Istituto per le Opere di Religione

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Istituto per le Opere di Religione
Provvedere alla custodia e all'amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità.

(Art.2 dello Statuto)

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Eretto: 27 giugno 1942, precedentemente
Amministrazione per le
Opere di Religione
Presidente Ettore Gotti Tedeschi
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Direttore Generale: Paolo Cipriani

Membri del Consiglio di Sovrintendenza:
- Dott. Carl A. Anderson, Dott. Giovanni De Censi, Dott. Ronaldo Hermann Schmitz, Dott. Manuel Soto Serrano.
Prelato: mons. Piero Pioppo

Emeriti:
Torrione Niccolò V, 00120 Città del Vaticano
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L'Istituto per le Opere di Religione (meglio noto con l'acronimo IOR e comunemente conosciuto come Banca Vaticana) è una banca privata, istituita nel 1942 da papa Pio XII con sede nella Città del Vaticano. È erroneamente considerato la banca centrale della Santa Sede[1], compito invece svolto dall'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Il suo direttore generale riporta direttamente ad un consiglio di amministrazione composto da cardinali che a loro volta rispondono al Papa. L'attuale presidente è Ettore Gotti Tedeschi.

Lo IOR è stato più volte al centro di scandali, finanziari e non, fra i quali spicca il crac del Banco Ambrosiano.

Indice

[modifica] Struttura e finalità

Secondo quanto stabilisce il suo statuto, ha lo scopo di:

« ... provvedere alla custodia e all'amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità.
L'Istituto pertanto accetta beni con la destinazione, almeno parziale e futura, di cui al precedente comma. L'Istituto può accettare depositi di beni da parte di Enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.[2] »

Ha una sola sede, collocata nel torrione di Niccolò V addossato al Palazzo di Sisto V, residenza del pontefice all'interno dello Stato della Città del Vaticano.[3]

Lo IOR consta di 130 dipendenti, un patrimonio stimato (nel 2008) di 5 miliardi di euro, 44 mila conti correnti, riservati a dipendenti vaticani, ecclesiastici e ad una ristretta quantità di enti privati. Rilevanti sono gli investimenti esteri, in prevalenza in titoli di Stato o portafogli a basso rischio. Gli interessi medi annui oscillano dal 4 al 12% e, non esistendo tasse all'interno dello Stato vaticano, si tratta di rendimenti netti.[4] Per quanto riguarda gli utili conseguiti, essi non vanno corrisposti ad azionisti - che nel caso dell'Ente non esistono - ma sono devoluti in favore di opere di religione e di carità.[5]

L'istituto è gestito da professionisti bancari e guidata da un presidente, non necessariamente un consacrato o un religioso, che riferisce direttamente ad un collegio di cinque cardinali, nominati dal Papa e in carica per un quinquennio con lo scopo di vigilare sulla fedeltà dell'istituto agli obblighi statutari, e al Papa (o al cardinale camerlengo durante un periodo di sede vacante).

Il bilancio e tutti i movimenti che vengono fatti dall'Istituto sono noti solo ed esclusivamente al Papa, al collegio dei cardinali che lo gestiscono, al Prelato dell'istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione generale ed ai revisori dei conti.[6]

Una rete di contatti con banche sparse nel mondo rende possibile l'esportazione di quantità illimitate di denaro in assoluta riservatezza, poiché Città del Vaticano non aderisce ai patti internazionali antiriciclaggio. Inoltre, il conto può essere aperto sia in euro che in valuta straniera. I clienti vengono identificati solo attraverso un numero codificato, alle operazioni non si rilasciano ricevute, non esistono libretti di assegni intestati allo IOR [7] e tutti i depositi e passaggi di denaro avvengono tramite bonifici[8]. Infine, avendo sede in uno Stato sovrano, ogni richiesta di rogatoria deve partire tramite il ministero degli esteri del paese richiedente. Finora nessuna rogatoria è stata concessa dal Vaticano.

Il codice SWIFT dello IOR è IOPRVAVX:

  • IOPR identifica l'Istituto per le Opere di Religione
  • VA è il codice paese per lo Stato della Città del Vaticano
  • VX il codice per la Città del Vaticano

[modifica] Storia

L'Istituto per le Opere di Religione è un ente dotato di personalità giuridica parte della struttura amministrativa della Chiesa cattolica. Divenne un'organizzazione formale nel XIX secolo derivando da un sistema informale finanziario della Chiesa conosciuto come Obolo di San Pietro.

