Intercettazione

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L'intercettazione nel diritto processuale penale italiano è un mezzo di ricerca della prova tipico, in quanto previsto e disciplinato dall'art. 266 e seguenti del codice di procedura penale italiano. Gli organi competenti a disporla sono il PM e la polizia giudiziaria italiana.

Utilizzo e normativa[modifica | modifica wikitesto]

Tra le motivazioni che possono portare ad una intercettazione vi sono i gravi indizi di reato e l'assoluta indispensabilità dell'intercettazione per il proseguimento delle indagini, per i delitti delineati dall'art. 266 e alle condizioni dell'art. 103 comma 5°. Tra i requisiti vi è il decreto motivato del PM dopo l'autorizzazione del GIP.[1]

« 1. L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita (226 coord.) nei procedimenti relativi ai seguenti reati:

a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'art. 4;

b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’art. 4;

c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;

d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;

e) delitti di contrabbando;

f) reati di ingiuria (594 c.p.), minaccia (612 c.p.), molestia o disturbo alle persone (660 c.p.) col mezzo del telefono.

f-bis) delitti previsti dall’articolo 600-ter (pornografia minorile), terzo comma, del codice penale.

f-ter) delitti previsti dagli artt. 444, 473, 474, 515, 516 e 517 del codice penale. f-quater) delitto previsto dall'art. 612 bis del codice penale.

2. Negli stessi casi è consentita l'intercettazione di comunicazioni tra presenti. Tuttavia, qualora queste avvengano nei luoghi indicati dall’art. 614 c.p. (violazione di domicilio), l’intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa. »

(mancavano le ipotesi f ter e f quater.)

Essa consiste nell'attività diretta a captare comunicazioni e conversazioni, nonché flussi di comunicazioni informatiche o telematiche mediante strumenti della tecnica. L'intercettazione tende a limitare gravemente alcune importanti libertà costituzionali, fra cui la libertà di comunicazione del pensiero (art. 15 Cost) e la libertà domiciliare (art. 14 Cost), per cui sono dettate particolari norme procedurali volte a garantire la legittimità formale e sostanziale dell'attività. Nella materia delle intercettazioni vige la riserva di legge e la riserva di giurisdizione, in quanto previste espressamente dalla Costituzione. Il codice di procedura penale prevede dei limiti e dei presupposti e una disciplina procedimentale molto rigorosa.

Limiti e presupposti[modifica | modifica wikitesto]

L'intercettazione è mezzo di ricerca della prova che può essere adoperato solamente in procedimenti relativi a determinati reati previsti dall'art. 266 (fra cui quelli di ingiuria, minaccia, usura, abuso di informazioni privilegiate...). Oltre ai presupposti oggettivi del reato per cui si procede, è necessario che sussistano gli ulteriori presupposti oggettivi dei gravi indizi di reato e della assoluta indispensabilità dell'intercettazione ai fini della prosecuzione delle indagini.

Procedimento per l'utilizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Di regola l'intercettazione è autorizzata dal giudice per le indagini preliminari con decreto motivato, su richiesta del pubblico ministero. Nei casi di urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio ai fini della prosecuzione delle indagini, è lo stesso pubblico ministero a disporre l'intercettazione con decreto motivato, salvo la necessità della convalida dell'atto entro 48 ore dal giudice per le indagini preliminari (la convalida è necessaria perché così statuisce la Costituzione prevedendo una riserva di giurisdizione). In caso di mancata convalida l'intercettazione non può essere proseguita ed i risultati acquisiti non possono essere utilizzati.

Le intercettazioni possono durare per un periodo di quindici giorni, prorogabili per periodi successivi di quindici dal giudice per le indagini preliminari.[2] Le intercettazioni per i reati in materia di criminalità organizzata possono durare per un periodo di 40 giorni prorogabili di venti sempre dal giudice delle indagini preliminari.

Trascrizione dei risultati dell'intercettazione[modifica | modifica wikitesto]

Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto verbale. Al termine dell'attività di intercettazione verbali le registrazioni sono immediatamente trasmesse al pubblico ministero. Entro 5 giorni dalla conclusione dell'attività va effettuato il deposito degli stessi con in allegato gli atti di disposizione e di convalida. Gli atti sono a disposizione dei difensori e delle parti. Il giudice dispone infine l'acquisizione delle conversazioni e dei flussi di comunicazioni informatiche e telematiche indicate dalle parti che non appaiono manifestamente irrilevanti, e procede anche di ufficio allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l'utilizzazione[3].

