Riccardo Lombardi (politico)

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Riccardo Lombardi
Riccardo Lombardi2.jpg

Ministro dei Trasporti
Durata mandato 10 dicembre 1945 –
1º luglio 1946
Presidente Alcide De Gasperi
Predecessore Ugo la Malfa
Successore Giacomo Ferrari

Dati generali
Partito politico PPI (1919-1920)
Partito Cristiano del Lavoro (1920-1923)
Pd'A (1942-1947)
PSI (1947-1984)
Tendenza politica socialismo democratico
on. Riccardo Lombardi
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Riccardo Lombardi.jpg
Luogo nascita Regalbuto EN
Data nascita 16 agosto 1901
Luogo morte Roma
Data morte 18 settembre 1984 (83 anni)
Titolo di studio laurea in Ingegneria industriale
Professione Ingegnere, giornalista
Partito Pd'A (1942-1947), PSI (1947-1984)
Collegio collegio unico nazionale
Incarichi parlamentari
  • Membro della commissione speciale d'inchiesta per l'esame delle accuse mosse dal deputato Cianca al deputato Chieffi (13 dicembre 1947 - 31 gennaio 1948)
  • Membro della prima commissione per l'esame dei disegno di legge (17 settembre 1946 - 31 gennaio 1948)
Pagina istituzionale
on. Riccardo Lombardi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito PSI (1947-1984)
Legislatura I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII
Gruppo PSI (1948-1983)
Coalizione CLN (1942-1947), FDP (1947-1948), Opposizione (1948-1963), Centro-sinistra (1963-1980), Pentapartito (1980-1983)
Incarichi parlamentari

I Legislatura:

    • vicepresidente della VIII commissione trasporti (15 giugno 1948 - 24 giugno 1953)
    • vicepresidente della commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 3077: "Ratifica ed esecuzione degli accordi internazionali per la costituzione della Comunità europea di difesa" (3 febbraio 1953 - 24 giugno 1953)
    • membro della commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 20: "Ratifica degli accordi internazionali firmati a Parigi il 16 aprile 1948" (15 giugno 1948 - 24 giugno 1953)
    • membro della commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 36: "Ratifica dell'accordo di cooperazione economica tra l'Italia e gli Stati Uniti, concluso a Roma il 28 giugno 1948" (30 giugno 1948 - 24 giugno 1953)
    • membro della commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 1762: "Delegazione al governo di emanare norme sulle attività produttive e sui consumi" (18 gennaio 1951 - 24 giugno 1953)
    • membro della commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 2442: "Ordinamento e attribuzioni del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro" (12 maggio 1952 - 24 giugno 1953)
    • membro della commissione parlamentare d'inchiesta sulla disoccupazione (12 maggio 1951 - 24 giugno 1953)

Riccardo Lombardi (Regalbuto, 16 agosto 1901Roma, 18 settembre 1984) è stato un politico, giornalista, partigiano e ingegnere italiano, storico esponente del Partito Socialista Italiano.

Iscritto dapprima al Partito Popolare Italiano, poi al Partito d'Azione di ispirazione socialista liberale, fu poi, fino all'epoca craxiana, il leader della corrente di sinistra interna del PSI, dove erano confluiti anche i socialisti rivoluzionari[1], gli oppositori del centro-sinistra "organico" e gli ex-massimalisti antisovietici[2], che fu detta appunto "sinistra lombardiana".[3] Eletto all'assemblea costituente, promotore del distacco delle sinistre dall'Unione sovietica, fu deputato ininterrottamente dal 1948 al 1983 e diresse l'organo ufficiale Avanti! nel 1949-1950 e di nuovo nel 1963-1964.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza e la militanza a sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Crebbe orfano dall'età di 3 anni, figlio di un capitano toscano dei Carabinieri proveniente dalla gavetta e deceduto a causa di servizio in Sicilia, dove aveva sposato Maria Marraro. Studiò nel solo istituto esistente, il Collegio Pennisi di Acireale. Compì gli studi universitari al Politecnico di Milano, dove si laureò in ingegneria industriale. Aderì al Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo simpatizzando quindi per il Partito Cristiano del Lavoro, fondato nel 1920 dagli esponenti di sinistra del PPI come Guido Miglioli, cui fu molto legato. Partecipò ad alcune azioni degli Arditi del popolo, tra cui la difesa del giornale Avanti! dall'assalto dei fascisti.[3]

