Delfo Zorzi

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Delfo Zorzi

Delfo Zorzi (Arzignano, 3 luglio 1947) è un imprenditore italiano naturalizzato giapponese. Ex esponente del Movimento Politico Ordine Nuovo, fu accusato di essere l'esecutore materiale della strage di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia ma, dopo un tortuoso percorso giudiziario fu infine assolto da entrambe le accuse[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Studi e la militanza in Ordine Nuovo[modifica | modifica sorgente]

Nativo di Mestre, dove la sua famiglia commerciava in pellami, aderì al Centro Studi Ordine Nuovo di Pino Rauti nel 1966, ma nel 1968 si è trasferì a Napoli per studiare Lingue orientali all'Istituto Universitario Orientale dove si laureò poi nel 1974[2] con una tesi su Bushidō, una forma di cultura giapponese legata all'etica marziale e sapienziale dei Samurai, con relatore l'orientalista Pio Filippani Ronconi. All'Università nel 1968 iniziò a frequentare la giovane Annamaria Cozzo la quale, iscritta al FUAN, aveva preso parte alla battaglia di Valle Giulia[3].

Il 9 ottobre 1968, con Giampietro Mariga e Martino Siciliano prese parte all'assalto della sede del Partito Comunista Italiano di Campalto a Mestre. L'obiettivo, secondo le rivelazioni dello stesso Siciliano, era l'asportazione dell'elenco degli iscritti per individuare taluni che svolgevano opera di controinformazione nei confronti di Ordine Nuovo[4]. La sede fu devastata e fu prelevata la bandiera del PCI[4].

Il 17 novembre del 1968 fu arrestato con Giampietro Mariga perché sorpreso dalla polizia in possesso di un mitra, un elmetto, una tuta mimetica e una piccola quantità di esplosivo. A seguito dello scioglimento del Centro Studi aderì al Movimento Politico Ordine Nuovo, di cui divenne capo cellula a Mestre[5] città dove era maestro di judo nella palestra di via Felisati.

Nel novembre 1969, il gruppo di Ordine Nuovo guidato da Zorzi, in occasione del progettato viaggio del Presidente della Repubblica Saragat nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia pianificò degli attentati dimostrativi contro la scuola slovena di Trieste e contro il cippo di confine jugoslavo[6]. Il gruppo di cui faceva parte, oltre a Zorzi stesso, pure Martino Siciliano e la Cozzo, poco prima di mezzanotte si portò sugli obiettivi e lasciò un ordigno sulla finestra della scuola e un altro presso il cippo di confine posto davanti alla stazione di Gorizia ma in territorio sloveno. Entrambi gli ordigni programmati per esplodere a mezzanotte, al fine di non provocare alcuna vittima,[7][8] però non deflagrarono e nel giro di alcuni giorni furono rinvenuti dalle forze dell'ordine. La mancata esplosione fu determinata dal mal funzionamento della batteria dell'orologio[9].

« Non era che doveva scoppiare quando la scuola era piena di bimbi slavi e provocare una strage, quando ripartimmo con la macchina erano passate da poco le undici di sera. Era stato previsto un margine di quarantacinque minuti per la fuga. Quando stavamo uscendo da Trieste io mi aspettavo il botto. E invece niente. »
(Testimonianza del pentito Martino Siciliano ai magistrati[9])

Trasferimento in Giappone[modifica | modifica sorgente]

Appassionato di cultura nipponica, nel 1974 Zorzi si trasferì in Giappone grazie ad una borsa di studio dove comincia come lettore di italiano all'università[10].

Nel dicembre 1975 gli fu richiesto, da parte di alcuni esponenti della Democrazia Cristiana di contattare Nakayama, leader della frangia più conservatrice del Partito Liberal Democratico[2]. Nel 1980 ritornò in Italia dove a Marghera si sposò con la giapponese Yoko Shimoji, originaria di Okinawa[11]. Grazie alle ingenti disponibilità economiche della moglie pose le fondamenta della ditta di import export che lo portò al successo come imprenditore[12]. Nello stesso periodo conobbe Ryoichi Sasakawa, uno dei più influenti finanziatori della Destra nipponica[2]

