Digitalis

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Digitalis
Digitalis Purpurea.jpg
Digitalis purpurea
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Scrophulariales
Famiglia Scrophulariaceae
Tribù Digitalideae
Genere Digitalis
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiospermae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Plantaginaceae
Specie

vedi testo

La digitale (Digitalis L., 1753) è un genere erbaceo della famiglia delle Scrophulariaceae (la stessa della bocca di leone), con fiori che hanno una caratteristica forma simile a un ditale – da cui il nome. I fiori sono riuniti in racemi terminali unilaterali all'apice del fusto.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Le specie di Digitalis sono circa una ventina e includono:

Secondo la classificazione di Cronquist il genere Digitalis appartiene alla famiglia delle Scrophulariaceae, mentre la più recente classificazione APG lo colloca nella famiglia delle Plantaginaceae.

La specie più nota è la Digitalis purpurea, a fiori rossi; cresce nei boschi e nei prati aridi dell'Europa centro-meridionale, spesso inselvatichita. In Italia cresce anche la Digitalis ferruginea.

Tra le specie di interesse erboristico si annoverano anche la Digitalis lanata, a fiori bianchi con interno giallo, e la Digitalis lutea, a fiori bianchi sfumati di giallo.

Va inoltre ricordata la Digitalis micrantha, a piccoli fiori biancastri, propria dei boschi dell'Appennino e di altre aree dell'Italia centro-meridionale.

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

È una pianta erbacea biennale, che cresce e si dissemina spontaneamente, poco adatta ai terreni calcarei. La pianta può superare 1 m di altezza.

È risaputo che nel primo anno di vita compaiono solo le foglie, verde scuro. Poi nel secondo anno, in estate, compare lo stelo che porta i fiori, penduli, a campana, che possono essere di vari colori, tra cui il giallo, il bianco e il rosa.

Le digitali crescono in qualunque posizione, sia in pieno sole che in piena ombra. Non necessitano di grandi quantità d'acqua, si consiglia perciò di fornirla regolarmente, senza inzuppare il terreno. In autunno spargere del letame maturo sul terreno intorno alla pianta, come nutrimento. Il terreno preferito deve essere sciolto, drenante, ricco in materia organica e a ph leggermente acido.

Per quanto riguarda la loro moltiplicazione, solitamente le digitali tendono a riseminarsi spontaneamente di anno in anno, divenendo in pratica perenni. Si può dunque seminare alla fine dell'estate o alla fine dell'inverno, in luogo protetto, mettendo a dimora le piantine in primavera.

Usi medici[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

La digitale contiene delle sostanze (glicosidi) che hanno un potente effetto sul cuore, quali la digitossina e il lanatoside C, che sono digitalici naturali[1]. Pertanto risulta molto utile nella terapia dell'insufficienza cardiaca, come cardiotonico e nello scompenso cardiaco congestizio[1]; tuttavia le stesse sostanze, se assorbite in dosi eccessive, la rendono una pianta notevolmente velenosa o addirittura mortale. In erboristeria vengono usate le foglie, i fiori e i semi.

È stato il medico inglese William Withering, nel 1785, ad annotare che l'ingestione di foglie secche di digitale alleviava l'idropisia[2].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]


Nella celebre opera di Vincent van Gogh Ritratto del dottor Gachet il malinconico medico ha sul tavolo accanto a sé una pianta di Digitalis, all'epoca utilizzato come rimedio fitoterapico per la cura di diverse malattie.


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.70
  2. ^ "La ricerca di nuovi farmaci con metodi etnobotanici", di Paul Alan Cox, pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)", num.312, ago.1994 pag.62-68

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