Flavio Carboni

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Flavio Carboni (Sassari, 14 gennaio 1932) è un faccendiere italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carboni salì alla ribalta del mondo finanziario e immobiliare negli anni '70. Ha intrattenuto rapporti con personaggi controversi quali l'agente segreto Francesco Pazienza, il capo della P2 Licio Gelli, il boss mafioso Pippo Calò, l'ex gran maestro della massoneria Armando Corona, nonché l'allora imprenditore Silvio Berlusconi, di cui è stato socio in affari per il progetto "Costa Turchese", noto anche come "Olbia 2".[1] Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, Flavio Carboni e Licio Gelli si erano occupati di numerosi investimenti di denaro sporco per conto di Pippo Calò, che curava gli interessi finanziari del clan dei Corleonesi[2]. Antonio Mancini, esponenente della banda della Magliana divenuto collaboratore di giustizia, dichiarò che Carboni costituiva «un anello di raccordo tra la banda della Magliana, la mafia di Pippo Calò e gli esponenti della loggia P2 di Licio Gelli»[3].

A partire dal 1982 Carboni subì numerosi arresti, scontando brevi periodi di detenzione e venendo imputato di numerosi crimini, quali l'omicidio di Roberto Calvi, imputazione da cui è stato in seguito assolto in tutti e tre i gradi di giudizio.[4]

L'unica condanna definitiva nei suoi confronti venne emessa nel 1998, a 8 anni e 6 mesi di reclusione per concorso nel fallimento del Banco Ambrosiano. Tuttavia, al periodo di detenzione previsto, già notevolmente ridotto in applicazione delle amnistie del 1986 e del 1989, fu detratta la carcerazione preventiva: non fu quindi emesso a suo carico nessun ordine di esecuzione della pena.[5]

L'8 luglio 2010 venne arrestato nell'ambito della recente inchiesta sugli appalti dell'energia eolica in Sardegna e a seguito della legge Anselmi sulle società segrete con l'accusa di costituzione della P3, organizzazione sospettata di condizionare il funzionamento degli organi costituzionali.

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Il caso Calvi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1997, i magistrati di Roma collegarono Flavio Carboni e Pippo Calò all'omicidio del banchiere Roberto Calvi.[6]

Flavio Carboni è infatti sospettato di aver intrattenuto rapporti di un certo spessore con il banchiere assassinato,[7] del quale avrebbe successivamente alla sua morte ricettato la borsa ed i documenti contenuti, vendendoli ad un alto prelato dell'Istituto per le Opere di Religione, monsignor Pavol Hnilica.[8] Per tale ricettazione il 2 marzo 2000 fu condannato con il pregiudicato romano Giulio Lena, mentre monsignor Hnilica (che intendeva proteggere, dichiarò, il buon nome della Chiesa cattolica e di papa Giovanni Paolo II) fu assolto per aver agito in stato di necessità.[9] La prima sentenza fu dichiarata nulla per vizio di procedura,[10] ma ne seguì dopo poco un'altra che confermava i dispositivi della prima.[11]

Carboni è stato inoltre sospettato di far parte della mafia.[12] Con l'ex compagna Manuela Kleinszig, Pippo Calò ed Ernesto Diotallevi, esponente della Banda della Magliana, venne posto sotto processo e venne assolto in primo grado dall'accusa di omicidio aggravato e premeditato in danno di Calvi[13] anche per effetto dello smascheramento del falso alibi inizialmente fornitogli da una parente residente nella capitale inglese.[14] Carboni commentò la sua imputazione definendola "buffonata" e parlando di un "martirio personale".[15] Va notato che poco dopo il rinvio a giudizio della magistratura italiana, quella inglese emise un verdetto definitivo col quale dichiarava che la causa mortis era uno strangolamento operato da due o più persone.[16] Il verdetto venne comunicato lo stesso giorno nel quale in Italia si chiuse la vicenda relativa al coroner inglese che indagava sulla morte di Calvi, al quale vennero rubati a Roma la borsa contenente il computer e molti documenti relativi alle indagini svolte: l'inchiesta sul furto portò alla richiesta di rinvio a giudizio per concorso in ricettazione nei confronti di un italiano, un algerino ed un cinese,[16] mentre Carboni venne assolto.

