Economia italiana

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Il PIL italiano dell'anno 2006 suddiviso tra le principali attività macroeconomiche

A partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, l'Italia ha conosciuto profondi cambiamenti economici.

Il progressivo ridimensionamento del settore primario (agricoltura, allevamento, pesca) a vantaggio di quello industriale e terziario (periodo noto come il boom economico) si è accompagnato a massicce migrazioni, dal Meridione del Paese verso le aree industriali del centro-nord, ed oggi anche dall'estero. La fase di industrializzazione è arrivata a compimento negli anni ottanta, quando è incominciata la terziarizzazione dell'economia italiana, con lo sviluppo dei servizi bancari, assicurativi, commerciali, finanziari e della comunicazione, fino a quel momento rimasti quasi atrofizzati o chiusi entro un quadro giuridico asfittico.

Attualmente l'economia italiana è classificata come la settima al mondo per prodotto interno lordo, la quinta per commercio con l'estero e l'ottava a parità di potere d'acquisto (PPP). Anche l'Italia è un Paese industrializzato, sebbene con caratteristiche sue proprie che lo rendono assai diverso dalla media degli altri Paesi del G8, dell'Unione Europea e dell'OCSE.

L'industria italiana è dominata da piccole e medie imprese, specializzate nei più disparati settori produttivi, ma in genere con meno di 1000 dipendenti. Di recente è stata messa sotto pressione dalla crescita delle cosiddette economie emergenti, soprattutto quelle dell'Asia, che proprio in questi settori hanno beneficiato di un consistente aumento della quota di mercato, e che visto il loro vantaggio a livello di costi della manodopera, possono essere battute solo dalla qualità, non così presente come si pensa nelle medio-piccole industrie, anche per difficoltà di queste nel fare ricerca.

Se questo può costituire un problema per la competitività dell'Italia, tuttavia molti economisti concordano nell'identificare le principali difficoltà per l'economia italiana soprattutto nell'enorme debito pubblico accumulato a partire dagli anni settanta fino ai primi anni novanta. Quest' ultimo problema è aggravato anche dal fenomeno del calo demografico, particolarmente forte negli ultimi decenni del secolo XX.

Altri punti deboli dell'Italia sono l'eccessivo peso fiscale (derivante in gran parte dal debito), la frammentazione delle attività economiche, una certa arretratezza tecnologica e gli squilibri territoriali.

Indice

[modifica] Settore primario: agricoltura, allevamento, pesca, estrazione

Agricoltura ed allevamento hanno un peso marginale, e risentono di difficoltà di organizzazione. Nonostante alcuni risultati positivi, per esempio nella coltivazione di olivi, uva da vino ed ortaggi, l'Italia importa ancora molte derrate agricole. Nell'allevamento prevalgono ovini e caprini, specie sull'area appenninica; nelle regioni del Nord si allevano anche bovini e suini. Modesta è l'attività peschereccia.

La parte settentrionale d'Italia produce principalmente grano, riso, mais, barbabietola da zucchero, soia, carne, latticini, mentre il sud è specializzato nella produzione di frutta, vegetali, olio d'oliva, vino, e frumento duro [senza fonte].

Anche se con la prevalenza di terreno montuoso non adatto per l'agricoltura, l'Italia ha una grande forza lavoro (1,4 milioni di euro) impiegata nell'agricoltura. La maggior parte delle aziende agricole sono piccole, con in media 7 ettari per azienda.

L'Italia ha scarse risorse minerarie, ed è anche un forte importatore di energia. Non ci sono importanti giacimenti di ferro, carbone e petrolio. L'estrazione di gas naturale, soprattutto nella valle del Po e al largo del mar Adriatico, è recentemente aumentata e costituisce la principale risorsa estrattiva del Paese.

