Toni Negri

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Antonio Negri, detto Toni Negri (Padova, 1º agosto 1933[1]), è un politico e filosofo italiano.

on. Antonio Negri
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Antonio Negri
Luogo nascita Padova
Data nascita 1º agosto 1933
Titolo di studio Laurea in filosofia
Professione Professore
Partito Partito radicale
Legislatura IX Legislatura della Repubblica Italiana
Gruppo Partito radicale
Circoscrizione Veneto

Indice

Biografia [modifica]

Ultimo di tre figli - sua sorella Anna Maria, futura docente di Psicologia Fisiologica alla facoltà di Magistero dell'Università di Padova[2], nacque nel 1922[3]; suo fratello, probabilmente nel 1927[4] -, suo padre partecipò alla fondazione del PCd'I e, a causa delle violenze fasciste, perì al secondo anno di vita di Toni lasciando la moglie, insegnante, con i figli[5]. La madre lo indirizzò allo studio come unico mezzo per uscire dalla miseria.

Suo nonno, anch'egli comunista, era un operaio che, per ammissione dello stesso Negri, gli «fece capire cosa fosse la fatica fisica, portare ogni giorno quintali e quintali che ti buttano sulle spalle». Sua sorella sposò un giovane partigiano comunista, Luciano Dell'Antonio, al quale essi diedero asilo nell'inverno del 1943-1944 dopo che la sua brigata era stata sterminata in montagna, e che insieme al nonno fu il suo mentore politico. Il fratello a sedici anni s'invaghì dell'idea nazionalista, s'arruolò e morì il medesimo anno in Jugoslavia pochi giorni prima dell'8 settembre, e data la sua età i fascisti fecero scrivere che si era suicidato per non cadere nelle mani dei comunisti.[4][6]

L'Università [modifica]

Dopo la maturità si iscrisse al corso di laurea in filosofia dell'Università di Padova e si inserì negli ambienti della goliardia[senza fonte]; diresse fra l'altro il giornale universitario Il Bò[7], dal nome del palazzo dell'ateneo. Nel 1955 discusse con Umberto Padovani, docente di filosofia morale, la sua tesi di laurea su "Lo storicismo tedesco da Dilthey a Weber" sulla quale lavorò con Jean Hyppolite[8]. Nel 1956 vinse una borsa di studio dell'Istituto Italiano per gli Studi Storici e fu presentato dallo storico delle religioni Raffaele Pettazzoni. Successivamente il rettore di facoltà lo nominò suo assistente. Nel 1967 ottenne la cattedra di filosofia politica[9] presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova, nella quale divenne direttore dell'Istituto di Dottrina dello Stato. Fu il più giovane professore ordinario d'Italia[9]. Rita di Leo, assistente all'Università di Padova negli anni 1973-74, lo definì «un vero barone universitario, di grandissima levatura intellettuale, profondamente inserito nel contesto della sua città»[10].

Cattolico [modifica]

Nel 1950, pur essendo ateo, ma dato il suo interesse per la questione sociale e l'inesistenza a Padova del partito comunista, Negri incontra la politica per la prima volta nella parrocchia locale di Don Antonio Sartorato, che lo spinge ad entrare nella Gioventù Italiana Azione Cattolica (GIAC),[4][11][12] gruppo di giovani che si ispirava ai preti operai francesi[4], divenendone uno dei dirigenti[13]. Vi conobbe tra gli altri, Silvio Garattini, Umberto Eco, Vincenzo Scotti e Gianni Vattimo[14]. Nei medesimi anni la GIAC era frequentata anche da Francesco Cossiga[15]. In questo periodo lesse Maritain, Bernanos e Simone Weil[5]. Dopo due anni ne fu espulso insieme ad altri componenti[4] e si trasferì in Sicilia a lavorare con il sociologo Danilo Dolci e successivamente tornò a Padova per laurearsi.

Socialista [modifica]

Dal 1956 al 1963 fu iscritto al Partito Socialista Italiano[16], per il quale fu eletto consigliere comunale[7] il 6 novembre 1960. In questo periodo Negri maturò una sistematica critica alla politica del Partito Comunista Italiano[12]. Alla fine degli anni '50 pubblicò i suoi primi testi ossia Stato e diritto nel giovane Hegel: studio sulla genesi illuministica della filosofia giuridica e politica di Hegel e Saggi sullo storicismo tedesco: Dilthey e Meinecke.[17] Successivamente alla scissione della sinistra interna del PSI che creò lo PSIUP (l'altro fu il PSU), Negri fuoriuscì dal partito e iniziò a lavorare con Raniero Panzieri, dirigente del PSI in Sicilia e poi a Roma, alla rivista marxista Quaderni Rossi[7]; in seguito scrisse sul quindicinale socialista Progresso Veneto e diventò collaboratore della Marsilio Editore, il cui proprietario era Cesare De Michelis, italianista, fratello del politico Gianni, amico di Paola Meo (che divenne la sua prima moglie); strinse amicizia con Marco Pannella, all'epoca giornalista de Il Giorno. Nel 1964 si impegnò maggiormente in campo universitario e sviluppò dibattiti con Tronti, Alquati e l'allora ventenne Massimo Cacciari. Lo stesso anno nacque a Venezia Anna Negri sua figlia primogenita e futura regista[18].

"Autonomo" [modifica]

Nel 1966 fondò un giornale con Mario Tronti, dopo la parentesi dei Quaderni Rossi di Panzieri: Classe Operaia. Nel 1967 conobbe a Bologna l'allora diciassettenne e studente Franco Berardi[19], che sarà uno dei fondatori di Radio Alice e A/traverso[20].

Con l'esplodere delle lotte operaie e studentesche si dedicò alla politica. Con Massimo Cacciari e Alberto Asor Rosa Negri fondò il gruppo Contropiano, che tuttavia si sfaldò dopo poco. Successivamente incontrò il gruppo di studenti (tra cui Oreste Scalzone e Franco Piperno) con i quali nel 1969 diede vita all'organizzazione Potere Operaio[16], di cui fu il teorico e lo stratega.

