Sparizione di Emanuela Orlandi

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Il manifesto affisso nel 1983 per le strade di Roma

La sparizione di Emanuela Orlandi (nata a Roma[1] il 14 gennaio 1968) è un fatto di cronaca nera avvenuto a Roma il 22 giugno 1983; la vittima, una cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, sparì in circostanze misteriose all'età di 15 anni.

Quella che all'inizio poteva sembrare come una "ordinaria" sparizione di un'adolescente, magari per un allontanamento volontario da casa, divenne presto uno dei casi più oscuri della storia italiana che coinvolse lo Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi Paesi; la reale natura dell'evento a tutt'oggi non è ancora stata definita.

Alla scomparsa di Emanuela fu collegata la quasi contemporanea sparizione di un'altra adolescente romana, Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983 e mai più ritrovata.

La scomparsa[modifica | modifica wikitesto]

Emanuela Orlandi, all'epoca della scomparsa aveva 15 anni ed abitava in Vaticano assieme ai genitori ed a quattro fratelli, di cui era la penultima. Descritta da tutti come un'adolescente felice e serena, tifosa della squadra calcistica della Roma e con l'ambizione di diventare hostess sui voli di linea, nel giugno 1983 Emanuela aveva appena terminato il secondo anno del liceo scientifico venendo rimandata a settembre in latino e francese. Dotata di un considerevole talento musicale, la ragazza frequentava da anni una scuola di musica in piazza Sant'Apollinare a Roma, a poca distanza da Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, dove seguiva corsi di pianoforte, solfeggio, flauto traverso e canto corale [2]. Il giorno della scomparsa, Emanuela si recò a lezione di musica attorno alle ore 16:00 del pomeriggio e, verso le ore 19:00, dopo essere uscita in anticipo dalla lezione cui peraltro, contrariamente alle sue abitudini, s'era presentata in leggero ritardo, telefonò a casa dove parlò con una delle sorelle per riferire la proposta che le era stata fatta: un signore le avrebbe offerto la somma di Lire 350.000 (pari a circa 3.000 Euro odierni) per un lavoretto di poche ore come promotrice di prodotti cosmetici di una nota marca durante una sfilata di moda nell'atelier delle Sorelle Fontana, di lì a pochi giorni; tuttavia, la sorella le disse che diffidava molto della troppo allettante proposta, e comunque di tornare quanto prima a casa per parlarne con la madre.[2] Questo fu l'ultimo contatto che Emanuela ebbe con la famiglia. In seguito, fu accertato che la ditta di cosmetici in questione - che peraltro impiegava solo personale femminile - non aveva nulla a che vedere con l'offerta di lavoro asseritamente fatta alla giovane e risultò altresì che, nello stesso periodo, altre adolescenti dell'età di Emanuela erano state adescate da un uomo con il pretesto fasullo di pubblicizzare prodotti cosmetici in occasione di eventi quali sfilate di moda o altro [2].

Dopo la telefonata, Emanuela confidò ad un'amica e compagna della scuola di musica, Raffaella Monzi, sua coetanea, che sarebbe rimasta ad attendere l'uomo che le aveva fatto l'offerta per avvisarlo che avrebbe chiesto prima il permesso di partecipare ai propri genitori. La Monzi dichiarò che Emanuela la avrebbe accompagnata alla fermata dell'autobus, lasciandola alle 19:30 per salire sul mezzo pubblico; l'amica riferì poi di aver visto dal finestrino che Emanuela parlava con una donna[2] dai capelli ricci[3] che non fu mai identificata anche se alcuni suggerirono che si trattasse con ogni probabilità di qualche altra allieva del conservatorio.[4]

Le ricerche e le telefonate[modifica | modifica wikitesto]

Non essendo rincasata Emanuela, il padre Ercole iniziò insieme ad un altro suo figlio delle ricerche presso la scuola di musica e nei paraggi di questa, contattando la preside dell'istituto che fornì ai familiari i recapiti telefonici di alcune compagne di corso di Emanuela e suggerì di attendere prima di allertare la polizia; nondimeno Ercole Orlandi si recò subito dopo al Commissariato "Trevi", in piazza del Collegio Romano, per denunciarne la scomparsa, ma il personale che lo aveva ricevuto lo invitò ad attendere prima di sporgere denuncia, suggerendo che la ragazza si fosse fermata a cena fuori con amici ed avesse dimenticato di chiamare a casa[2]. La denuncia fu formalizzata la mattina seguente (23 giugno) presso l'Ispettorato Generale di P.S. "Vaticano" dalla sorella Natalina[4].

