Privatizzazione

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La privatizzazione è quel processo economico che sposta la proprietà di un ente o di un'azienda dal controllo statale a quello privato. Il procedimento opposto è la nazionalizzazione o la municipalizzazione.

Politiche economiche di privatizzazione sono maggiormente favorite da governi di orientamento di destra o centro-destra[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Altri significati più ampi del termine privatizzazione si ritrovano nei concetti di liberalizzazione (la cessazione del monopolio pubblico in alcuni settori economici e la conseguente apertura al mercato concorrenziale) e deregulation (l'eliminazione di vincoli e limiti posti dallo stato all'iniziativa economica privata); oppure la dismissione e l'alienazione da parte dello stato di beni e proprietà, non altrimenti vincolate o inalienabili, in favore di acquirenti privati, e anche, riguardo al cosiddetto pubblico impiego, il passaggio dalla regolamentazione di diritto pubblico (amministrativa) dei dipendenti a quella di diritto privato (contrattualizzazione della fonte).

Più in particolare si distingue tra:

  • "privatizzazione formale" ovvero la semplice trasformazione dello status giuridico di un ente o di una impresa di proprietà pubblica, nelle svariate forme che può assumere, in una società di diritto privato, alle regole di questo assoggettata. Spesso in questo caso la privatizzazione non è totale, ma lo Stato mantiene la maggioranza delle azioni mantenendo dunque il controllo direttivo della società oppure rimane comunque tra gli azionisti di maggioranza.
  • "privatizzazione sostanziale" o "materiale": è il vero e proprio passaggio della titolarità della proprietà e di conseguenza del potere di controllo dalla mano pubblica a quella privata.

Su scala diversa e facendo riferimento ad altre fonti normative, si può parlare di privatizzazione su scala locale quando le medesime attività vengono messe in atto dalle autonomie locali (regioni, province, comuni, consorzi, enti locali vari, ecc.) riguardo proprie attività produttive ed erogative.

Vantaggi e limiti delle privatizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

In linea teorica il vantaggio di una privatizzazione è duplice: da una parte lo Stato ricava utili e liquidità dalla vendita del bene/servizio rinunciando ad ogni onere amministrativo-gestionale, dall'altra si registra una maggiore efficienza di gestione da parte del privato. Originariamente infatti gran parte delle risorse cosiddette strategiche di una nazione erano sotto il controllo statale, ma la crisi di certi settori dovuti ad una cattiva e difficile gestione statale unita all’esigenza di liquidità ha portato alla nascita e al ricorso sempre più diffuso della formula della privatizzazione.

Con la privatizzazione dunque lo Stato non deve più investire né in gestione/manutenzione né in sviluppo dell'azienda o servizio pubblico; la gestione di questa passa direttamente in mano a un privato che spinto dalla legge del profitto si dimostra generalmente più in grado o capace di un'amministrazione attiva, dinamica ed efficiente, persecutrice di scopi più redditizi per l'azienda incrementandone profitti e diminuendone le perdite, ovvero risanando debiti e bilanci a beneficio dei consumatori sotto forma di qualità di servizio o bene offerto e riduzione dei costi del servizio offerto.

Secondo alcuni però il processo di privatizzazione non è esente da limiti e rischi: spesso infatti i vantaggi presunti sopraesposti non si concretizzano nel bene dell'azienda e della collettività con costi imponibili all'utente che rimangono inalterati o addirittura in aumento frutto di speculazioni economiche da parte del gestore. Altre possibili forme di speculazione da parte dei privati mettono a rischio la salute e il rispetto della legalità da parte dell'azienda stessa privatizzata. Sotto questo aspetto il concetto di privatizzazione (bene in mano ad un privato) è infatti ben distinto da quello più vasto di liberalizzazione che invece rimanda alla libera concorrenza tra molti gestori. Se non è da escludere la possibilità che l'azienda fallisca per un altrettanto cattiva gestione da parte del privato, le problematiche sollevate da tale fallimento risultano meno gravose in presenza di vera concorrenza.

