Max Stirner

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Friedrich Engels, Ritratto di Max Stirner, profilo a matita (particolare)
Friedrich Engels, Ritratto di Max Stirner, profilo a matita (particolare)
 
Firma di Stirner
Firma di Stirner
« Io rifiuto un potere conferitomi sotto la speciosa forma di "diritti dell'uomo". Il mio potere è la mia proprietà, il mio potere mi dà la proprietà. Io stesso sono il mio potere (...) e per esso sono la mia proprietà. »
(Max Stirner, L'unico e la sua proprietà)

Max Stirner, pseudonimo di Johann Caspar Schmidt[1][2][3][4] (Bayreuth, 25 ottobre 1806Berlino, 26 giugno 1856), è stato un filosofo e anarchico tedesco, radicale sostenitore di posizioni anti-stataliste che danno importanza all'ateismo, all'individualismo, all'egoismo etico ed a un primordiale concetto di anarchismo.[5] Il nom de plume deriva da un soprannome che gli era stato dato dai compagni di scuola a motivo della sua alta fronte (fronte, in tedesco, è Stirn)[6].

Viene considerato un precursore del nichilismo, dell'esistenzialismo e, principalmente, dell'anarco-individualismo, sebbene in senso stretto il suo anarchismo, inteso come ideologia a sbocco movimentista, non sia mai esistito in quanto le sue idee furono prettamente individualiste, né fondò mai alcun gruppo politico o lasciò indicazioni su un progetto sociale da attuare. Infatti, in nessuna circostanza definí sé stesso "anarchico" e più che chiedere o ricercare l'abolizione dello Stato, come fece Proudhon e come farà Bakunin, egli semplicemente non ne riconosce la legittimità (tranne nel caso singolo, non codificabile a priori, che possa rivelarsi favorevole all'Unico), proprio come la corrente dell'anarchismo filosofico che fece capo a William Godwin.[6]

Egli nega esplicitamente di sostenere una posizione filosofica assoluta, aggiungendo che dovendosi assegnare a un qualche "-ismo" sceglie che sia l'egoismo, parola che dal punto di vista filosofico non porta il significato negativo di persona che fa solo il suo interesse, danneggiando gli altri. L'Unico di Stirner agisce per sé, ma non crea apparati di governo e sopraffazione, né gruppi armati o pacifici di lotta, sebbene il suo pensiero abbia avuto una certa influenza sul movimento anarchico organizzato a partire dal secolo successivo. Stirner chiaramente aderisce sia all'egoismo psicologico sia all'egoismo etico, le antitesi di tutte le ideologie più tradizionali e di tutti gli atteggiamenti sociali come lui li concepiva.[6]

L'opera principale di Stirner è Der Einzige und sein Eigentum, tradotto come L'ego e la sua proprietà (o L'Unico e la sua proprietà), pubblicata per la prima volta a Lipsia nel 1844 e comparsa in numerose successive edizioni e traduzioni.[6] Stirner proclama che le religioni e le ideologie si fondano primariamente sopra delle superstizioni e di conseguenza denuncia come superstizioni il nazionalismo, lo statalismo, il liberalismo, il socialismo, il comunismo e l'umanesimo.[6] In realtà non si esprime totalmente in contrasto assoluto con le lotte di alcune ideologie come il socialismo stesso, l'umanismo o diritti umani, ma ne combatte l'astrattezza giuridica ed ideale, e vi pone al centro l'individuo e non il collettivo "sacralizzato", fatto che lo rende diverso dagli individualisti di stampo liberale, come gli anarco-capitalisti, ma anche dalle teorizzazioni "superomistiche" del fascismo[7], mantenendo comunque una minima parte di etica e altruismo, se l'egoista ritiene giusto associarsi con altri.[8] La filosofia di Stirner - spesso espressa provocatoriamente in iperboli non sempre letterali, al fine di spiegare meglio il proprio pensiero[9] - ha suscitato accesi dibattiti che hanno coinvolto personaggi di estrazione ideologica molto diversa tra loro.[10][9] Friedrich Nietzsche, che a Stirner si ispirò, non riconobbe esplicitamente i suoi debiti nei confronti di Stirner, e anzi confidò ad alcuni suoi allievi il timore di essere accusato di plagio nei suoi confronti. Negò di aver mai letto il suo libro, cosa che invece risultò alcuni anni dopo la sua morte.[11]

