Manuel Azaña Díaz

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Manuel Azaña Díaz
Manuel Azaña Díaz nel 1933

Manuel Azaña Díaz nel 1933


Escudo de la Segunda República Española (bandera).svg
Presidente della Repubblica Spagnola
Durata mandato 10 maggio 1936 –
3 maggio 1939
Primo ministro Santiago Casares Quiroga
Diego Martínez Barrio
José Giral
Francisco Largo Caballero
Juan Negrín
Predecessore Diego Barrio
(ad interim)
Successore Francisco Franco (come caudillo di Spagna)

Dati generali
Suffisso onorifico Don
Partito politico Sinistra repubblicana
Tendenza politica Repubblicanesimo
Professione Giurista
Manuel Azaña Diaz

Manuel Azaña Diaz (Madrid, 10 gennaio 1880Montauban, 3 novembre 1940) è stato un politico spagnolo.

È stato capo del governo due volte: dal 14 ottobre 1931 al 12 settembre 1933 e dal 19 febbraio al 10 maggio 1936; è stato il secondo Presidente della Seconda repubblica spagnola dall'11 maggio 1936 all'aprile 1939.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Di famiglia agiata, rimase orfano molto piccolo. Studiò al monastero dell'Escorial, all'Istituto Cisneros, all'Università di Saragozza, dove si laureò in Giurisprudenza nel 1897, e alla Università Complutense di Madrid, dove divenne dottore in diritto nel 1900.

Nel 1909 ottenne un lavoro alla Direzione dei Registri e Notariato; praticò l'attività di notaio. Nel 1914 iniziò a dedicarsi alla politica, iscrivendosi al Partito Repubblicano Riformista di Melquíades Álvarez. Collaborò ad alcuni giornali, come El imparcial e El Sol. Durante la Prima guerra mondiale fu inviato al fronte occidentale per diversi giornali. Nel 1920 fonda, insieme al futuro cognato Cipriano Rivas Cherif, la rivista Pluma; dal 1922 fu inoltre direttore del settimanale España. Fu segretario dell'Università di Madrid dal 1913 al 1920, diventandone rettore nel 1930. Si candidò a deputato nella circoscrizione di Toledo nel 1918 e nel 1923, entrambe le volte senza successo.

Molto critico verso la dittatura di Miguel Primo de Rivera, Azaña pubblicò un duro manifesto contro il dittatore e il re Alfonso XIII nel 1924. L'anno seguente fondò il partito Acción Republicana insieme a José Giral. In seguito partecipò al Patto di San Sebastián nel 1930, che costituì il nucleo del futuro governo repubblicano insediatosi dopo le elezioni municipali del 12 aprile 1931, nelle quali le liste repubblicane ottennero un successo così consistente da spingere il re Alfonso a lasciare la Spagna.

Al governo[modifica | modifica sorgente]

Alcalá Zamora e Azaña.

Azaña fu nominato ministro della Guerra nel governo provvisorio, il 14 aprile. In ottobre, divenne capo del governo provvisorio al posto di Niceto Alcalá-Zamora, a causa delle dimissioni di questi dovute alla questione religiosa. Come capo del governo della coalizione repubblicana, Azaña mise in opera il programma elettorale: la riforma dell'esercito spagnolo (per stabilirne una grandezza numerica proporzionata alla capacità del paese), la riforma agraria e la riforma dell'istruzione, sopprimendo istituzioni religiose e favorendo la laicizzazione dello stato.

Questi impegni, insieme alle agitazioni sociali già in corso in diversi settori della popolazione, portarono Azaña in conflitto con diverse fazioni, specialmente la Chiesa cattolica e parte dell'esercito. I settori cattolici si opposero alla aconfesionalidad dello Stato, mentre la destra non accettò la riforma della struttura statale che garantiva il diritto all'autogoverno di alcune regioni come la Catalogna. Particolarmente invise alla Chiesa erano le norme che disponevano lo scioglimento di tutti gli ordini religiosi, la fine dei sussidi ai religiosi entro due anni dall'entrata in vigore della legge (i sussudi erano stati concessi come indennizzo a seguito della confisca delle terre della Chiesa nel 1837[1]). L'abolizione dell'insegnamento religioso[2] e la separazione del concetto su cui per secoli si era basata l'idea di Spagna di indissolubilità di legame tra lo Stato e la Chiesa[3]. Fu però Azaña[4] a rendere meno dure le norme contro la Chiesa limitando lo scioglimento degli ordini religiosi solo alla Compagnia di Gesù[5].

Gravi scontri avvenuti a Benalup-Casas Viejas, Castilblanco e Arnedo contribuirono alle sue dimissioni, presentate l'8 settembre 1933. Le successive elezioni del 19 novembre dello stesso anno videro il successo dei radicali centristi di Alejandro Lerroux e del cartello delle destre, la CEDA di José María Gil-Robles; i due partiti formarono la coalizione governativa. Azaña si ritirò temporaneamente dalla politica per dedicarsi alla sua attività letteraria.

