Italia repubblicana

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Il periodo dell'Italia repubblicana riguarda gli eventi attinenti alla nazione italiana che si sono succeduti a partire dal 1946, e passati attraverso le fasi della prima e della seconda Repubblica.

Emblema adottato dalla Repubblica Italiana nel 1947.

La nascita della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nascita della Repubblica Italiana e Assemblea Costituente della Repubblica Italiana.
Corriere repubblica 1946.jpg Risultati elettorali Assemblea CostituenteR.png
Prima pagina del quotidiano il Corriere della Sera, edizione dell'11 giugno 1946, che dichiarava la vittoria del voto repubblicano a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno. Elezioni politiche italiane del 1946: la distribuzione dei seggi

La Repubblica Italiana nacque il 2 giugno 1946, in seguito ai risultati del referendum istituzionale indetto quel giorno per determinare la forma di stato dopo la fine della seconda guerra mondiale. I risultati furono proclamati dalla Corte di Cassazione il 10 giugno successivo: la repubblica ottenne il 54% dei consensi e i ricorsi concernenti presunti brogli circa la legalità dello svolgimento della consultazione furono respinti il giorno 18 giugno.

La notte fra il 12 ed 13 giugno 1946, nel corso della riunione del Consiglio dei ministri, il presidente Alcide De Gasperi, preso atto del risultato referendario, assunse le funzioni di Capo provvisorio del nuovo Stato repubblicano. Messo di fronte al fatto compiuto, l'ex re Umberto II, rimasto in carica soltanto un mese e per questo soprannominato il "re di maggio", lasciò polemicamente e volontariamente il paese il 13 giugno 1946.

Oltre che per il referendum, si votava per l'elezione di un'Assemblea Costituente che avesse il compito di dare all'Italia una nuova Costituzione: primo partito risultò la Democrazia Cristiana, seguita dal Partito Socialista Italiano e dal Partito Comunista Italiano. Il Partito d'Azione, invece, a seguito del risultato deludente, si sarebbe sciolto nel 1947. Fu la prima consultazione politica alla quale partecipavano anche le donne italiane.

Alla sua prima seduta, il 28 giugno 1946, l'Assemblea Costituente, sotto la presidenza di Giuseppe Saragat, elesse quindi Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, con 396 voti su 501, al primo scrutinio. De Nicola poi sarà il primo ad assumere le piene funzioni di Presidente della Repubblica Italiana il 1º gennaio 1948.

Prima seduta dell'Assemblea Costituente.

In quegli anni l'Italia operò le scelte decisive che avrebbero determinato il proprio destino: guidata da De Gasperi, che presiedeva un governo di unità nazionale composto dai tre partiti antifascisti del Comitato di Liberazione Nazionale, l'Italia accettò di entrare a far parte della sfera di influenza atlantica, filoamericana e anticomunista, contrapposta al blocco sovietico. Questa collocazione accese una competizione politica tra i due maggiori partiti, la DC e il PCI. Quest'ultimo rimarrà da allora confinato all'opposizione per via dei legami ideologici e finanziari col regime totalitario dell'Unione Sovietica,[1] legami che avrebbero provocato, nel caso di una sua entrata al governo, una rottura dell'alleanza internazionale con gli Stati Uniti e degli accordi di Yalta. Un tale assetto politico priverà inoltre l'Italia di una logica dell'alternanza fino alla caduta del muro di Berlino,[2] generando un'anomalia rispetto alle altre democrazie occidentali dove i partiti comunisti godevano di una forza e un consenso assai minori che in Italia.[3][4] Questa situazione degenererà in pratiche consociative più o meno occulte,[1] che porteranno di fatto a un progressivo coinvolgimento dell'opposizione nelle decisioni della maggioranza.[5]

Fu in particolare durante la missione di De Gasperi del gennaio 1947 negli Stati Uniti, con i quali si accordò per ricevere gli aiuti economici previsti dal Piano Marshall (un prestito Eximbank di 100 milioni di dollari), che si aprì un dialogo costruttivo tra USA e Italia, in grado di dare a De Gasperi la motivazione e il sostegno necessari ad attuare l'ambizioso disegno di un nuovo governo senza le sinistre. Il Piano Marshall, con cui si chiedeva ai paesi beneficiari di estromettere in cambio le forze filosovietiche, fu il primo atto della guerra fredda. Il PSI e soprattutto il PCI interpretarono la propria esclusione dall'esecutivo, avvenuta nel maggio 1947, alla stregua di un "colpo di stato"; essi tuttavia decisero di non abbandonare i lavori dell'assemblea costituente a cui stavano partecipando insieme alla DC. Questa decisione consentirà in particolare al PCI di acquisire una legittimità costituzionale che non poteva avere sul piano ideologico, e che lo porterà, negli anni a venire, a richiamarsi spesso alla Costituzione come motivo di auto-legittimazione democratica, e a difenderla da qualunque tentativo di modificarla senza un suo previo consenso.[3]

I governi del CLN

Nel periodo costituzionale transitorio, prima della svolta centrista di De Gasperi, si erano succeduti i seguenti governi di unità nazionale: dal 22 giugno 1944 al 12 dicembre 1944 il Governo Bonomi II (Ivanoe Bonomi); dal 12 dicembre 1944 al 21 giugno 1945 il Governo Bonomi III; dal 21 giugno 1945 al 10 dicembre 1945 il Governo Parri (Ferruccio Parri); dal 10 dicembre 1945 al 13 luglio 1946 il Governo De Gasperi I (Alcide De Gasperi); dal 13 luglio 1946 al 28 gennaio 1947 il Governo De Gasperi II; dal 2 febbraio 1947 al 13 maggio 1947 il Governo De Gasperi III.

Un'altra anomalia tipicamente italiana fu l'atteggiamento del Partito Socialista (allora denominato PSIUP), che a differenza di quanto avveniva negli altri paesi occidentali decise di schiacciarsi sempre più sulle posizioni dei comunisti, per timore di vedersi sottrarre da costoro l'egemonia sulle masse operaie, accettando così anche la dipendenza da Mosca.[3] Alcuni esponenti del partito, guidati da Saragat, disapprovando la scelta di legarsi a un regime totalitario come l'Unione Sovietica, operarono nel gennaio 1947 una scissione, dando vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, che in seguito diverrà Partito Socialdemocratico Italiano.

Nel frattempo vennero firmati nel 1947 i Trattati di Parigi con i quali formalmente e definitivamente fu siglata la pace con le potenze alleate e vennero sancite le conseguenze della sconfitta nella Seconda guerra mondiale, con mutilazioni nazionali territoriali: l'Istria e la Dalmazia cedute alla nascente Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, il Dodecaneso alla Grecia, Briga e Tenda alla Francia, l'Isola di Saseno all'Albania, il pagamento dei danni di guerra all'URSS e la perdita di tutti i possedimenti coloniali italiani.

Nonostante si cercasse di tornare alla normalità, nel paese si stavano diffondendo alcuni movimenti separatisti, in particolare in Sicilia e in Alto Adige. Per farvi fronte Alcide De Gasperi creò, il 15 maggio 1946, la Regione a statuto speciale della Sicilia. Per il Sud Tirolo trovò nel settembre 1946 una soluzione con il collega ministro degli esteri austriaco Karl Gruber: fu costituita la Regione a statuto speciale del Trentino-Alto Adige, dotata di ampie autonomie e dove accanto all'italiano, a livello regionale, fu ufficializzato pure il tedesco. In seguito, nel 1948, si avrà la creazione della Regione a statuto speciale anche della Valle d'Aosta.

Enrico De Nicola, primo Presidente della Repubblica Italiana, firma la Costituzione il 27 dicembre 1947.

Tornò tuttavia alla ribalta in quel periodo la mafia, sconfitta durante il fascismo ma riemersa nel 1943 in occasione dello sbarco Alleato in Sicilia.[6] Il 1º maggio 1947 rimase tristemente celebre l'eccidio di Portella della Ginestra, quando il bandito Salvatore Giuliano, presumibilmente assoldato da alcuni latifondisti, sparò sulla folla che festeggiava la Festa dei lavoratori chiedendo la distribuzione delle terre: fu la prima strage in Italia di cui non si scopriranno i mandanti. Giuliano venne poi ucciso dal suo braccio destro Gaspare Pisciotta, che a sua volta fu ritrovato morto in carcere in circostanze misteriose.

Negli ultimi giorni del 1947 venne infine ultimata la stesura della Carta Costituzionale, entrata ufficialmente in vigore il 1º gennaio 1948. Fu questo un periodo particolarmente felice per la letteratura italiana ed ancor di più per il cinema, con l'affermazione del neorealismo.

Gli anni del centrismo e della ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piano Marshall e Centrismo (Italia).
Poster del Piano Marshall.

Dopo che il 31 maggio 1947 era caduto il terzo governo De Gasperi per la fuoriuscita di socialisti e comunisti, si formò il IV governo De Gasperi appoggiato soltanto dalla Democrazia Cristiana, dal Partito Liberale Italiano, dal Partito Repubblicano Italiano, e dal neonato partito socialdemocratico di Saragat. L'esecutivo si avvalse anche di un gruppo di tecnici guidati dal liberale Luigi Einaudi, il quale attraverso una politica deflazionistica, attenta alla spesa pubblica e ai salari, riuscì a far diminuire fortemente l'inflazione. Fu l'inizio di una lunga fase di governo detta del "centrismo", perché dominata da partiti collocati esclusivamente nell'area di centro dello schieramento politico. L'Italia diventò un grande cantiere, anche grazie agli aiuti del Piano Marshall che contribuì a risanare il bilancio dello Stato. In contemporanea si verificarono evoluzioni nella politica e nel costume.

Il Partito Socialista invece, dopo la scissione di Saragat, si accostò sempre più al Partito Comunista fino a formare con esso una federazione che avrebbe dovuto condurre l'Italia verso la rivoluzione socialista; la somma di PSI e PCI sembrava infatti maggiore dei voti della DC. L'effigie di Garibaldi fu il simbolo con cui il nuovo partito, denominato Fronte Democratico Popolare, si presentò alle prime elezioni parlamentari dell'Italia repubblicana nel 1948.

Tribune elettorali a Milano per la campagna del 1948

Il timore di una vittoria della sinistra crebbe tra i dirigenti della Democrazia Cristiana, anche in considerazione dell'avanzata del partito dell'Uomo Qualunque che avrebbe potuto sottrarle una parte consistente di elettorato. Si trattava di un movimento sorto attorno all'omonimo giornale fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini, che ripudiava le ideologie e che per il proprio atteggiamento di generica sfiducia nella classe politica diede vita a quella tendenza definita appunto qualunquismo. Continuarono inoltre in quegli anni gli episodi di rappresaglia contro ex-fascisti ma anche contro gente comune, da parte di apparati del PCI, come l'eccidio di Porzûs in Friuli ai danni di formazioni resistenziali "bianche",[7] o le stragi del triangolo della morte in Emilia. Si trattò di vendette che si protrassero oltre la fine della guerra e che colpirono anche inermi cittadini, sacerdoti, e chiunque non fosse esplicitamente affiliato all'ideologia comunista, accusato di fascismo perché ritenuto "nemico di classe".[8] Il 28 novembre 1947 l'esponente del PCI Giancarlo Pajetta con l'aiuto di bande armate arrivò ad occupare la prefettura di Milano a seguito della rimozione di Ettore Troilo, ultimo tra i prefetti politici della Resistenza ancora in carica; seguirono due giorni di insurrezione in cui sembrò approssimarsi un colpo di stato, finché il leader nazionale del PCI Togliatti, su pressioni di Stalin, ordinò ai ribelli di ritirarsi.[9]

Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955.

La campagna elettorale del 1948, tra le più aspre e combattute dell'Italia repubblicana, si risolse infine con la vittoria della Democrazia Cristiana (che ottenne il 48,51% alla Camera dei Deputati e il 48,14% al Senato della Repubblica) e la bruciante, inaspettata, sconfitta del Fronte Popolare: questo non era andato al di là della somma dei voti del PSI e del PCI ottenuti nel 1946. Tra le cause della sconfitta, oltre ai vari episodi di intimidazione che lasciavano trapelare l'esistenza di un volto armato e minaccioso accanto a quello più rassicurante di Togliatti, vi era la proposta di un modello di vita, di tipo sovietico, piuttosto ignoto allora agli italiani, contrapposto a quello ben più accattivante e filo-americano offerto dalla DC. Il partito dell'Uomo Qualunque invece per il suo scarso successo non fu tale da scalfire i voti per la DC, e si sciolse entro pochi mesi. Alcide De Gasperi poté formare così il suo quinto governo, appoggiato, oltre che dal suo partito, anche dai socialdemocratici di Saragat, dal Partito Repubblicano Italiano e dal Partito Liberale Italiano, il cui principale esponente, Luigi Einaudi, divenne il secondo presidente della Repubblica.

I governi centristi

Negli anni Quaranta e Cinquanta si susseguirono i seguenti governi: dal 1º giugno 1947 al 24 maggio 1948 il Governo De Gasperi IV (Alcide De Gasperi); dal 24 maggio 1948 al 27 gennaio 1950 il Governo De Gasperi V; dal 27 gennaio 1950 al 26 luglio 1951 il Governo De Gasperi VI; dal 26 luglio 1951 al 16 luglio 1953 il Governo De Gasperi VII; dal 16 luglio 1953 al 17 agosto 1953 il Governo De Gasperi VIII; dal 17 agosto 1953 al 18 gennaio 1954 il Governo Pella (Giuseppe Pella); dal 18 gennaio 1954 al 10 febbraio 1954 il Governo Fanfani I (Amintore Fanfani); dal 10 febbraio 1954 al 6 luglio 1955 il Governo Scelba (Mario Scelba); dal 6 luglio 1955 al 19 maggio 1957 il Governo Segni I (Antonio Segni); dal 19 maggio 1957 al 19 giugno 1958 il Governo Zoli (Adone Zoli); dal 1º luglio 1958 al 26 gennaio 1959 il Governo Fanfani II; e dal 15 febbraio 1959 al 25 marzo 1960 il Governo Segni II.

La sconfitta in casa comunista tuttavia fu mal digerita; il malcontento che covava esplose all'improvviso in occasione di un attentato a Togliatti il 14 luglio 1948. Alla notizia della sua presunta morte ci furono sollevazioni in tutte le città italiane che reclamavano la destituzione del governo De Gasperi democraticamente eletto. La situazione cominciò a precipitare, si contarono diversi morti e quasi un migliaio di feriti,[10][11] ma Togliatti non morì, venendo salvato dai medici; fu provvidenziale un suo stesso annuncio alla radio in cui invitava i "compagni" a deporre le armi.[12] Nello stesso giorno giunse la notizia di una grande impresa compiuta dal ciclista Gino Bartali, le cui gesta dividevano gli italiani tra suoi fan e sostenitori di Fausto Coppi.

Nel 1949, su richiesta degli Stati Uniti, l'Italia aderì alla NATO, un'alleanza fra tutti i paesi dell'Europa Occidentale contrapposta al regime sovietico, il quale stava mostrando pericolose mire espansioniste della propria influenza come nella guerra civile greca. Il Patto prevedeva, nel caso di un attacco nemico nei confronti di uno Stato alleato, che tutti i paesi intervenissero militarmente in sua difesa. La decisione di aderire alla NATO scatenò nuovamente le proteste e le agitazioni delle sinistre nelle piazze italiane; Nenni, leader del PSI, insieme a Togliatti accusarono De Gasperi di mettere in pericolo la democrazia e l'indipendenza politica dell'Italia. La contrapposizione rifletteva quella a livello mondiale tra USA e URSS che si tradusse di lì a poco con lo scoppio della guerra di Corea, scatenata dall'invasione comunista del Sud del paese, e che fu una delle fasi più "calde" della guerra fredda, durante la quale il mondo temette lo scoppio di un nuovo conflitto mondiale.

Un edificio realizzato col piano INA-Casa.

Accanto alle agitazioni politiche l'Italia si stava comunque ricostruendo. La forte prevalenza democristiana nei governi che si succedettero, tutti a guida De Gasperi, permise di varare importanti riforme come quella del piano Casa, detta anche piano Fanfani, con cui lo Stato agevolò la costruzione di 75 000 abitazioni per i lavoratori, stanziando circa 15 miliardi di lire all'anno in cambio di una trattenuta sul loro stipendio.[13] Venne poi varata nel 1950, con una misura del ministro dell'Agricoltura Antonio Segni, la riforma agraria, ritenuta tra le più importanti del secondo dopoguerra,[14] che attuava, tramite l'esproprio coatto ai grandi latifondisti, la distribuzione delle terre incolte ai braccianti agricoli rendendoli così piccoli imprenditori; se da un lato la riforma andava incontro alle rivendicazioni dei contadini del Sud, sfociate in episodi come la strage di Melissa, per altri versi ridusse in maniera notevole la dimensione delle aziende agricole, togliendo di fatto la possibilità di trasformarle in veicoli imprenditoriali avanzati.[14] Sul versante estero, nel 1951 l'Italia aderì al Trattato di Parigi che istituiva la CECA (Comunità europea del carbone e dell'acciaio), il primo embrione di un'organizzazione europea. Nel 1955 venne ammessa invece alle Nazioni Unite. Il 1958 vedrà infine la nascita della Comunità Economica Europea, il primo passo verso la realizzazione dell'Unione Europea.

Il programma Lascia o raddoppia? condotto dal presentatore Mike Bongiorno.

Tra gli altri atti di rilievo della stagione centrista ci fu l'attuazione di un riassetto fiscale operato dal ministro delle Finanze Ezio Vanoni, e l'istituzione della Cassa del Mezzogiorno per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico del meridione d'Italia e colmarne il divario con le regioni settentrionali. Furono così poste le premesse per quello che alla fine degli anni cinquanta diventerà un vero e proprio boom economico. La produzione industriale accelerò e comparvero i primi segnali del consumismo; iniziò la produzione su larga scala dei primi motorini come Vespa e Lambretta. Nel 1954 cominceranno le prime trasmissioni televisive della RAI, che portarono a un incremento vertiginoso della vendita di televisori. I primi programmi televisivi più seguiti furono il festival di Sanremo e il gioco a quiz Lascia o raddoppia?, che «nasceva in un Paese che nasceva: c'era lo stesso carico di sogni, di speranze, di buone intenzioni».[15] In campo cinematografico, ai film del neorealismo si succedono quelli surreali di Federico Fellini, mentre grande successo riscossero i primi colossal girati a Cinecittà a cui contribuì l'emergente regista Sergio Leone. In campo artistico si affermarono talenti come Alberto Burri.

Se da un lato stava nascendo una nuova borghesia benestante, nel paese permanevano ancora delle sacche di povertà, dovute al fatto che i salari dei lavoratori crescevano più lentamente rispetto ai ritmi della produzione industriale. Le proteste sociali e sindacali, come quelle alle Fonderie Riunite di Modena nel 1950, vennero fermamente represse dal ministro dell'Interno Mario Scelba, dipinto dai comunisti con tinte fosche. Nel novembre 1951 ci fu poi una terribile alluvione nel Polesine che causò 84 morti e rivelò la penuria di mezzi adeguati di contrasto delle catastrofi naturali. La crescita economica peraltro non fu senza sacrifici: il disastro di Marcinelle in una miniera del Belgio nel 1956 mise in luce che l'Italia aveva ceduto ai belgi 50 000 minatori in cambio del carbone di cui aveva bisogno.

La DC intanto stava guardando con crescente preoccupazione all'avanzata sulla propria destra del Movimento Sociale Italiano, nato dalle ceneri della Repubblica Sociale Italiana, e del Partito Nazionale Monarchico dell'armatore Achille Lauro. Alle amministrative del 1951, dove si votava anche per eleggere il sindaco di Roma, l'invito agli elettori fu di non disperdere i voti. Alcuni componenti del clero cattolico, tuttavia, compreso papa Pio XII, intimoriti dal clima da guerra fredda e dalla minaccia sovietica, auspicarono un'alleanza con le destre ritenendo fosse opportuno unire adesso le forze in funzione anticomunista, così come durante la lotta per la Liberazione vi era stata un'unione di tutte le forze antifasciste: fu pertanto incaricato lo storico leader don Luigi Sturzo di trovare una mediazione tra DC, MSI e monarchici. Ampi settori della DC, tuttavia, tra cui lo stesso De Gasperi, opposero resistenza al progetto, rivendicando un'autonomia politica dalle volontà curiali, e sancendo il fallimento dell'operazione Sturzo nella maggior parte dei casi, in particolare a Roma dove venne comunque eletto un sindaco democristiano (mentre in altre realtà locali l'alleanza con le destre giunse in porto).