L'Istituto attraversò tre periodi di grande cambiamento: nel 1870 con la dissoluzione dello Stato Pontificio; nel 1929 con i Patti Lateranensi che stabilirono l'indipendenza della Città del Vaticano; ed in seguito agli accadimenti della seconda guerra mondiale.

[modifica] Dalla fondazione alla gestione di Nogara

Bernardino Nogara, a capo dell'Amministrazione speciale per le Opere di Religione dal 1929 al 1954

L'11 febbraio 1887, papa Leone XIII costituì la "Commissione delle Opere Pie" che nel 1908, su iniziativa di papa Pio X, fu rinominata "Commissione amministratrice delle Opere di Religione".

I Patti Lateranensi firmati nel 1929 durante il periodo fascista, riconobbero la Città del Vaticano come uno Stato indipendente. Con la legge di esecuzione del trattato (legge del 27 maggio 1929, n. 810[9]) l'Italia, per compensare la espropriazione dei beni immobili che la Chiesa cattolica aveva subito a partire dal 1850 con le leggi napoleoniche prima e fino al 1871 con le leggi del 7 luglio 1866 di soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose e del 15 agosto 1867 per la liquidazione dell'Asse ecclesiastico poi, si obbligava a versare alla Santa Sede la somma di lire 750.000.000 ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato per un valore nominale di 1.000.000.000 di lire. Questo fu una parte consistente dei capitali che consentirono alla banca di iniziare la sua attività economica.

La gestione del capitale fu affidata nel 1929 da papa Pio XI al banchiere laico Bernardino Nogara, posto a capo della neo-costituita "Amministrazione speciale per le Opere di Religione". Nogara pose due condizioni per accettare l'incarico assegnatogli: gli investimenti dovevano essere liberi da qualsiasi considerazione religiosa o dottrinale e realizzabili in ogni parte del mondo. Così, fra il 1929 e l'inizio della seconda guerra mondiale, Nogara riuscì ad investire i capitali vaticani in numerosi segmenti dell'economia italiana, specialmente nell'energia elettrica, nelle comunicazioni telefoniche, nel credito bancario, nelle ferrovie locali, nella produzione di macchine agricole, nel cemento, nell'acqua e nelle fibre tessili sintetiche. Fra le società controllate spiccano l'Italgas e, nel settore tessile, la Società Italiana della Viscosa, La Supertessile, la Societá Meridionale Industrie Tessili e La Cisaraion, unite poi nella holding CISA-Viscosa, poi assorbita nella SNIA Viscosa. La dirigenza di Nogara permise anche forti partecipazioni nell'Istituto di Credito Fondiario, nelle Assicurazioni Generali, nella Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, nell'Istituto Romano di Beni Stabili (una compagnia immobiliare), nella Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro, nella CONDOR Società per l'industria petrolifera e chimica, nella Società Mineraria e Metallurgica Pertusola, nella Società Adriatica di Elettricità e nelle Cartiere Burgo. Per quanto riguarda il settore bancario, il controllo dei capitali vaticani si estese al Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito e la Cassa di Risparmio di Roma[10]. All'arrivo della crisi degli anni '30, Nogara riuscì a vendere all'IRI, gli interessi mobiliari del Banco di Roma, del Banco di Santo Spirito e del Credito sardo a prezzi di mercato, nonostante il loro deprezzamento pressocchè totale, con un guadagno di circa 630 milioni di dollari. Nogara, dal 1942 vicepresidente della Società Generale Immobiliare, ne rese l'Amministrazione speciale per le Opere di Religione azionista di maggioranza nel 1945, con il 32,2% di capitale[11]. Un altro investimento strategico si rivelò quello nelle Officine Meccaniche Reggiane, nella Breda e nella Compagnia Nazionale Aeronautica, che nel 1935 fornirono armamenti e munizioni per l'offensiva italiana in Libia.

Il 17 marzo 1941 l'Amministrazione speciale assunse la denominazione di "Amministrazione delle Opere di Religione".