Stirner rimane ancor oggi al centro di un dibattito diffuso e animato: un'ampia letteratura secondaria compare in tedesco, italiano, francese e spagnolo, mentre in inglese vi sono solo interventi che sottolineano le interpretazioni anarchica ed esistenzialista del suo pensiero.[12] Il pensiero di Stirner ha cominciato ad avere effetto sulla filosofia politica solo a partire dagli inizi del XX secolo.[9]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le informazioni sulla vita di Stirner sono poche e frammentarie; la maggior parte di esse si conoscono grazie a John Henry Mackay, che pubblicò nel 1898 la prima biografia del filosofo, raccogliendo informazioni da varie fonti, come documenti e testimonianze scritte e orali. Di lui manca qualsiasi fotografia o ritratto sicuro eseguito da contemporanei, se si esclude una caricatura del gruppo dei "Liberi" e un disegno, entrambi opere di Friedrich Engels su richiesta di Mackay, circa 40 anni dopo[13], fatto che ha dato origine ad equivoci (spesso alcune foto di autori correlati al suo pensiero, come Benjamin Tucker, individualista americano, o perfino di altre persone come Marc Bloch o Rudolf Steiner, vengono confuse per immagini di Stirner).[14][15][16][17] Altri suoi ritratti vennero eseguiti sulla base dello schizzo di Engels, come quello di Felix Valloton nel 1900.[18]

Monogramma di Stirner da lui usato talvolta come autografo, composto dalle lettere M ed S componenti il simbolo del segno zodiacale del filosofo, lo Scorpione.

Egli visse difatti una vita abbastanza appartata e solitaria (a parte qualche anno come membro del gruppo della sinistra hegeliana), non immune da eventi tragici e difficoltà.[13]

Giovinezza, studi e famiglia[modifica | modifica sorgente]

Johann Kaspar (o Caspar) Schmidt nacque a Bayreuth, nella Baviera settentrionale, il 25 ottobre del 1806, figlio di Albert Christian Heinrich Schmidt, un intagliatore di flauti, e di Sophia Eleonora Reinlein, una luterana.[6]

Casa natale di Stirner a Bayreuth

L'anno dopo la sua nascita il padre morì di tubercolosi, a soli 37 anni, e la moglie si risposò con un farmacista, Heinrich Ballerstedt. Successivamente, la famiglia si trasferì a Kulm, in Prussia.[6]

Nel 1819, a tredici anni, il giovane Schmidt ritornò alla sua città natale per studiare al prestigioso Gymnasium, vivendo con una zia. Dal 1826 frequentò l'Università di Berlino studiando filologia, teologia e filosofia: suoi maestri erano Friedrich Schleiermacher, Philipp Konrad Marheineke e il celeberrimo Hegel, per lui larga fonte di ispirazione.[6]

Continuò i suoi studi in due diverse università, quella di Erlangen e quella di Königsberg; ritornato a Berlino, vi concluse i suoi studi nel 1834. Nell'aprile dell'anno successivo, Stirner sostenne gli esami orali di filosofia, materia che intendeva insegnare.[6] Nel 1837 sposò la figlia della sua padrona di casa, Agnes Klara Butz, che morì di parto solo un anno dopo, dando alla luce un figlio di cui non si sa nulla.[6] Da una nota dello stato civile di divorziato di Stirner, al momento della morte ("non madre, non moglie, non figli") si può dedurre che il figlio del filosofo non sia vissuto a lungo.[19]

Sia il suo patrigno che sua madre, nel frattempo, erano morti, rispettivamente nel 1835 e 1839, quest'ultima in un manicomio di Berlino.[6]

I Liberi: la sinistra hegeliana[modifica | modifica sorgente]