Nel 1970 fu accolto per delle ricerche su Marx oltre Marx da Louis Althusser all'École Normale Supérieure[8]. Nel giugno 1971 fu tra i firmatari della lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso sul caso Pinelli. Nel 1973, con il convegno di Rosolina, il gruppo di Potere Operaio si sciolse in gran parte nell'area dell'Autonomia Operaia, della quale Negri fu «uno dei leader»[9].

Verso il 1977 Negri scrisse il saggio Proletari e Stato, ma più importante fu Il dominio e il sabotaggio, elaborato proprio per il movimento del '77 e l'Autonomia, contenente tesi sul rifiuto del lavoro e del partito e sulla ricomposizione di classe[21]. Il saggio contiene anche riflessioni sulla violenza politica, anzi precisamente alla "violenza operaia", che definisce "calda proiezione del processo di autovalorizzazione operaia" e della quale afferma, dopo aver ricordato che per Karl Marx «fra due diritti eguali decide la forza»:

« Dentro lo stabilizzarsi della crisi, la violenza assume infatti una valenza fondamentale. [...] Il materialismo storico definisce la necessità della violenza nella storia: noi la carichiamo dell'odierna qualità dell'emergenza di classe, consideriamo la violenza come una funzione legittimata dall'esaltazione del rapporto di forza nella crisi e dalla ricchezza dei contenuti dell'autovalorizzazione proletaria. »
(Antonio Negri[22])

Il processo 7 aprile [modifica]

Il 7 aprile 1979 fu arrestato con varie accuse, fra le quali[23]:

Dapprima, dai giudici romani, gli fu imputata la partecipazione al sequestro e all'uccisione di Aldo Moro e gli fu attribuita la telefonata che annunciava la breve scadenza dell'esecuzione della sentenza a carico del leader democristiano; l'accusa si dimostrò errata, dato che la chiamata fu effettuata da Morucci[24]; in seguito d'essere l'ideologo delle Brigate Rosse e mandante morale dell'omicidio di Aldo Moro[25]. Quasi tutte le accuse, incluse quelle relative a 17 omicidi, caddero perché ritenute infondate durante il periodo dell'arresto.

In Italia fu processato per i reati di insurrezione armata contro i poteri dello Stato, formazione e partecipazione a banda armata, promozione di associazione sovversiva, violazione delle norme sulle armi, tentativo di procurata evasione, sequestro di persona, lesioni personali, violenza privata a pubblici ufficiali, devastazione e saccheggio, furto: nel 1984 al processo di primo grado venne condannato a 30 anni di carcere[26].

Nel 1986 gli vennero attribuite pene supplementari per responsabilità morale in atti di violenza fra attivisti e polizia negli anni Sessanta e Settanta[senza fonte]. Negri fu riconosciuto colpevole, in particolare, di concorso morale nella fallita rapina di una banca ad Argelato, episodio in cui fu assassinato un carabiniere[24]. Il processo, che coinvolse lui e gli altri 80 inquisiti[24] del 7 aprile sulla base del cosiddetto Teorema Calogero (dal nome del sostituto procuratore di Padova Pietro Calogero) attirò l'attenzione anche di Amnesty International, che accusò le autorità italiane di aver commesso numerose irregolarità nel procedimento contro Negri e di aver manipolato la vicenda[27].

Successivamente, in appello, cadde con formula piena l'accusa di insurrezione armata, e l'accusa del sequestro Saronio; gli rimasero imputati i reati di banda armata, associazione sovversiva e la partecipazione, sotto il profilo del concorso morale, alla rapina di Argelato in cui morì il brigadiere dei carabinieri Andrea Lombardini; la pena fu quindi ridotta a 12 anni di reclusione[24].

Nei giorni immediatamente successivi si originò sulla stampa una ridda di voci non confermate che volevano che nel 1978, durante il sequestro di Aldo Moro, Negri si fosse incontrato con il giudice Emilio Alessandrini (poi ucciso da terroristi di Prima Linea). Dopo diverse indiscrezioni e qualche polemica, l'episodio dell'incontro fu confermato su Il Manifesto, dapprima con un lancio anonimo il 14 aprile e il giorno dopo, ricorrenza della Pasqua, con un articolo a firma di Tiziana Maiolo. La Maiolo confermò che l'incontro si era effettivamente tenuto, che si trattava di una cena alla quale lei era presente, svoltasi a casa del giudice Antonio Bevere, esponente di Magistratura Democratica e coordinatore di una rivista giuridica alla quale collaborava lo stesso Negri[28]. La Maiolo, precisando che sarebbe stato Alessandrini a sollecitare l'incontro, riferì inoltre, nello stesso articolo, delle voci che insistentemente correvano negli ambienti giudiziari e per le quali sarebbe stato Alessandrini, dopo l'incontro, a riconoscere in quella di Negri la voce del telefonista delle Brigate Rosse che contattava la famiglia Moro, e di questa impressione averne messo a parte il giudice Calogero[28].

Deputato Radicale [modifica]

Toni Negri al suo primo ingresso a Montecitorio in qualità di membro del Parlamento

Nel 1983, durante il periodo di carcerazione preventiva, accettò la proposta di Marco Pannella di candidarsi alla Camera (nelle circoscrizioni di Roma, Milano e Napoli) per il Partito Radicale. Pannella desiderava una candidatura critica, e sostenne che Negri fosse vittima di leggi repressive[29] imposte dai vertici del PCI. D'altro canto Negri promise di lottare per la liberazione dei detenuti arrestati a causa delle "leggi speciali". La allora prima moglie di Negri, Paola, si era fra l'altro iscritta al PR.

Il 26 giugno assunse la carica di deputato con 13 000 preferenze e uscì dal carcere di Rebibbia[30], ma il 27 settembre il Parlamento concesse l'autorizzazione all'arresto: l'astensione dei radicali, contrari per principio alle votazioni, ebbe un peso determinante nell'esito della votazione; dietro proposta del PCI, si votò anche sulla sospensiva, che fu respinta per pochi voti.