[modifica] L'Istituto per le Opere di Religione

Il 27 giugno 1942 un documento autografo di papa Pio XII lo trasforma nell’"Istituto per le Opere di Religione", una banca con scopo di lucro, dotata di personalità giuridica propria. Con questa trasformazione lo IOR divenne un vero e proprio istituto di credito avente come oggetto d'impresa quello di far fruttare i capitali a disposizione.
Il 31 dicembre 1942 il ministro delle Finanze del governo italiano Paolo Thaon di Revel emise una circolare che prevedeva l'esenzione dello IOR dal pagamento delle imposte sui dividendi[10].

Nel corso degli anni l'istituto fu criticato per la spregiudicatezza del suo modus operandi, basato principalmente sulla speculazione sul mercato azionario mondiale e su quello immobiliare, anche grazie ai sostanziosi privilegi ed esenzioni sopracitati.

Nel 1962 lo IOR deteneva il 24,5% della Banca Privata Finanziaria di Michele Sindona, al quale, nel 1969, papa Paolo VI affidò una consulenza per la modernizzazione dello IOR. Assieme a lui, una commissione formata da Luigi Mennini, Pellegrino de Strobel e Massimo Spada. A Sindona fu venduta la Società Generale Immobiliare, della quale lo IOR mantenne una quota del 3%. Successivamente, furono numerosissime le partecipazioni comuni, comprese le movimentazioni di capitali in paradisi fiscali, fra IOR e Sindona[12].

Nel 1971 l'arcivescovo e guardia del corpo di Paolo VI Paul Marcinkus fu nominato presidente dello IOR.

Nel 1972, lo IOR possedeva circa il 51% delle azioni della Banca Cattolica del Veneto. Per volontà del direttore dello IOR Marcinkus, il 37% delle azioni vennero vendute al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, provocando la reazione dei vescovi veneti e dell'allora monsignore Albino Luciani (futuro papa Giovanni Paolo I) che, non essendone stati informati, chiusero per protesta i loro conti presso la Cattolica del Veneto[13].

Secondo dichiarazioni del pentito di mafia Vincenzo Calcara, lo IOR era coinvolto nel riciclaggio di denaro di Cosa Nostra[14], mentre un altro pentito, Francesco Marino Mannoia (secondo Giovanni Falcone «il più prezioso collaboratore di giustizia») rivelò nel 1998, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri, che «Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano. (...) Lo IOR garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione»[8][15]. Perciò «quando il papa Giovanni Paolo II venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma»[8] (esplose davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro la notte fra il 27 e il 28 luglio 1993).

Con i proventi delle sue attività economiche, negli anni ottanta lo IOR avrebbe finanziato organizzazioni politiche ed entità bancarie volte a contrastare movimenti filomarxisti in America Latina (ad esempio i Contras nicaraguensi[16]) ed i regimi comunisti dell'Europa dell'Est[17] (come il sindacato polacco Solidarność).[16]

Il 21 giugno 1982 si apre il caso del crac del Banco Ambrosiano, uno dei maggiori scandali finanziari italiani dal dopoguerra, nella quale sono coinvolti, tra gli altri, i vertici dello IOR (fra cui il Mons. Paul Marcinkus), Roberto Calvi, Michele Sindona e Licio Gelli. Per i vertici vaticani non ci furono conseguenze giudiziarie rilevanti, grazie allo status giuridico dello IOR.

[modifica] Scandalo del Banco Ambrosiano

Lo IOR fu, tra il 1946 e il 1971, il maggior azionista del Banco Ambrosiano[18][19]. Già nel 1978 il capo della Vigilanza della Banca d'Italia Giulio Padalino aveva eseguito un'ispezione sui conti del Banco, facendo luce sulla "parte occulta" della contabilità: dietro alle varie società estere che acquistavano cospicui pacchetti di azioni Ambrosiano c'erano lo stesso gruppo di Calvi e lo IOR[20]. A quel tempo, lo scandalo non ebbe alcun seguito. Tuttavia, dopo il crac del Banco Ambrosiano, le responsabilità furono confermate nel corso delle indagini dal ritrovamento di lettere di patronage concesse nel 1981 da Marcinkus (direttore dello IOR dal 1971 al 1989) a Roberto Calvi (direttore del Banco Ambrosiano), con le quali confermava che lo IOR «direttamente o indirettamente» esercitava il controllo su Manic. S.A. (Lussemburgo), Astolfine S.A. (Panama), Nordeurop Establishment (Liechtenstein), U.T.C. United Trading Corporation (Panama), Erin S.A (Panama), Bellatrix S.A (Panama), Belrosa S.A (Panama) e Starfield S.A (Panama)[21], società fantasma con sede in noti paradisi fiscali, che avevano fatto da "paravento" alla destinazione dell'ingarbugliato circolo di denaro che aveva drenato duemila miliardi di lire dalle casse dell'Ambrosiano[22].

