Stay-behind

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L'espressione stay-behind (dalla lingua inglese, traducibile in italiano letteralmente come "rimanere indietro") si riferisce ad una organizzazione paramilitare che un Paese mette in piedi nei propri territori, perché si possa attivare in seguito ad una eventuale invasione nemica, per formare la base di un movimento di resistenza politica o per operazioni di spionaggio sul suolo occupato, dietro le linee nemiche.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Importanti operazioni stay-behind sono state organizzate durante la seconda guerra mondiale in Unione Sovietica e in Gran Bretagna per resistere all'invasione nazista.

Altri gruppi paramilitari stay-behind vennero creati clandestinamente (senza cioè il consenso del parlamento del paese nel quale operavano) durante la Guerra Fredda da parte della NATO in Europa (compresa la Svizzera, col P26 nonostante non faccia parte della NATO) in funzione anticomunista, per agire militarmente in risposta ad una eventuale invasione da parte delle forze del Patto di Varsavia o di vittoria elettorare del Partito Comunista alle elezioni politiche nazionali. In molti casi le operazioni stay-behind hanno deviato dal loro scopo ufficiale (un esempio fra tanti fu Gladio, in Italia) e si sono attivate nei propri Paesi contro elementi ritenuti sovversivi: invece di combattere un'invasione militare, contrastavano la dissidenza silenziosa del Paese in cui operavano.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Le operazioni stay-behind in tempo di pace consistono nell'organizzazione di una rete segreta (non necessariamente di tipo militare) destinata a rimanere sul posto ("stay" in inglese) anche in caso di occupazione nemica che obblighi le forze militari regolari ad abbandonare il campo, attivandosi per operare all'interno del proprio paese "dietro le linee nemiche" ("behind enemy lines" in inglese).

La preparazione consiste nella creazione di scorte di armi e nell'addestramento di volontari ritenuti di sicura affidabilità, reclutati nella società civile, pronti ad entrare in azione per compiti quali il recupero di informazioni per motivi di intelligence, la propaganda per rafforzare il senso di resistenza tra la popolazione, il sabotaggio, la preparazione di un attacco a sorpresa, il supporto alle operazioni militari (come p.es. il recupero dei piloti abbattuti), il rapimento o l'eliminazione di persone chiave, il favoreggiamento di insurrezioni fino al colpo di Stato.

Gladio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Organizzazione Gladio.

Una delle più famose operazioni di tale tipo è stata l'organizzazione Gladio in Italia, dove l'espressione "Gladio" è oggi utilizzata come sinonimo di stay-behind. L'organizzazione Gladio fu organizzata in ambito NATO e parzialmente finanziata dalla CIA durante la Guerra fredda e fu istituita in Italia, come negli altri paesi dell'Europa occidentale, con lo scopo di contrastare l'influenza politica e militare dei paesi comunisti. L'esistenza di Gladio è stata svelata ufficialmente da Giulio Andreotti nel 1990 quando, al termine della Guerra Fredda, il suo scopo e la sua segretezza venivano meno.

Gladio venne considerata illegale dalla sinistra, che la vedeva come una potenziale minaccia alla sovranità nazionale anche in caso di vittoria del Partito Comunista Italiano conquistata in libere elezioni. Ne scaturì una vicenda giudiziaria che si concluse il 3 luglio del 2001, con l'assoluzione da parte della Corte d'Assise dei vertici dell'organizzazione.

La notizia di una continuazione[1][2] di Gladio[3] divenne pubblica, come effetto collaterale di un'indagine sul caso Quattrocchi, in quella che fu denominata "polizia parallela"[4], il cui nome era D.S.S.A. (Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo)[5] che fu guidata da due agenti[6] provenienti dall'intelligence atlantica e vide al suo interno poliziotti, carabinieri e consulenti. 16 di loro (su oltre 150[7] nominativi presenti in un elenco e chissà quanti altri[8] tuttora anonimi) subirono un procedimento penale[9] dal quale vennero assolti sei anni dopo nel silenzio dei mass media.[senza fonte]

Piani stay-behind famosi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Macché Gladio bis, le autorità sapevano Gaetano Saya si difende La Repubblica. 2005-07-02
  2. ^ Gladio, P2, falangisti l'Italia che sogna il golpe La Repubblica. 2005-07-03
  3. ^ Così reclutavano: «Facciamo un'altra Gladio» Corriere della Sera. 2005-07-03
  4. ^ «Polizia parallela», due arresti Decine di indagati tra appartenenti alle forze dell'ordine. La scoperta della struttura indagando su Quattrocchi Il Corriere della Sera
  5. ^ copia cache del sito web che in seguito venne chiuso dalle autorità
  6. ^ Italy Nabs 2 in 'Parallel' Police Scheme & others news Indymedia. 2005-07-03
  7. ^ Sono 150 gli iscritti, consegnerò i nomi La Repubblica. 2005-07-02
  8. ^ Up to 200 Italian police 'ran parallel anti-terror force' The Independent. 2005-07-05 (URL accessed on March 26, 2013)
  9. ^ Italy probes 'parallel police' BBC News 2005-07-01

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]