Oneri dell'intercettazione[modifica | modifica wikitesto]

Le spese sostenute per l'acquisto della tecnologia d'intercettazione (hardware e software), la predisposizione e manutenzione della rete alle intercettazioni sono parzialmente caricate nel bilancio degli Stati UE, e gli operatori di telefonia chiedono una maggiore copertura dei costi, pena l'attribuzione dell'onere ai clienti con degli aumenti tariffari.

La consulenza per la loro installazione e supporto operativo, l'impegno di risorse sostenuto dall'operatore telefonico per la redazione dei tabulati e delle intercettazioni, vengono sommati alle spese processuali e ribaltati a carico dell'imputato, nel caso in cui perda la causa e sia dichiarato colpevole.

Tecniche per l'intercettazione[modifica | modifica wikitesto]

Le forze di polizia, che eseguono su incarico del pubblico ministero le attività di intercettazione, hanno a disposizione diverse tecniche. La più utilizzata in termini numerici è l'intercettazione telefonica richiesta agli operatori telefonici, che sono obbligati ad adempiere alle richieste dell'Autorità Giudiziaria tramite le proprie strutture tecnologiche ed organizzative. Le linee telefoniche obiettivo dell'indagine vengono duplicate, in maniera completamente trasparente all'utilizzatore, verso il Centro Intercettazioni Telefoniche (CIT) della procura della repubblica da cui è partita la richiesta. Le registrazioni vengono normalmente protette con sistemi di cifratura.

Il risultato di un'intercettazione richiesta agli operatori telefonici dipende molto da ciò che gli operatori sono in grado di attuare, con la collaborazione dei fornitori cosiddetti di “terze parti”.

Un punto importante dell'intercettazione è la relazione tra gli standard tecnici e le leggi che regolamentano questo aspetto all'interno di ogni nazione. Le specifiche tecniche emanate da organismi internazionali in materia di intercettazione legale delle comunicazioni costituiscono a tutti gli effetti un'indicazione circa le modalità con cui deve essere effettuata l'intercettazione e su come devono essere presentati i dati intercettati alle competenti Autorità. La legislazione nazionale può dunque divergere, anche solo parzialmente, dall'aderenza a questi standard.

Gli standard internazionali in materia d'intercettazione legale sono apparsi solo negli ultimi anni. Al momento solo le organizzazioni 3GPP e ANSI hanno prodotto un modello di riferimento per le intercettazioni legali. Il 3GPP (Third Generation Partnership Project) è un gruppo di lavoro di carattere internazionale, creato da un accordo di collaborazione nel dicembre 1998 tra una serie di organizzazioni tra cui ETSI, che si occupa della standardizzazione dei sistemi di telecomunicazioni in tutti i loro aspetti. L'ANSI (American National Standards Institute) è un'organizzazione privata non a fini di lucro, che produce standard industriali per gli Stati Uniti.

In Italia manca una regolamentazione tecnica delle intercettazioni telefoniche. Il Codice delle Comunicazioni elettroniche, pubblicato con il decreto legislativo n. 259 del 1º agosto 2003, all'articolo 96 comma 2 prevedeva l'approvazione di un Repertorio delle prestazioni obbligatorie, tramite decreto del Ministro delle comunicazioni entro 180 giorni dall'entrata in vigore del Codice, che descrivesse tecnicamente “le modalità ed i tempi di effettuazione delle prestazioni stesse” da parte degli operatori di telecomunicazioni. Il Repertorio non è stato mai emanato e di fatto oggi esiste un panorama molto variegato di modalità tecniche con cui le intercettazioni vengono presentate dagli operatori telefonici verso l'Autorità Giudiziaria.

In funzione di alcuni vincoli, fra cui la segretezza delle indagini, l'utilizzo o meno del telefono come mezzo di comunicazione da parte dell'indagato, l'impiego di contromisure contro le intercettazioni, gli investigatori impiegano anche altre tecniche. Fra queste, le intercettazioni ambientali e le intercettazioni informatiche.

Le intercettazioni ambientali sono realizzate principalmente con l'impiego di microspie e telecamere nascoste, mentre le intercettazioni informatiche sono ad oggi utilizzate in relativamente pochi casi specifici.