L'allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta impose la liquidazione del Banco Ambrosiano. Andreatta riferì in Parlamento l'8 ottobre 1982, dichiarando che il Banco aveva un buco di circa due miliardi di dollari, di cui un miliardo e 159 milioni garantiti dallo IOR. [23]
Marcinkus fu indagato in Italia nel 1987 per concorso in bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, il quale fu accusato di riciclaggio di denaro della mafia in connessione con la P2, una loggia massonica "coperta" guidata da Licio Gelli. Le dichiarazioni del pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara, ritenute verosimili dal tribunale di Roma nel 2003, sembrano avvalorare questa tesi, raccontando di contatti fra Marcinkus, Calvi (esponente della P2) e membri di Cosa Nostra[14].
Il 20 febbraio 1987 il giudice istruttore del tribunale di Milano, Renato Bricchetti, emise un mandato di cattura contro Paul Marcinkus, Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel, i vertici dello IOR, individuando gravi responsabilità della Banca Vaticana nel crac del Banco Ambrosiano. La Cassazione però non convalidò il provvedimento in quanto, per il fatto di aver agito in qualità di organi o di rappresentanti di un ente centrale della Chiesa cattolica, furono considerati, ai sensi dell'art. 11 dei Patti Lateranensi, coperti da immunità penale.[24]

La Banca Vaticana non ammise alcuna responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano, ma fu creata una commissione mista (Agostino Gambino, Pellegrino Capaldo e Renato Dardozzi per il Vaticano[25], Filippo Chiomenti, Mario Cattaneo e Alberto Santa Maria per lo Stato Italiano) con il compito di approfondire la questione. Il responso, pur non raggiungendo "conclusioni unanimi" sulla responsabilità giuridica dello IOR, portava ad ammetterne una responsabilità morale[26][27]. Il 25 maggio 1984, a Ginevra, lo IOR, pur ribadendo la propria estraneità ai fatti, siglò un accordo con le banche creditrici dell'Ambrosiano, versando 406 milioni di dollari a titolo di "contributo volontario" [28].

Al crac fecero seguito diverse morti: Graziella Corrocher, la segretaria di Calvi, fu trovata morta dopo un volo dal quarto piano del palazzo milanese che ospitava la sede del Banco Ambrosiano il 17 giugno 1982[29][30] . Roberto Calvi, membro della P2 e presidente del Banco Ambrosiano dal 1975, fuggito a Londra, fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri sul Tamigi. Michele Sindona, altro piduista, faccendiere colluso con la mafia siciliana e vicino allo IOR, mentre scontava la pena in carcere per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, fu trovato avvelenato da un caffè al cianuro il 20 marzo 1986 e morì due giorni dopo.

[modifica] Scandali recenti

Il 1º marzo 1990 con chirografo di Giovanni Paolo II, l'Istituto per le Opere di Religione viene dotato di un nuovo statuto che ne riafferma le finalità.[5] Nonostante tutto, lo IOR è rimasto invischiato anche in scandali più recenti.
Nel 1993, negli anni di Tangentopoli, il giudice Borrelli del pool di Mani pulite appurò il transito nelle casse dello IOR di 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro destinati a quello che fu conosciuto come scandalo Enimont. Anche in questo caso l'extraterritorialità assicurò l'impunità del presidente dello IOR Angelo Caloia[8].
Il 10 luglio 2007, uno dei "furbetti del quartierino" Giampiero Fiorani rivelò ai magistrati milanesi la presenza, nella BSI svizzera, di tre conti della Santa Sede da «due o tre miliardi di euro» e di aver versato in nero nelle casse dell'APSA (la Banca centrale vaticana) oltre 15 milioni di euro[8][31].
Lo scandalo più recente è quello di Calciopoli, in quanto è risultato ai magistrati che i fondi neri della Gea World di Alessandro Moggi sarebbero depositati allo IOR[32], così come altri 150 milioni di euro circa, frutto delle intermediazioni calcistiche del padre, Luciano Moggi[8][33].

