Salvatore Rebecchini
Salvatore Rebecchini (Roma, 1891 – Roma, 1977) è stato un ingegnere italiano, docente universitario ed esponente della Democrazia Cristiana, nonché sindaco di Roma.
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[modifica] Biografia
[modifica] Mandati
Sindaco di Roma per otto anni e nove mesi, è stato quello che, complessivamente, ha governato più a lungo la città dalla Liberazione ad oggi. Eletto una prima volta l'11 dicembre 1946, si dimise il giorno stesso, preso atto dell'impossibilità di formare una giunta omogenea[1]. Rieletto il 5 novembre 1947, con 41 voti su 80, di cui i tre dei consiglieri comunali del Movimento Sociale Italiano che furono determinanti[2], formò una giunta con il Partito Liberale e il Fronte dell'Uomo Qualunque[3]. Dopo cinque anni, coerente con la politica nazionale del suo partito, si "apparentò" con il Partito Socialdemocratico, il Partito Repubblicano e il Partito Liberale e fu eletto per la terza volta, il 3 luglio 1952, con ampia maggioranza[4]. Il suo mandato si è concluso l'8 luglio 1956.
[modifica] Il Sindaco della "grande espansione"
Fervente cattolico, e legato al Vaticano, Rebecchini fu il sindaco che profuse ogni energia a far sì che la "Città Eterna", appena emersa dai disastri della seconda guerra mondiale, fosse idonea ad ospitare degnamente l'Anno Santo del 1950. In tale occasione furono conclusi i lavori di Via della Conciliazione[5] e della nuova stazione ferroviaria di Termini[6]. Durante il suo mandato venne anche realizzata la galleria del Gianicolo e furono iniziati i lavori per l'apertura di via Gregorio VII[7]; nel 1955 fu aperto al pubblico il primo tratto della metropolitana di Roma (Termini-EUR) e fu inaugurato un tratto del Grande Raccordo Anulare (1951) che, cinque anni dopo, era già completato per circa il 75%; fu anche realizzata l'apertura della Via Cristoforo Colombo sino all'EUR, e il suo prolungamento sino ad Ostia con fondi ANAS. Fu infine avviato un consistente programma edilizio, in particolare con i fondi INA-Casa (legge Fanfani), che comportò la realizzazione, tra il 1949 e il 1959, di oltre 110.000 vani di edilizia economica e popolare[8].
Sul lato della pianificazione e programmazione urbanistica, nel 1953, Rebecchini affidò ad una commissione di 90 esperti il compito di elaborare un nuovo Piano Regolatore Generale della città di Roma (Piano C.E.T.), in sostituzione di quello definito nel 1931, sotto il regime fascista, e ormai in via di scadenza. Durante il suo mandato (15 giugno 1955), Roma fu scelta dal CIO quale città organizzatrice dei Giochi della XVII Olimpiade.
[modifica] Gli attacchi politici
La grande espansione della Capitale avviata sotto le amministrazioni guidate da Rebecchini raccolse, però, forti critiche ed attacchi feroci da parte delle opposizioni, dalla stampa di sinistra e dai primi ambientalisti. La prima battaglia condotta da quest'ultimi (1951-52) ebbe ad oggetto il temuto sventramento di Via Vittoria, una strada storica compresa tra Via del Corso e Piazza di Spagna[9]. Rebecchini aveva riproposto la demolizione della zona, prevista dal Piano regolatore del 1931, per realizzare un collegamento viario dal Mausoleo di Augusto a Via Veneto, tramite un tunnel che avrebbe sottopassato la collina del Pincio. Tutta la stampa di sinistra (L'Unità, Il Mondo, L'Europeo, La Voce Repubblicana), il Corriere della Sera, La Stampa di Torino e un nutrito gruppo di intellettuali e artisti (Giulio Carlo Argan, Antonio Cederna, Renato Guttuso, Duilio Cambellotti, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Ennio Flaiano, Anna Magnani, Vasco Pratolini, etc.) chiesero al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici di respingere tale proposta. Il 2 agosto 1952, il Consiglio Superiore espresse parere negativo, rinviando la sistemazione della zona all'adozione di un nuovo Piano regolatore.
Anche l'edificabilità dell'area dell'Appia Antica, fu oggetto di una feroce battaglia politica, da parte delle opposizioni e delle associazioni ambientaliste[10]. La Giunta Rebecchini, infatti, pur ampliando gli esigui vincoli previsti dal Piano regolatore del 1931, aveva approvato un Piano particolareggato (29 dicembre 1953) che prevedeva la completa trasformazione della zona del "Domine Quo Vadis". Le istanze ambientaliste costrinsero il Consiglio comunale a ridefinire il Piano particolareggiato (9 novembre 1954) e, contemporaneamente, alcuni deputati (tra cui Ugo La Malfa) presentarono una proposta di legge che disponeva la demolizione, previo indennizzo, di tutte le costruzioni limitrofe alla "Regina viarum" realizzate dopo il 1944. Tuttavia, la ridefinizione dello strumento urbanistico non accolse completamente le richieste degli ambientalisti e la proposta di legge La Malfa non fu mai approvata.
