Franco Antonicelli
| « La democrazia non cala dall'alto. Non la fanno i colonnelli, ma non bastano a crearla nemmeno i più savi legislatori. La democrazia ha le sue leggi, che possono rimanere inerti; le mette in movimento solo l'esercizio che ne fa il popolo. » | |
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(Franco Antonicelli, La pratica della libertà)
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| sen. Franco Antonicelli | |
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| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
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| Luogo nascita | Voghera |
| Data nascita | 15 novembre 1902 |
| Luogo morte | Torino |
| Data morte | 6 novembre 1974 |
| Titolo di studio | Laurea in Lettere e Giurisprudenza |
| Professione | saggista |
| Partito | Sinistra indipendente |
| Legislatura | V e VI |
| Circoscrizione | Piemonte |
Franco Antonicelli (Voghera, 15 novembre 1902 – Torino, 6 novembre 1974) è stato un saggista, poeta e antifascista italiano.
Indice |
[modifica] Biografia
Figlio di Donato Antonicelli, un alto ufficiale pugliese, e di Maria Balladore, una borghese benestante, visse alcuni anni dell'infanzia a Gioia del Colle, ospite dello zio paterno. Arrivato nel 1908 a Torino, frequentò il Liceo classico Massimo d'Azeglio, dove fu allievo di Umberto Cosmo, e vi ottenne la maturità. All'Università si laureò prima in lettere e successivamente, nel 1931, pensando di intraprendere la carriera diplomatica, anche in giurisprudenza. Durante i suoi studi conobbe molti esponenti dell'intellettualità torinese del tempo, come Augusto Monti, Lalla Romano, Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Ludovico Geymonat.
Il 31 maggio 1929 venne arrestato per aver firmato, con Cosmo, Geymonat, Mila e altri, una lettera di solidarietà a Benedetto Croce, dopo che questi, oppositore in Senato dei Patti Lateranensi, era stato definito da Mussolini un «imboscato della storia»; dopo un mese di carcere, fu condannato a tre anni di confino, con pena commutata in un'ammonizione. Lavorò come supplente nel Liceo d'Azeglio e fu anche precettore privato di Gianni Agnelli. Dal 1932 fu direttore della collana «Biblioteca Europea» dei libri dell'editore Frassinelli. Per sua scelta, entravano così in Italia, per la prima volta, opere di Melville e di Kafka, di O'Neill e di Joyce, e anche il «Topolino» di Walt Disney.
La sua conoscenza del gruppo torinese di Giustizia e Libertà riunito nella redazione della rivista «Cultura» edita da Einaudi e del quale facevano parte, tra gli altri, Carlo Levi e Cesare Pavese, causò, il 15 maggio 1935, il suo arresto, avvenuto a seguito della delazione dello scrittore Pitigrilli. Il 15 luglio Antonicelli fu condannato a tre anni di confino da scontare ad Agropoli ma fu amnistiato il successivo marzo, riprese il suo lavoro e si sposò con Renata Germano, figlia del notaio Annibale, nella cui villa di Sordevolo spesso soggiornava e incontrava gli amici.
Nel 1942 fondò la casa editrice «Francesco De Silva» - dal nome di un editore piemontese del Quattrocento - e s'impegnò, sollecitato dal Croce, a favore della riorganizzazione del Partito liberale. Subito dopo l’8 settembre si trasferì a Roma dove il 6 novembre venne arrestato dai tedeschi e incarcerato a Regina Coeli. Nel febbraio 1944 venne trasferito nel carcere di Castelfranco Emilia e fu rimesso in libertà il 18 aprile.
Rientrato a Torino, entrò a far parte, in qualità di rappresentante del Partito liberale, del Comitato di liberazione nazionale del Piemonte, del quale assunse la presidenza nel 1945, diresse l'edizione del clandestino «Risorgimento liberale» - che alla Liberazione prese il nome «L'Opinione» - e collaborò ai fogli «Risorgimento» e «Il Patriota», espressione dei gruppi partigiani liberali operanti in Piemonte.
Dopo il crollo del fascismo, nel giugno del 1945, partecipò con Guido Seborga, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Francesco Menzio, Giulio Einaudi, Cesare Pavese e altri alla fondazione dell'«Unione Culturale» di Torino, che dopo la sua morte gli è stata intitolata. La sua idea politica, favorevole a mantenere un'intesa con tutte le forze antifasciste nello spirito del CLN, e la sua scelta repubblicana vennero in conflitto con la linea del partito, sostenitore della monarchia e deciso a rompere l'unità antifascista. Così, nell'aprile del 1946, lasciò il Partito liberale per la «Concentrazione democratica repubblicana» di Ugo La Malfa e Ferruccio Parri, confluita dopo il referundum del 2 giugno 1946 nel Partito repubblicano, del quale divenne uno dei dirigenti con il congresso di Napoli del 1948. Ma la scelta di allearsi con la Democrazia Cristiana alle elezioni del 18 aprile lo convinse ad abbandonare il partito.
Con Alessandro Galante Garrone, Paolo Greco, Andrea Guglielminetti, Amedeo Ugolini e Giorgio Vaccarino fondò il 25 aprile 1947 l'Istituto Storico della Resistenza in Piemonte e ne divenne il primo presidente. In quell'anno pubblicò nella sua casa editrice Se questo è un uomo, il capolavoro di Primo Levi che era stato rifiutato da altri editori, fra cui Einaudi. Fu una delle ultime pubblicazioni della casa editrice «Francesco Da Silva», che l'Antonicelli chiuse nel 1949. Collaborò in questo periodo alla RAI e al quotidiano torinese «La Stampa», con articoli sulla letteratura francese e sul decadentismo italiano.