[modifica] Settore secondario: industria, edilizia, artigianato

La forza dell'industria italiana consiste nella lavorazione e produzione di manufatti, principalmente in aziende medio-piccole di proprietà familiare. Le industrie meccaniche (auto, moto, macchine utensili, elettrodomestici), della difesa (elicotteri, sistemi di difesa, armi leggere, blindati), chimiche (petrolio, gomma, farmaceutica), elettroniche, della moda, del tessile, del cuoio, del mobile, costruzioni, cantieristico navale, energia, metallurgia e agroalimentare sono quelle più rilevanti per l'economia italiana. Le maggiori produzioni industriali sono situate nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.

Il Nord e il Nord-Ovest hanno tradizionalmente costituito il nucleo dell'industria italiana. I benefici chiave includono: la facilità degli scambi commerciali con il resto d'Europa, la produzione di energia idroelettrica grazie alla presenza delle Alpi, e ampio terreno pianeggiante. Per esempio una delle più grandi industrie italiane, la FIAT, si trova a Torino. Negli ultimi vent'anni sono sorte attività industriali che hanno visto protagoniste prevalentemente imprese di media e piccola dimensione costituite in distretti industriali nel Nord-Est del paese; tale modello industriale ha visto una consistente diffusione lungo la dorsale adriatica, al punto da costituire una delle caratteristiche peculiari dell'economia italiana. Alcuni economisti, tra cui Giacomo Becattini, sono stati i pionieri nello studio della variegata realtà dei distretti industriali,che nel corso degli ultimi anni ha visto diversi tentativi di replicazione anche all'estero.[senza fonte]. L'industria pesa poco più del 32%; ma se da questa si escludono le attività legate alle costruzioni, la percentuale scende a circa il 28%. Attualmente l'industria italiana è fortemente orientata al settore motoristico (auto, moto, ricambi e accessori ), cantieristico navale (con imprese come Fincantieri (uno dei leader mondiali nella sua categoria), Isotta Fraschini motori, C.R.D.A.), chimico, della gomma (Pirelli), metallurgico (Riva, Dalmine Spa, Acciaierie di Terni), farmaceutico (Menarini, Artsana, Farmitalia), energetico (Enel, Terna, Sorgenia), della difesa (Finmeccanica, AgustaWestland, MBDA, OTO Melara, Fabbrica d'Armi Pietro Beretta) e agroalimentare. Importante è anche l'industria petrolchimica, dominata dall'ENI (prima azienda italiana per fatturato).

L'Italia è uno dei paesi leader nella produzione ed il design di automobili e ciclomotori con imprese automobilistiche come il Gruppo Fiat, che include Alfa Romeo, Lancia, Fiat, Ferrari, Maserati ed Iveco, quest'ultimo uno dei leader mondiali nella produzione di camion e tir. Il gruppo Fiat controlla anche le aziende CNH Global, Zastava, Tofaş, Sevel e Abarth. Da non dimenticare gruppi come Lamborghini (controllata dalla Volkswagen) e Pagani. L'industria italiana produce anche motociclette e scooter, grazie ad aziende come Piaggio, Aprilia, Ducati, Italjet, Cagiva, Garelli. Non meno rilevante è il settore degli elettrodomestici, con gruppi come Candy ed Indesit-Ariston. Il Paese è leader mondiale nella produzione di macchine utensili ed industriali, realizzata in gran parte da piccole e medie aziende.

L'industria elettronica è rappresentata da STMicroelectronics (italofrancese, produce semiconduttori), Olidata (computer) ed alcune piccole aziende di elettronica di consumo (Mivar, Seleco, Melchioni, New Majestic, Nortek, CDV).

[modifica] Settore terziario: servizi, finanza, turismo

Nel settore terziario, un ruolo di rilievo è svolto dal turismo: l'Italia accoglie molti visitatori, specie grazie al suo patrimonio artistico. Anche molti italiani si recano all'estero. Le altre attività terziarie sono importanti, ma non sempre sviluppate. Il commercio con l'estero si svolge in gran parte con il resto dell'Unione Europea, soprattutto con Francia e Germania; importanti sono anche gli scambi con la Cina e gli Stati Uniti.

[modifica] Commercio estero

I rapporti commerciali più importanti dell'Italia sono con gli altri paesi dell 'Unione europea, con il quale effettua circa il 59% del totale degli scambi commerciali. Italia è il più grande partner commerciale dell'UE, i paesi in ordine di quota di mercato, sono: Germania (19%), Francia (13%) e i Paesi Bassi (6%).