Ambiti di possibile interesse[modifica | modifica wikitesto]

Servizi pubblici locali[modifica | modifica wikitesto]

Per privatizzazione dei servizi pubblici locali si intende il passaggio dei servizi quali trasporti, acquedotti, fognature, servizio idrico integrato ecc. da Aziende Speciali (ex aziende municipalizzate) regolate dal diritto pubblico e senza scopo di lucro a società regolate dal diritto privato a scopo di lucro (almeno formalmente).

Queste ultime possono essere a capitale interamente pubblico, misto o interamente privato: in Italia tale possibilità è stata introdotta dalla legge 142/1990.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le privatizzazioni industriali[modifica | modifica wikitesto]

La prospettiva delle privatizzazioni in Italia fu discussa a bordo dello Yacht reale Britannia, il 2 giugno 1992[2]. L'incontro, avvenuto in acque italiane, divenne famoso, tra l'altro, per quella che sarebbe stata secondo alcuni[chi?] la pianificazione della svendita dell'industria italiana[senza fonte]. La nave attraccò al porto di Civitavecchia facendo poi rotta lungo la costa dell'Argentario. Alla riunione parteciparono, oltre ad alcuni banchieri inglesi, anche un gruppo di manager ed economisti italiani: Herman van der Wyck, Presidente Banca Warburg, Lorenzo Pallesi, Presidente INA Assitalia, Jeremy Seddon, Direttore Esecutivo Barclays de Zoete Wedd, Innocenzo Cipolletta, Direttore Generale di Confindustria[2], Giovanni Bazoli, Presidente Banco Antonveneto, Gabriele Cagliari, Presidente ENI, Luigi Spaventa[3]. Fece anche un breve saluto scendendo prima che la nave salpasse il Direttore Generale del Ministro del Tesoro Mario Draghi[4].

Nel 1993 avviene la privatizzazione del gruppo SME[senza fonte], azienda pubblica controllata dall'IRI con una quota del 64%. Nel luglio 1993, con la prima tranche della privatizzazione, relativa al settore surgelati e a quello dolciario del gruppo SME, il gruppo svizzero Nestlé acquisisce i marchi Motta, Alemagna, La Cremeria, Antica Gelateria del Corso, Maxicono, Surgela, Marefresco, La Valle degli Orti, Voglia di pizza, Oggi in Tavola.

Nel periodo dal 1991 al 2001 molte aziende sono state privatizzate:

Cronologia normativa delle privatizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le privatizzazioni furono realizzate tramite opportuni decreti che cambiavano la forma societaria delle aziende statali.

In particolare:

  • sulla base delle disposizioni dettate in materia di trasformazione degli enti pubblici economici contenute nell'art. 1 del D.L. 5 dicembre 1991 n. 386, convertito nella legge 29 gennaio 1992 n. 35, (trasformazione degli enti pubblici economici, dismissione delle partecipazioni statali ed alienazione di beni patrimoniali suscettibili di gestione economica) gli enti di gestione delle partecipazioni statali e gli altri enti pubblici economici, nonché le aziende autonome statali, possono essere trasformati in società per azioni (art. 1, 1° co, d. l. 5.12.1991, n. 386);
  • con il decreto n. 386/1991 il Governo ha stabilito, per la disciplina degli enti trasformati in società per azioni (enti di gestione delle partecipazioni statali e altri enti pubblici economici, nonché aziende autonome statali), un rinvio di disciplina alla fonte codicistica, fatta eccezione per la revisione del bilancio di esercizio;
  • l'Ente Ferrovie dello Stato (già ente pubblico economico istituito con la legge 17 maggio 1985 n. 210) è stato trasformato in società per azioni in forza della deliberazione C.I.P.E. del 12 agosto 1992, adottata a norma dell'art. 18 del D.L. 11 luglio 1992 n. 333, convertito nella legge 8 agosto 1992 n. 359;
  • in data 30.12.1993 ha trovato conferma con delibera del Consiglio dei ministri, la dismissione totale della quota detenuta dell'Iri nel Credito Italiano e di quella detenuta dall'Eni nel Nuovo Pignone. Ulteriore delibera del Consiglio dei Ministri ha disposto la dismissione da parte dell'Eni delle società controllate Agip e Snam, previa quotazione in borsa delle stesse;
  • il D.l. n. 332 del 31.5.1994, conv. in l. n. 374 del 30.7.1994, ha unificato la normativa in tema di dismissione di partecipazioni dello Stato e degli enti pubblici in società per azioni;
  • la legge 8.8.2002, n. 178, ha disposto, all’art. 7, la trasformazione dell’Ente nazionale per le strade ANAS in società per azioni;
  • il D.lgs. 29 gennaio 1998, n. 19 ha disposto la trasformazione dell'ente pubblico “La Biennale di Venezia” in persona giuridica privata denominata “Società di cultura La Biennale di Venezia”, a norma dell'articolo 11, comma 1, lettera b), della L. 15 marzo 1997, n. 59;

