Il MLN è inestricabilmente connesso al suo leader più importante, Raúl Sendic (Raúl Sendic Antonaccio) - militante del Partito Socialista dell'Uruguay - e alla sua concezione delle politiche sociali da adottare.

Nascita del movimento[modifica | modifica sorgente]

Il movimento Tupamaro assunse il suo nome riprendendojo dal romanzo Ismael del 1988 di Eduardo Acevedo Díaz che parlava delle truppe dei "contadini, nativi o criollos, rappresentati nel testo come gli uomini al seguito del libertador José Gervasio Artigas e comparati da spagnoli e proprietari terrieri alle truppe al seguito di Túpac Amaru II"[1], "l'autore spiegava come la denominazione tupamaro fosse usata spregiativamente dalla classe dominante (...) Si scelse il riferimento storico ai tupamaros di José Gervasio Artigas (...) con l'obiettivo di dargli una connotazione più aperta e capace di andare oltre i tradizionali riferimenti troppo legati alla sinistra eurocentrica (...)"[2] ed avere invece un forte richiamo ad Artigas e al coragggioso ed eroico Inca, Túpac Amaru II. Le sue origini lo collegano all'unione creatasi fra il Movimiento de Apoyo al Campesino (Movimento di Sostegno al Contadino), fondato da Sendic nelle aree rurali più povere, e i membri dei sindacati. Tale unione si irrobustì in stretta correlazione all'ascesa in Uruguay del potere militare, che approdò a una famigerata dittatura repressiva nel 1973 e 1974.

Secondo il dirigente dell'organizzazione e oggi senatore in Uruguay, Eleuterio Fernández Huidobro, la nascita del movimento dei Tupamaros risale al 1965.

Esso cominciò con l'attività di rapina alle banche, con l'attacco ai circoli e ad altre attività imprenditoriali ai primi degli anni sessanta, cui seguiva la distribuzione ai poveri di Montevideo del cibo e dei soldi così rubati. Esso assunse il motto "Il mondo ci divide; l'azione ci unisce"[3].

La sinistra parlamentare, soprattutto il Partito Comunista dell'Uruguay, si espresse inizialmente circa i Tupamaros in duri termini ma dovette presto mutare atteggiamento e rassegnarsi a convivere con il movimento a causa della forte crescita di questo dopo il 1968 in tutto il paese. Non se ne conosce esattamente la consistenza numerica durante tutto il periodo di tempo in cui il movimento fu attivo nel corso della dittatura militare. Le fonti storiche parlano di cifre approssimative, che vanno dalle 6.000 alle 10.000 persone.

All'inizio si astenne da azioni armate e dalla violenza; miravano a chiarire sempre di essere un movimento politico e non guerrigliero; l'eventuale uso della violenza sarebbe avvenuto in base alla strategia e alle possibilità di successo. Nel giugno 1968, il Presidente Jorge Pacheco, nel tentativo di sopprimere l'agitazione che scuoteva il mondo sindacale, proclamò lo stato d'emergenza e annullò ogni garanzia costituzionale. Il governo imprigionò i dissidenti politici, fece ricorso alla tortura nel corso degli interrogatori di polizia e represse con brutalità le dimostrazioni di protesta. Il movimento Tupamaro s'impegnò allora in azioni di sequestro politico, "propaganda armata" e omicidi. Di particolare risonanza furono i rapimenti del potente manager bancario Pereyra Rebervel e dell'ambasciatore britannico in Uruguay, Geoffrey Jackson, come pure l'assassinio di Dan Mitrione, l'agente dell'FBI accusato di aver insegnato tecniche di tortura alle forze di polizia in vari paesi americani. Pereyra Rebervel era un amico intimo del Presidente Jorge Pacheco ed era particolarmente impopolare per aver ucciso una volta uno strillone per aver venduto un foglio che lo attaccava. Fu rilasciato quattro giorni più tardi, illeso ma un po' più grasso[4]. Gli stessi Tupamaros hanno raccontato alcune delle loro azioni più spettacolari nel libro Nous les Tupamaros, pubblicato a Parigi nel 1971: è una specie di manuale d'istruzioni per i furti d'appartamento, le rapine, i sequestri, etc...

L'acme del movimento[modifica | modifica sorgente]

L'acme del movimento Tupamaro si ebbe nel 1970 e nel 1971. Durante questo periodo esso fece grande ricorso al suo Cárcel del Pueblo (ossia Carcere del Popolo) in cui esso tenne prigionieri quanti erano sequestrati, sottoponendoli a interrogatori, senza tuttavia ricorrere alla tortura, prima di rendere di pubblico dominio i risultati di tali interrogatori. Nel 1971 più di 100 Tupamaros arrestati fuggirono dal carcere di Punta Carretas. Nello stesso anno, in un episodio poco chiaro, Pascasio Báez, un lavoratore rurale che per caso aveva scoperto uno dei loro nascondigli fu ucciso.

