Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale

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Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale
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Segretario Giacinto Trevisonno (1946-1947)
Giorgio Almirante (1947-1950/1969-1987)
Augusto De Marsanich (1950-1954)
Arturo Michelini (1954-1969)
Gianfranco Fini (1987-1990/1991-1995)
Pino Rauti (1990-1991)
Presidente Augusto De Marsanich (1954-1972)
Gino Birindelli (1972-1973)
Alfredo Covelli (1973-1976)
Pino Romualdi (1976-1982)
Nino Tripodi (1982-1988)
Giorgio Almirante (1988)
Alfredo Pazzaglia (1990-1994)
Stato Italia Italia
Fondazione 26 dicembre 1946
Dissoluzione 27 gennaio 1995
Sede Via Quattro Fontane, 22 Roma
Via della Scrofa, 43 Roma
Ideologia Neofascismo
Post-fascismo
Destra sociale
Conservatorismo nazionale
Anticomunismo
Nazionalismo italiano
Conservatorismo sociale
Collocazione Destra
Coalizione Polo del Buon Governo (1994)
Gruppo parlamentare europeo Non Iscritti (1979-1984)
GDE (1984-1989)
Non Iscritti (1989-1994)
Seggi massimi Camera
56 / 630
 (1972)
Seggi massimi Senato
26 / 315
 (1972)
Seggi massimi Europarlamento
5 / 81
 (1984)
Testata Il Secolo d'Italia
Organizzazione giovanile Fronte della Gioventù

Il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) è stato un partito politico italiano di destra.

Il Movimento Sociale Italiano (MSI) fu fondato il 26 dicembre 1946 da reduci della Repubblica Sociale Italiana, come Giorgio Almirante e Pino Romualdi, ed ex esponenti del regime fascista, come Arturo Michelini e Biagio Pace. Nel 1972, dopo l'unione con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica, il MSI ha aggiunto al suo nome la dizione Destra Nazionale, divenendo così Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN).

Il partito si sciolse il 27 gennaio 1995 confluendo, in maggioranza, nel partito Alleanza Nazionale guidato da Gianfranco Fini e, in piccola parte, nel Movimento Sociale - Fiamma Tricolore guidato da Pino Rauti.

Il simbolo del partito fu scelto nel 1947: la fiamma tricolore, emblema degli arditi della prima guerra mondiale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fondazione[modifica | modifica sorgente]

Il 3 dicembre 1946 avvenne la riunione con i rappresentanti di diversi gruppi neofascisti, il Fronte del Lavoro, il Movimento italiano unità sociale, il Movimento de La Rivolta Ideale ed il Gruppo reduci indipendenti, per la stipula dell'atto costitutivo.

Il 26 dicembre, nello studio del padre di Arturo Michelini, presenti anche Pino Romualdi, Giorgio Almirante, Biagio Pace, avvenne la costituzione ufficiale del Movimento Sociale Italiano e la nomina della giunta esecutiva, formata da Giacinto Trevisonno, Raffaele Di Lauro, Alfonso Mario Cassiano, Giovanni Tonelli e Carlo Guidoboni. Su indicazione di Romualdi, Trevisonno fu scelto come segretario perché poco esposto nel regime fascista, e decise di fondare un Movimento invece che un partito[1]. Trevisonno tuttavia si dimise il 15 giugno 1947 perché la giunta esecutiva aveva deciso di accettare nelle sue fila anche alcuni deputati della Costituente dissidenti provenienti dall'Uomo qualunque[2] e nel febbraio 1948 fu accettata l'adesione del palermitano Guido Russo Perez[3].

I difficili anni della prima segreteria Almirante[modifica | modifica sorgente]

Il partito, di cui Giorgio Almirante fu così il successivo segretario, eletto dal nuovo comitato centrale, ricevette inizialmente l'appoggio del generale fascista Rodolfo Graziani, ed ebbe il suo battesimo elettorale in un clima pesante nel settembre 1947 alle comunali di Roma, quando il MSI riuscì ad eleggere tre consiglieri comunali, che furono pure determinanti nell'eleggere sindaco il democristiano Salvatore Rebecchini[4].

Furono le elezioni politiche dell'aprile 1948 il primo test nazionale, quando ottenne il 2.01 % dei voti alla Camera dei deputati, eleggendo sei deputati: lo stesso Almirante, Roberto Mieville, Michelini, Giovanni Roberti, Guido Russo Perez e Luigi Filosa; e lo 0,89 % al Senato della Repubblica. Subito dopo il voto aderisce al MSI il senatore Enea Franza, eletto nelle liste di una lista civica, "Democrazia del Lavoro". Ma Filosa resterà deputato fino al giugno 1949[5]. Aveva infatti fatto ricorso il primo dei non eletti nella circoscrizione di Catanzaro, Luigi Palmieri denunciandolo per attività clandestina fascista. Palmieri subentrò, ma fu espulso dal partito[6]. Filosa tornerà deputato nel 1953.

Il primo congresso del partito si svolge a Napoli tra il 27 ed il 29 giugno 1948. Il comitato centrale approva tre relazioni: con la relazione Politica interna e costituzionale il Msi si oppone all'istituzione delle Regioni come previsto dalla Costituzione; con la relazione Politica Estera rifiuta il Trattato di Parigi; con la relazione Politica sociale ed economica, viene proposta la sintesi tra il corporativismo e la socializzazione, e la programmazione nazionale in contrapposizione al libero mercato. Nei confronti del Fascismo, la posizione del partito viene sintetizzata dalla frase di Augusto De Marsanich: "non rinnegare e non restaurare". Le due correnti del partito, i socializzatori, rivoluzionari e reduci di Salò, ed i corporativisti, i moderati, convergono nel confermare alla segreteria un esponente della destra, Almirante.

