Rogo di Primavalle
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Con "Rogo di Primavalle" si indica un evento delittuoso di natura politica accaduto nel quartiere di Primavalle a Roma nel 1973, a seguito del quale persero la vita due giovani di 10 e 22 anni, figli di Mario Mattei, segretario della Sezione di Primavalle del Movimento Sociale Italiano.
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[modifica] Il fatto
Nella notte del 16 aprile 1973 alcuni aderenti all'organizzazione extraparlamentare Potere Operaio versarono benzina sotto la porta dell'appartamento abitato dalla famiglia composta da Mario Mattei, dalla moglie Anna e i figli, al terzo piano delle case popolari di via Lorenzo Campeggi.
Mattei era allora il Segretario della Sezione Giarabub del Movimento Sociale Italiano, in via Svampa a Primavalle.
Divampò un incendio che distrusse rapidamente l'intero appartamento.
Mentre gli altri familiari riuscirono a porsi in salvo, due dei figli, Virgilio di 22 anni, militante missino nel corpo paramilitare dei Volontari Nazionali[1]) e il fratellino Stefano di 7 anni morirono carbonizzati.
| « Il 17 aprile 1973 arrivai con una troupe poco dopo l'allarme, dato alle quattro del mattino. Vidi il corpo carbonizzato del figlio maggiore di Mattei, Virgilio, ricurvo sulla ringhiera del balcone come un'orrenda coperta nera. Alle sue spalle c'era il cadavere del fratellino Stefano, dieci anni, bruciato anche lui. Il resto della famiglia s'era salvato, a prezzo di ferite gravi, gettandosi dal terzo piano » | |
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(Bruno Vespa nel suo libro "Rai, la grande guerra" rievoca l'orrendo spettacolo del Rogo di Primavalle)
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Gli attentatori lasciarono sul selciato una rivendicazione della loro azione: “Brigata Tanas – guerra di classe – Morte ai fascisti – la sede del MSI – Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria”.
[modifica] Le indagini di Potere Operaio
Il vertice di Potere Operaio ebbe subito l'intuizione sullo svolgimento dei fatti. Valerio Morucci in un suo libro ha descritto come il vertice del movimento ebbe conoscenza precisa del fatto.
Furono interrogati i presumibili autori che negarono in maniera non convincente. Fu incaricato Valerio Morucci di accertare l'effettivo svolgimento.[2]
In "Ritratto di un terrorista da giovane" 1999 di Morucci (che in seguito entrerà nelle Brigate Rosse) lo stesso parla di un "interrogatorio" che tenne all'epoca pistola alla mano onde "esortare" uno dei supposti colpevoli a farsi avanti ed ottenendo un'ammissione di responsabilità da parte di Marino Clavo.
[modifica] Le indagini della magistratura
Le indagini seguirono piste collegate all'extraparlamentarismo di sinistra, in particolare vennero indagati esponenti di movimenti collegati a Potere Operaio[3] che ribatté pubblicamente parlando di "montatura poliziesca".
Il 18 aprile 1973 fu arrestato Achille Lollo come presunto responsabile; avrebbe scontato 2 anni di carcere preventivo.
Furono rinviati a giudizio, per strage: Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo.
[modifica] I tentativi di depistaggio e le intimidazioni
Nonostante le esponsabilità dei militanti di Potere Operaio erano note sin dall'inizio, almeno negli ambienti dell'estrama sinistra [4], furono fatti numerosi tentativi di depistaggio verso la pista della faida interna.
Fu redatto un opuscolo denominato "Controinchiesta", in cui la colpa fu attribuita a una faida interna tra esponenti di destra.
