Licio Gelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Licio Gelli ai tempi dell'esplosione del caso P2

Licio Gelli (Pistoia, 21 aprile 1919) è un imprenditore e faccendiere italiano, principalmente noto come maestro venerabile della loggia massonica segreta P2[1][2]. Fu condannato per depistaggio delle indagini della strage di Bologna del 1980. Dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia, vive attualmente ad Arezzo, a Villa Wanda, sequestrata il 10 ottobre 2013 dalla Guardia di Finanza, per frode fiscale.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo fascista e la resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Ettore Gelli, un facoltoso proprietario terriero originario di Montale (PT), e di Maria Gori, Gelli nacque a Pistoia nel 1919. A diciotto anni Gelli partì volontario con il Corpo Truppe Volontarie appositamente costituito per partecipare alla Guerra civile spagnola in aiuto delle truppe nazionaliste del generale Francisco Franco. Proprio in Spagna perse in battaglia il fratello maggiore Raffaello.

Nel 1939 tornò in Italia e collaborò con la federazione fascista di Pistoia, scrivendo nel settimanale locale della federazione, il Ferruccio, la sua esperienza di guerra. Diventò anche impiegato del GUF, pur avendo solo la licenza elementare. Comunque veniva molto stimato e preso in considerazione per la sua estrema serietà e precisione nello svolgere le mansioni a lui affidate[senza fonte]: schedava persino le marche delle sigarette fumate dagli studenti universitari. Nel gennaio 1940 pubblicò il suo primo libro: Fuoco! Cronache legionarie della insurrezione antibolscevica di Spagna.

Tessera di Gelli appartenente ad una delle organizzazioni del PNF (1941)

Nel luglio 1942 come ispettore del Partito Nazionale Fascista, gli venne affidato il compito di trasportare in Italia il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia: 60 tonnellate di lingotti d'oro, 2 di monete antiche, 6 milioni di dollari, 2 milioni di sterline che il SIM (Servizio Informazioni Militare) aveva requisito. Nel 1947 il tesoro venne restituito ma all'appello mancavano 20 tonnellate di lingotti da Gelli trasferiti in Argentina. È stato ipotizzato che parte di queste 20 tonnellate sarebbero tra i preziosi ritrovati nelle fioriere di villa Wanda, ma Gelli ha sempre smentito questa accusa.[4]

Dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica di Salò e conseguentemente divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich. Quando tuttavia la vittoria della guerra cominciò a rivelarsi impossibile per i nazi-fascisti, Gelli aderì al movimento partigiano. I contatti e le conoscenze abilmente acquisite mentre militava tra i fascisti gli consentirono di effettuare con efficacia il doppio gioco: cominciò quindi a trafugare e distribuire di nascosto ai partigiani i lasciapassare rossi della Kommandatura, e fornire ai suoi superiori informazioni fuorvianti per i rastrellamenti che erano in corso sugli Appennini.

Insieme al partigiano pistoiese Silvano Fedi, che in seguito venne ucciso in circostanze poco chiare, partecipò alla liberazione di prigionieri politici dal carcere delle Ville Sbertoli, organizzata dal Fedi e dalla sua brigata, della quale facevano parte Enzo Capecchi e Artese Benesperi che furono gli artefici dell'azione[5]. Il 16 dicembre 1944 sposò Wanda Vannacci (nata a Pistoia 31 gennaio 1926 e morta il 14 giugno 1993) dalla quale ebbe quattro figli, Raffaello (nato a Pistoia il 28 giugno 1947), Maria Rosa (nata a Pistoia il 22 dicembre 1952), Maria Grazia (nata a Pistoia il 9 settembre 1956 e deceduta a Firenze il 21 giugno 1988) e Maurizio (nato a Pistoia il 25 ottobre 1959)[6].

Dopo la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la seconda guerra mondiale, si ipotizza che Gelli si sia arruolato nella CIA, su raccomandazione dei servizi segreti italiani (ma tale ipotesi non è stata verificata). In ogni caso, fu messo in stretta relazione da Edward Herman con Michael Ledeen, che è da molti ritenuto uno stretto collaboratore o un agente della CIA[7]. Fu un collaboratore delle agenzie di intelligence britanniche e americane.