Nondimeno il movimento fu intralciato da una serie di avvenimenti, fra cui alcuni suoi rilevanti passi falsi strategici, il tradimento di uno dei suoi più importanti dirigenti, Héctor Amodio Pérez, nonché la controffensiva dell'esercito uruguayano e delle forze di polizia, al cui interno s'era organizzato il famigerato Escuadrón de la Muerte (Squadrone della Morte), composto da ufficiali di polizia cui furono concessi ampi poteri per combattere i Tupamaros.

Con le forze di polizia, addestrate dallo statunitense Office of Public Safety (OPS), i militari uruguayani dettero il via a una sanguinosa campagna di arresti di massa e di "eliminazioni" mirate che ebbero come effetto la dispersione di quei guerriglieri che non erano stati uccisi o arrestati. Il loro uso della tortura fu particolarmente raccapricciante, e dal 1972 il MLN cominciò ad essere severamente indebolito. I suoi principali esponenti furono incarcerati in condizioni terribili per i successivi 12 anni.

Malgrado la minacciosità del MLN fosse notevolmente scemata, il governo civile di Juan María Bordaberry, senza alcun sostegno politico da parte del suo partito (il Partido Colorado) si piegò alle pressioni delle forze armate uruguayane e cedette di fatto il controllo governativo ai militari nel luglio 1973 in una sorta di colpo di Stato senza spargimento di sangue che condusse a una repressione ancora più violenta contro la popolazione e alla soppressione di tutti i partiti politici. Il mese seguente, i Tupamaros formarono la Giunta Coordinata Rivoluzionaria con altri gruppi della sinistra politica che conducevano azioni di guerriglia urbana nel cosiddetto Cono Sud. L'anno seguente, vari regimi dittatoriali sud-americani risposero con una solidale campagna internazionale di contro-guerriglia nota come Operazione Condor.

Dal 1973 al 1985[modifica | modifica sorgente]

I militari catturarono i dirigenti tupamaros Raúl Sendic, Eleuterio Fernández Huidobro, Mauricio Rosencof, José Mujica, Adolfo Wasem, Julio Marenales, Henry Engler, Jorge Manera e Jorge Zabalza, che furono incarcerati in condizioni di bestiale inumanità, di continua tortura, cercando di impedir loro qualsiasi comunicazione (provata in seguito da organismi neutrali come la Croce Rossa Internazionale) e sotto la minaccia di esecuzione nel caso una qualsiasi azione fosse stata portata a compimento dal MLN-T, di qualsiasi natura essa fosse.

In esilio, i Tupamaros si mantennero in atteggiamento sostanzialmente passivo e non organizzarono o parteciparono ad azioni esterne al territorio uruguaiano, sebbene partecipassero a diverse campagne di denuncia contro l'operato dei militari.

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Dopo che la democrazia fu restaurata in Uruguay nel 1985, i Tupamaros tornarono alla vita pubblica e nella competizione politica con il MLN, negli anni seguenti crearono un'allenza politica con altre forze attraverso il Movimiento de Participación Popular (Movimento di Partecipazione Popolare), MPP che venne formalizzata nel 1989. Nel 1989, anno della morte per Sclerosi laterale amiotrofica di Raúl Sendic, furono ammessi (per quanto non all'unanimità) nel Fronte Ampio, coalizione politica che comprende i maggiori raggruppamenti di sinistra del Paese.

Dopo la vittoria elettorale del Fronte Ampio il 31 ottobre 2004, due antichi militanti dei Tupamaros, José Mujica e Nora Castro, sono diventati, rispettivamente, Ministro dell'Allevamento dell'Agricoltura e della pesca e presidenti della Camera dei Deputati.

Il 30 novembre 2009 José Mujica viene eletto presidente dell'Uruguay entrando in carica il 1 marzo 2010.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Angelucci Nadia e Tarquini Gianni presentazione di Erri De Luca, Il Presidente impossibile. Pepe Mujica da guerrigliero a Capo di stato, Nova delphi, 2014.
  2. ^ Angelucci Nadia e Tarquini Gianni presentazione di Erri De Luca, Il Presidente impossibile. Pepe Mujica da guerrigliero a Capo di stato, Nova Delphi, 2014.
  3. ^ A. J. Langguth, Hidden Terrors, Pantheon Books, 1978 Chapter 4)
  4. ^ Nous les Tupamaros, Paris, 1971

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