Con la scomparsa della lista dell'Uomo Qualunque, il MSI aumentò discretamente i suoi consensi soprattutto nel Sud Italia, dove piccola borghesia e proprietari terrieri lo sostennero in risposta alle occupazioni e alle proteste contadine dei braccianti sostenuti dal PCI. La divisione fra le prime due correnti maggioritarie divenne così più marcata, poiché al sud i voti erano il doppio di quelli del nord, con punte a volte del 15% specie a Napoli, Lecce, Catania e Reggio Calabria.

Dal 1948 al 1950 ci furono i primi arresti eccellenti per la sospetta ricostituzione del partito fascista: prima delle elezioni Romualdi, poi le incriminazioni di Julius Evola, Pino Rauti, Fausto Gianfranceschi, Clemente Graziani, Egidio Sterpa, Mario Gionfrida, Cesco Giulio Baghino, Franco Petronio e Cesare Pozzo. Così nel 1951 fu impedito al MSI di celebrare il suo terzo congresso (che poté svolgersi solo dopo un anno all'Aquila).

La segreteria De Marsanich ed i primi successi[modifica | modifica sorgente]

La rottura delle due componenti porterà in minoranza il socializzatore Almirante e nel 1950 fu eletto nuovo segretario Augusto De Marsanich. De Marsanich, moderato, conservatore e non radicale, con la sua linea filoamericana, cattolica e favorevole all'accordo con i monarchici, diede il via all'inserimento del partito nel panorama politico italiano.

Al 1950 risale inoltre la fondazione della CISNAL, sindacato vicino al MSI, il cui presidente Giovanni Roberti era deputato missino, con segretario l'ex deputato fascista Giuseppe Landi.

Nelle elezioni amministrative del 1951, e poi del 1952, vi fu così l'apparentamento col Partito Nazionale Monarchico e l'alleanza ottenne un buon successo, conquistando molte città del sud Italia, come Napoli, Caserta, Lecce, Bari, Foggia, Reggio Calabria, Catania, Trapani, Latina, Pescara, Campobasso e Salerno. Grazie ai suoi appelli alla creazione di una coalizione anticomunista ed alla sua svolta moderata, il partito ottenne anche la considerazione di Papa Pio XII che, per scongiurare una vittoria alle amministrative di Roma del Fronte Democratico Popolare, spinse per un'alleanza elettorale tra DC e MSI, la cosiddetta Operazione Sturzo, destinata però al fallimento. Al III congresso del partito, svoltosi a L'Aquila tra il 26 ed il 28 luglio del 1952, venne proclamato irrinunciabile l'ingresso di Trieste in Italia e De Marsanich venne inoltre confermato segretario nazionale. Pochi giorni dopo uscirono gli esponenti della corrente di sinistra repubblichina "Gruppi Autonomi Repubblicani" con Giorgio Pini uno dei fondatori del MSI, che fondano il Raggruppamento Sociale Repubblicano.

Il successo elettorale veniva confermato alle elezioni politiche del 1953, in cui il MSI conquistò il 5,85%, ottenendo 29 seggi. L'espansione del MSI era avvenuta grazie all'appoggio del ceto medio, moderato e borghese del sud, ai danni della DC.

La segreteria Michelini[modifica | modifica sorgente]

Dopo le politiche del 1953, al IV Congresso del partito tenutosi a Viareggio nel gennaio del 1954, divenne segretario del MSI Arturo Michelini. Michelini rappresentava la corrente conservatrice, moderata e filoborghese, legata ai ricordi del ventennio e desiderosa d'inserire la destra nel gioco politico e parlamentare italiano di quegli anni; in politica estera era filoamericano e proprio durante la segreteria di Michelini il movimento accettò l'Alleanza Atlantica; si contrapponeva alla corrente micheliniana quella di coloro che avevano partecipato alla guerra dalla parte della Repubblica Sociale, più estremista quanto ai modi e ai metodi di lotta politica, tendenzialmente antiborghese, socialisteggiante sul piano sociale e economico, in politica estera antiamericana, e rappresentata in particolare da Giorgio Almirante. A seguito dell'elezione di Michelini la corrente spiritualista ed evoliana di Pino Rauti, Clemente Graziani e Sergio Baldassini, per segnare la lontananza dal neosegretario, fonda la componente di Ordine Nuovo, che però rimane all'interno del MSI.

Giorgio Almirante con Pino Rauti, in occasione del V Congresso del MSI a Milano nel 1956, a cui seguirà la scissione dal partito e la nascita del Centro Studi Ordine Nuovo

In occasione del V congresso dell'MSI, tenutosi nel 1956 a Milano, dove il moderato Michelini veniva confermato segretario, ci fu la scissione dal partito di un gruppo di dirigenti guidati da Pino Rauti, con la trasformazione della propria corrente nel Centro Studi Ordine Nuovo, uscendo dal MSI. Nel 1957 inoltre la componente di sinistra del partito capeggiata da Ernesto Massi, dopo le varie derive borghesi e conservatrici, esce dal partito, dando vita al Partito Nazionale del Lavoro.

Nel 1958 il MSI siciliano partecipò al Milazzismo, stagione politica iniziata quando il democristiano Silvio Milazzo fu eletto presidente della Regione Siciliana dai partiti di destra e di sinistra, senza l'appoggio della DC. Nel primo governo Milazzo entrarono anche esponenti missini fino alle elezioni regionali del 1959.

Sostegno a Tambroni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Tambroni.