Il libretto di pensione di Gelli, rilasciato nel 1949
Licio Gelli (al centro) con Giulio Andreotti (a destra) all'inaugurazione dello stabilimento Permaflex di Frosinone

Nel 1956 Gelli diventa direttore commerciale della Permaflex di Frosinone, in area di Cassa per il Mezzogiorno. Durante la sua direzione lo stabilimento diviene un via vai di politici, ministri, vescovi e generali.[8] Dal 1948 al 1958, Gelli fu portaborse del deputato democristiano Romolo Diecidue, eletto nel collegio di Firenze-Pistoia.

In seguito si dedicò alla scalata all'interno della Massoneria, fino a diventare Maestro Venerabile della loggia Propaganda 2 (detta P2) nella quale riuscì a concentrare un consistente numero di soggetti titolari di cariche politiche ed amministrative, per questo motivo posti "in sonno" ed i cui nomi sarebbero stati noti soltanto ("all'orecchio") del Gran Maestro. Benché per molti si trattasse soltanto di un'ulteriore e ben frequentata sede di affarismo politico, nel corso degli anni settanta essa si sarebbe qualificata per aver concentrato i protagonisti di un disegno eversivo, di cui fu traccia il "piano di rinascita democratica" redatto da Francesco Cosentino su istruzioni dello stesso Gelli.

Questi nel 1970 avrebbe dovuto arrestare il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, nell'ambito del fallito Golpe Borghese; Gelli ha sempre smentito questa ipotesi. Gelli è stato accusato di aver avuto un ruolo preminente nell'Operazione Gladio, una struttura clandestina di tipo "stay-behind", promossa dalla NATO e finanziata in parte dalla CIA allo scopo di contrastare l'influenza comunista in Italia, così come negli altri paesi europei. L'affaire Gladio è stato affrontato (anche giudizialmente) senza collegamenti diretti alla questione P2.

Gelli ripetutamente dichiarò in pubblico di essere stato uno stretto amico del leader argentino Juan Domingo Perón – e spesso ha affermato che tale amicizia è stata veramente importante per l'Italia, senza però aver mai spiegato perché – e proprio molti esponenti della camarilla di potere dell'ultimo peronismo, così come del golpismo uruguayano degli anni settanta, risultarono iscritti alla sua loggia massonica.

Gelli fu creato conte sul cognome dall'ex re Umberto II d'Italia, con Regie Lettere Patenti di concessione del 10 luglio 1980[9]. Gli venne concesso altresì il seguente stemma: "trinciato, alla catena d'oro sulla partizione; di rosso all'elmo piumato d'oro; d'azzurro alla croce latina d'oro, accompagnato da tre stelle d'argento a quattro raggi, male ordinate" con il motto "Virtute progredior"[10].

La lista P2[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi P2.
« Con la P2 avevamo l'Italia in mano. Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia. »
(Licio Gelli[11])

Il 17 marzo 1981, i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell'ambito di un'inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli a Castiglion Fibocchi (AR) e la fabbrica di sua proprietà (la Giole, sempre a Castiglion Fibocchi), che portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2[12]. La lista, la cui esistenza era presto divenuta celebre grazie ai media, includeva anche l'intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, parlamentari, industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come il più volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica), Vittorio Emanuele di Savoia, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Costanzo. Vi sono molti elementi, a partire dalla numerazione, che lasciano tuttavia ritenere che la lista rinvenuta fosse incompleta.

In fuga, Licio Gelli scappò in Svizzera, dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. Lo scandalo nazionale conseguente alla scoperta delle liste fu quasi drammatico, dato che molte delle più delicate cariche della Repubblica Italiana erano occupate da affiliati all'organizzazione di Gelli. La corte centrale del Grande Oriente d'Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l'espulsione del Gelli dall'Ordine massonico. Il Parlamento italiano approvò in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia e contemporaneamente (dicembre 1981), venne creata una commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dalla deputata Tina Anselmi (della Democrazia Cristiana), che riferirà al parlamento dopo 2 anni e mezzo di lavori.

Nelle conclusioni della relazione di maggioranza di questa commissione sulla P2 e su Gelli si legge:

« L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento.

La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...] La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici.

Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente. Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto. Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, quest'altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento. »

Gelli in paramenti massonici

L'8 maggio 2010 Licio Gelli diede mandato al direttore del periodico Il Piave, Alessandro Biz, di contattare la Anselmi per organizzare un incontro al fine di "discutere in modo civile della loggia massonica P2" dopo quasi trent'anni, ma l'incontro non si rese possibile per le condizioni di salute dell'ex parlamentare dello Scudo Crociato[13].

