José Calvo Sotelo

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« Di fronte a questo Stato sterile, io propugno l'idea dello Stato integratore, che realizzi la giustizia economica e che possa dire con piena autorità: "Non più scioperi, non più serrate, non più interessi usurari, non più abusi capitalistici, non più salari da fame, non più indennità parlamentari ottenute per un caso fortunato, non più libertà anarchica, non più attentati criminosi contro la produzione, ché la produzione nazionale sta al di sopra di tutte le classi, di tutti i partiti e di tutti gli interessi" Uno Stato simile, molti lo chiamano fascista; ebbene se questo è lo Stato fascista, io, che condivido l'idea di questo Stato, che credo in esso, mi dichiaro fascista. »
(Calvo Sotelo nel 1934[1])
José Calvo Sotelo

Ministro delle Finanze
Durata mandato 3 dicembre 1925 –
21 gennaio 1930
Capo di Stato Alfonso XIII di Spagna
Presidente Miguel Primo de Rivera
Predecessore José Corral Larre
Successore Francisco Moreno Zuleta

Dati generali
Partito politico Partido Liberal-Conservador
Professione Giurista

José Calvo Sotelo (Tui, 6 maggio 1893Madrid, 13 luglio 1936) è stato un giurista e politico spagnolo. Conservatore fu Ministro delle Finanze tra il 1925 ed il 1930 durante la dittatura di Miguel Primo de Rivera. Secondo la storiografia spagnola del dopoguerra, la sua uccisione da parte di componenti della milizia repubblicana della Guardia de Asalto, fu la causa scatenante dell'insurrezione nazionalista guidata da Francisco Franco contro il governo del Fronte Popolare che sarebbe sfociata nella Guerra civile spagnola.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Tui presso la città galiziana di Pontevedra. Studiò diritto ed economia all'università di Saragozza. Divenne segretario dell'Accademia di Scienze Etiche e Politiche dell'Ateneo Mercantil de Madrid e professore universitario presso l'Universidad Central. Si iscrisse al Partido Liberal-Conservador di Antonio Maura di cui divenne segretario. Nel 1918 fu nominato Governatore civile di Valenza.

Uomo politico di idee monarchiche e conservatrici, di intensa fede cattolica, rappresentò gli ideali conservatori spagnoli e anti-marxisti. Successivamente divenne ministro delle Finanze dal 1925 al 1930 tentò inutilmente di risollevare l'economia ancorando la Peseta spagnola all'oro[2].

All'avvento della Seconda repubblica spagnola nel 1931, nonostante fosse stato eletto deputato preferì partire in volontario esilio per Parigi incriminato dal nuovo governo con una nuova norma a carattere retroattivo per aver fatto parte del governo presieduto da Miguel Primo de Rivera[3]. Calvo Sotelo ritornò nel 1934 alla guida del movimento politico Renovaciòn Espanola al posto di Antonio Goicoechea[4], col quale fu rieletto nel novembre 1933 alle Cortes Generales, in seguito alla vittoria conservatrice della CEDA che divenne primo partito. La Rivoluzione delle Asturie, di matrice anarco-socialista scoppiata il 5 ottobre 1934 e durata due settimane, e gli eccidi compiuti dagli insorti, confermarono in Calvo Sotelo la convinzione che solo l'esercito poteva essere garanzia di sicurezza dai moti rivoluzionari[5]. Alle successive elezioni del 16 febbraio 1936 tutte le forze di destra si riunirono nel Fronte Nazionale Controrivoluzionario, ma le elezioni furono vinte dal Fronte popolare. L'insuccesso, all'interno del Fronte Nazionale del principale movimento, la Confederazione Spagnola delle Destre Autonome di Gil Robles che puntava alla vittoria, incoronò Calvo Sotelo come principale leader dell'opposizione[6].

Alle denunce in parlamento di Sotelo contro le violenze fatte dai miliziani comunisti il presidente del consiglio Santiago Casares Quiroga si lasciò sfuggire una minaccia nei confronti del leader della destra monarchica "La violenza contro il capo del partito monarchico non sarebbe un crimine"[7]. Sotelo rispose a Casares Quiroga:

« Ho le spalle larghe, signor Casares Quiroga. Voi siete altra tempra d'uomo, pronto alla sfida o alle minacce. Ho sentito due o tre vostri discorsi in vita mia, tutti pronunciati dallo stesso banco nel quale vi trovate ora e sempre ugualmente violenti. Prendo quindi atto delle vostre minacce. Voi mi ritenete responsabile non soltanto delle mie azioni, ma anche di quelle che potrebbero verificarsi. Ebbene accetto ogni mia responsabilità e anche quella di azioni nelle quali non ho avuto parte, purché siano state compiute per il bene della Spagna. E adesso ascolto queste vostre parole: non ci mancava che questo. Ebbene, vi ripeterò quello che disse san Domenico di Silos al re di Castiglia: "Sire, potete privarmi della vita, ma niente più". Ed è meglio morire con onore che vivere indegnamente. »
(Calvo Sotelo il 16 giugno 1936[7])

L'omicidio[modifica | modifica sorgente]

José del Castillo, responsabile dell'uccisione del falangista Andrés Saenz de Heredia[8][9], il quale nel frattempo era diventato un membro importante dell'organizzazione Unión Militar Republicana Antifascista, fu ucciso dai Falangisti il 12 luglio 1936. Quella stessa notte Sotelo fu rapito e ucciso per ritorsione da un gruppo di commilitoni della vittima. Il rapimento fu pianificato da Fernando Condés della Guardia Civil, noto per le sue idee di sinistra[10], nel 1934 era stato allontanato dall'esercito per complicità con i ribelli delle Asturie, ma poi recentemente reintegrato da Casares Quiroga[11]

