Ceto medio

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Il ceto medio è, letteralmente, il ceto che sta in mezzo, fra le classi basse e le classi alte. Questo nel significato più ristretto del termine. Può indicare genericamente quegli strati sociali che occupano una posizione intermedia nella distribuzione della ricchezza, del potere e del prestigio in una società.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Già nell'antichità Aristotele delineò la classe media come quella casta o gruppo che sta in mezzo fra coloro che posseggono molte sostanze e quelli che ne sono privi (Politica).

Prima accezione[modifica | modifica sorgente]

Ai tempi della rivoluzione francese le classi sociali erano comunemente considerate tre: clero, nobiltà e terzo stato. Quest'ultimo comprendeva la borghesia, contadini, operai ed in generale gli strati più poveri della società. Tra questi però, solo la borghesia aveva qualche margine per influire sull'organizzazione dello stato.

Con la prima rivoluzione industriale (nascita dell'industria), alla borghesia, intesa come terzo stato, si affianca un quarto stato: il proletariato, composto dalle famiglie degli operai che avevano il solo ruolo di forza lavoro.

Questo è poco più che un cambio di termini, perché il benessere delle persone del proletariato cambia poco e forse anche in peggio: la fatica in fabbrica poteva essere la stessa, ma l'ambiente di lavoro era verosimilmente meno salubre della campagna.

Fino all'ottocento quindi per ceto medio si intendeva la borghesia (commercianti, piccoli imprenditori) che si distinguevano proprio dal proletariato.

Ad esempio, intorno alla fine del XVIII secolo, sui giornali inglesi si parla di un ceto medio identificandolo con i commercianti, imprenditori, avvocati e tutti quei professionisti che rappresentavano ormai il motore propulsivo del capitalismo nascente. Inoltre questi raggruppamenti sociali ormai erano in grado di scalzare l'antica aristocrazia anche dal ruolo di ago di orientamento del sistema politico.

Accezione moderna[modifica | modifica sorgente]

La nascita del ceto medio in senso moderno si ha invece con la redistribuzione dei benefici della seconda rivoluzione industriale alla parte meno abbiente della società.

Non si tratta di un'operazione di filantropia, ma della creazione di un mercato di acquirenti che da proletari diventano consumatori. (Quindi si tratta di un nuovo ceto medio che, per così dire, si aggiunge al vecchio ancora esistente formato da coloro che posseggono i mezzi di produzione atti alla propria attività, inducendo, in tal modo, alla proliferazione delle definizioni di ceto medio, non è un caso, se alcuni studiosi, come il sociologo tedesco Werner Sombart si siano mostrati scettici sulla esattezza e veridicità di queste classificazioni).

Questo avviene perché l'industria, per giustificare la propria crescita, ha bisogno di un mercato di consumatori crescente, ed è possibile proprio perché l'automazione della catena di produzione consente un abbattimento enorme dei costi di produzione e quindi dei prezzi al consumo, tale da consentire ad una fetta sempre più ampia di persone di accedere a beni prima riservati a pochi.

In termini di popolazione, il risultato netto è che se nell'Ottocento la borghesia era una classe intermedia, ma numericamente non dominante, nel secondo novecento il ceto medio diventerà la classe dominante numericamente, ed anche politicamente (almeno in via di principio nelle democrazie occidentali).

(Un interessante aspetto secondario è che la riduzione dell'orario di lavoro si concilia con il fatto che per consumare il lavoratore ha bisogno anche di tempo e quindi dalle quattordici ore (o più) in fabbrica della prima era industriale si scende alle 40 ore settimanali (o meno) di oggi.)

Questo effetto virtuoso, di aumento di ricchezza ed estensione del benessere a più persone, è considerato l'effetto positivo più importante del libero mercato.

L'effetto negativo potrebbe essere considerato il fatto di venire ridotti al ruolo di meri consumatori, come se la crescita economica fosse un fine a sé stesso e non orientata al miglioramento della vita di tutti, che nell'arco storico ne sarebbe stato un effetto collaterale.