A seguito del matrimonio nel 1989 ottenne anche il passaporto giapponese, opportunità raramente concessa dal Giappone[12]. Con la nuova nazionalità assunse il nuovo nome di Hagen Roi (波元路伊), il cui cognome in giapponese significa "origine delle onde"[10], secondo alcuni (ma senza prove) in assonanza col tedesco Haken-kreuz (pronuncia aken-cròiz); in italiano "croce uncinata".[13]

Le accuse dei pentiti inerenti la strage di Piazza Fontana[modifica | modifica sorgente]

Nel 1995 Martino Siciliano, si era da tempo trasferito in Francia a Tolosa dove si era ricostruito una vita, vide il suo nome saltare fuori nell'ambito delle indagini su piazza Fontana. Siciliano perse quindi il proprio lavoro e chiese aiuto all'amico Zorzi che si impegnò ad assumerlo in una sua azienda a San Pietroburgo[14]. Siciliano si recò in Russia ma per motivi non appurati rientrò immediatamente in Italia. Lo Stato italiano ne comprò il pentimento con 50.000 dollari e Siciliano iniziò a fare rivelazioni[15]. Siciliano raccontò in particolare di una riunione tra i due veneziani Maggi e Zorzi e i padovani Franco Freda e Giovanni Ventura in cui si sarebbe delineata la strategia inerente agli attentati ai treni e di una presunta confessione di Zorzi in merito alla strage di piazza Fontana[16]. Nel 1993, già il pentito Carlo Digilio aveva iniziato a rilasciare dichiarazioni ma un ictus che lo colpì poco dopo quasi lo uccise. Digilio sostenne di essere un agente della CIA infiltrato in Ordine Nuovo e di aver raccolto la confidenza di Zorzi in cui avrebbe sostenuto di aver preso materialmente parte all'attentato[17][18].

Il magistrato Guido Salvini diede il via al settimo processo per la strage di piazza Fontana[19] che vide stavolta sul banco degli imputati: Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni[20]. Zorzi e Maggi guidavano la cellula veneziana-mestrina di Ordine Nuovo mentre il milanese Rognoni era accusato di aver fornito la logistica per l'attentato. Nel frattempo Martino Siciliano decide di interrompere la collaborazione accusando la magistratura italiana di non aver mantenuto fede alle promesse fattegli e di pagarlo una "miseria"[21]. Significativo il fatto che nel 1995 il giudice veneziano Felice Casson avesse inserito Salvini nel registro degli indagati poiché secondo l'accusa di Maggi un ufficiale dei ROS gli avrebbe offerto una cospicua somma in cambio di rivelazioni importanti, somma che sarebbe invece stata accettata da Siciliano[22]. Digilio fu invece colpito da un ictus che ne diminuì sensibilmente le capacità mnemoniche[20]. Per quanto riguarda Siciliano furono accertati in seguito avvenuti contatti tra quest'ultimo e Zorzi e di versamenti di denaro[21][23]. Tutti e tre i presunti responsabili furono condannati all'ergastolo il 30 giugno 2001 con sentenza di primo grado. Il governo italiano richiese l'estradizione al Giappone dove Zorzi in cui si era trasferito diversi anni prima, ottenendone un rifiuto poiché, avendo alcuni anni prima ottenuto la cittadinanza nipponica (pur conservando anche il passaporto italiano), la legge giapponese esclude l'estradizione di propri cittadini[24]. Lo stesso Zorzi dopo la condanna all'ergastolo dichiarò la sua indisponibilità a rientrare in Italia definendo "inaffidabili" i giudici italiani[24].

Successivamente, il 12 marzo 2004, la Corte d'assise d'appello di Milano ha ribaltato il verdetto ed ha assolto Zorzi e gli altri due imputati "per non aver commesso il fatto"[25]. La Cassazione il 3 maggio 2003 ha inoltre rigettato il ricorso proposto contro tale sentenza e le spese processuali sono state imputate ai familiari delle vittime che si erano costituiti "parte civile"[25].