L'atteggiamento della DC nei confronti delle destre fu molto duro e aperto anche negli anni successivi. Per contrastare la loro avanzata fu varata nel 1953 la legge Scelba che vietava la ricostituzione del disciolto Partito Fascista. Anche se rivolta esplicitamente al Movimento Sociale, la legge di fatto rimase inapplicata, né i comunisti si batterono per una sua effettiva messa in pratica vedendo tacitamente nel MSI un partito capace di erodere consensi al suo principale avversario, la DC.[16] Un altro provvedimento fu una nuova legge elettorale, ribattezzata dagli oppositori "legge truffa", che prevedeva un premio di maggioranza al partito (la DC nelle intenzioni) che avesse superato la soglia del 50% dei voti. Questa legge non avrebbe danneggiato tanto le sinistre che mantenevano ampi consensi elettorali nel paese, ma proprio le destre che avrebbero visto esclusi o ridotti i propri rappresentanti al Parlamento. Nella campagna elettorale del 1953, che vide un ampio ricorso alla satira, i democristiani vennero dipinti dai comunisti come un pericolo per la democrazia e come gente corrotta; i comunisti invece come trinariciuti e mangiatori di bambini. La contrapposizione tra DC e PCI si rifletterà nei film su Don Camillo e Peppone. Alle elezioni, per un soffio la DC non ottenne la maggioranza assoluta dei voti, e il meccanismo della "legge truffa" non scattò; ci furono peraltro accuse di brogli e irregolarità rivolte agli scrutatori di fede comunista. Si trattò comunque di una sconfitta per la DC che determinò la fine dell'esperienza politica di De Gasperi.

Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica dal 1955 al 1962.

Gli scompigli in casa democristiana portarono a un succedersi di diversi governi (Pella, Fanfani, Scelba), mentre emergeva l'esigenza di un superamento del centrismo, ora che la DC faticava a governare da sola con i suoi minori alleati di centro. Tra i successori più in voga di De Gasperi vi era il democristiano Attilio Piccioni, la cui carriera fu però stroncata da uno scandalo, rivelatosi poi una montatura, in cui rimase coinvolto il figlio Piero, riguardante il caso Montesi.[17] A nuovi scenari che consentissero ad esempio un'apertura ai socialisti guarderà sempre più con favore il nuovo presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, esponente della sinistra democristiana, e amico dell'imprenditore Enrico Mattei, presidente dell'Agip, una delle personalità più rilevanti e potenti del panorama post-bellico italiano, di cui appoggiava le iniziative spregiudicate. Fra i primi a intuire l'importanza del petrolio per lo sviluppo dell'Italia, Mattei osteggiò il predominio delle cosiddette sette sorelle in campo petrolifero, e portò avanti una visione neoatlantista che coinvolgesse il Mediterraneo nelle politiche di cooperazione tra Europa e Stati Uniti. Avviò la costruzione di una rete di gasdotti per lo sfruttamento del metano, aprì all'energia nucleare, e negoziò rilevanti concessioni petrolifere in Medio Oriente e con l'Unione Sovietica.

La suddivisione del territorio di Trieste

Notevoli sconvolgimenti si stavano producendo anche in casa comunista, dove si era accesa una rivalità fra Pietro Secchia e Togliatti, dopo che quest'ultimo aveva rifiutato l'invito di Stalin a trasferirsi in URSS per occuparsi della propaganda sovietica. Nel 1953 avvenne poi la morte di Stalin: circondato allora da un'aura di mito, la sua figura venne pesantemente ridimensionata pochi anni dopo quando ne fu svelato il volto spietato dal suo successore Krusciov, che ne denunciò i crimini e le nefandezze, come le purghe e le deportazioni nei gulag.[18] La notizia della denuncia fu un trauma per il mondo comunista, non solo del PCI ma anche del PCUS, che cercarono di negare i crimini, ma ebbe conseguenze in Ungheria che nel 1956 si ribellò al regime sovietico uscendo dal Patto di Varsavia. La rivolta ungherese venne però repressa nel sangue dalle armate sovietiche, una repressione che suscitò ondate di sdegno e di avversione al comunismo nei paesi occidentali. Nel PCI emerse per la prima volta il dissenso, da parte di intellettuali come Delio Cantimori, Carlo Muscetta, Natalino Sapegno, firmatari del Manifesto dei 101: costoro furono espulsi dal partito, che decise invece di difendere la repressione sovietica e di continuare a schierarsi con l'URSS.

Nel 1954 intanto fu firmato il Memorandum di Londra con il quale il Territorio libero di Trieste veniva suddiviso in due zone, una assegnata all'Italia con il ritorno di Trieste alla madrepatria, ed una alla Jugoslavia (la parte settentrionale dell'Istria).

Verso la fine del centrismo[modifica | modifica wikitesto]

Aldo Moro e Amintore Fanfani, definiti i due "cavalli di razza" della Democrazia cristiana.

Con l'uscita di scena di De Gasperi, il vuoto lasciato nella dirigenza della DC fu progressivamente riempito da due nuove personalità, Amintore Fanfani e Aldo Moro. Già nel 1956 Fanfani, uomo dal piglio risoluto, ritenne maturi i tempi per un'alleanza col PSI, ora che questo partito sotto la spinta degli autonomisti si era deciso a rompere i legami col PCI, contestandone la sottomissione al regime comunista sovietico, soprattutto in occasione della repressione della rivolta ungherese. Pur avviandosi così verso una nuova fase, nel PSI restavano tuttavia forti le resistenze nei confronti di una possibile alleanza con la DC.

Le elezioni del 1958 segnarono un importante successo dei partiti componenti il centro-sinistra vagheggiato da Fanfani. Quest'ultimo, divenuto intanto segretario della DC, si decise perciò a compiere un ulteriore passo, formando un governo che comprendeva anche il PSDI di Saragat, come premessa per una futura alleanza coi socialisti di Nenni. Tra gli atti di rilievo del nuovo governo, orientato su tematiche care alla sinistra, come una politica estera filo-araba o l'appoggio all'ENI fondato da Enrico Mattei, ci fu l'abolizione delle case chiuse con la legge Merlin, seppure tra le contestazioni di alcuni parlamentari o del giornalista Indro Montanelli. Venne anche varato il nuovo codice della strada per far fronte al grave incremento degli incidenti automobilistici, dovuto alla motorizzazione di massa nell'epoca in cui stava esplodendo il cosiddetto boom economico.

Il miracolo economico[modifica | modifica wikitesto]

Le cifre del boom economico

Durante il cosiddetto "miracolo economico" il Prodotto interno lordo, che fino al 1958 era cresciuto in media del 5.5%, crebbe nei sei anni successivi del 6.3%. Tale crescita rappresentò un record nella storia del paese. Il reddito pro-capite passò da 350.000 a 571.000 lire. Tra il 1958 e il 1959 gli investimenti lordi crebbero del 10%, mentre tra il 1961 e il 1962 l'incremento fu del 13%. Questi numeri ridussero sensibilmente il divario storico con i grandi Paesi europei: Inghilterra, Germania e Francia.

La crescita del reddito pro capite produsse l'aumento dei consumi individuali che registrarono una crescita media di cinque punti percentuali l'anno. La domanda di beni durevoli (automobili, elettrodomestici, ecc.) raggiunse una crescita annua pari al 10.4%.

La produzione industriale registrò una crescita pari all'84% tra il 1953 e il 1961, grazie sia alle nuove tecnologie di produzione che arrivavano in gran parte dagli Stati Uniti, sia ad una manodopera con bassi salari.

Con l'aumento dell'industrializzazione diminuì il peso delle attività agricole nel bilancio globale dell'economia del paese. Tra il 1954 e il 1964 in tutta Italia vi fu una diminuzione di 3 milioni di posti di lavoro nel settore agricolo. Il peso dell'agricoltura si ridusse del 10.8% del Prodotto interno lordo.

Tra il 1958 e il 1963, infatti, l'economia italiana, ma anche la società e le famiglie, subirono una radicale trasformazione: da paese prevalentemente agricolo l'Italia diventò una delle sette grandi potenze industriali del mondo.

Allora l'Italia primeggiava soprattutto in due grandi settori ad alta tecnologia, quali la microelettronica e la chimica, grazie a gruppi industriali come la Olivetti e la Montecatini, ma anche nella farmaceutica, nel nucleare, nell'aeronautica, nelle telecomunicazioni, settori che in seguito scompariranno o finiranno in mano allo straniero.[19]

Importanti cambiamenti ci furono nell'alimentazione e nella vita delle donne, grazie alla diffusione degli elettrodomestici, in particolare del frigorifero e della lavatrice. Anche le automobili e le motociclette divennero beni accessibili per un gran numero di italiani. Si affermarono marchi come Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Autobianchi, Gilera, Piaggio.

Antonio Segni (Presidente della Repubblica dal 1962 al 1964) inaugura l'Autostrada del Sole a bordo della Lancia Flaminia 335 presidenziale, il 4 ottobre 1964

Contribuì alla rapida crescita dell'Italia l'elevata disponibilità di manodopera, dovuta ad un forte flusso di migrazione dalle campagne alle città, e dal Sud verso il Nord. Questo fenomeno provocò per certi versi un aumento del divario economico tra il Settentrione e il Meridione. Il tentativo di ridurre tale squilibrio con l'istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, o la formazione di poli siderurgici Italsider, non darà risultati soddisfacenti. Ma contribuì alla crescita anche un fattore esterno, cioè la creazione del Mercato comune europeo (MEC), preceduta dalla creazione nel 1951 della Comunità europea del carbone e dell'acciaio e la creazione della CEE nel 1957, a cui l'Italia aderì immediatamente. Con la creazione del MEC vi fu l'apertura delle frontiere europee ai commerci, col conseguente aumento delle esportazioni e degli scambi commerciali europei.

Se il paese uscì dall'arretratezza in cui versava, non mancarono però gli aspetti negativi legati al "miracolo economico", come una crescita tumultuosa dei centri urbani. Questo notevole sviluppo si dovette tra l'altro anche all'intervento dello Stato nell'economia attraverso politiche di tipo Keynesiano, rese possibili soprattutto dall'aumento della spesa pubblica e dalla creazione di società a partecipazione statale. Fondamentale in tal senso fu la realizzazione di alcune infrastrutture necessarie per lo sviluppo del mercato: un importante ruolo fu ricoperto dall'IRI, ente pubblico di origine fascista fondato nel 1933, che intervenne sostanzialmente nella costruzione della rete autostradale (con la costituzione della Società Autostrade) e nel potenziamento del settore dei trasporti, non solo automobilistico, ma anche metropolitano, navale e aereo (fondazione dell'Alitalia).

Il varo del centro-sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 1959, intanto, all'interno della DC era emersa la corrente dei Dorotei, che contestava il decisionismo di Fanfani, e il fatto che egli concentrasse nelle sue mani tre poteri: quello di presidente della DC, di presidente del Consiglio, e di ministro degli Esteri. I Dorotei giunsero ad appoggiare in Sicilia la giunta del democristiano Silvio Milazzo, sostenuta da una convergenza di missini e comunisti, contro il candidato di Fanfani Barbaro Lo Giudice. Trovandosi isolato, e senza più appoggi nel partito al suo difficile tentativo di trovare un'intesa col PSI, Fanfani rassegnò le dimissioni da tutte e tre le cariche.

Gli scontri a Genova.

Dopo che Aldo Moro fu eletto segretario della DC col sostegno dei Dorotei, nel 1960 il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi affidò a Fernando Tambroni, ex-ministro degli Interni distintosi per il suo carattere deciso e autorevole, il governo che avrebbe dovuto finalmente varare il nuovo corso di centro-sinistra. Di fronte a un ennesimo temporeggiamento di Nenni e della base socialista, tuttavia, Tambroni decise di cercare altrove i voti di cui aveva bisogno, e li trovò nel Movimento Sociale Italiano, a cui concedeva in cambio il suo "sdoganamento".[20] Il governo Tambroni in tal modo ricevette dall'opposizione diverse accuse di neofascismo, ma fu soltanto alcuni mesi dopo, in occasione di un congresso del MSI da tenere a Genova, città ritenuta "antifascista" in quanto medaglia d'oro della Resistenza, che scoppiarono delle pesanti proteste di piazza, sobillate dal PCI,[21] con scontri e morti ammazzati anche nelle altre città italiane.

In seguito ai gravi fatti di Genova Tambroni rassegnò le dimissioni; al suo posto tornò Fanfani che stavolta trovò i socialisti più disponibili ad un'alleanza con la DC, memori dell'esperienza appena trascorsa, a partire dalla quale il MSI subirà un isolamento dal cosiddetto arco costituzionale che durerà almeno fino alla metà degli anni ottanta.[22] Venne così varato un governo che si reggeva su un appoggio esterno del PSI, e definito da Moro delle «convergenze parallele», perché basato sulla convergenza di disegni e linee politiche assai distanti tra loro, ma che nonostante tutto durerà quasi tre anni. Tra i suoi atti di rilievo vi fu la nazionalizzazione dell'energia elettrica (che nel 1964 porterà alla nascita dell'Enel) voluta dalle forze di sinistra ma osteggiata dal PLI e dalle società private Edison e SADE, allora sostenute dal Corriere della Sera, le quali paventavano il rischio di creare in tal modo inefficienze e aumenti di spesa per lo Stato e le famiglie. Vi fu poi l'estensione della scuola dell'obbligo fino ai 14 anni con la creazione della scuola media unificata, per impedire l'abbandono scolastico dei ragazzi avviati precocemente al lavoro.

Nell'agosto del 1960 si erano svolte intanto le Olimpiadi di Roma. Benché l'unità nazionale italiana si stesse ormai consolidando, grazie anche alla diffusione della lingua comune veicolata dalla televisione, persistevano episodi di separatismo, tra i quali la Notte dei fuochi del 1961 in Alto Adige; un'altra strage avverrà il 25 giugno 1967 in Cima Vallona, ad opera del Comitato per la liberazione del Sudtirolo (Befreiungsausschuss Südtirol-BAS), in cui rimasero uccisi quattro militari.

Nel 1961 avvennero le celebrazioni del centenario dell'unificazione italiana: il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy disse:

« Tutti noi, nel senso più vasto, dobbiamo qualcosa all’esperienza italiana. È un fatto storico straordinario: ciò che siamo e in cui crediamo ha avuto origine in questa striscia di terra che si protende nel Mediterraneo. Tutto quello per la cui salvaguardia combattiamo oggi ha avuto origine in Italia, e prima ancora in Grecia. (...) Il Risorgimento, da cui è nata l'Italia moderna, come la Rivoluzione americana che ha dato le origini al nostro Paese, è stato il risveglio degli ideali più radicati della civiltà occidentale: il desiderio di libertà e di difesa dei diritti individuali. Lo Stato esiste per proteggere questi diritti, che non ci vengono grazie alla generosità dello Stato. Questo concetto, le cui origini risalgono alla Grecia e all'Italia, è stato, secondo me, uno dei fattori più importanti nello sviluppo del nostro Paese. (...) Per quanto l'Italia moderna abbia solo un secolo di vita, la cultura e la storia della penisola italiana vanno indietro di oltre duemila anni. La civiltà occidentale come la conosciamo oggi, le cui tradizioni e valori spirituali hanno dato grande significato alla vita occidentale in Europa dell'Ovest e nella comunità Atlantica, è nata sulle rive del Tevere.[23] »
I governi degli anni Sessanta

Negli anni Sessanta si susseguirono i seguenti governi: dal 25 marzo 1960 al 19 luglio 1960 il Governo Tambroni (Fernando Tambroni); dal 26 luglio 1960 al 2 febbraio 1962 il Governo Fanfani III (Amintore Fanfani); dal 21 febbraio 1962 al 16 maggio 1963 il Governo Fanfani IV; dal 21 giugno 1963 al 4 dicembre 1963 il Governo Leone I (Giovanni Leone); dal 4 dicembre 1963 al 22 luglio 1964 il Governo Moro I (Aldo Moro); dal 22 luglio 1964 al 23 febbraio 1966 il Governo Moro II; dal 23 febbraio 1966 al 24 giugno 1968 il Governo Moro III; dal 24 giugno 1968 al 12 dicembre 1968 il Governo Leone II; dal 12 dicembre 1968 al 5 agosto 1969 il Governo Rumor I (Mariano Rumor); dal 5 agosto 1969 al 27 marzo 1970 il Governo Rumor II; dal 27 marzo 1970 al 6 agosto 1970 il Governo Rumor III.

In questo periodo anche la Chiesa cattolica andava incontro a un grande cambiamento con il Concilio Vaticano II, avviato nel 1962 da papa Giovanni XXIII con l'intenzione di "aprire la Chiesa alla lettura dei segni dei tempi". Si conobbero anche le prime risposte dello Stato alla mafia, dopo che nell'ambito della prima guerra di mafia il 30 giugno 1963 un'autobomba vicino alla casa di un boss a Ciaculli uccise sette carabinieri giunti sul posto in seguito ad una telefonata anonima. Il fatto, noto come strage di Ciaculli, fu alla base dei primi provvedimenti antimafia del dopoguerra. Nello stesso anno l'Italia, unendo la regione del Friuli con la parte dell'ex-territorio libero di Trieste, costituì la Regione a Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia.

Dal punto di vista letterario questo fu il periodo della neoavanguardia. Nel frattempo, le seguenti elezioni del 1963 videro un indebolimento della DC e del PSI, e un contemporaneo rafforzamento da un lato del PCI, che aveva duramente contestato la loro alleanza, e dall'altro del PLI, che aveva accusato il governo di causare l'aumento dei prezzi e di gonfiare la spesa pubblica. Fanfani è costretto a ritirarsi dalla scena politica; il presidente della Repubblica Antonio Segni formò per l'estate un governo "balneare" in attesa di nuovi sviluppi. Fu nell'autunno di quell'anno che si verificò il terribile cedimento della diga del Vajont, nel fondovalle veneto, che provocò la morte di circa 2000 persone.[24]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage del Vajont.

Nel dicembre del 1963 fu incaricato Aldo Moro di formare il primo vero governo di centro-sinistra "organico", cioè con l'entrata effettiva dei socialisti al governo. Fu un varo a cui sia la DC che il PSI giunsero stremati da anni di trattative, congressi, ed esitazioni. Anche in quest'occasione non mancarono i malumori all'interno di entrambi i partiti, che esplosero pochi mesi dopo, nel maggio 1964, quando il governo Moro cadde per una questione riguardante il finanziamento pubblico alle scuole cattoliche. Ma già il ministro del Bilancio, il democristiano Emilio Colombo, aveva criticato Moro per un'eccessiva arrendevolezza nei confronti di alcune riforme auspicate dai socialisti, come quella sulle Regioni e sull'urbanistica, e su cui Nenni si rifiutava di cedere, sebbene il PSI avesse messo in minoranza il suo esponente più radicale, Riccardo Lombardi.

Giuseppe Saragat, Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971.

Di fronte allo stallo venutosi a creare, il presidente della Repubblica Segni convocò il comandante dell'arma dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo, il quale partecipò in seguito ad una riunione con Moro e alcuni dirigenti della DC. Qualche anno più tardi si parlerà del tentativo, o piuttosto della minaccia, di attuare un piano eversivo, noto come il "Piano Solo", per far rientrare nei ranghi la sinistra, e convincerla ad ammorbidire le proprie posizioni. Nenni, probabilmente messo al corrente di questa possibilità, decise di far rientrare il PSI al governo; Lombardi lasciò la direzione del PSI, e il suo uomo di fiducia Giolitti non venne più confermato come ministro nel nuovo governo, il cui cui corso sarà negli anni a venire molto più moderato del precedente, e dalla cui agenda politica verranno tolte le riforme volute dai socialisti. Ci fu anche una scissione nel PSI da parte della componente più estremista del partito, che diede vita al PSIUP.

Nel 1966 invece il PSI, la cui direzione era passata da Nenni a Francesco De Martino, dopo aver contribuito ad eleggere Saragat presidente della Repubblica, si fonderà con il PSDI, rimarginando la scissione dello stesso Saragat avvenuta nel 1947, andando così a formare il Partito Socialista Unificato. La fusione si rivelerà però fallimentare alle elezioni del 1968, dopo le quali i due partiti torneranno a dividersi.

Il sessantotto e la contestazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Sessantotto e La contestazione.
La partecipazione ai funerali di Togliatti.

Nell'agosto 1964, a Jalta, moriva Togliatti, leader storico del PCI, intorno al quale era stata costruita quasi un'aura di mito, e che aveva guidato il partito comunista lungo quello che allora si definiva "doppio binario":[25] della legalità democratica da un lato, e della fedeltà all'Unione Sovietica dall'altro. Dopo la sua scomparsa, nel 1966 si svolse il primo scontro "alla luce del sole" di un congresso del PCI: l'ala "destra" di Giorgio Amendola, propensa a stimolare il centro-sinistra sul terreno delle riforme, contro quella di "sinistra" di Pietro Ingrao, che cavalcava temi come l'anti-capitalismo e chiedeva più attenzione al dissenso cattolico e ai movimenti giovanili; il compromesso fu trovato nell'assegnazione della leadership a una figura di mediazione, Luigi Longo. Ma a sinistra dello stesso PCI stavano cominciando anche a formarsi dei movimenti spontanei, che contestavano la guerra americana in Vietnam solidarizzando coi vietcong, simpatizzavano per la Cina maoista che criticava la degenerazione a suo dire "borghese" dell'URSS, e idealizzavano la rivoluzione cubana di Fidel Castro e Che Guevara, il quale aveva coniato lo slogan «Dieci, venti, cento Vietnam». Questi gruppi si riunivano intorno a riviste come Quaderni Rossi e Quaderni Piacentini di orientamento operaista.

Patty Pravo al Piper Club.

