Giorgio Pisanò

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
sen. Giorgio Pisanò
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Ferrara
Data nascita 30 gennaio 1924
Luogo morte Milano
Data morte 17 ottobre 1997
Titolo di studio Diploma di maturità classica
Professione Giornalista
Partito Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale
Legislatura VI, VII, VIII, IX e X
Gruppo Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, Misto (dal 1991)
Circoscrizione Lombardia
Collegio Milano II, III
Pagina istituzionale

Giorgio Pisanò (Ferrara, 30 gennaio 1924Milano, 17 ottobre 1997) è stato un giornalista, saggista e politico italiano.

Note biografiche[modifica | modifica sorgente]

Il padre Luigi, pugliese di San Vito dei Normanni, laureato in giurisprudenza, è un funzionario statale. A Ferrara, negli anni venti del 1900, quando è in servizio alla prefettura conosce una ragazza e la sposa. Giorgio è il primo di cinque figli. La famiglia si sposta da una città all'altra, come per tutti i funzionari di prefettura. Giorgio dunque prende la maturità classica a Taranto, durante il periodo bellico.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

A 18 anni ebbe il comando della Compagnia di pronto intervento della GIL, addestrata per soccorrere la popolazione durante i bombardamenti. In seguito il padre venne inviato alle prefetture di Messina, Pescara e Pistoia. L'8 settembre 1943 si trova proprio nella città toscana, dove con altri ragazzi organizzò la riapertura della casa del fascio e l'occupazione della Caserma Gavinana, abbandonata dai soldati, in attesa di un reparto tedesco.

La Brigata Nera di Pistoia a Grosio Valtellina, reparto di cui faceva parte Pisanò

Verso la fine della guerra si trova in Valtellina, ufficiale della Xª Flottiglia MAS, corpo militare indipendente che combatteva sotto le bandiere della Repubblica Sociale Italiana ed insieme tenente delle Brigate Nere di Pistoia, assegnato ai servizi speciali del Comando generale. Il 27 aprile 1945 aggregato alla colonna guidata dal maggiore Renato Vanna della Guardia Nazionale Repubblicana di Frontiera ne condivise le vicende fino allo scioglimento.

Venne arrestato dai partigiani il 28 aprile 1945 a Ponte Valtellina e imprigionato nel carcere di Sondrio. Dal 29 agosto al 26 ottobre 1945 rimase in prigionia nel carcere milanese di san Vittore[1]. Fu poi trasferito nei campi di concentramento alleati di Terni e Rimini dove restò fino a novembre 1946.

Terminata la prigionia, raggiunse la famiglia, oramai stremata in seguito all'epurazione del padre, a Lucino. Per aiutare la famiglia iniziò l'attività di contrabbandiere fra Italia e Svizzera. Pisanò riscoprì la politica ed incontrò la professione della sua vita: il giornalismo.

Il dopoguerra e la militanza politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1947, a Como, fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, diventando il primo segretario di quella federazione.

La sua attività professionale comincia nel 1948 dove coprirà le cariche di redattore e inviato dei settimanali Meridiano d'Italia, un settimanale di destra neofascista, diretto da Franco De Agazio.

Proprio con Meridiano d'Italia, alla cui direzione era giunto Franco Maria Servello, inizia a condurre ricerche sugli omicidi del dopoguerra compiuti dai partigiani, molti dei quali legati al mistero dell'oro di Dongo.

Nel 1949 è membro della giunta nazionale del Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori del MSI[2]. Nel 1951 fonda e ricopre la carica di primo presidente lombardo dell'Associazione Studenti "La Giovane Italia", che confluisce nel 1954 nella Giovane Italia[3].

Tra giornalismo e saggistica[modifica | modifica sorgente]

Divenuto giornalista professionista, approda nel 1954 a Oggi, settimanale fondato da Angelo Rizzoli e diretto da Edilio Rusconi. Nel 1960, Rusconi - che nel frattempo aveva fondato Gente - lo incarica di raccogliere per il settimanale tutto il materiale fotografico e documentale sulla Resistenza, per un reportage da pubblicare a puntate.

Nel 1963 fonda il settimanale Secolo XX, nel quale comincia a pubblicare notizie controverse e scottanti. In particolare suscita scalpore l'inchiesta che Pisanò pubblica sulla morte misteriosa del capo dell'Eni Enrico Mattei.

In quegli anni all'attività giornalistica affianca quella storico-saggistica con diversi testi sulla II guerra mondiale e sul fascismo durante al RSI come Sangue chiama sangue' (1962), La generazione che non si è arresa (1964), Storia della guerra civile in Italia, 1943-1945 (1965), Gli ultimi in grigioverde. Storia delle forze armate della Repubblica Sociale Italiana (1967) e Penna nera. Storia e battaglie degli alpini d'Italia. Nel 1965 Pisanò è relatore al convegno dell'Hotel Parco dei Principi sulla guerra rivoluzionaria in funzione anticomunista.

Nel 1968 fa rivivere il settimanale Candido, erede di quello fondato da Giovannino Guareschi e che aveva cessato le pubblicazioni nel 1961. In un'intervista riportata da Giampaolo Pansa nel volume La Grande Bugia, il fratello di Giorgio, Paolo Pisanò, riferisce che Guareschi, poco prima di morire, avrebbe accolto con favore l'idea del giornalista. Pisanò assunse la carica di direttore, mantenendola fino al 1992. Candido conduce molte campagne giornalistiche. In particolare nel 1980 fu particolarmente virulenta quella indirizzata a dimostrare che dietro la figura di Aldo Moro vi era un intreccio di interessi di personaggi non sempre limpidi.

