Paul Marcinkus

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Paul Casimir Marcinkus
arcivescovo della Chiesa cattolica
Paul Casimir Marcinkus.jpg
Archbishop CoA PioM.svg
Incarichi ricoperti Vescovo titolare di Orta (1969-2006)
Presidente dell'Istituto per le Opere di Religione(1971-1989)
Pro-Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano (1981-1990)
Nato 15 gennaio 1922 a Cicero, Illinois
Ordinato presbitero 3 maggio 1947
Consacrato vescovo 6 gennaio 1969 da papa Paolo VI
Elevato arcivescovo 26 settembre 1981 da papa Giovanni Paolo II
Deceduto 20 febbraio 2006 a Sun City, Arizona
Paul Casimir Marcinkus

Presidente dell'Istituto per le Opere di Religione
Durata mandato 1971 –
1989
Predecessore Massimo Spada
Successore Angelo Caloia
(EN)
« You can't run the Church on Hail Marys »
(IT)
« Non si può mandare avanti la Chiesa con gli Ave Maria »
(The Observer, 25 maggio 1986)

Paul Casimir Marcinkus (Cicero, 15 gennaio 1922Sun City, 20 febbraio 2006) è stato un arcivescovo cattolico statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Cicero, un sobborgo di Chicago (Illinois), il 15 gennaio 1922 figlio di immigrati lituani. Il padre, Mykolas Marcinkus, si guadagnava da vivere pulendo i vetri degli uffici.

Trasferitosi a diciotto anni nel seminario maggiore di St. Mary of the Lake a Mundelein, in Illinois, studiò filosofia e teologia e fu ordinato sacerdote per l'arcidiocesi di Chicago il 3 maggio 1947, per poi passare l'anno seguente al tribunale diocesano.

Negli anni cinquanta, trasferitosi a Roma, studiò teologia presso la Pontificia Università Gregoriana ed ebbe la possibilità di lavorare nella prestigiosa sezione inglese della Segreteria di Stato. Ebbe così l'occasione di incontrare e lavorare con monsignor Giovanni Battista Montini, il quale nel 1963 fu eletto papa col nome di Paolo VI. Nello stesso anno fece costruire Villa Stritch, un complesso progettato per ospitare i prelati statunitensi, divenendone il primo rettore[1].

Secondo quanto pubblicato il 12 settembre 1978 dalla rivista OP - Osservatore Politico[2] di Mino Pecorelli (ucciso il 20 marzo 1979), Marcinkus entrò a far parte della massoneria il 21 agosto 1967 con numero di matricola 43/649 e soprannome "Marpa". Il suo nome era indicato in una lista pubblicata da OP contenente 121 ecclesiastici massoni, fra cui Jean-Marie Villot (Cardinale segretario di Stato), Agostino Casaroli (capo del ministero degli affari esteri del Vaticano), Pasquale Macchi (segretario di Paolo VI), monsignor Donato De Bonis (alto esponente dello IOR), Ugo Poletti (vicario generale di Roma), don Virgilio Levi (vicedirettore de «L'Osservatore Romano»), Annibale Bugnini (cerimoniere pontificio) e Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana).[3][4][5]

Il 6 gennaio 1969 fu consacrato arcivescovo titolare di Orta, nella Basilica di San Pietro, da papa Paolo VI. Negli anni settanta Paolo VI lo incaricò di organizzare i propri viaggi. Nel 1970, nel corso del viaggio a Manila, nelle Filippine, sventò un attentato al Papa, deviando il pugnale con cui un pittore aveva tentato di colpirlo e guadagnandosi così il soprannome di "gorilla".

Strinse amicizia con l'uomo d'affari americano David Matthew Kennedy, allora presidente della Continental Illinois National Bank di Chicago, poi nominato nel 1969 ministro del tesoro nell'amministrazione Nixon[6][7]. Fu proprio il banchiere-ministro a mettere Marcinkus in contatto con Michele Sindona[6] (finanziere siciliano, membro della P2 e in stretti contatti con la mafia), il quale a sua volta lo introdusse al presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi[8][9](anch'egli appartenente alla loggia massonica P2). Con Calvi fondò nel 1971 la Cisalpina Overseas Nassau Bank[10] (poi Banco Ambrosiano Overseas, indagato per riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico[11]) nelle Bahamas, nel cui consiglio di amministrazione figuravano anche Sindona e Licio Gelli[12][13][14].