Il MSI garantì il sostegno a un governo monocolore guidato dal democristiano Fernando Tambroni (1960). Il partito aveva già votato la fiducia ai governi Zoli e Segni II, ma questa volta fu l'unico a sostenere il Governo Tambroni, oltre alla DC. Da parte delle opposizioni questa inedita alleanza fu interpretata come un avvio di svolta autoritaria e si creò un clima di grave imbarazzo per il quale la DC, in difficoltà nei confronti degli altri partiti che minacciavano di fare insorgere il Paese, costrinse Tambroni alle dimissioni; inaspettatamente, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi respinse queste dimissioni, principalmente perché nessun altro democristiano, vista la temperatura rovente del dibattito politico, accettava di sostituirlo e di comporre nuove alleanze.

Il MSI restava dunque il sostegno essenziale di quel governo e l'occasione fu sfruttata per proporsi all'attenzione generale, organizzando un congresso a Genova, città Medaglia d'Oro della Resistenza; si disse allora che la scelta di questa città da parte del movimento fosse stata intenzionalmente provocatoria. La Camera del Lavoro di Genova, appoggiata dall'opposizione di sinistra, il 30 giugno 1960 indisse un corteo per protestare contro la convocazione a Genova del sesto congresso del Movimento Sociale Italiano che causò duri scontri tra manifestanti e forze di polizia. In conclusione il MSI rinunciò a tenere quel congresso; tuttavia questo non fu sufficiente e altri scontri tra polizia e manifestanti di sinistra come a Roma e Palermo, non furono meno violenti e provocarono una decina di morti, culminando con la strage di Reggio Emilia il 7 luglio 1960.

Fuori dall'arco costituzionale e la seconda segreteria Almirante[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta di questa legislatura in seguito ai fatti di Genova, il MSI fu isolato dalla scena politica. Fu creata, nel dibattito politico, la locuzione arco costituzionale per indicare in pratica tutti partiti che avevano preso parte ai lavori della Costituente, meno il MSI, nato nel 1948, (la locuzione però si fondava anche sul rigetto, da parte del movimento, dei valori antifascisti contenuti nella Carta). Negli anni successivi il MSI sarebbe dunque stato palesemente tenuto fuori dai giochi di potere della politica nazionale, con la sola eccezione degli atti e delle prassi costituzionali e parlamentari. I suoi voti, però, furono determinanti nell'elezione a Presidente della Repubblica di Giovanni Leone, nel dicembre 1971, come già lo erano stati per quella di Antonio Segni, nel 1962.

Nel 1963, in occasione del VII Congresso del Movimento Sociale Italiano, tenutosi a Roma, Michelini sconfisse nuovamente la minoranza di "sinistra" guidata da Giorgio Almirante ed organizzatasi nella nuova corrente Rinnovamento. Indetto l'VIII Congresso a Pescara nel 1965, Romualdi presentò una propria mozione, ma Michelini e Almirante votarono una mozione unitaria e Michelini, grazie all'appoggio degli almirantiani, fu riconfermato segretario.

Dopo la morte di Michelini si aprì il dibattito su chi dovesse succedergli: si fece l'ipotesi di Giovanni Roberti, leader della Cisnal, ma prevalsero i sostenitori di Almirante, che tornò il 29 giugno 1969 al vertice del partito. A far prevalere la candidatura di Almirante concorse il fatto che, pur essendo all'interno della nuova corrente maggioritaria e moderata di Michelini, non aveva mai rinunciato ad essere il punto di riferimento della base più movimentista e antisistema[7]. A seguito della sua elezione alla segreteria rientrarono nel partito parte dei dissidenti del Centro Studi Ordine Nuovo guidati da Pino Rauti. Almirante, dopo gli anni di immobilismo di Michelini, operò immediatamente un riassetto organizzativo e ideologico del partito che fu definito come la politica del doppiopetto, che rimase sempre in bilico tra le rivendicazioni dell'eredità fascista e l'apertura al sistema politico italiano.

Almirante, grazie anche alle sue grandi capacità oratorie, seppe sfruttare politicamente questo isolamento, costituendosi come unico partito al di fuori del presunto "regime", di cui avrebbe fatto parte una sotterranea alleanza consociativa fra la DC e le sinistre; con la crescente affermazione delle formule del centrosinistra e l'avvicinarsi delle proposte di compromesso storico, questa solitudine di opposizione guadagnò sempre più consensi.

Nel luglio del 1970, il MSI fu protagonista dei cosiddetti fatti di Reggio, quando la città calabrese insorse contro la decisione di spostare a Catanzaro il capoluogo della regione. La reazione era stata inizialmente sostenuta anche dalle sinistre, ma un esponente della CISNAL (il sindacato missino), Ciccio Franco, riprese lo slogan "boia chi molla" e organizzò una sollevazione della destra che si produsse in una vera e propria rivolta con barricate stradali e scontri armati con la Polizia. La rivolta si sarebbe conclusa solo nel febbraio dell'anno successivo, con l'ingresso dei carri armati in città. Il partito ottenne clamorose affermazioni nelle comunali che si tennero nel giugno del 1971, in particolare a Reggio Calabria con il 21%.

Alle elezioni regionali in Sicilia dello stesso anno, cavalcando la protesta contro i patti agrari, ottenne un clamoroso 16 per cento e l'elezione di ben 15 deputati all'Ars su 90, con il 23% a Catania e il 21% a Trapani. Il risultato fu reso possibile dal fatto che le attese di un periodo riformista proposto dal centro-sinistra erano state frustrate nelle regioni del sud e da un periodo di crisi della Democrazia Cristiana.[8]

La Destra Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Nel febbraio del 1972 Almirante riuscì a formare un'alleanza con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica, una delle maggiori formazioni monarchiche italiane, da cui derivò anche un mutamento di denominazione del partito, da ora chiamato Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale.