La fuga in Francia [modifica]

Nel frattempo però Negri fuggì in Francia grazie all'aiuto di Donatella Ratti e di Nanni Balestrini, con l'impegno di rientrare in Italia dopo un giro di conferenze nelle capitali europee, affrontando un processo di estradizione a Parigi per rientrare per farsi arrestare e suscitare così un "caso"; si sarebbe candidato di nuovo con il PR alle elezioni europee[senza fonte]. Il suo rapporto con Donatella Ratti, al tempo della fuga fu oggetto di gossip, secondo cui Negri avrebbe avuto da lei una figlia, Nina.

Durante la latitanza francese[31] fu aiutato da amici come Gilles Deleuze e Félix Guattari, dai quali venne introdotto nell'ambiente intellettuale parigino, quest'ultimo gli firmava i contratti, come affitto e telefono, essendo Negri un "sans papier" e per questo si chiamò per vari anni Antoine Guattari[32].

In Francia Negri ricevette a Parigi giornalisti italiani cui concesse interviste. Molto nota è quella concessa ad Enzo Biagi, in presenza di Marco Pannella, da cui il giornalista trasse lo speciale televisivo "Toni Negri: perché sono fuggito"[33]. Ve n'è anche una versione apparsa il 1 ottobre 1983 su La Repubblica, ad introduzione della quale il giornalista diede conto di aver appreso informalmente che il filosofo sarebbe scappato in barca, partendo da Punta Ala e passando per la Corsica[34]. Lo stesso Biagi, in quattro articoli di quegli anni (1984, 1985 e 1987) pubblicati da La Repubblica[35][36], fu piuttosto critico verso Negri; ad esempio in uno d'essi definì Negri un mestatore[37] e in un altro fece un confronto fra il «predicare [Di Negri in quanto docente universitario, data l'accusa di "cattivo maestro"] certe teorie, ritenute dalla maggioranza pericolose, o addirittura criminali» e l'influenza delle "lezioni" di Rosenberg e Goebbels sui giovani delle S.S. e l'eliminazione degli ebrei[38].

Qualche tempo dopo l'intervista, però, Negri cambiò idea, rimanendo in Francia e suscitando le ire di Pannella che, dopo aver atteso per settimane il suo rientro in Italia, gli scrisse una lettera aperta su Il Corriere della Sera in cui lo accusò di aver disatteso il proposito di lottare per la liberazione dei "compagni" ancora in carcere[5][39]; così come criticò poi il suo rientro in Italia commentando: "È chiaro che lui pensa all'amnistia"[30]. In un'altra intervista, o piuttosto un dibattito, concesse infatti a Gigi Speroni, che per Euro TV riuscì a combinare l'incontro fra Toni Negri, Giovanni Negri, giovane segretario del Partito Radicale (e che tenne a sottolineare che di sola casuale omonimia si trattasse), ed Enzo Tortora, già eurodeputato radicale, ma ancora non scagionato dalle accuse per le quali era stato in precedenza arrestato. Nel corso dell'intervista Giovanni Negri affermò, e Toni Negri non smentì, che Pannella avrebbe voluto partecipare, ma il filosofo non aveva accettato. Il segretario reclamò pubblicamente il seggio parlamentare che il filosofo teneva inutilizzato ed inutilizzabile per gli obiettivi del partito, Tortora gli chiedeva di combattere in Italia la battaglia sulla carcerazione preventiva e sugli abusi della magistratura, dichiarando peraltro di avere avuto sulle sue spalle "l'ombra" della fuga del filosofo.

Il confronto fu teso quanto improduttivo, con Toni Negri che affermò a più riprese di "essere evaso" e di leggere nel mandato parlamentare ricevuto un'autorizzazione all'evasione: «credo che i voti che vennero alla mia modestissima persona erano voti che indicavano proprio il diritto all'evasione, il diritto alla libertà»[40][41]. Sempre durante l'incontro, rivendicando il diritto alla ribellione contro le leggi ingiuste, al commento del segretario Giovanni Negri «non sei stato molto socratico», il filosofo Toni Negri non seppe trattenere un vanto con cui tacitare l'interlocutore: «io purtroppo sono filosofo e ho letto Socrate»[41]; probabile lapsus dato che non ci sono pervenuti testi redatti da Socrate. Sempre in questo periodo scrisse una lettera a Francesco Cossiga domandandogli d'essergli amico, ciò causò l'ira di Rossana Rossanda. Al ritorno in Italia di Negri nel 1997 Cossiga lo andò a trovare in carcere[15] portandogli in dono il Dialogo sulla consolazione delle tribolazioni di Tommaso Moro[42].

In Francia Negri rimase 14 anni, come scrittore e docente universitario, avvalendosi della cosiddetta Dottrina Mitterrand. Quando, con l'approssimarsi delle elezioni francesi del 1986, si presentò la possibilità d'una vittoria della destra e quindi si prospettò il termine dell'asilo politico, il filosofo, ad un'intervista all'emittente radiofonica Europe 1, disse di temere possibili espulsioni di massa, per lui e gli altri latitanti-rifugiati; e che sarebbe stato da lui presentato un documento alle autorità italiane e francesi per rendere possibile il ritorno in Italia, chiedendo come garanzia che il giudizio avvenisse "in libertà"; impegnandosi da parte sua a "rifiutare la violenza" e considerando "seriamente" la possibilità del carcere in caso di condanna nel processo[43].

Periodo francese [modifica]

Insegnò a Paris VIII, Paris VII (Jussieu)[1], all'École Normale Supérieure[44] e al Collegio Internazionale di Filosofia, fondato da Jacques Derrida[16]. Condusse delle ricerche sulla Plaine-Saint-Denis, osservando la trasformazione della vecchia classe operaia in rapporto alle nuove forme di produzione[8]. Nel 1990 fondò con Jean-Marie Vincent e Denis Berger la rivista Futur Antérieur, che cessò le pubblicazioni nel 1998. Anche se non poté impegnarsi in attività politiche per via dello specifico divieto che la legislazione francese impone agli esiliati politici, durante la permanenza francese Negri scrisse numerosi testi politici; grazie alla sua produzione filosofica, nel 2005, Le Nouvel Observateur lo inserì tra i venticinque "grandi pensatori del mondo intero", unico italiano assieme a Giorgio Agamben[45]. L'intera vicenda giudiziaria del "7 aprile", la breve permanenza nei radicali di Pannella, la fuga e l'esilio francese di Negri sono descritti nel recente libro "Con un piede impigliato nella storia" scritto dalla figlia Anna Negri (Feltrinelli 2009).

