False flag

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Tecniche di intelligence

False flag (in italiano operatività sotto falsa bandiera) è una tattica segreta condotta nell'ambito di operazioni militari o attività di spionaggio, condotte in genere da governi, servizi segreti, e agenzie d'intelligence, progettata per apparire come perseguita da altri enti e organizzazioni, anche attraverso l'infiltrazione o lo spionaggio di questi ultimi.

Essa deriva dalla combinazione di due termini della lingua inglese, false e flag, ossia "bandiera falsa". L'idea è quella di "firmare" una certa operazione per così dire "issando" la bandiera di un altro stato o la sigla di un'altra organizzazione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Questa tattica è stata variamente utilizzata nella storia; ad esempio nel combattimento navale, questa pratica era considerata accettabile a patto che si abbassasse la falsa bandiera e si issasse la bandiera nazionale appena prima di entrare in battaglia. Molti incrociatori ausiliari avevano operato in tal modo in entrambe le guerre mondiali.

Ad esempio, durante la seconda guerra mondiale, le navi inglesi di classe Q e R erano famose per questo comportamento, che la Germania usò come pretesto per la sua guerra sottomarina senza limiti.

Terrorismo e operazioni sotto falsa bandiera[modifica | modifica sorgente]

Gli attacchi terroristici possono essere di fatto operazioni sotto falsa bandiera. In Operazione Susannah (altrimenti nota come Affaire Lavon) nel 1954, 13 ebrei egiziani che lavoravano per l'intelligence militare israeliana fecero saltare possedimenti americani e britannici ad Alessandria d'Egitto e al Cairo. L'obiettivo era quello di impedire ogni avvicinamento fra Nasser e le potenze occidentali spingendole a credere che i nazionalisti egiziani fossero responsabili di questi attacchi terroristici. Durante la strategia della tensione italiana, diversi attentati bomba negli anni '70, attribuiti a organizzazioni di estrema sinistra, erano di fatto stati condotti da organizzazioni di estrema destra che cooperavano con i servizi segreti italiani (bombe di Piazza Fontana nel 1969, ma si considerino anche varie indagini, come per esempio quella condotta da Guido Salvini). In Francia, il movimento di azione e difesa Masada, presunto gruppo sionista, in realtà era un gruppo terroristico neofascista che sperava di accrescere la tensione fra gli arabi e gli ebrei in Francia.

Le tattiche sotto falsa bandiera erano state impiegate anche nella guerra civile algerina, a partire dalla metà del 1994. Gli squadroni della morte si travestivano da terroristi islamisti e commettevano attacchi sotto falsa bandiera. Tali gruppi includevano la OJAL o la OSSRA (organizzazione segreta per la salvaguardia della Repubblica algerina)[1]

Il terrorismo sotto falsa bandiera è una pratica il cui uso è stato proposto da alti ufficiali statunitensi nel famoso piano Operazione Northwoods, mai approvato e mai messo in pratica, in cui si propone di creare falsi gruppi terroristici cubani per far commettere loro crimini in USA contro immigrati cubani, da imputare poi ai castristi e a Cuba in generale. Lo scopo del piano era quello di trovare un casus belli per invadere Cuba.

Pseudo-operazioni[modifica | modifica sorgente]

Le pseudo-operazioni sono quelle in cui le forze di una potenza si travestono da forze nemiche e, più in particolare, quando la potenza è uno stato e l'altra potenza è un gruppo rivoluzionario, si traveste da gruppo rivoluzionario, spesso con l'aiuto di transfughi, per operare come squadre in grado di infiltrare le sfere insurrezionaliste.[2]. Lo scopo di tali pseudo-operazioni può essere sia quello di raccogliere informazioni di intelligence sul breve o sul lungo termine, sia quello di impegnarsi in operazioni attive, in particolare assassinii di importanti nemici. Tuttavia, essi di solito implicano entrambi i tipi di azione, in quanto i rischi di smascheramento aumentano col passare del tempo, e conducono quindi a scontri violenti.
Le pseudo-operazioni potrebbero essere dirette da forze di polizia, militari o entrambi. Le forze di polizia sono di solito le più adatte a svolgere compiti di intelligence; tuttavia l'esercito fornisce la struttura necessaria ad appoggiare tali pseudo-operazioni con forze militari.