Negli anni sessanta era comunque la stratificazione sociale dell'intera popolazione italiana che era cambiata dopo il boom economico, l'urbanizzazione creata dai flussi migratori interni aveva aumentato la concentrazione della popolazione, esisteva ormai un ceto medio e si cominciava a delineare un prototipo di italiano medio. L'apertura agli stili di vita e ai fenomeni musicali internazionali, specialmente tra i giovani, portò alla comparsa dei cosiddetti capelloni, già nel 1965. Icona del nuovo costume fu il Piper, storica discoteca di Roma. Guardati sempre più con diffidenza, la nuova Beat Generation italiana tuttavia si guadagnò la simpatia dell'opinione pubblica in occasione della terribile alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, quando gli studenti accorsi da tutta Italia per prestare soccorso furono chiamati gli «angeli del fango».

Carica della polizia a Valle Giulia.

I cambiamenti nella mentalità di questi gruppi giovanili esplosero nel 1968, l'anno che vide l'Italia trasformarsi radicalmente sul piano culturale e sociale, in seguito alle migliorate condizioni di vita dovute al boom economico degli anni precedenti, e al sorgere di movimenti radicali, soprattutto di estrema sinistra. Le proteste partirono da una contestazione studentesca dei metodi di insegnamento nelle università, ritenuti "autoritari", e si estenderanno fino a saldarsi con i movimenti degli operai. Nel marzo 1968 si svolse la prima "battaglia" a Valle Giulia; seguì un mese di "autogestione" sgombrata dopo un mese dalla polizia. A Milano fu assalita la sede del Corriere della Sera. Seguirono altri episodi di contestazioni che si protrassero fino a tutto l'anno successivo. La base ideologica di queste sollevazioni consisteva soprattutto nel "terzomondismo", ossia nella solidarietà verso le lotte rivoluzionarie dei popoli poveri e lontani dall'Occidente. In Italia però, a differenza delle altre liberaldemocrazie occidentali, la contestazione del '68 verrà sempre più egemonizzata dall'ideologia comunista.[26][27] Si trattava di gruppi per lo più autonomi dai partiti, sorti dalle assemblee, dai collettivi, e dalle occupazioni, che dipingevano gli americani come i nuovi "nazisti", che giunsero a scavalcare a sinistra lo stesso PCI, ritenendo il filo-sovietismo quasi un tradimento dell'autentico marxismo, di cui consideravano invece degno interprete il dittatore cinese Mao Tse-tung, e contestavano alle radici lo Stato e le istituzioni borghesi. L'intellettuale Pier Paolo Pasolini fece notare tuttavia come la base sociale dei contestatori italiani fosse costituita, almeno all'inizio, proprio da studenti piccolo-borghesi anziché da proletari; a costoro rivolse un'invettiva poetica, intitolata Il Pci ai giovani!!:

« Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccoloborghesi, amici. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.[28] »
Lavagna in una scuola occupata.

Tra i nuovi gruppi extra-parlamentari di estrema sinistra, che avevano quasi tutti intenti rivoluzionari, emersero l'Unione Comunisti Italiani, simpatizzante di Mao Tse-tung; Potere Operaio di Oreste Scalzone, che vedeva negli operai la forza propulsiva della rivoluzione; Movimento Studentesco di orientamento leninista; e Lotta Continua di Adriano Sofri, rivolto a tematiche sociali più generiche e dedito a diffondere la cosiddetta "controinformazione".

Tra i partiti, quello che più di tutti seppe trarre vantaggio dalla contestazione fu comunque il PCI, che guadagnò terreno a spese dei socialisti. Nello stesso anno ci fu tuttavia un Sessantotto controcorrente, noto come la Primavera di Praga, ossia il tentativo della Cecoslovacchia guidata dal riformista Alexander Dubček di sottrarsi al giogo sovietico, tentativo duramente represso dall'Armata Rossa. Il PCI, la cui laedership stava vedendo l'avvicendamento di Luigi Longo, dimessosi per motivi di salute, con Enrico Berlinguer, nuova figura di mediazione tra le due anime del partito, stavolta criticò e condannò i crimini di Mosca (a differenza del 1956 durante l'invasione dell'Ungheria), senza però giungere ad un'effettiva rottura. Berlinguer anzi rafforzò ancor più i legami del PCI con l'URSS, per non distruggere il mito sovietico di cui si alimentava la base del partito, ritenendo l'invasione della Cecoslovacchia un errore da mettere tra parentesi.[29] Questo atteggiamento scuscitò le critiche di un folto gruppo di intellettuali comunisti, riunti intorno alla rivista Il manifesto, tra cui Luigi Pintor, Aldo Natoli, Lucio Magri, Rossana Rossanda: Praga è sola fu il titolo emblematico di quella rivista in occasione dei fatti di Praga. Dopo varie procedure alquanto macchinose, il PCI decise di espellere i dissidenti del Manifesto come già accaduto in altre circostanze.[30]

Anche nel mondo cattolico cresceva il fermento, in particolare si chiedeva alla DC di aprirsi alle nuove rivendicazioni sociali, o di solidarizzare coi vietcong, e di prendere le distanze dagli USA. Dopo la pesante sconfitta subita dal Partito Socialista Unificato nel 1968, si ritenne comunque esaurita l'esperienza di centro-sinistra guidata da Aldo Moro, il quale lasciò il campo al democristiano Mariano Rumor, leader doroteo, che salirà a capo di cinque governi, sempre però insieme ai socialisti. Nel 1969, intanto, sul fronte della prima guerra di mafia, il 10 dicembre ebbe luogo la strage di Viale Lazio, in cui assassini travestiti da finanzieri uccisero sei persone.

Manifestazione di operai in sciopero durante l'autunno caldo.

La crescita del conflitto sociale portò al cosiddetto autunno caldo del tardo 1969, quando i movimenti studenteschi sessantottini si saldarono con le sollevazioni e le proteste del mondo operaio. Per la prima volta dal 1946, le tre sigle sindacali CGIL, CISL, UIL, si ritrovarono unite. Il movimento ottenne vari successi come le 40 ore lavorative, una regolamentazione degli straordinari, la revisione del sistema pensionistico, il diritto di assemblea; nel 1970 verrà infine approvato lo statuto dei lavoratori. Nello stesso anno fu approvata da una maggioranza trasversale, con l'esclusione della DC e del MSI, anche la legge sul divorzio, appoggiata in particolare dall'emergente leader radicale Marco Pannella, che si distinguerà sempre più per le sue battaglie in materia di diritti civili. Un altro risultato a cui si giunse sulla scia delle agitazioni sociali fu l'istituzione, sempre nel 1970, delle Regioni come enti autonomi, una riforma che comportava una loro capacità legislativa e quindi l'implicita cessione di regioni notoriamente "rosse", in particolare l'Emilia-Romagna, la Toscana e l'Umbria, alla guida dei comunisti.

Gli anni Settanta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi anni di piombo.

Negli anni settanta alcuni dei numerosi movimenti politici, sorti negli anni precedenti, si estremizzarono e degenerarono nel terrorismo rosso dando vita in particolare alle BR, accompagnato da quello nero costituito da gruppi elitari neofascisti come i NAR.

Sebbene il Sessantotto italiano fosse stato egemonizzato dall'estrema sinistra, vi avevano partecipato anche alcune frange di estrema destra; il nuovo decennio si aprì ora proprio col cosiddetto "triennio di destra",[29] ossia con uno spostamento dell'intero quadro politico sul versante conservatore, dovuto sia ad un nuovo protagonismo del MSI guidato da Giorgio Almirante, sia all'emergere della cosiddetta "maggioranza silenziosa", composta da esponenti del ceto moderato intimoriti dalle contestazioni della sinistra, che si presentavano con il motto «Noi siamo l'Italia che lavora, produce e paga le tasse».[31]

I fatti di Reggio.

Già dopo le prime elezioni regionali, nel luglio 1970 scoppiò la rivolta di Reggio Calabria, dovuta alla decisione del governo di centro-sinistra di collocare il capoluogo della neonata regione a Catanzaro. La sommossa fu capeggiata dal missino Ciccio Franco, sindacalista della CISNAL, che rilanciò l'espressione «boia chi molla di mussoliniana memoria. Dopo tre mesi di scontri violenti, che videro la città di Reggio assediata dall'esercito, i moti furono sedati, ma nel 1972 il MSI diventerà il primo partito della Calabria.

Giovanni Leone, Presidente della Repubblica dal 1971 al 1978.

Ancora nel 1971, alla scadenza del mandato di Saragat, dopo che il candidato ufficiale della DC Fanfani era stato osteggiato dalle sinistre, il MSI si rivelò determinante nell'elezione del nuovo presidente della Repubblica Giovanni Leone, sebbene i voti missini non fossero stati esplicitamente richiesti. Alle elezioni anticipate dell'anno seguente, il MSI raggiunse il suo massimo storico fino ad allora, grazie anche alla fusione con i Monarchici. A causa dei modesti risultati del PSI, venne formato un governo Andreotti - Malagodi che segnò anche una momentanea interruzione del centro-sinistra; esso vedeva infatti un ritorno alla formula centrista con l'esclusione dei socialisti e un ingresso organico dei liberali nella compagine governativa.

In quegli anni si venne inoltre a sapere che nel dicembre del 1970 c'era stato un velleitario tentativo di colpo di stato, noto come il Golpe Borghese, organizzato da gruppi neofascisti capitanati da Junio Valerio Borghese, ex-figura carismatica della Repubblica Sociale Italiana. Il golpe sarebbe stato progettato nei minimi dettagli: gli uomini di Borghese avrebbero dovuto occupare il Ministero dell'Interno, il Ministero della Difesa, le sedi della RAI, e rapire il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e il capo della polizia Angelo Vicari; si parlò anche di un presunto appoggio da parte di organi eversivi ed occulti come la loggia massonica P2. Mentre però l'operazione stava iniziando, Borghese avrebbe annullato l'azione misteriosamente, sancendo il fallimento del golpe.

Interno della Banca dell'Agricoltura a Piazza Fontana dopo la bomba.

La notizia del golpe si andava comunque ad inserire in un clima allarmistico di attentati, che connotarono quegli anni detti perciò "di piombo", attentati inaugurati dall'esplosione di una bomba in Piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969, che uccise diciassette persone. Per la strage, rimasta senza colpevoli, fu dapprima incriminato l'anarchico Pietro Valpreda, e poi i neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura di Ordine Nuovo, che dopo essere stati condannati verranno assolti. Fu accusato anche un amico di Valpreda, Giuseppe Pinelli, che morì in circostanze misteriose cadendo da una finestra della questura dov'era interrogato; il Movimento Studentesco, ipotizzando cospirazioni e trame oscure, accusò di omicidio il commissario Luigi Calabresi che stava conducendo l'interrogatorio. Calabresi, che pure era persona mite e legato a Pinelli da rapporti di amicizia, divenne il bersaglio di una martellante campagna di denuncia da parte di intellettuali ed estremisti di sinistra, finché venne ucciso il 17 maggio 1972. Per il suo omicidio saranno condannati in via definitiva gli esponenti di Lotta Continua Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani.

Seguirono altri episodi rimasti tristemente celebri, come l'attentato alla questura di Milano ad opera dell'anarchico Bertoli nel 1973, quello al treno Italicus nel 1974, e nello stesso anno la strage di piazza della Loggia a Brescia durante una manifestazione sindacale, attribuita all'eversione nera. Nell'agosto 1970 erano poi comparsi davanti alla SIEMENS di Milano i primi volantini a firma BR, gruppo terrorista di estrema sinistra, guidato all'inizio dagli esponenti di Movimento Studentesco Renato Curcio e Mara Cagol, che dapprima si limitò ad azioni dimostrative come furti e incendi, ma col passare degli anni divenne sempre più violento, giundendo a rapire, gambizzare e uccidere personalità del mondo culturale e politico ritenuti "reazionari", a cominciare dal rapimento di Sossi e dall'omicidio di due missini a Padova nel 1974. La sinistra politica, soprattutto quella comunista, dapprima non riuscì a riconoscere che le BR provenissero dal suo stesso retroterra ideologico, ipotizzando trame oscure di gruppi mascherati di estrema destra e parlando perciò di Brigate «sedicenti» rosse.[32] Anche quando diventò evidente la loro matrice rivoluzionaria di sinistra, negli ambienti del PCI vi fu chi mantenne, nonostante le condanne ufficiali del partito, un atteggiamento indulgente nei loro confronti parlando di «compagni che sbagliano».[32][33] Negli stessi ambienti desterà scalpore, nel marzo 1978, un articolo di Rossana Rossanda che denunciava chiaramente l'appartenenza delle BR all'«album di famiglia» del PCI.[34]

Crisi energetiche ed austerity

La crisi energetica del 1973 fu dovuta principalmente all'improvvisa e inaspettata riduzione del flusso dell'approvvigionamento di petrolio proveniente dalle nazioni appartenenti all'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio verso le nazioni importatrici ed al conseguente aumento del prezzo. L'Italia intraprese una politica di risparmio energetico, la cosiddetta "austerity". Una successiva crisi (crisi del 1979) con caratteristiche analoghe si verificò sei anni dopo.

Il Partito Comunista, intanto, stava conoscendo una crescita elettorale progressiva e impetuosa, soprattutto a spese degli altri partiti della sinistra, mentre la DC, tornata sotto la guida di Fanfani, subì nel 1974 la sconfitta al referendum abrogativo della legge sul divorzio. Si trattò di un successo per il movimento femminista, il quale comincerà a battersi anche per la legalizzazione dell'aborto che riuscirà a ottenere nel 1978. Nello stesso anno sarà emanata la legge Basaglia, con la quale venivano chiusi i manicomi. Fra le nuove tendenze, presero a diffondersi tra i giovani le culture alternative e la moda dei raduni di massa. Negli anni settanta la crescita economica che aveva portato al boom si arrestò, iniziò un periodo di recessione aggravato dalla crisi petrolifera del 1973 dovuta alla guerra dello Yom Kippur tra Israele e mondo arabo. Ne conseguì un periodo di austerity caratterizzato dalle prime "domeniche a piedi" per il divieto di circolazione degli automezzi. Aumentò il disagio sociale e crebbe spaventosamente l'inflazione. Affiorò anche il risvolto negativo del tumultuoso sviluppo industriale dei decenni precedenti, con danni ambientali denunciati dai primi movimenti ambientalisti, e nuove forme di inquinamento; tra i fatti più gravi, da annoverare il disastro di Seveso, un comune della provincia di Milano investito da una nube di diossina nel luglio 1976.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disastro di Seveso.
I governi degli anni Settanta

Negli anni Settanta si susseguirono i seguenti governi: dal 6 agosto 1970 al 17 febbraio 1972 il Governo Colombo (Emilio Colombo); dal 17 febbraio 1972 al 26 giugno 1972 il Governo Andreotti I (Giulio Andreotti); dal 26 giugno 1972 al 7 luglio 1973 il Governo Andreotti II; dal 7 luglio 1973 al 14 marzo 1974 il Governo Rumor IV; dal 14 marzo 1974 al 23 novembre 1974 il Governo Rumor V; dal 23 novembre 1974 al 12 febbraio 1976 il Governo Moro IV, dal 12 febbraio 1976 al 29 luglio 1976 il Governo Moro V; dal 29 luglio 1976 all'11 marzo 1978 il Governo Andreotti III; dall'11 marzo 1978 al 20 marzo 1979 il Governo Andreotti IV; dal 20 marzo 1979 al 4 agosto 1979 il Governo Andreotti V; dal 4 agosto 1979 al 4 aprile 1980 il Governo Cossiga I (Francesco Cossiga) e dal 4 aprile 1980 al 18 ottobre 1980 il Governo Cossiga II.

Sul piano politico si venne determinando uno stallo per via dell'erosione dei consensi alla maggioranza di centro-sinistra, che portò alla fine anticipata di due legislature. Cominciò allora a prendere corpo l'idea di un compromesso storico fra le principali forze politiche del paese, che dalla DC si estendesse al PCI, cresciuto enormemente alle Regionali del 1975 e ancor più alle politiche del 1976, e i cui «voti congelati» non potevano essere ormai ulteriormente confinati all'opposizione. Si trattava di un progetto ideato dallo stesso leader del PCI, Enrico Berlinguer, all'indomani del golpe cileno del 1973, e che fu recepito con favore dai principali organi di informazione. Per rimuovere la pregiudiziale che impediva al suo partito di partecipare al governo del paese,[2] Berlinguer nel 1976 rilasciò una storica intervista al Corriere della Sera in cui sembrava prendere le distanze dall'URSS, dichiarando di non voler prendere più le sue parti in caso di conflitto con la NATO;[35] promosse inoltre la cosiddetta linea euro-comunista, cioè un'alleanza col Partito Comunista Francese e quello Comunista di Spagna, che prevedeva un approdo "democratico" al comunismo in Europa a prescindere dal sostegno dell'Unione Sovietica. Fu così che in quello stesso anno, dopo che il PSI ebbe fatto cadere l'ultimo governo di centro-sinistra, a seguito di elezioni anticipate cominciarono i governi di astensione o di unità nazionale, guidati da Andreotti, monocolori democristiani che si reggevano indirettamente sull'astensione di PSI, PCI, PLI e PSDI, ma vissuti dal paese come se tutti i partiti vi contribuissero.

Un'immagine di Giuseppe Memeo durante una sparatoria a Milano nel maggio 1977.

Il compromesso storico porterà tuttavia il PCI a lasciare scoperti diversi settori alla propria sinistra che non si sentivano più rappresentati da quel partito, contrari all'idea di compromessi con le forze "borghesi". In particolare il 1977 vide un ritorno delle agitazioni e dei movimenti di piazza, con scontri molto più feroci di quelli del Sessantotto: iniziate con un assalto alla tribuna di Luciano Lama, leader della CGIL a cui veniva contestata una linea politica ritenuta troppo morbida, le violenze sfociarono in azioni armate con lanci di molotov, uccisioni sia di poliziotti che di manifestanti, assalti alle sedi del MSI, e strascichi come la strage di Acca Larentia. Anche le BR giunsero ad alzare maggiormente il tiro, dopo che la loro nuova guida, Mario Moretti, aveva preso il posto di Cagol, morta nel 1975, e di Curcio, arrestato nel 1976. Moretti diede alla lotta armata l'ordine di «mirare al cuore dello stato», portando a un incremento degli attentati: nel 1977 le persone uccise ad opera delle BR salirono a trentuno.

Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse.

Berlinguer, ritenendo che il PCI stesse pagando più di tutti il proprio appoggio al governo Andreotti con una perdita di consensi, fece pressioni per avervi un maggior coinvolgimento. Fu allora che si ebbe l'episodio più eclatante quando il 16 marzo 1978 le BR rapirono il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, uno dei maggiori sostenitori del compromesso storico, in via Fani a Roma, proprio nel momento in cui il Presidente del Consiglio incaricato, Giulio Andreotti, stava tentando di far nascere il primo governo con i voti diretti del PCI. Il fronte politico si divise allora tra i fautori della trattativa con le BR (soprattutto il PSI), e i sostenitori della fermezza (democristiani e comunisti), convinti che lo Stato non si dovesse piegare ai loro ricatti; alla fine prevalsero questi ultimi. Il conseguente omicidio di Moro, il cui cadavere fu fatto ritrovare in via Caetani, a metà strada tra le sedi della DC e del PCI, gettò l'Italia intera nello scompiglio e nel caos. Il ministro dell'Interno Cossiga, che si era opposto alla trattativa con le BR, fu costretto alle dimissioni. Anche il presidente della Repubblica Leone fu accusato di non aver fatto abbastanza per salvare Moro; sottoposto tra l'altro a una campagna mediatica da parte dell'Espresso e del Partito Radicale che lo ritenevano coinvolto nello scandalo Lockheed, che in quegli anni stava portando a svariate inchieste giudiziarie,[36] Leone si dimise di lì a poco, nonostante la sua estraneità ai fatti[37] riconosciuta vent'anni dopo dagli stessi radicali.[38] L'omicidio di Moro accelerò di fatto la fine dei governi di solidarietà nazionale, portando alla fine anticipata della legislatura nel 1979, e lasciando nella Repubblica Italiana la lugubre sensazione di avviarsi verso un inesorabile declino.[29]

Gli anni Ottanta[modifica | modifica wikitesto]

La marcia dei 40 mila.

Il pesante clima ideologico degli anni settanta, che aveva portato a un vertiginoso accrescimento della tensione sociale e politica, cominciò a dissolversi all'inizio degli anni ottanta, durante i quali avvenne la cosiddetta svolta del «riflusso»,[39] inaugurata nell'autunno del 1980 dalla marcia dei quarantamila a Torino, quando tornò alla ribalta l'esistenza di una «maggioranza silenziosa» che si contrapponeva al clamore degli scontri sociali del decennio precedente: il 14 ottobre numerosi quadri intermedi della Fiat, stanchi delle continue proteste dei sindacati che si opponevano alla cassa integrazione di diversi operai proposta dall'azienda per rilanciarsi, e che impedivano loro di entrare in fabbrica a lavorare, diedero vita a un corteo "silenzioso" per la città che mise a tacere gli scioperi e le occupazioni.[40]

Ci fu nel complesso un ritorno delle persone dalle piazze al privato; cominciò l'era della televisione commerciale, unito a un decollo della pubblicità e a un incremento dei consumi. Rinacque il Carnevale di Venezia; crebbe la disaffezione dei cittadini per la politica, ma aumentò il senso di ottimismo e di benessere sociale.[41] A livello politico iniziò a prevalere la personalizzazione sull'appartenenza ideologica; ci fu così un declino del potere dei sindacati e del Partito Comunista Italiano, parallelamente all'ascesa di Bettino Craxi tra le fila del Partito Socialista Italiano, chiamato nel 1976 a risollevare le sorti del partito che allora si trovava ai minimi storici, stretto nella tenaglia del tentativo di compromesso storico tra la DC e il PCI.[42] Esponente quarantenne della corrente minoritaria degli autonomisti di Nenni, ritenuto una figura provvisoria di mediazione tra le opposte correnti dei demartiniani di Enrico Manca e dei lombardiani di Claudio Signorile, Craxi ottenne ben presto un comando indiscusso sul PSI, giungendo a cambiarne la fisionomia. Allontanandosi in maniera sempre più marcata dal PCI, sul modello del programma di Bad Godesberg del Partito Socialdemocratico Tedesco, Craxi si propose di costruire un'alternativa di sinistra alla DC, che fosse costituita non già da un partito comunista colluso con l'Unione Sovietica, ma da una sinistra riformista che potesse trattare col PCI da una posizione di forza, al fine di riassorbire l'anomalia dell'Italia adeguandola agli altri paesi occidentali.[4]

Sandro Pertini, Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985, con un gruppo di studenti.