Nel giugno 2005, al termine dell'ultimo processo su piazza Fontana, riaperto negli anni novanta a Milano ha indicato la responsabilità di "terroristi di destra del gruppo padovano di Ordine Nuovo"[26] e quindi di Franco Freda e Giovanni Ventura in ordine alla strage. Secondo la Cassazione, così come per le corti d'appello, anche "la cellula veneziana di Maggi e Zorzi" nel 1969 organizzava attentati, ma "non è dimostrata la loro partecipazione alla strage del 12 dicembre". La corte giudica così "inattendibile" il pentito di Ordine Nuovo Carlo Digilio che nel frattempo era morto il 12 dicembre 2005, che secondo la corte le sue testimonianze "non erano quasi mai corredate da necessari elementi esterni di verifica"[23] mentre certifica "veridicità e genuinità" di quanto dichiarato da Martino Siciliano, ossia che "Siciliano ha partecipato alla riunione con Zorzi e Maggi dell'aprile '69 nella libreria Ezzelino di Padova" in cui "Freda annunciò il programma degli attentati ai treni". Tuttavia, poiché tali bombe non provocarono vittime, non è dimostrato il coinvolgimento di Maggi e Zorzi nella "strategia stragista di Freda e Ventura".[27]

Altre accuse per la strage di Piazza della Loggia[modifica | modifica sorgente]

Nuovamente, basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni di Carlo Digilio[28], Zorzi fu indagato e rinviato a giudizio anche per la strage di Piazza della Loggia. Nel 2002 il pentito Martino Siciliano, già teste chiave nel processo per la strage di Piazza Fontana scagionò Delfo Zorzi da ogni accusa ma venne poi indagato per favoreggiamento[29] così come il legale di Zorzi Gaetano Pecorella[30].Le indagini sul presunto favoreggiamento si conclusero con l'archiviazione nel 2010[31].

Il 16 novembre 2010 la Corte d'Assise di Brescia assolse per insufficienza di prove tutti e cinque gli imputati.[32][33]. Nella motivazione dei giudici di Brescia la testimonianza di Carlo Digilio, "provato da debolezza fisica e psichica dovuta all'ictus", fu giudicata inattendibile come già lo fu nel caso della strage di Milano[34]. Tra questi fu assolto anche il generale Francesco Delfino accusato di aver depistato le indagini nella prima fase[35] e Pino Rauti per non aver commesso il fatto su richiesta della stessa accusa[36].

Tutti gli imputati furono nuovamente assolti anche in appello[37], in seguito la ricorso della Procura generale di Brescia contro l'assoluzione in appello, Zorzi fu definitivamente assolto dalla Cassazione nel 2014 insieme a Delfino[1].

Al termine del processo Zorzi dichiarò la propria solidarietà ai parenti delle vittime: "Sento sinceramente il bisogno di sottolineare l'empatia che provo nei confronti dei parenti delle vittime della strage di Brescia in quanto posso ben comprendere la loro sofferenza avendo, in maniera e misura molto diversa, sofferto moltissimo anch'io, sotto tutti i profili personali e professionali"[38]. Aggiungendo che: "un'oscura regia ha voluto a tutti i costi ricercare per le stragi un colpevole che fosse rigorosamente 'fascista' e, sottolineo, non 'il colpevole'."[38] e dicendosi certo dell'innocenza di Carlo Maria Maggi, la cui sentenza di assoluzione era invece stata annullata dalla medesima sentenza della Cassazione[39].

Ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Nel settembre del 2005 il settimanale L'Espresso[40] ha accusato Zorzi di svolgere affari in Italia nel campo della pelletteria attraverso una serie di società sotto copertura. Nello specifico accusandolo di essere il proprietario nel negozio Oxus a Milano, con sede in Galleria Vittorio Emanuele II, in un fondo di proprietà del comune meneghino, di un altro negozio della stessa catena in Piazza Fiume a Roma[41], ottenendo una querela da parte della società detentrice del marchio[42].

Ad oggi Zorzi vive a Tokyo, nel quartiere di Aoyama e da quando è stato assolto da tutte le accuse in via definitiva, terminando così la sua latitanza, ha potuto dare nuovo impulso imprenditoriale alle sue attività grazie a frequenti rientri in Europa e in Italia.

Zorzi è intervenuto nel corso della trasmissione televisiva Porta a Porta condotta da Bruno Vespa. La telefonata è stata in parte ritrasmessa durante la trasmissione Blu notte, condotta da Carlo Lucarelli, in una puntata dedicata alla strage di Piazza Fontana.

