Leone Ginzburg

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« La nostra classe, o per lo meno alcuni di noi, avevano acquistato una speciale sensibilità [...] per la presenza di un giovane precocissimo, che aveva, a quindici anni – quando entrò al d'Azeglio come studente di prima liceo – tal vastità di cultura, tal maturità di giudizio e tal altezza di coscienza morale da suscitar meraviglia nei professori – e uno di quei professori lo ha chiamato discepolo maestro – e schietta ammirazione, senza invidia, nei compagni: parlo di Leone Ginzburg. »
(Norberto Bobbio, Tre maestri: Umberto Cosmo, Arturo Segre, Zino Zini, in «Etica e politica. Scritti di impegno civile», Mondadori, Milano 2013, p. 124.)
Leone Ginzburg

Leone Ginzburg (Odessa, 4 aprile 1909Roma, 5 febbraio 1944) è stato un letterato e antifascista italiano, uno dei principali animatori della cultura italiana negli anni trenta.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Di famiglia ebraica, e di origine ucraina, frequentò in un primo momento il Liceo classico Massimo d'Azeglio, a Torino, dove conobbe Vittorio Foa.

Dopo la maturità al Liceo Classico Vincenzo Gioberti di Torino, fu studioso e docente di letteratura russa, partecipò allo storico gruppo di intellettuali di area socialista e radical-liberale (tra gli altri, Norberto Bobbio, Vittorio Foa, Cesare Pavese, Carlo Levi, Elio Vittorini, Massimo Mila, Luigi Salvatorelli) che collaborarono alla nascita a Torino della casa editrice Einaudi.

In campo politico fu un federalista convinto, attivo antifascista, tra i fondatori del movimento "Giustizia e Libertà". Fu per questo arrestato nel 1935 in seguito alla segnalazione dello scrittore Dino Segre[1] e condannato a quattro anni di carcere. Rilasciato nel 1936 in seguito a un'amnistia, proseguì la sua attività letteraria e di antifascista.

Nel 1938 sposò Natalia Levi (meglio nota come Natalia Ginzburg), dalla quale ebbe tre figli: Carlo Ginzburg, poi divenuto noto storico, Andrea, economista, e Alessandra, psicanalista.

Nel 1940 fu condannato al confino politico a Pizzoli, in Abruzzo.

Liberato nel 1943 alla caduta del fascismo, si spostò a Roma dove fu uno degli animatori della Resistenza nella capitale. Nuovamente catturato e incarcerato a Regina Coeli, fu torturato dai tedeschi perché rifiutò di collaborare. Morì in carcere, in conseguenza delle torture subite, nel febbraio 1944. È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.

Saranno pubblicati postumi la raccolta di saggi Scrittori russi nel 1948 e il volume di Scritti nel 1964.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Susan Zuccotti, The Italians and the Holocaust: Persecution, Rescue, and Survival, London, Peter Halban, 1987
  • Da Odessa a Torino: conversazioni con Marussia Ginzburg, a cura di Maria Clara Avalle prefazione di Norberto Bobbio, Torino, Meynier, 1989
  • Norberto Bobbio, Ritratto di Leone Ginzburg in Maestri e compagni, Firenze,Passigli Editore, 1994
  • L' itinerario di Leone Ginzburg, a cura di Nicola Tranfaglia, Torino, Bollati Boringhieri, 1996
  • Dino Messina, Padri e figli: Leone e Carlo Ginzburg, in «Nuova Rivista Storica», XCIV (2010), p. 285 e ss.
  • Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio, Milano, Mursia, 1985.

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Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 177

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