Attività politico-parlamentare[modifica | modifica sorgente]

Diventa membro del Comitato Centrale[quando?] e dal 1972 della Direzione nazionale del MSI. Nel 1972, viene eletto senatore per il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, nella circoscrizione Lombardia[4]

Riconfermato ininterrottamente per cinque legislature (1976, 1979, 1983 e 1987) fino al 1992. In tale veste è stato componente delle Commissioni Parlamentari permanenti della Difesa e degli Affari Costituzionali, della Commissione parlamentare di vigilanza RAI, della Commissione parlamentare Antimafia e della Commissione Parlamentare d'Indagine sulla Loggia P2.

Dal 1980 al 1994 Pisanò ricopre la carica di consigliere comunale della città di Cortina d'Ampezzo. Nel 1989 Pisanò fonda una corrente comunitarista interna al Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, dopo la fuoriuscita dal MSI, il 25 luglio 1991 la corrente diventa Movimento Fascismo e Libertà, con Pisanò segretario nazionale.[5]

Simbolo dell'allora Movimento Fascismo e Libertà

Il partito si configurò come l'unico partito a richiamarsi espressamente al fascismo sul simbolo stesso, che include e pone in evidenza al centro un fascio di colore rosso, facendo esplicito riferimento alle ideologie della Repubblica Sociale Italiana e della destra sociale, come il corporativismo, la socializzazione dell'economia, la fiscalità monetaria e il nazionalismo.[6]

Contemporanei processi per violazione della legge Scelba porteranno all'assoluzione di Pisanò e altri membri del partito poiché, al contrario della fattispecie di reato individuata dalla legge, il MFL ha in programma una Repubblica presidenziale bicamerale con Presidente della Repubblica con pieni poteri ed eletto dal popolo invece che la ricostituzione della dittatura fascista. Il partito ha eletto alcuni consiglieri comunali soprattutto nell'astigiano, in occasione delle elezioni politiche del 1992.

Negli anni novanta riprese l'attività pubblicistica, pubblicando diversi testi sulla RSI. Nel 1995, dopo la svolta di Fiuggi e la definitiva trasformazione del Movimento Sociale Italiano in Alleanza Nazionale, Pisanò decide di associarsi a Pino Rauti nel progetto di conservazione dello storico partito della Destra italiana, che avrebbe dato origine alla Fiamma Tricolore. Alcuni mesi più tardi lascia però la vita politica, complice l'aggravarsi del suo stato di salute.

Pisanò muore a Milano nel 1997, dopo una lunga malattia.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Il vero volto della guerra civile. Documentario fotografico, Milano, Rusconi, 1961.
  • Sangue chiama sangue, Milano, Pidola, 1962.
  • La generazione che non si è arresa, Milano, Pidola, 1964.
  • Giovanni XXIII. Le sue parole, la sua vita, le sue opere e le fotografie più belle. La prima biografia del papa santo, a cura di, Milano, FPE, 1965.
  • Storia della guerra civile in Italia, 1943-1945, 3 voll., Milano, FPE, 1965-1966.
  • Gli ultimi in grigioverde. Storia delle forze armate della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945), 4 voll., Milano, FPE, 1967.
  • Mussolini e gli ebrei, Milano, FPE, 1967.
  • Penna nera. Storia e battaglie degli alpini d'Italia, con Giambattista Lombi, 2 voll., Milano, FPE, 1968.
  • L'altra faccia del pianeta "P2". Testo integrale della Relazione conclusiva di minoranza presentata al Parlamento dal rappresentante del MSI-DN, Milano, Edizioni del Nuovo Candido, 1984.
  • L'omicidio Calvi nell'inchiesta del commissario P2 Giorgio Pisanò e nelle deposizioni della vedova. Con gli atti inediti del processo di Londra, Milano, GEI, 1985.
  • Storia del Fascismo, 3 voll., Milano, Pizeta, 1988-1990.
  • Il triangolo della morte. La politica della strage in Emilia durante e dopo la guerra civile, con Paolo Pisanò, Milano, Mursia, 1992. ISBN 88-425-1157-9
  • Gli ultimi cinque secondi di Mussolini, Milano, Il Saggiatore, 1996. ISBN 88-428-0350-2
  • Io, fascista, Milano, Il Saggiatore, 1997. ISBN 88-428-0502-5

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paolo Leone, I campi dei vinti, Cantagalli editore, 2012, p 114
  2. ^ Adalberto Baldoni, La Destra in Italia, Pantheon, Roma, 1999, pagina 354
  3. ^ Baldoni, cit. pagina 433
  4. ^ senato.it - Scheda di attività di Giorgio PISANO' - VI Legislatura
  5. ^ MSI, SCISSIONE BIS GIORGIO PISANO' SBATTE LA PORTA
  6. ^ Movimento Fascismo e Libertà - Chi siamo. URL consultato il 30 ottobre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Leone, I campi dei vinti, Cantagalli editore, 2012
Predecessore Segretario del MFL Successore
Nessuno 25 luglio 1991 - 17 ottobre 1997 Giuseppe Martorana