Il giorno ancora successivo (24 giugno) i quotidiani romani Il Tempo ed Il Messaggero pubblicarono sia la notizia della scomparsa, che una fotografia della ragazza con la richiesta di aiuto della famiglia ed i recapiti telefonici[5]. Il 25 giugno, dopo una serie di telefonate non attendibili, arrivò agli Orlandi una chiamata da parte di un uomo che diceva di chiamarsi Pierluigi, il quale raccontò che insieme con la sua fidanzata aveva incontrato a Campo dei Fiori due ragazze, una delle quali vendeva cosmetici, aveva con sé un flauto e diceva di chiamarsi Barbara. "Pierluigi" riferì anche che "Barbara", all'invito di suonare il flauto, si sarebbe rifiutata perché per farlo avrebbe dovuto usare gli occhiali da vista, che non le piacevano ed aveva aggiunto che avrebbe preferito un modello della Ray Ban come quello che la presunta fidanzata di "Pierluigi" indossava.

Tre ore più tardi "Pierluigi" richiamò, aggiungendo che gli occhiali di "Barbara" erano "a goccia, per correggere l'astigmatismo". Queste chiamate apparvero affidabili ai famigliari, poiché in effetti Emanuela era astigmatica, si vergognava di portare gli occhiali e suonava il flauto. Il 26 giugno "Pierluigi", durante un'altra chiamata cui rispose lo zio della giovane, aggiunse alcune informazioni su sé stesso: disse di avere 16 anni e di trovarsi in quella giornata con i genitori in un ristorante al mare. Comunicò anche che "Barbara" avrebbe suonato il flauto al matrimonio della sorella, ma rifiutò ogni ulteriore collaborazione per rintracciare Emanuela e di incontrare di persona lo zio; anzi, quando questi gli chiese un incontro in Vaticano - presso l'abitazione dei genitori della ragazza - il sedicente "Pierluigi" rimase sorpreso chiedendo all'uomo se egli fosse un sacerdote. Gli inquirenti appurarono che tra gli amici di Emanuela vi era in effetti un ragazzo di nome Pierluigi, che però al momento della scomparsa si trovava in villeggiatura altrove.

Il 28 giugno fu la volta di un tale "Mario" il quale, con un forte accento romano, disse di avere 35 anni. Anch'egli sosteneva di aver visto un uomo e due ragazze che vendevano cosmetici, una delle quali diceva di essere di Venezia e chiamarsi Barbara. Significativo risulta, durante la telefonata di "Mario", un piccolo dettaglio: quando gli viene chiesta l'altezza della ragazza, egli esita, come se non lo sapesse e poi si limita a dichiarare "È altina" (in realtà la Orlandi era alta circa un metro e sessanta). In sottofondo, si sente una seconda voce, che dice "No, de più"[6]. Sembra quindi che ci fosse un secondo uomo con lui, il quale aveva visto la ragazza, al contrario di "Mario".

In una seconda telefonata[7], "Mario" spiegò che "Barbara" gli aveva confidato di essersi allontanata volontariamente da casa perché stufa della routine domestica, ma di essere intenzionata a fare rientro alla fine dell'estate per il matrimonio della sorella. La famiglia, considerando quest'ipotesi impossibile, perse a questo punto fiducia nelle telefonate di "Mario" e "Pierluigi". Dopo molti anni "Mario" venne identificato con forte probabilità con un uomo vicino alla Banda della Magliana.

Prime indagini[modifica | modifica wikitesto]

Emanuela era stata vista parlare con lo sconosciuto sia da un agente di polizia, che da un vigile urbano in servizio davanti al Senato (al quale chiese dove si trovasse la Sala Borromini). Il vigile, interrogato dalle forze dell'ordine una volta iniziate le indagini per la scomparsa, riferì che la ragazza era in compagnia di un uomo alto circa 1 m e 75, sui 35 anni, snello, con il viso lungo, stempiato, con una valigetta e una BMW scura [4][3][8]. Il poliziotto dichiarò di aver scorto nelle mani dell'uomo un involucro solido, forse un tascapane[3].

Altri testimoni la videro salire sull'auto. [senza fonte]

Dall'identikit che fu tracciato, un carabiniere del Nucleo Operativo di via in Selci notò la somiglianza con Enrico De Pedis[9], membro della Banda della Magliana, ma la cosa non ebbe un immediato seguito investigativo; pare che una giustificazione sarebbe nel fatto che all'epoca si riteneva il soggetto criminale latitante all'estero, ma un riscontro approfondito in merito non venne effettuato[senza fonte].