Ultimo periodo [modifica]

Nel 1997 rientrò volontariamente in Italia per finire di scontare la sua pena. Il rientro seguiva una sorta di scambio a distanza di "garanzie" per sé ed altri soggetti in condizioni analoghe alle sue. Con 26 di questi scriveva infatti nell'ottobre 1986 al presidente del consiglio del tempo, Bettino Craxi: «... abbiamo ormai da molti anni abbandonato ogni partecipazione a movimenti politici perseguiti dalla legge. [...] Crediamo dunque di essere nelle condizioni di poter usufruire della legge sulla dissociazione ora in corso di discussione alle Camere. [...] ... vogliamo pregarla di studiare il modo di permettere ai fuoriusciti l'uso della legge sulla dissociazione»[46].

Seguì un'intervista individuale rilasciata nel novembre 1986 ad Avvenire, quotidiano cattolico, in cui dichiarava «oggi il problema non è più quello della riconquista violenta dello stato [...] Sono passati dieci anni, è venuto il tempo della pacificazione» e prometteva «Se in passato ho peccato di leggerezza e irresponsabilità, sarò più attento per il futuro.»[46]. Con la legge 18 febbraio 1987, n. 34, la materia della dissociazione fu finalmente riveduta in sede legislativa[47]. Pochi giorni dopo l'approvazione, il 5 marzo giunse a Francesco Cossiga, allora capo dello stato, un appello di Negri ed altri 26 «affinché l'applicazione della legge sulla dissociazione e i vantaggi che comporta possano essere reali anche per i fuoriusciti»[46]. Uscì praticamente in contemporanea anche un'intervista individuale riportata sul numero dello stesso mese di marzo 1987 della rivista per adulti Penthouse, in cui Negri definì le Brigate Rosse un "gruppuscolo marxista-leninista ferocemente ottuso e assassino"[46].

Per parlare di rientro in Italia di Negri si dovette però attendere il 1997,quando in Parlamento la Commissione Giustizia allora presieduta da Giuliano Pisapia valutava ipotesi di indulto e/o amnistia[48], quantunque non riferite specificamente al caso, tant'è che vi fu chi azzardò possibili collegamenti[49][50].

Rimpatriò nel 1997, accompagnato dall'avvocato francese Daniel Voguet[1][51][52], e finì di scontare la pena (sotto forma di reclusione, e, in seguito, di semi-libertà tra Rebibbia e la sua casa di Trastevere) nella primavera del 2003. Sto riprendendo il mio lavoro politico - disse, e - con il mio ritorno, vorrei dare una spinta alla generazione che è stata emarginata dalle leggi anti-terrorismo degli anni Settanta in modo che ancora partecipi alla vita pubblica e democratica.

A proposito delle indagini sulla sua persona, il 3 maggio 2003, durante la trasmissione di LA7 L'infedele riferì che quando era a Parigi l'allora Presidente del Consiglio e segretario del PSI Bettino Craxi (deceduto nel 2000) gli avrebbe fatto sapere che i servizi stavano architettando qualcosa su di me, consigliandomi di essere cauto. Per questo ancora gli sono grato. Nella stessa trasmissione solidarizzò con l'"avversario politico" Silvio Berlusconi[53], accusando la magistratura italiana di esercitare uno spropositato potere politico, allo stesso modo in cui lo avrebbe fatto negli anni Settanta con l'Autonomia Operaia.

Nel 2004 Libération pubblicò un appello di Negri e Nanni Balestrini che, dato anche il caso di Cesare Battisti, domandava al governo italiano un'amnistia generalizzata per gli ex terroristi[54]. Nel 2005 espresse il suo assenso nei confronti della Costituzione Europea, posta in quel momento al vaglio dell'elettorato francese. Questo scatenò un'accesa polemica[senza fonte], nella quale Negri venne accusato di un cedimento rispetto alle sue aspirazioni rivoluzionarie e di essere diventato "liberal-realista".

Negri replicò autodefinendosi un "rivoluzionario-realista".[55] Il suo libro intitolato Goodbye Mr Socialism (2006), partendo dal 1989 analizza lo stato di salute e il destino delle sinistre oggi.

Il presidente venezuelano Hugo Chávez, del quale Negri fu consulente[56], ne lesse i primi libri fin dalla metà degli anni novanta, e a quanto riportato in un articolo di Panorama, esso sarebbe «uno dei suoi numi tutelari»[57]. Nel suo libro Understanding the Venezuelan Revolution: Hugo Chavez Talks to Marta Harnecker[58], Chavez ricorda le sue letture dei testi di Negri mentre era rinchiuso in prigione a seguito del suo fallito golpe del 1992. Successivamente Negri lo accuserà di citarlo a sproposito, e di porre freni al cammino verso l'autonomia operaia intrapreso da Lula, da Kirchner e dalla signora Bachelet[59]. Il 15 agosto 2007 Toni Negri era presente nel parlamento venezuelano, mentre il presidente Chávez illustrava i cambiamenti della Costituzione[60].

Toni Negri e Michael Hardt (Madrid, 2011).

È del 2009 il libro "Commonwealth", scritto assieme a Michael Hardt, che conclude la trilogia avviata con "Impero" e "Moltitudine" e che verte attorno all'analisi dell'autonomia del soggetto produttivo, del soggetto resistente e della riappropriazione del "comune" (concetto, quello del "comune", trattato anche in "Good bye Mr. Socialism"). Negli ultimi anni Negri si è anche dedicato anche alla drammaturgia scrivendo e pubblicando opere teatrali messe in scena in Francia (Theatre National de la Colline, Festival d'Avignon, TGP-Saint Denis, La Comédie de Reims...) e in Svizzera (Théâtre Vidy, Lausanne) e, assieme a Raffaella Battaglini, ha contribuito al testo "Settanta", edito da "DeriveApprodi"[61].

