Valerio Fioravanti

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Giuseppe Valerio Fioravanti detto Giusva (Rovereto, 28 marzo 1958) è un ex terrorista italiano.

Dopo una breve carriera di attore diviene un militante neofascista a capo del gruppo terroristico di estrema destra Nuclei Armati Rivoluzionari. Riconosciuto colpevole con sentenze passate in giudicato della strage di Bologna del 2 agosto 1980 e complessivamente dell'omicidio di 93 persone,[1] dopo ventisei anni di detenzione è attualmente fuori dal carcere.

Indice

[modifica] Biografia

Nato a Rovereto in provincia di Trento, ma cresciuto a Roma nel quartiere Monteverde, Giuseppe Valerio Fioravanti è il primogenito di Mario (ex annunciatore RAI) e di Ida (casalinga). Dopo di lui vengono due gemelli: Cristiano e Cristina.

[modifica] La breve carriera di attore

Grazie all'aiuto del padre, Valerio recita alcuni ruoli televisivi e cinematografici minori insieme ai fratelli. Esordisce come comparsa in un episodio di Boccaccio '70 per la regia di Fellini. A cinque anni recita insieme ai due fratelli in alcuni spot pubblicitari per la trasmissione Carosello: è in questa circostanza che gli viene attribuito il soprannome di Giusva.[2] Nel 1967 appare nello sceneggiato televisivo La fiera della vanità.

Diventa popolare l'anno successivo con un'altra serie televisiva: La famiglia Benvenuti di Alfredo Giannetti con Enrico Maria Salerno. Prosegue poi lavorando in alcuni film western all'italiana: Cjamango (1967), L'odio è il mio Dio (1969), La taglia è tua... l'uomo l'ammazzo io (1969) e Shango, la pistola infallibile (1970).

Viene iscritto al Liceo Scientifico John Fitzgerald Kennedy di Roma, nella zona di Trastevere, e nel frattempo inizia la sua militanza d'estrema destra. Parte per gli Stati Uniti per un anno di studio a Portland, nell'Oregon.

Torna in Italia per le riprese del film Grazie... nonna (1975), una commedia erotica all'italiana con Edwige Fenech, Gianfranco D'Angelo ed Enrico Simonetti dove ha il ruolo da protagonista di un timido adolescente.

[modifica] Eversione e terrorismo

Ritornato a Roma si iscrive all'Istituto Paritario Mons. Tozzi, nella zona di Monteverde. Frequentando la scuola e la locale sezione del MSI, Valerio fa la conoscenza di Franco Anselmi, Massimo Carminati e Alessandro Alibrandi, quest'ultimo figlio del giudice Antonio Alibrandi e che di lì a breve, assieme Fioravanti, sarà tra i fondatori dei Nuclei Armati Rivoluzionari.

Il primo episodio criminale per cui viene riconosciuto colpevole risale al 28 febbraio del 1978 quando uccide, con alcuni colpi di arma da fuoco, il ventiquattrenne Roberto Scialabba. Quel giorno ricorre il terzo anniversario della morte di Mikis Mantakas, giovane militante del FUAN assassinato durante una manifestazione e Fioravanti, assieme ad alcuni fidati camerati, decide di vendicare la cosa con un agguato ad un piccolo un gruppo di militanti comunisti, in piazza Don Bosco a Cinecittà, finendo con un colpo alla nuca Scialabba.

Partecipa poi a uno scontro a fuoco con la polizia davanti al cinema romano Rouge et Noir, dove si proietta Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini. In questa circostanza viene arrestato e trattenuto per alcuni giorni per aver lanciato un tubo innocenti contro un agente.

Iscrittosi all'Università di Perugia, l'abbandona per arruolarsi nell'Esercito e frequenta la Scuola di Fanteria di Cesano, per poi poter essere inviato alla SMIPAR (Scuola Militare di Paracadutismo, oggi CAPAR) di Pisa.

Nei quattro mesi di permanenza a Pisa, tuttavia, si rivela estremamente insofferente alla disciplina militare, colleziona diverse punizioni e viene infine inviato alla caserma di Spilimbergo. Una sera in cui è di guardia alla polveriera, viene a trovarlo Alibrandi in compagnia di altri amici romani. Valerio decide di appropriarsi di una Campagnola dell'esercito e di portare in giro gli amici. Quella stessa sera vengono sottratte dalla polveriera 144 bombe a mano. La mancanza viene scoperta e Fioravanti verrà poi condannato dal Tribunale Militare di Padova (con sentenza del 14 giugno 1979) a otto mesi di reclusione, con i doppi benefici di Legge, per il furto dell'automezzo e l'abbandono del posto di guardia.