Dal Giappone Zorzi, coadiuvato dal nipote, ha continuato la sua carriera imprenditoriale in Italia, tessendo una vasta rete di aziende operanti nel settore tessile e dell'alta moda con filiali in molteplici paesi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Piazza della Loggia, processo da rifare dopo quarant'anni. Zorzi assolto a titolo definitivo", La Repubblica, 21.02.2014.
  2. ^ a b c http://archiviostorico.corriere.it/1995/novembre/12/Delfo_misteri_giapponesi_co_0_9511128050.shtml
  3. ^ http://www.strano.net/stragi/tstragi/salvini/salvin19.htm
  4. ^ a b http://www.strano.net/stragi/tstragi/salvini/salvin16.htm
  5. ^ Ferdinando Imposimato, op. cit., p. 101:..a Venezia-Mestre Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Vianello..
  6. ^ http://www.strano.net/stragi/tstragi/salvini/salvin17.htm
  7. ^ Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 237
  8. ^ http://www.strano.net/stragi/tstragi/salvini/salvin29.htm
  9. ^ a b Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 236
  10. ^ a b Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 258
  11. ^ Maurizio Dianese e Gianfranco Bettin, La strage: Piazza Fontana : verità e memoria, p 109
  12. ^ a b Maurizio Dianese e Gianfranco Bettin, La strage: Piazza Fontana : verità e memoria, p 110
  13. ^ Zorzi: "In Italia non torno, i giudici sono inaffidabili",La Repubblica, 12 novembre 2002.
  14. ^ Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 247
  15. ^ Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 248: "Siciliano non raccontò mai perché fuggì da Mosca. Forse aveva paura di un tranello. E poi in Italia lo aspettavano i soldi dello Stato per collaborare. Vuole cantare, pulirsi la coscienza, salvarsi e poi fuggire in Colombia insieme ad una ragazza sudamericana conosciuta al night-club Excelsior di Mestre. Dallo Stato ricevette innanzitutto 50.000 dollari"
  16. ^ Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 248
  17. ^ Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 251
  18. ^ LaStampa - 11.12.1996 - numero 340 - pagina 14 «Con un moto di orgoglio Zorzi mi disse che aveva partecipato all'azione di Milano e che nonostante tutti quei morti, che erano dovuti a un errore, l'azione era stata importante perché aveva ridato forza alla destra e colpito le sinistre nel Paese».
  19. ^ Giorgio Boatti, op. cit., p. 410
  20. ^ a b Giorgio Boatti, op. cit., p. 404
  21. ^ a b Giorgio Boatti, op. cit., p. 411
  22. ^ Giorgio Boatti, op. cit., p. 416
  23. ^ a b Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 256
  24. ^ a b http://www.repubblica.it/online/politica/pecorella/zorzi/zorzi.html
  25. ^ a b Giorgio Boatti, op. cit., p. 412
  26. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2004/aprile/14/Piazza_Fontana_Colpevoli_erano_Freda_co_9_040414067.shtml
  27. ^ Paolo Biondani, «Freda e Ventura erano colpevoli», Corriere della Sera, 11 giugno 2005.
  28. ^ Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 336
  29. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2002/giugno/15/Arrestato_pentito_Martino_Siciliano_nell_co_0_02061510151.shtml
  30. ^ http://www.repubblica.it/online/politica/pecorella/pecorella/pecorella.html
  31. ^ http://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/2010/05/07/328627-processo_strage.shtml
  32. ^ "Brescia, assolti i cinque imputati per la strage di piazza della Loggia", Il Fatto quotidiano, 16 novembre 2010
  33. ^ "Strage di piazza della Loggia dopo 36 anni tutti assolti i 5 imputati", La Repubblica, 16 novembre 2010.
  34. ^ Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 339
  35. ^ Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 335
  36. ^ http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/515112/Strage-piazza-della-Loggia--chiesti.html
  37. ^ "Piazza della Loggia, nessun colpevole, assolti in quattro al processo d'appello.", La Repubblica, 14 aprile 2012.
  38. ^ a b http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/14_febbraio_24/zorzi-piazza-loggia-maggi-innocente-chi-sa-parli-baa77816-9d37-11e3-bc9d-c89ba57f02d5.shtml
  39. ^ http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/655750_zorzi_io_innocente_chi_sa_parli/?refresh_ce&utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter&scroll=1681
  40. ^ [1] L'inchiesta de L'Espresso sugli affari di Zorzi in Italia, settembre 2005.
  41. ^ Marketing di protesta contro Delfo Zorzi per non dimenticare piazza Fontana
  42. ^ Mario Caprara, Gianluca Semprini, op. cit., p. 259

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]