Speculazione

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La speculazione in finanza è l'attività di un certo individuo (operatore finanziario) che entra sul mercato nel momento presente effettuando un qualche tipo di investimento e presumendo degli sviluppi ad alto rischio il cui esito, positivo o negativo, dipenderà dal verificarsi o meno di eventi su cui egli ha formulato le sue aspettative iniziali. Se l'evento aleatorio si manifesterà in linea con le aspettative, l'operazione speculativa avrà esito positivo, cioè produrrà un profitto, nel caso contrario si avrà una perdita.

Nel senso comune del termine, per «speculazione» si intende invece una qualunque operazione intesa a ottenere un vantaggio o utile sfruttando senza scrupoli situazioni favorevoli, spesso a danno di altri soggetti o dell'interesse generale.[1]

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

Il termine speculazione nasce dalla voce latina specula (vedetta), da specere (osservare, scrutare), ovvero colui che compiva l'attività di guardia dei legionari. Da qui deriva il senso etimologico di "guardare lontano" e "guardare in profondità con attenzione", e così in senso traslato "guardare nel futuro" o "prevedere il futuro". Già la voce in tardo latino speculatio, speculationis indica l'attività di indagine filosofica. Il termine viene utilizzato oggi in ambito filosofico con l'accezione di "teorizzare senza una solida base fattuale", conservando quindi l'originario senso etimologico della vedetta romana che guarda in lontananza.

Speculazione edilizia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi speculazione edilizia.

Speculazione economia[modifica | modifica sorgente]

Caratteristiche dell'attività[modifica | modifica sorgente]

La differenza con molte altre attività di investimento, anch'esse basate sul concetto di valore atteso, è che nell'attività speculativa il valore atteso non si fonda su stime statistiche robuste, o quantomeno significative, ma deriva da una attività previsiva puramente soggettiva. Si rifà a questa accezione il senso del termine usato in ambito filosofico di "produrre conseguenze da una asserzione priva di solida base", che nella finanza equivale a produrre previsioni senza una solida base statistica. Ciò espone l'operatore speculativo a grandi rischi, i quali possono essere remunerati da altrettanto grossi guadagni, ma che possono anche portare al rapido fallimento del progetto speculativo e dell'azienda stessa.

La posizione della teoria economica[modifica | modifica sorgente]

Varie sono le definizioni di speculazione date dalle diverse correnti di pensiero economico. Nell'ambito dell'economia capitalistica due sono fondamentali: quella keynesiana e quella neoclassica.

Secondo John Maynard Keynes la speculazione era l'arte di capire cosa gli altri operatori di mercato avessero pensato riguardo al futuro: a questo proposito è famosa la metafora del concorso di bellezza. Per indovinare quale bella ragazza vincerà un concorso di bellezza il nostro parere conta poco perciò è inutile cercare di capire quale sia la donna più bella. Per indovinare la vincente dobbiamo invece cercare di capire come voterà la maggioranza dei giurati. La stessa cosa vale per il mercato azionario: bisogna indovinare come agirà la maggioranza degli operatori.

« Se vogliamo applicare il termine speculazione all'attività di prevedere la psicologia del mercato, e il termine intraprendenza all'attività di prevedere il rendimento prospettivo dei beni capitali per tutta la durata della loro vita, è certo che non sempre si verifica che la speculazione predomini sull'intraprendenza. Tuttavia, quanto più perfezionata è l'organizzazione dei mercati di investimento, tanto maggiore sarà il rischio che la speculazione prenda il sopravvento sull'intraprendenza. In uno dei maggiori mercati di investimento del mondo, New York, l'influenza della speculazione (nel senso suddetto) è enorme. [...]

Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma la situazione è seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l'accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male. Se alla Borsa si guarda come a una istituzione la cui funzione sociale appropriata è orientare i nuovi investimenti verso i canali più profittevoli in termini di rendimenti futuri, il successo conquistato da Wall Street non può proprio essere vantato tra gli straordinari trionfi di un capitalismo del laissez faire. Il che non dovrebbe meravigliare, se ho ragione quando sostengo che i migliori cervelli di Wall Street sono in verità orientati a tutt'altri obiettivi. »

(J.M. Keynes, Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta, 1936)

I pensatori della scuola neoclassica invece intendono la speculazione come l'attività di un operatore che si assume dei rischi per i quali richiede una adeguata remunerazione. Secondo questa scuola di pensiero lo speculatore è un elemento fondamentale del mercato poiché assicura liquidità e concorre alla formazione di un prezzo efficiente.