Prendendo parte al clima culturale ravvivato dai nuovi intellettuali della rivista MondOperaio, Craxi cominciò ad attaccare il PCI, rimproverandogli di essere ancora alle dipendenze di Mosca nonostante i proclami di segno opposto; il primo atto di quest'offensiva era stata un'intervista concessa nell'agosto 1978 all'Espresso in cui accusava i comunisti di essere ancorati a un'ideologia statalista e totalitaria come quella marxista-leninista.[43][44] Nello stesso anno Craxi era riuscito a far eleggere presidente della Repubblica Sandro Pertini, uomo della vecchia guardia del PSI, che durante il suo mandato si proporrà un riavvicinamento più amichevole e sereno dei cittadini alle istituzioni, promuovendo ad esempio incontri e afflussi di scolaresche al Quirinale. Per il suo carisma, il suo modo di fare schietto e ironico, il suo affetto verso i bambini, Pertini sarà ricordato come il presidente più amato dagli italiani.[45][46][47]

I primi anni del decennio furono tuttavia ancora permeati di una certa turbolenza. Nell'estate 1980 avvenne la strage di Ustica, un disastro aereo di un DC-9 dai contorni tuttora non chiariti, e un mese dopo quella alla stazione di Bologna, entrambe con un elevato numero di morti. Dopo la fine delle esperienze di unità nazionale si erano avvicendati governi fragili e di breve durata (Cossiga I-II, Forlani) che si rivelarono inadeguati a gestire le conseguenze del terremoto dell'Irpinia del 1980, in occasione del quale Pertini auspicò invano il ricompattarsi di una grande coalizione; un suo tentativo di riesumarla era già fallito l'anno precedente quando aveva provato senza successo a dare l'incarico di un nuovo governo per la prima volta a un politico non democristiano, Ugo La Malfa. Si ripresentò la minaccia della guerra fredda con l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'Unione Sovietica e la sua decisione di rivolgere contro l'Europa occidentale una moderna generazione di missili a testata nucleare SS20;[48] tra i paesi NATO si cominciò allora a discutere se installare nuovi euromissili pershing e cruise in risposta. Nel marzo 1981 una perquisizione nella villa di Licio Gelli da parte della Guardia di Finanza condusse alla scoperta della loggia massonica P2, un'organizzazione clandestina anticomunista con presunti scopi eversivi, che contava tra i suoi iscritti, oltre a Gelli, anche Roberto Calvi, responsabile del fallimento del Banco Ambrosiano trovato misteriosamente impiccato a Londra sotto un ponte, e il banchiere Michele Sindona, ritenuto mandante dell'omicidio del giudice Giorgio Ambrosoli che stava indagando su irregolarità nelle sue operazioni finanziarie. Il presidente del consiglio Arnaldo Forlani dovette dimettersi per non aver reso pubblici i documenti riguardanti lo scandalo sulla P2. Sempre nel 1981 ci fu l'attentato al Papa polacco Wojtyła, avversario dei regimi comunisti, la cui elezione al soglio pontificio era stata mal vista negli ambienti dell'Est europeo. Tra i fatti di cronaca, la disgrazia toccata al piccolo Alfredino turbò assai l'opinione pubblica. Nel calcio esplose il primo scandalo scommesse di notevole rilievo, che vide la condanna di numerosi calciatori e la penalizzazione di alcune importanti squadre di club.

Bearzot omaggiato dall'album dei Calciatori.

Tra gli eventi sportivi di rilievo ci fu tuttavia nel 1982 l'inaspettata vittoria della nazionale italiana di calcio guidata da Bearzot ai mondiali di Spagna, di cui fu protagonista uno dei maggiori imputati nello scandalo, il calciatore Paolo Rossi. Le forze dell'ordine, intanto, grazie al varo di nuove leggi e ad innovativi metodi di indagine, riuscirono ad arrestare i capi delle Brigate Rosse, finendo per smanellarne l'organizzazione, che ricevette un duro colpo nel gennaio 1982 con la spettacolare liberazione da parte dei NOCS del generale statunitense James Lee Dozier rapito un mese prima.

Nel giugno 1981 riuscì il tentativo di Pertini di mettere alla guida del governo il primo politico non appartenente alle fila della DC, il repubblicano Giovanni Spadolini. Sotto la sua presidenza, che inaugurava la formula del pentapartito (alleanza governativa fra DC-PSI-PLI-PSDI-PRI), l'Italia inviò in Libano per la prima volta un contingente militare all'estero. Anche se si trattò di un governo debole, destinato a cadere per uno scontro tra i ministri Andreatta e Formica noto come "lite delle comari", fu il preludio della chiamata a Palazzo Chigi del socialista Bettino Craxi, investito da Pertini nel 1983 in seguito ad elezioni anticipate: queste videro un pesante tracollo della DC, che sotto la direzione del nuovo segretario Ciriaco De Mita scese di quasi 6 punti, una flessione del PCI, e una risalita del PSI. Se la DC perse così la sua funzione di guida politica del paese, l'ascesa di Craxi consentì di superare lo stallo del sistema venutosi a creare dopo il fallimento del compromesso storico; quello di Craxi sarà infatti il governo più lungo di tutti quelli finora mai avuti. Esso sarà caratterizzato da un energico decisionismo, con frequente ricorso a decreti-legge, a differenza di quelli precedenti a guida democristiana più inclini alle mediazioni. Tra i suoi primi atti di rilievo, Craxi firmò con il Vaticano, nel febbraio del 1984, un protocollo aggiuntivo ai Patti lateranensi già stipulati nel 1929, ratificato in seguito dalla legge 206 del 1985, che ribadiva la sovranità e la reciproca indipendenza di Stato e Chiesa.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Accordo di villa Madama.
Un giovane Silvio Berlusconi e l'allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, nel 1984.

Legato in amicizia all'emergente imprenditore Silvio Berlusconi, a favore del quale intervenne per decretare il ripristino delle trasmissioni delle sue reti Fininvest oscurate nell'ottobre 1984 dall'ingiunzione di tre pretori,[49] Craxi inaugurò un nuovo corso economico che trovò una sponda nel liberismo di Reagan e della Thatcher. In particolare egli si propose di combattere la pesante inflazione che si trascinava sin dagli anni settanta, motivo di stagnazione e crescita lenta, individuandone la causa principale nella scala mobile, ossia nel meccanismo di adeguamento automatico dei salari all'aumento del costo della vita. L'abolizione di alcuni suoi punti, attuata il 14 febbraio 1984 col cosiddetto decreto di "San Valentino", in accordo con la Confindustria, i liberali, la CISL di Carniti e la UIL di Benvenuto, scatenò le proteste dei settori più estremisti della CGIL di Lama, che indussero quest'ultimo a rompere l'unità con le altre sigle sindacali dopo la ricomposizione del 1969,[50] ma soprattutto la durissima opposizione del Partito Comunista Italiano, il quale in aperta sfida a Craxi proclamò dei pesanti scioperi insieme alla CGIL. Poiché Craxi non demorse, Berlinguer fece indire un referendum per sconfiggere il suo decreto convertito intanto in legge, ma morì improvvisamente per un aneurisma nel giugno 1984 durante un comizio in vista delle imminenti elezioni europee. La commozione per la morte di Berlinguer spinse il PCI in quelle elezioni a superare la DC facendolo momentaneamente diventare il primo partito, e inducendo il segretario democristiano De Mita a prefigurare una nuova alleanza trasversale col Partito Comunista, il quale rivendicava da tempo una propria legittimità e superiorità "morale" rispetto ai partiti di governo. Alessandro Natta, figura di mediazione tra le varie anime del PCI, fu il nuovo segretario che condusse il partito al referendum tenutosi l'anno dopo nel giugno del 1985, che si risolse però in una vittoria di Craxi e una sconfitta inaspettata per il PCI; quest'ultimo, ritrovandosi isolato, e senza più il carisma di Berlinguer, da allora si avviò a una lenta e inesorabile perdita di consensi.

I governi degli anni Ottanta

Negli anni Ottanta si susseguirono i seguenti governi: dal 14 ottobre 1980 al 26 maggio 1981 il Governo Forlani (Arnaldo Forlani); dal 28 giugno 1981 al 7 agosto 1982 il Governo Spadolini I (Giovanni Spadolini); dal 23 agosto 1982 al 13 novembre 1982 il Governo Spadolini II; dal 1º dicembre 1982 al 2 maggio 1983 il Governo Fanfani V (Amintore Fanfani); dal 4 agosto 1983 al 27 giugno 1986 il Governo Craxi I (Bettino Craxi); dal 1º agosto 1986 al 3 marzo 1987 il Governo Craxi II; dal 17 aprile 1987 al 28 aprile 1987 il Governo Fanfani VI; dal 28 luglio 1987 all'11 marzo 1988 il Governo Goria (Giovanni Goria); dal 13 aprile 1988 al 19 maggio 1989 il Governo De Mita (Ciriaco De Mita); dal 22 luglio 1989 al 29 marzo 1991 il Governo Andreotti VI (Giulio Andreotti).

Sul versante estero, Craxi da un lato rafforzò i legami dell'Italia con il Patto Atlantico, intensificando i rapporti con l'America di Ronald Reagan, ma dall'altro mantenne una politica filo-araba nella questione israelo-palestinese del Medio-Oriente, spalleggiato dal ministro degli Esteri Andreotti. Nell'autunno 1985, ad esempio, in occasione del sequestro della nave da crociera Achille Lauro da parte di un gruppo terrorista guidato da Abu Abbas, Craxi rivendicò la giuridizione italiana del caso garantendo la libertà ai sequestratori contro il parere degli Stati Uniti che intendevano giudicarli per l'uccisione di un loro concittadino; la conseguente crisi di Sigonella fece aumentare il prestigio di Craxi anche presso i comunisti per il suo mantenimento della parola data. Anche durante il bombardamento americano di Tripoli, che vide una rappresaglia libica con lancio di missili su Lampedusa nell'aprile 1986, Craxi fu reputato eccessivamente prudente verso Gheddafi, mostrando di diasapprovare piuttosto l'attacco americano e il suo coinvolgimento del suolo italiano.[51]

Per il resto, tuttavia, l'Italia di Craxi diede attuazione pratica al progetto americano di uno scudo di euromissili in risposta alle minacce del mondo comunista-sovietico fattesi sempre più pressanti, progetto già approvato in fase teorica nel dicembre 1979 dal governo Cossiga e a cui si erano allineati anche gli altri paesi occidentali come il Regno Unito, la Francia, la Spagna, la Germania, e che si rivelerà determinante per mettere in crisi l'apparato strategico e finanziario dell'Unione Sovietica, accelerandone la caduta e la svolta di Gorbaciov. Il PCI, invece, in occasione dell'installazione della base missilistica a Comiso, non mancò di schierarsi dalla parte del regime sovietico.[52]

Nella seconda metà degli anni ottanta ci fu una crescita significativa del PIL italiano anche grazie al calo dell'inflazione, che portò l'Italia ad affermarsi come la quinta potenza economica mondiale.[53] Si impose il made in Italy, trascinato dalla moda[54] e dai prodotti alimentari di consumo.[55] Da paese di emigranti l'Italia si scoprì terra di immigrati, provenienti soprattutto dai paesi "extracomunitari" del terzo mondo.[56] Avvertendo il ritardo del sistema politico rispetto ai cambiamenti in atto nella società, Craxi fu tra i primi a parlare della necessità di riforme istituzionali,[57] ad esempio in senso presidenzialista, sebbene egli stesso riconoscerà che questi progetti resteranno alla fine un «inutile abbaiare alla luna».[58] Nell'estate del 1986, intanto, la DC si dichiarò non più disponibile a dargli la fiducia, obbligandolo ad un patto noto come "staffetta", che porterà nel 1987 alla fine del governo Craxi, ad elezioni anticipate, e al subentro di Giovanni Goria, uomo vicino a De Mita, sempre col sostegno del pentapartito. Avversario di Craxi, De Mita era espressione dell'ala sinistra della DC e favorevole all'antico progetto di alleanza consociativa col PCI.[59] Per evitare che il PSI si logorasse nella forzata alleanza col centro che gli sottraeva visibilità a sinistra (come avvenuto sin dagli anni sessanta), Craxi diede vita a una politica movimentista di piazza, antagonista alla DC, che di fatto trasferiva all'interno del governo quella che avrebbe dovuto essere una contrapposizione dialettica tra maggioranza e opposizione.[60] Risultato di queste iniziative furono i referendum del 1987 a favore della punibilità civile dei magistrati (vanificato in seguito dalla legge Vassalli)[61] e quello sul "nucleare" che riscosse molti consensi sull'onda emotiva del disastro di Chernobyl: esso portò all'abolizione della produzione di energia atomica in Italia, e vi si opposero soltanto i liberali, i repubblicani e missini.

Un'altra battaglia ingaggiata da Craxi riguardò quegli ambiti, come l'informazione, che vedevano un'assegnazione dei posti di influenza non solo alle forze di maggioranza (DC e PSI), ma anche di opposizione (PCI). Mentre le tre reti pubbliche televisive erano infatti così spartite fra quelle tre formazioni, i principali quotidiani nazionali erano invece per lo più schierati contro i socialisti,[62] i quali non disponevano di un radicamento ideologico-culturale nel paese pari a quello dei due grandi «partiti-chiesa».[63] Particolarmente ostile nei loro confronti era La Repubblica di Scalfari, appartenente al gruppo editoriale Caracciolo-Espresso dell'imprenditore Carlo De Benedetti, vicino al PCI e alla sinistra democristiana. Fu per questo che nel giugno 1988, all'indomani del primo scontro per la scalata alla Mondadori tra Berlusconi, possibile amico dei socialisti sul terreno delle reti private, e De Benedetti, l'appoggio di Craxi andò al primo, sostenendo un progetto di legge antitrust del repubblicano Oscar Mammì che di fatto avrebbe escluso il secondo dal mercato televisivo.[64] La stessa preoccupazione aveva spinto Craxi nel 1985 a impedire l'operazione con cui l'IRI presieduta da Romano Prodi, appoggiato da De Mita, si impegnava a cedere il gruppo SME alla Buitoni di De Benedetti.[65]

Quando poi nell'aprile del 1988 fu il suo avversario De Mita a succedere a Goria alla guida del governo, in vista di una lunga fase che doveva attuare un progressivo coinvolgimento dei comunisti,[59] Craxi sfruttò il malcontento di diversi settori della DC, contrari al doppio incarico di De Mita di segretario del partito e presidente del Consiglio, formando contro di lui nel maggio 1989 una solida alleanza con Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani, esponenti della destra democristiana; l'alleanza fu ribattezzata C.A.F. dalle iniziali dei cognomi dei tre protagonisti (Craxi-Andreotti-Forlani), e prevedeva una loro alternanza al governo con programmatica esclusione della sinistra estrema.

Il passaggio agli anni '90[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Andreotti VI, Governo Andreotti VII e Accordi di Schengen.
Giulio Andreotti, uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana, per 7 volte Presidente del Consiglio.

Il patto del CAF prese a funzionare come un orologio quando Andreotti, estromettendo De Mita, subentrò alla guida del governo nel luglio 1989, sostenuto dalla stessa coalizione di pentapartito, mentre Forlani assumeva la segreteria della DC.[66] Il fatto che un tale progetto politico sembrasse non prevedere alternative suscitò tuttavia una sensazione di immobilismo, dando l'impressione che i partiti si accordassero tra loro indipendentemente dal resto del paese. Ciò nonostante, dal governo Andreotti furono avviate alcune importanti riforme economiche come l'apertura agli investimenti privati nelle università,[67] e soprattutto l'adesione al trattato di Maastricht, che avrebbe aperto il mercato italiano alla libera concorrenza internazionale, rendendo obsoleto il sistema economico basato sulle partecipazioni statali su cui si era retto fino allora.[68]

Con la caduta del muro di Berlino avvenuta il 9 novembre 1989, che assunse il significato ideale di un crollo dell'alternativa al capitalismo, sembrarono aprirsi nuovi spazi di intesa tra il PSI e un PCI finalmente libero dalla pregiudiziale sovietica, ma il rapporto travagliato tra i due partiti che si era andato deteriorando lungo tutto il decennio fece ben presto naufragare una tale prospettiva.[69] Venuto meno il "fattore K",[2] il 12 novembre 1989 Achille Occhetto, da poco più di un anno divenuto segretario del Partito Comunista Italiano, annunciò la "svolta della Bolognina", ormai non più rinviabile, che comportava l'abbandono della tradizione marxista-leninista e l'avvio al socialismo. Pur mantenendo tuttavia la distanza che lo separava dal PSI,[70] risalente alla scissione del 1921, la sua svolta non fu presa positivamente dall'ala radicale del partito, e si protrarrà attraverso varie tappe fino al 1998.

Nel 1990 si celebrò il Campionato mondiale di calcio in Italia, un evento molto seguito dalla popolazione, a cui però seguirono discussioni circa gli appalti per la costruzione degli impianti sportivi. Avevano cominciato infatti a svilupparsi nuovi partiti di protesta nei confronti di quella che è stata definita partitocrazia, che contestavano un eccessivo carico fiscale, ravvisavano malsani rapporti tra politica e imprenditoria, ed esigevano la necessità di riforme. In particolare la Lega Nord, della quale fu nominato Segretario generale Umberto Bossi, già eletto la prima volta in Senato nel 1987 (e per questo da allora soprannominato senatùr) si fece portatrice di una tale protesta, arrivando a prospettare l'autonomia del Nord Italia dal resto del paese.

Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica dal 1985 al 1992.

Il tramonto delle ideologie, che già negli anni ottanta aveva portato in tutto l'Occidente a un indebolimento del voto di appartenenza in favore di una maggiore personalizzazione della politica (incarnata in Italia dalla figura di Craxi), contribuì alla crisi dei partiti tradizionali; paralleamente era cresciuto così il ruolo supplente del presidente della Repubblica, sin dal tempo di Pertini.[71]

Con Francesco Cossiga, eletto al Quirinale nel 1985 con una larghissima maggioranza, si assistette a un incremento di intervenenti nella vita politica: sebbene avesse svolto con discrezione il proprio mandato nei primi anni del proprio settennato, dopo la caduta del muro Cossiga iniziò una fase di conflitto, spesso provocatoria e con una fortissima esposizione mediatica, verso il sistema dei partiti, da lui accusato di immobilismo, e contro la politicizzazione dei magistrati. Definito perciò il grande «picconatore»,[72] Cossiga ruppe uno dei più antichi tabù della politica democristiana, che consisteva nel mettere a tacere le turbolenze e le piaghe del sistema. Quando nel 1990 Andreotti rese pubblici i documenti su Gladio a cui lo stesso Cossiga apparteneva, organizzazione clandestina pronta a intervenire in caso di invasione sovietica, egli lo interpretò come un tentativo di spodestarlo, e nel novembre 1991 si autodenunciò alla magistratura come referente politico di Gladio, per rivelare agli italiani il prezzo che in termini di legalità era costato il mantenimento della pace pubblica durante la cinquantennale presenza in Italia del più forte partito comunista d'Occidente.[73] Un mese dopo, l'opposizione parlamentare, in particolare quella ex-comunista, presentò una richiesta di impeachment o messa in stato di accusa contro di lui, richiesta tuttavia respinta in quanto manifestamente infondata in base agli atti parlamentari del 12 maggio 1993. Sebbene inviso a quasi tutti i partiti, Cossiga trovò una sponda nei progetti presidenzialisti di Craxi,[74] e un asse col MSI guidato dal nuovo segretario Gianfranco Fini, succeduto da pochi anni ad Almirante.[75]

Uno dei Tornado italiani impiegati nella guerra del Golfo.