Fu presidente dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, dal 1971 al 1989. Di particolare rilievo risultano i rapporti con il Banco Ambrosiano, al cui consiglio di amministrazione Marcinkus partecipò ben 23 volte.

Nel 1972 entrò in contrasto con l'allora patriarca di Venezia Albino Luciani (poi papa Giovanni Paolo I) riguardo alla cessione da parte dello IOR del 37% delle azioni della Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, senza avvisare i vescovi veneti[1][15].

Il 26 aprile 1973 fu interrogato da William Lynch, capo della Organised Crime and Racheteering section del dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, e William Aronwald, vice capo della Strike Force del distretto sud di New York, riguardo a un caso di riciclaggio di denaro e obbligazioni false che partiva dalla mafia newyorkese e approdava in Vaticano[15], per un totale di 950 milioni di dollari. Alle indagini fecero seguito alcuni arresti, ma Marcinkus fu assolto per insufficienza di prove[16][17].

Il 26 settembre 1981 Giovanni Paolo II lo nominò pro-presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano[1], posizione da cui si dimise il 30 ottobre 1990.

In quanto presidente dello IOR rimase invischiato nello scandalo del crack del Banco Ambrosiano, riuscendo a evitare, grazie al passaporto diplomatico vaticano, il mandato di cattura emesso il 20 febbraio 1987 dal giudice istruttore del tribunale di Milano.

Il suo nome è citato anche in altri scandali, quali la morte di papa Giovanni Paolo I e la sparizione di Emanuela Orlandi.

Rimase in Vaticano sino al 1997, quando, come prescritto dal canone 401 § 1 del Codice di Diritto canonico[18], all'età di settantacinque anni si dimise da ogni incarico facendo ritorno alla sua arcidiocesi di Chicago per poi trasferirsi definitivamente a Sun City, in Arizona, dove, da pensionato, ricoprì la carica di quarto parroco della chiesetta di San Clemente[19].

Morì il 20 febbraio 2006 a Sun City ed è sepolto presso il St. Casimir Catholic Cemetery di Chicago[20].

Genealogia episcopale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Scandali e questioni irrisolte[modifica | modifica sorgente]

« Sono stato accusato di aver assassinato il Papa e di essere coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano, entrambe le cose sono completamente infondate. Dico a me stesso che questo potrebbe essere il modo con il quale Dio si assicura che ho messo il dito nella porta del Paradiso. Perché se io l'ho fatto Egli non può più sbatterla »
(difesa di Paul Marcinkus)

Il crack del Banco Ambrosiano e il "caso IOR"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Istituto per le Opere di Religione#Scandalo del Banco Ambrosiano.

All'inizio degli anni ottanta, il nome di Marcinkus fu collegato a scandali finanziari riportati in prima pagina sulla stampa di tutto il mondo.

Paul Marcinkus

In particolare, fu accertato che lo IOR a quel tempo diretto da Marcinkus, aveva avuto un ruolo primario nel crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in un complicato "risiko bancario" che aveva come ulteriori protagonisti personaggi discussi come Michele Sindona e il "venerabile maestro" della loggia massonica P2, Licio Gelli.

