Beniamino Andreatta

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Beniamino "Nino" Andreatta
Beniamino Andreatta 970307-D-2987S-022.jpg

Ministro del Tesoro
Durata mandato 18 ottobre 1980 –
1º dicembre 1982
Presidente Arnaldo Forlani
Giovanni Spadolini
Predecessore Filippo Maria Pandolfi
Successore Giovanni Goria

Ministro degli Affari Esteri
Durata mandato 28 aprile 1993 –
19 aprile 1994
Presidente Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Emilio Colombo
Successore Leopoldo Elia

Ministro della Difesa
Durata mandato 17 maggio 1996 –
21 ottobre 1998
Presidente Romano Prodi
Predecessore Domenico Corcione
Successore Carlo Scognamiglio Pasini

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
(fino al 1994)
Partito Popolare Italiano
(1994-2002)
La Margherita (2002-2007)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Docente universitario
on. Beniamino Andreatta
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Trento
Data nascita 11 agosto 1928
Luogo morte Bologna
Data morte 26 marzo 2007
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione docente universitario
Partito Partito Popolare Italiano, già Democrazia Cristiana
Legislatura IX, XII, XIII Legislatura
Gruppo Democrazia Cristiana (IX), Popolari Democratici - L'Ulivo (XIII)
Circoscrizione Friuli-Venezia Giulia (XII),
XI Emilia-Romagna (XIII)
Collegio Bologna (IX), 01 - Rimini - Santarcangelo di Romagna (XIII)
Incarichi parlamentari
  • Componente della III Commissione (Esteri) dal 9 agosto 1983 al 1º agosto 1986 e dal 27 gennaio 1984 al 1º luglio 1987
  • Componente della V Commissione (Bilancio e Partecipazioni Statali) dal 12 luglio 1983 al 27 gennaio 1984
  • Componente della Commissione Parlamentare per le Riforme Istituzionali dal 24 novembre 1983 al 29 gennaio 1985
  • Componente della Delegazione Parlamentare italiana all'Assemblea dell'Atlantico del Nord dal 15 marzo 1984 al 1º luglio 1987
  • Componente della XIII Commissione permanente Agricoltura dall'11 ottobre 2000 al 29 maggio 2001
Pagina istituzionale
sen. Beniamino Andreatta
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Trento
Data nascita 11 agosto 1928
Luogo morte Bologna
Data morte 26 marzo 2007
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione docente universitario
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura VII, VIII, X
Circoscrizione Emilia Romagna
Collegio Castelnovo ne' Monti - Sassuolo
Pagina istituzionale

Beniamino Andreatta detto Nino (Trento, 11 agosto 1928Bologna, 26 marzo 2007) è stato un economista e politico italiano.

Gli studi e gli inizi della carriera[modifica | modifica wikitesto]

Al liceo classico Giovanni Prati di Trento fu compagno di scuola di Giorgio Grigolli, poi presidente della Provincia autonoma di Trento[1]. Dopo essersi laureato in giurisprudenza all'Università di Padova nel 1950, ricevendo il premio come "miglior laureato dell'anno", compì studi di economia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e, come visiting, presso quella di Cambridge.

Nel 1961, dopo il matrimonio con la moglie Giana, andò in India per conto del MIT, come consulente presso la Planning Commission del governo di Jawaharlal Nehru. L'anno successivo divenne professore ordinario. Nel corso della sua attività accademica fu dapprima assistente volontario presso l'Università Cattolica di Milano, quindi insegnò nelle università di Urbino, Trento (nel 1968, durante la contestazione studentesca) e Bologna. Proprio a Bologna fondò l'Istituto di scienze economiche e la Facoltà di scienze politiche. Ebbe tra i suoi allievi e collaboratori molti brillanti economisti, fra cui Romano Prodi, che dal 1963 divenne suo assistente.

Intrattenne un lungo sodalizio con Bruno Kessler, presidente della Provincia di Trento dal 1960 al 1974, incentrato sui temi dell'autonomia regionale[2]. Nel 1972 fu tra i fondatori, con Paolo Sylos Labini, dell'Università della Calabria a Rende (in provincia di Cosenza), un campus d'impostazione anglosassone per stimolare la crescita del Mezzogiorno (il 15 gennaio 2009, alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, l'Università della Calabria lo ha ricordato in questo suo ruolo, intitolandogli l'Aula Magna dell'università e facendo scolpire, dal maestro orafo Gerardo Sacco, un altorilievo a lui dedicato). Nel 1974 Andreatta fondò a Bologna Prometeia Associazione, un'associazione di studi in campo economico, seguita nel 1976 dall'Agenzia di ricerche e legislazione di Roma (Arel), un gruppo trasversale di intellettuali, politici, e imprenditori, dedito al dibattito sui temi economici.