Nel novembre 1990, intanto, Occhetto annunciò il cambio di nome del suo partito, che si sarebbe chiamato Partito Democratico della Sinistra, evitando la denominazione "socialista" e prefigurando già in questo modo la chiusura di ogni possibilità di intesa col PSI.[70] Nonostante gli umori contrari della base, il 3 febbraio 1991 il PCI deliberò il proprio scioglimento, provocando la scissione di Armando Cossutta e Fausto Bertinotti che daranno vita al Partito della Rifondazione Comunista. Il neonato PDS, che si proponeva come alternativa al pentapartito, conobbe già un momento di tensione in occasione della guerra del Golfo contro il dittatore iracheno Saddam Hussein, esplosa da poche settimane, tra una maggioranza antiamericana, fautrice del ritiro delle forze militari italiane inviate in Iraq dal governo sotto l'egida dell'ONU, e i "miglioristi" come Giorgio Napolitano, riluttanti ad una rottura col blocco eurosocialista;[76] poiché prevalse la contrarietà alla guerra, in antitesi all'orientamento della comunità internazionale, il neonato partito della sinistra si attirò le critiche, da parte di Craxi, di aver attuato una svolta filo-occidentale poco credibile.[77]

Il perdurare del gelo nei rapporti tra PSI e PDS, e la conseguente impossibilità di costruire un blocco di sinistra alternativo alla DC nonostante la caduta della pregiudiziale anticomunista, continuò a mantenere il sistema politico in una fase di stallo, tanto più che il sorpasso a sinistra, progettato da Craxi ai danni del PCI-PDS, appariva ancora lontano da venire, nonostante la lenta e progressiva crescita dei socialisti durante tutti gli anni ottanta. Non riuscendo a trovare la sua «onda lunga», il PSI seguitò a ritenersi alleato "costretto" alla DC,[69] cercando di contenderle quanti più spazi di visibilità e mezzi finanziari possibili per sopravvivere nella moderna società mediatica,[78] esponendosi alle critiche della stampa avversa che continuava a cavalcare la "questione morale".[79] Da più parti si cominciò a pensare che la paralisi del sistema favorisse la corruzione.[80] Per far fronte alla crisi della politica, l'emergente leader Mario Segni propose dei referendum per abolire il voto proporzionale, ritenuto una delle cause dei quella paralisi: il primo passo in questa direzione fu la proposta di introduzione della preferenza unica, che ebbe notevole successo ai referendum del giugno 1991. Craxi, che aveva invitato i cittadini ad «andare al mare», ritenendo che quella proposta avrebbe ridotto il diritto di scelta dei cittadini, apparve agli occhi dell'opinione pubblica come uno dei principali sconfitti.[81]

Lenzuoli dedicati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Si era fatto intanto sempre più minaccioso l'attacco della mafia nei confronti dello Stato, un attacco cominciato sin dall'omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa nel 1982, e acuitosi a partire dal 10 febbraio 1986, data di inizio del maxiprocesso contro "cosa nostra", avviato in seguito alle dichiarazioni dei pentiti Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno, e Francesco Marino Mannoia, rilasciate al giudice Giovanni Falcone, e che aveva portato all'arresto di 456 imputati. Tra questi vi erano Luciano Liggio e Michele Greco, esponenti della cosca di Corleone, capeggiata da Salvatore Riina, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano, che erano saliti al vertice della cupola mafiosa sconfiggendo il clan rivale di Stefano Bontade e Salvatore Inzerillo. All'indomani delle sentenze costoro scatenarono una rappresaglia non solo contro le famiglie dei pentiti, ma anche contro alcuni referenti politici, già sospettati di collusione, presumibilmente per aver fatto mancare la consueta protezione nei loro confronti: nel 1988 uccisero l'ex sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco, e nel 1992 il presidente della DC siciliana Salvo Lima.

Furono uccisi anche i magistrati Antonino Saetta nel 1988, Rosario Livatino nel 1990, e Antonino Scopelliti nel 1991. Nel 1992, pochi mesi dopo che la Corte di Cassazione ebbe confermato le condanne del maxiprocesso, due grandi stragi colpirono l'Italia: la strage di Capaci avvenuta sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci a pochi chilometri da Palermo, in cui persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta (Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro); e la strage di via d'Amelio in cui morì il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta, avvenuta per l'esplosione di una Fiat 126 contenente circa 100 chilogrammi di tritolo.

Gli anni Novanta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima Repubblica (Italia), Seconda Repubblica (Italia) e Stagione delle privatizzazioni.

Lo scandalo Tangentopoli e l'inchiesta Mani pulite[modifica | modifica wikitesto]

La crisi di identità dei partiti, conseguente al crollo del muro di Berlino e al disfacimento dell'URSS, aveva portato sconvolgimenti non solo nell'estrema sinistra, ma anche al centro dello schieramento dove erano cadute in molti elettori moderati le ragioni per votare DC in funzione anticomunista. Nel vuoto venutosi a creare si assistette così ad una progressiva frammentazione del quadro partitico, e ad un coinvolgimento sempre più accentuato nell'agone politico di diversi settori della società civile, come il capo dello Stato, la magistratura, gli organi di stampa, la classe imprenditoriale, rimasti fino allora neutrali.[82]

Antonio Di Pietro, il magistrato più famoso dell'inchiesta Mani pulite.

In vista delle elezioni dell'aprile 1992 crebbe fortemente il tasso di faziosità generale, soprattutto a livello mediatico, dove nella rete controllata dal Pds le trasmissioni condotte da Michele Santoro, a cui si aggiunsero quelle di Gad Lerner, riscossero sempre più successo nel presentare un paese allo sfascio e nel rivolgere attacchi senza precedenti al pentapartito.[82] Alle elezioni del 5 aprile 1992 la DC andò per la prima volta sotto il 30%, il PSI scese al 13,6%, mentre si impose la Lega Nord, che sfruttando il malcontento raggiunse d'un colpo l'8,6%.

Si comprese di essere giunti a un punto di svolta, sensazione acuita dall'avvio di alcune indagini giudiziarie, passate all'inizio quasi inosservate, che stavano scoprendo una fitta rete di tangenti, favori e accordi illegali fra politici e imprenditori. Il primo atto di quest'inchiesta, detta di Mani pulite, era avvenuto il 17 febbraio 1992 ad opera del pool della procura di Milano guidato dal pubblico ministero Antonio di Pietro, con l'arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese, colto in flagrante mentre stava cercando di distruggere una tangente ricevuta dall'imprenditore Luca Magni. I giornali in seguito chiameranno Tangentopoli questo fenomeno caratterizzato da un intreccio irregolare tra politica e affari,[83] originato da un consociativismo patologico.[80]

Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999.

All'indomani delle elezioni Cossiga si dimise da presidente della Repubblica con due mesi di anticipo. Alle difficoltà di formare un nuovo governo, per via dei numeri risicati di cui disponeva ora il pentaparito (da cui peraltro era già fuoriuscito il PRI un anno prima), si aggiunsero quelle per l'elezione del nuovo Capo dello Stato, che avvenne infine dopo lunghe trattative con una convergenza di voti su Oscar Luigi Scalfaro, nei giorni in cui si verificava l'attentato mortale contro Giovanni Falcone.

Esplosa ormai in maniera irreversibile la "questione morale", a seguito dei numerosi avvisi di garanzia che stavano colpendo soprattutto esponenti del PSI e della DC (tra cui il cognato di Craxi Paolo Pillitteri), l'incarico del governo, che dopo Andreotti sarebbe spettato a Craxi secondo i patti del CAF, fu conferito invece al suo delfino Giuliano Amato. Al suo insediamento, nel discorso sulla fiducia, Craxi il 3 luglio chiamò in correità tutto il Parlamento dichiarando «spergiuro» chi avesse negato di non aver fatto ricorso al finanziamento illecito dei partiti,[84] ma nessuno raccolse la sua sfida al giuramento.[85]

Andamento del debito pubblico italiano in rapporto al PIL dopo il 1960 (Dati: FMI).

Sul piano economico, intanto, l'Italia era entrata in un periodo di recessione, a cui si sovrappose una pesante crisi finanziaria: nel 1992 la lira venne svalutata e uscì dal Sistema Monetario Europeo avendo superato i margini di fluttuazione consentiti. Cresceva anche il debito pubblico, salito costantemente sin dagli anni settanta per il vertigionoso aumento della spesa pubblica (quasi raddoppiata dal 1960)[86] causato da un oneroso sistema di welfare state e dall'attuazione di politiche keynesiane di sostegno alla produzione.[87][88] Se negli anni settanta il peso del debito era stato mitigato dalla forte inflazione, negli anni ottanta era andato fuori controllo per l'avvenuta separazione tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia,[89] fino a raggiungere il 121,8% nel 1994,[90] alimentato dal circolo vizioso della spesa per interessi passivi sui titoli di stato.[91][92]

La crisi monetaria del 1992

Il fenomeno speculativo dell'estate 1992 coinvolse la lira italiana e la sterlina britannica. Il governo italiano, retto da Amato, il 13 settembre decise di svalutare il cambio di riferimento della valuta nazionale complessivamente del 7%, in particolare la lira in sé fu svalutata del 3,5%, mentre le altre valute furono rivalutate del 3,5%.

Nonostante ciò, la crisi finanziaria sembra precipitare verso la bancarotta. Il 16 settembre il governo britannico decise di far uscire la moneta nazionale dallo SME.

Il 17 settembre 1992 il governo Amato decise una drastica svalutazione della lira (pari al 25% del suo valore), la conseguente fuoriuscita dallo SME - il sistema monetario europeo in cui la lira era entrata nel 1979 - e una parallela manovra finanziaria del valore di quasi centomila miliardi. I provvedimenti attuati, quali l'aumento dell'età pensionabile e dell'anzianità contributiva, il blocco dei pensionamenti, la “mimimun tax” sui redditi autonomi, la patrimoniale sulle imprese, il prelievo sui conti correnti bancari, i ticket sanitari, l'istituzione dell'ICI, provocarono episodi di protesta sociale che si rivolsero anche contro i sindacati confederali.

Per rimettere in ordine la contabilità dello Stato, Amato varò una finanziaria molto onerosa, detta di «lacrime e sangue», che inaspriva soprattutto la pressione fiscale.[93]

Alle elezioni amministrative del dicembre 1992 il PSI ebbe un crollo verticale dei consensi; all'indomani del voto Craxi ricevette un avviso di garanzia basato sulla tesi per cui «non poteva non sapere» degli illeciti al suo partito.[94] Nel 1993 i giudici indagheranno numerosi altri esponenti politici di primo piano, come Claudio Martelli, Giorgio La Malfa, Renato Altissimo, Antonio Gava, Paolo Cirino Pomicino, Vincenzo Scotti, Severino Citaristi, Arnaldo Forlani, Giulio Andreotti,[95] decapitando gran parte della classe dirigente del paese. La DC ricevette anche accuse di collusione con la mafia, con l'incriminazione dello stesso Andreotti nel marzo 1993, mentre il 15 gennaio, in risposta alle stragi del 1992, era stato catturato dal Crimor il capo di cosa nostra Totò Riina, latitante dal 1969.

Per far fronte al dilagare di tangentopoli nel marzo 1993 il governo Amato presentò il decreto Conso che mirava ad una "soluzione politica" del fenomeno depenalizzando il finanziamento illecito ai partiti, ma per la prima volta nella storia repubblicana il presidente della Repubblica Scalfaro, sull'onda dalla contrarietà dell'opinione pubblica, rifiutò di firmarlo. Il 18 aprile i nuovi referendum voluti da Mario Segni, forte del successo del 1991, sancirono la fine del proporzionale e l'introduzione del Mattarellum, cioè di un sistema di voto in gran parte maggioritario, che spingendo i partiti ad accorparsi in coalizioni avrebbe segnato la fine di un'epoca. Uno dei referendum abolì a grandissima maggioranza anche il finanziamento pubblico ai partiti.

I governi degli anni Novanta

Negli anni Novanta si susseguirono i seguenti governi: dal 12 aprile 1991 al 24 aprile 1992 il Governo Andreotti VII (Giulio Andreotti); dal 28 giugno 1992 al 28 aprile 1993 il Governo Amato I (Giuliano Amato); dal 28 aprile 1993 al 10 maggio 1994 il Governo Ciampi (Carlo Azeglio Ciampi); dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995 il Governo Berlusconi I (Silvio Berlusconi); dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996 il Governo Dini (Lamberto Dini); dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998 il Governo Prodi I (Romano Prodi); dal 21 ottobre 1998 al 23 dicembre 1999 il Governo D'Alema I (Massimo D'Alema); dal 22 dicembre 1999 al 26 aprile 2000 il Governo D'Alema II.

Dinanzi ai nuovi scenari Amato rassegnò le dimissioni e subentrò un governo guidato per la prima volta non da un parlamentare ma da un tecnico indipendente: Carlo Azeglio Ciampi, sorretto da una maggioranza trasversale molto ampia comprendente anche il PDS. Craxi tuttavia, che da tempo denunciava l'uso politico della magistratura accusandola di rivolgere le proprie inchieste solo contro alcuni partiti evitando altri, tornò a ribadire che l'intero sistema era coinvolto nella pratica dei finanziamenti illeciti, necessari al mantenimento delle sue poderose organizzazioni politiche, all'interno delle quali «tutti sapevano e nessuno parlava».[96] Ma nel paese era ormai forte il sentimento anticraxiano: il 30 aprile 1993, dopo che la Camera ebbe negato l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti, Craxi venne bersagliato da una folla di manifestanti con un lancio di oggetti e insulti all'uscita dall'hotel Raphael di Roma. Apparendo come il principale esponente della partitocrazia corrotta, Craxi continuerà ad accusare di correità soprattutto il PCI-PDS: «È certo che dal 1976 il PSI non ha ricevuto alcun contributo da nessuno Stato o Partito estero. La stessa cosa non possono dire né i comunisti, né gli ex comunisti, né del resto solo loro, ma [...] è anche tra di loro che si sono levate voci particolarmente severe, sprezzanti e indignate. Il maggior partito di opposizione ha potuto contare su risorse di gran lunga superiori alle nostre. Il finanziamento illegale di cui ha potuto disporre era tanto di natura interna che di provenienza internazionale».[97]

Continuava intanto la stagione delle stragi di mafia contro lo Stato, messe in atto dal clan dei Corleonesi che giunse per la prima volta a colpire l'Italia continentale facendo esplodere diverse autobombe che danneggiarono gravemente il patrimonio artistico italiano: nel maggio 1993 furono compiuti l'attentato di via Fauro a Roma e la Strage di via dei Georgofili a Firenze; il 27 luglio 1993 la Strage di via Palestro a Milano e poche ore dopo gli attentati alle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio in Velabro a Roma. Un'altra autobomba avrebbe dovuto colpire lo stadio Olimpico di Roma il 31 ottobre, ma l'attentato sarebbe fallito per il malfunzionamento del dispositivo elettronico di azionamento.[98]

Le elezioni del '94: discesa di Berlusconi e prima volta della destra[modifica | modifica wikitesto]

Silvio Berlusconi, Presidente del consiglio dal 1994 al 1995, durante una convention elettorale.

Il declino della DC e del PSI avevano lasciato un vuoto di potere nello schieramento moderato, che nelle elezioni amministrative del 1993 fu momentaneamente riempito a Nord dalla Lega, che vinse a Milano, e al Centro-Sud dal Movimento Sociale Italiano (MSI), che a Roma e Napoli andò al ballottaggio ottenendo percentuali inaspettate di poco inferiori al 50%. Nell'occasione, durante un'intervista concessa nel novembre del medesimo anno sulla contesa per la candidatura a sindaco di Roma, che si disputava tra Francesco Rutelli della sinistra e Gianfranco Fini del Movimento Sociale, Silvio Berlusconi affermò che avrebbe scelto quest'ultimo.

Umberto Bossi, leader e fondatore della Lega Nord, nel dicembre 1994 tolse il sostegno al governo Berlusconi I, determinandone la caduta.

La successiva campagna elettorale per le elezioni del 27 marzo 1994, seguite allo scandalo suscitato dall’inchiesta Mani Pulite, segnarono il definitivo cambiamento dello scenario politico italiano. Il preludio per lo svolgimento di queste elezioni furono le dimissioni di Carlo Azeglio Ciampi. Questi, che prima degli incarichi governativi era stato Governatore della Banca d’Italia, aveva proceduto ad attuare ulteriori tagli della spesa pubblica e nuovi inasprimenti fiscali per fronteggiare la svalutazione della lira, con una politica di duri sacrifici.

Il PCI era già divenuto PDS nel 1991, e confortato dalle previsioni di un successo elettorale diede vita a uno schieramento di sinistra paragonato da Occhetto a una «gioiosa macchina da guerra».[99] La DC si trasformò in Partito Popolare Italiano (PPI), riprendendo il nome adottato dal partito cattolico del 1919; un settore di esso però, in particolare una componente dell'ala destra già facente capo a Forlani, decise di scindersi fondando il Centro Cristiano Democratico, guidato da Pier Ferdinando Casini, mentre gran parte della sinistra democristiana rimase nel PPI, alleandosi col nuovo movimento di Mario Segni, il Patto per l'Italia. Il MSI-DN, invece, per mettere a frutto i successi di Roma e Napoli in vista di una propria definitiva fuoriuscita dall'emarginazione, operava una svolta in senso moderato dando origine ad Alleanza Nazionale (AN).

Nasceva infine Forza Italia, un movimento promosso da Silvio Berlusconi (allora proprietario delle maggiori reti televisive private italiane e del gruppo Fininvest-Mediaset) allo scopo di opporsi alla possibile affermazione delle sinistre che avevano vinto i turni delle elezioni amministrative, su un programma di rilancio dell’iniziativa privata, di aumento dell'occupazione (1 milione di posti di lavoro), di riduzione dei carichi fiscali per le imprese.

Sparivano intanto formazioni di lunga tradizione quali il PSDI e il PLI; quest'ultimo, che decretò il proprio scioglimento il 6 febbraio 1994, decise di aderire ai diversi movimenti liberali sparsi per il territorio riuniti nella Federazione dei Liberali Italiani. Altri invece confluirono nel nuovo partito Forza Italia. Il 13 novembre 1994 sarà la volta della diaspora del Partito Socialista Italiano: gran parte dei reduci sarà recuperata da Enrico Boselli che fonderà i Socialisti Italiani; altri fonderanno invece il Partito Socialista Riformista, la Federazione Laburista e l'Alleanza Democratica; altri ancora confluiranno in Forza Italia.

Il nuovo sistema elettorale, di tipo maggioritario, favorì la formazione di alleanze tra i partiti. Le elezioni del 27 marzo 1994 decretarono al Nord la vittoria di Forza Italia e Lega Nord, unite nel Polo delle Libertà, e al Centro-sud di Forza Italia e Alleanza Nazionale, unite nel Polo del Buon Governo; uscirono sconfitti gli altri due poli, cioè i Progressisti (Pds, Rifondazione, Verdi, Alleanza Democratica, Rete, Psi) guidati dal segretario pidiessino Achille Occhetto, e il Patto per l'Italia (Ppi e Patto Segni) guidato da Mario Segni e Mino Martinazzoli.

Il vero vincitore risultò Silvio Berlusconi, il quale formò il suo primo governo, che vedeva per la prima volta l'ingresso nella stanza dei bottoni dei missini di Fini. Il suo governo, tuttavia, incontrò subito numerose difficoltà che sfociarono in scontri giudiziari con la Procura di Milano, in scontri politici con la Lega di Bossi e in scontri sociali con i sindacati (sulla questione della riforma delle pensioni) tali da portare ad una rapida caduta del suo governo nel dicembre del '94, in particolare a seguito di un avviso di garanzia emesso a Napoli contro Berlusconi per un presunto reato dal quale sarà assolto con formula piena per non aver commesso il fatto.[100][101]

Si insediò allora il governo tecnico di Lamberto Dini (ex ministro del Tesoro del governo Berlusconi), appoggiato dall'esterno da centrosinistra e Lega Nord, che durò per tutto il 1995, dopo il quale la legislatura giunse prematuramente alla fine.

Le elezioni del '96: la prima volta della sinistra post-comunista[modifica | modifica wikitesto]

Romano Prodi, Presidente del consiglio dal 1996 al 1998.

Le nuove elezioni anticipate del 1996 videro contrapporsi il Polo delle libertà di centro-destra (ma senza Lega Nord), guidato da Berlusconi, e la coalizione di centro-sinistra, l'Ulivo (Pds, Ppi e forze minori), guidate da Romano Prodi, economista di area cattolica.

L'Ulivo vinse di misura e alla Camera ebbe bisogno dei voti di Rifondazione comunista per formare la maggioranza ed il nuovo governo. Tra gli intenti della nuova legislatura ci fu il tentativo di riformare la Costituzione, esigenza che si avvertiva in maniera sempre più pressante sin dagli anni ottanta, e che si rendeva ormai necessaria per adeguare le istituzioni al nuovo modello politico della Seconda Repubblica, orientato rispetto alla Prima in senso decisamente bipolare. A tal proposito si diede vita ad una Commissione bicamerale presieduta da D'Alema, che tra varie difficoltà riuscì dapprima a trovare una fragile intesa per approvare un modello presidenzialista che prevedesse l'elezione diretta del Capo dello Stato, ma fu poi costretta a rinunciarvi per l'emergere di disaccordi tra le opposte parti politiche.

