Toni Negri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
on. Antonio Negri
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Antonio Negri
Luogo nascita Padova
Data nascita 1º agosto 1933
Titolo di studio Laurea in filosofia
Professione Professore universitario
Partito Partito radicale
Legislatura IX Legislatura della Repubblica Italiana
Gruppo Radicale
Circoscrizione Veneto

Antonio Negri, detto Toni Negri (Padova, 1º agosto 1933[1]), è un politico, filosofo e sociologo italiano, tra i più noti pensatori e teorici dell'estrema sinistra italiana tra la fine degli anni sessanta e gli anni ottanta.

Inizialmente vicino ai movimenti del cattolicesimo sociale, poi iscritto al PSI, Negri fu poi tra i fondatori di Potere Operaio (1969), importante gruppo operaista della sinistra extraparlamentare, e personalità di spicco di Autonomia Operaia.[2]

Per le sue teorizzazioni politiche gli venne ripetutamente imputato di essere un "cattivo maestro" per i giovani[3], venendo poi formalmente accusato nel 1979 di complicità politica e morale con il gruppo terroristico delle Brigate Rosse, in un processo molto discusso nel quale sarà condannato in via definitiva a 12 anni di carcere (ai quali ne vennero aggiunti altri successivamente[4]), scontandone in totale dieci, di cui gli ultimi quattro in semilibertà.[5][6]
Negri era all'epoca un affermato docente universitario di filosofia, e venne condannato in base ai teoremi delle leggi speciali, senza effettive prove, proclamandosi sempre innocente e vittima di errore giudiziario o condanna per un reato di opinione.[7] Il cosiddetto "Processo 7 aprile" venne criticato anche da Amnesty International, che lo ritenne lesivo dei diritti degli imputati al giusto processo.[8] Secondo l'autore di quelle stesse leggi, il Ministro degli Interni e futuro Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, l'arresto di Negri «fu un’ingiustizia (...), ha pagato un prezzo sproporzionato alle sue responsabilità» e «fu una vittima del giacobinismo giustizialista».[9]

Divenuto, nel 1983, deputato del Partito Radicale, e godendo quindi dell'immunità parlamentare, uscì di prigione e si rifugiò in Francia, dove poté beneficiare della dottrina Mitterrand che negava l'estradizione e concedeva asilo per i reati che il governo di Parigi riteneva "a sfondo politico", e dove insegnò all'Università di Saint-Denis.[2] Nel 1997, dopo un patteggiamento, tornò in Italia, dove scontò una pena ridotta, parzialmente in carcere (fino al 1999), poi in semilibertà, fino alla scarcerazione e al fine pena nel 2003.[10]

Nel 2002 pubblicò uno dei suoi libri più importanti e conosciuti a livello mondiale[11][12][13][14], Impero[15], scritto assieme a Michael Hardt e fortemente critico della globalizzazione liberista e del moderno imperialismo, che egli rilegge però come una nuova occasione di rivoluzione.[16]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato in una famiglia cattolica laica (per Romano Alquati «di estrazione sociale piuttosto umile»[17], mentre per Pino Buongiorno benestante[18]) di origini emiliano-lombarde. Suo padre, bolognese, di famiglia operaia e comunista, fu presidente dell'Azione Cattolica di Padova[19], partecipò alla fondazione del PCd'I e, a causa delle violenze fasciste, perì al secondo anno di vita di Toni lasciando la moglie, insegnante, con i figli[20]. La madre, mantovana, figlia di piccoli proprietari terrieri fascisti, politicamente quasi totalmente neutrale, maestra (probabilmente di Poggio Rusco)[17], lo indirizzò allo studio come unico mezzo per uscire dalla miseria.[21] Suo nonno, col quale visse molto a Bologna, era un operaio anch'egli comunista, e che, per ammissione dello stesso Negri, gli «fece capire cosa fosse la fatica fisica, portare ogni giorno quintali e quintali che ti buttano sulle spalle».[22]

