Lluís Companys i Jover

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Lluís Companys i Jover

Lluís Companys i Jover (El Tarròs, 21 gennaio 1882Barcellona, 15 ottobre 1940) è stato un politico e avvocato spagnolo, leader della formazione politica Esquerra Republicana de Catalunya e presidente della Generalitat de Catalunya dal 1934 e durante la Guerra civile spagnola.

In esilio dopo la guerra fu catturato e consegnato per la polizia segreta Nazi, la Gestapo, al dittatore spagnolo Francisco Franco, che lo mandò a fucilare il 1940. Companys è l'unico presidente democraticamente scelto della storia europea andato in esecuzione[1][2] e ancora 72 anni dopo, il consiglio di guerra che lo sentenziò è vigente in Spagna.[3]

Gioventù[modifica | modifica sorgente]

Nato da una famiglia borghese di campagna, fu il secondo di otto fratelli. Terminato il liceo, ancora molto giovane si trasferì a Barcellona, dove studiò e si laureò in Diritto all'Università.

Attratto fin da giovane dalla politica, nel 1900 fondò l'Associació Escolar Republicana e fu militante della Unió Republicana. Companys fu influenzato dalle idee repubblicane, catalaniste e sociali, correnti politiche che si svilupparono in seno alla crisi della Restaurazione Borbonica.

Nel 1906, dopo l'incendio portato dalle forze militari alla redazione dei periodici catalani "¡Cu-Cut!" e "La Veu de Catalunya" partecipò alla fondazione del movimento Solidaritat Catalana e quando questa si disgregò aderì alla Unió Federal Nacionalista Republicana, della quale fu eletto presidente della sezione politica nel 1910

Parallelamente alla sua attività professionistica di avvocato del lavoro e sindacalista, collaborò con alcuni quotidiani di matrice repubblicana come "L'Aurora" e, anni più tardi, "La Barricada".

A causa della sua intensa attività politica giovanile fu arrestato quindici volte e fu classificato come "individuo pericoloso" dalla polizia.

Successivamente si iscrisse al Partito Riformista di Melquiades Álvarez e scrisse con Josep Zulueta, Laureà Miró i Trepat e Eusebi Corominas sulle colonne dell'organo ufficiale di partito, La Publicitat.

Primi incarichi politici[modifica | modifica sorgente]

Perdute le elezioni amministrative del 1913, si ebbe una crisi del riformismo e Company lasciò "La Publicitat".

Dopo una breve militanza nel Bloc Republicà Autonomista, fondato con Francesc Layret e Marcel·lí Domingo i Mestres, si iscrisse al Partit Republicà Català, nell'aprile 1917.

Collaborò alla pubblicazione del periodico "La Lluita", organo ufficiale del nuovo partito.

All'interno del Partit Republicà Català, Companys rappresentò la corrente di sinistra e operaia; fu eletto consigliere comunale nel 1917.

Lavorò duramente per un intervento positivo del governo nelle rivendicazioni operaie e fu arrestato nel novembre 1920 insieme ad altri sindacalisti, fra i quali Salvador Seguí e Martí Barrera. Deportato nel carcere di la Mola (Mahón, Isole Baleari) assistette all'assassinio di Francesc Layret che si apprestava a prendere l'incarico di suo avvocato difensore.

Nonostante l'arresto, Companys tornò in libertà grazie alla sua elezione a deputato nel collegio di Sabadell al Parlamento Catalano, in rappresentanza del Partit Republicà Català.

Durante la dittatura di Primo de Rivera fu uno dei fondatori della Unió de Rabassaires, per la quale lavorò come avvocato. Nel 1922 passò a dirigere il settimanale "La Terra".

Nuovamente detenuto nell'ottobre 1930 non potette assistere alla Conferenza delle Sinistre, celebrata tra il 12 e il 19 marzo 1931, dalla quale nacque Esquerra Republicana de Catalunya (ERC). Fu comunque eletto membro dell'esecutivo del partito, in virtù dei suoi stretti legami con il mondo operaio e sindacale. Companys, nell'opinione pubblica di sinistra, apportò un maggiore prestigio alla Esquerra, che fino ad allora era considerato un partito progressista piccolo borghese.