Oggi vive con l'attuale compagna, la filosofa francese Judith Revel, tra Venezia e Parigi. Aderisce al progetto UniNomade, una rete di ricercatori, accademici, studenti e attivisti di movimento che dal 2004 ha iniziato un percorso possibile di ricomposizione delle intelligenze[non chiaro] critiche per costruire un dispositivo di autoformazione e di dibattito pubblico mettendo a tema i saperi, i concetti, i linguaggi e le categorie che le esperienze teoriche e pratiche dei movimenti hanno espresso in questi ultimi anni[62].

Durante le Elezioni politiche italiane del 2013 ha dichiarato di aprezzare i Marxisti per Tabacci.[63]

Recensione di Impero e di Moltitudine [modifica]

Noto in Italia per la sua attività politica e per le questioni giudiziarie, Negri ha acquisito notorietà anche all'estero nei primi anni 2000 grazie al libro Impero, scritto con l'ex allievo Michael Hardt, divenuto uno dei manifesti del cosiddetto "movimento no global". Nel dicembre del 2001 - a pochi mesi dagli attentati al WTC di New York e all'inizio della cosiddetta "Guerra al terrorismo" - il settimanale Time inserì Antonio Negri tra "le sette personalità che stanno sviluppando idee innovative in diversi campi della vita moderna"[64][65].

La motivazione di questa scelta risiedeva nell'enorme successo mondiale del saggio di Negri Impero e dalle recensioni di molte testate giornalistiche mondiali che segnalarono il libro come un testo fondamentale nell'analisi della globalizzazione e della storia economica e sociale contemporanea.[66] Definito da alcuni il nuovo "libretto rosso" di diversi movimenti no-war, no-global o altermondialisti nati a partire dalla rivolta di Seattle del 1999, questo testo ha suscitato un grande dibattito teorico: Fredric Jameson, docente emerito di letteratura comparata alla Duke University, citato da Le Monde definì Impero "la prima grande sintesi teorica del nuovo millennio"[67]. A "Impero" fece seguito nel 2004 la pubblicazione di Moltitudine dove, dopo lo studio delle dinamiche globali affrontate in Impero si passa all'analisi dei soggetti sociali in grado di costruire una "democrazia globale" in alternativa alla catastrofe, anche ecologica, causata dal dominio economico e bellico dell'Impero. Infine nel 2006 lo studio di tali dinamiche venne integrato da un nuovo saggio, Movimenti nell'impero. Paesaggi di passaggio.

In questi studi gli autori delineano lo svilupparsi di nuova forma di sovranità globale, derivante dalla crisi degli stati-nazione moderni, e che chiamano, appunto, Impero, sottolineandone la differenza con l'imperialismo visto come una delle fasi storiche dello sviluppo e del passaggio della sovranità degli stati-nazione al "nuovo ordine globale". L'Impero è l'entità sovranazionale caratterizzata e fondata su uno stato di perenne crisi, in cui i conflitti interni - tra gli stessi soggetti multinazionali capitalistici - sono regolati dalla guerra che è anche meccanismo produttivo e normativo. L'Impero serve a garantire la sopravvivenza dell'economia neoliberista, fondata sulla sussunzione delle risorse umane e materiali del pianeta e sulla espropriazione della ricchezza socialmente prodotta, produzione di tipo postfordista in cui l'egemonia produttiva è delle forze-lavoro intellettuali e immateriali, a differenza del ciclo fordista precedente in cui erano predominanti quelle materiali. In questo contesto la categoria marxista di proletariato non coincide più con la sola classe operaia, ma si estende a tutte le fasce sociali soggette alle forze dominanti dell'Impero e della nuova "produzione biopolitica".

Solo la "moltitudine" - termine con cui gli autori definiscono la miriade di soggetti sociali sottoposti alle forze dominanti -, in quanto "globale" al pari delle forze agenti nell'Impero, sarebbe in grado di abbatterlo sostituendo una reale democrazia globale alle sue forme di governo, sì globali ma organizzate in una forma costituzionale piramidale, formata da matrici e strati di cui fanno parte gli stati-nazione riuniti nel G8, la WTO, la Banca Mondiale, i club di Parigi, Davos, Londra, le multinazionali, ma anche altri stati-nazione e molte ONG. In questo scenario la guerra stessa si trasforma: non più conflitto dichiarato tra differenti stati-nazione e strumento per la salvaguardia e l'estensione di interessi imperialistici di una sola nazione, ma guerra globale permanente, caratterizzata dall'ossimoro dell'emergenza come norma necessaria a gestire globalmente i flussi di materie prime, delle merci, dei capitali e, ovviamente, delle persone. Quindi gestione policentrica di conflitti regionali, guerra asimmetrica, attività di repressione poliziesca, controllo delle frontiere, guerra al terrorismo: tutte attività considerate specificazioni del medesimo conflitto globale permanente.

Il senatore a vita Francesco Cossiga, che insieme a Negri frequentava l'Azione Cattolica, ricevette da esso una copia con dedica quando il libro usci negli U.S.A e partecipò alla presentazione del libro al Piccolo Eliseo di Roma[4]. In un'intervista fattagli da Michele Brambilla, in rapporto al testo, disse:

« Hanno scritto che è la teoria degli antiglobal, ma non è vero. Intanto Negri riconosce alla globalizzazione dei meriti, soprattutto quello di aver portato al superamento degli Stati nazionali. E poi, a differenza degli antiglobal, Negri non crede che gli Stati Uniti siano il centro dell'impero, e nel suo testo non c'è traccia di pauperismo. Direi che Negri vede nel movimento antiglobal una specie di movimento comunista a-scientifico, cioè non hegeliano-marxista-leninista, che secondo lui servirà ad abbattere l´attuale impero, fatto dalle relazioni economiche internazionali. Dopo di che, questo comunismo utopico dovrà inverarsi in un nuovo comunismo scientifico[15][68] »