Nel libro : "Collettivo Potere Operaio. Primavalle: Incendio a porte chiuse. Giulio Savelli, 1974", nella nota dell'editore nella prima pagina ed al secondo paragrafo, si scrive:
| « La montatura sull'incendio di Primavalle non si presenta come il risultato di un meccanismo di provocazione premeditato a lungo e ad alto livello, tipo <<strage di stato>>, <<Primavalle>> è piuttosto una trama costruita affannosamente, a <<caldo>> da polizia e magistratura, un modo di sfruttare un'occasione per trasformare un "banale incidente" o un oscuro episodio - "nato e sviluppatosi nel vermiciaio della sezione fascista del quartiere" - in un'occasione di rilancio degli opposti estremismi in un momento in cui la strage del giovedì nero con l'uccisione dell'agente Marino - avvenuta a Milano 3 giorni prima - ne aveva vanificato la credibilità. » |
Molti gli intellettuali ed i giornali che si schierarono per difendere gli imputati. Tra i più autorevoli quotidiani a prendere queste posizioni ci fu Il Messaggero, il più diffuso quotidiano di Roma, il cui editore Alessandro Perrone era il padre di Diana Perrone, lei stessa militante di Potere Operaio e successivamente coinvolta nelle indagini.
Una esponente dell'Organizzazione Soccorso Rosso Militante, Franca Rame, in una lettera datata 28 aprile 1973 scrive al Lollo Ti ho inserito nel Soccorso rosso militante. Riceverai denaro dai compagni, e lettere, così ti sentirai meno solo.[5]
Al di fuori del Tribunale di Roma, durante le udienze ci furono manifestazioni della sinistra con in testa ai cortei personaggi come il Deputato del Partito Comunista Italiano Umberto Terracini.
Il 28 febbraio 1975, alla fine della quarta udienza del processo, vi furono scontri tra simpatizzanti di destra e di sinistra, lo studente greco Mikis Mantakas, simpatizzante del FUAN-Caravella, venne ucciso a colpi di pistola da estremisti di sinistra in via Ottaviano, vicino al Palazzo di Giustizia.
Tali scontri e tale controinformazione[senza fonte] portarono allo stralcio della condanna per strage ed alla assoluzione dei tre imputati nel '75.
[modifica] I processi
Furono rinviati a giudizio Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo.
[modifica] Processo di primo grado
Il processo di primo grado iniziò il 24 febbraio 1975, a quasi due anni dal rogo. In stato di detenzione Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo latitanti.
Durò più di tre mesi, tra violente manifestazioni della sinistra extraparlamentare che, al grido di "Lollo libero", sostenne i tre.
Inizialmente l'accusa ipotizzata fu di strage e la pubblica accusa richiese la pena dell'ergastolo.
Si concluse con l'assoluzione per insufficienza di prove degli imputati dalle accuse di incendio doloso e omicidio colposo.
[modifica] Processo di secondo grado
In secondo grado, Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo, furono condannati a 18 anni di carcere per omicidio preterintenzionale.
Lollo, rilasciato in attesa di processo d'appello, riparò in un paese del Sud-America con il quale riteneva l'Italia non avesse trattati di estradizione, che invece vi erano, ma in realtà poté restarvi poiché per la legge brasiliana il reato era prescritto a causa del lungo tempo ormai trascorso al momento della domanda di estradizione.
Manlio Grillo si rifugiò invece in Nicaragua grazie alla complicità, di cui aveva goduto anche il Lollo, di Oreste Scalzone.
Marino Clavo tuttora non risulta rintracciabile.
[modifica] La pena estinta
La pena è stata dichiarata estinta dalla Corte di Appello di Roma per intervenuta prescrizione, su istanza dell’avvocato Francesco Romeo, difensore di Marino Clavo.
Ciò è stato possibile per il tipo di condanna applicata in secondo grado, come lamentato da Ignazio La Russa.
Anche Walter Veltroni, sindaco pro tempore di Roma al momento della notizia della prescrizione, emise una dichiarazione assai critica.
[modifica] Verso una riapertura del Caso
Nel 2005 ci sono state varie interviste che hanno portato a una riapertura dei fascicoli.[6]
- il 10 febbraio il "Corriere della Sera" pubblicò un'intervista ad Achille Lollo in cui questi ammise la colpevolezza propria e degli altri due condannati insieme a lui, aggiungendo molti particolari.