Lo IOR, infatti, aveva concesso nel 1981 a Calvi lettere di patronage, con le quali confermava che «direttamente o indirettamente» esercitava il controllo su Manic. S.A. (Lussemburgo), Astolfine S.A. (Panamá), Nordeurop Establishment (Liechtenstein), U.T.C. United Trading Corporation (Panamá), Erin S.A (Panamá), Bellatrix S.A (Panamá), Belrosa S.A (Panamá), Starfield S.A (Panamá)[1], società fantasma con sede in noti paradisi fiscali, che avevano fatto da "paravento" alla destinazione dell'ingarbugliato flusso di denaro che aveva drenato duemila miliardi di lire dalle casse dell'Ambrosiano[21].
Inoltre, secondo le dichiarazioni rese dal pentito di Cosa nostra Vincenzo Calcara, considerate credibili nel 2003 con sentenza del tribunale di Roma (nona sezione penale, con sentenza del 6 giugno 2003)[22], e rese pubbliche solo nel 2008, Marcinkus sarebbe stato il personaggio di raccordo fra l'"entità vaticana" e quella di Cosa nostra per le attività di riciclaggio di denaro. Il pentito, fra l'altro, riferisce di aver trasportato a Roma, pochi mesi prima dell'attentato a Giovanni Paolo II nel 1981, per conto di Tonino Vaccarino (presunto consigliere della famiglia di Castelvetrano) dieci miliardi di lire da investire in Sud America e nei Caraibi attraverso Marcinkus, la Banca Vaticana e il notaio Francesco Albano. L'incontro si sarebbe svolto a casa di quest'ultimo (a detta di Calcara membro, come Marcinkus, dell'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, "contatto" fra Cosa nostra e il Vaticano, nonché notaio personale di Giulio Andreotti, del boss Luciano Liggio e di Frank Coppola[23]), alla presenza del notaio stesso, di Marcinkus, di un cardinale, di Roberto Calvi, Vincenzo Culicchia (deputato al Parlamento siciliano), Stefano Accardo (detto «cannata»), Vincenzo Furnari, Enzo Leone (anch'egli componente del Parlamento siciliano), Antonino Marotta e il suo padrino Tonino Vaccarino[22].

A seguito dello scandalo, l'allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta impose lo scioglimento dell'Ambrosiano e la sua liquidazione coatta, avvenuta il 6 agosto 1982. Andreatta stesso tenne uno storico discorso in Parlamento l'8 ottobre 1982, riferendo pubblicamente delle responsabilità della banca vaticana e dei suoi dirigenti, fra cui lo stesso Marcinkus. Secondo i suoi calcoli il Vaticano fu coinvolto nello scandalo per una somma di circa 1.500 miliardi di lire. Nel 1987 Marcinkus venne indagato, assieme ad altri due dirigenti dello IOR, per concorso in bancarotta fraudolenta e venne emesso un mandato di cattura dalla magistratura italiana in rapporto al crack dell'Ambrosiano, ma dopo pochi mesi la Corte di Cassazione prima, e quella Costituzionale poi, annullarono il mandato in base all'articolo 11 dei Patti lateranensi[24], facendo venir meno anche la conseguente richiesta di estradizione[25].

L'opinione del Vaticano, accreditata da recenti esternazioni di Giulio Andreotti e dall'opinione di Angelo Caloia[26], è che si agì con leggerezza nel delegare incarichi così delicati a una persona che si rivelò alla fine inadeguata e inesperta. Per David Yallop[27], però, Paul Marcinkus era tutt'altro che un incapace. Semmai, attraverso la conoscenza di Roberto Calvi, Michele Sindona e Licio Gelli, portò il livello economico del Vaticano a vette mai raggiunte prima, influenzando direttamente o indirettamente svariati governi.

I fatti dell'Ambrosiano tuttavia rimangono ancora tutti da chiarire e costituiscono una zona oscura della recente storia italiana. In particolare, tanto Calvi quanto Sindona furono trovati morti in circostanze misteriose. Il primo, fuggito a Londra, fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi. Il secondo, in carcere per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, fu avvelenato da un caffè al cianuro il 20 marzo 1986 e morì due giorni dopo. Inoltre, la segretaria di Calvi, Graziella Corrocher, fu trovata morta dopo un volo da una finestra del Banco Ambrosiano di Milano il 17 giugno 1982, il giorno prima del ritrovamento del corpo di Calvi.[28][29]

Presunto coinvolgimento nella morte di Papa Giovanni Paolo I[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teorie sulla morte di Giovanni Paolo I.