Critiche [modifica]

Vi sono voci di critica a Negri "da sinistra", attaccando in particolare la sua tesi che trova inadeguata per il presente la classica categoria marxista-leninista dell'imperialismo, quello statunitense in particolare. Vi sono anche critiche di parte neoliberale, come dimostrato da una lunga recensione di Francis Fukuyama a "Moltitudine" apparsa sul New York Times in cui l'economista e filosofo americano della cosiddetta "fine della storia", pur criticando l'approccio marxista ed egualitario di Negri e Hardt, ammette tuttavia che la loro problematizzazione della "governance globale" è indubbiamente reale.[69]

Giorgio Bocca dedicò a Negri una stroncatura decisissima, politica e probabilmente anche umana, ne Il provinciale: settant'anni di vita italiana, descrivendolo fra l'altro come "un narciso dal cervello sottile e febbricitante, di quelli che usano una forte memoria solo per soccorrere i loro trucchi"[70]. Un'altra pesante stroncatura, sui fondamenti stessi della sua strutturazione filosofica, viene da Costanzo Preve, per il quale il pensiero di Negri cadrebbe in gravi contraddizioni che ne minerebbero la riconducibilità sostanziale agli stessi principi che proclama[71][72].

Curiosità [modifica]

È un tifoso del Milan e negli anni Sessanta partecipò alla creazione delle Brigate Rossonere[73]. Nel 2011 compare in una intervista nel documentario Marx Reloaded diretto da Jason Barker.

Note [modifica]

  1. ^ a b c (FR) Maggiori Robert, Toni Negri, le retour du «diable»., Liberation.fr, 03/07/1997. URL consultato in data 06/08/2011.
  2. ^ Il funerale di Anna Maria Negri, Il Mattino di Padova (Padova), 03/03/2010. URL consultato in data 02/05/2013.
  3. ^ Discussion, part 1, op. cit., 14:28
  4. ^ a b c d e f Stefania Rosini, Più Negri Di Prima. Intervista A Toni Negri, L'Espresso, 27/05/2005. In radicalparty.org sito ufficiale del Partito Radicale Transnazionale. URL consultato in data 08/08/2011.
  5. ^ a b c Luca Barbieri, I giornali a processo: il caso 7 Aprile, carmillaonline.com, 2002. URL consultato il 09/08/2011.
    «La madre, maestra. Con un bisogno matto di lavorare: perché ha tre bambini (e Toni è sui due anni) quando le muore il marito (“I fascisti gli avevano definitivamente distrutto il fegato tanto era l’olio che gli avevano fatto bere, così era morto”) [...] La politica la incontra a 18 anni, quando si iscrive all’Azione Cattolica, legge Maritain, Bernanos, Simone Weil [...]».
  6. ^ Alexandra Weitz, Andreas Pichler, op. cit., a 8:18
  7. ^ a b c Giulio Felisari, La rinascita del Bo in 1935-1968 storia di un giornale universitario. (pdf), Padova, il Bo - il giornale dell'Università degli Studi di Padova, marzo 2008, pp.29-30. URL consultato il 01/05/2013.
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    «Per quel che riguarda Toni Negri dobbiamo storicamente situarlo bene.Toni Negri era una figura istituzionale, ancor più di Coldagelli. Nel 1973-1974 - quando ero assistente all'Università di Padova, lui era il direttore dell'Istituto di Dottrina dello Stato. Si entrava da lui solo bussando. C'era un pulsante e decideva lui se ricevere o non ricevere. Questo vi deve essere chiarissimo. Tutto quello che è poi stato fatto, detto ecc. non vi deve offuscare le idee sul personaggio. Lui era un vero barone universitario, di grandissima levatura intellettuale, profondamente inserito nel contesto della sua città; una città avvolgente, Padova, con tutte le sue caratteristiche; aveva sposato un membro di una importantissima famiglia veneziana, viveva in una casa bellissima. Lui era prima di tutto questo. Ebbe una grande apertura nei confronti dei Q.R. per le ragioni che vi ho detto l'altra volta: con Raniero aveva una comunanza anticomunista fortissima. È stato attivo nella presentazione dei Q.R. e nell'organizzazione di Potere Operaio veneto, che poi si sciolse in C.O. Che abbia fatto lo stesso tipo di lavoro politico che facevamo noi in quegli anni, non lo so.Dalle lettere appare un suo grosso lavoro organizzativo: di chi corre, si da fare, ecc. Io l'ho sempre visto come un intellettuale, dal punto di vista generazionale il lavoro con gli operai lo facevano i più giovani. [...] A Firenze io colsi, nell'atteggiamento di Toni Negri, di Tolin, di altri, la certezza che loro credevano che il PCI dovesse essere combattuto.».
  11. ^ UmbriaLibri. "Antonio Negri"
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  31. ^ Erano già state concesse le autorizzazioni a procedere, quindi Toni Negri era allora direttamente sottoponibile all'arresto a vista.
  32. ^ Alexandra Weitz, Andreas Pichler, op. cit., a 34:12
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Bibliografia [modifica]

Opere di Toni Negri [modifica]