Alle Elezioni politiche italiane del 1972, l'MSI-DN (nel quale si erano anche candidati i monarchici e molti ufficiali dell'esercito e funzionari delle Forze dell'ordine) fece registrare un considerevole successo, raccogliendo l'8,7% dei voti alla Camera ed il 9,2% al Senato. Contemporaneamente, in quell'anno la procura di Milano richiamandosi alla XII disposizione transitoria mise sotto inchiesta Almirante, accusandolo di tentata ricostituzione del Partito Fascista. Un anno più tardi la Camera votò l'autorizzazione a procedere con 484 voti a favore contro 60 contrari. L'inchiesta andò avanti per qualche tempo coinvolgendo vari dirigenti missini, per essere abbandonata una volta constatato il riflusso elettorale del partito.

Il 10 luglio 1972, il Consiglio Nazionale del PDIUM deliberò lo scioglimento del partito e la confluenza nel Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, con una piccola parte del partito, più legata all'ispirazione liberale e risorgimentale, che rifiutò di entrare del MSI-DN e dette vita ad Alleanza Monarchica.

Il congresso del gennaio 1973 introdurrà ufficialmente il nuovo nome nello statuto del partito, eleggendo segretario Giorgio Almirante, presidenti l'ex monarchico Alfredo Covelli e l'ammiraglio Birindelli, presidente del Consiglio nazionale l'ex monarchico Achille Lauro[9].

In quegli anni, il MSI-DN fece appassionate campagne (per esempio in occasione del referendum sul divorzio) sposando quasi appieno le posizioni della Chiesa cattolica, con l'evidente intento di sottrarre elettorato alla DC e sviluppando un fronte dialettico sulla via del moralismo, sia in opposizione alle posizioni ritenute scandalose del Partito Radicale e del PSI, sia costantemente segnalando scandali di malversazione e corruttela di governanti e pubblici amministratori.

Negli anni '70 il consenso giovanile all'MSI-DN crebbe verticalmente e andò ad alimentare lo scontro di piazza fra i cosiddetti opposti estremismi. Il Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del partito (che aveva preso il posto della Giovane Italia degli anni '50-'60), si trovò opposto alla FGCI, organizzazione giovanile del PCI ed a quelle extraparlamentari, così come le frange estreme di entrambi gli schieramenti si trovarono in qualche modo rispettivamente a contatto con gruppi armati o organizzazioni terroristiche.

La drammaticità della situazione, insanguinata da decine di uccisioni (quasi sempre di giovanissimi) in entrambi i versanti, e non meno luttuosa per le forze dell'ordine, fece del MSI-DN un partito del quale in qualche modo pubblicamente si discuteva ogni giorno, fatto che gli assicurò quell'accesso all'informazione che pure molti quotidiani (e talvolta la stessa Televisione di Stato) cercavano di negargli. Il partito era diviso fra la corrente maggioritaria almirantiana, di carattere nazionalconservatore, ed una cospicua ma minoritaria corrente più radicale facente capo a Pino Rauti, mentre presidente restava l'autorevole Romualdi.

La Costituente di destra e la scissione[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 1975, come evoluzione della Destra Nazionale, fu creata da Almirante la Costituente di destra per la libertà, a cui aderirono in funzione anticomunista anche personalità antifasciste: l'ex deputato DC Enzo Giacchero, che era stato comandante partigiano, ne fu il presidente[10],l'ex parlamentare DC Agostino Greggi, che ne fu il segretario e il generale Giulio Cesare Graziani[11]. Ripetendo la strategia delle elezioni politiche del 1972, dove fu eletto l'ammiraglio Gino Birindelli (medaglia d'oro al V.M.), il MSI-DN fece ripetute e franche aperture all'elettorato militare, col quale effettivamente si stabilì una vicinanza: diversi esponenti delle forze armate e dei servizi segreti, furono candidati nelle sue file, come Vito Miceli (che fu poi eletto). Le elezioni politiche del 1976 però registrarono un calo rispetto al successo del 1972 e pochi mesi dopo vi fu una scissione nei gruppi parlamentari: gli esponenti della corrente moderata Democrazia Nazionale uscirono dai gruppo MSI-DN e ne formarono dei propri, intendendo così collocarsi dentro l'arco costituzionale; a questi gruppi aderì la maggioranza dei parlamentari[12].

Il MSI si avviava così all'XI congresso del gennaio 1977 diviso in quattro correnti: quella maggioritaria detta Unità nella chiarezza di Almirante e Romualdi, quella detta Destra popolare di Massimo Anderson e del mondo giovanile, quella detta Democrazia Nazionale di Ernesto De Marzio e Gastone Nencioni ed infine quella detta Linea Futura di Pino Rauti. Democrazia Nazionale tuttavia uscì dal MSI prima dell'assise per trasformarsi il 20 gennaio 1977 in un nuovo partito. Almirante riuscì a far cambiare lo statuto del partito: da questo momento il segretario nazionale sarebbe stato eletto direttamente dal congresso, e non come precedentemente avveniva da parte dal comitato centrale o dalla direzione nazionale. Unità nella chiarezza fu la più votata, seguita da Linea Futura e Destra Popolare: Almirante fu confermato segretario[13]. Pochi mesi dopo Massimo Anderson e alcuni esponenti di Destra popolare uscirono dal partito per aderire a DN.