Il maggior elemento di novità fu l'affermazione che a partecipare all'attentato furono in sei, i tre condannati più altri tre di cui Lollo fece i nomi: Paolo Gaeta, Diana Perrone e Elisabetta Lecco. Inoltre ammise di aver ricevuto aiuti dall'organizzazione per fuggire.
Lollo tuttora vive in Brasile dove si è dichiarato rifugiato politico (status non riconosciuto dalle autorità locali).
- il 12 febbraio Oreste Scalzone, a quel tempo dirigente di Potere Operaio, rilasciò sul caso una intervista a RaiNews24 in cui dichiarò di aver aiutato due colpevoli a fuggire.
- il 13 febbraio Franco Piperno, all'epoca dei fatti Segretario nazionale di Potere Operaio, in una intervista su la Repubblica confermò anch'egli che il vertice di Potere Operaio fu informato di tutto, seppur solo dopo i l'avvenimento dei fatti.
- Il 17 febbraio anche Manlio Grillo ammise per la prima volta in una intervista pubblicata su La Repubblica, nelle modalità indicate nella sentenza di condanna, senza modifiche, la propria responsabilità. Ammise anche aiuti dall'organizzazione per fuggire.
Nell'ottobre del 2006 affermerà che la cellula terrorista di cui faceva parte era legata alle Brigate Rosse.
- Lanfranco Pace, a quel tempo dirigente di Potere Operaio a Roma, ha risposto anch'egli a domande in una intervista.
[modifica] La riapertura: reato di Strage
La vicenda è tornata alla ribalta poiché la Procura di Roma ha recentemente riaperto il caso avendo assunto nozione di nuovi dettagli (appresi da dichiarazioni degli imputati) che consentirebbero di richiedere la revisione del processo ipotizzandosi ora un reato di strage.
Paolo Gaeta, Diana Perrone e Elisabetta Lecco sono stati iscritti dalla procura di Roma nel registro degli indagati per strage, e per tale reato non si applica la prescrizione.
Nel 2005 la famiglia Mattei ha sporto denuncia indicando quali mandanti dell'attentato Lanfranco Pace, Valerio Morucci e Franco Piperno.
Fra le dichiarazioni che questi rilasciarono in quell'anno emergono elementi che fanno sembrare molto probabile che essi sapessero molto e che il depistaggio sia stato voluto.
Tutti gli organizzatori, esecutori e comprimari della strage finora identificati sono a piede libero e taluni svolgono compiti di rilievo nell'informazione pubblica e della pubblicistica (Pace, Morucci, Piperno, Scalzone, Grillo); altri sono tuttora latitanti all'estero (Lollo); altri non sono rintracciabili (Clavo).
[modifica] Note
- ^ «L'assalto a La Sapienza fu ordinato dall'Msi» di Nicoletta Orlandi Posti, Libero, 19 marzo 2008
- ^ Valerio Morucci, Ritratto di un terrorista da giovane, Piemme, 1999. ISBN 978-88-384-4462-3
- ^ http://www.rifondazione-cinecitta.org/fratellimattei.html
- ^ La Repubblica - Intervista a Franco Piperno del 13/02/2005
- ^ ” Luca Telese, Cuori neri. Dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli, Milano, Sperling & Kupfer, 2006. ISBN 978-88-200-3615-7
- ^ "Corriere della Sera" del 4 febbraio 2005
[modifica] Collegamenti esterni
Breve intervista ad Anna Valle e Ignazio La Russa sull'episodio, realizzata da La Storia siamo noi di Giovanni Minoli
[modifica] Bibliografia
- Collettivo Potere Operaio, Primavalle: Incendio a porte chiuse, Giulio Savelli, 1974.
- Valerio Morucci, Ritratto di un terrorista da giovane, Edizioni Piemme, 1999. ISBN 978-88-384-4462-3
- Luca Telese, Cuori neri. Dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli, Milano, Sperling & Kupfer, 2006. ISBN 978-88-200-3615-7
- Mattei Giampaolo; Giommaria Monti, La notte brucia ancora. Primavalle. Il rogo che ha distrutto la mia famiglia, Milano, Sperling & Kupfer, 2008. ISBN 978-88-200-4553-1