  • 1958: Stato e diritto nel giovane Hegel: studio sulla genesi illuministica della filosofia giuridica e politica di Hegel. Padova, Cedam.
  • 1959: Saggi sullo storicismo tedesco: Dilthey e Meinecke. Milano, Feltrinelli.
  • 1962: Alle origini del formalismo giuridico: studio sul problema della forma in Kant e nei giuristi kantiani tra il 1789 e il 1802. Padova, Cedam.
  • 1962: Scritti di filosofia del diritto : 1802-1803 di G. W. F. Hegel. Bari, Laterza.
  • 1964: Alcune riflessioni sullo “stato dei partiti”. Milano, Giuffrè (Estr. da: Rivista trimestrale di diritto pubblico)
  • 1968: Marx sul ciclo e la crisi, Firenze, La Nuova Italia (Estr. da: Contropiano n. 2, maggio 1968)
  • 1970: Descartes politico o della ragionevole ideologia. Milano, Feltrinelli.[rist. Roma, Manifestolibri, 2007-2011]
  • 1970: Stato e politica. Milano, Feltrinelli (Fa parte di Enciclopedia Feltrinelli Fischer)
  • 1974: Crisi dello Stato-piano : comunismo e organizzazione rivoluzionaria. Milano Feltrinelli [rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1974: Partito operaio contro il lavoro, (contenuto in S. Bologna, P. Carpignano, A. Negri "Crisi e organizzazione operaia". Milano, Feltrinelli, pp. 99–160), [rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1976: Proletari e stato: per una discussione su autonomia operaia e compromesso storico. Milano, Feltrinelli, [rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1977: La fabbrica della strategia : 33 lezioni su Lenin, Padova, Cooperativa libraria editrice degli studenti di Padova; Collettivo editoriale librirossi, [rist. come "33 lezioni su Lenin", Roma, Manifestolibri, 2004-2008]
  • 1977: La forma Stato : per la critica dell’economia politica della Costituzione. MIlano, Feltrinelli [parzialmente rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1978: Manifattura, società borghese, ideologia / scritti di F. Borkenau, H. Grossmann, A. Negri (a cura di Pierangelo Schiera). Roma, Savelli
  • 1978: Il dominio e il sabotaggio : sul metodo marxista della trasformazione sociale, Milano, Feltrinelli, 1978 [rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1979: Marx oltre Marx : quaderno di lavoro sui Grundrisse. Milano, Feltrinelli, [rist. Roma, Manifestolibri, 2003-2010]
  • 1979: Dall'operaio massa all'operaio sociale : intervista sull'operaismo (a cura di Paolo Pozzi e Roberta Tommasini). Milano, Multhipla, [rist. Verona, Ombre corte, 2007, con una prefazione dell'Autore]
  • 1980: Il comunismo e la guerra. Milano, Feltrinelli
  • 1980: Politica di classe: il motore e la forma : le cinque campagne oggi". Milano, ?
  • 1981: L'anomalia selvaggia: saggio su potere e potenza in Baruch Spinoza, Milano, Feltrinelli, 1981 [rist. in "Spinoza", Roma, Derive Approdi, 1998]
  • 1982: Macchina tempo: rompicapi, liberazione, costituzione. Milano, Feltrinelli
  • 1983: Pipe-line: lettere da Rebibbia, Torino, Einaudi, ISBN 88-06-05576-3
  • 1985: Diario di un'evasione. Milano, M.B.P.
  • 1987: Lenta ginestra: saggio sull'ontologia di Giacomo Leopardi, SugarCo [rist. Milano, Mimesis Eterotopia, 2001]
  • 1988: Fine secolo: un manifesto per l'operaio sociale. Milano, SugarCo [rist. come Fine secolo: un'interpretazione del Novecento, Roma, Manifestolibri, 2005 ISBN 88-7285-458-X]
  • 1989: Arte e multitudo. Sette lettere del dicembre 1988. Politi, ISBN 8878160253
  • 1990: Il lavoro di Giobbe: il famoso testo biblico come parabola del lavoro umano, Milano, Sugarco, ISBN 88-7198-013-1
  • 1992: Il potere costituente: saggio sulle alternative del moderno, Carnago, SugarCo, ISBN 88-7198-179-0 [rist. Roma, Manifestolibri, 2002]
  • 1992: Spinoza sovversivo: variazioni (in) attuali. Introduzione di Emilia Giancotti, Roma, A. Pellicani [rist. in "Spinoza", Roma, Derive Approdi, 1998]
  • 1995: Il lavoro di Dioniso: per la critica dello Stato postmoderno (con Michael Hardt) Roma, Manifestolibri, ISBN 88-7285-077-0
  • 1996: L'inverno è finito: scritti sulla trasformazione negata, 1989-1995 (a cura di Giuseppe Caccia), Roma, Castelvecchi, ISBN 8886232632
  • 1997: "I libri del rogo", Roma, Castelvecchi, 1997 (Contiene: Crisi dello Stato-piano; Partito operaio contro il lavoro; Proletari e stato; Per la critica della costituzione materiale; Il dominio e il sabotaggio) ISBN 88-8210-024-3, [rist. 2006, Roma, Derive Approdi]
  • 1997: La costituzione del tempo: prolegomeni. Orologi del capitale e liberazione comunista. Roma, Manifestolibri, ISBN 887285136X
  • 1998: "Spinoza. Introduzioni di Gilles Deleuze, Pierre Macherey, Alexandre Matheron", (Contiene: L’anomalia selvaggia, Spinoza sovversivo, Democrazia ed eternità in Spinoza), Roma, DeriveApprodi, ISBN 88-87423-09-1
  • 2001: Kairòs, alma venus, multitudo. Nove lezioni impartite a me stesso. Roma, Manifestolibri, ISBN 8872854504
  • 2001: Desiderio del mostro: dal circo al laboratorio alla politica (a cura di Ubaldo Fadini, Antonio Negri, Charles T. Wolfe), Roma, Manifestolibri, ISBN 8872851513
  • 2002: Impero: il nuovo ordine della globalizzazione, (con Michael Hardt) Milano, Rizzoli, ISBN 88-17-86952-X
  • 2002: Europa politica, Ragioni di una necessità (con Friese Heidrun, Peter Wagner), Roma, Manifestolibri
  • 2003: L'Europa e l'impero: riflessioni su un processo costituente. Roma, Manifestolibri, ISBN 88-7285-352-4
  • 2003: Cinque lezioni di metodo su moltitudine e impero, Soveria Mannelli, Rubbettino, ISBN 88-498-0563-2
  • 2003: Luciano Ferrari Bravo ritratto di un cattivo maestro: con alcuni cenni sulla sua epoca, Roma, Manifestolibri, ISBN 88-7285-290-0
  • 2003: Il ritorno: quasi un'autobiografia (conversazione con Anne Dufourmantelle), Milano, Rizzoli, ISBN 88-17-87242-3
  • 2003: Guide: cinque lezioni su impero e dintorni; con contributi di Michael Hardt e Danilo Zolo, Milano, R. Cortina, ISBN 88-7078-823-7
  • 2003: L'Europa e l'Impero. Riflessioni su un processo costituente. Roma, Manifestolibri
  • 2004: Moltitudine: guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale (con Michael Hardt), Milano, Rizzoli, (Trad. e cura di Alessandro Pandolfi), ISBN 8817002003
  • 2005: La differenza italiana, Roma, Nottetempo, ISBN 88-7452-049-2
  • 2006: Movimenti nell'impero: passaggi e paesaggi. Milano, R. Cortina, ISBN 88-7078-995-0
  • 2006: Global. Biopotere e lotte in America Latina (con Giuseppe Cocco), Roma, Manifestolibri
  • 2006: Goodbye Mr Socialism (a cura di Raf Valvola Scelsi), Milano, Feltrinelli, ISBN 8807710250
  • 2007: Settanta (con Raffaella Battaglini), Roma, Derive Approdi
  • 2007: Le verità nomadi (con Felix Guattari), Milano, Selene [edizione originale "Les nouveaux espaces de liberté", Dominique Bedou, Parigi, 1985; traduzione inglese ampliata: "Communists Like Us: New Spaces of Liberty", New Lines of Alliance Semiotext(e), New York, 1990]
  • 2008: Fabbrica di porcellana. Per una nuova grammatica politica, Milano, Feltrinelli, ISBN 978-8807104350
  • 2008: Dalla fabbrica alla metropoli. Saggi politici, Datanews, ISBN 978-8879813358
  • 2008: In Praise of the Common: A Conversation on Philosophy and Politics, (con Cesare Casarino), University Of Minnesota Press
  • 2008: Evangelicals and Empire: Christian Alternatives to the Political Status Quo, postfazione(con Michael Hardt), Brazos Press
  • 2008: Note su porto Marghera, Ascoli Piceno, questipiccoli
  • 2008: Il sorriso dello spettro, in J. Derrida e altri, Marx & Sons. Politica, spettralità, decostruzione, Mimesis, Milano 2008.
  • 2009: Il lavoro nella Costituzione, Verona, Ombre Corte, ISBN 978-8895366470
  • 2009: Commonwealth, (con Michael Hardt), Harvard University Press
  • 2010: Dentro/contro il diritto sovrano. Dallo Stato dei partiti ai movimenti della governance, Prefazione e cura di Giuseppe Allegri, Verona, Ombre Corte, ISBN 978-88-95366-69-2
  • 2010: Comune: oltre il privato ed il pubblico (con Michael Hardt), trad. it. di Alessandro Pandolfi, Rizzoli
  • 2012: Il diritto del comune. Crisi della sovranià, proprietà e nuovi poteri costituenti, (con Giuseppe Allegri, Adalgiso Amendola, Alessandro Arienzo, Michael Blecher, Mauro Bussani, Pasquale Femia, Ugo Mattei, Gunther Teubner), a cura di Sandro Chignola, Verona, Ombre Corte, ISBN 978-88-97522-31-7
  • 2012: Inventare il comune, Roma, Derive Approdi, ISBN 978-8865480328
  • 2012: Il comune in rivolta. Biopotere e potenza della moltitudine, (con Michael Hardt), Verona, Ombre Corte, ISBN 978-8897522188
  • 2012: Questo non è un Manifesto, (con Michael Hardt), trad. it. Stefano Valenti, Milano, Feltrinelli, ISBN 978-8807172465
  • 2012: La forma Stato. Per la critica dell'economia politica della Costituzione, Dalai Editore, ISBN 978-8866208945
  • 2012: Spinoza e noi, Milano, Mimesis, ISBN 978-8857512006