Nel 1839 ottenne la cattedra di insegnante di letteratura alla Lehr- und Erziehungsanstalt di Mme. Gropius, una scuola per ragazze dell'alta borghesia, situata al numero 4 del Köllnischer Fischmarkt, Berlino.[6] Nello stesso anno, frequentava un gruppo di giovani Hegeliani chiamati Die Freien ("i liberi"), tra cui figurano tanti nomi che avrebbero poi composto parte della filosofia tedesca del XIX secolo: Bruno Bauer, Arnold Ruge, Ludwig Feuerbach, Friedrich Engels e Karl Marx.[6] I "Freien" erano soliti riunirsi da Hippel's, una birreria sulla Friedrichstraße. All'interno del gruppo strinse amicizia con Marx ed Engels, ma soprattutto con Bruno Bauer.[6]
In questo gruppo conobbe anche Marie Dähnhardt (1818-1902), donna di buona famiglia che poi nel 1843 divenne la sua seconda moglie. Marie aveva un ruolo molto attivo nel gruppo, e si distingueva per le sue convinte teorie anarchiche.[6] Ernst Dronke, nella sua opera Berlin, in cui descrive il clima berlinese della metà degli anni quaranta del XIX secolo, rievoca la scandalosa scena del matrimonio, con gli amici che, incuranti, giocano a carte, gli sposi che si sono dimenticati gli anelli e Bruno Bauer che per rimediare ne toglie due di ottone dal suo borsellino.[6] Forse durante questo periodo conobbe anche Michail Bakunin.[20] La formazione e la piena compiutezza del suo pensiero avvennero dopo il 1842, quando pubblicò due articoli sulla Rheinische Zeitung, testata giornalistica fondata da Karl Marx nello stesso anno: Das unwahre Prinzip unserer Erziehung (Il falso principio della nostra educazione) e Kunst und Religion (Arte e religione).[6]

L'ultimo domicilio di Stirner

Pubblicazione de L'Unico[modifica | modifica sorgente]

Tomba di Max Stirner al cimitero protestante di Santa Sofia, nel quartiere Mitte di Berlino

La stesura della sua opera maggiore, L'Unico e la sua proprietà, iniziò già nel 1839, per poi completarsi attraverso le esperienze compiute nel gruppo dei Liberi, ma soprattutto tramite il confronto col pensiero dei suoi compagni, che Stirner non esitò a rinnegare e spesso scimmiottare nella sua opera, partendo da Marx e dal concetto stesso di comunismo[6]; ma, del resto, Marx ed Engels, nel postumo L'ideologia tedesca, impiegarono lo stesso numero di pagine de L'Unico, circa trecento, per confutare l'opera di Stirner usando un tono sarcastico e beffardo. L'Unico viene sequestrato dalla censura, ma subito dissequestrato poiché ritenuto dalle autorità così "incomprensibile" e "assurdo" da essere poco pericoloso.[6][21] Dopo l'Unico, e le due repliche pubbliche ai suoi critici, l'attività pubblica di Stirner si ridusse ad alcune traduzioni in tedesco di J.B. Say e Adam Smith; nel 1848 scrisse alcune cronache politiche per il Journal des österreichischen Lloyds, senza firmarsi. Scrisse anche una "Storia della reazione" sui movimenti reazionari del dopo 1848 in Germania.[6]

Nel 1846 divorziò dalla sua seconda moglie, che lo aveva lasciato ed era partita per l'Australia. Finì poi due volte arrestato per debiti.[6]

Stirner morì in povertà il 26 giugno 1856, a soli 49 anni, a causa di un'infezione mal diagnosticata e non curata, probabilmente complicazione del morso di un insetto velenoso.[22] Pochi amici presenziarono al funerale: tra i giovani hegeliani solo Bruno Bauer.[6]

Pensiero politico e filosofico: l'Unico[modifica | modifica sorgente]

Se Feuerbach prima di lui aveva criticato Hegel e la religione poiché sottraevano all'uomo il suo primato di essere sensibile e sociale, Stirner va oltre. A suo avviso Feuerbach cerca ancora l'essenza dell'uomo così come Hegel, infatti ha innalzato al posto del divino l'uomo come essere supremo.[6] L'io, però, non è l'uomo: secondo Stirner si deve superare l'uomo in generale, poiché l'io è un Unico.[6], un essere irripetibile e irriducibile, che non si deve lasciare sottomettere o strumentalizzare da scopi o fini che non siano i propri ed a causa dei quali non sarebbe più padrone di sé stesso.[6] Stirner pone l'individuo - né buono né cattivo, ma semplicemente sé stesso, spogliato d'ogni struttura - al centro del mondo di ognuno e questo individuo si assoggetta a regole altrui solo se lo ritenga conveniente per sé, se può avere dei vantaggi o evitare degli svantaggi (come rischiare la vendetta di altri individui), altrimenti è soggetto solo alle proprie "leggi" personali.[6]

La libertà, per essere veramente tale, non può derivare da una concessione altrui, ma essere il frutto di una propria conquista: “si può perdere la libertà, ma la libertà spetta solo a noi”, è una scelta revocabile che si presenta all'individuo in ogni momento della sua vita.