I senatori Urbano Aletti, Umberto Agnelli, Beniamino Andreatta e il prof. Ferrante Pierantoni ad uno dei primi convegni Arel, 1977

L'ingresso in politica e l'esperienza nella DC[modifica | modifica wikitesto]

Grazie ai risultati conseguiti in ambito accademico ed economico, negli anni sessanta divenne consigliere economico di Aldo Moro, entrando in contatto con il gruppo di economisti e giuristi, tra cui Giuliano Amato, Francesco Forte, Siro Lombardini, Giorgio Ruffolo, Franco Momigliano e Alessandro Pizzorno, che all'epoca gravitavano attorno al deputato socialista Antonio Giolitti. Fu vicino a Moro in particolare nel periodo in cui lo statista fu presidente del consiglio dei ministri (1963-68).

La vicinanza con Moro favorì la sua ascesa politica all'interno della Democrazia Cristiana, e dal 1976 al 1992 fu ininterrottamente parlamentare della DC. Ricoprì numerosi incarichi ministeriali di rilievo: nel 1979 fu ministro del Bilancio e Programmazione Economica nel primo governo di Francesco Cossiga e senza portafoglio "con incarichi speciali" nel secondo governo Cossiga (agosto 1979 - ottobre 1980).

Fu ministro del Tesoro dall'ottobre 1980 al dicembre 1982 nel governo di Arnaldo Forlani e nel governi di Giovanni Spadolini I e II. Nel luglio del 1982 provocò la cosiddetta "lite delle comari" con il ministro delle Finanze socialista Rino Formica, che fece cadere il governo Spadolini II. Non partecipò ai successivi governi di Bettino Craxi e di Giulio Andreotti, soprattutto perché scettico nei confronti dell'indirizzo economico adottato da quest'ultimo.

La sua permanenza al Tesoro coincise con alcuni degli anni più critici della storia dell'Italia contemporanea. Andreatta sancì la separazione della Banca d'Italia dal Ministero del Tesoro, e quando nel 1981 emerse lo scandalo della P2, fu inflessibile nel rimuovere i funzionari e i dirigenti che comparivano nella lista sequestrata a Licio Gelli. Con il manifestarsi dello scandalo dello IOR di Roberto Calvi e Paul Marcinkus, Andreatta impose lo scioglimento del Banco Ambrosiano e la sua liquidazione, ignorando le pressioni politiche e mediatiche che ne volevano il salvataggio con fondi pubblici. Andreatta stesso tenne uno storico discorso in Parlamento, riferendo pubblicamente delle responsabilità della banca vaticana e dei suoi dirigenti.

Nino Andreatta

Negli anni ottanta fu anche presidente della commissione Bilancio del Senato. Fu vice-presidente del Partito Popolare Europeo dal 1984 al 1987, grazie al sostegno dell'alleato Helmut Kohl e della sua Unione Cristiano-Democratica. La sua attività di ricerca culturale si concretizzò nella presidenza della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII dal 1985 al 2007.

La Seconda Repubblica e il Partito Popolare Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Tornò al governo nel 1992, sull'onda dello scandalo di Tangentopoli che aveva allontanato molti volti noti, come ministro del Bilancio con l'interim della Cassa per il Mezzogiorno nel primo governo di Giuliano Amato, in sostituzione di Franco Reviglio dimissionario perché nominato ministro delle Finanze. In seguito fu ministro degli Esteri nel governo di Carlo Azeglio Ciampi dall'aprile 1993 al marzo 1994, e in questo ruolo avanzò una proposta di riforma dell'ONU.

Con la Seconda Repubblica Andreatta divenne capogruppo alla Camera dei deputati per il Partito Popolare, ponendosi a capo dell'ala ex-democristiana schierata con i Progressisti contro il governo Berlusconi I e il suo Polo delle Libertà; fu eletto deputato nel 1994 e nel 1996, e fu uno dei principali ispiratori e sostenitori della nascita del nuovo raggruppamento di centro-sinistra l'Ulivo.

Nel 1994 Rocco Buttiglione fu eletto segretario del partito nonostante la ferma opposizione di Andreatta e di altri esponenti di spicco del partito. L'anno successivo, in seguito all'improvvisa svolta a destra di Buttiglione, che cercò di portare il partito nell'area del centro-destra, Andreatta fu tra i promotori della crisi di partito che portò alla sfiducia del segretario e alla sua sostituzione con Gerardo Bianco.

Nino Andreatta

Andreatta ideatore dell'Ulivo, Ministro della Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Andreatta, lungo tutta la sua carriera, fu il promotore di un sistema economico misto. Tra gli allievi principali della sua scuola di pensiero, Romano Prodi fu il più importante, da lui poi proposto come guida per la coalizione di centro-sinistra dopo la caduta del primo governo Berlusconi nel 1995.

