Giacinto Trevisonno

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Giacinto Trevisonno

Segretario del
Movimento Sociale Italiano
Durata mandato 26 dicembre 1946 –
15 giugno 1947
Predecessore carica non istituita
Successore Giorgio Almirante

Giacinto Trevisonno (Reggio Calabria, 1907Roma, ...) è stato un politico italiano, primo segretario del Movimento Sociale Italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940 collaborò con Roberto Farinacci per la pubblicazione della raccolta di saggi della rivista "Vita Italiana" di Giovanni Preziosi,[1].

Aderì alla Repubblica sociale italiana, senza ricoprire incarichi di rilievo.

Funzionario ministeriale, fu attivo nei movimenti fascisti clandestini del dopoguerra, come dirigente dei F.A.R. di Cesco Giulio Baghino

A metà novembre 1946, si incontrò a Roma, in piazza della Libertà, con i giornalisti Giorgio Almirante e Giovanni Tonelli, l’avvocato Giulio Bracci e alcuni dirigenti dei FAR come Rutilio Sermonti, per dar vita a un partito dei reduci della RSI che potesse parteicpare alla vita pubblica del Paese. L'intento si concretizzò il 3 dicembre con la stipula dell'atto costitutivo, e il 26 dicembre 1946 nello studio del padre di Arturo Michelini, presenti anche Pino Romualdi, Giorgio Almirante e Biagio Pace con la costituzione ufficiale del Movimento Sociale Italiano e la nomina della giunta esecutiva con Trevisonno segretario, e membri Raffaele Di Lauro, Alfonso Mario Cassiano, Giovanni Tonelli, Carlo Guidoboni. A lui si deve la decisione di fondare un Movimento invece che un partito[2]. Romualdi lo volle segretario in quanto poco compromesso nella RSI. La sua esperienza durò solo cinque mesi, e si dimise nel giugno successivo, perché contrario ad accettare nel partito dei deputati dell'Assemblea Costituente dissidenti dell'Uomo qualunque e di ex fascisti che non avevano aderito alla RSI. Al suo posto il 15 giugno 1947 il comitato centrale elesse Giorgio Almirante.[3]

Uscì così dal MSI e si avvicinò al Partito Nazionale Fusionista di Fernando Ciarrapico, un'esperienza che durò pochi mesi con lo scioglimento del partito [4].

Restò però punto di riferimento dei giovani dirigenti missini calabresi, trasferiti o che studiavano a Roma, come Nino Tripodi, Giuseppe e Raffaele Valensise.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ OPAC Sebina OpenLibrary
  2. ^ Adalberto Baldoni, La Destra in Italia, Pantheon, Roma, 1999, pagina 138
  3. ^ Federico Gennaccari, Italia tricolore, Fergen, Roma 2006, pagina 37
  4. ^ Giuseppe Parlato, Fascisti senza Mussolini: le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948, pagina 173, Il Mulino, 2006
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