Coinvolgimenti con Gladio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Organizzazione Gladio.

Con Stefano Delle Chiaie e Francesco Pazienza, è stato coinvolto nel processo per la Strage di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, nella quale furono uccise 85 persone e 200 rimasero ferite. Questo attentato terroristico era parte della strategia della tensione. Con la sentenza definitiva di Cassazione sulla strage di Bologna, il 23 novembre 1995, Gelli viene condannato per depistaggio.

In ogni caso, Licio Gelli fu condannato nel 1994 a 12 anni di carcere, dopo essere stato riconosciuto colpevole della frode riguardante la bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982 (vi era stato trovato un "buco" di 1,3 miliardi di dollari) che era collegato alla banca del Vaticano, l'Istituto per le Opere di Religione (IOR). Affrontò inoltre una sentenza di tre anni relativa alla loggia P2. Scomparve mentre era in libertà sulla parola, per essere infine arrestato sulla Riviera francese a Villefranche sur Mer. La polizia rinvenne nella sua villa oltre 2 milioni di dollari in lingotti d'oro[14][15].

È indiscutibile che la loggia P2 abbia avuto un certo potere in Italia, dato il "peso" pubblico dei suoi affiliati, e molti osservatori ritengono che ancora oggi esso sia forte. Numerosi personaggi ancora oggi famosi in Italia erano iscritti alla P2: tra questi, Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo, Vittorio Emanuele di Savoia, l'editore Angelo Rizzoli, il segretario del PSDI Pietro Longo ed altri esponenti della politica, della magistratura e della finanza.

Il 28 settembre 2003 il sito Repubblica.it pubblica un'intervista a Licio Gelli durante la quale egli afferma che «Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io»[16].

Scandalo del Banco Ambrosiano[modifica | modifica wikitesto]

Uno degli affiliati della P2 era il finanziere Michele Sindona, il quale nel 1972 aveva acquistato il controllo della Franklin National Bank di Long Island. Nel 1977, in seguito alla bancarotta delle sue banche, Sindona si rivolse a Gelli per elaborare piani di salvataggio della Banca Privata Italiana, la principale del gruppo Sindona; Gelli stesso interessò Giulio Andreotti, il quale gli riferì che "la cosa andava positivamente" ed incaricò informalmente il senatore Gaetano Stammati (anch'egli affiliato alla loggia P2) e Franco Evangelisti di studiare il progetto di salvataggio della Banca Privata Italiana, il quale venne però rifiutato da Mario Sarcinelli, vice direttore generale della Banca d'Italia[17].

Nel 1979 Sindona attuò un tentativo estremo di salvataggio e si nascose in Sicilia, aiutato da esponenti massoni e mafiosi, simulando un rapimento: durante questo periodo mandò almeno due volte ad Arezzo il suo medico di fiducia Joseph Miceli Crimi (anch'egli affiliato alla P2) per convincere Gelli a continuare a fare pressioni ai suoi precedenti alleati politici, tra cui Giulio Andreotti, per portare a buon fine il salvataggio delle sue banche e recuperare il denaro sporco investito per conto dei boss mafiosi; in cambio Sindona avrebbe offerto a Gelli la cosiddetta "lista dei cinquecento", l'elenco di notabili che avevano esportato capitali illegalmente. Tuttavia tutti i tentativi di salvataggio fallirono[18][19]. Nel 1986 morì due giorni dopo una sentenza di condanna a vita, in circostanze non del tutto chiare, anche se l'ipotesi del suicidio è quella più plausibile[20][21].