L'individuo deve avere la proprietà della libertà, non basta dirsi liberi, io devo poter fare o non fare ciò che desidero; a Stirner non interessa realizzare l'ideale della libertà, quello a cui punta è di avere la libertà, l'uomo diventa libero se riesce a sottoporre la libertà al proprio volere; non basta l'ideale e in questa concezione, l'altruismo risulta essere solo un egoismo mascherato, come nella Natura stessa.[6]

Se viene Stirner universalmente, a torto o a ragione, indicato come il vero precursore di Nietzsche (e di tutti coloro che a Nietzsche si sono ispirati), dell'anarco-individualismo e anche di gran parte del moderno esistenzialismo ateo, i precursori del pensiero stirneriano sono considerati alcuni pensatori libertini ed altri legati al movimento culturale tra l'ultimo illuminismo radicale e l'individualismo sfrenato di alcuni romantici: di volta in volta sono stati indicati il Marchese de Sade[23], Vittorio Alfieri[24], Lord Byron[25], P. B. Shelley[25] e William Godwin[25]; volendo guardare indietro nel tempo, c'è qualche somiglianza col cinico Diogene di Sinope.[26]

Individualismo, egoismo e anarchia[modifica | modifica sorgente]

Un individuo è effettivamente libero solo se spetta a lui decidere se e quando limitare la propria libertà per fini a lui propri.[6]

Lettera autografa di Stirner
Friedrich Engels, Riunione del gruppo dei Liberi

Ad esempio, il fatto stesso di avere interazioni con altri individui rende impraticabile la libertà assoluta perché la libertà di un individuo non può coincidere con quella di un altro. L'importante per Stirner è che l'interazione e il conseguente sacrificio in termini di libertà costituisca una libera scelta da parte dell'individuo, finalizzata ad una maggiore utilità per sé medesimo non altrimenti realizzabile.[6] L'egoismo o individualismo di Stirner non coincide infatti né con il solipsismo, né con l'apologia di un'utopica libertà assoluta.[6]

Il rifiuto di Stato, Chiesa, religioni, istituzioni o società non è dovuto al fatto che tali entità "limitano la mia libertà, quanto al fatto che la limitano per fini che non mi appartengono".[6]

Di fronte al singolo tutto ciò che è in suo potere si connota come proprietà di esso: è una proprietà estendibile tanto quant'è il potere in possesso dell'unico.[6]

Per sfruttare il proprio potere l'unico può utilizzare ogni mezzo desideri, non esclusi l'ipocrisia e l'inganno, salvo che altri unici non riescano ad impedirglielo.[6] Dal punto di vista delle istituzioni politiche non vi può essere alcun rapporto tra istituzioni e libertà dell'individuo. Il Diritto, non essendo frutto della mia volontà, si pone al di fuori della mia individualità (in quanto è stato elaborato con strumenti che esulano, appunto, dalla mia individualità).[6]

I diritti mi sono stati concessi e non sono atto della mia libertà: basta ciò a Stirner per considerarli un qualcosa che la imbriglia: non è l'unico che si appropria dei diritti, questi sono qualcosa che gli altri concedono, importa poco se questa concessione avvenga ad opera di pochi, uno o molti.[6] Si tagliano, così, i ponti anche con una concezione politica ultrademocratica: la società democratica pretende anch'essa di annettere automaticamente tutti gli individui a prescindere dalla loro volontà. Un unico può accettare la democrazia solo se gli conviene farlo e se ne ha la volontà.[6] L'unica forma di collettività accettabile per Stirner è difatti un'associazione di egoisti nella quale ciascun io entra solo per il proprio tornaconto. Un'associazione di tale tipo sarà basata sulla convergenza revocabile di più egoismi per scopi ben precisi.

Differenze sostanziali con la concezione fascista e collettivista[modifica | modifica sorgente]

Stirner teorizza una sorta di libera cooperazione e libera competizione tra egoismi, senza teorizzare, come vorrebbero alcune riletture di estrema destra - quale fu, distorcendo sia Stirner sia Nietzsche, l'interpretazione fascista mussoliniana - il conseguente ineluttabile innalzamento di un io più forte che estende il proprio dominio su tutti gli altri. Per il fascismo l'io innalzato, cioè il Duce o condottiero, diventa intoccabile in quanto guida spirituale protetta dallo Stato, in maniera sacrale e quasi hegeliana; per gli stirneriani tale "condottiero" può salire al comando, ma non ne ha il diritto eterno (autoritarismo o führerprinzip che sia), ossia chiunque può scalzarlo o disobbedirgli se ritiene di farlo, in quanto ogni potere imposto sull'unico è un abuso.[6]