Metodi anti-intercettazione[modifica | modifica wikitesto]

Esistono diversi metodi per impedire che una intercettazione possa essere efficace, ovvero attraverso l'uso di strumenti di crittografia telefonica. Tecnologie di cifratura che si applicano a computer e telefoni mobili programmabili (smartphone) e che "criptano" la voce prima di inviarla su di una rete dati (GSM CSD, PSTN, ISDN, UMTS, GPRS, HSDPA).

Si tratta di software che lavorano senza il coinvolgimento dell'operatore di telefonia e devono essere installati nel terminale emittente e in quello destinatario, i quali introducono un livello di cifratura ulteriore a quello della rete GSM, oppure uno scrambling, in cui una o più funzioni d'onda che disturbano la comunicazione creando un rumore di fondo che rende indecifrabile la conversazione, se questo non viene filtrato ed eliminato dai programmi installati sui terminali.

Un esempio è il primo standard di sicurezza telefonica ZRTP, considerato sicuro dallo stesso ente di standardizzazione dei protocolli internet Internet Engineering Task Force, con cui è possibile cifrare le telefonate che queste viaggino su rete telefonica fissa o mobile. ZRTP pone al centro della verifica della sicurezza la relazione fra gli interlocutori a cui viene richiesto di verificare verbalmente un codice di sicurezza della chiamata. Verificato questo (Short authentication string) la chiamata è cifrata con lo standard di sicurezza SRTP.

ZRTP è implementato da Philip Zimmermann, ha attirato l'attenzione di aziende produttrici di sistemi anti intercettazione e di tutta la comunità opensource.

Molte associazioni di attivisti e organizzazioni dedite alla protezione della privacy e della libertà di espressione supportano la diffusione dello standard ZRTP.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In casi di urgenza il PM può disporre immediatamente con decreto motivato l'inizio dell'intercettazione e chiedere successivamente, ma entro 24 ore, l'autorizzazione del GIP: in caso contrario l'intercettazione deve essere interrotta e gli elementi acquisiti sono inutilizzabili (art.267).
  2. ^ Art.267 cpp
  3. ^ Art.268 cpp

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Nazzaro, Le intercettazioni sulle reti cellulari, Mattioli 1885, Fidenza, 2010, ISBN 978-88-6261-111-4
  • Massimiliano Rugo, Intercettazioni e Microspie, L'investigazione Elettronica e l'Operazione Tecnica di Polizia Giudiziaria, Il Campano, Pisa, 2009 ISBN 978-88-88506-50-0
  • Cesare Maioli, Roberto Cugnasco, Profili normativi e tecnici delle intercettazioni: dai sistemi analogici al Voice Over IP, Gedit, Bologna, 2008
  • Paolo Carnuccio, Strategie e tecniche difensive in tema di intercettazioni, Giappichelli, Torino, 2007
  • Claudio Marinelli, Intercettazioni processuali e nuovi mezzi di ricerca della prova, Giappichelli, Torino, 2007
  • Ercole Aprile, Filippo Spiezia, Le intercettazioni telefoniche ed ambientali: innovazioni tecnologiche e nuove questioni giuridiche, Giuffrè, Milano, 2004
  • Paola Balducci, Le garanzie delle intercettazioni tra costituzione e legge ordinaria, Giuffrè, Milano, 2002
  • Cesare Parodi, Le intercettazioni: profili operativi e giurisprudenziali, Giappichelli, Torino, 2002
  • Corrada Di Martino, Teresa Procaccianti, Le intercettazioni telefoniche, CEDAM, Padova, 2001
  • Saverio Emolo, Intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, Edizioni Giuridiche Simone, Napoli, 2001
  • Francesca Ruggieri, Divieti probatori e inutilizzabilita nella disciplina delle intercettazioni telefoniche, Giuffrè, Milano, 2001
  • Francesco Caprioli, Colloqui riservati e prova penale, Giappichelli, Torino, 2000
  • Alberto Camon, Le intercettazioni nel processo penale, Giuffrè, Milano, 1996
  • Giulio Illuminati, La disciplina processuale delle intercettazioni, Giuffrè, Milano, 1983
  • Danilo Iacobacci, Sulla necessità di riformare la disciplina delle intercettazioni prendendo le mosse dalle esitazioni applicative già note, in La Giustizia Penale, 2011, III, 361 e ss.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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