Il 9 gennaio 1979 Fioravanti, insieme ad altre tre persone, assalta la sede romana di Radio Città Futura dove è in corso una trasmissione gestita da un gruppo femminista. Il gruppo appicca il fuoco ai locali della radio e ferisce a colpi di mitra quattro impiegate che cercano di fuggire. Il 16 giugno dello stesso anno guida l'assalto alla sezione del PCI dell'Esquilino a Roma dove si tiene un'assemblea congiunta (del quartiere e dei ferrovieri) con oltre cinquanta persone. A seguito del lancio di due bombe a mano, nonché svariati colpi di arma da fuoco, rimangono ferite venticinque persone. Nonostante una sentenza passata in giudicato lo accusi di aver guidato il commando, Fioravanti ha sempre negato questo addebito.[3]

Il 17 dicembre pianifica, insieme ad altri terroristi, l'omicidio dell'avvocato Giorgio Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura di Pierluigi Concutelli, leader neofascista. Fioravanti non ha mai visto la vittima e ne conosce solo una sommaria descrizione. L'agguato viene teso sotto lo studio dell'avvocato, ma ad essere ucciso è un inconsapevole geometra di 24 anni, Antonio Leandri, vittima di uno scambio di persona e colpevole di essersi voltato al grido Avvocato! lanciato da Fioravanti.

Il 6 febbraio 1980 Fioravanti uccide il poliziotto diciannovenne Maurizio Arnesano. Lo scopo dell'omicidio è quello di impadronirsi del suo mitra. Al sostituto procuratore di Roma, il 13 aprile 1981, il fratello Cristiano dichiara: «La mattina dell'omicidio Arnesano, Valerio mi disse che un poliziotto gli avrebbe dato un mitra; io, incredulo, chiesi a che prezzo ed egli mi rispose: "Gratuitamente"; fece un sorriso ed io capii».

Il 30 marzo assieme a un commando di terroristi assalta il distretto militare di via Cesarotti a Padova. Un sergente viene ferito e vengono rubati 4 mitragliatrici MG 42/59, 5 fucili automatici, pistole e proiettili. Sul muro della caserma, prima di andarsene, Francesca Mambro firma la rapina con la sigla BR per depistare le indagini.

Il 28 maggio partecipa all'uccisione dell'appuntato di Polizia Franco Evangelista (detto Serpico), davanti al Liceo romano Giulio Cesare. Valerio, Francesca Mambro, Gilberto Cavallini, Giorgio Vale e Luigi Ciavardini quel giorno hanno l'obiettivo di disarmare degli agenti e di schiaffeggiarli, in modo da ridicolizzare la crescente militarizzazione del territorio da parte delle forze dell'ordine, ma la reazione dei poliziotti, in servizio di vigilanza davanti al liceo, scatenò un conflitto a fuoco con la conseguente morte di Evangelista ed il ferimento di altri due agenti.

Il 23 giugno viene assassinato a Roma il sostituto procuratore Mario Amato.[4] Nel processo che, anni più tardi, verra celebrato contro i NAR, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro (come mandanti) e Gilberto Cavallini (come esecutore materiale) verranno ritenuti responsabili per questo omicidio. Mario Amato aveva ereditato i fascicoli d'indagine dal giudice Vittorio Occorsio e da due anni conduceva le principali inchieste sui movimenti eversivi di destra. Poco tempo prima di essere assassinato aveva chiesto l'uso di un'auto blindata che gli era stato negato. All'indomani dell'omicidio i NAR telefonano ad un quotidiano e fanno ritrovare un volantino di rivendicazione: «Oggi 23 giugno 1980 alle ore 8.05, abbiamo eseguito la sentenza di morte emanata contro il sostituto procuratore Mario Amato, per le cui mani passavano tutti i processi a carico dei camerati. Oggi egli ha chiuso la sua squallida esistenza imbottito di piombo. Altri, ancora, pagheranno». Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando «alla visione di una verità d'assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi». Alla notizia dell'avvenuto omicidio, Fioravanti e Francesca Mambro festeggiarono, secondo le loro stesse dichiarazioni, consumando ostriche e brindando con champagne.[5]

[modifica] La strage di Bologna

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Strage di Bologna.

Il 2 agosto 1980 alle ore 10.25, nella sala d'aspetto di 2ª Classe della Stazione di Bologna Centrale, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplode uccidendo ottantacinque persone e ferendone oltre duecento. Il 26 agosto dello stesso anno la Procura della Repubblica di Bologna emette ventotto ordini di cattura nei confronti di altrettanti militanti di gruppi di estrema destra, tra cui Fioravanti.

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si giunge ad una sentenza definitiva: il 23 novembre 1995 Fioravanti è condannato dalla Corte di Cassazione all'ergastolo con l'accusa di essere l'esecutore materiale della strage, insieme a Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

Fioravanti, Mambro e Ciavardini, anche dopo la condanna in Cassazione, hanno sempre negato di essere coinvolti nella strage: i tre hanno sempre affermato di trovarsi effettivamente insieme quel giorno, ma a Padova, non a Bologna.

[modifica] Gli ultimi omicidi e la cattura

Il 9 settembre 1980 alcuni appartenenti ai NAR, tra cui Giorgio Vale, Mambro, Fioravanti e il fratello Cristiano, uccidono Francesco Mangiameli – dirigente di Terza Posizione in Sicilia – accusato di aver sottratto agli stessi NAR i soldi destinati ad organizzare l'evasione del terrorista Pierluigi Concutelli.