Lotta al sistema[modifica | modifica sorgente]

Nel 1978 il MSI-DN, ancora dimezzato nei gruppi parlamentari, è promotore dell'Eurodestra, un accordo con altri movimenti di estrema destra europei come il francese Parti des Forces Nouvelles di Jean-Louis Tixier-Vignancour, lo spagnolo Fuerza Nueva di Blas Piñar ed il greco Unione Politica Nazionale. Alle elezioni europee del 1979 tuttavia solo il MSI-DN riesce ad ottenere degli eletti, quattro, e finiscono nel Gruppo dei Non Iscritti. Sono quelli gli anni di piombo, degli scontri di piazza, anche armati, e della strategia della tensione. Il MSI alla fine avrà oltre una ventina di vittime tra dirigenti e giovani militanti[14].

Da un punto di vista tematico, il partito insisté sulla crisi del sistema, ovvero sull'inadeguatezza della struttura istituzionale del paese ai suoi reali bisogni, testimoniata d'altra parte dall'enorme instabilità politica di cui a molti anni dalla nascita continuava a soffrire. Fu proposto anche un modello di governo alternativo basato sul modello della Repubblica presidenziale.

il segretario del Msi Almirante a un corso del FdG nel 1981 con un giovane Gianfranco Fini alla sinistra, a destra Maurizio Gasparri e seduto Almerigo Grilz

Malgrado ciò, i risultati non andarono oltre un certo limite ed anzi, negli anni ottanta, il movimento raggiunse una crescita elettorale nel 1983, ma subito dopo subì un processo di ridimensionamento, giungendo a ottenere meno del 6% dei consensi alle elezioni del 1987.

In seguito alle elezioni europee del 1984 il MSI-DN ottiene il 6,47 % e 5 europarlamentari che, insieme agli eurodeputati del Front National, formano il Gruppo delle Destre Europee al Parlamento europeo.

In questo periodo però gradualmente si affievolì l'emarginazione del partito e nel 1985 il MSI votò a favore della conversione in legge del decreto di liberalizzazione del mercato televisivo e ottenne, per la prima volta nella storia repubblicana, la presidenza di una Giunta, quella delle elezioni alla Camera, con Enzo Trantino, con il consenso dell'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi. Quest'ultimo fu il primo ad abbandonare la delimitazione dei rapporti politici all'arco costituzionale, ricevendo anche Almirante nelle consultazioni di governo[15].

Dopo Almirante: Fini, Rauti ed ancora Fini[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987 le condizioni di salute obbligarono Almirante ad abbandonare la segreteria del partito, indicando come proprio delfino Gianfranco Fini, già segretario del Fronte della Gioventù. Al XV congresso del 1987 tenutosi a Sorrento ben quattro candidati si contendettero la carica di segretario:

Fini e Rauti furono i più votati ed andarono al ballottaggio, dove anche Impegno unitario sostenne Fini e quest'ultimo, trentacinquenne, fu eletto nuovo segretario del MSI-DN[17]. Almirante, al momento della nomina di Gianfranco Fini alla segreteria del MSI, esclamò che: Nessuno potrà dare del fascista a chi è nato nel dopoguerra[18],

Il 24 gennaio 1988 Almirante viene eletto presidente del partito dalla maggioranza del comitato centrale. Il 21 maggio 1988 scompare Pino Romualdi; il giorno seguente scompare Giorgio Almirante. Per loro si svolgono esequie comuni a Roma, in Piazza Navona ed alla camera ardente arrivano anche i comunisti: Nilde Iotti, allora Presidente della Camera, e Giancarlo Pajetta, storico leader del PCI[19].

Fini e Rauti al congresso di Rimini

Al congresso del 1990 però Rauti, alleatosi con Mennitti, Lo Porto, Pazzaglia e Pisanò, riesce ad essere eletto segretario del partito al posto di Fini[20]. Dopo la sconfitta alle amministrative ed alle regionali in Sicilia del 1991, dalle quali il MSI esce praticamente dimezzato, Rauti si dimette ed il comitato centrale elegge il nuovo segretario. Gianfranco Fini vince sul rautiano Domenico Mennitti e ridiventa segretario del partito[21].

I primi anni novanta furono critici per il partito, ormai in piena crisi di identità e a rischio di scomparsa dopo il referendum sulla legge elettorale maggioritaria del 1993. L'opera di propaganda del partito in questo periodo, alquanto discontinua, era caratterizzata sia da un richiamo al passato fascista, testimoniato dal proposito, espresso da Fini nel 1991, di attuare il fascismo del 2000, o dall'elezione in parlamento di Alessandra Mussolini nel 1992, o ancora dalla commemorazione del settantesimo anniversario della marcia su Roma sempre nello stesso anno; sia, d'altra parte, cavalcando nuovamente la protesta anti-sistema, ad esempio attraverso l'incondizionato sostegno espresso dall'MSI-DN all'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ritenuto uno dei suoi primi sdoganatori[22].

Allo scoppio di Tangentopoli, il MSI-DN condusse un'energica campagna contro il pentapartito e i cosiddetti ladri di regime, dichiarando aperto appoggio ai giudici di Mani pulite, e presentandosi con lo slogan ogni voto una picconata alla campagna elettorale del 1992[22]. Il MSI lombardo presentò una mozione al consiglio regionale della Lombardia in favore del giudice Antonio Di Pietro e dei suoi colleghi impegnati nelle indagini sulle tangenti[23].

