Giustizia e Libertà

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Carlo Rosselli, figura di spicco del movimento Giustizia e Libertà

Giustizia e Libertà fu un movimento politico radical socialista fondato a Parigi nel 1929 da un gruppo di esuli antifascisti, tra cui emerse come leader Carlo Rosselli.

Il movimento era vario per tendenze politiche e per provenienza dei componenti, ma era comune la volontà di organizzare un’opposizione attiva ed efficace al fascismo, in contrasto con l’atteggiamento dei vecchi partiti antifascisti, giudicati deboli e rinunciatari.

Il movimento Giustizia e Libertà svolse anche un’importantissima funzione di informazione e sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica internazionale, svelando la realtà dell’Italia fascista che si nascondeva dietro la propaganda di regime, in particolare grazie all’azione di Gaetano Salvemini, che era stato l’ispiratore del gruppo e il maestro di Rosselli.

Indice

[modifica] La fondazione di Giustizia e Libertà

Carlo Rosselli viene arrestato e condotto prima nel carcere di Carrara e in seguito in quello di Como; nel dicembre 1926 viene deliberato nei suoi confronti il provvedimento di confino per 5 anni da scontare a Lipari. Tenta la fuga, più volte, senza successo. Solamente nel giugno del 1929, a bordo di un motoscafo, assieme a Francesco Fausto Nitti e ad Emilio Lussu (avvocato e leader del Partito Sardo d'Azione), riesce nell'impresa e, in agosto, via Marsiglia, raggiunge Parigi. Rosselli e Lussu si trasferiscono all'Hôtel du Nord de Champagne, a Montmartre, dove il movimento di Giustizia e Libertà ha i suoi natali, anche grazie al contributo di altri fuoriusciti tra cui proprio Salvemini, residente in Saint-Germain-en-Laye presso l'abitazione del giornalista antifascista Alberto Tarchiani.

Giustizia e Libertà non nasce come partito, ma come movimento rivoluzionario ed insurrezionale in grado di riunire tutte le formazioni non comuniste che intendono combattere e porre fine al regime fascista, cavalcando la pregiudiziale repubblicana. Così si apre il primo numero del periodico pubblicato dal gruppo: “Provenienti da diverse correnti politiche, archiviamo per ora le tessere dei partiti e fondiamo un’unità di azione. Movimento rivoluzionario, non partito, “Giustizia e libertà” è il nome e il simbolo. Repubblicani, socialisti e democratici, ci battiamo per la libertà, per la repubblica, per la giustizia sociale. Non siamo più tre espressioni differenti ma un trinomio inscindibile”.

L’obiettivo di Giustizia e Libertà è quindi quello di preparare le condizioni per una rivoluzione antifascista in Italia che non si limiti a restaurare il vecchio ordine liberale, ma in grado di creare un modello di democrazia avanzato e al passo con i tempi, aperto agli ideali di giustizia sociale, che sappia inserirsi nella realtà nazionale e in particolare raccolga l'eredità del Risorgimento. Riprendendo le idee di Piero Gobetti, di cui era stato collaboratore, Rosselli considera il fascismo una manifestazione di antichi mali della società italiana e si propone quindi non solo di sradicare il regime mussoliniano, ma anche di rimuovere le condizioni politiche, sociali, economiche e culturali che lo avevano reso possibile.

Come ricorda Giuseppe Fiori nella biografia dedicata ad Ernesto Rossi, il motto del movimento, coniato da Lussu, era «Insorgere! Risorgere!» e i triumviri incaricati di guidarlo erano il radical-socialista Rosselli, il sardo-azionista Lussu e il repubblicano Tarchiani. Come recita il primo bollettino mensile di GL, "non vinceranno in un giorno, ma vinceranno", e anche se non saranno tutti loro i diretti testimoni di questa vittoria, lo sarà l'Italia repubblicana.