Le principali esportazioni italiane sono nel campo alimentare, dell'abbigliamento, del lusso, dell'arredamento e delle automobili. Importanti sono anche le esportazioni di elettrodomestici e di macchinari industriali. I più famosi alimenti italiani sono sono stati fatti conoscere al resto del mondo attraverso gli emigrati italiani, in particolare nel Regno Unito, Canada e Stati Uniti. Gli alimenti italiani includono una moltitudine di piatti di pasta (dal 1500), pizza (nata nel 1800 a Napoli), gelato, Prosciutto di Parma, riso, parmigiano e il vino. Le regioni dove si producono i più famosi vini italiani sono la toscana con il Chianti e il Piemonte con il Barolo[senza fonte].

Questa merce di qualità in cui l'Italia si è specializzata sono spesso di DOC. Questo certificato DOC, che viene attribuito dall'Unione europea, assicura che il luogo di tutto il processo produttivo sia riconosciuto. Questa certificazione è considerata importante da parte dei produttori e dei consumatori, al fine di evitare confusione con prodotti di bassa qualità prodotti in serie, ad esempio la Cambozola, in Germania l'imitazione della Gorgonzola.

L'Italia è conosciuta anche per le sue case di moda; Versace, Valentino, Fendi, Gucci, Prada, Cavalli, Sergio Rossi, Dolce & Gabbana, Benetton, Armani e altri.

Ferrari, Maserati Lamborghini, ma anche Alfa Romeo sono tutti nomi associati con il massimo della tecnologia nella produzione di auto. Il principale produttore italiano di automobili, la FIAT, ha una buona reputazione in Italia e all'estero[senza fonte]. Nel campo degli armamenti l'Italia è l'ottavo paese per export di sistemi di difesa e armi e secondo per armi leggere) con multinazionali come finmeccanica, AgustaWestland (uno dei leader mondiali nella produzione di elicotteri), OTO Melara, Fabbrica d'Armi Pietro Beretta. Anche nel campo della cantieristica navale l'Italia ha il suo peso, con Imprese come Fincantieri (uno dei leader mondiali nella sua categoria), isotta fraschini motori, C.R.D.A., ecc. L'export Italiano però opera anche in altri settori come la produzione di componentistica per auto e casa,uno dei leader mondiali nella produzione e esportazione di ciclomotori con imprese come Piaggio, Aprilia, Ducati, italjet, Cagiva, Garelli, ecc. L'Italia è anche uno dei maggiori produttori nel campo della siderurgia, nel Tarantino ad esempio è presente il più grande impianto siderurgico d'Europa. Attualmente l'impresa Riva è la 14a impresa a livello mondiale nella produzione di acciaio. L'export italiano copre anche settori come elettrodomestici per la casa con marche come Rex, smeg, indesit, ariete e san giorgio o nel campo dell'elettronica con imprese come ST Microelectronics. Attualmente l'Italia è il quinto paese al mondo per volume dell'export.

[modifica] Finanza pubblica

Secondo i dati forniti da Bankitalia, dagli inizi del 2009 il debito pubblico italiano ha stabilito mese dopo mese una serie di nuovi record storici negativi, raggiungendo ad aprile 1.750,4 miliardi di euro [1] (equivalenti a circa 3,3 milioni di miliardi delle vecchie lire). Le prospettive di un rientro del debito entro livelli prossimi a quelli della media europea (il rapporto debito / PIL di Francia e Germania è di circa il 60%) appaiono quindi molto difficili nel breve/medio periodo.