Un collaboratore del SISDE, Giulio Gangi, amico dei cugini della Orlandi[10], riuscì a rintracciare ben presto la BMW "verde tundra" (secondo la descrizione del poliziotto) dell'uomo che aveva parlato con Emanuela; in particolare scoprì che era stata riparata (pur essendo priva di documenti) da un meccanico del quartiere Vescovio[3]. A questo artigiano l'auto sarebbe stata portata da una donna bionda; il danno avrebbe riguardato la rottura del vetro del finestrino anteriore destro, ma questa rottura non sembrava causata da un'azione diretta - come solitamente, per incidente o furto - dall'esterno verso l'interno, bensì dall'interno verso l'esterno[3]. Il Gangi, che era al tempo impegnato in indagini su un giro di prostituzione verosimilmente connesso con materie di stretta competenza dell'Istituto di appartenenza, rintracciò in breve la donna bionda, che scoprì e contattò in un residence di opaca fama della Balduina; la donna rifiutò di collaborare e il Gangi al suo ritorno in ufficio scoprì che i suoi superiori erano stati informati del suo contatto, malgrado effettuato con nome e documenti di copertura e su un'auto con targa altrettanto dissimulata[3][11].

Il Gangi[12] aveva anche verificato presso la casa di moda di cui aveva parlato l'uomo della BMW, l'atelier delle sorelle Fontana, ove fu informato del fatto che più ragazze si erano ivi presentate illuse di poter partecipare agli eventi della Casa in quanto presentatrici di cosmetici, possibilità decisamente esclusa dalla direttrice[3].

Ipotesi[modifica | modifica wikitesto]

Presunti collegamenti con l'attentato a Giovanni Paolo II[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi attentato a Giovanni Paolo II.

Domenica 3 luglio 1983 il Papa di allora, Giovanni Paolo II, durante l'Angelus, rivolse un appello[13] ai responsabili della scomparsa di Emanuela Orlandi, ufficializzando per la prima volta l'ipotesi del sequestro.[14]

Il 5 luglio giunse una chiamata alla sala stampa vaticana. All'altro capo del telefono un uomo, che parlava con uno spiccato accento anglosassone (e per questo subito ribattezzato dalla stampa "l'Amerikano"), affermò di tenere in ostaggio Emanuela Orlandi, sostenendo che molti altri elementi erano già stati forniti da altri componenti della sua organizzazione, Pierluigi e Mario, e richiese l'attivazione di una linea telefonica diretta con il Vaticano[14]. Chiamava in causa Mehmet Ali Ağca, l'uomo che aveva sparato al Papa in Piazza San Pietro un paio di anni prima, chiedendo un intervento del pontefice, Giovanni Paolo II affinché venisse liberato entro il 20 luglio.

Un'ora dopo, l'uomo chiamò a casa Orlandi, e fece ascoltare ai genitori un nastro con una voce di ragazza[15], forse di Emanuela, che diceva di frequentare la Scuola Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, e di dover iniziare a settembre il terzo liceo scientifico.

L'8 luglio 1983 un uomo con inflessione mediorientale telefonò a una compagna di classe di Emanuela, dicendo che la ragazza era nelle loro mani, che avevano 20 giorni di tempo per fare lo scambio con Ali Ağca, e chiedendo una linea telefonica diretta con il Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli.

Il 17 luglio venne fatto ritrovare un nastro, in cui si confermava la richiesta di scambio con Ağca, la richiesta di una linea telefonica diretta con il cardinale Casaroli, e si sentiva la voce di una ragazza che implorava aiuto, dicendo di sentirsi male. La linea fu installata il 18 luglio. Alcuni giorni più tardi, in un'altra telefonata, "l'Amerikano" chiese allo zio di Emanuela di rendere pubblico il messaggio contenuto sul nastro, e di informarsi presso il cardinale Agostino Casaroli, riguardo ad un precedente colloquio.

In totale, le telefonate dell'"Amerikano" furono 16, tutte da cabine telefoniche. Nonostante le richieste di vario tipo, e le presunte prove, l'uomo (mai rintracciato) non aprì nessuna reale pista.

Nel comunicato n. 20 del 20 novembre 1984, i Lupi grigi dichiarano di custodire nelle loro mani entrambe le ragazze. La "pista turca" dei Lupi grigi, tuttavia, è stata sconfessata dall'ex ufficiale della Stasi Günter Bohnsack, il quale ha dichiarato che i servizi segreti della Germania Est sfruttarono il caso di Emanuela Orlandi scrivendo finte lettere a Roma per consolidare la tesi che metteva in relazione Ağca con i Lupi Grigi, al fine di scagionare la Bulgaria dalle accuse durante le indagini per l'attentato a Papa Giovanni Paolo II[16]. L'estraneità dei Lupi grigi fu confermata da un pentito della Banda della Magliana Antonio Mancini, che nel 2007 ha dichiarato «Si diceva che la ragazza era roba nostra, l'aveva presa uno dei nostri»[17].

