Guido Miglioli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Guido Miglioli
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Guido Miglioli
Luogo nascita Pozzaglio ed Uniti
Data nascita 18 maggio 1879
Luogo morte Milano
Data morte 24 ottobre 1954
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione avvocato
Legislatura XXIV, XV, XVI

Guido Miglioli (Castelnuovo Gherardi, 18 maggio 1879Milano, 24 ottobre 1954) è stato un politico e sindacalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia contadina e cattolica, laureato in legge, si interessò presto dei problemi dei piccoli proprietari agricoli e dei braccianti, organizzando i sindacati degli agricoltori cattolici, le Leghe bianche: candidato alle elezioni del 1913, fu eletto deputato. Fondò a Cremona il quotidiano «L'Azione» dal quale portò la sua battaglia a favore dei contadini contrapponendosi ai socialisti. Secondo Miglioli i braccianti avrebbero dovuto col tempo trasformarsi in piccoli proprietari, a differenza dei socialisti che puntavano alla nazionalizzazione della proprietà fondiaria[1].

Con lo scoppio della guerra mondiale i cattolici di Miglioli si schierarono su posizioni neutraliste[2]. Fu per l'occasione coniato lo slogan "No guerra, ma terra"[3]. Il 27 dicembre 1917 Miglioli, proprio per le sue posizioni neutraliste, fu affrontato e accusato di "disfattismo" dall'interventista Roberto Farinacci che militava all'epoca nella corrente riformista del partito Socialista[4]. Nel febbraio 1918 Miglioli denunciò quindi Farinacci per "istigazione a delinquere e violenze" ma il processo che ne seguì vide la vittoria di Farinacci e le accuse furono ritirate[5].

Nel 1919 Miglioli aderì al Partito Popolare Italiano nel 1919 e fu ancora eletto al Parlamento con oltre 10.000 preferenze[6].

Si batté contro i grandi proprietari terrieri durante le lotte sindacali del dopoguerra; fu inviso ai fascisti ma anche allo stesso Partito popolare, che non ne condivise i programmi sociali e le sue simpatie nei confronti dei partiti di sinistra. Miglioli scrisse su l'Idea Nazionale:

« ...Voi contadini siete l'avanguardia del movimento travolgente che come un'onda di un maremoto deve sconvolgere tutto dall'alpi al mare. Le armi sono pronte: quattromila fucili, quattromila bombe, quattromila pugnali da immergere nel ventre turgido della borghesia agricola. Faremo fare agli agrari la fine di Giuda, li appenderemo con i piedi in su e la testa in giù agli alberi della nostra terra. »
(Guido Miglioli su Idea Nazionale[7])

Fu espulso dal Partito Popolare nel 1924. Abbandonata l’Italia alla fine del 1926, si stabilì in Svizzera e poi in Francia. Nel 1929 partecipò a Berlino al I Congresso internazionale antifascista e soggiornò anche in Unione Sovietica, lodando l’esperienza della collettivizzazione delle campagne.

Arrestato nel 1940 in Francia dai tedeschi, fu consegnato alla polizia italiana che lo condannò al confino nella cittadina lucana di Lavello. Qui il suo soggiorno divenne meno ostile rispetto a quanto previsto poiché venne preso sotto la protezione di Mauro Fuggetta, un commerciante di Lavello, che godeva di grande stima nel paese e che, affascinato dalle sue idee, tentò di aiutarlo con ogni mezzo facendogli persino da prestanome. Liberato alla caduta del fascismo, nel 1944 fu preso in consegna dai fascisti legati a Roberto Farinacci che lo confinarono nella casa dei suoi familiari[8]. Gli fu affiancata anche una guardia del corpo per proteggerlo e al contempo per vigilare sul fatto che non si occupasse di politica[9]. Il 25 aprile del 1945 con la caduta della Repubblica Sociale Italiana ritornò in libertà. Nei giorni precedenti Roberto Farinacci sul quotidiano Regime fascista aveva lasciato intendere l'intenzione di guidare la ritirata da Cremona in maniera indolore ma minacciando dure rappresaglie nel caso fossero scoppiate violenze contro i fascisti e le loro famiglie[10]. Miglioli, nel pomeriggio del 25, autonomamente tentò la mediazione con Farinacci per ottenerne la resa senza condizioni[11], ma inutilmente. Farinacci a sua vota detò le condizioni di resa che furono rifiutate dal CLN[12]. Le trattative si arenarono e una colonna guidata da Farinacci abbandonò la città il 27 aprile.

Nell’immediato dopoguerra, il nuovo partito cattolico della Democrazia Cristiana rifiutò la sua iscrizione: nelle elezioni del 18 aprile 1948 fondò un piccolo movimento della sinistra cristiana denominato Movimento Cristiano per la Pace che confluì nelle liste del Fronte Democratico Popolare socialcomunista, si candidò ma non venne eletto. Continuò a occuparsi di politica e di problemi sindacali, anche insieme all’amico don Primo Mazzolari, entrambi isolati e guardati con sospetto dalle gerarchie cattoliche. È sepolto nel cimitero di Soresina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Pardini, p. 11
  2. ^ Giuseppe Pardini, p. 13
  3. ^ Giuseppe Pardini, p. 13
  4. ^ Giuseppe Pardini, p. 21
  5. ^ Giuseppe Pardini, p. 21
  6. ^ Giuseppe Pardini, p. 31
  7. ^ Giorgio Alberto Chiurco, Storia della Rivoluzione Fascista, Vallecchi editore, Firenze, Vol.IV, pag 170
  8. ^ http://arretrato3.vascellocr.it/web-content/Miglioli50/pages/Untitled-1.htm
  9. ^ http://arretrato3.vascellocr.it/web-content/Miglioli50/pages/Untitled-1.htm
  10. ^ http://arretrato3.vascellocr.it/web-content/Miglioli50/pages/Untitled-1.htm: "Pur non vedendo per nulla la situazione disperata, diciamo che se i cremonesi continueranno a mantenere quel contegno che ha permesso di assicurare alla nostra provincia la ben nota tranquillità, nessuno ha da temere rappresaglie... E se nessuna vendetta sarà compiuta, siamo noi a volerlo anche perché in caso di occupazione della nostra città, vogliamo che gli onesti ricordino l’ordine che noi abbiamo instaurato, sì da risparmiare la lotta fratricida verificatasi altrove... Se la feccia tornerà per qualche giorno alla ribalta, la maggioranza dei cittadini... non avrà che a recitare il mea culpa... tengano presente questo, nell’ipotesi peggiore della nostra ritirata, coloro che osassero toccare un capello ai nostri camerati e specialmente alle loro famiglie. La reazione sarebbe feroce e forse indiscriminata. E ne avremmo tutto il diritto, in quanto in questi giorni, nei quali tutto avremmo potuto osare, abbiamo richiamato alla più ferrea disciplina tutti i fascisti, compresi quelli evacuati da altre città"
  11. ^ http://arretrato3.vascellocr.it/web-content/Miglioli50/pages/Untitled-4.htm
  12. ^ http://arretrato3.vascellocr.it/web-content/Miglioli50/pages/untitled-2.htm

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Alberto Chiurco, Storia della Rivoluzione Fascista, Vallecchi editore, Firenze, Vol.IV
  • Franco Leonori, "No guerra, ma terra! Guido Miglioli, una vita per i contadini" , CEI 196
  • Giuseppe Pardini, Roberto Farinacci. Ovvero della rivoluzione fascista, Le Lettere, Firenze, 2007
  • Giuseppe Sircana, Guido Miglioli, « Dizionario Biografico degli Italiani », vol. 74, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]