Nel 1969 Frank Kitson, (che in seguito fu coinvolto nel conflitto nordirlandese ed è ora un Generale britannico in pensione), ha pubblicato Gangs and Counter-gangs, su come contrastare le gang e i gruppi terroristici e sulle misure di inganno strategico, incluso l'utilizzo di transfughi, che ha introdotto il tema a un più vasto pubblico. Questi studi sono da collegare agli stessi di Kitson sulle operazioni a bassa intensità, che sembrano predire l'utilizzo di gruppi terroristici fasulli per condurre guerre per procura e per assolvere funzioni di controllo sociale, in un'epoca di trionfo degli ideali pacifisti quale era quella, appunto, in cui scriveva Kitson.

Il Field Manual 30-31[modifica | modifica sorgente]

Il Manuale da Campo 30-31 dell'Esercito degli Stati Uniti, che fu redatto il 18 marzo 1970 dal generale William Westmoreland e sviluppa i concetti delle operazioni "false flag", così come le appendici FM 30-31 A e FM 30-31 B:

« "Possono esserci momenti in cui i governi ospiti mostrano passività o indecisione di fronte alla sovversione comunista e, secondo l’interpretazione dei servizi segreti americani, non reagiscono con sufficiente efficacia (…) I servizi segreti dell’esercito degli Stati Uniti devono avere i mezzi per lanciare operazioni speciali che convincano i governi ospiti e l’opinione pubblica della realtà del pericolo insurrezionale. Allo scopo di raggiungere questo obiettivo, i servizi americani devono cercare di infiltrare gli insorti per mezzo di agenti in missione speciale che devono formare gruppi d’azione speciale tra gli elementi più radicali (…).

Nel caso in cui non sia possibile infiltrare con successo tali agenti al vertice dei ribelli, può essere utile strumentalizzare per i propri fini organizzazioni di estrema sinistra per raggiungere gli scopi descritti sopra. (…) Queste operazioni speciali devono rimanere rigorosamente segrete. Solamente le persone che agiscono contro l’insurrezione rivoluzionaria conosceranno il coinvolgimento dell’esercito americano negli affari interni di un paese alleato". La più importante di queste operazioni prende il nome di "Operazione CHAOS". »

Guerra sporca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra sporca.

In una intervista del 1981 i cui contenuti sono stati declassificati dalla CIA nel 2000, uno dei primi agenti CIA e DINA, Michael Townley ha rivelato che Ignacio Novo Sampol, membro dell'organizzazione CORU, un movimento anti-castrista, era giunto ad un accordo per coinvolgere il Movimento nazionalista cubano nel rapimento, a Buenos Aires, del presidente di una banca olandese. Il rapimento, organizzato da agenti in borghese del SIDE, l'intelligence argentina, aveva lo scopo di ottenere un lauto riscatto. Townley ha affermato che Novo Sampol aveva raccolto circa 6.000 dollari dal suo movimento che vennero consegnati agli agenti del SIDE per sostenere tutte le spese necessarie all'organizzazione e alla messa in atto dell'azione. Al suo ritorno negli Stati Uniti, Novo Sampol inviò a Townley un mucchio di volantini intestati a un fantomatico "Grupo Rojo" (Gruppo Rosso), una sedicente organizzazione marxista terroristica argentina che sarebbe stata poi indicata come responsabile del rapimento all'opinione pubblica. Townley ha rivelato che i volantini vennero distribuiti nelle città argentine di Mendoza e Córdoba nell'occasione di falsi attentati dinamitardi perpetrati da agenti del SIDE, che avrebbero avuto lo scopo di testimoniare l'esistenza del gruppo terroristico Grupo Rojo. Tuttavia il SIDE ritardò in maniera eccessiva l'attuazione del piano e fu così che il progetto del rapimento venne poi accantonato[3]. Spesso inoltre i militari argentini del regime di Videla, attribuivano i rapimenti e gli omicidi dei desaparecidos, da loro perpretrati, ad azioni del movimento dei montoneros.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Un'operazione 'false flag' può vedersi come la versione in grande, strategico-politica, di un falso d'autore, ma non solo: la tattica falsa bandiera non si limita esclusivamente a missioni belliche e di contro-insorgenza, bensì viene utilizzata anche in tempi di pace, come ad esempio nel periodo italiano della strategia della tensione, e copre anche operazioni nelle quali il nemico viene guidato a sua insaputa verso il raggiungimento di un obiettivo che lo stesso nemico può persino ritenere essere connaturale al completamento della propria missione e/o all'attuazione della propria strategia.