Gaetano Salvemini, maestro di Rosselli

Nel 1930 Carlo Rosselli pubblica a Parigi, presso la Librairie Valois, il testo teorico del movimento, Socialisme Libéral, scritto l'anno precedente a Lipari; il testo sarà per la prima volta ristampato in Italia nel 1945, a cura di Aldo Garosci. Secondo Norberto Bobbio gli intenti e le conclusioni a cui Carlo Rosselli vuole giungere sono, prima tra tutte, la necessità di una "rottura tra marxismo e socialismo" e dunque la possibilità di essere socialisti senza essere marxisti. Se il socialismo era stato considerato, in modo peculiare dal movimento operaio italiano, inscindibile dal sistema marxista, era giunto il tempo di riconsiderare il suo ruolo alla luce di una compatibilità possibile con il liberalismo: "Il socialismo inteso come ideale di libertà non per pochi ma per i più, non solo non è incompatibile con il liberalismo, ma ne è teoricamente la logica conclusione, praticamente e storicamente la continuazione. Il marxismo, e ancora una volta bisogna intendere per marxismo una visione rigorosamente deterministica della storia, ha condotto il movimento operaio a subire l’iniziativa dell’avversario, e una sconfitta senza precedenti"[1].

In una lettera a Garosci, Gaetano Salvemini, al contrario, stronca senza riserve il socialismo liberale, e non si astiene dal definirlo come «l'eruzione vulcanica di un giovane entusiasta e non un'opera critica, equilibrata e sostanziosa in cui era incapsulata una idea fondamentale: la ricerca di un socialismo che facesse sua la dottrina liberale e non la ripudiasse o assumesse di fronte ad essa una posizione indifferente o equivoca»[2].

Altri nuclei di antifascisti, legati a GL, sono presenti soprattutto nel nord Italia: a Milano si trovano Ferruccio Parri, Riccardo Bauer e Umberto Ceva; a Bergamo, in collegamento con il gruppo milanese, Ernesto Rossi; a Firenze Nello Tarquandi; a Roma Francesco Fancello e Vincenzo Torraca; in Sardegna Dino Giacobbe, Cesare Pintus e Michele Saba.

[modifica] Il ruolo di Giustizia e Libertà nella Guerra civile spagnola

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Guerra civile spagnola, Colonna Italiana e Battaglione Garibaldi.

Nel febbraio 1936, dopo un periodo di grandi difficoltà politiche e sociali (moti rivoluzionari duramente repressi, sospensioni delle libertà civili, drammatiche condizioni sociali della popolazione nel quadro di un sistema economico ancora semi-feudale) in Spagna il Fronte popolare vince le elezioni. Le forze reazionarie passano presto al contrattacco: nel luglio i militari di stanza in Marocco, guidati dal generale Francisco Franco, attuano un pronunciamiento (colpo di stato militare) contro il governo repubblicano. I militari, che speravano in una vittoria facile e breve, si trovano contro una massiccia resistenza popolare che riesce in poco tempo a fermare l’avanzata delle truppe ribelli e a riequilibrare la situazione. Anche una parte dello stesso esercito (marina e aviazione) si schiera con la Repubblica.

Mentre i governi democratici restano indifferenti, sono gli intellettuali e i militanti antifascisti di tutta Europa che si sentono in dovere di portare il loro contributo alla lotta dei repubblicani spagnoli. Ovviamente Giustizia e Libertà è subito in prima linea. Rosselli convoca tempestivamente una riunione dei gruppi antifascisti per organizzare un’azione comune. In un primo tempo però il partito comunista e il partito socialista decidono di non intervenire in Spagna per non creare problemi politici al governo repubblicano. Così Giustizia e Libertà decide di agire autonomamente insieme ad altri gruppi antifascisti minori (socialisti massimalisti, anarchici) e, grazie alla disponibilità della CNT-FAI, il sindacato anarchico che organizza la resistenza in Catalogna, viene creata una colonna italiana, sottoposta al comando anarchico ma aperta ad antifascisti di tutte le tendenze politiche. Carlo Rosselli se ne assume la direzione.

Solo successivamente, dopo l’appoggio dell’URSS ai repubblicani spagnoli e la nascita delle Brigate internazionali, i partiti comunista, socialista e repubblicano si accordano per formare una legione unitaria, la Brigata Garibaldi, che opera lontano dalla Catalogna. La formazione di Rosselli si trova isolata e, con la militarizzazione della resistenza popolare, si aprono contrasti tra gli anarchici intransigenti, insofferenti a ogni disciplina, e lo stesso Rosselli. Quest’ultimo, che nel frattempo si è ammalato, decide di lasciare la Spagna temporaneamente per curarsi, ma, poco dopo il suo rientro in Francia, viene ucciso insieme al fratello Nello Rosselli da sicari fascisti.

