Seconda repubblica spagnola

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Bandiera della II Repubblica

La seconda repubblica spagnola iniziò il 14 aprile 1931 con la proclamazione della Repubblica e l'esilio del Re Alfonso XIII ed ebbe termine il 1º aprile 1939, in seguito alla vittoria dei ribelli nazionalisti guidati da Francisco Franco nella Guerra civile spagnola.

Indice

[modifica] Governo provvisorio

Dopo il patto di San Sebastián dell'agosto del 1930 si decise di costituire un comitato rivoluzionario che dovesse essere la base per il futuro governo provvisorio, come transizione concreta dalla monarchia alla repubblica. Nel febbraio 1931 si formò l'ultimo governo della monarchia presieduto da Aznar, che si assunse la responsabilità di convocare libere elezioni municipali e di dare alle nuove Cortes un carattere "costituente".

Pertanto le elezioni municipali si tennero il 12 aprile e il risultato fu storico: dopo la prima repubblica del 1873 il popolo spagnolo scelse di nuovo la repubblica, seppur con uno scarto minimo, invece di optare per l'opzione monarchica sostenuta da carlisti e alfonsini. Dopo che Alfonso XIII sospese la potestà reale e decise di abbandonare il paese partendo in esilio, il 14 aprile venne proclamata la repubblica nella località basca di Eibar e nei giorni successivi la gente scese in piazza nelle principali città spagnole (Valencia, Siviglia, Oviedo, Saragozza, Barcellona) per manifestare la propria gioia.

Subito dopo si formò un governo provvisorio ufficiale in cui erano presenti i maggiori rappresentanti di tutte le forze politiche: per la destra liberal-repubblicana c'erano Miguel Maura e Alcalá Zamora; per i repubblicani di sinistra Manuel Azaña e Marcelino Domingo; per i radicali Lerroux e Martínez Barrio; per i socialisti Largo Caballero, Indalecio Prieto e Fernando de los Ríos; per i nazionalisti catalani Nicolau d'Olwer e per i galiziani il repubblicano Santiago Casares Quiroga. Fuori dalla coalizione rimasero la destra monarchica, i nazionalisti baschi e la parte più estrema della sinistra (comunisti e anarchici).

Seguendo quello che era stato concordato nel Patto di San Sebastián, il governo provvisorio indisse nuove elezioni della Corte Costituente per il 28 giugno. Contemporaneamente decise di intraprendere una politica riformista nel segno dell'urgenza, poiché il paese necessitava di un cambio netto e immediato, non prorogabile per dopo le elezioni. Una serie di decreti ministeriali mise in marcia un progetto di riforma agraria, la riforma dell'esercito e l'inizio dei negoziati con catalani e baschi per una soluzione agli antichi problemi autonomisti. Nonostante i tentativi di ammodernamento del paese, immediatamente la repubblica dovette far fronte prima di tutto ai conflitti sociali (scioperi a Siviglia, Barcellona, nelle Asturie, ecc.), poi alla crescente opposizione di impresari, proprietari agricoli e parte della chiesa cattolica.

Già dall'inizio dell'avventura repubblicana alcuni settori della gerarchia ecclesiastica, guidati dall'arcivescovo di Toledo Segura, manifestarono apertamente la propria opposizione al nuovo regime; allo stesso tempo, approfittando di un'occasione simile, poté risorgere il vecchio anticlericarismo popolare e così nella notte tra l'11 e il 12 maggio furono incendiati conventi ed edifici religiosi in varie città spagnole.

[modifica] Governo Costituente

Le elezioni del 28 giugno furono quasi un trionfo per la sinistra spagnola, mentre la destra ottenne un risultato che non corrispondeva alla sua vera forza all'interno della società e che poi si rivelò schiacciante durante la guerra civile. La nuova composizione del parlamento mise in luce il cambio significativo del panorama politico del paese. Per la prima volta, infatti, i partiti di governo cessarono di essere composti da avvocati, notai e da professionisti e iniziarono a configurarsi come partiti capaci di mobilitare un numero sempre più alto di militanti e seguaci. Allo stesso modo il parlamento diventò il centro della vita politica spagnola e di conseguenza la stampa e l'opinione pubblica cominciarono a politicizzarsi.

Le Cortes nominarono una Commissione Costituzionale incaricata di elaborare un progetto di costituzione, che fu approvato nel dicembre del 1931, dopo tre mesi di intenso dibattito. Il risultato fu una costituzione di carattere spiccatamente progressista e democratico, in cui si definiva lo Stato spagnolo come "una Repubblica di lavoratori di tutte le classi", risaltando così la volontà popolare che l'aveva originata. La Costituzione stabiliva i seguenti principi:

a) lo Stato era "integrale", ma si accettava la possibilità di costituire governi autonomi in alcune regioni;

b) il potere legislativo risiedeva pienamente nelle Cortes, costituite da una sola camera;

c) il potere esecutivo spettava al Consiglio dei Ministri (Consejo de Ministros) e al presidente della Repubblica, eletto dalla Camera dei Deputati e da alcuni compromisarios, mentre le sue competenze erano ristrette e sempre sotto il controllo del parlamento;

d) il potere giudiziario era conferito ad alcuni giudici indipendenti;

e) era prevista la possibilità di espropriazione forzosa di qualsiasi tipo di proprietà per utilità sociale e pubblica, mediante indennizzo, così come era prevista l'opzione della nazionalizzazione dei servizi pubblici;

f) presentava un'ampia dichiarazione dei diritti e della libertà, estesa a temi economici e sociali;

g) il voto era consentito ai maggiori di ventitré anni ed era esteso per la prima volta in Spagna anche alle donne;

h) si dichiarava la separazione tra Stato e Chiesa (estado aconfesional), si riconosceva il matrimonio civile e il divorzio;

i) si esprimeva l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e al diritto all'educazione e al lavoro.

Ovviamente la costituzione non ottenne il consenso di tutte le forze politiche. Sebbene fosse stata approvata da una larga maggioranza, evidenziava le profonde discrepanze tra la sinistra e la destra, soprattutto per quanto riguarda la questione religiosa e quella delle autonomie. I settori cattolici più conservatori si opposero alla aconfesionalidad dello Stato, mentre la destra più centralista non accettò la riforma della struttura statale che garantiva il diritto all'autogoverno di alcune regioni.

Pertanto l'approvazione degli articoli religiosi della Costituzione provocò le dimissioni dei settori cattolici del governo provvisorio, per cui Manuel Azaña sostituì Alcalá-Zamora alla presidenza del Consiglio, mentre quest'ultimo diventò Presidente della Repubblica.

Composizione delle Cortes nel 1931

[modifica] Biennio riformista

[modifica] Biennio conservatore

[modifica] Crisi del '35

[modifica] Elezioni del '36

[modifica] Collegamenti esterni

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