Nasce MSI-Alleanza Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Sul Il Tempo del 19 settembre 1992 il politologo Domenico Fisichella lanciava un'idea: se i progressisti lavorano per una Alleanza Democratica, sul versante opposto tutti quelli che ne hanno abbastanza delle gioie del progressismo debbono cominciare a lavorare per una Alleanza Nazionale dove ci potranno essere liberali, repubblicani, cattolici[24]. A fine aprile 1993, un articolo sul Secolo d'Italia a firma di Francesco Storace, allora portavoce del segretario del MSI Gianfranco Fini, rilancia l'idea di una nuova Alleanza Nazionale, che associasse i missini con altri personaggi o schieramenti di idee conservatrici, come la destra democristiana[25].

Dal 24 aprile 1993 la costruzione di Alleanza Nazionale sembra avviata dal MSI[26]. Anche se l'idea nell'immediato viene bocciata[27], già a Belluno in giugno si tiene un primo test elettorale[28][29] e poi se ne discuterà per tutta l'estate del 1993[30].

In questa fase Fini presenta AN come una strategia. Non è un partito nuovo, ma è una politica: chiamare a raccolta tutte quelle categorie, quei ceti economici, quegli spazi della società che oggi sono liberi perché non hanno più dei referenti. La speranza del segretario missino è che già dalle prossime elezioni del 21 novembre la strategia di AN saprà evidenziare, con percentuali a due cifre, un polo nazionale di centro destra, che sarà la vera novità del panorama politico italiano. Lo stesso Fini intende candidarsi a sindaco di Roma: Presentiamo liste aperte, cioè non solo missine, in molte città, da Cosenza a Pescara a Palermo. (...) Siamo una forza superiore al 10% nel Centro Sud. Se i dati ci daranno ragione si potrà così arrivare a edificare un quarto polo nazionale (dopo quelli di sinistra, centro e Lega Nord)[31][32].

Il MSI-DN riscuote un ottimo successo alle elezioni amministrative del novembre 1993: a Chieti, Benevento e Latina vengono eletti sindaci i candidati del MSI. Il successo è riscontrato soprattutto a Roma ed a Napoli: nella capitale il segretario Gianfranco Fini ottiene il 35,5 % ed a Napoli Alessandra Mussolini il 31,1 %; entrambi accedono al ballottaggio[33][34]. Il 23 novembre 1993 a Casalecchio di Reno l'imprenditore Silvio Berlusconi, inaugurando un supermercato, alla domanda di un giornalista per chi avrebbe votato a Roma, a sorpresa rispose: Certamente Gianfranco Fini. Al ballottaggio romano, forse anche grazie alla frase di Berlusconi, Fini raggiunse il 47 %[35].

Il 26 novembre viene meglio presentato ufficialmente il progetto di AN e nascono i primi circoli sul territorio[36][37], ma solo l'11 dicembre successivo il Comitato Centrale missino approverà ufficialmente il nuovo Movimento Sociale Italiano - Alleanza Nazionale[38][39][40], con l'astensione di dieci dirigenti rautiani[41].

Al governo e scioglimento[modifica | modifica sorgente]

AN dunque si presentò alle elezioni politiche del 1994 come alleato di Forza Italia al Sud all'interno della coalizione detta Polo del Buon Governo) e non coalizzato al Nord, dove però riuscì a fare suo da solo il collegio maggioritario di Bolzano. In ogni caso il partito raggiunse il suo massimo storico e suoi esponenti, per la prima volta nella storia della Repubblica, fecero parte del Governo Berlusconi I: ministri furono Giuseppe Tatarella come Vicepresidente del Consiglio e ministro delle Telecomunicazioni, Altero Matteoli all'ambiente ed Adriana Poli Bortone all'agricoltura. Il governo fu in carica fino al 17 gennaio 1995.

Il 27 gennaio 1995 alle 16,30[42], il congresso nazionale, preso atto che AN si identificava in massima parte con la storica classe dirigente della Destra italiana, sciolse il MSI-DN per lasciare definitivamente spazio alla sola Alleanza Nazionale. Fu il congresso che passerà alla storia come svolta di Fiuggi, per via della città che ospitava l'ultima assise missina.

Rauti, da sempre animatore dell'ala sociale, insieme ad alcuni esponenti del partito come Giorgio Pisanò e Tommaso Staiti di Cuddia, non accettò tuttavia questo cambiamento, interpretato come un disconoscimento del proprio passato, e il 3 marzo 1995 fondò il Movimento Sociale - Fiamma Tricolore, rivelatasi negli anni successivi una presenza relativamente stabile all'interno del panorama politico.

« Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il "fascismo di destra" non è fascismo, e non lo è mai stato.[43] »

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Organi nazionali[modifica | modifica sorgente]

Segretari[modifica | modifica sorgente]

Presidenti[modifica | modifica sorgente]

Altri leader interni[modifica | modifica sorgente]

Diversi furono negli anni gli esponenti che ricoprirono le cariche di vice segretario unico o di capo corrente nel MSI, senza divenire segretario o capigruppo in Parlamento.

Capigruppo alla Camera[modifica | modifica sorgente]

Capigruppo al Senato[modifica | modifica sorgente]

Organizzazioni interne[modifica | modifica sorgente]

Organizzazione giovanile[modifica | modifica sorgente]

Il MSI ebbe varie organizzazioni giovanili, come il FUAN e la Giovane Italia, che nella lunga storia del partito, assunsero spesso posizioni più accese rispetto ad una segreteria, a loro avviso, in doppiopetto[44].