Diversi obiettivi, intanto, come la privatizzazione di importanti aziende statali, il risanamento dei conti pubblici e l'ingresso nell'euro, furono raggiunti dal governo attraverso un inasprimento della pressione fiscale. Alla fine del 1998 il governo Prodi cadde tuttavia a causa della scelta di Rifondazione comunista di ritirare la fiducia sulla legge finanziaria. Seguirono altri due governi di centro-sinistra, retti con l'apporto di alcuni parlamentari dal centro e di una parte di comunisti rimasti fedeli a Prodi, autori di una scissione da Rifondazione. Il primo dei due governi fu presieduto da Massimo D'Alema, segretario dei Democratici di sinistra (la nuova denominazione del Pds), e il secondo da Giuliano Amato, ex socialista.

Il 13 maggio 1999 Carlo Azeglio Ciampi viene eletto presidente della repubblica alla prima votazione. Il 20 maggio 1999 un commando terrorista delle Br uccide Massimo D'Antona, sindacalista della Cgil, collaboratore del ministro del Lavoro Bassolino.

Gli anni Duemila[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fatti del G8 di Genova e Crac Parmalat.
I governi degli anni Duemila

Negli anni Duemila si susseguirono i seguenti governi: dal 26 aprile 2000 all' 11 giugno 2001 il Governo Amato II (Giuliano Amato); dall' 11 giugno 2001 al 23 aprile 2005 il Governo Berlusconi II (Silvio Berlusconi); dal 23 aprile 2005 al 17 maggio 2006 il Governo Berlusconi III; dal 17 maggio 2006 all' 8 maggio 2008 il Governo Prodi II (Romano Prodi); dall' 8 maggio 2008 al 16 novembre 2011 il Governo Berlusconi IV.

Silvio Berlusconi, di nuovo Presidente del consiglio dal 2001 al 2006.

Nel 2001 si registra il primo caso di mucca pazza in Italia, che adotta anche ufficialmente la nuova moneta dell'euro voluta da Ciampi. Intanto, I Popolari, Rinnovamento Italiano, I Democratici e l’Udeur creano la federazione de La Margherita, presieduta da Francesco Rutelli. Questa federazione, insieme ai Democratici di Sinistra, si presenta alle elezioni nell’aprile 2001, contro la Casa delle Libertà, la coalizione di centro-destra, della quale è tornata a far parte la Lega Nord, e alla quale si aggiunge il Nuovo Partito Socialista Italiano di Gianni De Michelis.

Alle elezioni politiche del 12 maggio 2001 la Casa delle Libertà, guidata dal ticket Silvio Berlusconi-Gianfranco Fini batte lo schieramento ulivista, e Forza Italia registra un notevole successo, raccogliendo circa il 30 per cento dei consensi globali. Berlusconi torna così al governo.

Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica dal 1999 al 2006.

Le principali riforme del governo Berlusconi II furono: l'abolizione della leva obbligatoria, le pensioni portate alla soglia minima di 1 milione di lire mensili, la riforma del mercato del lavoro con la Legge Biagi nota come Legge 30/2003, quella riguardante il Codice della strada con l'istituzione della patente a punti e il ritorno dei discendenti maschi di casa Savoia. Il 1º gennaio 2002 la circolazione della lira italiana comincia a essere affiancata da quella dell'euro, la moneta che allora fu adottata da undici dei quindici stati che allora componevano l'Unione Europea: l'euro sostituisce definitivamente la lira il 28 febbraio 2002.

Nel dicembre 2003 Gianfranco Fini è in viaggio in Israele in qualità di Ministro degli Esteri. Durante questo soggiorno egli definisce il fascismo, in riferimento al ventennio fascista, il male assoluto del XX secolo. Ciò non viene preso bene da Alessandra Mussolini, nipote di Benito Mussolini ed esponente di Alleanza Nazionale, che esce dal partito per costituire un partito di estrema-destra: Azione Sociale.

Nel 2004, alcuni suoi ex-aderenti, decidono di ricostituire il Partito Socialista Democratico Italiano, mentre tra il 3 e il 4 dicembre dello stesso anno viene ricostituito anche il Partito Liberale Italiano.

Nelle elezioni regionali del 2005, che coinvolgono 14 regioni italiane, sono presenti due principali coalizioni: la già nota Casa delle Libertà, costituita da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani e di Centro e Lega Nord e la nascente in chiave anti-berlusconiana Unione, costituita da: Ulivo (che da coalizione si stava trasformando in federazione di Margherita, Democratici di Sinistra e Repubblicani Europei), Socialisti Democratici Italiani, Verdi, Udeur, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Italia dei Valori. Oltre a questi c’è Alternativa Sociale, una federazione di partiti di estrema destra nata un anno prima, costituita da: Azione Sociale, Fronte Sociale Nazionale e Forza Nuova. L'Unione ottiene già un successo conquistando 12 delle 14 regioni in questione. Queste elezioni sono state fatali per il governo e Berlusconi, il 27 aprile 2005, è costretto a chiedere la fiducia del parlamento, che ottiene 334 voti favorevoli e 240 contrari. Il governo Berlusconi II risulta il più longevo della storia repubblicana, rimanendo in carica per quasi quattro anni, dal giugno 2001 all'aprile 2005.

Continua la diaspora democristiana: il 25 giugno 2005, Gianfranco Rotondi, membro dell'UDC, decide di uscire dal partito per dare alla luce Democrazia Cristiana per le Autonomie, nel quale confluisce anche Rinascita della Democrazia Cristiana. Il 12 gennaio 2006 entra ufficialmente nella Casa Libertà. A luglio 2006 viene espulso Publio Fiori, ex membro della defunta Democrazia Cristiana e di Alleanza Nazionale, accusato di aver convocato illegalmente un congresso nazionale del partito. Il 1º ottobre 2006, quest'ultimo, fonda Rifondazione Democristiana.

Intanto il nuovo PSI, durante il proprio congresso nazionale, che si svolge dal 21 al 23 ottobre 2005, decide di rivedere la propria posizione riguardante le alleanze. Vengono presentate due mozioni: la prima, esposta dal segretario Gianni De Michelis, chiede di rivedere la propria posizione nel futuro, ma che al momento si deve restare all'interno della casa delle Libertà; la seconda, presentata da Bobo Craxi, chiede di uscire immediatamente dal governo e proseguire l'unità socialista all'interno dell'Unione. Il clima è così teso che sia Gianni De Michelis che Bobo Craxi si auto-proclamano segretari del partito. Tuttavia il 6 gennaio 2006 Bobo Craxi abbandona il partito.

Il 17 novembre 2005 nasce la Rosa nel pugno, federazione di Socialisti Democratici Italiani e Radicali. Entrerà nell’Unione l’anno dopo. Bobo Craxi, che non è interessato all'intesta social-radicale, il 7 febbraio 2006 decide di fondare un nuovo partito: I Socialisti, che decide di entrare nell'Unione.

Campagna elettorale 2006, piazza Maggiore, Bologna, febbraio 2006.

Il 10 aprile 2006 si svolgono nuove elezioni politiche tra la Casa delle Libertà e L'Unione. Queste elezioni si svolgono per la prima volta secondo la legge Calderoli del 2005 che ha modificato il precedente meccanismo misto maggioritario, in favore di un sistema proporzionale corretto, con premio di maggioranza per la coalizione e senza possibilità di indicare preferenze (la selezione dei parlamentari viene effettuata dai partiti). Alla Camera, l'Unione ottiene il 49,81% dei consensi, mentre la Casa delle Libertà il 49,74%; mentre, al Senato, la coalizione guidata da Prodi prevale per due seggi (determinanti i voti ottenuti nella circoscrizione Estero, per la prima volta al voto). Ciò decreta un'esigua vittoria dell'Unione. La limitata maggioranza e l'eterogeneità della coalizione, sostenuta dall'intera sinistra parlamentare, solleva ben presto dubbi sulla solidità del governo.

Alla fine di giugno 2006 si concludono le indagini che portarono allo scandalo di Calciopoli, scandalo che ha investito il calcio italiano coinvolgendo diverse società professionistiche fra le più importanti e numerosi dirigenti sia delle stesse società sia dei principali organi calcistici italiani (Federazione Italiana Giuoco Calcio, Lega Nazionale Professionisti, Associazione Italiana Arbitri), oltre ad alcuni arbitri ed assistenti. A stemperare il clima tetro del calcio italiano, giunge il 9 luglio 2006 la vittoria in Germania del quarto titolo mondiale da parte della nazionale italiana.

Tra il febbraio ed il marzo 2006, si svolgono a Torino ed in altre 8 località piemontesi i XX Giochi olimpici invernali ed i IX Giochi Paralimpici invernali.

Il 29 luglio 2006 il Parlamento ha approvato con un'ampia maggioranza trasversale[102][103] una legge sull'indulto.

Il 2 dicembre 2006 viene portato a compimento il ritiro dei militari italiani dall'Iraq.

Con l’aiuto di parte dell’opposizione vengono approvati diversi provvedimenti in materia di politica estera: il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, il decreto sulla partecipazione italiana alla missione UNIFIL in Libano, il permesso di estensione della Caserma Ederle, base militare statunitense situata in territorio vicentino. Questi provvedimenti, ma non solo, aprono contrasti interni alla maggioranza parlamentare che nel frattempo regge in senato grazie al sostegno, spesso decisivo, dei senatori a vita.

Romano Prodi al comizio di Bari, durante la campagna elettorale per le Politiche del 2006.

Il 21 febbraio 2007, la risoluzione della maggioranza di approvazione della linea del governo sulla politica estera, con particolare riferimento alla presenza italiana nelle forze NATO operanti in Afghanistan, non raggiunge il quorum. Si apre così una crisi di governo che si chiuderà con la fiducia ottenuta in senato il 28 febbraio.

Negli ultimi mesi del 2007 sono numerose le esternazioni, da parte di componenti della maggioranza di governo, di insoddisfazione per i provvedimenti fino ad allora prodotti (Fausto Bertinotti) e riguardo alla difficoltà di realizzare a causa del sostanziale equilibrio parlamentare (Lamberto Dini, Francesco Rutelli, Clemente Mastella[104]). Lo stesso presidente Napolitano giudica come "abnorme" il ricorso ad eccessivi voti di fiducia.

Il 21 gennaio 2008, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, in seguito all’ordinanza di arresti domiciliari per la moglie ed all’annuncio di un'indagine per concussione in corso riguardante egli stesso, annuncia che i Popolari-Udeur ritirano l'appoggio al governo per la mancata solidarietà politica. A seguito di questo avvenimento il governo pone la questione di fiducia ed il 24 gennaio viene battuto al senato per 161 voti a 156.[105] Le conseguenti dimissioni di Prodi vengono accettate da Napolitano che invita il governo a restare in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Nel corso del 2007, con la progressiva saturazione delle discariche in Campania, si verifica una nuova e più grave crisi nella gestione dei rifiuti locale. La gestione dell'emergenza è uno dei maggiori temi trattati durante la campagna elettorale del 2008.

Verso la fine della legislatura viene esposto dai media all'opinione pubblica il caso Alitalia. I tentativi di privatizzazione della compagnia in crisi di debito, cominciati nel 2006, incontravano l'opposizione dei sindacati agli esuberi previsti. La situazione verrà successivamente risolta dal Governo Berlusconi IV con l'acquisizione di parte dell'azienda da parte di una cordata italiana senza placare però le polemiche sulle modalità della vendita e rimediando, da parte della Commissione Europea, la contestazione di aiuti illeciti dallo Stato italiano.

All'indomani della vittoria del centro-sinistra l'UDC rivede la sua posizione politica. Casini (leader), vorrebbe continuare ad appoggiare la Casa delle Libertà, e l'altra, cappeggiata da Marco Follini (segretario) di chiudere definitivamente l'esperienza dalla coalizione. A seguito di questo contrasto, il 21 ottobre 2006, Marco Follini costituisce Italia di Mezzo, partito che non entra in nessuna delle due coalizioni e appoggia ora l'una ora l'altra.

Giorgio Napolitano, nuovo Presidente della Repubblica, eletto il 15 maggio 2006.

Tra la fine del 2006 e il 2007 i progetti di federazione della Rosa nel Pugno sfumano: l'alleanza dei due partiti si mantiene viva soltanto su una comune azione sul governo.

All'interno di Alleanza Nazionale, la corrente D-Destra, capeggiata da Francesco Storace e maggiormente espressione dell'anima "sociale" del partito, si trova sempre più in contrasto con la direzione finiana per quanto riguarda il diritto al voto amministrativo agli immigrati regolari, all'insegnamento del Corano nelle scuole pubbliche e all'entrata del partito nel Partito Popolare Europeo, che raggruppa le forze moderate e conservatrici del continente. Così il 26 luglio 2007 il leader della corrente decide di costituire un nuovo soggetto politico: La Destra. Il 7 ottobre confluisce nel nuovo partito Alleanza Siciliana, fondata dall'europarlamentare Nello Musumeci, anch'esso in seguito a un contrasto con la direzione di Alleanza Nazionale, nel settembre 2005, e avente solo base regionale.

Nel 2007 i partiti maggiori dello schieramento di centro-sinistra, ossia i Democratici di Sinistra e La Margherita avviano un processo unificatore nel segno dell'Ulivo, proiettato alla costituzione di un unico grande partito che ricalchi il modello dell'americano "Partito Democratico". Tuttavia il percorso che dovrebbe portare alla nascita del Partito Democratico è molto insidioso: l'ala sinistra dei Democratici di Sinistra, capeggiata da Fabio Mussi, non vuole unirsi ai democristiani, così il 5 maggio 2007 decide di scindersi e fondare Sinistra democratica. D'altra parte alcuni membri della Margherita trovano che il gruppo dell'Ulivo, di cui fanno parte, non deve necessariamente comunicare con l'estrema sinistra, a parole laica e progressista, ma anche anti-americanista e anti-clericale. È in questo clima che Lamberto Dini consuma l'ennesima scissione con la costituzione, avvenuta il 1º ottobre, de I Liberal-Democratici. Anche i Socialisti Democratici Italiani, invitati a partecipare al progetto del Partito Democratico, rifiutano di aderirvi, definendolo un accordo storico "bonsai" tra democristiani e post-comunisti. Nonostante ciò il 14 ottobre 2007 vede la luce il Partito Democratico, del quale presidente è Romano Prodi e Segretario Nazionale Walter Veltroni, i quali vengono così eletti dopo aver partecipato a delle primarie con altri candidati. Oltre a Margherita e Democratici di Sinistra, confluiscono nel nuovo partito anche Italia di mezzo e Partito Democratico Meridionale, nato il 16 maggio 2006 per decisione dell'allora presidente della Calabria Agazio Logero, in contrasto con i vertici della Margherita.

Enrico Boselli invita i piccoli partiti socialisti alla riunificazione. Si mostrano interessati a tale iniziativa il Nuovo Partito Socialista Italiano, che convoca un congresso nazionale per formalizzare l'adesione al nuovo progetto, mentre l'area vicino a Roberto Caldoro considera illegitima la mozione del segretario Gianni De Michelis, sicché apre un nuovo congresso nazionale, dove viene proclamato Segretario Nazionale, e I Socialisti di Bobo Craxi. Il 14 luglio si aprono i lavori per la costruzione del Partito Socialista, che nasce definitivamente il 7 ottobre, nel quale vi entrano anche alcuni fuoriusciti di Sinistra Democratica. Poi troviamo anche Willer Bordon e Roberto Manzione, anche loro esponenti della Margherita, contro il progetto del Partito Democratico. L'11 settembre costituiscono l'Unione Democratica per i Consumatori.

Il 16 gennaio 2008 viene arrestata la moglie del ministro di giustizia Clemente Mastella, seguita il giorno successivo dallo stesso ministro, entrambi per concussione. Mastella dà allora le dimissioni da ministro di giustizia, e pur affermando in un primo momento che l'Udeur continuerà ad appoggiare il governo esternamente, avverte la mancanza di solidarietà politica da parte della maggioranza: per questo il 21 gennaio decide alla fine di farne uscire il suo partito, dando il via a una seconda crisi di governo. Questo fatto provoca dissensi all'interno dell'UDEUR: in particolare buona parte della sezione della provincia di Matera, in Basilicata, si distacca dal partito per costituirsi in Popolari Uniti, mentre tre consiglieri regionali della Campania costituiscono Popolari Democratici. Essi si federano immediatamente al Partito Democratico. Inoltre vari senatori dell’Udeur passano ad altri partiti. Così Prodi, apprestandosi a chiedere la fiducia al Parlamento, spera ancora di poterla ottenere: il 23 gennaio alla Camera dei Deputati ottiene 326 sì e 275 no. Il giorno dopo però è la volta del Senato della Repubblica, dove ottiene 161 no e 156 sì: la sua maggioranza non c'è più. A seguito della sconfitta Prodi rassegna le proprie dimissioni, restando in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Subito dopo la caduta del Governo il Partito Democratico decide di candidare Presidente del Consiglio Walter Veltroni, il quale decide di proporre un'alleanza ai soli Italia dei Valori e Radicali in cambio di un futuro incorporamento, che accettano, chiudendo di fatto l'esperienza dell'Unione.

Così La Sinistra-L'Arcobaleno, federazione creata all'interno dell'Unione l'8 dicembre 2007 da Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi, il 5 febbraio 2008, presenta come proprio candidato Presidente del Consiglio, l'ex-segretario nazionale di Rifondazione Fausto Bertinotti.

Pier Ferdinando Casini, capo della forza politica Unione di Centro, che decise di staccarsi dalla coalizione di centro-destra.

Tale scelta influenza anche la Casa delle Libertà, in un'area politica che allo Stato vedrebbe una coalizione di vari partiti contro il solo Partito Democratico. Alcuni esponenti del centro-destra propongono allora di presentarsi alle elezioni con i soli quattro partiti fondatori, ma ciò non vede d'accordo i partiti minori. L'8 febbraio, Forza Italia e Alleanza Nazionale trovano un accordo per creare il Popolo delle Libertà, progetto di Silvio Berlusconi lanciato il 18 novembre 2007 per unire il centro-destra: esso si presenterà alle elezioni come una federazione, lavorando per diventare un partito unitario. In seguito entrano nel nuovo progetto la Democrazia Cristiana per le Autonomie, il Nuovo Partito Socialista Italiano, i Popolari Liberali, fondato come partito il 14 febbraio 2008 da Carlo Giovanardi, già corrente filo-berlusconiana dell'Udc, in contrasto con i vertici del partito al riguardo dell'uscita dalla Casa delle Libertà, il Partito Pensionati fondato il 19 ottobre 1987, Azione Sociale, i Riformatori Liberali, i Liberal-Democratici, Italiani nel Mondo e i Socialisti Riformisti, nato dalla scissione dal nuovo Psi, in seguito alla decisione di questo di federarsi con la Democrazia Cristiana delle Autonomie. Entra in coalizione con Il Popolo delle Libertà Lega Nord, che si presenterà solo al centro-nord e Movimento per l'Autonomia, che si presenterà solo al centro-sud.

L'UDC cerca di riavvicinarsi alla coalizione di Silvio Berlusconi, quando allora non aveva ancora raggiunto nessuna intesa con Alleanza Nazione per la creazione del Popolo delle Libertà. Si viene così a creare un gruppo di dissidenti, capeggiato da Mario Baccini e Bruno Tabacci, interessati a creare un nuovo partito puramente di centro: La Rosa Bianca. Tuttavia l'UDC si allontana definitivamente da Silvio Berlusconi una volta raggiunta l'intesa per la creazione del suo nuovo progetto. Così il 28 febbraio l'UDC e la Rosa Bianca raggiungono un'intesa per la creazione di una nuova lista: l'Unione di Centro, che candida Pier Ferdinando Casini.

Silvio Berlusconi, Presidente del consiglio dal 2008 al 2011.

Le elezioni del 13 e 14 aprile vengono vinte dalla coalizione composta da Il Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia, che, con il 47% delle preferenze, ottiene la maggioranza relativa dei voti e, in base alla vigente Legge Calderoli, il 55% dei deputati ed il 54% dei senatori. La nomina dei 21 ministri e dei 37 sottosegretari viene comunicata da Silvio Berlusconi il 7 maggio, contestualmente al conferimento dell'incarico da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Gianfranco Fini - Cofondatore con Silvio Berlusconi del Popolo della Libertà.

Subito dopo le elezioni nazionali 2008, Romano Prodi abbandona la carica di presidente del Partito Democratico.

Walter Veltroni, il leader della nuova formazione partitica, sconfitta nelle elezioni del 2008.