Il 5 febbraio 1981 Mambro e Fioravanti, insieme ad altri militanti NAR, tentano di recuperare delle armi nascoste in un canale presso Padova. Vengono però scoperti da due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo emerge che, una volta scoperto, Fioravanti finge di arrendersi. Poi grida alla Mambro, nascosta dietro un'auto: «Spara, spara!». Fioravanti viene però ferito durante il conflitto a fuoco, in seguito al quale i due carabinieri rimangono uccisi. Ferito gravemente alle gambe, viene abbandonato dai sodali in un appartamento nel centro di Padova, ed arrestato la notte stessa.

Il 30 settembre 1981 i NAR uccidono il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché sospettato di delazione. Alla spedizione punitiva partecipa anche Francesca Mambro.

Suo fratello Cristiano, una volta arrestato, non esita ad accusarlo di molti altri crimini, tra i quali l'omicidio di Pecorelli e di Mattarella. Pur venendogli contestati vari reati (omicidio, rapina, conflitto a fuoco) viene liberato dopo poco tempo a seguito del suo ruolo di pentito e collaboratore di giustizia.

[modifica] Le condanne e la pena

Con sei sentenze della Corte d'Assise d'Appello è condannato per numerosi reati, tra cui terrorismo, furto e rapina, a 8 ergastoli e al carcere per complessivi 134 anni e 8 mesi, sconta in tutto 26 anni di reclusione compresi 10 di libertà vigilata.

Nel febbraio del 1985 sposa in carcere Francesca Mambro. Oggi hanno una figlia.

Nel 1997 scrive un film-documentario sul carcere insieme allo scrittore Pablo Echaurren e a Francesca D'Aloja e ne cura anche la regia. Il film si intitola Piccoli ergastoli e viene presentato al Festival di Venezia dello stesso anno nella sezione "Eventi speciali".[6] In occasione della proiezione Fioravanti – insieme alla Mambro – gode di un permesso premio di 10 giorni.

Dal luglio 1999 fruisce del regime di semilibertà in regime di lavoro esterno presso l'associazione Nessuno tocchi Caino.

Dal mese di aprile 2009, dopo un periodo di semilibertà, diviene un uomo libero la cui pena è considerata estinta. Gennaro Mokbel sostiene di aver contribuito, anche economicamente, alla libertà di Fioravanti,[7] ma quest'ultimo ha sempre negato l'interessamento del faccendiere romano.[8]

[modifica] Selezione di opere

  • Pablo Echaurren, Valerio Fioravanti, Rebibbia rhapsody, Viterbo, Nuovi Equilibri, 1996, ISBN 978-88-7226-295-5.
  • Pablo Echaurren, Valerio Fioravanti, Piccoli ergastoli, Viterbo, Nuovi Equilibri, 1998, ISBN 978-88-7226-395-2.

[modifica] Filmografia

[modifica] Regista e autore

[modifica] Prosa televisiva

[modifica] Curiosità

[modifica] Note

  1. ^ Cfr. Archivio '900. Giuseppe Valerio Fioravanti. URL consultato il 19-07-2010.
  2. ^ Cfr. Marco Giusti, Il grande libro di Carosello, Milano, Frassinelli, 2004, ISBN 978-88-7684-785-1.
  3. ^ Cfr. Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Curricula criminali di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti. URL consultato il 19-07-2010.
  4. ^ Paolo Bolognesi: Giudice Mario Amato Ucciso dai N.A.R.. URL consultato il 19-07-2010.
  5. ^ Aldo Balzanelli. «Alla sbarra i killer di Amato». la Repubblica, 7 1 1986, p. 17. URL consultato in data 19-07-2010.
  6. ^ Cfr. la scheda del film sull'Internet Movie Database.
  7. ^ «Le intercettazioni, Mokbel: «Mambro e Fioravanti li ho tirati fuori io»». Il Messaggero, 24 2 2010. URL consultato in data 19-07-2010.
  8. ^ «Giusva Fioravanti: «Mokbel? Un mascalzoncello di quartiere»». Il Messaggero, 25 2 2010. URL consultato in data 19-07-2010.

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Bianconi, A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti, terrorista neo-fascista quasi per caso, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2007, ISBN 978-88-6073-178-4.
  • Giancarlo Capaldo, Loris D'Ambrosio, L'eversione di destra a Roma dal 1977 al 1983 in: Vittorio Borraccetti (a cura di), Eversione di destra, terrorismo e stragi. I fatti e l'intervento giudiziario, Milano, Franco Angeli, 1986, (ISBN non disponibile).
  • Mario Caprara, Gianluca Semprini, Destra estrema e criminale, Roma, Newton Compton, 2007, ISBN 978-88-541-0883-7.
  • Andrea Colombo, Storia nera. Bologna la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, Torino, Cairo Publishing, 2007, ISBN 978-88-6052-091-3.
  • Piero Corsini, Storia di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Napoli, Pironti, 1999, ISBN 978-88-7937-222-0.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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