Nel 2010 Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ebbe un colloquio con Mehmet Ali Ağca, nel quale l'ex terrorista confermò l'ipotesi del rapimento per conto del Vaticano, già menzionata nella telefonata del 5 luglio 1983 e fece il nome di un cardinale, Giovanni Battista Re, ritenendolo persona informata sui fatti[18]. Un anno dopo, la registrazione del colloquio venne pubblicata dalla trasmissione Chi l'ha visto? che censurò il nome del cardinale. Pietro Orlandi, in quel momento in collegamento, comunicò di essere andato a parlare con lo stesso Re, il quale avrebbe smentito le parole dell'ex terrorista.[19]

Presunti collegamenti con lo scandalo IOR ed il caso Calvi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni giornali e pubblicazioni, l'identikit dell'Amerikano, stilato dall'allora vicecapo del SISDE Vincenzo Parisi in una nota rimasta riservata fino al 1995, corrisponderebbe a monsignor Paul Marcinkus, che all'epoca era presidente dello IOR, la "banca" vaticana: gli specialisti del SISDE, analizzando i messaggi e le telefonate pervenute alla famiglia, per un totale di 34 comunicazioni, ne ritennero affidabili e legati a chi aveva effettuato il sequestro 16, che riguardavano una persona con una conoscenza approfondita della lingua latina, migliore di quella italiana (ritenendo possibile che fosse stata appresa successivamente al latino), probabilmente di cultura anglosassone e con un elevato livello culturale e una conoscenza del mondo ecclesiastico e del Vaticano, oltre alla conoscenza approfondita di diverse zone di Roma (dove probabilmente aveva abitato).[20]

Presunti collegamenti con la Banda della Magliana[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio del 2005, alla redazione del programma Chi l'ha visto?, in onda su Rai 3, arrivò una telefonata anonima[21] in cui si diceva che per risolvere il caso di Emanuela Orlandi era necessario andare a vedere chi è sepolto nella basilica di Sant'Apollinare e controllare «del favore che Renatino fece al cardinal Poletti». Si scoprì così che "l'illustre" defunto altri non era che un capo della Banda della Magliana, Enrico De Pedis. L'inviata Raffaella Notariale era riuscita a ottenere le foto della tomba e i documenti originali relativi alla sepoltura del boss in territorio vaticano, voluta dal cardinale Ugo Poletti, allora presidente della Cei.

Il 20 febbraio 2006, un pentito della Banda, Antonio Mancini, sostenne di aver riconosciuto nella voce di Mario quella di un killer al servizio di De Pedis, tale "Rufetto"[22]. Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica però, non confermarono quanto dichiarato da Mancini.[senza fonte] Alla redazione del già citato programma di Rai Tre giunse poi una cartolina raffigurante una località meridionale che presentava il seguente testo: «Lasciate stare Renatino».

Il 30 giugno 2008, Chi l'ha visto? trasmise la versione integrale della telefonata anonima[23] del luglio 2005, lasciata inedita fino ad allora. Dopo le rivelazioni sulla tomba di De Pedis e del cardinal Poletti, la voce aggiungeva «E chiedete al barista di via Montebello, che pure la figlia stava con lei...con l'altra Emanuela». Il bar si rivelò appartenere alla famiglia di S. d. V, amica di Mirella Gregori, altra ragazza scomparsa a Roma il 7 maggio 1983 in circostanze misteriose ed il cui rapimento venne collegato a quello Orlandi[24]. La redazione di Chi l'ha visto? è stata minacciata nel luglio 2008 anche da un'altra telefonata anonima[25] da parte di un certo "biondino".

Nel luglio 2011 la procura distrettuale di Roma ha arrestato alcuni componenti della famiglia romana De Tomasi, accusati di reati tra i quali usura e riciclaggio di denaro; secondo gli inquirenti, Giuseppe De Tomasi, noto Sergione, affiliato alla Banda della Magliana, è la stessa persona che nel 1983 telefonò alla famiglia Orlandi identificandosi con il nome "Mario", mentre il figlio, Carlo Alberto De Tomasi, è l'autore della telefonata a "Chi l'ha visto?" del luglio 2005.[26].

