Bruno Zevi

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« No all'architettura della repressione, classicista barocca dialettale. Si all'architettura della libertà, rischiosa antidolatrica creativa. »
(Bruno Zevi, Zevi su Zevi: architettura come profezia, 1993)
Bruno Zevi

Bruno Zevi (Roma, 22 gennaio 1918Roma, 9 gennaio 2000) è stato un architetto, urbanista e politico italiano, noto soprattutto come storico e critico d'architettura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Roma nel 1918, consegue la maturità classica al Liceo Tasso, dove ha per compagni di classe Paolo Alatri e Mario Alicata. Nel 1938, a seguito delle leggi razziali, lascia l'Italia per Londra prima e poi per gli Stati Uniti. Si laurea in architettura nel 1942 alla Graduate School of Design della Harvard University, in quel momento diretta da Walter Gropius. Il 26 dicembre 1940 si sposa con Tullia Calabi. Rientra in Europa, a Londra, nel 1943; nel 1944 è di nuovo in Italia, dove fonda l'Associazione per l'architettura organica (Apao) e l'anno successivo la rivista Metron. Dal 1948 insegna Storia dell'architettura presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia e nel 1964 diviene professore ordinario alla Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivissimo nel campo della critica architettonica, pubblica nel 1948 Saper vedere l'architettura; dal 1954 al 2000 tiene una rubrica settimanale di architettura su Cronache e poi L'Espresso; nel 1955 fonda la rivista mensile L'architettura. Cronache e storia e poi, con Lina Bo Bardi, il settimanale La Cultura della Vita.

Di particolare importanza per il superamento delle divisioni tra storia dell'arte e storia dell'architettura furono i suoi legami con i critici d'arte Giulio Carlo Argan, Cesare Brandi e Carlo Ludovico Ragghianti. Fu uno dei fondatori dell'Istituto Nazionale di Architettura (In/Arch) di cui fu un attivo collaboratore negli anni settanta. Fu segretario generale dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), accademico di San Luca, vicepresidente dell'In/Arch. Nel 1979 viene eletto presidente emerito del Comitato Internazionale dei Critici di Architettura (CICA). Dopo le decise contestazioni del '68, dichiara la sua delusione per una mancata riforma e il permanere di un grave stato di degrado culturale nell'Università; nel 1979 lascia gli incarichi accademici. Muore a Roma nel 2000.

Il figlio, Luca Zevi, professore di progettazione architettonica alla Sapienza e presidente dell'Istituto Nazionale di Architettura per il Lazio, è il progettista, tra l'altro, del Memoriale ai caduti del bombardamento di San Lorenzo del 1943 a Roma.

Architettura e Spazio[modifica | modifica wikitesto]

In Saper Vedere L'Architettura (1948), Zevi ha sostenuto che la teoria che la nozione di spazio è essenziale per la definizione e l'apprezzamento dell'architettura.[1]

Impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

on. Bruno Zevi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Legislatura X Legislatura
Gruppo Partito Radicale
Incarichi parlamentari

Componente VII Commissione (Istruzione)

Pagina istituzionale

Sempre impegnato sul fronte politico e dei diritti civili, durante il fascismo Zevi fu membro del movimento clandestino Giustizia e Libertà e diresse i Quaderni Italiani. All'inizio del 1940, dato il clima antiebraico ormai diffusosi in tutta Europa, si trasferì a New York per continuare gli studi universitari e portare avanti la lotta antifascista con Lionello Venturi, Franco Modigliani, Aldo Garosci, Gaetano Salvemini. Tornato in Italia, militò nel Partito d'Azione, in Unità Popolare, e infine nel Partito Radicale. Dal 1988 al 1999 è stato Presidente del Partito Radicale. Deputato dal 1987 al 1992, si dimise dall'incarico di Presidente in segno di protesta per l'adesione dei deputati radicali al Parlamento Europeo al medesimo gruppo dove sedevano gli eletti del Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen. Nel 1998 fu tra i fondatori del Partito d'Azione Liberalsocialista.

Elenco parziale delle pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Bruno Zevi con Frank Lloyd Wright a Venezia nel 1951
  • Verso un'architettura organica, Einaudi, Torino 1945
  • Frank Lloyd Wright, 1947
  • Erik Gunnar Asplund, 1948
  • Saper vedere l'architettura, Einaudi, Torino 1948
  • Storia dell'architettura moderna, Einaudi, Torino 1950
  • Architettura e storiografia, 1950
  • Poetica dell'architettura neoplastica, 1953
  • Richard Neutra, 1954
  • Architettura in nuce, 1960
  • Biagio Rossetti architetto ferrarese, 1960
  • Michelangelo architetto e Borromini (in coll. con Paolo Portoghesi), 1964
  • Erich Mendelsohn, 1969
  • Il linguaggio moderno dell'architettura, Einaudi, Torino 1973
  • Sterzate architettoniche: conflitti e polemiche degli anni Settanta-Novanta, 1992
  • Zevi su Zevi: architettura come profezia, 1993
  • Linguaggi dell'architettura contemporanea, 1993
  • Storia e controstoria dell'architettura in Italia, 1997
  • Saper vedere la città, 1997
  • Leggere, scrivere, parlare architettura, 1997
  • Controstoria e storia dell'architettura, 1998
  • Capolavori del XX secolo, 2000

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andrea Sauchelli, 'On Architecture as a Spatial Art', Nordic Journal of Aesthetics, 43 (2012) per una discussione di questa idea.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Dulio, Introduzione a Bruno Zevi, Laterza, Roma-Bari 2008
  • [1] Andrea Sauchelli, 'On Architecture as a Spatial Art', Nordic Journal of Aesthetics, 43 (2012)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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