[modifica] La Resistenza in Italia e il Partito d'Azione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Guerra di Liberazione italiana, Resistenza e Partito d'Azione.
Brigate Giustizia e Libertà
Bandiera giustizia e liberta.jpg
Bandiera delle brigate Giustizia e Libertà
Descrizione generale
Attiva 1943 - 1945
Nazione Italia
Alleanza CLN
Tipo Brigate partigiane
Ruolo Sconfitta dei paesi dell'asse
Battaglie/guerre Guerra di liberazione italiana

[senza fonte]

Voci di unità militari presenti su Wikipedia

Nel 1942, in Italia, si costituisce clandestinamente il Partito d'Azione, da componenti di GL e da altri uomini politici di orientamento liberal-socialista, repubblicano, socialista e democratico.

Il Partito d'azione riesce a presentarsi come un partito che lotta per un cambiamento radicale della società italiana, ovviamente, rompendo con intransigenza con il fascismo e l'Italia pre-fascista, contrapponendosi in questo ai liberali; per una società laica e secolarizzata, contrapponendosi ai democristiani, e per una società democratica progressista ma pluralista e con ordinamenti politici liberali, in questo contrapponendosi ai comunisti ancora saldamente legati all'Unione Sovietica. Per questi motivi distintivi riesce a raccogliere vasti consensi tra le persone desiderose di combattere contro il nazi-fascismo, caratterizzandosi comunque come un movimento piuttosto elitario.

Durante la guerra partigiana, il Partito d'Azione rappresenta l'organizzazione politica a cui fanno riferimento i combattenti partigiani di GL. Dopo l'8 settembre 1943, Giustizia e Libertà è attivissima nell'organizzare bande di partigiani (tra le quali si ricordano le omonime brigate "Giustizia e Libertà", guidate da Antonio Giuriolo. Numericamente, le bande di GL (dette "gielline" o "gielliste") sono seconde dietro alle bande chiamate "garibaldine", riconducibili al Partito Comunista. I partigiani giellini si riconoscono per fazzoletti di colore verde. Tra i personaggi più importanti di GL durante la Resistenza si possono ricordare Ferruccio Parri, nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) comandante militare unico della Resistenza, Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Riccardo Lombardi, nominato nel 1945 prefetto di Milano dal CLN dell'Alta Italia (CLNAI).

[modifica] L'eredità politica di Giustizia e Libertà

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Unità popolare e Partito radicale.
Memoria dei caduti di Giustizia e Libertà alle Fosse Ardeatine al Passetto di Borgo

Il principale erede del movimento GL è il Partito d'azione, fondato nel 1942, formazione politica che comprende, oltre ai giellisti guidati da Emilio Lussu, Silvio Trentin ed Ernesto Rossi (per ricordare solo gli esponenti principali), anche i Liberalsocialisti di Guido Calogero, Norberto Bobbio e Tristano Codignola (mentre Aldo Capitini non aderisce), i Liberaldemocratici di Ugo La Malfa, Adolfo Tino e Mario Bracci, insieme a personalità del mondo liberale progressista come Ferruccio Parri, Guido Dorso, Tommaso Fiore, Luigi Salvatorelli e Adolfo Omodeo.

Nell'immediato dopoguerra il Pda si divide in due correnti, una socialista, guidata da Emilio Lussu, e una liberaldemocratica, guidata da Ugo La Malfa. Come evidenzia lo storico Giovanni De Luna nella sua Storia del Partito d'azione (Milano, Feltrinelli, 1982), Riccardo Lombardi e Vittorio Foa tentano invano di organizzare una terza corrente che funga da ponte fra le due ali estreme. La divisione interna si manifesta insanabile: il Pda si scinde, con la minoranza liberaldemocratica che aderisce al Partito Repubblicano Italiano e la maggioranza socialista che confluisce, successivamente allo scioglimento del partito, nel Partito Socialista Italiano.

