Apologia di reato

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L'apologia di reato (dal greco antico Από Λόγος e dal latino reatus) consiste nell'apologizzare, cioè nell'esaltare o difendere pubblicamente un'azione riconosciuta reato dalla legge della nazione in cui si vive.

Italia[modifica | modifica sorgente]

Nel diritto italiano l'apologia di reato è prevista in due differenti aspetti: il più noto divieto di Apologia del fascismo, peraltro sanzionante la propaganda a favore della ricostituzione del partito Fascista e non la semplice "difesa elogiativa" (come sostenne un'importante sentenza della Corte Costituzionale [senza fonte]), e il divieto di apologia di delitto previsto all'art 414, comma 3 del codice penale. Contrariamente a quanto diffuso comunemente, infatti, l'ordinamento sanziona solo l'apologia dei delitti, cioè i reati particolarmente gravi, lasciando l'apologia delle contravvenzioni un comportamento legittimo. Differente è l'istigazione a delinquere trattata appunto dall'art. 414 c.p. e sanzionante l'istigazione a commettere reati, delitti o contravvenzioni che siano.

Secondo la Suprema Corte (sentenza n. 40552/2009), "l'elemento oggettivo dell'apologia di uno o più reati punibile ai sensi dell'art. 414, comma terzo c.p., non si identifica nella mera manifestazione del pensiero, diretta a criticare la legislazione o la giurisprudenza o a promuovere l'abolizione della norma incriminatrice o a dare un giudizio favorevole sul movente dell'autore della condotta illecita, ma consiste nella rievocazione pubblica di un episodio criminoso diretta e idonea a provocare la violazione delle norme penali, nel senso che l'azione deve avere la concreta capacità di provocare l'immediata esecuzione di delitti o, quanto meno, la probabilità che essi vengano commessi in un futuro più o meno prossimo.

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