Socialismo rivoluzionario
Socialismo rivoluzionario è il nome con il quale viene identificata la componente rivoluzionaria del socialismo, sia in movimenti socialisti non marxisti, come il partito socialista rivoluzionario russo o come i sostenitori delle posizioni di Babeuf, sia in movimenti marxisti. In epoca recente spesso viene ad indicare movimenti di area luxembourghiana.
In Italia, alla fine dell'Ottocento, cominciò a formarsi una corrente socialista rivoluzionaria che iniziò a distinguersi sia dall'anarchismo insurrezionale sia dal socialismo riformista e dall'operaismo milanese. Nell'estate del 1881, per opera di Andrea Costa, venne costituito il Partito Socialista rivoluzionario di Romagna, poi Partito Socialista Rivoluzionario Italiano, ma ebbe una scarsa influenza e una vita breve, se pure significativa. Nel 1891, a Capolago, si svolse il Congresso dei socialisti anarchici rivoluzionari, che scaturì nelle rivolte del 1º maggio. Con il nuovo secolo la corrente socialista rivoluzionaria italiana albergò all'interno del PSI e del sindacalismo rivoluzionario, senza però mai diventare un'area organizzata o chiaramente riconoscibile. Per il socialismo rivoluzionario, tra gli altri, passò anche lo stesso Benito Mussolini, prima della sua virata interventista nel 1914.
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