Nel 1953 aderì all'Alleanza Democratica Nazionale, un raggruppamento di liberali e repubblicani contrari all'alleanza politica con la Democrazia Cristiana, che si batté contro la cosiddetta "legge truffa", la legge elettorale che prevedeva un premio alla lista che avesse ottenuto la maggioranza assoluta alle elezioni, e che fu abrogata in seguito alla sconfitta nelle elezioni del 7 giugno dei partiti centristi favorevoli alla legge. Prese posizione contro le discriminazioni politiche e sindacali effettuate dalla FIAT di Vittorio Valletta contro gli operai comunisti o iscritti alla FIOM e nel 1960 sostenne che il governo Tambroni, eletto con i voti della DC e del MSI, rappresentava un pericolo per la democrazia italiana, tanto più dopo le manifestazioni di Genova, di Reggio Emilia e di altre città nelle quali si ebbero anche dei morti tra i dimostranti. Avendo denunciato questi fatti in un discorso a Bologna, Antonicelli fu processato per apologia di reato: condannato in primo grado con la condizionale, fu assolto in appello.
Nel 1968 venne eletto al Senato come indipendente nella lista del PCI-PSIUP per il collegio di Alessandria-Tortona. In quell'occasione fu costituito per la prima volta in Parlamento il gruppo degli indipendenti di sinistra e Antonicelli fu membro delle commissioni Difesa, Pubblica Istruzione e Vigilanza delle trasmissioni radio televisive. Fu rieletto nelle elezioni politiche del 1972, e prese parte alle commissioni Difesa e Vigilanza delle trasmissioni radio-televisive.
Morì a Torino il 6 novembre 1974. La sua biblioteca, composta di circa seimila volumi, è stata donata alla Compagnia Portuale di Livorno, dove per la sua valorizzazione è sorta la Fondazione Franco Antonicelli.
[modifica] Opere
- Il soldato di Lambessa, ERI, Torino, 1956
- Festa grande di aprile, Einaudi, Torino, 1964
- Calendario di letture, ERI, Torino, 1966
- La moneta seminata e altri scritti, con un saggio di varianti e una scelta di documenti su Guido Gozzano, a cura di F. Antonicelli, Milano, 1968
- Le parole turchine, illustrazioni di G. Tribaudino, Einaudi, Torino, 1973
- Resistenza, cultura e classe operaia, prefazione di G. C. Pajetta, Quaderni del movimento operaio n. 3, Gruppo Editoriale Piemontese, Torino, 1975
- Dall'antifascismo alla resistenza. Trent'anni di storia italiana (1915-1945), Einaudi, Torino, 1975
- La pratica della libertà, Documenti, discorsi, scritti politici 1929-1974, con ritratto critico di C. Stajano, Einaudi, Torino, 1976
- Capitoli gozzaniani, a cura di M. Mari, Leo S. Olschki, Firenze, 1982
- Improvvisi e altri versi (1944-1974), All'insegna del pesce d'oro, Milano, 1984
- Finibusterre, Besa Editrice, Nardò, 1999
- Pinocchio ha settant'anni (1951), Università degli Studi di Pavia, Centro di ricerca sulla tradizione manoscritta di Autori moderni e contemporanei, 2002
[modifica] Bibliografia
- Guido Quazza, Saluto a Franco Antonicelli, in «Italia contemporanea», 117, XXVI, 1974
- Su Antonicelli. Scritti di Norberto Bobbio, Mario Fubini, Alessandro Galante Garrone, Guido Quazza, Natalino Sapegno, a cura del Centro Studi Piero Gobetti, Torino, 1975
- Ci fu un tempo, ricordi fotografici di Franco Antonicelli 1926-1945, presentazione di M. Mila, Regione Piemonte, 1977
- Un baule pieno di carte. Bibliografia degli scritti di Franco Antonicelli, a cura di G. Barbarisi, P. Lupi, P. Pellegrini, Quaderno n. 1 della Fondazione Antonicelli, Livorno, 1980
- Franco Antonicelli. Ricordi fotografici a cura di F. Contorbia, Bollati Boringhieri, Torino, 1988
- Norberto Bobbio, Franco Antonicelli. Ricordi e testimonianze, Bollati-Boringhieri, Torino, 1992
- Franco Antonicelli. Dell'impegno culturale, a cura di A. Stella, Università degli Studi di Pavia, Centro di ricerca sulla tradizione manoscritta di Autori moderni e contemporanei, 1996
- Il coraggio delle parole, a cura di E. Mannari, Belforte Editore Libraio, Livorno, 1996
- Franco Antonicelli. Galleria di simboli, Zero gravità. Villa Cernigliaro per arti e culture, Sordevolo, 1999
[modifica] Collegamenti esterni
- F. Antonicelli, senatore della V Legislatura
- F. Antonicelli, senatore della VI Legislatura
- Antonicelli, l'amico di Topolino
- F. Antonicelli, Festa grande di aprile
- L'Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino
- Saggisti italiani
- Poeti italiani del XX secolo
- Antifascisti italiani
- Nati nel 1902
- Morti nel 1974
- Nati il 15 novembre
- Morti il 6 novembre
- Politici del Partito d'Azione
- Brigate Giustizia e Libertà
- Partigiani italiani
- Senatori della V Legislatura della Repubblica Italiana
- Senatori della VI Legislatura della Repubblica Italiana