Nelle istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Governi[modifica | modifica sorgente]

Ministri missini[modifica | modifica sorgente]

Sottosegretari missini[modifica | modifica sorgente]

Domenico Nania, Guido Lo Porto, Vincenzo Trantino, Maurizio Gasparri, Gian Franco Anedda, Antonio Parlato, Filippo Berselli, Antonio Rastrelli, Fortunato Aloi, Francesco Pontone, Giulio Conti, Carmelo Porcu

Ministri ex missini[modifica | modifica sorgente]

Vittime di attentati e scontri[modifica | modifica sorgente]

Oltre a esponenti rimasti feriti, missini furono assassinati prevalentemente quando, secondo la teoria degli opposti estremismi, vi furono scontri armati durante i quali si contarono numerose vittime degli anni di piombo e della strategia della tensione in partiti di opposte ideologie[46], si ricordano:

Congressi[modifica | modifica sorgente]

  • I Congresso - Napoli, 27-29 giugno 1948
  • II Congresso - Roma, 28 giugno - 1º luglio 1949
  • III Congresso - L'Aquila, 26-28 luglio 1952
  • IV Congresso - Viareggio, 9-11 gennaio 1954
  • V Congresso - Milano, 24-26 novembre 1956
  • VI Congresso - Genova, luglio 1960 (non si svolse)
  • VII Congresso - Roma, 2-4 agosto 1963
  • VIII Congresso - Pescara, 12-14 giugno 1965
  • IX Congresso - Roma, 20-23 novembre 1970
  • X Congresso - Roma, 18-21 gennaio 1973
  • XI Congresso - Roma, 13-16 gennaio 1977
  • XII Congresso - Napoli, 5-7 ottobre 1979
  • XIII Congresso - Roma, 18-21 febbraio 1982
  • XIV Congresso - Roma, 29 novembre - 2 dicembre 1984
  • XV Congresso - Sorrento, 11-14 dicembre 1987
  • XVI Congresso - Rimini, 11-14 gennaio 1990
  • XVII Congresso - Roma, 28-30 gennaio 1994
  • XVIII Congresso - Fiuggi, 25-27 gennaio 1995

Risultati Elettorali[modifica | modifica sorgente]

Voti % Seggi
Politiche 1948 Camera 526.670 2,0 6
Senato 200.241 0,9 1
Politiche 1953 Camera 1.582.567 5,8 29
Senato 1.473.596 6,0 9
Politiche 1958 Camera 1.407.913 4,7 24
Senato 1.149.873 4,4 8
Politiche 1963 Camera 1.571.187 5,1 27
Senato 1.459.046 5,3 14
Politiche 1968 Camera 1.414.794 4,4 24
Senato 1.380.452 6,7 11
Politiche 1972 Camera 2.896.762 8,6 56
Senato 2.737.695 9,0 26
Politiche 1976 Camera 2.245.376 6,1 35
Senato 1.780.950 5,7 15
Politiche 1979 Camera 1.930.639 5,2 30
Senato 1.782.004 5,6 13
Europee 1979 1.909.055 5,5 4
Politiche 1983 Camera 2.511.487 6,8 42
Senato 2.283.870 7,3 18
Europee 1984 2.274.556 6,5 5
Politiche 1987 Camera 2.282.256 5,9 35
Senato 2.121.026 6,5 16
Europee 1989 1.918.650 5,5 4
Politiche 1992 Camera 2.107.037 5,3 34
Senato 2.170.134 6,5 16