In occasione delle elezioni politiche del 1953, con l'obiettivo di far fallire la cosiddetta legge elettorale "truffa" varata dal governo De Gasperi, si costituisce Unità popolare, movimento che chiama a raccolta alcune note personalità dell'area giellista e azionista, come per esempio Ferruccio Parri e Piero Calamandrei. Tuttavia, colto il risultato di non fare scattare per un pugno di voti il premio di maggioranza a favore dei vincitori (la Dc e gli alleati centristi), il raggruppamento di lì a poco si scioglie.

Le battaglie laiche, antimonopoliste e antiautoritarie condotte dal Mondo diretto da Mario Pannunzio sfociano nel 1955 nella costituzione del Partito radicale, che comprende fra i fondatori numerosi militanti di estrazione giellista e azionista, fra i quali spiccano Ernesto Rossi e Leo Valiani. Questa esperienza, fra le più innovative del panorama politico italiano, entra in crisi all'inizio degli anni '60, a causa della dura contrapposizione a proposito del "caso Piccardi" fra l'ala di origine azionista (rappresentata da Ernesto Rossi) e quella di origine liberale (guidata dallo stesso Pannunzio), che lascia un lungo strascico di rancori personali.

Successivamente, singole personalità, fuori e dentro i partiti, nei sindacati, nelle associazioni e sulle colonne dei principali giornali italiani, riprenderanno e rilanceranno alcuni temi cari a quest'area politica - le fondamenta della democrazia, la difesa della costituzione, la laicità delle istituzioni repubblicane, lo sviluppo di una forte etica pubblica. Si pensi, per esempio, a Vittorio Foa, Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Leo Valiani, Giorgio Bocca.

Soltanto a partire dagli anni '90, si tenta di riallacciare i rapporti all'interno della diaspora giellista e azionista, dapprima con la costituzione, nel 1993, del Movimento d'azione Giustizia e Libertà[3] (alla cui presidenza è chiamato Aldo Garosci), in seguito con la costituzione della Federazione nazionale dei circoli Giustizia e Libertà, il cui coordinatore è Vittorio Cimiotta. Quest'ultima è un'"associazione di associazioni" che non ha finalità di tipo partitico, ma esclusivamente di studio e diffusione del patrimonio ideale, culturale e politico di GL e del Pda. Su questi temi collabora con le fondazioni, gli istituti storici, gli archivi e le associazioni che hanno questo comune interesse.

A Torino si costituisce il Movimento d'Azione Giustizia e Libertà sotto l'egida culturale di Alessandro Galante Garrone e di Guido Fubini che lo presiede sino al decesso. Dal 2010 è presidente Antonio Caputo; organizzato e coorganizza importanti eventi, come la manifestazione del 29 aprile 2001 al Cinema Eliseo di Torino che è occasione per diffondere l'appello di Bobbio, Galante Garrone, Sylos Labini, Pizzorusso, per battere col voto la cosiddetta "casa delle Libertà"; il Palavobis del 2002, "se non ora quando" del 2011. Esprime la linea attualizzata dell'azionismo torinese, inteso come metodo che intende coniugare pensiero e azione, nella difesa e attuazione della Carta costituzionale e dell'affermazione dei principi sempre attuali di Giustizia e Libertà.

[modifica] Personalità legate a Giustizia e Libertà

Ispiratori ideali, esponenti di spicco del Movimento e delle formazioni partigiane GL:

[modifica] Note

  1. ^ Ibid., p. XXVI
  2. ^ Carlo Rosselli, Socialismo Liberale, introduzione e saggi critici di N. Bobbio, Einaudi, Torino 1997, p. XLVIII
  3. ^ http://www.liberalsocialisti.org/precedenti/movimento.htm Statuto dell'associazione

