Joyce Lussu
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Joyce Salvadori (Gioconda Salvadori), più nota con il nome da sposata di Joyce Lussu (Firenze, 8 maggio 1912 – Roma, 4 novembre 1998) è stata una scrittrice, traduttrice e partigiana italiana, medaglia d'argento al valor militare.
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[modifica] Biografia
Joyce Lussu nasce come Gioconda Salvadori a Firenze, l’8 maggio 1912, da genitori marchigiani, entrambi con ascendenze inglesi.
Il padre, Guglielmo Salvadori, docente universitario e primo traduttore del filosofo Herbert Spencer, malmenato e più volte minacciato dalle camicie nere, fu costretto all’esilio in Svizzera nel 1924, e con lui la moglie Giacinta, i due figli maggiori Max e Gladys, e la piccola Joyce.
Joyce vivrà così all’estero gli anni dell’adolescenza, in collegi ed ambienti cosmopoliti, maturando un’educazione non formale, ispirata agli interessi della famiglia per la cultura, l’impegno politico e la propensione alla curiosità, al dialogo, ai rapporti sociali.
Con i fratelli, comunque, ufficializzerà questo originale percorso conoscitivo, ottenendo la licenza di Liceo Classico con esami da privatista nelle Marche, tra Macerata e Fermo.
Ad Heidelberg, mentre segue le lezioni del filosofo Karl Jaspers, vede nascere, con allarmata e critica vigilanza, i primi sintomi del nazismo.
Si sposta, quindi, in Francia e in Portogallo, e si licenzia in Lettere alla Sorbona di Parigi e in Filologia a Lisbona.
Tra il 1933 e il 1938 è in più zone dell’Africa; l’interesse partecipe per la natura e per lo sfruttamento colonialistico di genti e paesi, resteranno, da adesso in avanti, motivazioni fortemente legate alla sua scrittura ed alla sua vita in genere.
I primi testi poetici significativi si possono collocare in questo periodo, e di "Liriche" (1939 ed. R.Ricciardi) sarà curatore eccellente Benedetto Croce, affascinato anche dalla carica vitale della giovanissima scrittrice.
In una sua recensione su "La Critica" (fasc. 2^, 1939), ne evidenzierà la laica capacità di rapportarsi con coraggio al dolore del vivere, e la forza dei paesaggi e delle scene che " si sono fatte interne, si sono fuse con la sua anima".
Insieme al fratello Max, Joyce entra a far parte del movimento "Giustizia e Libertà" e nel 1938 incontra Emilio Lussu - mister Mill, per gli organizzatori della resistenza in esilio, compagno e marito da ora in poi fino alla sua morte - e con lui vive la drammatica e spericolata vicenda della clandestinità, nella lotta antifascista.
La Francia occupata dai nazisti, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, l’Inghilterra, saranno il teatro di rischiose missioni, passaggi oltre confine, falsificazioni di documenti, corsi di guerriglia.
Raggiunto, in questa militanza nelle formazioni di G.L., il grado di Capitano, nel dopoguerra verrà decorata di medaglia d’argento al valor militare.
In "Fronti e Frontiere" - 1946 - lei stessa racconterà, in forma autobiografica, le dure e al tempo stesso avventurose esperienze di questo periodo: sarà un libro di grande successo.
A liberazione avvenuta, vive da protagonista i primi passi della Repubblica Italiana ed il percorso del Partito d'Azione, fino al suo scioglimento.
Promotrice dell’Unione Donne Italiane, milita per qualche tempo nel Partito Socialista Italiano e nel 1948 fa parte della direzione nazionale del partito; preferirà, tuttavia, tornare ad occuparsi di attività culturali e politiche autonome, insofferente di vincoli e condizionamenti d’apparato.
Dal 1958 al 1960, continuando a battersi nel segno del rinnovamento dei valori libertari dell’antifascismo, sposterà il suo orizzonte di riferimento nella direzione delle lotte contro l’imperialismo.
Sono gli anni dei viaggi con organizzazioni internazionali della pace, con movimenti di liberazione anticolonialistici; e per conoscere le situazioni storico-culturali del "diverso", si occuperà della poesia lontana ed, in un certo senso, estranea all’antica cultura dell’Occidente, quella degli "altri", dalla quale era fortemente attratta perché la sentiva strumento unico, rapido ed efficace di conoscenza.
Traduce, quindi, da poeti viventi, alternativi, non letterati, spesso provenienti dalla cultura orale: albanesi, curdi, vietnamiti, dell’Angola, del Mozambico, afroamericani, eschimesi, aborigeni australiani.
Fu una splendida avventura, umana e letteraria, in cui la comunicazione derivò non dalla conoscenza filologica di grammatiche e sintassi, quasi sempre inesistenti, ma dal rapporto diretto poeta con poeta, dalle lingue di mediazione, dai gesti, dai suoni, dal dolore cupo di sofferenze antiche ed ingiuste.
La sua traduzione delle poesie del turco Nazim Hikmet - a tutt’oggi tra le più lette in Italia - è un esempio eccellente per tutte.
Fu così naturale partecipare attivamente alle mobilitazioni in favore di perseguitati politici, quali l’angolano Agostinho Neto ed Hikmet, appunto, tanto per fare alcuni nomi.
Proprio attraverso quest’ultimo verrà a conoscenza del problema curdo, "un popolo costretto a vivere da straniero nel suo territorio", come scriverà in "Portrait" (1988, Transeuropa).