La maggioranza assoluta in Parlamento (ridottasi tuttavia notevolmente a partire dal 2010 per la scissione di Futuro e Libertà) ha garantito una solidità tale da permettere al Governo Berlusconi IV di essere il secondo governo più longevo della Repubblica Italiana e di varare numerose riforme. Nei mesi immediatamente successivi alle elezioni il governo legifera soprattutto riguardo ai temi trattati durante la campagna elettorale: vengono approvati i decreti per la privatizzazione di Alitalia, che viene ceduta alla CAI, una cordata di imprenditori italiani guidati da Roberto Colaninno;[106] viene gestita la crisi dei rifiuti in Campania stabilendo la costruzione di quattro nuovi inceneritori, dichiarando dieci nuove discariche come zone di interesse strategico nazionale e di competenza militare, prevedendo sanzioni per i Comuni che non dovessero portare a regime la raccolta differenziata, e nominando Guido Bertolaso sottosegretario all'emergenza rifiuti, già commissario durante il governo Prodi;[107] nel maggio 2008 l'ICI sulla prima casa, che già il governo Prodi aveva in parte ridotto, viene abolita del tutto, con l'esclusione delle abitazioni signorili, delle ville e dei castelli;[108] vengono poi detassati gli straordinari e i premi di produttività.[109] Nel 2009 viene approvato lo scudo fiscale per favorire il rimpatrio o la regolarizzazione delle attività finanziarie e patrimoniali illegalmente detenute all'estero fino al 31 dicembre 2008. Divengono legge il decreto Salva Banche, con i cosiddetti Tremonti bond, ed i decreti Anti Crisi volti a tentare di fronteggiare la crisi creditizia ed economica che nel solo 2009 portava il Pil italiano ad una contrazione del 5% a fronte di una crescita dell'indebitamento pari al 5,3% del Pil[110]. In materia di istruzione vengono approvati il decreto Gelmini su scuola primaria e secondaria[111] e quello sull’università.[112]. Nel marzo 2009 viene approvato il decreto del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta mirante all'efficienza e alla trasparenza della produttività del lavoro pubblico per colpire fenomeni come gli assenteismi e le inefficienze nella Pubblica Amministrazione.[113] In campo giudiziario divengono legge: il lodo Alfano, riguardante l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato, tuttavia successivamente giudicato anticostituzionale dalla Corte Costituzionale; il ddl sicurezza 2009, riguardante soprattutto disposizioni su immigrazione e lotta alla mafia; il DDL Intercettazioni, che restringe la possibilità per i pubblici ministeri di servirsi di intercettazioni telefoniche nelle indagini; la legge sul legittimo impedimento ed il decreto Svuota Carceri, che riduce la popolazione carceraria di 7 000 unità. Di anno in anno vengono prorogate le missioni internazionali e raggiungono l’approvazione il Trattato di Bengasi ed il Trattato di Lisbona.

All'inizio del 2009 si accende la discussione riguardo all'accanimento terapeutico e alle questioni di fine vita per via del caso Eluana Englaro. Il governo italiano, contrario alla sospensione di alimentazione ed idratazione della paziente, vara un decreto legge che viene respinto dal Capo dello Stato in quanto giudicato incostituzionale.

Tra il 27 e il 29 marzo Il Popolo delle Libertà, con la convocazione del suo primo congresso, si costituisce ufficialmente come partito. Silvio Berlusconi è eletto presidente del partito all'unanimità.

Il 16 marzo 2009 Sinistra Democratica, Movimento per la Sinistra, Unire la Sinistra e Federazione dei Verdi, costituiscono la federazione Sinistra e Libertà.

Il presidente USA Barack Obama, accompagnato dall'allora commissario Guido Bertolaso e da Silvio Berlusconi nel centro storico dell'Aquila.

Il 6 aprile 2009 il grave terremoto dell'Aquila di magnitudo 5,9 della scala Richter, causa la morte di 308 persone, 1500 feriti e 65.000 sfollati circa. Compagnie italiane, governi nazionali e soprattutto l’Unione Europea hanno contribuito al finanziamento della ricostruzione. A quasi otto mesi dal sisma viene realizzato il Progetto C.A.S.E. con costruzione di nuove abitazioni antisismiche[114] e chiusura ufficiale di tutte le tendopoli allestite.[115] Si sviluppa la polemica riguardo alla comunicazione del rischio reale cui era soggetta la popolazione e la trascuratezza delle norme antisismiche, che nell'ottobre 2012 porterà alla condanna di tutti i membri della commissione «Grandi rischi».[116]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto dell'Aquila del 2009.

Il 13 dicembre 2009, dopo un comizio in piazza del Duomo a Milano, Silvio Berlusconi viene colpito al volto con una riproduzione in miniatura del duomo, lanciata da distanza ravvicinata da Massimo Tartaglia, che il 29 giugno 2010 verrà ritenuto incapace di intendere e di volere, e perciò assolto.

Gli anni Duemiladieci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi economica del 2008-2013 e Crisi del debito sovrano europeo.

Alle elezioni regionali 2010 si conferma la solidità del governo Berlusconi e del centrodestra, a cui seguirà tuttavia uno scontro politico interno al PdL fra il vertice del partito ed il Presidente della Camera Gianfranco Fini, che il 30 luglio 2010, porterà 33 deputati e 10 senatori politicamente vicini a quest'ultimo a costituire nuovi gruppi parlamentari denominati "Futuro e Libertà. Per l'Italia", uscendo dal PdL, e passando dopo pochi mesi all'opposizione. Non ottiene successo tuttavia un tentativo, nel dicembre 2010, di sfiduciare il governo,[117] il quale mantiene una maggioranza in Parlamento, anche se fortemente ridimensionata a soli tre voti in più.[118]

Il 21 dicembre 2010 Silvio Berlusconi viene indagato dalla procura di Milano, in seguito allo scandalo denominato "Rubygate", con le accuse di sfruttamento della prostituzione minorile con l'ipotesi di aver fatto sesso dietro retribuzione con la ballerina di night club minorenne, Karima El Mahroug, e di presunta concussione per aver indotto i funzionari della Questura di Milano ad affidare indebitamente la ragazza, scappata da una comunità per minori, alla consigliere regionale lombarda Nicole Minetti.[119] La stampa nazionale ed estera danno molta enfasi all'avvenimento.

Roma, 12 novembre 2011. In piazza del Quirinale si aspetta che Berlusconi venga a presentare le dimissioni.

Dal mese di marzo 2011 l'Italia prende parte all'intervento militare in Libia nel contesto della guerra civile libica che vide la fine del regime quarantennale di Muʿammar Gheddafi.[120] Il 25 ottobre 2011 lo Spezzino e la Lunigiana vengono colpite da una forte alluvione[121][122]. I centri più colpiti sono quelli di Borghetto di Vara, Brugnato, Bonassola, Levanto, Monterosso al Mare, Vernazza in provincia della Spezia e Aulla in provincia di Massa-Carrara[122]. Una seconda alluvione colpisce il 4 novembre 2011 i centri di Genova, Recco e Camogli.[123] Questi eventi meteorologici hanno causato la morte di 19 persone e svariati danni materiali. Come probabili cause delle alluvioni vengono indicati l'abbandono del territorio, il mancato monitoraggio della vegetazione e la cementificazione.

Alle elezioni amministrative 2011 si registra un calo di consenso nella maggioranza e una vittoria sostanziale delle liste di centro-sinistra.[124] Nei successivi referendum del 12 e 13 giugno 2011 viene raggiunto per la prima volta dal 1995 il quorum in un referendum nazionale: vengono abrogate 4 norme riguardanti l'energia nucleare (che il governo stava valutando se reintrodurre), la privatizzazione della gestione dei servizi idrici e il legittimo impedimento (quest'ultima già pesantemente mutilata a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale).

Durante l'estate 2011 la "Crisi del debito sovrano europeo" raggiunge elevati livelli di criticità in Italia, ed il governo Berlusconi viene accusato dalle opposizioni di inadeguatezza a fronteggiare l'emergenza. In seguito all'acuirsi della crisi, riguardante in particolare l'aumento dello spread o differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi, il 12 novembre 2011 Berlusconi rassegna le dimissioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affida a Mario Monti l'incarico di formare un governo tecnico.

Il 16 novembre 2011, dopo un rapido giro di consultazioni, Mario Monti ed i ministri designati hanno prestato giuramento davanti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dando così inizio al Governo Monti, il secondo esecutivo tecnico della storia repubblicana. Gli obiettivi dichiarati del governo sono di affrontare le riforme più importanti per il paese al fine di superare la crisi finanziaria e di rispettare gli impegni presi con i partner europei.[125] Quasi tutti i partiti, ad esclusione della Lega Nord e dell'Italia dei Valori, hanno garantito il loro appoggio al nuovo esecutivo.

Mario Monti, Presidente del Consiglio dal novembre 2011 ad aprile 2013.

Le riforme, volte al ripristino della credibilità nazionale, tentano di coniugare l'uscita dalla recessione con l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013[126] e vengono presentate agli italiani come sacrifici necessari. Vengono attuate: la riforma delle pensioni[127] che ha dato vita al problema dei cosiddetti "esodati"[128]; la riforma del mercato del lavoro, il cui punto più discusso riguarda la modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; il ddl liberalizzazioni; viene potenziata la lotta all'evasione fiscale; e nasce l'IMU, che de facto ripristina l'imposta sugli immobili precedentemente cancellata. Il provvedimento Salva Italia del 6 dicembre 2011[129], se da un lato viene accettato dalle parti sociali e dall'opinione pubblica, dall'altra accende la polemica sulla mancata estensione dei sacrifici ai parlamentari.

Il Governo Monti il giorno del giuramento.

Nei primi mesi del 2012 alcune inchieste portano alla luce casi di corruzione, appropriazione indebita dei rimborsi elettorali e truffa ai danni dello Stato. I principali indagati sono il Tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito[130], il Tesoriere della Margherita, Luigi Lusi[131], il presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Davide Boni, della Lega Nord, diversi consiglieri della regione Lombardia e della giunta guidata da Roberto Formigoni, il Capogruppo del PdL e Presidente della Commissione Bilancio della Regione Lazio, Franco Fiorito.

Gli scandali, la limitata autoriduzione di pensioni e stipendi da parte dei parlamentari[132], l'appoggio dei partiti alle manovre del governo e la disputa sull'attitudine al buon governo dei politici rispetto ai tecnici sono fra le possibili cause di una crescente sfiducia nella classe politica.[133] Alle elezioni amministrative italiane del 2012, oltre ad una diminuita affluenza, si registra il forte calo di consenso dei partiti al governo nella precedente legislatura (Lega Nord e Popolo della Libertà) ed il lieve calo per il Partito Democratico; riscuote un notevole successo il Movimento 5 Stelle.[134]

Il 13 gennaio 2012, la nave Costa Concordia della compagnia Costa Crociere naufraga davanti al porto dell'Isola del Giglio. L'incidente causa la morte di 32 persone e il parziale affondamento della nave.[135] È la nave passeggeri di più grosso tonnellaggio mai naufragata[136].

A cavallo del maggio-giugno 2012 una serie di eventi sismici localizzati nel distretto sismico della pianura padana emiliana e mantovana causa 27 vittime ed ingenti danni ai centri abitati coinvolti.[137]

Il 6 dicembre 2012 il PdL lascia la maggioranza. Il 21 dicembre 2012, concluso l'iter parlamentare di approvazione della Legge di stabilità, Monti rassegna le dimissioni da Presidente del Consiglio.

L'inizio del 2013 è segnato, oltre che dalla campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, dalle dimissioni di Papa Benedetto XVI dall'incarico di pontefice, annunciate l'11 febbraio e decorrenti dalle ore 20.00 del successivo 28 febbraio[138][139]. In seguito alle dimissioni del Sommo Pontefice, il 12 marzo si apre il Conclave per l'elezione del successore. Il Conclave si chiude il giorno seguente con l'elezione del cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, il quale assume il nome di Francesco[140].

Pier Luigi Bersani, segretario del PD dal 2009, e candidato premier per Italia. Bene Comune alle politiche del 2013.

Il principale risultato delle elezioni appare essere una richiesta di rinnovamento da parte degli elettori, unitamente ad un calo dell'affluenza alle urne di oltre il 5% rispetto alle precedenti consultazioni elettorali. Le due principali coalizioni (centro sinistra e centro destra) perdono nel complesso 11 milioni di voti rispetto alle elezioni politiche del 2008. Emerge il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, alla sua prima esperienza elettorale nazionale, che con oltre il 25% dei voti validi ottiene un boom di consensi alla Camera dei Deputati con percentuali superiori al 30% in Liguria, Marche e Sicilia.

La nuova legislatura, rispetto a quelle che l'hanno preceduta, si segnala per l'età media dei parlamentari più bassa e per il maggior numero di donne presenti in Parlamento. Infatti la percentuale complessiva di donne è del 31% (32% alla Camera e 30% al Senato) e l'età media complessiva è di 48 anni (45 alla Camera e 53 al Senato)[141].

Enrico Letta, Presidente del consiglio a capo del primo governo di grande coalizione della storia della Repubblica Italiana.

Alla Camera, Italia. Bene Comune, la coalizione di Centro-sinistra guidata da Pier Luigi Bersani, ottiene il premio di maggioranza (345 seggi su 630), assegnato grazie a uno scarto di poco più dello 0,30% del totale dei voti rispetto alla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi, mentre il Partito Democratico è il primo partito per numero di voti.[142] Al Senato invece, nessuna delle coalizioni raggiunge la maggioranza assoluta di 158 seggi: Italia. Bene Comune pur avendo ricevuto più voti complessivi rispetto alle altre coalizioni ottiene 123 seggi, Il Popolo della Libertà 117, il Movimento 5 Stelle 54 e Con Monti per l'Italia 19.

Dopo le consultazioni, il 22 marzo Napolitano affida un incarico esplorativo a Pier Luigi Bersani. Bersani inizia un lungo giro di consultazioni comprendenti sia le parti sociali che politiche al termine delle quali, il 28 marzo, riferisce al Quirinale l'esito infruttuoso delle stesse. Il 30 marzo 2013 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano forma due gruppi di lavoro composti da 10 saggi[143] per i contatti con i gruppi parlamentari cercando soluzioni condivise, il primo di tipo istituzionale, mentre il secondo per la materia economico-sociale ed europea.[143]

Angelino Alfano, Vicepresidente del Consiglio nel Governo Letta.

Successivamente alla sua rielezione a Presidente della Repubblica[144][145], Napolitano conferisce l'incarico della formazione di un nuovo governo ad Enrico Letta[146]: il 28 aprile, nasce il Governo Letta. La carica di Presidente del Consiglio dei ministri, viene affidata da Napolitano a Letta[146], vice segretario del Partito Democratico. Il governo Letta comprende esponenti di entrambe le principali coalizioni che si contrapponevano prima delle elezioni. In particolare, la stessa carica di vicepresidente del Consiglio dei ministri è stata affidata al segretario politico del Popolo della libertà Angelino Alfano. Il Governo Letta è comunenemente detto anche governo delle larghe intese.

Il 29 aprile ha luogo una sparatoria davanti a Palazzo Chigi, avvenuta durante il giuramento al Quirinale da parte dei ministri del Governo Letta. Nell'attentato rimangono feriti due carabinieri e una donna.

Beppe Grillo, leader della nuova forza politica Movimento 5 Stelle, e principale oppositore del governo di grande coalizione.

Il 1º agosto 2013 Silvio Berlusconi, leader del Popolo della Libertà e senatore della XVII Legislatura della Repubblica Italiana, viene condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale con sentenza passata in giudicato nel processo sulla compravendita dei diritti televisivi[147].

Il 28 settembre 2013, in seguito alla decisione in notturna del presidente Letta di posticipare il decreto che impediva l'aumento dell'IVA dal 21 al 22%, i ministri del PdL si dimettono su ordine di Silvio Berlusconi, aprendo così di fatto una crisi di governo. Il Presidente del Consiglio annuncia che si presenterà a breve davanti alle camere per chiedere il rinnovo della fiducia al suo governo. In merito alle motivazioni delle dimissioni addotte dal PdL, Enrico Letta afferma: «Il tentativo di rovesciare la frittata sulle ragioni dell'aumento dell'Iva è contraddetto dai fatti che sono sotto gli occhi di tutti perché il mancato intervento è frutto delle dimissioni dei parlamentari PdL e quindi del fatto che non era garantita la conversione del dl in legge». Quindi la prima nota ufficiale. «Gli Italiani sapranno rimandare al mittente una bugia così macroscopica, un simile tentativo di stravolgimento della realtà» scrive Letta in risposta alle parole di Silvio Berlusconi sulla questione Iva. «In Parlamento - aggiunge - ognuno si assumerà le proprie responsabilità davanti al Paese»[148].

Il Governo Letta il giorno del suo giuramento.

Il 29 settembre Letta si reca al Colle da Napolitano per fare il punto della situazione sul Governo e valutare le alternative possibili. In precedenza il Capo dello Stato aveva dichiarato che avrebbe sciolto le camere solo se non ci fossero state alternative possibili[149]. Il giorno seguente a palazzo Chigi pervengono le dimissioni irrevocabili dei ministri PdL. Nel frattempo, la data per il voto di fiducia è fissata al 2 ottobre: in mattinata al Senato, nel pomeriggio alla Camera[150][151].

Il 1º ottobre Enrico Letta respinge le dimissioni dei ministri del Popolo della Libertà Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello[152][153].

Il 2 ottobre 2013 il premier Enrico Letta riferisce in mattinata al Senato della Repubblica sulla questione di fiducia. Il Popolo della libertà, dopo l'annuncio della nascita di gruppi autonomi di parlamentari PdL (capitanati da Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello) favorevoli alla questione di fiducia, ritorna sulle sue posizioni e decide, diversamente da quanto stabilito nelle ore precedenti, di votare la fiducia al governo. A Palazzo Madama, presenti 305 senatori su 321, il governo ottiene la fiducia con 235 sì (PD, PdL, SC, UdC, GS, Il Megafono e Per le Autonomie: SVP-UV-PATT-UPT-PSI-MAIE), 70 no (M5S, SEL e Lega), e nessun astenuto su 305 votanti[154]. Votano favorevolmente anche gli ex Movimento Cinque Stelle passati al Gruppo Misto: Fabiola Anitori, Adele Gambaro, Paola De Pin e Marino Mastrangeli[155]; ed i tre senatori a vita presenti in aula: Mario Monti, Elena Cattaneo e Carlo Rubbia. In serata anche la Camera dei Deputati, presenti 597 deputati su 630, conferma la fiducia al governo con 435 sì (PD, PdL, SC, UdC, CD, PSI-PLI, MAIE-ApI e Minoranze linguistiche) e 162 no (M5S, SEL, Lega e Fratelli d'Italia)[156].

Matteo Renzi, vince le elezioni primarie del Partito Democratico, divenendo il nuovo segretario del Partito. A febbraio 2014, diviene il nuovo Presidente del Consiglio succedendo a Enrico Letta.

Il 3 ottobre a Lampedusa, un barcone proveniente dalla Libia si incendia provocando più di 300 morti, viene proclamato il lutto nazionale in Italia per l'indomani.

Il 16 novembre 2013 il Consiglio Nazionale del Popolo della Libertà e Silvio Berlusconi, approvano la sospensione delle attività del PdL e il rilancio di Forza Italia[157], al nuovo partito però non aderiscono le cosiddette Colombe del PdL, la corrente guidata da Angelino Alfano[158], che forma il Nuovo Centrodestra[159] continuando a sostenere il Governo Letta.

Il 27 novembre 2013 il Senato della Repubblica Italiana, con 192 sì, 113 no e 2 astenuti[160][161][162], approva con voto palese la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, per effetto della "Legge Severino", in seguito alla condanna di Berlusconi del 1º agosto 2013 per frode fiscale con sentenza passata in giudicato[163]. Silvio Berlusconi perde così la carica di parlamentare della Repubblica Italiana dopo 19 anni di presenza ininterrotta[164]. Hanno votato a favore della decadenza Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Scelta Civica, Unione di Centro, Sinistra Ecologia Libertà, Il Megafono, Per le Autonomie (SVP-UV-PATT-UPT-PSI-MAIE)[165][166], i senatori a vita Mario Monti, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Renzo Piano[167][168], ed i senatori ex M5S passati al Gruppo Misto: Fabiola Anitori, Adele Gambaro, Paola De Pin e Marino Mastrangeli. Hanno votato contro la decadenza Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Lega Nord e Grandi Autonomie e Libertà[165][166].

Il Governo Renzi il giorno del suo giuramento.

Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale dichiara l'incostituzionalità dell'attuale legge elettorale in riferimento al premio di maggioranza assegnato e all'impossibilità per l'elettore di fornire una preferenza.[169][170][171]

L' 8 dicembre 2013 Matteo Renzi, sindaco di Firenze, vince le elezioni primarie del Partito Democratico, venendo eletto segretario con il 67,8% dei voti[172].

Il 9 dicembre 2013, all'indomani del successo nelle primarie del Partito Democratico, il segretario in pectore Matteo Renzi annuncia collaborazione col Governo e ribadisce la fiducia al Governo in un incontro col premier Enrico Letta a Palazzo Chigi. Intanto, "il Movimento dei Forconi" annuncia sciopero ad oltranza fino alla mezzanotte del 13, con l'intenzione di protestare contro l'illegittimità del Parlamento e i tagli del Governo. Tensioni soprattutto a Torino, Imperia e Cerignola[173].

L' 11 dicembre 2013 Enrico Letta riferisce prima alla Camera e poi al Senato riguardo alla "questione" di fiducia. Nel discorso il presidente del Consiglio attacca duramente Beppe Grillo, leader del M5s, accusandolo di alimentare l'insubordinazione e i disordini sociali. Dopo attimi di tensione a Montecitorio tra deputati PD e cinque stelle, la Camera conferma la fiducia all'esecutivo con 379 sì, 212 no e 2 astenuti. Favorevole la nuova maggioranza che segna la discontinuità (Partito Democratico, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica, Per l'Italia), contraria l'opposizione formata da Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d'Italia e Sinistra Ecologia e Libertà[174].In tarda serata, anche il Senato approva la fiducia con 173 sì e 127 no. Votano a favore Partito Democratico, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Per l'Italia. Votano contro le opposizioni: Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra Ecologia e Libertà e Fratelli d'Italia. Da segnalare una spaccatura nella Lega al momento delle dichiarazioni di voto; infatti il senatore leghista Michelino Davico in dissenso con la linea del partito concede la fiducia a Letta.[175]

Il 14 febbraio 2014 il presidente del consiglio Letta si è recato al Quirinale e ha rassegnato dimissioni irrevocabili[176].