Qualche anno dopo molti sospetti si sono concentrati su Gelli in relazione al fallimento finanziario del Banco Ambrosiano e al suo eventuale coinvolgimento nell'omicidio del banchiere milanese Roberto Calvi (affiliato pure alla P2), che era stato in carcere proprio per il crack dell'Ambrosiano e, dopo essere tornato in libertà, venne ritrovato impiccato sotto il Blackfriars Bridge a Londra: infatti Gelli e Calvi avevano investito denaro sporco nello IOR e nel Banco Ambrosiano per conto del boss mafioso Giuseppe Calò, che curava gli interessi finanziari del clan dei Corleonesi[22][23]. A proposito, il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia ha dichiarato:

« Calvi si era impadronito di una grossa somma di danaro che apparteneva a Licio Gelli e a Pippo Calò. Prima di fare fuori Calvi, Calò e Gelli erano riusciti a recuperare decine di miliardi e, quel che più conta, Calò si era tolto una preoccupazione perché Calvi si era dimostrato inaffidabile[24] »

Il 19 luglio 2005, Gelli è stato formalmente indiziato dai magistrati romani per la morte di Calvi. Gelli, nel suo discorso di fronte ai giudici, incolpò personaggi connessi con i finanziamenti di Roberto Calvi al movimento polacco Solidarnosc, presumibilmente per conto del Vaticano.

Condanne[modifica | modifica wikitesto]

Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati:

  • Procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato;
  • Calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola;
  • Calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna, vicenda per cui è stato condannato a 10 anni;
  • Bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano).

Nel 1993 venne indagato per offesa all'onore dell'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per un articolo pubblicato sul mensile trevigiano Il Piave[25].

L'archivio di Gelli[modifica | modifica wikitesto]

L'11 febbraio 2006 Licio Gelli ha donato al Comune di Pistoia il proprio "archivio non segreto", nell'ambito di una discussa cerimonia ufficiale, svolta sotto il patrocinio dello stesso Comune, ma alla quale gli amministratori comunali pistoiesi hanno preferito non prendere parte. [26][27][28][29] Restano tuttora segreti, e nella sola disponibilità del "Venerabile", i numerosi archivi distribuiti tra Montevideo, la Svizzera, villa Wanda, Castiglion Fibocchi, l'Argentina e Montecarlo. Della cosiddetta "rubrica dei 500" (426 fascicoli da Gelli intestati a uomini d'affari, politici, società, banche, ecclesiastici ecc.) Guardia di Finanza ed inquirenti non sono mai riusciti a reperire il contenuto.[senza fonte]

Dittatura argentina[modifica | modifica wikitesto]

Licio Gelli aveva coltivato buoni rapporti con i generali argentini Roberto Eduardo Viola e Emilio Massera, durante il periodo della dittatura. Durante questo periodo che va dal 1976 al 1983 ci furono 2.300 omicidi politici e tra le 10.000 e le 30.000 persone vennero uccise o "scomparvero" (desaparecidos) e molte altre migliaia vennero imprigionate e torturate. Gelli riceverà pure un passaporto diplomatico dell’Argentina.[30]

Massera[31] pochi giorni dopo il golpe, il 28 marzo 1976, scrisse a Gelli per esprimere "la sua sincera allegria per come tutto si fosse sviluppato secondo i piani prestabiliti" e augurargli "un governo forte e fermo sulle sue posizioni e nei suoi propositi che sappia soffocare l'insurrezione dei dilaganti movimenti di ispirazione marxista".[32]. I rapporti con i militari continueranno dopo il ritorno della democrazia in Argentina, nel 1983. Nel 1987 la tomba di Juan Peron fu profanata e furono asportate le mani dal corpo. Una ricerca giornalistica ha sostenuto che la P2 di Licio Gelli è stata coinvolta nella dissacrazione del corpo di Perón.[33]

Vecchiaia[modifica | modifica wikitesto]

« Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass Media »
(Licio Gelli[34])

Dal 2001 Licio Gelli è in detenzione domiciliare nella sua villa Wanda di Arezzo, ubicata sulla collina di Santa Maria delle Grazie a ridosso del centro storico, dove sconta la pena di 12 anni per la bancarotta fraudolenta dell'Ambrosiano[35]. Di se stesso nel 2003 disse:

« Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa[16] »