Già nel 1934 riprende però l'impegno politico, fondando la Izquierda Republicana (Sinistra repubblicana), unione della Acción Republicana con il Partito Repubblicano Radical-Socialista di Marcelino Domingo e l'Organización Republicana Gallega Autónoma (ORGA) di Santiago Casares Quiroga. Nello stesso anno avvennero le rivolte delle Asturie e di Barcellona. Accusato di istigare gli scontri, Azaña fu imprigionato all'interno del cacciatorpediniere Sanchez Barcáiztegui, all'ancora nel porto di Barcellona. Fu in seguito prosciolto dalle accuse.

Dopo la sua liberazione, nel gennaio 1935, Azaña iniziò una campagna politica per la creazione di un Fronte popolare. Il Frente Popular, una vasta e varia coalizione, vinse le elezioni del 6 febbraio 1936. Il 19 febbraio Azaña fu nominato capo del governo. La vittoria della sinistra diede inizio a un periodo di instabilità sociale in un clima quasi pre-rivoluzionario, provocando grave scontento nei settori più tradizionali della società spagnola: l'esercito e la Chiesa innanzitutto.

Presidenza della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Il 10 maggio 1936 Manuel Azaña fu eletto Presidente della Repubblica dopo la destituzione di Alcalá-Zamora, appena due mesi prima l'inizio della guerra civile. Azaña insisteva sulla necessità di maggior coesione della coalizione repubblicana, le divisioni interne costituendo un serio pericolo alla stabilità della nazione. Nei suoi diari e memorie, a cui lavorava meticolosamente, descrive vividamente le varie personalità e i conflitti ideologici tra sé stesso e diversi esponenti repubblicani, tra cui Francisco Largo Caballero e Juan Negrín. L'elezione stessa di Azaña a Presidente della Repubblica costituì un elemento di instabilità, secondo alcuni, poiché le sue riforme da ministro della Guerra lo avevano reso sgradito a importanti settori dell'esercito spagnolo.

Gli scritti di Azaña durante la guerra civile contribuiscono molto allo studio delle difficoltà del governo repubblicano in quegli anni. Di Azaña sono anche famosi alcuni discorsi, in particolare quello pronunciato davanti al Parlamento spagnolo, le Cortes, il 18 luglio 1938, nel quale predicava la necessità di una riconciliazione nazionale a guerra finita; usò il motto "Pace, pietà, perdono" (Paz, Piedad, Perdón).

Curiosamente, durante la guerra civile scrisse anche un'opera teatrale, intitolata "La veglia a Benicarló" (La velada en Benicarló). Terminò la sua scrittura durante la rivolta di Barcellona, nel maggio 1937. Nell'opera Azaña fa uso di diversi personaggi per esporre i vari punti di vista ideologici, politici e sociali presenti nella Repubblica durante la guerra, dipingendo e cercando di spiegare le rivalità e i conflitti che stavano deteriorando la coesione dei repubblicani.

La caduta di Barcellona prima, il 26 gennaio 1939, e di Girona poi, il 5 febbraio, costrinsero Azaña a rifugiarsi in Francia. Poco dopo si dimise dalla presidenza della Repubblica, sostituito da Diego Martinez Barrio.

Dopo la fine della guerra civile, Azaña visse in esilio in Francia, nel Roussillon. Con l'occupazione nazista e la repubblica di Vichy, fu tenuto sotto controllo costante da parte di agenti franchisti, che cercavano di ottenerne l'arresto e l'espulsione verso la Spagna; fu infine arrestato dalla Gestapo. Grazie all'intervento dell'ambasciatore messicano in Francia, Azaña fu quindi liberato ma costretto a vivere all'interno di edifici sotto la giurisdizione dell'ambasciata messicana, a Montauban. Qui, repentinamente invecchiato e indebolito dalle difficoltà degli ultimi mesi, morì il 4 novembre 1940. Il maresciallo Pétain proibì che gli fossero tributati gli onori di un ex capo di stato; consentì che la sua bara fosse avvolta dalla bandiera spagnola ma quella bicolore monarchica e non quella tricolore repubblicana. Il feretro venne quindi avvolto nella bandiera messicana. I suoi resti riposano ancora al cimitero di Montauban.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 46
  2. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 46
  3. ^ Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 37
  4. ^ Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 37
  5. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 46

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente del Governo spagnolo Successore Flag of Spain (1931 - 1939).svg
Niceto Alcalá-Zamora 1931 - 1933 Alejandro Lerroux García I
Manuel Portela Valladares 1936 Augusto Barcía Trelles II
Predecessore Presidenti della Repubblica di Spagna Successore Flag of Spain (1931 - 1939).svg
Niceto Alcalá-Zamora 1936 - 1939 Francisco Franco (caudillo)

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