Il 17 febbraio 2014, a seguito delle dimissioni irrevocabili di Enrico Letta, il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi viene investito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del mandato esplorativo per formare un nuovo governo[177].

Il 18 e 19 febbraio 2014 il presidente del Consiglio incaricato svolge le consultazioni con i gruppi parlamentari[178].

Il 21 febbraio 2014 Matteo Renzi si reca al Quirinale, dove scioglie la riserva e presenta la lista dei ministri che comporranno il suo governo. Il giorno successivo il Governo Renzi presta giuramento[179].

Il 25 febbraio 2014 il Governo Renzi ha ottenuto la fiducia prima del Senato della Repubblica (con 169 voti favorevoli e 139 contrari)[180], poi della Camera dei deputati (con 378 voti favorevoli, 220 contrari e 1 astenuto)[181].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b I vincoli del consociativismo, articolo di Piero Melograni, Il Sole 24 ore, 1999.
  2. ^ a b c Alberto Ronchey usò l'espressione «fattore K» per indicare l'impedimento del PCI ad avere accesso al governo per la logica dei blocchi contrapposti, cfr. La sinistra e il fattore K, articolo sul Corriere della Sera, 1979, richiamato da Quel che resta del fattore K, archivio del Corriere della Sera, 2006.
  3. ^ a b c Storia della Prima Repubblica, parte II, Le elezioni del 48, a cura di Paolo Mieli, 3D produzioni video e Istituto Luce.
  4. ^ a b Articolo di Lucio Colletti, archivio del Corriere della Sera, 1993.
  5. ^ Michele Petrocelli, Il labirinto clientelare: la crisi di sistema dell'economia italiana, p. 245, Armando editore, 2008.
  6. ^ «È storicamente provato che prima e durante le operazioni militari relative allo sbarco degli alleati in Sicilia, la mafia, d'accordo con il gangsterismo americano, s'adoperò per tenere sgombra la via da un mare all'altro» (Michele Pantaleone, cit. in Aspetti controversi dell'invasione della Sicilia, conferenza a cura dell'associazione culturale Ethos, 11 luglio 2008); «la mafia rinascente trovava in questa funzione, che le veniva assegnata dagli amici di un tempo, emigrati verso i lidi fortunati degli Stati Uniti, un elemento di forza per tornare alla ribalta e per far valere al momento opportuno, come poi effettivamente avrebbe fatto, i suoi crediti verso le potenze occupanti» (Giovanni Di Capua, Il biennio cruciale, pag. 69, Rubbettino Editore, 2005).
  7. ^ L'eccidio di Porzus e le colpe del Pci, dal Corriere della Sera, febbraio 2012.
  8. ^ «Ritornando al terrorismo contro i fascisti della Rsi, è d'obbligo dire che sarà questa la forma di lotta che i comunisti continueranno a praticare durante l'intera guerra civile e nei primi anni del dopoguerra, sino alla fine del 1948» (G. Pansa, I vinti non dimenticano, pag. 16, Rizzoli, Milano 2010 ISBN 978-88-17-04976-4).
  9. ^ Aldo G. Ricci, «I timori di guerra civile nelle discussioni dei governi De Gasperi», in Fabrizio Cicchitto (a cura di), L'influenza del comunismo nella storia d'Italia, Rubbettino, 2008.
  10. ^ Quella sottile linea rossa. L'attentato a Palmiro Togliatti, a cura di G. Calore, 14 aprile 2010.
  11. ^ A. Ciaralli, "Liberare le carceri, arrestare treni e tram". Il "Piano K", un documento dell'attività insurrezionale del PCI?, in Segni per Armando Petrucci, Roma 2002, pp. 60-119; cfr. anche Carlo Maria Lomartire, Insurrezione. 14 luglio 1948: l'attentato a Togliatti e la tentazione rivoluzionaria
  12. ^ Marco Innocenti, 14 luglio 1948: l'attentato a Togliatti, da un inserto de Il Sole 24 Ore.
  13. ^ Paola Di Biagi, La grande ricostruzione, in "Saggi, Storia e scienze sociali", Corriere della Sera, 2001.
  14. ^ a b Corrado Barberis Teoria e storia della riforma agraria Firenze, Vallecchi, 1957
  15. ^ Vittorio Veltroni, cit. in La voce del Serchio.
  16. ^ Montanelli & Cervi, Storia d'Italia, vol. 49, L'Italia del miracolo, pp. 144-45, Fabbri Editori, 1994.
  17. ^ Episodio di cronaca nera, che ebbe un notevole impatto mediatico, riguardante l'omicidio di una ragazza ventunenne, Wilma Montesi, a Torvaianica.
  18. ^ M. Innocenti, 5 marzo 1953: la morte di Stalin, inserto del Sole 24 Ore.
  19. ^ Piero Angela, La sfida del secolo, Mondadori, 2006.
  20. ^ Montanelli & Cervi, Storia d'Italia, vol. 50, L'Italia dei due Giovanni, pag. 124, Fabbri Editori, 1994.
  21. ^ Indro Montanelli, L'Italia dei due Giovanni, Milano, Rizzoli editore, 1989, pag. 130. Cfr. anche Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, Il Mulino, 1989, pag. 93.
  22. ^ «[Craxi] non ritenne di dover discriminare nessuno, e decise di consultare, quando formò il suo primo governo, anche il segretario del MSI Almirante, e fu la prima volta che accadeva» (Mauro Del Bue, Il socialismo liberale da Rosselli a Craxi, 2006).
  23. ^ Siamo tutti figli della vostra civiltà, dal discorso di JFK.
  24. ^ Elenco morti e feriti del Vajont sul sito ufficiale del Comune di Longarone.
  25. ^ Salvatore Sechi, Compagno cittadino. Il PCI tra via parlamentare e lotta armata, Rubbettino, 2006, ISBN 978-88-498-1108-7, alle pagg. 148, 152, 275.
  26. ^ S. Acquaviva, Guerriglia e guerra rivoluzionaria in Italia, Milano, Rizzoli, 1979.
  27. ^ Cfr. anche M. Brambilla, Dieci anni di illusioni. Storia del Sessantotto, Milano, Rizzoli, 1994.
  28. ^ Pasolini, il testo della poesia Il PCI ai giovani!!.
  29. ^ a b c Storia della Prima Repubblica, parte V, Il 68 e gli Anni di Piombo, a cura di Paolo Mieli, 3D produzioni video e Istituto Luce.
  30. ^ Comunismo e ironia. Il manifesto fa quaranta, articolo di Fabio Martini su La Stampa, 28 aprile 2011.
  31. ^ Le piazze contrapposte, L'Italia tra libertà e unità, saggio storico di Alberto Servidio.
  32. ^ a b Cfr. l'Intervista a Mario Scialoja, tratta da Gilberto Mastromatteo, Quando i media staccano la spina, Prospettiva Editrice, ISBN 978-88-7418-152-0.
  33. ^ Piero Fassino, uno dei dirigenti del PCI in quegli anni, ricorda in proposito: «A volte, le nostre intenzioni erano confuse. Mentre alcuni compagni pensavano a una congiura di forze reazionarie, in altri la condanna del terrorismo era, come dire?, soltanto tattica. Secondo questi ultimi compagni, il terrorista sbagliava unicamente perché la forma di lotta che aveva scelto era "controproducente" e faceva il gioco del padrone. Mancava in molti di noi un giudizio negativo della violenza, da rifiutare sempre, in sé e per sé. E c'erano anche, guai a non riconoscerlo!, gruppi sia pure isolati di nostri compagni che dicevano di certe vittime: "Gli sta bene!". Accadde, ad esempio, per il sequestro Amerio. Quest'ultima posizione si espresse nella formula: "I terroristi sono compagni che sbagliano". Lo slogan imperversò per un paio d'anni, fino al 1977, contrapponendosi alla tesi della congiura» (da un'intervista tratta da Bruno Vespa, Vincitori e vinti, pag. 338-339, Mondadori, Milano 2005, ISBN 88-04-54866-5.
  34. ^ «Chiunque sia stato comunista negli anni cinquanta riconosce di colpo il nuovo linguaggio delle BR. Sembra di sfogliare l'album di famiglia: ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov di felice memoria. Il mondo, imparavamo allora, è diviso in due. Da una parte sta l'imperialismo, dall'altra il socialismo. L'imperialismo agisce come centrale unica del capitale monopolistico internazionale (allora non si diceva "multinazionali"). Gli Stati erano il "comitato d'affari" locale dell'imperialismo internazionale. In Italia il partito di fiducia - l'espressione è di Togliatti - ne era la DC. In questo quadro, appena meno rozzo e fortunatamente riequilibrato dalla "doppiezza", cioè dall'intuizione del partito nuovo, dalla lettura di Gramsci, da una pratica di massa diversa, crebbe il militarismo comunista degli anni cinquanta. Vecchio o giovane che sia il tizio che maneggia la famosa Ibm, il suo schema è veterocomunismo puro. Cui innesta una conclusione che invece veterocomunista non è: la guerriglia» (R. Rossanda, Il discorso sulla Dc, articolo apparso in prima pagina sul Manifesto, il 28 marzo 1978).
  35. ^ Cfr. l'intervista a Berlinguer di Giampaolo Pansa, Berlinguer conta "anche" sulla NATO per mantenere l'autonomia da Mosca, articolo sul Corriere della Sera, 15 giugno 1976. I paesi membri della NATO non consideravano tuttavia il PCI un partito democratico e non lo ritenevano adatto a governare l'Italia né a fornire ministri ad un governo democristiano. Tale fu la posizione di netta condanna nei confronti del Partito Comunista Italiano emersa nel vertice G8 tenutosi a Portorico nello stesso anno.
  36. ^ Uno scandalo che a livello politico vedeva l'imputazione della DC da parte delle opposizioni, e a cui Aldo Moro aveva reagito dichiarando in maniera perentoria che il suo partito non si sarebbe fatto «processare nelle piazze» (dagli Atti parlamentari, VII legislatura, Parlamento in seduta comune, "Resoconto stenografico della seduta dal 3 all'11 marzo 1977", pag. 455).
  37. ^ New York Times obituary, 10 novembre 2001
  38. ^ Testo della lettera di pubbliche scuse di Pannella e Bonino a Leone.
  39. ^ 1980, l'anno del Riflusso ci ha reso moderni.
  40. ^ La marcia dei 40 mila, 14 ottobre 1980, articolo su NoiQuadri di Pietro Virgilio.
  41. ^ Claudio Pavanello, Tutto sugli anni 80, Zoppelli e Lizzi, 2009.
  42. ^ Simona Colarizi e Marco Gervasoni, La cruna dell'ago. Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica, Laterza, 2006, pag. 3.
  43. ^ La nuova identità del PSI, da "Bettino Craxi Opera Omnia".
  44. ^ Il testo dell'articolo di Craxi, Il vangelo socialista, sull'Espresso del 27 agosto 1978.
  45. ^ Alessio Altichieri, "Non ci sarà più un altro Pertini" la Voltolina ricorda il suo Sandro in Corriere della Sera, 24 aprile 1992. URL consultato il 10 febbraio 2009.
  46. ^ Francesco La Spina, Savona-Roma nel nome di Pertini in La Repubblica, 19 ottobre 2005. URL consultato l'11 febbraio 2009.
  47. ^ Giangiacomo Schiavi, Quel giorno Pertini mi disse - intervista a Enzo Biagi in Corriere della Sera, 23 aprile 2007. URL consultato il 10 febbraio 2009.
  48. ^ Già installati dai sovietici almeno 387 missili Ss-20.
  49. ^ Tre pretori contro i colossi TV, la Repubblica, 17 ottobre 1984.
  50. ^ Storia della CGIL.
  51. ^ Ma tenero è il governo, articolo su La Repubblica, 27 ottobre 1989, pag. 2: «La linea del governo italiano [...] quando si tratta della Libia, è sempre incline ad una prudenza, per non dire una condiscendenza, che ha già sollevato in passato perplessità e critiche non solo in Italia, ma anche all'estero».
  52. ^ I missili a Comiso e la svolta del mondo, articolo su La Repubblica, 13 maggio 2007.
  53. ^ V. Castronovo, Storia economica d'Italia, Einaudi, Torino 1995, pag. 515-517.
  54. ^ Patrizia Calefato, Mass moda. Linguaggio e immaginario del corpo vestito, Meltemi editore, Roma 2007, pag. 8.
  55. ^ L'Italia repubblicana nella crisi degli anni Settanta: culture, nuovi soggetti, identità, a cura di Fiamma Lussana e Giacomo Marramao, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, pag. 294.
  56. ^ Immigrazione straniera in Italia.
  57. ^ Norberto Bobbio nel 1992 osservò che, in tema di riforme costituzionali, «non si poteva negare che Craxi fosse stato un precursore» (testimonianza del Presidente Napolitano alla cerimonia in occasione del centenario della nascita di Norberto Bobbio. Testimonianza del Presidente Napolitano alla cerimonia in occasione del centenario della nascita di Norberto Bobbio in Quirinale, 15 ottobre 2009.
  58. ^ «Il discorso sulle riforme istituzionali che aveva rappresentato, già prima dell'assunzione della Presidenza del Consiglio, l'elemento forse più innovativo della riflessione e della strategia politica dell'on. Craxi (...) non si tradusse in risultati effettivi di avvio di una revisione della Costituzione repubblicana. La consapevolezza della necessità di una revisione apparve condivisa (...) ma (...) non seguì alcuna iniziativa concreta, di sufficiente respiro, in sede parlamentare. Si preparò piuttosto il terreno per provvedimenti che avrebbero visto la luce più tardi, come la legge ordinatrice della Presidenza del Consiglio e, su un diverso piano, significative misure di riforma dei regolamenti parlamentar» (dalla Lettera del Presidente Napolitano alla signora Craxi nel 10º anniversario della scomparsa di Bettino Craxi. Lettera del Presidente Napolitano alla signora Craxi nel 10º anniversario della scomparsa di Bettino Craxi in Quirinale, 18 gennaio 2010.
  59. ^ a b Giuseppe Sangiorgi, Piazza del Gesù. La Democrazia Cristiana negli anni Ottanta: un diario politico, Mondadori, 2005, pagg. 435-437, in Colarizi, La cruna dell'ago, op. cit., pag. 217.
  60. ^ Simona Colarizi, Gli anni Ottanta come storia, Rubbettino, 2004, pag. 100.
  61. ^ Ripartiamo dalla responsabilità civile dei magistrati, articolo su L'Occidentale, 2011.
  62. ^ P. Murialdi, N. Tranfaglia, I quotidiani negli ultimi venticinque anni, in V. Castronovo, La stampa italiana nell'età della TV (1994), nuova ed., Laterza, Roma-Bari 2002, pp. 32-47.
  63. ^ «Partiti-chiesa» venivano definiti la DC e il PCI (cfr. ad esempio Edoardo Crisafulli, Le ceneri di Craxi, Rubbettino, 2008) per indicarne la forte connotazione ideologica che rifletteva i due blocchi contrapposti USA-URSS sulla scena internazionale.
  64. ^ Arriva la legge sulle tv, articolo su La Repubblica del 4 giugno 1988. Cfr. anche Corso di storia contemporanea, pag. 18, estratto da Simona Colarizi e Marco Gervasoni, La cruna dell'ago. Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica, Laterza, op. cit..
  65. ^ Simona Colarizi e Marco Gervasoni, op. cit., pag. 186.
  66. ^ Simona Colarizi e Marco Gervasoni, op. cit., pag. 225.
  67. ^ Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
  68. ^ La nuova Europa, da Maastricht all'euro, su Corriere.it/story.
  69. ^ a b Colarizi e Gervasoni, op. cit., pagg. 229-233.
  70. ^ a b Pesava nel PCI l'eredità di Berlinguer, rimasto sempre contrario a qualsiasi accordo con i socialisti: «È una sua eredità infatti l'antisocialismo virulento, l'idea ossessiva che l'ostacolo principale da abbattere sia Craxi» (Lucio Colletti, Il segno di Berlinguer tra vecchi e nuovi scenari, articolo sul Corriere della Sera del 6 dicembre 1989). Già negli anni Ottanta, peraltro, Colletti ravvisava nell'ostilità dei comunisti verso i socialisti una ripresa delle accuse di "socialfascismo", risalenti agli anni Venti ai tempi della Terza Internazionale, ossia alle accuse che i primi rivolgevano ai secondi di garantire con le loro politiche filo-proletarie, ma non sovversive, il mantenimento dello stato borghese (cfr. Colletti, Le scelte del PSI, intervista su "Mondoperaio", n. 9, settembre 1984).
  71. ^ Panebianco, Non più un principe ma un utile Sherpa, articolo sul Corriere della Sera.
  72. ^ Cossiga, quattro lettere di commiato alle istituzioni, articolo da Il secolo XIX.
  73. ^ Paolo Guzzanti, Cossiga uomo solo, Mondadori, 1991 ISBN 88-04-35273-6.
  74. ^ Articolo di Scalfari su La Repubblica, 27 marzo 1991.
  75. ^ L'appoggio dei missini a Cossiga, che offrì loro lo spunto per uscire dalla lunga emarginazione cui erano costretti da tempo, si manifestò in diverse occasioni (cfr. Corteo missino pro Cossiga, dall'archivio del Corriere della Sera, 16 gennaio 1992).
  76. ^ Rimini 1991, nasce il Pds, dal Corriere della Sera.
  77. ^ Craxi, Tre gravi errori, articolo su L'Avanti! del 1º febbraio 1991.
  78. ^ A. Panebianco, Il tallone di Craxi, articolo dal Corriere della Sera, 25 giugno 1991.
  79. ^ Lelio Lagorio, L'esplosione. Storia della disgregazione del PSI, edizioni Polistampa, Firenze 2004.
  80. ^ a b Melograni, Il disastro italiano in 14 punti, articolo su Mondo economico, 10 ottobre 1993.
  81. ^ A. Panebianco, Craxi ha fatto soprattutto un errore. Dare al voto un significato politico, articolo dal Corriere della Sera, 11 giugno 1991.
  82. ^ a b Colarizi e Gervasoni, op. cit., pagg. 258-259.
  83. ^ "Tangentopoli" in vocabolario Treccani.
  84. ^ «I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all'uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest'aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro» (dal discorso di Craxi alla Camera del 3 luglio 1992).
  85. ^ Secondo Piero Fassino, in quell'occasione «non c'è dubbio che ci fu un silenzio assolutamente reticente e ambiguo da parte di tutta la classe politica davanti al discorso che Craxi fece alla Camera e nel quale disse con parole crude che il problema del finanziamento illegale non riguardava soltanto il PSI ma l'intero sistema politico» ("Bettino fu un capro espiatorio", intervista su La Stampa).
  86. ^ Università Cattolica del Sacro Cuore, La spesa pubblica in Italia: articolazioni, dinamica e un confronto con gli altri Paesi
  87. ^ Privilegia Ne Irroganto
  88. ^ Cfr. anche I vincoli del consociativismo, articolo di Piero Melograni, Il Sole 24 ore, 1999.
  89. ^ Roberto Melchiorre, Crisi dello Stato, collasso economico, questione morale, p. 51, Roma, Armando, 2011.
  90. ^ IMF World Economic Outlook - October 2009
  91. ^ «Vari fattori si sono accumulati [...] in seguito a spese e perdite immense: in particolare quelle degli anni Settanta, per mantenere il consenso politico e la pace sociale. [...] Tutti questi debiti sono stati man mano scaricati su BOT e CCT» (Piero Angela, A cosa serve la politica?, Milano, Mondadori, 2011, pag. 111).
  92. ^ Cfr. anche Gennaro Lettieri, Compendio di scienza delle finanze, Maggioli editore, 2011, pag. 245.
  93. ^ "Servono davvero lacrime e sangue", dall'archivio del Corriere della Sera, 6 settembre 1992.
  94. ^ Poteva non sapere di 36 miliardi?, articolo su La Repubblica del 17 dicembre 1992.
  95. ^ Archivi della DC.
  96. ^ Discorso di Bettino Craxi alla Camera dei Deputati del 29 aprile 1993.
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  101. ^ La Gazzetta di Sondrio, articolo del 21 ottobre 2001.
  102. ^ I gruppi parlamentari che hanno votato contro l'indulto sono stati l'Italia dei Valori nelle file della maggioranza e Lega Nord e Alleanza nazionale in quelle dell'opposizione.
  103. ^ Per tutti i voti espressi dalla Camera dei deputati nella votazione finale della Seduta n. 28 del 19 luglio 2006 si veda: Votazioni Finali seduta n.28 del 19/07/2006, Camera dei Deputati, XV Legislatura. URL consultato il 16 giu 2009.
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  161. ^ Berlusconi decaduto, sì del Senato. FI: è un colpo di Stato. Il Pd: «Ora la legge è uguale per tutti»
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  163. ^ Il Senato ha votato la decadenza di Berlusconi Non passano gli ordini del giorno contro la relazione della giunta per le elezioni che decretava l’ineleggibilità del Cavaliere
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  175. ^ Letta ok anche al Senato, Lega perde pezzi
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