La teoria pedofila[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una pista investigativa Emanuela Orlandi sarebbe stata attirata ed uccisa in un giro di festini a sfondo sessuale in cui erano coinvolti esponenti del clero,[senza fonte] un gendarme vaticano e personale diplomatico di un'ambasciata straniera presso la Santa Sede.[27]. Altre indagini rinviano ad una pista che conduce a Boston, con coinvolgimento di preti pedofili.[28]

Secondo Padre Gabriele Amorth, la piccola Emanuela Orlandi sarebbe morta in un'orgia di pedofili tenutasi in Vaticano. La ragazza sarebbe stata drogata e coinvolta in un'orgia nella quale sarebbe rimasta uccisa. Questa è l'ipotesi che, in un'intervista rilasciata il 22 maggio 2012 a LaStampa.it[29], è stata avanzata dal religioso, definito dal quotidiano "capo mondiale degli esorcisti"; la notizia è pubblicata anche nel suo libro L'ultimo esorcista.

Nell'intervista, l'esorcista dichiara quanto segue: «Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come "reclutatore di ragazze" anche un gendarme della Santa Sede. Ritengo che Emanuela sia finita vittima di quel giro. [...] Non ho mai creduto alla pista internazionale, ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e occultamento del cadavere. Nel giro era coinvolto anche personale diplomatico di un'ambasciata straniera presso la Santa Sede».

La stessa ipotesi, coinvolgendo anche Paul Marcinkus, è stata fatta dal collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara, ex affiliato di Cosa Nostra, che ha riferito alla trasmissione Chi l'ha visto? nel 2014 una presunta confidenza di un boss mafioso, affermante che la Orlandi è morta durante un festino a base di droga e sesso, ed è sepolta in Vaticano con altre presunte giovani vittime.[30]

Le testimonianze di Sabrina Minardi e la ripresa delle indagini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 la giornalista Raffaella Notariale raccolse un'intervista di Sabrina Minardi, ex-moglie del calciatore della Lazio Bruno Giordano, che tra la primavera del 1982 ed il novembre del 1984 ebbe una relazione con Enrico De Pedis. Due anni e mezzo dopo, il 23 giugno del 2008, la stampa italiana riportò le dichiarazioni che Sabrina Minardi aveva reso agli organi giudiziari che avevano deciso di ascoltarla: Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa ed il suo corpo, rinchiuso dentro un sacco, gettato in una betoniera a Torvaianica. In quella occasione, secondo la Minardi, De Pedis si sarebbe sbarazzato anche del cadavere di un bambino di 11 anni ucciso per vendetta, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della banda. Il piccolo Nicitra fu però ucciso il 21 giugno 1993, ben dieci anni dopo l'epoca alla quale la Minardi fa risalire l'episodio, e tre anni dopo la morte dello stesso De Pedis, avvenuta all'inizio del 1990. Stando a quanto riferito da Sabrina Minardi, il rapimento di Emanuela Orlandi sarebbe stato effettuato materialmente da Enrico De Pedis, su ordine del monsignor Paul Marcinkus «come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro».

Nel particolare, la Minardi ha raccontato di essere arrivata in auto (una Autobianchi A112 bianca) al bar del Gianicolo, dove De Pedis le aveva detto di incontrare una ragazza che avrebbe dovuto «accompagnare al benzinaio del Vaticano». All'appuntamento arrivarono una BMW scura, con alla guida "Sergio", l'autista di De Pedis e una Renault 5 rossa con a bordo una certa "Teresina" (la governante di Daniela Mobili, amica della Minardi) e una ragazzina confusa, riconosciuta dalla testimone come Emanuela Orlandi. "Sergio" l'avrebbe messa nella BMW alla cui guida andò la Minardi stessa. Rimasta sola in auto con la ragazza, la donna notò che questa «piangeva e rideva insieme» e «sembrava drogata». Arrivata al benzinaio, trovò ad aspettare in una Mercedes targata Città del Vaticano, un uomo «che sembrava un sacerdote» che la prese in consegna.[17]

La ragazza avrebbe quindi trascorso la sua prigionia a Roma, in un'abitazione di proprietà di Daniela Mobili in via Antonio Pignatelli 13 a Monteverde nuovo - Gianicolense, che aveva «un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all'Ospedale San Camillo» (la cui esistenza, oltre ad un piccolo bagno ed un lago sotterraneo, è stata accertata dagli inquirenti il 26 giugno 2008[24]). Di lei si sarebbe occupata la governante della signora Daniela Mobili, "Teresina"; secondo la Minardi, la Mobili, sposata con Vittorio Sciattella, era vicina a Danilo Abbruciati, altro esponente di spicco della Banda della Magliana, coinvolto nel caso Calvi e che dispose il restauro della palazzina in via Pignatelli.[6]

La Mobili ha negato di conoscere la Minardi o di avere avuto un ruolo nel rapimento, poiché in quegli anni si trovava, così come il marito, in prigione. Tuttavia la Minardi si è sempre riferita alla governante "Teresina", che effettivamente lavorava nell'appartamento in quel periodo, anche se non aveva la patente.[31][32] Successivamente, la Minardi ha citato un altro componente della Banda (corrispondente ad un vecchio identikit[33]) che, rintracciato dalle forze dell'ordine, ha confessato che il rifugio in via Pignatelli era sì un nascondiglio, «ma non per i sequestrati, [bensì] per i ricercati. Era il rifugio di "Renatino"», negando la connessione fra l'ex boss della Magliana e il rapimento Orlandi[34].

