Leone Ginzburg

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« La nostra classe, o per lo meno alcuni di noi, avevano acquistato una speciale sensibilità [...] per la presenza di un giovane precocissimo, che aveva, a quindici anni – quando entrò al d'Azeglio come studente di prima liceo – tal vastità di cultura, tal maturità di giudizio e tal altezza di coscienza morale da suscitar meraviglia nei professori – e uno di quei professori lo ha chiamato discepolo maestro – e schietta ammirazione, senza invidia, nei compagni: parlo di Leone Ginzburg. »
(Norberto Bobbio, Tre maestri: Umberto Cosmo, Arturo Segre, Zino Zini, in «Etica e politica. Scritti di impegno civile», Mondadori, Milano 2013, p. 124.)
Leone Ginzburg

Leone Ginzburg (Odessa, 4 aprile 1909Roma, 5 febbraio 1944) è stato un letterato e antifascista italiano, uno dei principali animatori della cultura italiana negli anni trenta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e gli studi[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Odessa dagli ebrei Fëdor Nikolaevič Ginzburg e Vera Griliches. Era l'ultimo di tre fratelli: lo precedevano Marussa (1896) e Nicola (1899). Era in realtà figlio naturale dell'italiano Renzo Segré, con cui la madre aveva avuto una fugace relazione mentre si trovava in villeggiatura a Viareggio; Fëdor lo aveva però riconosciuto come suo e Leone stesso lo considerò sempre come il proprio padre[1].

La famiglia Ginzburg era benestante e culturalmente molto vivace. Fëdor, originario del governatorato di Vilnius, si chiamava in realtà Tanchun Notkovič Ginzburg, ma per ragioni di affari aveva russificato il proprio nome (era titolare di un ufficio di rappresentanze commerciali di ditte estere). Vera, che pure aveva cambiato nome da Khava Golda, proveniva da Pietroburgo ed era una donna dalla forte personalità, assai attiva in campo sociale[1].

Dal punto di vista religioso i Ginzburg rispettavano le tradizioni ebraiche ma avevano ampie vedute, poco propense ai dogmi. Anche in politica vigeva una notevole libertà e ciascun membro seguiva posizioni diverse: il padre era vicino al cosiddetto partito dei cadetti, la madre era di sinistra e aderiva ai nazional-socialisti; e così i figli, con Nicola che divenne socialdemocratico e Marussa che fu attiva tra i socialisti rivoluzionari[1].

Figura importantissima nell'infanzia di Leone fu l'italiana Maria Segré (sorella del suo padre naturale) che sin dal 1902 viveva presso la famiglia in qualità di istruttrice. Insegnò ai tre fratelli il francese e l'italiano e fu lei a creare i rapporti tra i Ginzburg e l'Italia[1].

Leone fu per la prima volta in Italia nel 1910, quando trascorse le vacanze a Viareggio con la madre e i fratelli. Questa consuetudine si ripeté anche negli anni successivi sino allo scoppio della Grande Guerra, nel 1914: in quell'occasione la madre e i fratelli maggiori tornarono a Odessa mentre il figlio minore, per evitargli un pericolo viaggio in mare, rimase nella Penisola con la Segré che divenne per lui quasi una seconda madre[1].

Il giovane Ginzburg visse in Italia per tutta la durata del conflitto, dividendosi tra Roma e Viareggio. In quest'ultima città frequento le scuole elementari, quindi entrò nel ginnasio (suo insegnante di lettere fu Elpidio Jenco)[1].

Frattanto, passata attraverso la Rivoluzione di ottobre, i parenti rimasti in Russia si trovavano in difficoltà: nonostante avessero sostenuto la rivolta, i Ginzburg, in quanto ebrei, dovevano soffrire nuove pesanti limitazioni. Il primo a lasciare Odessa, nel 1919, fu Nicola il quale, temendo il richiamo alle armi, si trasferì a Torino dove si iscrisse al Politecnico. L'anno successivo tutta la famiglia si era stabilita a Torino e fu raggiunta da Leone che si iscrisse alla seconda classe del "Gioberti"[1].

Nel 1921 i Ginzburg si spostarono ancora una volta: furono a Berlino dove il padre aveva avviato una nuova società commerciale assieme a un amico. Leone dovette quindi riprendere la lingua russa e fu iscritto alla scuola russa della città dove proseguì gli studi ginnasiali. Nell'autunno 1923, mentre il padre restava in Germania per lavoro, la famiglia si riportò a Torino e qui Leone preparò, nel 1924, l'esame ginnasiale[1].

Tra il 1924 e il 1927 concluse gli studi classici frequentando il liceo Massimo d'Azeglio. Compagno di studi di Sion Segre Amar, Giorgio Agosti e Norberto Bobbio, ebbe come insegnanti Umberto Cosmo e Zino Zini; Cosmo, poiché non era allineato al Regime fascista, fu sostituito nel 1926 dal giovanissimo Franco Antonicelli[1].

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Fu studioso e docente di letteratura russa, partecipò allo storico gruppo di intellettuali di area socialista e radical-liberale (tra gli altri, Norberto Bobbio, Vittorio Foa, Cesare Pavese, Carlo Levi, Elio Vittorini, Massimo Mila, Luigi Salvatorelli) che collaborarono alla nascita a Torino della casa editrice Einaudi.

In campo politico fu un federalista convinto, attivo antifascista, tra i fondatori del movimento "Giustizia e Libertà". Fu per questo arrestato nel 1935 in seguito alla segnalazione dello scrittore Dino Segre[2] e condannato a quattro anni di carcere. Rilasciato nel 1936 in seguito a un'amnistia, proseguì la sua attività letteraria e di antifascista.

Nel 1938 sposò Natalia Levi (meglio nota come Natalia Ginzburg), dalla quale ebbe tre figli: Carlo Ginzburg, poi divenuto noto storico, Andrea, economista, e Alessandra, psicanalista.

Nel 1940 fu condannato al confino politico a Pizzoli, in Abruzzo.

Liberato nel 1943 alla caduta del fascismo, si spostò a Roma dove fu uno degli animatori della Resistenza nella capitale. Nuovamente catturato e incarcerato a Regina Coeli, fu torturato dai tedeschi perché rifiutò di collaborare. Morì in carcere, in conseguenza delle torture subite, nel febbraio 1944. È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.

Saranno pubblicati postumi la raccolta di saggi Scrittori russi nel 1948 e il volume di Scritti nel 1964.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Susan Zuccotti, The Italians and the Holocaust: Persecution, Rescue, and Survival, London, Peter Halban, 1987
  • Da Odessa a Torino: conversazioni con Marussia Ginzburg, a cura di Maria Clara Avalle prefazione di Norberto Bobbio, Torino, Meynier, 1989
  • Norberto Bobbio, Ritratto di Leone Ginzburg in Maestri e compagni, Firenze,Passigli Editore, 1994
  • L' itinerario di Leone Ginzburg, a cura di Nicola Tranfaglia, Torino, Bollati Boringhieri, 1996
  • Dino Messina, Padri e figli: Leone e Carlo Ginzburg, in «Nuova Rivista Storica», XCIV (2010), p. 285 e ss.
  • Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio, Milano, Mursia, 1985.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Gianni Sofri, Leone Ginzburg in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 55, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2001. URL consultato il 26 luglio 2014.
  2. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 177

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 94052107 LCCN: nr91034101 SBN: IT\ICCU\CFIV\020120