[modifica] Bibliografia

Opere di carattere generale

  • Carlo Rosselli, Opere scelte (comprende: Socialismo liberale e altri scritti, a cura di John Rosselli, 1979; Scritti dell'esilio, 2 voll., a cura di Costanzo Casucci, 1988 e 1992), Torino, Einaudi.
  • Nicola Tranfaglia, Carlo Rosselli dall'interventismo all'antifascismo, Bari, Laterza, 1968.
  • Elena Aga-Rossi, Il movimento repubblicano, Giustizia e libertà e il Partito d'azione, Bologna, Cappelli, 1969.
  • Guido Calogero, Difesa del liberalsocialismo, nuova ed. a cura di Michele Schiavone e Dino Cofrancesco, Milano, Marzorati, 1972.
  • Simona Colarizi, Classe operaia e ceti medi. Rosselli, Nenni, Morandi: il dibattito sulle alleanze negli anni trenta, Venezia, Marsilio, 1976.
  • Manlio Brigaglia, Emilio Lussu e «Giustizia e Libertà». Dall'evasione di Lipari al ritorno in Italia, Cagliari, Edizioni della Torre, 1976 e 2008.
  • Aa.Vv., Giustizia e Libertà nella lotta antifascista e nella storia d'Italia: attualita dei fratelli Rosselli a quarant'anni dal loro sacrificio, atti del convegno, Firenze, La Nuova Italia, 1978.
  • Gaetano Arfè, Carlo Rosselli nella storia del socialismo italiano, Firenze, La Nuova Italia, 1978.
  • Aa.Vv., Il Partito d'azione dalle origini all'inizio della resistenza armata, Fiap, 1979.
  • Giovanni De Luna, Storia del Partito d'azione. 1942-1947, Milano, Feltrinelli, 1982; Roma, Editori Riuniti, 1997; Torino, UTET libreria, 2006.
  • Giuseppe Galasso, La democrazia da Cattaneo a Rosselli, Firenze, Le Monnier, 1982.
  • Paolo Bagnoli, Carlo Rosselli: tra pensiero politico e azione, prefazione di Giovanni Spadolini, con uno scritto di Alessandro Galante Garrone, Firenze, Passigli, 1985.
  • Franco Invernici, L'alternativa di "Giustizia e libertà": economia e politica del gruppo di Carlo Rosselli, presentazione di Arturo Colombo, Milano, Angeli, 1987.
  • Zeffiro Ciuffoletti e Paolo Bagnoli, Il pensiero politico di Carlo Rosselli, Napoli, Guida, 1988.
  • Corrado Malandrino, Socialismo e libertà: autonomie, federalismo, Europa da Rosselli a Silone, Milano, Angeli, 1990.
  • Santi Fedele, E verra un'altra Italia: politica e cultura nei Quaderni di Giustizia e Libertà, Milano, Angeli, 1992.
  • Aa.Vv., I dilemmi del liberalsocialismo, a cura di Michelangelo Bovero, Virgilio Mura, Franco Sbarberi, Roma, NIS, 1994.
  • Paolo Bagnoli, Rosselli, Gobetti e la rivoluzione democratica. Uomini e idee tra liberalismo e socialismo, Firenze, La Nuova Italia, 1996.
  • Paolo Bagnoli, Il liberalsocialismo, Firenze, Polistampa, 1997.
  • Zeffiro Ciuffoletti, Contro lo statalismo. Il "Socialismo federalista liberale" di Carlo Rosselli, Manduria-Roma-Bari, Piero Lacaita, 1999.
  • Emilio R. Papa, Rileggendo Carlo Rosselli: dal socialismo liberale al federalismo europeo, Milano, Guerini, 1999.
  • Franco Sbarberi, L’utopia della libertà eguale. Il liberalismo sociale da Rosselli a Bobbio, Torino, Bollati Boringhieri, 1999.
  • Salvo Mastellone, Carlo Rosselli e la rivoluzione liberale del socialismo, Firenze, L. S. Olschki, 1999.
  • Marco Gervasoni (a cura di), Giustizia e Libertà e il socialismo liberale, prefazione di Valdo Spini, Milano, M&B, 1999.
  • Stanislao Pugliese, Carlo Rosselli. Socialista eretico e esule antifascista, Torino, Bollati Boringhieri, 2000.
  • Antonio Bechelloni (a cura di), Carlo e Nello Rosselli e l'antifascismo europeo, Milano, F. Angeli, 2001.
  • Fabio Vander, Che cos'è il socialismo liberale? Rosselli, Gramsci e la rivoluzione in Occidente, Manduria, Piero Lacaita Editore, 2002.
  • Lauro Rossi (a cura di), Politica, valori, idealita : Carlo e Nello Rosselli maestri dell'Italia civile, con una guida bibliografica di Nunzio Dell'Erba, Roma, Carocci, 2003.
  • Gian Biagio Furiozzi, Il socialismo liberale: dalle origini a Carlo Rosselli, Manduria, Piero Lacaita Editore, 2003.
  • Franco Fantoni, L'ircocervo possibile: liberalismo e socialismo da Critica sociale ai Quaderni di Giustizia e Libertà, Milano, Angeli, 2003.
  • Nicola Colonna, Il socialismo riformista tra Giolitti e il fascismo: Turati, Matteotti, Rosselli, Bari, Palomar, 2005.
  • Mario Giovana, Giustizia e Libertà in Italia. Storia di una cospirazione antifascista. 1929-1937, Torino, Bollati Boringhieri, 2005.
  • Luigi Rocca, L’attualità del socialismo liberale di Carlo Rosselli, Manduria-Roma-Bari, Piero Lacaita Editore, 2006.
  • Simonetta Michelotti, Ernesto Rossi contro il clericalismo. Una battaglia per la democrazia liberale, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2007.
  • Antonella Braga, Un federalista giacobino. Ernesto Rossi pioniere degli Stati Uniti d'Europa, Bologna, il Mulino, 2007.
  • Paolo Bagnoli (a cura di), Attualità del socialismo liberale: settantesimo anniversario dell'assassinio dei fratelli Rosselli (9 giugno 1937 - 9 giugno 2007), Firenze, Alinea, 2007.
  • Carmelo Calabro, Liberalismo, democrazia, socialismo: l'itinerario di Carlo Rosselli, Firenze, Firenze University Press, 2009.