Secondo Ludwig von Mises, appartenente alla scuola austriaca, ogni attore economico è uno speculatore, in quanto l'azione umana è sempre diretta verso il futuro che è di per sé sconosciuto e quindi incerta. Il modo distintivo di pensare dello speculatore sta nella capacità di comprendere i vari fattori che determineranno il corso degli eventi futuri. Ogni genere di investimento è quindi una forma di speculazione.[2]

Sempre secondo Mises, "la speculazione anticipa i futuri cambiamenti dei prezzi; la sua funzione economica consiste nel pareggiare le differenze di prezzo tra differenti luoghi e differenti punti nel tempo e, attraverso la pressione esercitata sulla produzione e sul consumo, nell'adattare domanda ed offerta l'uno all'altro".[3]

Speculazione rialzista e ribassista nella Borsa valori[modifica | modifica sorgente]

La speculazione può essere al rialzo, in cui si compra subito un bene per rivenderlo in futuro ad un prezzo maggiore, oppure al ribasso, vendendo subito un bene il cui prezzo si ritiene diminuirà in futuro. Bisogna inoltre tenere conto della relazione inversa che si crea fra il valore del titolo ed il tasso d'interesse.

Di norma, la speculazione rialzista viene semplicemente attuata acquistando e accumulando un bene per rivenderlo in futuro quando il prezzo aumenterà. La speculazione ribassista invece può essere attuata ritardando l'acquisto di un bene ad un momento futuro, prevedendo che il prezzo diminuisca, oppure vendendo un titolo che impegna il venditore a consegnare una determinata quantità del bene in futuro, prevedendo di acquistarlo in un secondo momento dal mercato, quando il prezzo è diminuito. In particolare la compravendita di strumenti finanziari allo scoperto è una forma di speculazione finanziaria che è resa possibile dall'esistenza di un periodo di alcuni giorni che intercorre dal momento dell'operazione a quello della sua liquidazione con lo scambio dei titoli e del controvalore in moneta. Da un punto di vista teorico, dato che la moneta è un bene come altri, chiunque speculi al rialzo sul prezzo di un bene sta, nello stesso istante, speculando al ribasso sul valore della moneta rispetto a quel bene.

La differenza pratica tra uno speculatore al rialzo ed uno al ribasso è che speculando al rialzo sul prezzo di un bene, lo speculatore rischia una quantità limitata di capitale (quello speso per acquistare il bene da rivendere più tardi), mentre uno speculatore al ribasso rischia una quantità indeterminata di capitale (quello che dovrà spendere per acquistare il bene in futuro per assolvere al contratto). Di converso, lo speculatore al rialzo può guadagnare una quantità indeterminata di denaro in futuro rivendendo il bene su cui sta speculando, mentre lo speculatore al ribasso può, al massimo, guadagnare il prezzo a cui si è impegnato di vendere il bene in futuro (nel caso il prezzo del bene sia zero in futuro).

In alcuni Paesi i regolatori del mercati finanziari hanno approvato dei regolamenti per contrastare le vendite allo scoperto poiché considerate come operazioni destabilizzanti del mercato[senza fonte], mentre in altri Paesi, come la Cina, la vendita allo scoperto è stata introdotta proprio al fine di incrementare la stabilità finanziaria. Uno dei principali strumenti per limitare la vendita allo scoperto è la riduzione dei tempi di liquidazione intercorrenti fra la vendita e il regolamento dell'operazione; un tempo non accorciabile è quello fra l'emissione dell'ordine e l'accoglimento da una controparte di mercato. Altri strumenti sono il deposito preventivo di titoli e capitali in un conto vincolato presso l'ente preposto alla regolazione degli scambi: un deposito di capitale contro la speculazione rialzista, e un deposito di strumenti finanziari per limitare quella ribassista. In Italia, nel 2008, la Consob ha adottato una norma temporanea, valida fino a gennaio 2009, che obbliga i venditori a dimostrare disponibilità e proprietà dei titoli dal momento dell'ordine fino alla data di regolamento dell'operazione[4].