Secondo il giornalista Gianluigi Nuzzi,[34] che si è avvalso dell'archivio di monsignor Renato Dardozzi, attraverso lo IOR parallelo sarebbero stati movimentati, tra il 1989 e il 1993, 275 milioni di euro in contanti più 135-200 miliardi di lire in titoli di Stato. Nel suo libro Vaticano S.p.A. si racconta che lo Ior era attivo nel riciclaggio di denaro sporco, tangenti, supporto finanziario alla mafia, fondazione di un partito di centro destinato a sostituire la Democrazia Cristiana crollata in seguito a tangentopoli. Per esempio il figlio di Vito Ciancimino, Massimo, ha detto

« Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior.[35][36] »

Mentre riguardo l'operazione politica di sostituire la DC Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma, coordinatore dell'inchiesta sul golpe bianco-porpora afferma:

« L'operazione Sofia, vale a dire il tentativo di creare il Grande Centro che avrebbe preso il potere[37]»

[modifica] Organi e amministrazione

L'amministrazione è essenzialmente gestita da tre organi: una commissione cardinalizia di controllo che riferisce direttamente al Papa ed è da questi nominata; un consiglio di soprintendenza, paragonabile a un consiglio di amministrazione, composto da banchieri internazionali, ed una direzione generale che dirige e gestisce l'operatività dell'istituto.

Il Pontefice nomina il presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior e gli altri quattro cardinali membri. Il presidente può essere un cardinale o un laico professionista del settore.

Il presidente della commissione cardinalizia nomina il presidente della consiglio di sovrintendenza dello Ior, e il vicepresidente.

Tutti i membri della commissione di vigilanza eleggono con voto di maggioranza i restanti membri del consiglio di sovrintendenza.

Emanazione diretta del consiglio di sovrintendenza è la direzione dell'istituto, formata dal direttore generale e dal vice direttore, nominati entrambi dal consiglio medesimo. La direzione è responsabile di tutta l'attività operativa dell'Istituto e ne risponde al consiglio di sovrintendenza.

[modifica] Commissione cardinalizia di vigilanza

Dal 24 febbraio 2008, in sostituzione del card. Angelo Sodano, il presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dello IOR, è il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone.[5]

La commissione è composta dai cardinali:

Escono dalla commissione Juan Sandoval Íñiguez, Arcivescovo di Guadalajara e lo statunitense Adam Joseph Maida, Arcivescovo di Detroit.

[modifica] Consiglio di sovrintendenza

Il presidente del consiglio di sovrintendenza dello IOR è Ettore Gotti Tedeschi.

Gli altri membri del consiglio sono:[38][39]:

Altri membri dello IOR sono

  • Paolo Cipriani - Direttore (già Vice direttore generale)
  • Massimo Tulli - Vice direttore
  • Mons. Piero Pioppo - Prelato dell'Istituto

