Giaime Pintor

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« Senza la guerra io sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari... Soltanto la guerra ha risolto la situazione[1] »

Giaime Pintor (Roma, 30 ottobre 1919Castelnuovo al Volturno, 1º dicembre 1943) è stato un giornalista, scrittore e antifascista italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato in una famiglia della piccola nobiltà sarda, da Adelaide Dore e Giuseppe, nipote di Fortunato, l'erudito bibliotecario del Senato, e fratello di Luigi, giornalista fondatore de il manifesto, si laurea in giurisprudenza appassionandosi però al dibattito letterario. Fedele all'illuminismo perché convinto della progressiva e razionale affermazione culturale dell'uomo, pubblica fin dal 1938 su riviste quali "Oggi", "La Ruota", "Aretusa", "Letteratura", "Campo di Marte", "Primato", a volte anche usando gli pseudonimi di Mercurio e di Ugo Stille (nomignolo, questo, condiviso con l'amico Misha Kamenetzky, che in seguito l'avrebbe fatto proprio). Fu con Leone Ginzburg, Cesare Pavese e Massimo Mila tra i primi e più efficaci collaboratori della casa editrice Einaudi.

Estimatore della letteratura tedesca, studiò Wolfgang Goethe e Friedrich Nietzsche (distanziandosi però da quest'ultimo per ciò che concerne la teoria del superuomo) e tradusse le opere di Rainer Maria Rilke, Heinrich von Kleist e Hugo von Hofmannsthal. In collaborazione con il germanista Lionello Vincenti curò, per il progetto "Pantheon" dell'editore Bompiani, la grande antologia Teatro tedesco, che conteneva anche alcune sue traduzioni e una serie di brevi saggi critici. Inoltre curò nel 1942 un'edizione del Saggio sulla rivoluzione di Carlo Pisacane, in cui egli vide una matrice socialista.

Nel gennaio del 1943 fu membro della missione militare italiana presso il governo di Vichy partecipando quindi alla difesa di Roma dai tedeschi. Dopo l'8 settembre si recò a Brindisi per arruolarsi per breve tempo nel nuovo esercito regio, poi a Napoli per unirsi a un gruppo di volontari organizzati dal generale Pavone. Infine si arruolò nell'esercito britannico che gli affidò il comando di un piccolo gruppo di soldati che avrebbe dovuto raggiungere i partigiani operanti nel Lazio. Sentitosi braccato dai nazisti, scrisse una lettera al fratello Luigi nella quale affermò l'importanza di aderire alla Resistenza.

Il 1º dicembre del 1943 cercò di attraversare le linee nemiche e raggiungere Roma per combattere il nazifascismo, accompagnato dall'agente del S.O.E. Max Salvadori, conosciuto con il nome di battaglia di "captain Sylvester", in un punto considerato sicuro per l'attraversamento dell'assedio nazista. Morì a soli 24 anni dilaniato da una mina che l'esercito tedesco aveva lasciato nella zona lungo il Volturno.[2]

La desecretazione di alcuni documenti, ha permesso di scoprire che Pintor era stato reclutato dai servizi segreti inglesi a Napoli il 15 novembre 1943 con lo pseudonimo Stille.[2] Risulta che non fu pagato e che la ragione del suo arruolamento era il patriottismo.[2] Dallo stesso fascicolo risulta che nel giugno 1944 i servizi segreti fecero pervenire alla famiglia di Pintor 200.000 lire a titolo di risarcimento, il certificato di patriota e una lettera di condoglianze.[2]

Da una cantina della famiglia Pintor sono riemersi, solo recentemente, vari scritti che fanno parte dell'officina artistica del giovane intellettuale: un dramma filosofico teatrale in due atti intitolato Tempo perduto, composto dai 'Dialoghi sulla vita di un uomo', probabilmente scritto nel 1941, dove è la morte a dominare sulla scena, non come prodotto dell'azione, sostituita qui da un dialogo in un salotto, ma come evento in tragica connessione con la vita, e una riduzione cinematografica de La figlia del capitano di Puskin, la quale non piacque al regista Mario Camerini. Mentre da una cassa, a lungo conservata dal nipote Giaime junior, è emersa la traduzione inedita de La dittatura di Carl Schmitt, della quale si aveva notizia, ma finora irreperibile. Testimonianza della poliedricità del lavoro di Pintor, pensato per la nuova collana di Diritto e Politica, progettata assieme a Cesare Pavese.

Opere: traduzioni, curatele, saggi, lettere[modifica | modifica sorgente]

Considerato da molti intellettuali come "una delle promesse della letteratura italiana contemporanea", uscirono, quasi tutte postume, poche sue opere:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ dalla lettera-testamento datata Napoli 28 novembre 1943, diffusa dapprima clandestinamente e in seguito pubblicata dall'editore Einaudi nel 1946. Ora in Il sangue d'Europa, Einaudi, 1965
  2. ^ a b c d Mauro Canali, Il mito del 'compagno Giaime Pintor' tra Pci e servizi segreti inglesi, in Nuova storia contemporanea, 2007

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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