Affiora anche il personaggio di Giulio Andreotti, presso il quale la Minardi racconta di essere andata a cena due volte, insieme al compagno De Pedis, a quel tempo già ricercato dalla polizia. La donna specifica però che Andreotti «non c'entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì».[17]

Le dichiarazioni della Minardi, benché siano state riconosciute dagli inquirenti come parzialmente incoerenti (anche a causa dell'uso di droga da parte della donna in passato) hanno acquistato maggior credibilità nell'agosto 2008, a seguito del ritrovamento della BMW che la stessa Minardi ha raccontato di aver utilizzato per il trasporto di Emanuela Orlandi e che risulta appartenuta prima a Flavio Carboni, imprenditore indagato e poi assolto nel processo sulla morte di Roberto Calvi, e successivamente ad uno dei componenti della Banda della Magliana[35].

La pubblicazione dei verbali resi alla magistratura dalla Minardi ha suscitato le proteste del Vaticano, che, per bocca di padre Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa della Santa Sede, ha dichiarato che oltre alla «mancanza di umanità e rispetto per la famiglia Orlandi, che ne ravviva il dolore», ha poi definito come «infamanti le accuse rivolte a Mons. Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi».[36]

Il 19 novembre 2009 Sabrina Minardi, interrogata presso la Procura della Repubblica di Roma, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pubblico ministero Simona Maisto, sembrerebbe aver riconosciuto l'identità di "Mario", ossia l'uomo che nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Emanuela Orlandi telefonò ripetutamente alla famiglia.[37][38][39][40] Il 21 novembre, su Rai News 24, andò in onda un'altra intervista a Sabrina Minardi, la quale raccontò che Emanuela Orlandi aveva trascorso i primi quindici giorni di prigionia a Torvaianica, nella casa al mare di proprietà dei genitori della Minardi stessa.[41]

Il 2 febbraio 2010 Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha incontrato Alì Aǧca, dal quale ha ricevuto rassicurazioni sul fatto che «Emanuela è viva e ritornerà presto a casa»[42]. Secondo l'ex Lupo grigio, la ragazza «ora vive reclusa in una mega villa in Francia o in Svizzera. Tornerà a casa».

Il 10 marzo 2010 è stata resa nota l'esistenza di un nuovo indagato, Sergio Virtù, indicato da Sabrina Minardi come l'autista di fiducia di Renatino, il quale avrebbe avuto un ruolo operativo nel sequestro della ragazza. L'uomo è indagato per i reati di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona. Virtù è stato arrestato il giorno dell'interrogatorio per altri reati e trasferito nel carcere di Regina Coeli. All'ex autista di De Pedis infatti, erano state inflitte in passato due condanne perché coinvolto in reati di truffa. Davanti ai pm titolari dell'inchiesta, Virtù ha negato ogni addebito sulla vicenda, in particolare di avere mai conosciuto né avuto rapporti di amicizia con De Pedis. A carico dell'ex autista ci sono anche alcune dichiarazioni di un'altra donna, definita dagli inquirenti una sua ex convivente, la quale avrebbe raccontato di aver avuto un ruolo nel sequestro della Orlandi e di averne per questo anche ricevuto compenso.

Nel luglio 2010[43] è stato dato, dal Vicariato di Roma, il via libera all'ispezione della tomba di Enrico De Pedis nella basilica di Sant'Apollinare.

Il 17 giugno 2011, durante un dibattito sul libro di Pietro Orlandi "Mia sorella Emanuela" in diretta tv su RomaUno un uomo dichiaratosi ex-agente del SISMI afferma che «Emanuela è viva, si trova in un manicomio in Inghilterra ed è sempre stata sedata». Aggiunge che causa del rapimento fu la conoscenza da parte di Ercole Orlandi, padre di Emanuela, di attività di riciclaggio di denaro "sporco", collegando il rapimento a Calvi e al crack dell'Ambrosiano.[44]