In Arezzo il 2 agosto 2006 sposa in seconde nozze Gabriela Vasile nata a Lupsa (Romania) il 17 settembre 1938[6]. Nel 2008 ha partecipato al programma Venerabile Italia su Odeon TV come intervistato. Villa Wanda è stata sequestrata dallo Stato ma, dopo varie aste andate deserte è stata affidata a Licio Gelli come custode giudiziario.[senza fonte] Negli ultimi anni Licio Gelli si è occupato di poesia, pubblicando svariate raccolte di liriche e vincendo numerosi premi letterari. Attento anche a valorizzare poeti emergenti nel 2012 ha firmato la prefazione al libro Proteo Liberato del giovane poeta Emanuele Franz. Il 10 ottobre 2013 viene sequestrata villa Wanda poiché Gelli è indagato dalla procura di Arezzo insieme ad alcuni familiari per reati fiscali per 17 milioni di euro.[36]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Gelli è uno dei personaggi più controversi del panorama politico-giudiziario italiano. Il dibattito intorno alla sua figura si è fatto ancor più arroventato in occasione di alcuni suoi articoli particolarmente pungenti pubblicati sul giornale mensile trevigiano Il Piave: uno sull'informazione in Italia[37], l'altro sulla democrazia italiana[38], un altro ancora sulla magistratura[39]. Da segnalare anche l'ultimo dove attacca Antonio Di Pietro[40], pur essendo questi l'unico pubblico ministero al quale abbia mai fatto ammissioni di responsabilità sul conto protezione[41].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Titoli e onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Queste le onorificenze ed i titoli[43]:

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— dal 2 giugno 1966 al 29 luglio 2013 (revocata ope legis a seguito di interdizione perpetua dai pubblici uffici)[44][45]
Gran croce dell'ordine del liberatore San Martín - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce dell'ordine del liberatore San Martín
Grand'ufficiale dell'ordine di San Silvestro Papa - nastrino per uniforme ordinaria Grand'ufficiale dell'ordine di San Silvestro Papa
Commendatore con placca dell'ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore con placca dell'ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Medaglia commemorativa della guerra di Spagna (1936-38) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra di Spagna (1936-38)
Medaglia commemorativa della Divisione volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-38) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Divisione volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-38)