Gli anni della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Eletto sindaco di Barcellona il 12 aprile del 1931 nelle file della Esquerra Republicana de Catalunya, il 14 aprile entrò insieme a Amadeu Aragay, Lluhí i Vallescà nel municipio di Barcellona e proclamò dal balcone la Repubblica Spagnola in Catalogna, deponendo il sindaco uscente Antonio Martínez Domingo. Fu nominato provvisoriamente governatore civile di Barcellona.

Nel giugno 1931 venne eletto al parlamento spagnolo (Cortes españolas) nel collegio di Barcellona. Venne nominato capogruppo della ERC (Esquerra Republicana de Catalunya). Nel 1931 lavorò al progetto per la stesura della Costituzione Repubblicana e nell'ottobre 1931 votò a favore del suffragio universale, che concedeva il diritto di voto alle donne.

Il 20 novembre 1932, venne eletto deputato al Parlamento di Catalogna nel collegio di Sabadell, del quale occupò la carica di presidente dal 19 dicembre 1932.

Nel giugno 1933 si dimise dall'incarico di Presidente del Parlamento di Catalogna e fu eletto Ministro della Marina sotto il governo di Manuel Azaña Díaz.

Alle elezioni politiche del novembre 1933 venne di nuovo eletto deputato al Parlamento Spagnolo nel collegio di Barcellona.

Dopo la morte improvvisa di Francesc Macià i Llussà, venne candidato alla presidenza della Generalitat de Catalunya. Con una votazione straordinaria venne eletto Presidente con 56 voti a favore e 6 astenuti.

I fatti d'Ottobre[modifica | modifica sorgente]

Nel 1934 scoppiò la polemica intorno ai Contratti di lavoro agricolo, che lo vide opposto ai grandi proprietari terrieri e al governo centrale.

L'inclusione di tre ministri della Confederación Española de Derechas Autónomas (CEDA) nel governo guidato da Ricardo Samper, avvenuta il 1º ottobre 1934, innescò il 5 ottobre lo sciopero generale voluto dai sindacati di sinistra. A Madrid vi fu il tentativo di occupare il ministero dell'Interno[4], il Parlamento e la Banca di stato[5] ma furono tutti arrestati dalle forze di sicurezza. Tra gli arrestati anche Francisco Largo Caballero[6]. In Catalogna lo sciopero ebbe maggior successo, nonostante l'assenza dei sindacati anarchici della CNT[7]. Lluís Companys che era succeduto a Francesc Macià ne approfittò per proclamare l'indipendenza dello Stato Catalano il 6 ottobre 1934 dal balcone del palazzo della Generalitat de Catalunya.

« Gli ambienti monarchici e fascisti che hanno da qualche tempo tentato di tradire la repubblica sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo. In quest'ora solenne, in nome del popolo e del parlamento, il governo che presiedo si assume tutte le cariche del potere e proclama lo stato catalano della repubblica federale spagnola e, serrando i ranghi di coloro che sono uniti nella comune protesta contro il fascismo, li invita a sostenere il governo provvisorio della repubblica catalana. »
(Lluis Companys, all'epoca presidente della Generalitat de Catalunya[8])

Ci fu qualche scontro tra le milizie catalane e le forze dell'esercito che procò una ventina di morti[9], poi il nuovo primo ministro Lerroux ordinò lo stato di guerra e diede disposizioni al generale Domingo Batet e di far terminare la sommossa. Batet fece schierare alcuni cannoni caricati a salve e, quando il mattino del 7 ottobre Lluís Companys gli propose di schierarsi dalla parte dei ribelli, rispose "Io sono per la Spagna"[10] e procedette all'arresto[11]. Furono arrestati Lluís Companys e diversi membri del governo. Tra gli arrestati vi fu anche Manuel Azaña che si trovava a Barcellona casualmente, come fu poi appurato[12].

Lo sciopero, capeggiato dai sindacati Unión General de Trabajadores (UGT) e Confederación Nacional del Trabajo (CNT) si trasformò nelle Asturie in un sollevamento armato, soffocato dall'esercito spagnolo che intervenne anche in Catalogna. Companys venne arrestato insieme agli altri membri del governo catalano e incarcerato nella nave Uruguay ancorata nel porto di Barcellona.

Sospeso d'autorità lo Statuto di Autonomia della Catalogna, Companys fu trasferito a Madrid, dove fu giudicato e condannato, insieme a tutti gli altri membri del Governo Catalano, a trenta anni di reclusione.

Fu trasferito quindi al carcere di El Puerto de Santa María (Cadice).