Il 24 luglio 2011 Antonio Mancini, in un'intervista a La Stampa, dichiara che effettivamente la Orlandi fu rapita dalla Banda della Magliana per ottenere la restituzione del denaro investito nello IOR attraverso il Banco Ambrosiano, come ipotizzato dal giudice Rosario Priore. Mancini aggiunge di ritenere sottostimata la cifra di 20 miliardi e che fu Enrico De Pedis a far cessare gli attacchi contro il Vaticano, malgrado i soldi non fossero stati tutti restituiti, ottenendo in cambio, fra le altre cose, la possibilità di essere sepolto nella Basilica di Sant'Apollinare, come poi effettivamente avvenne.[45]

Il 14 maggio 2012 finalmente viene aperta la tomba di De Pedis, ma al suo interno è presente unicamente la salma del defunto, ancora in discreto stato di conservazione, che, per espresso desiderio dei familiari, viene cremata. Allora si scava più approfonditamente, ma vengono trovate solo nicchie con resti di ossa risalenti al periodo napoleonico. Quattro giorni dopo, il 18 maggio, viene indagato Don Pietro Vergari per concorso in sequestro di persona.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo Pino Nicotri (Emanuela Orlandi. La verità. Dai lupi grigi alla banda della Magliana, Baldini Castoldi Dalai, 2008 - ISBN 8860738253), nacque nella clinica romana "Sacra Famiglia", in via dei Gracchi, quartiere Prati.
  2. ^ a b c d e Pino Nicotri, Emanuela Orlandi. La verità. Dai lupi grigi alla banda della Magliana, Baldini Castoldi Dalai, 2008 - ISBN 8860738253.
  3. ^ a b c d e f g Rita Di Giovacchino, Storie di alti prelati e gangster romani, Roma, Fazi Editore, 2008, ISBN 88-6411-840-3.
  4. ^ a b c Corrado Augias, I segreti del Vaticano: storie, luoghi, personaggi di un potere millenario, Mondadori, 2010 - ISBN 8804603240
  5. ^ Eric Frattini, I corvi del Vaticano, Sperling & Kupfer, 2013 - ISBN 887339793X
  6. ^ a b Puntata di Chi l'ha visto? andata in onda il 7 luglio 2008
  7. ^ Video su sito Rai
  8. ^ L'intervista a Chi l'ha visto? del vigile urbano
  9. ^ Puntata di Chi l'ha visto? del 30 giugno 2008, I Parte
  10. ^ Corriere.it, Andrea Purgatori, "bombe sui treni per fare bella figura", 1 maggio 1994
  11. ^ Il Messaggero, Massimo Martinelli, "La pista della Bmw portava alla Balduina", 24 giugno 2008 (come riportato sul sito di Maurizio Turco)
  12. ^ A questo nome si reperisce in effetti un account Twitter che ha per tag-line "Io so ciò che molti non sanno"
  13. ^ Audio su sito Rai
  14. ^ a b Emanuela Orlandi sul sito di Chi l'ha visto? di RAI3. Unico precedente di un simile "appello ai rapitori" da parte di un Papa è il triplice "appello ai rapitori di Aldo Moro" lanciato da Papa Paolo VI nel 1978 (vedi Caso Moro, I comunicati e la trattativa)
  15. ^ Audio su sito Rai
  16. ^ Marco Ansaldo, Lo scambio Orlandi-Ali Agca fu un'invenzione di noi della Stasi in Repubblica.it, 26 giugno 2008.
  17. ^ a b c Marino Bisso; Giovanni Gagliardi, Caso Orlandi, parla la superteste, "Rapita per ordine di Marcinkus" in Repubblica.it, 23 giugno 2008.
  18. ^ Ali Agca-Pietro Orlandi: il colloquio segreto "Questa storia nasce in Vaticano" - Repubblica.it
  19. ^ Video Rai.TV - Orlandi: la ricerca in Inghilterra
  20. ^ Estratti del libro EXTRA OMNES L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi di Gaja Cenciarelli, ZONA 2006, ISBN 88-89702-17-6 , relativi ai documenti desecretati delle inchieste del SISDE svolte al tempo
  21. ^ Audio su sito Rai
  22. ^ Il video dal sito di Chi l'ha visto?, aggiornamento del 23 giugno 2008
  23. ^ Audio su sito Rai
  24. ^ a b Emanuela Orlandi sul sito di Chi l'ha visto?, aggiornamento del 30 giugno 2008
  25. ^ Contenuto multimediale su sito Rai
  26. ^ [1]
  27. ^ Padre Amorth: "Orlandi, fu un delitto a sfondo sessuale"- LASTAMPA.it