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rivolta Ideale, 28 dicembre 1946
  2. ^ Federico Gennaccari, Italia Tricolore, pag. 37, Fergen, Roma, 2006
  3. ^ Adalberto Balboni, La Destra in Italia, 1999, Pantheon, pagina 351
  4. ^ Mario Caprara e Gianluca Semprini, Neri, la storia mai raccontata della destra radicale, eversiva e terrorista, Edizioni tascabili Newton, Roma 2011, pag 100:"Alla fine, alle comunali, l'MSI ottiene tre seggi con un totale di 24.903 preferenze. Voti comunque determinanti per l'ascesa a sindaco del democristiano Rebecchini, che ottiene 41 preferenze su 80."
  5. ^ Luigi Filosa: I Legislatura della Repubblica italiana / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  6. ^ Giuliana de Medici, Le origini del MSI, 1986, Edizioni ISC, pagina 101
  7. ^ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 135: Almirante, pur essendosi allineato alle posizioni della maggioranza dell'VIII° Congresso, rappresenta, agli occhi dei militanti l'anima irriducibile e antisistemica del Movimento Sociale e, inoltre, costituisce il punto di riferimento privilegiato per le frange dissidenti esterne al partito]
  8. ^ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 147:"Ponendosi come paladino delle legittime aspirazioni delle popolazioni meridionali il Msi beneficia di quel serbatoio di energie che, mobilitate invano dalle aspettative riformiste del centro-sinistra... sono ora disposte a recepire un messaggio politico di stampo populista... Lo sfondamento elettorale al sud è perciò frutto oltre che delle contingenti difficoltà della Dc, alle prese con i fitti agrari...
  9. ^ Marco Tarchi, "Continuità ed evoluzione della destra italiana negli anni di piombo", in "Sistema politico e istituzioni", Rubettino, 2003, pag. 158
  10. ^ Marco Tarchi, "Continuità ed evoluzione della destra italiana negli anni di piombo", in "Sistema politico e istituzioni", Rubettino, 2003, pag. 164
  11. ^ Raffaele Delfino, Prima di Fini, Bastogi, 2004, pagina 117
  12. ^ La Stampa - Metà del MSI abbandona Almirante, 22 dicembre 1976
  13. ^ Il congresso rivela il vero volto del MSI, 19 gennaio 1977
  14. ^ Luca Telese, Cuori Neri, 2006, Sperling & Kupfer
  15. ^ «[Craxi] non ritenne di dover discriminare nessuno, e decise di consultare, quando formò il suo primo governo, anche il segretario del Msi Almirante, e fu la prima volta che accadeva» (Mauro Del Bue, Il socialismo liberale da Rosselli a Craxi, 2006)
  16. ^ la Repubblica - SI ARCHIVIA L'ERA ALMIRANTE IL MSI VA DIVISO AL CONGRESSO, 10 dicembre 1987
  17. ^ la Repubblica - LA VITTORIA DELL' ALMIRANTE JUNIOR, 15 dicembre 1987
  18. ^ Biografia di Rai Educational
  19. ^ la Repubblica - L'ADDIO AI PADRI DEL MSI, 24 maggio 1988
  20. ^ la Repubblica - IL MSI SPEGNE LA FIAMMA, 18 gennaio 1990
  21. ^ RAUTI LASCIA, IL MSI INCORONA FINI, 7 luglio 1991
  22. ^ a b Stefano Cappellini, Dal primo Fini a Max: professione Sdoganatore, articolo su Il Riformista, 2010.
  23. ^ al Pirellone mozione MSI per Di Pietro - Corriere della sera, 28 maggio 1992
  24. ^ La Destra in cammino - Quale ordine dal caos
  25. ^ PARAPIGLIA NEL MSI UNA PIOGGIA DI NO SULLA ' COSA NERA' - Repubblica, 27 aprile 1993 pagina 14 sezione: POLITICA INTERNA
  26. ^ MSI, morire per rinascere Alleanza nazionale
  27. ^ Alleanza nazionale? È subito rissa nel MSI
  28. ^ Belluno, il missino Fini tiene a battesimo l'"Alleanza Nazionale"
  29. ^ BELLUNO, IN LISTA COSE MAI VISTE - la Repubblica, 4 giugno 1993, pagina 6. ROBERTO BIANCHIN
  30. ^ la spada della LEGA divide il MSI
  31. ^ Fini: si può chiudere col passato
  32. ^ Milano, Fini presenta il suo centro nazionale
  33. ^ Cossiga, Andreotti, Gustavo Selva, quanti ammiratori per il segretario missino
  34. ^ Rimonte fallite e ribaltoni choc Il ballottaggio da Fini ad Alemanno - Corriere della sera, 30 maggio 2011, Pagina 002/003. Conti Paolo
  35. ^ 18 anni fa la prima pietra del berlusconismo. A Casalecchio nacque l’alleanza con Fini - il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2011. David Marceddu e Davide Turrini
  36. ^ "Verso l'Alleanza Nazionale" organizzata dal Comitato promotore nazionale di Alleanza Nazionale
  37. ^ Fini: il fascismo è morto nel 1945 con Mussolini
  38. ^ Comitato Centrale del MSI
  39. ^ Fini va alle Fosse Ardeatine. cambia il MSI, sarà Alleanza
  40. ^ addio camerati, ora ci sono i cari amici
  41. ^ Rauti: Gianfranco si sbaglia noi restiamo gli eredi di Salò
  42. ^ L'ULTIMO SALUTO ROMANO
  43. ^ Il Gazzettino, intervista a Pino Rauti in occasione delle elezioni comunali di Venezia, 13 aprile 2000
  44. ^ * Antonio Carioti I ragazzi della fiamma Mursia 2011 ISBN 9788842548546
  45. ^ Federico Gennaccari, Italia tricolore, fergen, Roma, 2006, pagina 46
  46. ^ recensione del libro "Cuori neri"
  47. ^ Federico Gennaccari, Italia tricolore, fergen, Roma, 2006, pagina 59

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Parlato, Fascisti senza Mussolini: le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948, 2006, Il Mulino
  • Antonio Carioti, I ragazzi della fiamma, 2011, Mursia
  • Federico Robbe, L'impossibile incontro. Gli Stati Uniti e la destra italiana negli anni Cinquanta, 2012, FrancoAngeli
  • Giuliana de'Medici, Le origini del M.S.I.(1943-1948), 1986, ISC, Roma
  • Adalberto Baldoni, La Destra in Italia: 1945-1969, 2000, Pantheon
  • Giorgio Almirante, Autobiografia di un fucilatore, 1979, Ciarrapico editore
  • Piero Ignazi, Il polo escluso: profilo storico del Movimento sociale italiano, 1998, Il Mulino
  • Luca Telese, Cuori Neri, 2006, Sperling & Kupfer,
  • Goffredo Locatelli, Daniele Martini, Duce addio: la biografia di Gianfranco Fini, 1994, Longanesi
  • Stefano Di Michele, Alessandro Galiani, Mal di Destra, Sperling & Kupfer, 1995
  • Federico Guiglia, Para Enrico. Gianfranco Fini. Cronaca di un leader, 2002. ISBN 88-7166-629-1
  • Gennaro Malgieri, La memoria della destra, 2003, Pantheon
  • Nicola Rao, La fiamma e la celtica, 2006, Sperling & Kupfer
  • Franco Servello, Aldo Di Lello, Sessant'anni in fiamma. Dal Movimento Sociale ad Alleanza Nazionale, Rubettino, 2006
  • Paolo Nello, Il partito della fiamma. La Destra in Italia dal MSI ad AN, Ist. Editoriali e Poligrafici, 1998
  • Adalberto Baldoni, Storia della destra: dal postfascismo al Popolo della libertà, 2009, Vallecchi
  • Annalisa Terranova, Camicette nere. Donne di lotta e di governo da Salò ad Alleanza Nazionale, Mursia, 2007

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Documentari[modifica | modifica sorgente]

Congressi (audio)[modifica | modifica sorgente]