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Maestro Venerabile dirigente di una Loggia Massonica (in questo caso la Loggia P2)
  • Professore h.c. delle "Relazioni Umane" dell'Istituto Superiore Internazionale Americano – Delegazione di Buenos Aires
  • Accreditato presso l'Ambasciata Argentina in Italia con le funzioni di Consigliere Economico e di Ministro Plenipotenziario per gli Affari Culturali "Itinerante"
  • Conte per decreto di S.M. il Re Umberto II
  • Dottore h.c. in Scienze Finanziarie – Università Pro Deo di New York
  • Professore Associato dell'Università di Oradea (Romania)
  • Cittadino Onorario della Città di Kudjianda – Repubblica del Tagikistan, ha ricoperto cariche diplomatiche internazionali
  • Accademico Emerito dell'Accademia "Città eterna" (Roma)
  • Accademia letteraria "Gli Incamminati" (Modigliana)
  • Membro h.c. a vita dell' "Unione Operatori Artisti Culturali" (Marigliano)
  • Accademico dell'Accademia "Il Richiamo" (Foggia)
  • Accademia "Oraziana" di Lettere, Scienze ed Arti (Roma)
  • Presidente onorario dell'Accademia "Il Tetradramma" (Roma)
  • Accademico dell'Accademia Internazionale "Pontzen" (Roma)
  • Accademico Onorario dell'Accademia "Artisti Europei" (Salerno)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dino P. Arrigo, Fratelli d’Italia. Cronache, storie, riti e personaggi (per capire la Massoneria), Rubbettino, Messina, 1994, pag. 52
  2. ^ Voce dedicata a Licio Gielli su Treccani.it
  3. ^ Villa Wanda sequestrata dalla Fiamme Gialle
  4. ^ Focus Storia intervista Licio Gelli, l'ex Venerabile Maestro della loggia massonica P2 - Focus.it - Approfondimenti
  5. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia del Novecento, BUR, 2000, ISBN 88-17-86402-1, pp. 506 sgg.
  6. ^ a b AA.VV. "Libro d'oro della nobiltà italiana" Roma 2010-2014 Edizione XXIV vol. XXIX pag. 674
  7. ^ Edward Herman, Gerry O'Sullivan, The "Terrorism" Industry, Pantheon, 1989, p. 161 ff.
  8. ^ La Permaflex di Licio Gelli - La Loggia P2
  9. ^ Corriere della Sera, 16 novembre 1992, Pagina 11 e AA.VV. "Libro d'oro della nobiltà italiana" Roma 2010-2014 Edizione XXIV vol. XXIX pag. 674
  10. ^ Andrea Borella "Annuario della Nobiltà Italiana" Edizione XXXI Teglio (SO) 2010 S.A.G.I. Casa Editrice vol. 3 pag. 225-226
  11. ^ Gelli: "Senza Berlusconi Italia nel caos. E Veltroni dovrebbe scomparire", «la Repubblica.it», 4 dicembre 2008
  12. ^ «La villa di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi in provincia di Arezzo è stata perquisita dai carabinieri per ordine dei magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone. Sembra che si sia trovata, fra l'altro, una lista di 962 iscritti alla loggia, denominata P2, di cui Licio Gelli è "maestro venerabile"» (da un comunicato dell'ANSA del 17 marzo 1981, ore 12:18)
  13. ^ Gelli voleva incontrare Tina Anselmi ma l'ex parlamentare dc rifiutò - Corriere del Veneto
  14. ^ BBC 1
  15. ^ BBC 2
  16. ^ a b Intervista a Repubblica, 28 settembre 2003
  17. ^ Cap. VI - § 2 - I rapporti tra il sen. Andreotti e Michele Sindona
  18. ^ QUEL SOGGIORNO CON I MAFIOSI - la Repubblica.it
  19. ^ Gambino, il boss delle trame Corriere della Sera
  20. ^ Articolo sul Guardian
  21. ^ Articolo su clarin.com
  22. ^ Mannoia: " Gelli riciclava in Vaticano i soldi di Riina " Corriere della Sera
  23. ^ Il caso Calvi, un mistero italiano
  24. ^ CALVI, STORIA DI BANCHE E DI COSCHE - la Repubblica.it
  25. ^ Offese Scalfaro. Indagato - Articolo apparso sul Corriere della sera
  26. ^ La concessione del patrocinio da parte del Comune suscitò una forte protesta che si sostanziò in centinaia di adesioni di cittadini ad un documento che richiedeva il ritiro del patrocinio pur accettando la donazione. Gli amministratori e le forze politiche di maggioranza non accolsero il contenuto della protesta. Il Sindaco, il cui intervento era previsto nel programma ufficiale della cerimonia, decise di non partecipare. Il giorno della cerimonia si tenne un presidio di protesta di fronte alla sede dell'evento mentre, nei giorni precedenti, ebbe luogo, presso la sala del consiglio provinciale, una affollata manifestazione di protesta.
  27. ^ Marco Ottanelli, Licio Gelli e le sue carte
  28. ^ Comune di Pistoia. Archivio Gelli: distinguere tra donazione e donatore
  29. ^ L'Unità, «Le carte di Gelli? Decisive per i misteri d'Italia»
  30. ^ G. Piazzesi, Gelli. La carriera di un eroe di questa Italia, Garzanti, Milano 1983, p. 125.
  31. ^ Il quale, all'epoca della dittatura argentina, era capo supremo dell'Esma, il più grande centro di detenzione clandestina.
  32. ^ Il golpista Massera "può essere processato" al via il giudizio sui desaparecidos italiani - esteri - Repubblica.it
  33. ^ Unveiling the enigma: Who stole Juan Peron's hands?
  34. ^ YouTube, Il Discepolo 1816
  35. ^ P2, lo scandalo che fece tremare l'Italia, Corriere della Sera, 21 maggio 2001
  36. ^ Arezzo, sequestrata la villa di Licio Gelli corriere.it, 10 ottobre 2013
  37. ^ L'informazione in Italia - Articolo di Licio Gelli apparso sul periodico "Il Piave"
  38. ^ Come curare una democrazia malata - Articolo di Licio Gelli apparso sul periodico "Il Piave"
  39. ^ La magistratura? Una casta intoccabile! - Articolo di Licio Gelli apparso sul periodico "Il Piave"
  40. ^ - Articolo di Licio Gelli apparso sul periodico "Il Piave"
  41. ^ Corriere della Sera, Di Pietro vuole le inchieste romane, (18 febbraio 1993) Pagina 1; Corriere della Sera, Martelli a Di Pietro: con Gelli non c' entro, (3 dicembre 1993) -Pagina 5.
  42. ^ Clooney sarà Licio Gelli
  43. ^ Siti d'interesse sulla Loggia P2 e Licio Gelli
  44. ^ Gazzetta Ufficiale 29 luglio 2013.
  45. ^ Licio Gelli non è più commendatore. La (lentissima) scoperta della burocrazia. Corriere della Sera, 29 luglio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 223432460