Oltre a questi scandali, alcuni autori[30] (fra cui il giornalista britannico David Yallop, autore del best-seller In nome di Dio, pubblicato nel 1984), ipotizzarono che il monsignore fosse coinvolto, insieme al cardinale Villot (all'epoca Segretario di Stato), al cardinale Cody, a Licio Gelli e allo stesso Calvi, nella morte di papa Giovanni Paolo I, il cui pontificato durò solo 33 giorni e col quale esisteva una forte ostilità. Questa risaliva agli anni settanta, quando Marcinkus aveva venduto a Roberto Calvi del Banco Ambrosiano di Milano il 37% delle azioni della Banca Cattolica del Veneto (fondata per contribuire al lavoro assistenziale del clero veneto), senza informare il patriarca di Venezia (a quei tempi Albino Luciani, futuro Papa Giovanni Paolo I) e i vescovi veneti. Essi, per protesta, chiusero i loro conti presso la Banca Cattolica del Veneto e Luciani trasferì i conti dell'arcivescovado nel Banco di San Marco[15].
Divenuto Papa, riconosciuto come innovatore e rinnovatore, Luciani intendeva riportare la Chiesa cattolica agli ideali originari di umiltà e semplicità, operando riforme nello IOR e nella stessa Curia[31]. Secondo Yallop e il vaticanista Gianni Gennari, infatti, il Papa aveva con sé un taccuino, sparito poco dopo il ritrovamento del corpo, che conteneva un piano di ristrutturazione delle gerarchie ecclesiastiche (fra cui la sostituzione di Villot e Marcinkus).
Secondo questa tesi, la morte del papa, avvenuta nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1978, sarebbe avvenuta per avvelenamento da digitale.
A dar ulteriore adito all'ipotesi dell'avvelenamento, concorrono le rivelazioni del pentito Vincenzo Calcara rilasciate a Paolo Borsellino e pubblicate nel suo memoriale[32]. Calcara scrive di un colloquio con l'imprenditore e politico mafioso Michele Lucchese (membro di una loggia massonica segreta, secondo Calcara) subito dopo l'attentato a Giovanni Paolo II (al quale i mafiosi partecipano indirettamente[32]). Lucchese rivela a Calcara che Giovanni Paolo II stava perseguendo un disegno simile a quello di Papa Luciani, il quale intendeva «rompere gli equilibri all'interno del Vaticano», attuando una redistribuzione dei beni della Banca Vaticana sostituendo i vertici dello IOR e della Segreteria di Stato (Marcinkus e Villot). Calcara parla così di una "congiura" di quattro cardinali (Jean-Marie Villot, Pasquale Macchi, Giovanni Benelli e un certo Gianvio[33][34]) che, usando Marcinkus, avrebbero fatto uccidere Papa Luciani per mezzo di ingenti dosi di calmante, con l'aiuto del suo medico personale.[32]
Calcara è già stato considerato attendibile, in merito ad altre dichiarazioni, dal tribunale di Roma, nona sezione penale, con sentenza del 6 giugno 2003.[22]
Queste ipotesi non hanno avuto seguito per il momento, ma sussistono dubbi in merito, anche a causa del diniego delle autorità ecclesiastiche a effettuare l'autopsia sul corpo.

Presunto coinvolgimento nella scomparsa di Emanuela Orlandi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sparizione di Emanuela Orlandi.

Altra vicenda poco chiara in qualche modo collegata alla figura di Marcinkus fu la scomparsa di Emanuela Orlandi. Per le telefonate di un uomo, che fu soprannominato l'Amerikano per la sua inflessione, nelle quali si proponeva lo scambio della stessa in cambio della libertà del terrorista Mehmet Ali Ağca, alcuni giornali dell'epoca additarono Paul Marcinkus. Questa ipotesi non ha avuto riscontri oggettivi.

Nel giugno 2008, uno dei supertestimoni della vicenda Orlandi, cioè Sabrina Minardi, ex compagna del boss Enrico De Pedis detto Renatino, ha rilasciato agli inquirenti dichiarazioni secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita dall'organizzazione criminale di De Pedis, tenuta in un'abitazione in via Antonio Pignatelli 13 a Roma, che ha «un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all'ospedale San Camillo» (la cui esistenza è stata confermata dagli inquirenti), poi uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica[35]. La palazzina in questione sulla gianicolense sarebbe stata restaurata da Danilo Abbruciati[36], membro della banda della Magliana e vicino a Calvi (con il quale Marcinkus aveva contatti). Il rapimento sarebbe stato richiesto, secondo una confidenza fatta da De Pedis alla stessa Minardi, proprio da Mons. Marcinkus, «come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro»[35]. È la stessa Minardi ad ammettere di aver accompagnato in auto la ragazza dal bar del Gianicolo fino al benzinaio del Vaticano, dove le attendeva un sacerdote a bordo di una Mercedes targata Città del Vaticano. Nella stessa sede, la Minardi ha altresì aggiunto di aver personalmente accompagnato ragazze compiacenti a incontri privati col monsignore in via Porta Angelica.