F. Engels, Profilo di Max Stirner

Una parte importante de "L'Unico e la sua proprietà" dimostra come non esiste una vera e assoluta "libera concorrenza" in presenza di uno Stato. La libera concorrenza significa "egalité" (dal francese, uguaglianza) davanti allo Stato. L'uguaglianza di fronte al "fantasma" di uno Stato dissolve quella che è la concezione stirneriana dell'Unico come differenza assoluta, e non differenza "da". Si concorre sempre e solo con la grazia dello Stato. Lo Stato, in altre parole, concede diritti (tra i quali quello di potere essere in concorrenza) solo per formarsi dei "servi".[6] L'unica forma possibile per la liberazione dell'io dalle autorità e dalle istituzioni che cercano di renderlo schiavo e di limitarlo è la rivolta individuale, non una rivoluzione.[6]

Tramite la filosofia di Stirner è possibile giungere a un ripudiamento teorico del medesimo agire prodotto dall'Individuo stesso: «la nostra azione dovrebbe tendere al posizionamento del punto in tutti gli (infiniti) spazi che compongono il segmento, dal momento che ogni posizionamento ha una sua logica, ogni posizionamento potrebbe garantirci un livello di gratificazione superiore al massimo livello raggiunto in precedenza».[27].

Rivoluzione e rivolta[modifica | modifica sorgente]

Stirner cerca di differenziare più volte la rivoluzione dalla rivolta; la rivoluzione, quale quella teorizzata da Marx, è del popolo, mentre la rivolta, o ribellione individuale, è del singolo. Questa svalutazione del concetto di rivoluzione è in qualche modo pensata anche da Pierre Klossowski, filosofo francese vicino alle concezioni stirneriane.[6]

L'Unico di Stirner non è quindi, secondo il pensatore, l'ennesimo fantasma della metafisica occidentale, analizzata e confutata nella prima parte del libro: non c'è un'essenza umana, un modello a cui l'Unico si deve adeguare o con il quale deve fare i conti, poiché l'unico si autofonda.[6]

Da ciò deriva che non si deve lottare, in linea di massima, secondo Stirner, per il "diritto" collettivo alla libertà (di stampa, di parola ecc...), poiché essi sono già intima proprietà dell'unico, il quale li deve solo esercitare.[6] Su questo punto concorda anche Jean Baudrillard in "Lo scambio simbolico e la morte": Baudrillard accenna al carattere mistificatorio di chi si batte per il diritto alla sicurezza, affermando che della sicurezza in sé per sé a nessuno importa; questo perché la sicurezza è il prolungamento industriale della morte, non un qualcosa di mistico e collettivo, ma un mero fatto.

Il pensiero Stirner avrà influenza principalmente sul movimento anarchico del XX secolo, prima incentrato solo sui teorici classici come Proudhon e Bakunin (è stato detto che Bakunin fu però il primo, secondo alcuni, che fuse l'anarchismo di Proudhon e Godwin con quello di Stirner, nelle proprie teorie[9]).