Alla politica urbanistica dell'amministrazione Rebecchini si oppose anche l'esponente liberale Leone Cattani, dopo le sue dimissioni da Assessore all'Urbanistica e all'edilizia privata per non avallare alcune operazioni edilizie sulla collina di Monte Mario[11]. Cattani, aveva aderito al Partito radicale ma, avendo mantenuto la carica di consigliere, tuonò più volte, dai banchi dell'opposizione, contro la corruzione degli uffici e il dilagare dell'abusivismo edilizio, sia pur tra l'indifferenza generale del Consiglio comunale[12]. Ben altra eco ebbero gli attacchi sul medesimo argomento, lanciati dalle colonne del settimanale "L'Espresso", allora diretto da Arrigo Benedetti. Alla vigilia delle elezioni amministrative del 1956, infatti, il giornalista Manlio Cancogni pubblicò un'inchiesta dal titolo di fuoco: "Capitale corrotta-Nazione infetta!"[13]. Con tale inchiesta il settimanale denunciava le speculazioni edilizie nella Capitale, attribuendone la responsabilità al Sindaco Rebecchini e alla Società Generale Immobiliare, proprietaria di numerosi terreni divenuti edificabili. Era inoltre in corso il dibattito sulla realizzazione di un enorme albergo sulla collina di Monte Mario, appartenente alla catena Hilton, proprio su terreni dell'Immobiliare. Quest'ultima querelò Benedetti e Cancogni, ottenendo un risarcimento, ma le fortune politiche di Rebecchini si interruppero bruscamente. Il Sindaco, infatti, non fu ripresentato alle elezioni del maggio 1956, e dovette lasciare la carica che aveva tenuto per oltre otto anni.
[modifica] La famiglia
Sposato con Beatrice Mazzetti di Pietralata, Rebecchini ebbe cinque figli. Due di essi, Gaetano e Francesco, hanno proseguito la carriera politica paterna: Francesco Rebecchini è stato eletto più volte al Parlamento italiano nelle file della Democrazia Cristiana, e Gaetano Rebecchini fu tra i fondatori del partito Alleanza Nazionale. Un altro figlio, Filippo, è invece editore televisivo e proprietario della tv locale Super 3.
[modifica] Note
- ^ Gianfranco Berardi, Storia del malgoverno democristiano a Roma, in: L'Unità, aprile 1976
- ^ Mario Caprara e Gianluca Semprini, Neri, la storia mai raccontata della destra radicale, eversiva e terrorista, Edizioni tascabili Newton, Roma 2011, pag 100 :"Alla fine, alle comunali, l'MSI ottiene tre seggi con un totale di 24.903 preferenze. Voti comunque determinanti per l'ascesa a sindaco del democristiano Rebecchini, che ottiene 41 preferenze su 80."
- ^ Gianfranco Berardi, cit.
- ^ Gianfranco Berardi, cit.
- ^ Italo Insolera, Roma moderna, Einaudi, Torino, 1971, pag. 189
- ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pag. 190
- ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pag. 189
- ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pag. 192 e succ.ve
- ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pagg. 209-10
- ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pag. 211
- ^ Gianfranco Berardi, cit.
- ^ Italo Insolera, Roma moderna, Einaudi, Torino, 1971, pag. 213
- ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pagg. 212-13
[modifica] Bibliografia
- Alberto Caracciolo, I Sindaci di Roma, Roma, Donzelli, 1993.
- Italo Insolera, Roma moderna: un secolo di storia urbanistica, Torino, Einaudi, 1983.
- Grazia Pagnotta, All'ombra del Campidoglio: Sindaci e giunte di Roma dal dopoguerra al 1993, Roma, Il Manifesto, 1993.
- Grazia Pagnotta, Sindaci a Roma: il governo della capitale dal dopoguerra a oggi, Roma, Donzelli, 2006.
- Salvatore Rebecchini, Fisica tecnica, Roma, DUSA, 1943.
- Salvatore Rebecchini, Esercizi di fisica tecnica, Roma, Docet, edizioni universitarie, 1947.
- Salvatore Rebecchini, Il problema della metropolitana e quello delle comunicazioni extraurbane di Roma, Roma, Istituto di studi romani, 1954.
- Salvatore Rebecchini, Marcello Paribeni (a cura di), Elettrotecnica, Roma, Edizioni dell'ateneo, 1961.
- Salvatore Rebecchini, Giuseppe Gioachino Belli e le sue dimore, Roma, F.lli Palombi, 1970.
[modifica] Onorificenze
| Grand'Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana | |
| — Roma, 30 dicembre 1952 |
[modifica] Voci correlate
| Predecessore: | Sindaco di Roma (categoria) | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Filippo Andrea Doria Pamphili | 1946 - 1956 | Umberto Tupini |