L'analisi della Corte dei Conti[modifica | modifica wikitesto]

Con un documento pubblicato il 10 febbraio 2010[5], ormai ultimata la stagione delle privatizzazioni che prese il via quasi 20 anni prima, la Corte dei Conti ha reso pubblico uno studio nel quale elabora la propria analisi sull'efficacia dei provvedimenti adottati. Il giudizio, che rimane neutrale, segnala sì un recupero di redditività da parte delle aziende passate sotto il controllo privato; un recupero che, tuttavia, non è dovuto alla ricerca di maggiore efficienza quanto piuttosto all'incremento delle tariffe di energia, autostrade, banche, ecc. ben al di sopra dei livelli di altri paesi europei. A questo aumento, inoltre, non avrebbe fatto seguito alcun progetto di investimento volto a migliorare i servizi offerti.[6] Più secco è invece il giudizio sulle procedure di privatizzazione, che:[7]

« evidenzia una serie di importanti criticità, che vanno dall'elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio, alla scarsa trasparenza connaturata ad alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione delle responsabilità fra amministrazione, contractors ed organismi di consulenza al non sempre immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/14/liberalizzare-e-di-sinistra-privatizzare-di-destra/909613/
  2. ^ a b Convegno sul Britannia, 2 giu 1992, Corriere della Sera
  3. ^ Articolo di Repubblica del 3 giugno 1992
  4. ^ La Scommessa Del Britannia
  5. ^ La Corte dei Conti svela il lato oscuro delle privatizzazioni, 27 gen 2010, Il Giornale
  6. ^ Con privatizzazioni tariffe alte, 26 feb 2010, TgCom
  7. ^ Corte dei Conti: le ex aziende pubbliche ora fanno i soldi grazie a tariffe più care, 26 feb 2010, Corriere della Sera

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pasquale Saraceno, Partecipazioni statali, in Enciclopedia del diritto, Milano, Giuffrè, 1982 43-66.
  • Nico Perrone, Il dissesto programmato. Le partecipazioni statali, Bari, Dedalo Libri, 1991 ISBN 88-220-6115-2
  • Giovanni Zanetti e Gianluigi Alzona, Capire le privatizzazioni, Bologna, Il Mulino, 1998.
  • Sergio De Nardis, Le privatizzazioni italiane, ricerca del Centro Studi Confindustria, Bologna, 2000
  • Nico Perrone, Il segno della DC. L’Italia dalla sconfitta al G-7, Bari, Dedalo Libri, 2002 ISBN 88-220-6253-1
  • Nico Perrone, Economia pubblica rimossa, Milano, Giuffrè, 2002 ISBN 88-14-10088-8
  • Florian Mayer, Vom Niedergang des unternehmerisch tätigen Staates: Privatisierungspolitik in Großbritannien, Frankreich, Italien und Deutschland, VS Verlag, Wiesbaden, 2006
  • Emilio Barucci e Federico Pierobon, Le privatizzazioni in Italia, Roma, Carocci, 2007
  • Graziano Pestoni, Privatizzazioni, Il monopolio del mercato e le sue conseguenze, co-edizione Fondazione Pellegrini Canevascini, Sindacato svizzero dei servizi pubblici, Lugano, 2013, ISBN 978-88-88146-11-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]