Nel processo per il crack del Banco Ambrosiano, Flavio Carboni venne condannato in appello a otto anni e sei mesi di reclusione, unitamente a Umberto Ortolani e Licio Gelli, ai quali vennero inflitti dodici anni, e a Francesco Pazienza, condannato a otto anni.[17] In affari con Silvio Berlusconi, allora imprenditore in cerca di investimenti in Costa Smeralda, Carboni, secondo le affermazioni dell'editore Angelo Rizzoli alla Commissione P2, avrebbe lautamente remunerato un intervento, teso a creare un clima di distensione, da parte dell'allora sottosegretario al Tesoro Giuseppe Pisanu alla Camera dei deputati il 6 giugno 1982, poco prima che scoppiasse lo scandalo del Banco Ambrosiano.[18]

Il caso eolico in Sardegna e la presunta volontà di influenza sulle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2010, all'indomani della sua assoluzione per il delitto Calvi, Carboni viene indagato per concorso in corruzione, nell'ambito di un'inchiesta sugli appalti per l'energia eolica in Sardegna, insieme ad alcuni personaggi di spicco della politica locale e nazionale tra cui il Presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci e il coordinatore PdL Denis Verdini. Secondo gli investigatori avrebbe influenzato decisioni riguardanti il settore delle energie rinnovabili, arrivando a indicare la nomina del presidente dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, Ignazio Farris, anch'egli indagato. Dalle indagini emersero diversi incontri tra gli indagati, alcuni dei quali, secondo lo stesso Carboni, alla presenza del senatore Marcello Dell'Utri.[19] Ulteriori sviluppi hanno in seguito portato i magistrati inquirenti a ipotizzare i reati di riciclaggio e associazione per delinquere, in relazione alla scoperta di consistenti fondi.</ref>

L'8 luglio 2010 viene arrestato. Il gip giustifica l'ordinanza affermando che la sfera di influenza di Carboni non agiva solamente con iniziative volte a realizzare in Sardegna impianti di produzione di energia eolica, ottenendo la nomina di persone a lui gradite e in contatto con Cappellacci e Verdini. Sempre secondo il gip, infatti, Carboni avrebbe più volte, coadiuvato dall'imprenditore Arcangelo Martino e dall'ex componente di commissioni tributarie Giovanni De Donato, provato a entrare nell'attività delle istituzioni, anche per quanto riguarda le decisioni giudiziarie. Ciò a settembre 2009, tentando di pressare i giudici della Corte Costituzionale per promuovere un parere positivo sul Lodo Alfano, dunque a favore di Silvio Berlusconi, con riunioni private con Verdini, Dell'Utri, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo e i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, a marzo 2010. Carboni avrebbe agito per sostenere la riammissione della lista del Pdl del candidato di centrodestra per le elezioni regionali del 2010 e attuale Governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni presso il TAR e, sempre per quanto riguarda le elezioni regionali italiane del 2010, tentando di supportare Nicola Cosentino come candidato Governatore, screditando allo stesso tempo l'altro possibile candidato, oggi Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, attraverso la realizzazione di dossier su frequentazioni di transessuali da parte dello stesso presidente della regione. Gli accusati sono sospettati anche di aver favorito la promozione a presidente della Corte d'appello di Milano del pm Alfonso Marra.[20]

Citazione cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Nel film del 2002 I banchieri di Dio - Il caso Calvi di Giuseppe Ferrara la parte di Flavio Carboni fu interpretata dall'attore Giancarlo Giannini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Sole 24 Ore [1].
  2. ^ CALVI, STORIA DI BANCHE E DI COSCHE - la Repubblica.it
  3. ^ Motivazione della sentenza per il processo per l'omicidio di Roberto Calvi - Tribunale di Roma.
  4. ^ Articolo del 1999 di Repubblica [2].
  5. ^ NewNotizie [3].
  6. ^ Si veda l'articolo sul sito di Radio 24.
  7. ^ Si veda l'articolo sul sito di Avvenimenti Italiani.
  8. ^ Si veda la cronologia del 1993 su strano.net.
  9. ^ Si confronti l'articolo su almanaccodeimisteri.info.
  10. ^ Si veda la cronologia del 1994 su strano.net.
  11. ^ Si veda la cronologia del 2000 su strano.net.
  12. ^ Si veda l'articolo pubblicato da I siciliani nel mese di giugno 1985 e riportato sul sito dell'europarlamentare Claudio Fava.
  13. ^ Si veda l'articolo sulla sentenza di assoluzione su Tgcom
  14. ^ Si veda l'articolo di Francesco Viviano su La Repubblica del 23 marzo 2004 riportato da almanaccodeimisteri.info.
  15. ^ Si vedano i dispacci dell'ANSA del 18 aprile 2005 riportati da almanaccodeimisteri.info.
  16. ^ a b Si veda il dispaccio dell'ANSA del 19 maggio 2005 riportato da almanaccodeimisteri.info.
  17. ^ http://www.studiliberali.it/uploads/GIUSTIZIA/AMBROSIANO%20CONDANNA%20BIS%20A%20DE%20BENEDETTI.pdf
  18. ^ Si veda questo articolo su diario.it.
  19. ^ Non solo l'eolico nella grande rete di Verdini La Stampa 8 maggio 2010
  20. ^ Il gip: «Carboni cercò di influire sulla Consulta per la decisione su Lodo Alfano» Corriere della Sera 8 luglio 2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]