Un camion degli "Asaltos" e una vettura uscirono dalla caserma Pontejos[12]. La vettura si diresse verso la casa di José María Gil-Robles y Quiñones leader della Confederazione Spagnola delle Destre Autonome mentre il camion a casa di Calvo Sotelo in calle Velazquez. Sul camion erano presenti lo stesso Condés, Victoriano Cuenca che a Cuba era stato guardia del corpo del generale Gerardo Machado, due membri della gioventù social-comunista e alcuni "asaltos"[12]. Giunti a casa di Sotelo alle tre del mattino lo svegliarono e lo invitarono a venire al comando della polizia. Sotelo godeva dell'immunità parlamentare. Non fu possibile verificare la legittimità della richiesta poiché gli asaltos avevano già provveduto a tagliare i fili del telefono[13]. Sotelo si tranquillizzò quando Condés gli mostrò il tesserino della Guardia Civil[12], ma mantenendo comunque forti dubbi promise alla famiglia di farsi sentire al più presto aggiungendo "a meno che questi signori non mi facciano saltare le cervella"[12]. Partiti con il camion, dopo circa mezzo chilometro, Cuenca gli sparò due volte alla nuca[14][12] poi scaricarono il corpo al Cimitero dell'Est[15] che fu identificato solo il giorno dopo. La macchina che era andata alla ricerca di Gil Robes non lo aveva trovato perché si era recato a Biarritz per il week end.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Il monumento a José Calvo Sotelo eretto a Madrid nel 1960

La notizia diffuse la sensazione che il Governo presieduto da Santiago Casares Quiroga non fosse in grado di controllare la propria polizia[16]. Lo stesso giorno dell'omicidio alcuni degli Asaltos furono arrestati dalla polizia mentre Condés e Cuenca, coperti dal partito e dal corpo degli Asaltos riuscirono a nascondersi[16]. Nel frattempo il Governo dispose la chiusura di tutte le sedi politiche madrilene della CEDA, dei carlisti e degli anarchici[17]. Mentre l'UGT e Partito Comunista di Spagna espressero solidarietà al Governo.

Indalecio Prieto si reco in delegazione, accompagnato da rappresentanti del partito socialista e comunista, da Quiroga reclamando armi[18], ma avuta risposta negativa i miliziani di sinistra consegnarono ai propri militanti tutte le armi che avevano nei propri arsenali. In occasione dei funerali di Castillo e di Sotelo avvenuti lo stesso giorno nel medesimo cimitero e tra i due gruppi contrapposti ci fu uno scontro a fuoco[17].

Il 15 luglio 1936 ci fu l'ultima riunione in Parlamento in cui i rappresentanti monarchici accusarono il governo di aver portato il paese all'anarchia e Gil Robes tenne una pubblica orazione in onore di Sotelo nel corso della quale elencò tutti gli atti di violenza avvenuti nel paese accusandone il Governo e ricordò che esponenti della maggioranza avevano minacciato lo stesso Sotelo concludendo "Il sangue di Calvo Sotelo sommergerà il governo"[19]. Poi quasi tutti i rappresentanti di destra abbandonarono Madrid per recarsi in città più sicure.

La data dell'insurrezione da parte dei militari fu fissata per il 25 luglio anniversario del patrono di Spagna[20] san Giacomo[21], nonostante che molti, Emilio Mola innanzitutto preferissero che fosse anticipata almeno al 12, onde prevenire una analoga insurrezione della sinistra data per certa[21]. Ma a seguito dell'assassinio il 13 luglio di Calvo Sotelo. I militari pressati dal crescente clima violento videro in questo ultimo evento il segnale che l'insurrezione non poteva essere procrastinata oltre[22] e fissarono l'insurrezione per il 18 luglio[23]. Ricevuta la parola d'ordine "Sin novedad" (nessuna novità) tutte le unità militari si sarebbero dovute sollevare contemporaneamente e occupare le città[23]. L'armata d'Africa, dopo aver preso il controllo del Marocco spagnolo si sarebbe trasferta in Spagna in Andalusia dove si supponeva vi sarebbero state maggiori resistenze[23]. In realtà l'insurrezione scoppiò ancor prima, il 17 luglio 1936.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 09-10
  2. ^ Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 30
  3. ^ José Antonio Primo de Rivera, Scritti e discorsi di battaglia a cura di Primo Siena, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1967, (nota) pag 37-38
  4. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 94
  5. ^ Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 45
  6. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 102
  7. ^ a b A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra. 1971, pag 85
  8. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 123
  9. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia dell'Asse,, Edizioni Einaudi, Milano, 1980, pag 14
  10. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 124
  11. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 124
  12. ^ a b c d e Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 126
  13. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra. 1971, pag 87
  14. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra. 1971, pag 88
  15. ^ Arrigo Petacco, Viva la muerte, Le scie Mondadori, Milano, 2006, pag 10
  16. ^ a b Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 128
  17. ^ a b A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra. 1971, pag 89
  18. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 128-129
  19. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra. 1971, pag 91
  20. ^ Celebrazioni di Luglio
  21. ^ a b A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 96
  22. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 98
  23. ^ a b c Arrigo Petacco, Viva la muerte!, collana Le Scie, Arnoldo Mondadori Editore, 2006, pag 22

Controllo di autorità VIAF: 54337714 LCCN: n82094435

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