Resistenza

  • Aa.Vv., Le formazioni Giustizia e Libertà nella Resistenza: atti del Convegno, Milano 5 e 6 maggio 1995, Roma, Fiap, 1975.

Reprint e archivi

  • Quaderni di Giustizia e Libertà. 1932-1935, Torino, Bottega d'Erasmo, 1959 e 1975.
  • Giustizia e Libertà: movimento unitario d'azione per l'autonomia operaia, la repubblica socialista, un nuovo umanesimo, Milano, Feltrinelli reprint, 1966, 2 voll.
  • Archivi di "Giustizia e Libertà", 1915-1945: inventario, a cura di Costanzo Casucci, Roma, S.N., 1969.
  • L'Italia libera: organo del Partito d'azione. 1943-1945, ed. curata e ordinata da Francesca Tosi Ferratini e Gaetano Grassi, Milano, Feltrinelli reprint, 1975.

Testimonianze

  • Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli: un ricordo, prefazione a: Carlo Rosselli, Scritti politici e autobiografici, Napoli, 1944; Casalvelino Scalo, Galzerano, 1999.
  • Aldo Garosci, Vita di Carlo Rosselli, Roma, Edizioni U, 1945; Firenze, Vallecchi, 1973, 2 voll.
  • Ernesto Rossi, Un democratico ribelle. Cospirazione antifascista, carcere, confino. Scritti e testimonianze, a cura di G. Armani, Guanda, Parma 1975; Milano, Kaos, 2001.
  • Emilio Lussu, Lettere a Carlo Rosselli e altri scritti di Giustizia e Libertà, a cura di Manlio Brigaglia, Sassari, Libreria Dessi, 1979.
  • Giuseppe Fiori, Il cavaliere dei rossomori. Vita di Emilio Lussu, Torino, Einaudi, 1985 e 2000; Cagliari, L'Unione Sarda, 2003.
  • Giuseppe Fiori, Una storia italiana. Vita di Ernesto Rossi, Torino, Einaudi, 1997.
  • Giuseppe Fiori, Casa Rosselli: vita di Carlo e Nello, Amelia, Marion e Maria, Torino, Einaudi, 1999.
  • Fabio Galluccio, Non potevi fare altrimenti, 2005, ISBN 88-89099-05-4
  • Carlo Rosselli e Gaetano Salvemini, Fra le righe: carteggio fra Carlo Rosselli e Gaetano Salvemini , a cura di Elisa Signori, Milano, Angeli, 2009.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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