Le recenti crisi economiche, a volte associate a forti speculazioni fini a sé stesse, inducono forse alla necessità di ripensare la gerarchia dei valori che regolano l'organizzazione della società. Di fatto si parla di un etica dell'economia che rimetta l'uomo e la sua dignità al centro.

È da sottolineare come alcuni sociologi, tra i quali Luciano Gallino, descrivano il nuovo ceto medio con il concetto di Classi di servizio, al servizio della dominante, che tende ad acquisire nel tempo un margine di autonomia rispetto al ceto alto.

Sociologia[modifica | modifica sorgente]

Il ceto medio si potrebbe identificare con quella classe o fascia sociale che occupi una posizione intermedia, per censo, prestigio, stile di vita e istruzione, rispetto agli altri gruppi sociali esaminati, quindi per esempio con l'assieme di quelle persone che, nella catena produttiva, contribuiscono al contempo alla produzione e al consumo, senza detenere parti fondamentali della stessa catena (come accade invece per gli imprenditori), e senza esserne largamente esclusi (come accade per gli incapienti che si limitano al consumo per sussistenza).

In questa categoria si ritrova facilmente il lavoratore dipendente (o salariato), ma anche ad esempio un negoziante, nella misura in cui produce reddito per sé e pochi altri, laddove invece nel ceto alto ricade ad esempio l'industriale che produce reddito per sé e fornisce lavoro a molti altri, mentre nel ceto basso possiamo collocare chi fatica a produrre gli elementi di sussistenza per sé.

In sostanza il ceto medio rappresenta anche la parte statisticamente più rilevante della popolazione. Proprio perché medio come in ogni popolazione normale è anche infatti il gruppo più popoloso, mentre le code della distribuzione (molto poveri e molto ricchi) sono numericamente meno rilevanti. Da questo deriva la particolare importanza politica (come bacino di voti) di questa classe sociale. Proprio per questo fatto, forse si può intendere anche che l'essere medio significhi anche fare media in termini di opinione.

Solitamente il fatto che uno stato annoveri una percentuale elevata di individui all'interno del ceto medio è indice di benessere dello stato e della popolazione stessa. In questi casi uscire dalla zona di povertà è relativamente semplice, non c'è presenza di barriere sociali. Al contrario nei paesi in cui non c'è la presenza del ceto medio si passa da situazioni di povertà e fatiscenza a situazioni di ricchezza e lusso. In questi stati i ricchi, in minoranza, attraggono a sé la maggior parte delle occasioni e opportunità di lavoro, benessere e salute.

L'importanza del ceto medio, soprattutto con il diffondersi dell'istruzione e dell'industrializzazione, è venuta progressivamente aumentando. Spesso gli è però mancata la consapevolezza di questa sua importanza e del suo preciso ruolo nella società moderna. Soprattutto in Italia, ciò ha portato talune forze conservatrici o reazionarie a strumentalizzarlo per una politica di difesa dei privilegi e dello status quo, sotto il pretesto della difesa della tradizione intesa in senso formalistico.

L'esempio più clamoroso, nella storia italiana, è stato quello del fascismo, che portò il ceto medio (in senso antico di borghesia, a metà strada tra aristocrazia e popolino) a difendere non i propri interessi e ad impegnarsi in un reale rinnovamento del Paese, ma nella difesa dei privilegi industriali ed agrari e nella opposizione alla emergente e temuta classe operaia.

Infine si può notare come la progressiva conversione di una parte del proletariato in ceto medio abbia, secondo l'opinione di alcuni studiosi, svuotato l'ideale comunista, realizzando una risoluzione incruenta del conflitto di classe, come se la terza via socialista, nascesse dalla memoria di questo ceto medio, un tempo proletariato.
Secondo l'opinione di altri studiosi, come per esempio i marxisti ortodossi (Lotta Comunista, etc.), il socialismo rappresenta un modello socio-economico differente da quello attualmente diffuso in Occidente, e soprattutto il neoproletariato è sempre più diffuso presso le categorie dei nuovi immigrati allontanando, in tal modo, l'ipotesi di una società egualitaria.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Dizionario storico della Svizzera [1]