Gli anni dell'anarchia e la Guerra Civile Spagnola[modifica | modifica sorgente]

Liberato nel 1936 dopo la vittoria del Frente Popular, Companys nominò il capitano Frederic Escofet Commissario Generale in Catalogna dell'Ordine Pubblico, in previsione di un possibile sollevamento popolare.

In effetti il golpe ci fu 18 luglio 1936 ma, mentre altrove gli insorti prendevano il sopravvento, dando inizio alla guerra civile spagnola, in Catalogna il sollevamento non ebbe successo. Companys fece imbarcare su navi straniere 5.000 persone sospette di osteggiare il governo repubblicano, la sicurezza e l'incolumità dei quali non poteva garantire, alla luce dei numerosi omicidi che si produssero in quel periodo.

Durante tutto il trascorrere della guerra civile spagnola Companys fu a capo del Governo di Catalogna tentando di mantenere l'unione dei partiti politici e dei sindacati che lo appoggiavano. Questo compito fu molto arduo, a causa delle tensioni fra i comunisti e i socialisti riuniti nel Partit Socialista Unificat de Catalunya (PSUC) e gli anarchici della Confederació Nacional del Treball (CNT), appoggiati questi ultimi dal Partit Obrer d'Unificació Marxista (POUM).

Nel 1937 Companys si scontrò duramente con il capo del governo repubblicano Juan Negrín, che fu una delle figure politiche più discusse della guerra civile spagnola, e nel 1938, in seguito alla presa di Lleida, gli scrisse una dura lettera, lamentando le arbitrarietà che il Governo centrale stava commettendo e l'isolamento che soffriva il Governo catalano.

Esilio e fucilazione dai franchisti[modifica | modifica sorgente]

Il 23 gennaio 1939, quando le forze franchiste erano sul punto di entrare a Barcellona, insieme all'amico e lehendakari (Presidente della Comunità autonoma dei Paesi Baschi) José Antonio Aguirre attraversò il confine con la Francia e fuggì in esilio a Perpignano.

In seguito si trasferì a Parigi per lavorare nel Governo in esilio della Generalitat (Consell Nacional de Catalunya).

Il 13 agosto 1940 venne individuato e catturato dalla Gestapo, su ordine delle autorità spagnole e con la collaborazione dell'ambasciata spagnola in Francia. Estradato a Madrid, fu quindi trasferito al carcere di Montjuïc a Barcellona, dove fu processato sommariamente e condannato a morte.

Alle 6.45 della mattina del 15 ottobre 1940, nel fossato di Santa Eulàlia del castello di Montjuïc, Companys fu fucilato dai militari franchisti.

« Assassineu un home honrat. Per Catalunya!!! (State assassinando un uomo onesto. Viva la Catalogna) »
(Lluís Companys)

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Lo Estadi Olímpic de Barcellona è stato dedicato in sua memoria e porta il suo nome. In questo stadio si sono disputate le prove di atletica, oltre alle cerimonie protocollari di apertura e chiusura dei giochi della XXV Olimpiade.

Predecessore Presidente della Generalitat de Catalunya Successore Seal of the Generalitat of Catalonia.svg
Francesc Macià 1934 - 1939 soppresso
Predecessore Presidente della Generalitat de Catalunya in esilio Successore Seal of the Generalitat of Catalonia.svg
nessuno 1939 - 1940 Josep Irla

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (CA) "La befa al president Companys continua". URL consultato il 17 giugno 2013..
  2. ^ (EN) Michael Eaude, Catalonia: A Cultural History, Oxford University Press, 6 dicembre 2007, p. 10, ISBN 9780199886883. URL consultato il 17 giugno 2013.
  3. ^ (ES) Artur Mas reclama anular el juicio de Companys para su completa restitución in La Vanguardia, Europa Press, 15 ottobre 2010. URL consultato il 25 marzo 2014.
  4. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 80
  5. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 69
  6. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 69
  7. ^ Paul Preston, La guerra civile spagnola, Oscar, Cles (TN), 2011, pag 85
  8. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 68
  9. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 81
  10. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 81
  11. ^ Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 43
  12. ^ Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 43

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alquézar, Ramón. Esquerra Republicana de Catalunya: 70 anys d'història (1931-2001). Barcellona: Columna, 2002. 408 p. ISBN 978-84-664-0172-2.
  • Benet, Josep. Lluís Companys, presidente de Catalunya fusilado. Barcellona: Península, 2005. 220 p. ISBN 978-84-8307-707-8.

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