E in un viaggio epico, dopo essere passata spavaldamente indenne attraverso le pastoie della burocrazia irakena, ed aver ottenuto dal Presidente, generale Aref in persona, un lasciapassare, raggiunse il Kurdistan e conobbe il popolo che lo abitava e i suoi eroi di allora: Jalal Talabani con i mitici guerrieri peshmargà, ed il Mollah Rosso Mustafà Barzani.
Era la metà degli anni Sessanta e da allora la causa del popolo curdo divenne la causa di Joyce, che la portò nel mondo e, soprattutto, nelle scuole.
Dall’esperienza terzomondista derivò, così, dagli anni Settanta in poi, l’impegno alla riscoperta e valorizzazione dell’"altra storia": quella delle sibille e delle streghe, dei movimenti pacifisti, delle tradizioni locali devastate dalla globalizzazione, dando vita a molti progetti frutto della sua visione critica del divenire e delle sue intuizioni profetiche, che il tempo e gli studi avrebbero verificato esatte ed eccezionalmente attuali.
Dedicherà una parte fondamentale della sua straordinaria carica vitale al rapporto con i giovani, nell’ipotesi di un futuro di pace, da costruire con impegno sistematico e conoscenze adeguate del passato, degli errori, delle violenze e delle ingiustizie che non dovevano ripetersi.
Se conserverà, allora, una certa diffidenza nei confronti delle istituzioni e delle persone che le rappresentano, riporrà però massima fiducia ed apertura verso le nuove generazioni; per questo fino alla primavera del 1998 ha occupato una parte notevole del suo tempo in scuole di ogni ordine e grado, animando incontri che incrociavano percorsi di storia, poesia, autobiografia, progettualità sociale.
Degno di nota un apocrifo sherlockiano, Sherlock Holmes, anarchici e siluri del 1986. Fu anche traduttrice, soprattutto di opere d'avanguardia asiatica e africana, e del più grande poeta turco, Nazim Hikmet.
Nel 1998 ha scritto "Sulla civetteria" con Luana Trapè, edizioni Voland.
È morta a Roma il 4 novembre 1998, all’età di 86 anni.
[modifica] Onorificenze
[modifica] Bibliografia
[modifica] Opere di Joyce Lussu
- C'è un paio di scarpette rosse
- Liriche, Ricciardi 1939
- Fronti e frontiere, Ed. U 1944, Laterza 1967, Theoria 2000
- Tradurre poesia, Mondadori 1967, Robin edizioni 1999
- Le inglesi in Italia, Lerici 1970, Il lavoro editoriale 1999
- Padre Padrone Padreterno, Mazzotta 1976
- L’uomo che voleva nascere donna, Mazzotta 1978
- Sherlock Holmes Anarchici e Siluri, Il lavoro editoriale 1982, Robin edizioni 2000
- L'olivastro e l'innesto, Edizioni della Torre 1982
- Il Libro Perogno, Il Lavoro Editoriale 1982
- Portrait, Transeuropa 1988
- Le comunanze picene, AndreaLiviEditore 1989
- L’idea delle Marche, Il lavoro editoriale 1989
- Il Libro delle Streghe, Transeuropa 1990
- Alba Rossa Un libro di Joyce ed Emilio Lussu, Transeuropa 1991
- L'Uovo di Sarnano, AndreaLiviEditore 1992
- Lo smerillone, AndreaLiviEditore 1993
- Itria e le lontre, AndreaLiviEditore 1993
- L’acqua del 2000, Mazzotta 1997
- Il turco in Italia (ovvero l'italiana in Turchia), Transeuropa 1998
- Sulla civetteria (con Luana Trapè), Voland 1998
- Inventario delle cose certe, AndreaLiviEditore 1998
[modifica] Opere a cura di Joyce Lussu
- Donne come te Ed. Avanti! 1957
- Storia del Fermano Il lavoro editoriale 1982
- Lettere fermane di Giacinta Salvadori Il lavoro editoriale 1989
- La nostra casa sull’Adriatico di Margareth Collier Il lavoro editoriale 1981/1997
[modifica] Traduzioni
- Nazim Hikmet In quest’anno 1941 Lerici 1961
- Nazim Hikmet La conga con Fidel Ed. Avanti! 1961
- Agostinho Neto Con gli occhi asciutti Il Saggiatore 1963
- Canti eschimesi Ed.Avanti! 1963
- Nazim Hikmet Poesie d’amore Lerici 1965 Mondadori 1991
- Tre poeti albanesi Lerici 1965
- Nazim Hikmet Paesaggi umani Lerici 1966 Sansoni 1971
- Jose Craveirinha Cantico a un dio di catrame Lerici 1966
- Alexander O’Neill Portogallo mio rimorso Einaudi 1966
- Ho Chi Mihn Diario dal carcere Ed.Tindalo 1967
- L’idea degli antenati. Poesia del black power Lerici 1968
- Tre poeti d’Albania di oggi Lerici 1969
- La poesia degli albanesi Eri 1977
[modifica] Opere su Joyce Lussu
- Joyce Lussu. Una vita contro, Silvia Ballestra, Baldini Castoldi Dalai 1996
- La vita è infinita Ricordo a più voci di Joyce Lussu, AndreaLiviEditore 2000
- Joyce Lussu. Una donna nella storia a cura di L.M. Plaisant, CUEC 2003

