Hans-Hermann Hoppe

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Hans-Hermann Hoppe

Hans-Hermann Hoppe (Peine, 2 settembre 1949) è un economista tedesco, esponente della scuola austriaca e un filosofo politico anarco-capitalista.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ha studiato filosofia, sociologia, storia ed economia all’Universität des Saarlandes di Saarbrücken e alla Goethe-Universität di Frankfurt am Main. Ha ottenuto il suo dottorato e la sua Habilitation (sui fondamenti della sociologia e dell’economia) alla Goethe-Universität. Nel 1986 ha lasciato la Germania per gli Stati Uniti, dove ha studiato sotto la guida di Murray N. Rothbard, vicino al quale è rimasto fino al gennaio 1995 (quando lo studioso americano è scomparso).

Ha successivamente insegnato in varie università tedesche e alla Johns Hopkins University di Bologna. Attualmente Hoppe è professore di economia alla University of Nevada, con sede a Las Vegas, è Distinguished Fellow del Ludwig von Mises Institute e, fino al dicembre 2004, è stato direttore del Journal of Libertarian Studies del medesimo istituto.

Autore di molti libri e articoli altamente discussi, egli ha sviluppato una difesa dei diritti di proprietà della tradizione libertarian che muove dall’etica dell’argomentazione, così come è stata sviluppata da Jürgen Habermas (che fu relatore di Hoppe al tempo della tesi di dottorato) e Karl-Otto Apel. Nel 2005 ha fondato Property and Freedom Society.

Il pensiero[modifica | modifica sorgente]

Seguendo le orme del suo maestro Murray N. Rothbard, col quale lavorò per dieci anni in America, concentra la sua teoria sull'anarco-capitalismo e sul fallimento dell'istituzione Stato.

In Democrazia: il dio che ha fallito critica aspramente le democrazie moderne e la democrazia in sé. Attraverso un paragone tra le democrazie occidentali e le monarchie ereditarie, giunge alla conclusione, supportata da dati, della maggiore efficienza in termini di crescita economica e sociale delle monarchie rispetto alle democrazie: considera quindi la monarchia il minore tra i due mali. La democrazia sarebbe categoricamente incompatibile con la proprietà privata, e il potere democraticamente (cioè a voto di maggioranza) conferito allo Stato di tassare (espropriare), redistribuire i beni, e regolamentare arbitrariamente il libero scambio sarebbe il maggior ostacolo alla prosperità economica e al benessere umano. In una monarchia queste caratteristiche maligne dell'istituzione Stato si manifesterebbero in grado minore, in quanto lo Stato monarchico non avrebbe bisogno di drenare risorse per sostenere il proprio consenso democraticamente, e il governante sarebbe interessato al valore di lungo periodo del proprio capitale (la proprietá dello Stato), e non al suo sfruttamento di breve periodo, come un curatore a tempo (il governante democraticamente eletto) invece fa.

Inoltre la selezione della classe dirigente, nella democrazia, condurrebbe ad avere persone vieppiú peggiori al posto di comando, in quanto tale selezione premierebbe persone dalle qualitá morali inferiori, rispetto a quanto accade nella monarchia, dove il titolo è ereditario, e quindi non c'é selezione deteriore, ma solo casualitá.

Ogni democrazia, dato sufficiente tempo, evolverebbe necessariamente, secondo Hoppe, prima nella socialdemocrazia e poi nel socialismo, per ragioni strutturali.

Più in generale, l'accettazione universale del principio democratico (e quindi della legittimitá dell'esproprio, della redistribuzione e del godimento di beni non guadagnati attraverso il libero scambio) sarebbe un errore concettuale responsabile del declino morale e materiale del mondo contemporaneo e oscurerebbe le reali potenzialitá del genere umano nel suo insieme.

In accordo con la teoria anarco-capitalista, Hoppe sostiene l'instaurazione di un ordine sociale a carattere non-coercitivo, un regime cioè di anarchia basato sul rispetto della proprietà privata. La secessione di cittá o regioni da Stati più grandi andrebbe incoraggiata, in quanto primo passo di un processo che porti come traguardo finale alla "secessione individuale", alla abolizione cioé dello Stato e alla nascita di una societá basata solo su transazioni volontarie. In tale societá non ci sarebbero tasse, ma solo contratti liberamente sottoscritti in regime di libero mercato. Il 'collante' di tale societá non sarebbe la coercizione statale, ma la consapevolezza di ciascuno dei vantaggi che ricava dalla collaborazione col prossimo e degli svantaggi di comportamenti antisociali che lo allontanano dalla possibilitá di collaborazione e lo rendono indifeso. Nella pratica Hoppe ritiene che le funzioni di base di uno Stato (protezione dell'incolumitá fisica e della proprietá dei cittadini, funzione di giudice nel risolvere le controversie) abbiano una natura assicurativa e che quindi in una societá senza Stato verrebbero spontaneamente assunte da agenzie assicurative private in competizione fra loro.

Sicuramente degna di nota è la teoria in tema di immigrazione del filosofo tedesco, teoria che va in contrasto col resto del mondo libertario. Secondo Hoppe libera immigrazione e libero scambio sarebbero categoricamente diversi tra loro: mentre il libero scambio avrebbe carattere contrattuale (per ogni merce che è spedita c'é un ricevente che la ha richiesta), la libera immigrazione sarebbe priva di questa caratteristica, dal momento che di norma avviene senza esplicito invito da parte di un proprietario del luogo che si assuma la responsabilitá dell'agire dell'ospite. Quindi la posizione libertaria coerente non sarebbe l'accettazione di entrambi, ma il rifiuto della libera immigrazione (senza invito) e l'accettazione del libero scambio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Handeln und Erkennen (Bern 1976)
  • Kritik der kausalwissenschaftlichen Sozialforschung (Westdeutscher Verlag 1983)
  • Eigentum, Anarchie und Staat (Westdeutscher Verlag 1987)
  • Praxeology and Economic Science (Ludwig von Mises Institute, 1988)
  • A Theory of Socialism and Capitalism (Kluwer 1989)
  • The Economics and Ethics of Private Property (Kluwer, 1993)
  • Economic Science and the Austrian Method (Ludwig von Mises Institute, 1995)
  • Democracy: The God That Failed (Transaction, 2001); trad. it. Democrazia. Il dio che ha fallito (Liberilibri, 2006)
  • Curatore: The Myth of National Defense. Essays on the Theory and History of Security Production (Ludwig von Mises Institute, 2003)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 85301120 LCCN: n83197723