  28. ^ Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista dei preti pedofili a Boston - Corriere.it
  29. ^ sito LaStampa.it La Stampa - Padre Amorth: "Orlandi, fu un delitto a sfondo sessuale"
  30. ^ Emanuela Orlandi, un pentito di mafia: "Morta in un festino e sepolta in Vaticano"
  31. ^ Marino Bisso, "Non sono io la carceriera, quando è scomparsa ero in galera" in Repubblica.it, 26 giugno 2008.
  32. ^ L'ex donna del boss: «Io col rapimento non c'entro nulla» in il Giornale.it, 26 giugno 2008.
  33. ^ Marino Bisso, Caso Orlandi, un nuovo sospettato. Perquisizione a un ex della Magliana in Repubblica.it, 29 giugno 2008.
  34. ^ Marino Bisso, "La Orlandi? In quel bunker si nascondeva Renatino" in Repubblica.it, 4 luglio 2008.
  35. ^ Fabrizio Caccia, «Sequestro Orlandi, ecco l'auto». Parcheggiata da 13 anni in Corriere.it, 14 agosto 2008.
  36. ^ Vatican Diplomacy: «Il Vaticano: “Accuse infamanti su Marcinkus”»
  37. ^ Caso Orlandi, dopo 26 anni un testimone in La Repubblica, 19 novembre 2009.
  38. ^ Dopo 26 anni la teste rivela: « Emanuela Orlandi è morta» in Corriere.it, 19 novembre 2009.
  39. ^ Caso Orlandi, il rapitore ha un nome: testimoni lo riconoscono dalle foto in Repubblica.it, 21 novembre 2009.
  40. ^ Il mistero di Emanuela nelle stanze del Vaticano in Repubblica.it, 20 novembre 2009.
  41. ^ Caso Orlandi. Intervista a Sabrina Minardi
  42. ^ Emanuela Orlandi:fratello incontra Agca - Top News - ANSA.it
  43. ^ Caso Orlandi, sì del Vicariato a ispezione tomba De Pedis - Tg24 - Sky.it
  44. ^ [2], Orlandi: telefonata a tv, Emanuela viva - Top News - ANSA.it
  45. ^ L’ex della Magliana: "Sì, siamo stati noi a rapire la Orlandi"- LASTAMPA.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Anna Franceschi Emanuela - Una piccola questione di tempo, Editori Riuniti university press, 2012
  • Fabrizio Peronaci e Pietro Orlandi- "Mia sorella Emanuela", Edizioni Anordest, 2011
  • Ugo Barbàra. In terra consacrata. Piemme, 2009. ISBN 978-88-566-0457-3
  • Rita Di Giovacchino, Storie di alti prelati e gangster romani. I mistreri della chiesa di Sant'Apollinare e il caso Orlandi, Fazi, 2008, ISBN 978-88-8112-984-3.
  • Gaja Cenciarelli. Extra Omnes. L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi. Bologna, Zona Editore, 2006. ISBN 88-89702-17-6.
  • Massimiliano Cesaretti. Ovunque tu sia. Roma, Edizioni Progetto Cultura, 2007. ISBN 978-88-6092-082-9.
  • Vittorio Di Cesare, Sandro Provvisionato. Vaticano rosso sangue. Firenze, Olimpia, 2006. ISBN 978-88-253-0117-5.
  • Gennaro Egidio. La strategia delle ombre. I mille volti del crimine. Milano, Mursia, 1988.
  • Antonio Fortichiari. È viva. La scomparsa di Emanuela Orlandi. Un'inchiesta. Tropea, 2003. ISBN 88-438-0403-0.
  • Ferdinando Imposimato, Vaticano. Un affare di Stato. Le infiltrazioni - L'attentato - Emanuela Orlandi. Koiné, 2003
  • Otello Lupacchini, Max Parisi. Dodici donne un solo assassino. Da Emanuela Orlandi a Simonetta Cesaroni. Koinè Nuove Edizioni, 2006. ISBN 88-87509-71-9.
  • Pino Nicotri. Emanuela Orlandi. La verità. Dai lupi grigi alla banda della Magliana. Baldini Castoldi Dalai, 2008. ISBN 978-88-6073-474-7.
  • Pino Nicotri. Mistero Vaticano. La scomparsa di Emanuela Orlandi. Roma, Kaos edizioni, 2002. ISBN 88-7953-112-3.
  • Raffaella Notariale, Segreto Criminale. La vera storia della banda della Magliana, Newton Compton, 2010, ISBN 978-88-541-2143-0.
  • Jacopo Pezzan, Giacomo Brunoro. I Misteri del Vaticano: Il Caso Orlandi. LA CASE, 2011. ISBN 9788890589607.
  • Martin de Wolf, Die Orlandi-Verschwörung, BoD Norderstedt, ISBN 978-3-8370-9641-5
  • Pino Nazio, Il segreto di Emanuela Orlandi - Papa Wojtyla, la tomba del boss e la banda della Magliana, Sovera, 2012, ISBN:9788866520726

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]