Prodi lo volle poi come ministro della Difesa nel suo primo governo (maggio 1996 - ottobre 1998), un ruolo dove Andreatta si distinse per la forza delle sue proposte: in breve tempo operò la riforma degli Stati Maggiori, ottenne dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il ruolo di guida per l'Italia durante la Missione Alba (un'operazione di peacekeeping e d'aiuto umanitario all'Albania interamente gestita da forze europee), propose l'idea di costruire e organizzare una vera forza di difesa internazionale europea; stabilì l'abolizione della leva obbligatoria, modificò il servizio civile. Era Ministro della Difesa in carica quando il 28 marzo 1997 la motovedetta albanese Kater I Rades, carica di circa 120 profughi in fuga dall'Albania in rivolta, affondò dopo una collisione con una corvetta della Marina Militare italiana.

Dopo la caduta del governo Prodi, nel 1998, fonda "Carta 14 giugno", un'associazione ulivista che si proponeva di allargare le basi democratiche del consenso e favorire la riduzione del potere dei partiti: un'idea, questa, che Andreatta coltivava fin dagli anni della Democrazia Cristiana e delle Partecipazioni Statali. Fu fortemente osteggiato dal PPI durante la campagna elettorale per le europee del 1999, quando auspicò l'incontro tra Popolari e Democratici, di fatto l'embrione della Margherita.

L'infarto e il coma[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 dicembre del 1999, nel corso di una seduta parlamentare per il voto della legge finanziaria, ebbe un grave malore e finì in coma profondo in seguito a un infarto e alle conseguenze di un'ischemia cerebrale. Venne trasferito d'urgenza all'Ospedale San Giacomo di Roma, dopo aver ricevuto i primi soccorsi in aula da parte del medico della Camera e dei deputati Pino Petrella e Pierluigi Petrini, rispettivamente medico e anestesista. Nonostante i pronti soccorsi, prima di essere rianimato Andreatta rimase in stato di sofferenza cerebrale da ipossia per venti minuti, riportandone danni permanenti.

I bollettini medici dichiararono fin dall'inizio che il ministro si trovava in "condizione critica", e venne dichiarato il coma profondo. Il 1º gennaio 2000 fu trasferito a bordo di un mezzo di trasporto militare dal San Giacomo al Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna. Durante il coma, mentre era degente al Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, fece parte della XIII Commissione (agricoltura) dall'11 ottobre 2000 al 29 maggio 2001.[3]

Andreatta rimase fino alla morte in uno stato vegetativo, senza mai riprendere conoscenza, spegnendosi dopo più di sette anni di stato comatoso il 26 marzo 2007 nel reparto di rianimazione del Policlinico Sant'Orsola di Bologna[4][5][6].

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio Filippo Andreatta, docente presso l'Università di Bologna, scrive su diversi quotidiani italiani (tra cui il Corriere della Sera ed Europa) ed è esponente del Partito Democratico, un'idea perseguita anche dal padre negli ultimi anni di attività[non chiaro]. La figlia Eleonora detta Tinni, invece, è un'alta dirigente della Rai e, a partire dal 2012, è diventata direttrice di Rai Fiction.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Per un’Italia moderna. Questioni di politica e di economia (Il Mulino, Bologna 2002).

Opere su Nino Andreatta[modifica | modifica wikitesto]

  • Tesini, Mario. Nino Andreatta. Appunti per una biografia intellettuale, in N. Andreatta, Per un'Italia moderna. Questioni di politica e di economia (Il Mulino, Bologna 2002), pp. 7–69.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia
— Dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dellai: «È stato un padre del nostro Trentino», Trentino, 27 marzo 2007, pag. 11.
  2. ^ Quel sodalizio con Kessler nel nome dell'autonomia, Trentino, 27 marzo 2007, pag. 10.
  3. ^ Lo afferma l'elenco relativo alla XIII Legislatura del sito istituzionale della Camera.
  4. ^ Beniamino Andreatta: si è spento oggi a Bologna, Governo Italiano, 26 marzo 2007. URL consultato il 21 dicembre 2007.
  5. ^ È morto Beniamino Andreatta dopo oltre sette anni di coma, la Repubblica, 26 marzo 2007. URL consultato il 21 dicembre 2007.
  6. ^ Scompare Nino Andreatta, Nuova Cosenza Quotidiano Digitale, 26 marzo 2007. URL consultato il 21 dicembre 2007.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro del Tesoro della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Filippo Maria Pandolfi 1980 - 1982 Giovanni Goria
Predecessore Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Emilio Colombo 1993 - 1994 Antonio Martino
Predecessore Ministro della Difesa della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Domenico Corcione 1996 - 1998 Carlo Scognamiglio Pasini

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