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • L'Unico e la sua proprietà[28] Reclam, 1981 ISBN 3-15-003057-9 (Prima edizione 1845 [1844])
  • Scritti minori con l'aggiunta degli ultimi ritrovamenti[29], 2012, pp. 270
  • Geschichte der Reaktion. 2 volumi, Berlino 1852 (Storia della reazione)
  • Parerga, Kritiken, Repliken. (A cura di Bernd A. Laska), Nürnberg 1986. ISBN 3-922058-32-9
  • Kleinere Schriften und seine Entgegnungen auf die Kritik seines Werkes: 'Der Einzige und sein Eigentum', Aus den Jahren 1842-1847. (A cura di John Henry Mackay), Berlino 1898.
  • Replica a Feuerbach, Bauer, Hess, (1845)[30]
  • I falsi principi della nostra educazione ovvero Umanesimo e Realismo (A cura di John Henry Mackay), Charlottenburg 1911[31]
  • La società degli straccioni. Critica del Liberalismo, del Comunismo, dello Stato e di Dio, a cura di Fabio Bazzani, Firenze, Editrice Clinamen 2013.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ come riportato dalla sua firma autografa; a volte il secondo nome viene scritto "Kaspar"
  2. ^ Max Stirner - Stanford Encyclopedia of Philosophy
  3. ^ Steve J. Shone, American Anarchism, capitolo VIII, google books, ed. Brill, 2013
  4. ^ Christopher John Murray, Encyclopedia of the Romantic Era, 1760-1850, Volume 2, pag. 1095, google books, ed. Taylor & Francis, 2004
  5. ^ David Leopold, Stanford Encyclopedia of Philosophy: Max Stirner, life and work
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap Leopold, op. cit.
  7. ^ «Io non sono affatto contro il socialismo, ma contro il socialismo consacrato; il mio egoismo non si oppone all'amore...; né è nemico del sacrificio, né dell'abnegazione...; e meno che mai del socialismo, - insomma, non è nemico dei veri interessi; esso si ribella non contro l'amore, ma contro l'amore sacro, non contro il pensiero, ma contro il pensiero sacro, non contro i socialisti, ma contro il socialismo sacro.» (Lettera a Moses Hess); riportato in: La lotta operaia secondo Max Stirner, p.12
  8. ^ D.A. Ridgely, Selfishness, Egoism and Altruistic Libertarianism, 24 agosto 2008. URL consultato il 24 agosto 2008.
  9. ^ a b c d Max Stirner su Jadawin di Atheia
  10. ^ come Karl Marx (che lo contestò fortemente), Søren Kierkegaard, Benjamin Tucker, Carl Schmitt, Benito Mussolini, Dora Marsden, Robert Anton Wilson, Albert Camus, Michel Onfray e i situazionisti.
  11. ^ Bernd A. Laska: La crisi iniziale di Nietzsche (in séguito a confronto con Stirner). Orig.: Nietzsches initiale Krise. Germanic Notes and Reviews, vol. 33, n. 2, fall/Herbst 2002, pagg. 109-133
  12. ^ Stirner tra rifiuto dell'essenzialismo e l'esistenzialismo
  13. ^ a b J. H. Mackay, Stirner, la sua vita e le sue opere
  14. ^ Find about: Max Stirner
  15. ^ Max Stirner biography
  16. ^ Max Stirner biografia
  17. ^ http://1.bp.blogspot.com/-zTB6lHBF5f0/UI6fIIHpnaI/AAAAAAAAAV8/mB6oQAZj22E/s1600/STIR.jpg Copertina edizioni stella nera de Il falso principio della nostra educazione di Stirner
  18. ^ Ritratto di Stirner, opera di F. Valloton
  19. ^ Max Stirner, di Paolo Malerba
  20. ^ Vita e opere di Stirner
  21. ^ L'unico e la sua proprietà - L'opera e le edizioni storiche
  22. ^ Max Stirner su Anarchopedia
  23. ^ Maurice Schuhmann, Max Stirner, the successor of the Marquis de Sade
  24. ^ Piero Gobetti, L'uomo Alfieri
  25. ^ a b c Diego Gabutti, Millennium: da Erik il rosso al cyberspazio: avventure filosofiche e letterarie degli ultimi dieci secoli, pag. 107
  26. ^ Nicola Durante, Max Stirner e la controcultura hacker
  27. ^ Citato in Danilo Marotta, "Azione, Io e Logos" dal sito ateo-agnostico "Jàdawin di Atheia" , riportato qui
  28. ^ Der Einzige und sein Eigentum
  29. ^ Edizioni Anarchismo
  30. ^ Recensenten Stirners
  31. ^ Das unwahre Prinzip unserer Erziehung oder der Humanismus und Realismus

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Leonardo Vittorio Arena, Note ai margini del nulla, ebook, 2013.
  • Fabio Bazzani, Unico al mondo. Studi su Stirner, Firenze, Editrice Clinamen 2013, pp. 160.
  • Alfredo M. Bonanno, Max Stirner, Edizioni Anarchismo, 2003 (II. ed.), pp. 420
  • Alfredo M. Bonanno, Teoria dell'individuo. Stirner e il pensiero selvaggio, Edizioni Anarchismo, 2004 (II ed.), pp. 390
  • Carlo Di Mascio, Stirner Giuspositivista. Rileggendo l'Unico e la sua proprietà, Editrice UNI Service, Trento, 2011. ISBN 978-88-6178-664-6
  • John Henry MackayMax Stirner. Vita e Opere, traduzione integrale di C. Antonucci, Bibliosofica Editrice, Roma, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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