Operazione manifesti cinesi

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Operazione manifesti cinesi è stata una tipica operazione "false flag" attuata nel febbraio del 1966 su responsabilità di Federico Umberto D'Amato, capo dell'Ufficio Affari Riservati del Viminale ed affidata all'agente del Counter Intelligence Corps Mario Tedeschi, il quale si servirà per l'opera di manovalanza degli uomini di Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie. Ha consistito nell'affissione illegale di manifesti inneggianti alla Cina maoista a firma di fantomatici gruppi comunisti italiani filocinesi. Furono scritti dal giornalista Giuseppe Bonanni, del "Borghese". Le principali affissioni avvennero a Roma, Milano, Mestre, Venezia, Padova. Questo con un duplice scopo: fomentare divisioni all'interno della sinistra, ed impaurire l'opinione pubblica di fronte all'esistenza di tali gruppi estremisti. Nello stesso ambito fu promossa tramite fondi CIA la fondazione del primo gruppuscolo, il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista).[1]

[modifica] Note

  1. ^ Fabrizio Calvi - Fredéric Laurént, "Piazza Fontana. La verità su una strage", Ed. Mondadori, Milano 1997, pp. 342
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