Speculazione allo scoperto[modifica | modifica sorgente]

Combinando con una speculazione al rialzo o al ribasso dei prezzi, lo speculatore può anche agire allo scoperto. In questo caso l'investitore, detto in gergo scopertista, può vendere degli strumenti finanziari che ancora non possiede, scommettendo su un abbassamento del loro prezzo in modo da acquistarli prima della scadenza del pagamento. In questo modo, guadagna sulla differenza fra il prezzo di vendita e quello inferiore di acquisto. Un esempio di compravendita allo scoperto è quello del margin negli anni '30.

Una compravendita allo scoperto offre margini di guadagno più elevati quando viene effettuata con degli strumenti finanziari che hanno una forte volatilità, ovvero che possono variare il loro prezzo in modo consistente anche in pochi giorni di tempo. Gli strumenti derivati rientrano in questa categoria.

Per arginare il fenomeno delle vendite allo scoperto, le autorità di regolamentazione possono imporre un breve periodo per la liquidazione delle operazioni. Una misura più radicale è l'obbligo per l'emittente l'ordine di avere proprietà e disponibilità dei titoli dal giorno stesso dell'ordine fino al regolamento dell'operazione, escludendo il prestito temporaneo di titoli.

Speculazione su strumenti derivati[modifica | modifica sorgente]

La speculazione su strumenti derivati si realizza in prevalenza comprando o vendendo questi strumenti senza essere in possesso del relativo sottostante, cioè agendo allo scoperto. L'agire allo scoperto consente, a parità di rischio, di moltiplicare i rendimenti e la leva finanziaria attraverso l'uso della marginazione.

L'interesse dell'investitore non è quello di avere a disposizione a una certa data e prezzo una quantità di valuta straniera o di materie prime, ma lucrare dalla compravendita del derivato.

Nel luglio 2008, per arginare la speculazione, la SEC americana ha posto restrizioni alla vendita di derivati per investitori che non possono dimostrare il possesso del sottostante, tramite un certificato di deposito proprio o di terzi.

Fra le possibili regolamentazioni per ridurre la speculazione su derivati, in particolare di materie prime o generi alimentari, possono essere adottate le seguenti:

  • ridurre la durata massima degli strumenti finanziari; a ogni compravendita del derivato è probabile un aumento del prezzo del derivato e del titolo sottostante;
  • vietare i fondi che investono in derivati con questi sottostanti;
  • ridurre la quantità di sottostante che un singolo soggetto può negoziare in un certo arco di tempo (giornaliero, mensile, etc.).

La speculazione fuori dalla Borsa valori[modifica | modifica sorgente]

Anche al di fuori dell'ambito della Borsa valori, rimane costante il principio della speculazione: l'assunzione di posizioni (non solo finanziarie, ma anche in altri beni) in base ad aspettative sull'andamento futuro di una o più variabili aleatorie.

È quindi difficile racchiudere la speculazione nel ristretto ambito della speculazione finanziaria e borsistica, poiché molte attività economiche si fondano su valori attesi di difficile quantificazione e molte imprese prendono decisioni strategiche sulla base di aspettative più o meno coerenti riguardo al futuro. Un esempio fra i tanti possibili è quello della speculazione edilizia, l'acquisizione e la successiva vendita di beni immobili con il fine specifico di ottenere un surplus tra il costo di acquisto ed il prezzo di vendita.

Aneddotica a questo proposito è la frase di un celebre banchiere, Sir Ernest Cassel:[5] "Quando ero giovane mi chiamavano giocatore d'azzardo, poi cominciarono a chiamarmi speculatore ed oggi dicono di me che sono un grande banchiere: io però ho fatto sempre la stessa cosa".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Speculazione: Definizione e significato di Speculazione – Dizionario italiano – Corriere.it
  2. ^ Human Action Scholar, pag. 58
  3. ^ Nation, State and Economy, pag. 176
  4. ^ Comunicati Consob 2008
  5. ^ Victor Niederhoffer, The Education of a Speculator, cap. 8, pag. 171

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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