Nel 1923 collaborò con Il Domani d'Italia, giornale della sinistra cattolica. Quando il cattolicesimo italiano rinunciò ad opporsi attivamente al fascismo, si avvicinò alla cultura marxista, ispirandosi anche ad Antonio Gramsci, e progressivamente si allontanò dall'educazione cattolica. Dopo la soppressione dei partiti politici decretata il 5 novembre del 1926 continuò a partecipare all'attività clandestina con esponenti antifascisti di varie tendenze, in particolare con i comunisti dei quali apprezzava l'attivismo, pur rifiutando di iscriversi al Partito Comunista d'Italia.[3]

Conobbe in quegli anni la sua compagna e poi moglie, che per 52 anni gli fu a fianco: Ena Viatto (1906-1986), detta il "fenicottero comunista", che, innamoratasi di Lombardi, si separò da Girolamo Li Causi. Con Ena, profondamente atea, partecipò attivamente alla Resistenza. Nel 1930, a seguito di un'azione di volantinaggio, viene aggredito dalle camicie nere, poi arrestato e torturato a manganellate dalla polizia nella sede del Fascio. Non si sarebbe mai ripreso completamente dai postumi delle violenze: le percosse gli lesionarono un polmone; unito al fumo di tabacco, questo fatto gli avrebbe provocato problemi respiratori per tutta la vita (secondo la testimonianza del nipote Gustavo, aveva difficoltà a fare più di tre scalini in età matura).[3][4][5]

Conoscendo le lingue tedesca e francese trovò lavoro quale direttore tecnico presso la sede di Milano di Weise & Söhne, una società tedesco-olandese di impiantistica chimica, che in pochi anni portò a diventare uno dei maggiori fornitori di Montecatini, SNIA e di tutta l'industria chimica italiana, allora in piena espansione. Raggiunse così un effimero benessere economico.[4]

La resistenza e il Partito d'Azione[modifica | modifica wikitesto]

Aderì al movimento Giustizia e Libertà e, nel 1942, fu tra i fondatori del Partito d'Azione di cui nel gennaio del 1943 creò assieme a Brenno Cavallari l'organo clandestino di stampa L'Italia Libera. Dopo l'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943 militò nella Resistenza quale tenente generale delle brigate Giustizia e Libertà. Alla vigilia della Liberazione, rappresentò GL alle fallite trattative di resa incondizionata della Repubblica Sociale Italiana, durante l'incontro con Benito Mussolini e Rodolfo Graziani presso l'Arcivescovado di Milano.[3][4]

Fece parte del CLNAI da cui alla Liberazione fu nominato Prefetto di Milano: in questa veste testimoniò a favore dell'ex prefetto fascista di Milano Piero Parini[6]. Partecipò al primo governo De Gasperi (10 dicembre 1945 - 1º luglio 1946) quale Ministro dei trasporti, avviando la rapida ricostruzione della rete ferroviaria.[3]

In seguito preferì operare fuori dalle cariche di governo o del parlamento, anche quando il suo partito faceva parte della maggioranza governativa. Convinto dell'insufficienza della sola riforma del latifondo a far progredire il Mezzogiorno, nel 1947 ottenne la costituzione dell'Ente Siciliano di Elettricità votato a promuovere l'industrializzazione dell'isola tramite interventi pubblici che ne potenziassero le infrastrutture.[3]

Sotto alla sua breve iniziale presidenza l'ESE realizzò nuove centrali idroelettriche (Pelino, Troina e Carboi) e i grandi impianti termici di Termini Imerese e di Augusta. In seguito al I congresso nazionale (febbraio 1946) divenne segretario del Partito d'Azione, nelle liste del quale fu eletto alla Assemblea Costituente. Dopo il magro risultato elettorale guidò il partito verso la confluenza nel Partito Socialista (ottobre 1947).[3]

Dalla corrente autonomista alla sinistra socialista[modifica | modifica wikitesto]

