Loris Fortuna

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Loris Fortuna
Loris fortuna.jpg

Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile della Repubblica Italiana
Durata mandato 1º dicembre 1982 –
4 agosto 1983
Presidente Amintore Fanfani
Predecessore Giuseppe Zamberletti
Successore Vincenzo Scotti

Dati generali
Partito politico Comunista (1946-1956)
Socialista (1956-1985)
Radicale (1974-1985)
on. Loris Fortuna
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Breno
Data nascita 22 gennaio 1924
Luogo morte Roma
Data morte 5 dicembre 1985 (61 anni)
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione avvocato penalista
Partito Comunista (1946-1956)
Partito Socialista Italiano (1956-1966, poi dal 1968)
PSI-PSDI Unificati (1966-1968)
Partito Radicale (doppia tessera PSI-PR dal 1974)
Legislatura IV, V, VI, VII, VIII, IX
Gruppo PSI
PSI-PSDI Unificati (IV dal 17.11.1966, V fino al 23.10.1968)
Coalizione Fronte Democratico Popolare (1948-1956), PSI-PSDI Unificati (1966-1968), Pentapartito (dal 1980)
Circoscrizione Udine - Belluno - Gorizia - Pordenone
Incarichi parlamentari
  • Vicepresidente della Camera (VIII fino al 1.12.1982)
  • membro della IV, VI e IX commissione permanente (IV)
  • membro della II e IV commissione permanente (V)
  • membro della IV e X commissione permanente (VI)
  • presidente della XII commissione permanente (VII)
  • membro della I commissione permanente (VIII, IX)

Loris Fortuna (Breno, 22 gennaio 1924Roma, 5 dicembre 1985) è stato un politico e partigiano italiano. Il suo nome - assieme a quello di Antonio Baslini - è legato alla legge italiana sul divorzio, denominata legge Fortuna-Baslini.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La resistenza e il PCI[modifica | modifica wikitesto]

Partigiano antifascista, inizialmente aderì al Partito Comunista Italiano per poi uscirne nel 1956, all'indomani dei fatti d'Ungheria. Si iscrisse così nel Partito Socialista Italiano, con cui fu eletto deputato per la prima volta nel 1963.[1]

Il passaggio al PSI e l'attività politica socialista e radicale[modifica | modifica wikitesto]

Due anni dopo fu il primo firmatario di una proposta di legge intenta a legalizzare il divorzio, ma su suggerimento di Pietro Nenni decise inizialmente di non sottoporre la sua proposta all'esame in parlamento.[1]

Sempre rieletto alla Camera dei deputati, nel 1970 egli ruppe gli indugi e propose la possibilità di divorziare per gli italiani insieme al collega liberale Antonio Baslini. Nonostante l'opposizione della Democrazia Cristiana, Fortuna incassò l'appoggio del PCI, del Partito Radicale, del PLI e della sinistra: il 1º dicembre dello stesso anno la proposta di legge "Fortuna-Baslini" fu approvata con 325 sì (e 283 no) alla Camera e 164 sì (e 150 no) al Senato della Repubblica. Sempre nel corso della Quinta legislatura (1968-1972) si occupò della revisione del diritto di famiglia e chiese l'abolizione degli annullamenti automatici dei matrimoni ad opera della Sacra Rota.[1]

Successivamente la DC tentò con la via del referendum di abrogare la legge 898, o legge Fortuna, sul divorzio, ma nella consultazione popolare dell'11 maggio 1974 il 59,3% dei votanti, pari al 52% degli aventi diritto (affluenza alle urne pari all'87,7%), si dichiarò contrario all'abrogazione. Durante la campagna elettorale divorzista Fortuna si legò umanamente e politicamente al leader radicale Marco Pannella: da qui la sua scelta di avere la "doppia tessera" del PSI e del PR.[1]

Nella successiva legislatura (1972-1976) il deputato socialista fu autore della prima proposta sulla depenalizzazione dell'aborto: anche su questa proposta la DC propose un referendum popolare da svolgere il 17 maggio 1981, dove le tesi di Fortuna ottennero l'appoggio del 67,9% della popolazione. Un anno prima egli aveva suggerito una serie di modifiche alla legge sul divorzio, con una separazione necessaria ridotta a due anni (senza opposizione di uno dei due), rispetto ai cinque previsti.[1]

Più tardi, nel 1984, chiese alcune modifiche e integrazioni alla legge sulla cooperazione dell'Italia con i paesi in via di sviluppo e sugli interventi contro la fame nel mondo. Sempre nel 1984 Loris Fortuna si batteva nel chiedere norme sulla tutela della dignità del malato e la disciplina dell'eutanasia passiva. Poco prima di morire il politico camuno chiese a Bettino Craxi, che lo aveva appena nominato Ministro delle politiche comunitarie, di raggiungere un'intesa elettorale coi radicali.[1]

Fortuna è sepolto nel Famedio del Cimitero di San Vito a Udine.[2]

Omaggi e commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome tornò a circolare nell'ambiente politico nel 2005 allorché, a seguito dell'alleanza tra radicali e SDI (Rosa nel pugno) il vecchio amico Pannella lo accostò a Tony Blair e José Luis Zapatero come esempio da seguire all'interno della tradizione laico-socialista.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Dizionario biografico Treccani
  2. ^ Il ricordo di Loris Fortuna, nel nome di diritti e libertà di MAURIZIO CESCON
  3. ^ Fortuna, Blair e Zapatero ispirano la Rosa nel pugno
Predecessore Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giuseppe Zamberletti 1º dicembre 1982 - 4 agosto 1983 Vincenzo Scotti

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