Le operazioni sotto falsa bandiera sono utilizzate nello spionaggio, nel business e nel marketing (come in alcune campagne di relazioni pubbliche) nelle campagne politiche.

Operazioni sotto falsa bandiera famose[modifica | modifica sorgente]

  • Nell'Incidente di Gleiwitz nel 1939, Reinhard Heydrich della Germania Nazista costruì ad arte un "attacco polacco" per mobilitare l'opinione pubblica tedesca, e per fabbricare una giustificazione falsa per l'invasione della Polonia (1939). Questo avrebbe dato inizio alla Seconda guerra mondiale.
  • Nell'episodio di Mukden, del 1931, funzionari giapponesi costruirono un pretesto per annettere la Manciuria facendo esplodere una sezione di ferrovia. In seguito, produssero la falsa affermazione per cui sarebbe stato rapito uno dei loro soldati nell'episodio del ponte Marco Polo, come scusa per invadere la Cina.
  • L'Operazione Manifesti Cinesi, in cui estremisti di destra controllati dalla CIA affissero finti manifesti inneggianti allo stalinismo nelle città italiane.
  • Nel 1939, l'URSS bombardò il villaggio di Mainila alla frontiera con la Finlandia, diffondendo poi la notizia di molte vittime. L'episodio fu utilizzato come giustificazione per attaccare la Finlandia.
  • L'Operazione Northwoods, progettata ma mai eseguita, era finalizzata a fornire un pretesto per dichiarare guerra a Cuba. Il documento includeva varie possibili operazioni, una di esse consisteva nel simulare il dirottamento di un aereo civile americano e attribuire l'azione ai cubani. Un'altra consisteva nel mettere in atto azioni di terrorismo a danno di immigrati cubani negli USA e attribuirle a ipotetici gruppi terroristici castristi. Fu concepita da funzionari del Joint Chiefs of Staff e bocciato dal Segretario alla Difesa Robert McNamara, venne alla luce grazie alla legge per la libertà di informazione, il Freedom of Information Act e fu reso pubblico da James Bamford.
  • Il finanziamento, da parte del Mossad durante il periodo 2007-2008, dello Jundallah, movimento sunnita indipendentista del Baluchistan coinvolto in numerosi attentati in Iran. Il servizio segreto d'Israele aveva arruolato membri del movimento separatista a Londra fingendosi la CIA di modo tale che lo Jundallah credesse di avere l'appoggio degli USA. Il gruppo indipendentista usò i kamikaze per colpire pasdaran, moschee e obiettivi governativi iraniani.[4]
  • La morte della studentessa Giorgiana Masi il 12 maggio 1977, avvenuta per mano di agenti di Polizia infiltrati fra le file di Autonomia Operaia e con licenza di usare armi da fuoco, come spiegò l'allora Ministro degli Interni Francesco Cossiga in una tempestosa seduta del Parlamento e come testimoniato da alcuni inequivocabili scatti del fotografo Tano D'Amico.

Organizzazioni coinvolte ed atti riconducibili a false flag[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lounis Aggoun e Jean-Baptiste Rivoire (2004). Françalgérie, crimes et mensonges d’Etats, (Franco-Algeria, Crimes and Lies of the States). Editions La Découverte. ISBN 2-7071-4747-8.
  2. ^ Cline, Lawrence E. (2005) Pseudo Operations and Counterinsurgency: Lessons from other countries, Strategic Studies Institute, read here
  3. ^ Visit by Guillermo Novo Sampol to Chile in 1976, 1 and 2, on the National Security Archive website
  4. ^ Falsi passaporti Usa e tasche piene di dollari Così il Mossad reclutò oppositori iraniani - Corriere della Sera

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]