Nel PSI si mise a capo della corrente autonomista rispetto allo stretto rapporto instaurato da Nenni con i comunisti e fu contrario alle liste unitarie per le elezioni politiche del 1948 e allo stretto rapporto con l'Unione Sovietica. Dopo la sconfitta del Fronte popolare, con Fernando Santi e Vittorio Foa vinse il congresso del PSI, del giugno 1948, su posizioni autonomiste, ma fu costretto a passare la mano, in meno di un anno, ai frontisti di Nenni e Morandi, forti del sostegno sovietico.[3]

Negli anni del frontismo, Lombardi tenne una posizione defilata nel PSI e accettò alcuni compromessi con la dirigenza come ricoprire l'incarico di vicepresidente del Movimento dei Partigiani della Pace, organizzazione internazionale egemonizzata dal Cremlino. Solo nel 1956, dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria, Nenni, con l'appoggio di Lombardi, denunciò il patto di unità d'azione col Partito Comunista Italiano. Segno del nuovo orientamento dei socialisti, fu l'atteggiamento diverso tenuto nei confronti dell'integrazione europea. Lombardi ottenne il voto favorevole del PSI sull'adesione all'Euratom e l'astensione sulla CEE.[3]

Al Congresso di Venezia del 1957 ottenne poi l'adozione di una nuova politica consistente nel costringere la maggioranza governativa ad operare una svolta a sinistra. Dopo un anni di tentativi di apertura contraddetti da pericoli sbandamenti a destra, la Democrazia Cristiana, ottenne, nel 1960, l'astensione socialista sulla fiducia al Governo Fanfani, segnando l'inizio del Centro sinistra. In questa prima fase definita 'programmatica' è Lombardi il protagonista, fase incentrata su una serie di riforme di struttura (termine da lui introdotto nel linguaggio politico), la maggiore delle quali, tra quelle realizzate, fu la nazionalizzazione dell'energia elettrica. La sua proposta, "a-comunista", è l'alternativa socialista alla DC e al PCI.[3][4]

Nel luglio del 1964 la corrente "lombardiana" da lui guidata decise di non partecipare al secondo governo Moro, denunciando l'involuzione conservatrice della politica del centro-sinistra, in particolare a seguito del rifiuto della DC, con cui era stata realizzata anche la riforma della scuola media, a realizzare la riforma urbanistica. Da quel momento, per anni, Lombardi tenne una posizione di critica costruttiva nei confronti della maggioranza del suo partito; indicando come prospettiva un governo di alternativa alla Democrazia Cristiana, che la positiva evoluzione in atto nel Partito Comunista Italiano poteva rendere possibile.[3]

In politica estera si adoperò per la decolonizzazione, in particolare fornendo sostegno internazionale all'amico Pierre Mendès-France impegnato nella liberazione dell'Indocina francese prima, dell'Algeria in seguito. Successivamente fu instancabile animatore di iniziative contrarie alla Guerra del Vietnam. Nel 1971 fu tra i firmatari della lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso sul caso Pinelli. Negli anni Settanta partecipò alla campagna innocentista in favore di Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, i tre militanti di Potere Operaio (gruppo della sinistra extraparlamentare), condannati per il Rogo di Primavalle. Fu nel 1974 uno dei più attivi sostenitori della legge Baslini-Fortuna sul divorzio e successivamente del referendum sul divorzio, così come nel 1978 della legge sull'aborto.

Lombardi negli anni '80

Nel congresso del Midas del 1976 l'apporto della corrente di Riccardo Lombardi fu determinante per l'elezione a segretario di Bettino Craxi. L'anziano leader, con l'obiettivo di un rilancio del partito dopo le sconfitte sotto la guida di Francesco De Martino, all'inizio fu disponibile a sostenere il nuovo segretario, di cui però sottopose a critica il manifesto programmatico "Progetto socialista" per l'alternativa" al 40esimo congresso di Torino del 1978.[3] Fu eletto presidente nazionale del PSI nel gennaio 1980 ma si dimise due mesi dopo, criticando aspramente la gestione personalistica del partito e affermando che Craxi dirigeva il partito con il Führerprinzip.[7]