Opere su Toni Negri [modifica]

  • Giorgio Bocca, Il caso 7 aprile. Toni Negri e la grande inquisizione, Milano, Feltrinelli, 1980.
  • Marco Pannella, Il caso Toni Negri. Appunti e spunti in riferimento agli articoli di Ferrara, Galante Garrone, Trombadori e altri, Roma, Partito radicale, 1983.
  • Dolores Negrello, Il PCI padovano nell'ultimo '900: dissensi e antagonismi politici, 1a ed., contributi di Alberto Galeotto, Giuliano Lenci, Vittorio Marangon, FrancoAngeli, 2004. ISBN 8846451996 URL consultato il 11/08/2011.
  • Costanzo Preve, La teoria in pezzi. La dissoluzione del paradigma teorico operaista in Italia (1976-1983), Bari, Dedalo, 1984. ISBN 88-220-3805-3
  • Anonimo milanese, Due note su Toni Negri, Milano, Varani, 1985.
  • Diego Melegari, Il problema scongiurato. Note su Antonio Negri e il «Partito» del general intellect, Pistoia, CRT, 1998. ISBN 88-87296-38-3
  • Atilio A. Borón, Impero & imperialismo. Una lettura critica di Michael Hardt e Antonio Negri, Milano, Punto Rosso, 2003. ISBN 88-8351-032-1
  • Néstor Kohan, Toni Negri e gli equivoci di «Impero», Bolsena, Massari, 2005. ISBN 88-457-0202-2
  • Cristina Corradi, Storia dei marxismi in Italia, Roma, Manifestolibri, 2005, pp. 217-222. ISBN 88-7285-386-9
  • Guido Borio, con Francesca Pozzi e Gigi Roggero (a cura di), Gli operaisti. Autobiografie di cattivi maestri, Roma, DeriveApprodi, 2005. ISBN 88-88738-76-2
  • Tommaso De Lorenzis, con Valerio Guizzardi e Massimiliano Mita, Avete pagato caro, non avete pagato tutto. La rivista Rosso (1973-1979), Roma, DeriveApprodi, 2008. ISBN 9788889969403
  • Claudio Calia, È primavera. Intervista a Antonio Negri, Genova, BeccoGiallo, 2008. ISBN 9788885832442
  • Raul Mordenti, L'università struccata. Il movimento dell'Onda tra Marx, Toni Negri e il professor Perotti, Milano, Punto Rosso, 2010. ISBN 88-8351-130-1

Filmografia [modifica]

Voci correlate [modifica]

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