Nelle rivelazioni della donna affiora anche Giulio Andreotti, presso la dimora del quale la testimone afferma di aver cenato due volte, assieme al compagno De Pedis, a quel tempo già ricercato dalla polizia. La donna specifica però che Andreotti «non c'entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì»[35].

Sebbene le dichiarazioni della Minardi siano state messe in dubbio a causa di alcune incongruenze temporali del verbale e, come da sua stessa ammissione, per aver fatto notevole abuso di sostanze stupefacenti[35], il ritrovamento, nell'agosto 2008, della BMW che la stessa Minardi ha raccontato di aver utilizzato per il trasporto di Emanuela Orlandi, rende le sue dichiarazioni sempre più credibili. L'auto, infatti, risulta appartenuta prima a Flavio Carboni (imprenditore indagato e poi assolto nel processo sulla morte di Roberto Calvi) e successivamente a uno dei componenti della Banda della Magliana[37].

La pubblicazione dei verbali resi alla magistratura dalla Minardi ha suscitato le proteste del Vaticano che, per bocca di padre Federico Lombardi (portavoce della Sala Stampa della Santa Sede), ha dichiarato che oltre alla «mancanza di umanità e rispetto per la famiglia Orlandi, che ne ravviva il dolore», ha poi definito come «infamanti le accuse rivolte a Mons. Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi».[38]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Marcinkus, come farsi un tesoro in terra (e forse pure in Cielo) in Il Foglio, 25 giugno 2008.
  2. ^ Anno I, N. 21-22 del 12 settembre 1978
  3. ^ Giuseppe Ardagna. La scoperta della lista P2 nella stampa italiana. Napoli, 2004
  4. ^ Domčnech Matilló Rossend. L'avventura delle finanze Vaticane. Pironti. Napoli, 1988
  5. ^ Aldo Musci, Marco Minicangeli, Malaroma, Castelvecchi, 2000, p. 90, ISBN 978-88-8210-211-1.
  6. ^ a b Alberto Statera, Storia del banchiere di Dio "amico" di Calvi e Sindona in repubblica.it, 22 febbraio 2006. URL consultato il 18 dicembre 2009.
  7. ^ Lista dei Ministri del Tesoro degli Stati Uniti
  8. ^ Scheda di Marcinkus su Avvenimenti Italiani. (archiviato il 12 maggio 2006).
  9. ^ Da Calvi a Ricucci, articolo su Liberal Giovani
  10. ^ (EN) The Shady Deals of God's Banker in The Boot
  11. ^ L' ombra del narcotraffico sul Banco da "Il Corriere della Sera" del 19 aprile 1992
  12. ^ Articolo sul sito della Fondazione Cipriani
  13. ^ Articolo sul sito di "Polizia e Democrazia"
  14. ^ La storia della banca Rasini, sul sito di cobraf.wallstreetitalia.com
  15. ^ a b c La strana morte di Papa Luciani: un decesso all'italiana? da "Storia in Network
  16. ^ (EN) Pope John Paul I – a saint for our hour – Part four di Ruth Bertels
  17. ^ (FR) Histoire et chronologie de la chrétienté
  18. ^ Can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico
  19. ^ La morte di Paul Marcinkus «banchiere di Dio» in esilio, articolo dal "Corriere della Sera" del 22 febbraio 2006
  20. ^ Archbishop Paul Marcinkus
  21. ^ Sergio Bocconi, dalle lettere di patronage all'"esilio" di Marcinkus in Il Corriere della Sera, 19 aprile 1992. URL consultato il 30 agosto 2008.
  22. ^ a b c Articolo su Antimafia Duemila riguardo l'assoluzione di Calcara dall'accusa di calunnia aggravata, che riporta in parte la deposizione del pentito
  23. ^ Rita Di Giovacchio, Giovanni Pellegrini. Il libro nero della prima Repubblica. Fazi editore, 2005, pag. 328
  24. ^ Sentenza della Corte Costituzionale n.609/1988 che dichiara inammissibile la questione di illegittimità costituzionale sollevata dal giudice istruttore del Tribunale penale di Milano in merito alla sentenza del 17 luglio 1987 della Corte di Cassazione che annullava l'ordinanza confermativa del mandato di cattura.
  25. ^ La richiesta era stata avanzata in base all'articolo 22 del Trattato della Santa Sede con l'Italia, che recita: "La Santa Sede consegnerà allo Stato italiano le persone che si fossero rifugiate nella Città del Vaticano, imputate di atti, commessi nel territorio italiano, che siano ritenuti delittuosi dalle leggi di ambedue gli Stati": cfr. Domenico Del Rio, MARCINKUS, PARTE L'ESTRADIZIONE, Repubblica — 24 marzo 1987, pagina 9. Marcinkus era in possesso di un passaporto diplomatico vaticano, il che lo sottraeva dall'arresto quando passava in territorio italiano; gli altri due contabili rimasero dietro il Portone di bronzo fino alla pronuncia della Corte di cassazione.
  26. ^ Finanza Bianca, Giancarlo Galli, Mondadori, 2004
  27. ^ David Yallop, "In nome di Dio", Tullio Pironti Editore, 1992
  28. ^ Graziella Corrocher: una segretaria scomoda, da Girodivite, 2 marzo 2006
  29. ^ (EN) ITALY'S MYSTERIOUS, DEEPENING BANK SCANDAL, "The New York Times" del 28 luglio 1982
  30. ^ ad es. Matillò R.D.. L'avventura delle finanze Vaticane. Ed.Pironti, Napoli, 1988;
    Don Jesus Lopez Saez Se pedirá cuenta. Muerte y figura di Juan Pablo I. Edizioni Origenes, Madrid, 1990;
    Luigi Incitti. Papa Luciani: una morte sospetta. L'Airone Editrice, Roma, 2001;
    Max Morgan-Witts e Thomas Gordon. Dentro il Vaticano. Storia segreta del pontificato di Giovanni Montini, Albino Luciani e Karol Wojtyla. Pironti Editore, Napoli, 1989 e 1995
  31. ^ I fioretti di papa Luciani, parte IV, da "Humilitas" - anni 1994 - 1995
  32. ^ a b c Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 2), paragrafi 5-6
  33. ^ Forse un errore di trascrizione
  34. ^ Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 5)
  35. ^ a b c d Caso Orlandi, parla la superteste "Rapita per ordine di Marcinkus" da la Repubblica del 24 giugno 2008.
  36. ^ Chi l'ha visto?, puntata andata in onda il 7 luglio 2008
  37. ^ «Sequestro Orlandi, ecco l’auto». Parcheggiata da 13 anni, articolo da "Il Corriere della Sera" del 14 agosto 2008
  38. ^ Vatican Diplomacy: «Il Vaticano: “Accuse infamanti su Marcinkus”»