[modifica] Note

  1. ^ Agenzia di stampa "ZENIT"
  2. ^ |Art.2 dello Statuto
  3. ^ Piantina della Città del Vaticano
  4. ^ Panorama, n. 16, 17 aprile 2008, pag. 101.
  5. ^ a b c L'Osservatore Romano: Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell'Istituto per le Opere di Religione
  6. ^ Statuto dello IOR
  7. ^ La banca vaticana e la loggia P2, dal sito loggiap2.com
  8. ^ a b c d e f Curzio Maltese. «Scandali, affari e misteri - tutti i segreti dello Ior». La Repubblica, 26-gennaio-2008. URL consultato in data 30/08/2008.
  9. ^ Legge del 27 maggio 1929 n. 810, Trattato fra Italia e Santa Sede
  10. ^ a b Ferruccio Pinotti. Poteri Forti, BUR, 2005, citato sul sito di disinformazione.it
  11. ^ Vittorio Vidotto.Il recupero delle proprietà ecclesiastiche a Roma prima e dopo il Concordato del 1929. Relazione al convegno biennale dell'AISU
  12. ^ Mario Guarino; Fedora Raugei, Gli anni del disonore , Bari, Dedalo, 2006. 115 URL consultato il 2009-01-12.
  13. ^ La strana morte di papa Luciani: un decesso all'italiana? da "Storia in Network"
  14. ^ a b Articolo di Antimafia Duemila sull'assoluzione del pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara dalle accuse di calunnia aggravata ai danni di un maresciallo dei carabinieri, che riporta alcune delle dichiarazioni del pentito
  15. ^ «Mannoia: " Gelli riciclava in Vaticano i soldi di Riina "». Corriere della Sera, 8-luglio-1998, pag. 4. URL consultato in data 30/08/2008.
  16. ^ a b Massimo Gaggi. «La morte di Paul Marcinkus «banchiere di Dio» in esilio». Corriere della Sera, 22-02-2006. URL consultato in data 14-12-2009.
  17. ^ In una lettera del 5 giugno 1982 pubblicata nel libro di Ferruccio Pinotti Poteri forti (Bur, 2005), Calvi scriveva a Giovanni Paolo II: «Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello IOR, comprese le malefatte di Sindona...; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e dell'Ovest...; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l'espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato...»
  18. ^ Profilo storico dell'Ambrosiano sul sito di Intesa San Paolo
  19. ^ P2 dalla A alla Z su Il cassetto
  20. ^ Sergio Bocconi. «Quelle missioni da Berlinguer e Craxi per i crediti del vecchio Ambrosiano». Corriere della Sera, 26-ottobre-2007, pag. 35. URL consultato in data 30/08/2008.
  21. ^ Marcinkus, come farsi un tesoro in terra (e forse pure in Cielo), articolo del quotidiano Il Foglio del 25 giugno 2008
  22. ^ Sergio Bocconi. «dalle lettere di patronage all' " esilio " di Marcinkus». Il Corriere della Sera, 19-aprile-1992. URL consultato in data 30/08/2008.
  23. ^ Galli, p. 87
  24. ^ Sentenza della Corte Costituzionale n.609/1988 che dichiara inammissibile la questione di illegittimità costituzionale sollevata dal giudice istruttore del Tribunale penale di Milano in merito alla sentenza del 17 luglio 1987 della Corte di Cassazione che annullava l'ordinanza confermativa del mandato di cattura
  25. ^ tra FEDIT e il Conte, la scomoda posizione di Gambino da "Il Corriere della Sera" del 28 aprile 1992
  26. ^ Scheda di Pio XII sul sito della Fondazione italiani
  27. ^ Scheda sullo IOR sul sito loggiaP2.com
  28. ^ Galli, p. 88
  29. ^ Graziella Corrocher: una segretaria scomoda, da Girodivite, 2 marzo 2006
  30. ^ (EN) Italy's mysterious, deepening bank scandal, "The New York Times" del 28 luglio 1982
  31. ^ Fiorani: Per la Cassa Lombarda ho versato 15 milioni al Vaticano, «la Repubblica.it», 20 settembre 2007
  32. ^ "Gea, in Vaticano i fondi segreti", articolo de "la Repubblica" del 19 maggio 2006
  33. ^ Calciopoli, un anno dopo "Ora via ai due maxiprocessi", articolo de "la Repubblica" del 9 luglio 2007
  34. ^ http://www.ilgiornaledelfriuli.net/2009/05/31/vaticano-spa-di-gianluigi-nuzzi-da-un-archivio-segreto-emerge-una-realta-fatta-di-soldi-trame-documenti-cifrati-tangenti-denaro-sporco/
  35. ^ Vaticano S.p.A., pag. 259
  36. ^ http://www.chiarelettere.it/dettaglio/64896/vaticano_spa
  37. ^ Vaticano S.p.A., pag. 244
  38. ^ (ITEN) Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede: Nomina del nuovo consiglio di sovrintendenza e del presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (I.O.R.). URL consultato il 23-09-2009.
  39. ^ Orazio La Rocca. «Ior, via libera per Gotti Tedeschi» (PDF). la Repubblica, 23-9-2009, pag. 35. URL consultato in data 23-9-2009.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Riferimenti per i dati economici

[modifica] Filmografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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