Da quel momento assunse una posizione estremamente critica nei confronti del segretario socialista rilevando la mancanza di prospettiva di un PSI che non assumesse una chiara iniziativa nel senso dell'alternativa di sinistra, sfidando tanto la Democrazia Cristiana quanto il Partito Comunista Italiano. I principali esponenti della sua corrente rimasero invece nell'orbita di Craxi, con l'eccezione di personalità come Giorgio Ruffolo e Michele Achilli. Isolato dal nuovo indirizzo craxiano, nel suo ultimo intervento al Comitato Centrale del PSI, il 30 giugno 1984, concluse la sua arringa con la frase «un PSI così non ha ragione di esistere», prevedendo con dieci anni di anticipo anche la fine del suo partito per effetto di Tangentopoli (affermò che già in quel momento c'erano più socialisti in carcere che all'epoca del fascismo, criticando la corruzione montante ai vertici dei partiti di governo, tra cui il PSI).[3] Pochi mesi dopo, Lombardi morì di fibrosi polmonare e insufficienza respiratoria alla clinica romana Mater Dei e per sua esplicita volontà fu cremato senza riti religiosi.[3][5]

Nel 2005, nel cortile della Prefettura di Milano, in corso Monforte, venne collocata una targa a lui dedicata: «25 aprile 1945/ RICCARDO LOMBARDI/ prefetto della Milano libera e democratica/ 25 aprile 2005 - Sessantesimo della Liberazione».[4]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Scritti politici, a cura di Simona Colarizi, Venezia, Marsilio, 1978.
  • Riccardo Lombardi (intervista a cura di Carlo Vallauri), L'alternativa socialista, Roma, Ediesse, 2009.
  • Antologia da "Il Ponte" (1965-1973), a cura di Giulio Laroni, Milano, Biblion Edizioni, 2009.
  • Discorsi Parlamentari, Presentazione di Valdo Spini e Introduzione di Simona Colarizi, Roma, Camera dei Deputati, 2001.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lombardi citò spesso il motto "Socialismo o barbarie" della fondatrice del "socialismo rivoluzionario", Rosa Luxemburg; vedi anche: [1]
  2. ^ Carlo Patrignani, Un socialista lombardiano non può mai dirsi renziano
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Giuseppe Sircana, Riccardo Lombardi, Dizionario biografico degli italiani, Treccani
  4. ^ a b c d e Riccardo Lombardi - ANPI
  5. ^ a b È morto Riccardo Lombardi, la Repubblica, 19-09-1984
  6. ^ Carlo Silvestri, Mussolini, Graziani e l'antifascismo, Longanesi, Milano, pag. 333: dalla testimonianza di Riccardo Lombardi l'8 giugno 1945: "Attraverso informazioni serie pervenute agli elementi del CLNAI risultò che il Parini aveva subordinato l'accettazione della carica all'impegno dello pseudo governo di desistere dalla politica delle esecuzioni per rappresaglia e che si sforzava, mettendovi molto impegno, ad ottenere che l'autorità di polizia fosse esercitata effettivamente dallo pseudogoverno italiano anziché dai tedeschi. Mi risultano accertati durante l'esercizio della sua carica di prefetto numerosi interventi per evitare processi gravi, esecuzioni e per attenuare la posizione di molti antifascisti caduti in mano al nemico"
  7. ^ Carlo Patrignani, Lombardi e il fenicottero, pag. 157

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Becchi (a cura di), Riccardo Lombardi, l'ingegnere del socialismo italiano, Quaderni del Circolo Rosselli, a. XII, n. 4, 1992, Milano, Franco Angeli, 1993.
  • Miriam Mafai, Lombardi, Roma, Ediesse, 2009.
  • Emanuele Tortoreto, La politica di Riccardo Lombardi dal 1944 al 1949, Genova, Edizioni di Movimento operaio e socialista, 1972.
  • Carlo Patrignani (a cura di), Lombardi e il fenicottero, edizioni L'Asino d'oro, 21.01.2010
  • Carlo Patrignani (a cura di), Diversamente ricchi, Castelvecchi Editore, 2012
  • Carlo Silvestri, Mussolini, Graziani e l'antifascismo, Longanesi, Milano, 1949

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro dei Trasporti Successore Emblem of Italy.svg
Ugo La Malfa 10 dicembre 1945 - 1º luglio 1946
(governo De Gasperi I)