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mario Almerighi. I banchieri di Dio. Il caso Calvi. Editori Riuniti, Roma, 2002
  • Lucio D'Orazi. In nome di Dio o del diavolo?. Logos, Roma, 1988
  • Mario Guarino. I mercanti del Vaticano. Kaos Editore, Roma, 1993
  • Domènech Matillo Rossend. L'avventura delle finanze Vaticane. Pironti Editore, Napoli, 1988
  • I Millenari (pseud.). Via col vento in Vaticano. Milano, Kaos Editore, 1999
  • Gianluigi Nuzzi, Vaticano S.p.A. Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa, (PDF) Chiarelettere, 2009. ISBN 978-88-619-0067-7.
  • Max Morgan-Witts, Thomas Gordon. Dentro il Vaticano. Storia segreta del pontificato di Giovanni Montini, Albino Luciani e Karol Wojtyla. Pironti Editore, Napoli, 1989 e 1995
  • David Yallop. In nome di Dio. Pironti Editore, 1985
  • Rita Di Giovacchino, Storie di alti prelati e gangster romani. I mistreri della chiesa di Sant'Apollinare e il caso Orlandi, Fazi, 2008, ISBN 978-88-8112-984-3.
  • Luigi Cavallo, Corruzione in Vaticano, settembre 1985, Agenzia A

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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Massimo Spada 1971 - 1989 Angelo Caloia
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