A partire dal 1992, la politica economica in Italia si è concentrata principalmente sulla riduzione dei disavanzi del bilancio delle amministrazioni pubbliche e nella riduzione del debito nazionale. I governi italiani che si sono succeduti si sono orientati su tagli alla spesa e adozione di nuove misure per aumentare le entrate. Dal 1991 al 2007 l'Italia ha goduto di un avanzo primario del bilancio, al netto dei pagamenti di interessi. Il disavanzo della pubblica amministrazione è sceso all'1,4% del PIL nel 2000, dal 7% nel 1995. L'Italia ha aderito all'Unione economica e monetaria dell'Unione europea (UEM) nel maggio 1998. Il debito pubblico, che era pari a circa il 124% del PIL nel 1995, è costantemente diminuito fino al 2002, ma da allora è di nuovo aumentato a causa della bassa crescita.

Abbassare il debito è di fondamentale importanza per diminuire l'effetto spiazzamento, cioè la sottrazione di capitale privato che invece di finanziare gli investimenti e quindi l'economia, va a pagare il debito.

Per quanto riguarda l'inflazione, l'Italia è saldamente all'interno dei vincoli stabiliti dal trattato di Maastricht, un risultato importante per questa nazione storicamente incline all'inflazione. L'inflazione al consumo è scesa al 3,9% nel 1996 e all'1,7% nel 1999, ma è salita nuovamente al 2,5% nel 2000. Nel 1992 un accordo sugli adeguamenti salariali ha contribuito da allora a mantenere bassa la pressione salariale sull'inflazione. La rigida politica monetaria da parte della Banca d'Italia, inoltre, ha contribuito a mantenere basse le aspettative sull'inflazione. Nei primi anni 2000, la combinazione dell'introduzione dell'euro e del boom dei prezzi delle abitazioni è stata responsabile di un tasso d'inflazione ufficialmente vicino al 2,5%, ma popolarmente percepito come ben più alto.

[modifica] Lavoro

La disoccupazione ha raggiunto il 6% nel 2007, il suo livello più basso dal 1992. Purtoppo la situazione è particolarmente grave nel sud, dove la disoccupazione può superare il 15%. Le donne e i giovani presentano i più elevati tassi di disoccupazione. Negli anni passati, alcuni hanno sostenuto che il rigido mercato del lavoro è stato un disincentivo alla creazione di posti di lavoro. Dopo la decisione di una serie di misure impopolari riguardanti la flessibilità, l'occupazione è leggermente migliorata, ma vi sono stati numerosi casi di aziende che hanno abusato di queste misure in vari modi, al fine di costringere i dipendenti a lavorare più ore rispetto al consentito dalla legge, e di fornire posti di lavoro meno sicuri. È presente inoltre, una presenza significativa di economia sommersa, soprattutto nel Sud dove viene alimentata in parte dall'elevato tasso ufficiale di disoccupazione, assorbendo un numero sostanziale di persone, con bassi salari e senza nessun tipo di assistenza sociale e sicurezza.

I sindacati sostengono di rappresentare il 40% della forza lavoro. La maggior parte dei sindacati italiani sono raggruppati in tre grandi confederazioni: la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CISL) e l'Unione Italiana del Lavoro (UIL), che insieme comprendono il 35% della forza lavoro. Queste confederazioni in precedenza sono state associate con importanti partiti politici (rispettivamente il Partito comunista italiano, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano), ma hanno formalmente chiuso tali legami. Al giorno d'oggi, questi tre sindacati spesso coordinano le loro posizioni prima di affrontare la gestione del governo. Queste tre principali confederazioni, hanno un importante ruolo consultivo a livello nazionale nelle questioni sociali ed economiche. I loro principali accordi raggiunti sono: una patto riguardante la moderazione salariale firmato nel 1993, una riforma del sistema pensionistico nel 1995, e un patto per l'occupazione, l'introduzione di misure per la flessibilità del mercato del lavoro in zone economicamente depresse, nel 1996. CGIL, CISL e UIL sono affiliati della FPCGIL. Dei tre sindacati, la CGIL è il più grande. La CGIL nel 2002 è stata capace da sola di organizzare una manifestazione con tre milioni di persone a Roma.

Le imprese italiane sono rappresentate dalla Confindustria, la principale organizzazione rappresentativa delle imprese manifatturiere e di servizi in Italia.


[modifica] Note

  1. ^ ilsole24ore - Debito pubblico record in Italia ad aprile


[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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