Negri è ultimo di tre figli. La sorella Anna Maria, futura docente di Psicologia Fisiologica alla facoltà di Magistero dell'Università di Padova[23], nacque nel 1922[24], sposò un giovane partigiano comunista, Luciano Dell'Antonio, al quale essi diedero asilo nell'inverno del 1943-1944 dopo che la sua brigata era stata sterminata in montagna, e che insieme al nonno fu il suo mentore politico. Suo fratello nacque probabilmente nel 1927 e a sedici anni s'invaghì dell'idea nazionalista, s'arruolò e morì il medesimo anno in Jugoslavia pochi giorni prima dell'8 settembre, e data la sua età i fascisti fecero scrivere che si era suicidato per non cadere nelle mani dei comunisti.[21][25]

L'Università[modifica | modifica sorgente]

Dopo la maturità, conseguita nel 1952 al Liceo Classico Tito Livio[26], si iscrisse al corso di laurea in filosofia dell'Università di Padova, dove fu tra gli allievi prediletti di Enrico Opocher, al quale nel 1977 Negri dedicò il libro La forma Stato. All'università patavina si inserì negli ambienti della goliardia[senza fonte] e fu direttore, nel 1956, del giornale universitario Il Bò (dal nome del palazzo dell'ateneo) e militante e dirigente, per Paolo Ungari (sarà anch'esso allievo dell'Istituto Croce) che lo conobbe dall'Unuri «esponente massimo», dell'Intesa Cattolica[27] padovana (GDIU).[28][18][19] Nel 1955 discusse con Umberto Padovani, docente di filosofia morale, la sua tesi di laurea su Dilthey, Meinecke, Weber e Troeltsch intitolata "Lo storicismo tedesco da Dilthey a Weber", di cui la prima parte fu pubblicata subito dopo, nel 1958, dall'Istituto Feltrinelli.

Il cortile di Palazzo Bò, sede dell'Università di Padova

Nel 1956 vinse una borsa di studio di un anno all'Istituto Italiano per gli Studi Storici[29] dove fu presentato dallo storico delle religioni Raffaele Pettazzoni. L'istituto era diretto da Federico Chabod, il quale fu per Negri «un primo grosso contatto, soprattutto per capire che cosa era effettivamente il politico». Dopo Napoli si trasferi in Francia, all'École Normale Supérieure, dove lavorò con Jean Hyppolite alla tesi – «completamente e fondamentalmente lukácsiana» (dirà anche che al termine dell'università era «[..] praticamente un lukàcsiano») – sul giovane Hegel: Stato e diritto nel giovane Hegel: studio sulla genesi illuministica della filosofia giuridica e politica di Hegel.[30][31]

Successivamente, dopo aver seguito corsi in varie università straniere dal 1953, nel 1958, a 25 anni, superò l'esame di libera docenza e fu nominato libero docente dell'Istituto di Filosofia del diritto della facoltà di Giurisprudenza (per Negri «facoltà particolarmente reazionaria»), ove fu assistente straordinario del rettore della facoltà. Di quell'esperienza dirà: «[...] guadagnavo niente, vivevo facendo traduzioni di libri gialli e bollettini editoriali, tutto questo lavoro assolutamente precario, era quello che mi dava da vivere.».[26] In quel periodo fu aiutato dal professor Opocher e indi compose, fondamentalmente sui fondi Ravà e Martinetti, un testo (che fu pubblicato nel '62) molto accademico e con rigide basi filologiche sul formalismo post-kantiano: Alle origini del formalismo giuridico: studio sul problema della forma in Kant e nei giuristi kantiani tra il 1789 e il 1802; il testo fu letto anche in Germania tra gli studiosi del periodo post-kantiano. Nel frattempo tradusse anche per Laterza Gli scritti minori di filosofia e diritto di Hegel.[22]

Nel 1967 ottenne la cattedra di filosofia politica[32] presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova, nella quale divenne direttore dell'Istituto di Dottrina dello Stato[33]. Fu il più giovane professore ordinario d'Italia[32]. Negli anni Sessanta-Settanta trasformò il suo istituto in una base per la lotta di classe operaia (e ciò gli fu fatto pagare dai suoi colleghi quando vi fu l'istruttoria del giudice Calogero). Gianni De Michelis, in un'intervista del 2002, disse che ci fu «una specie di 1968 prima del 1968; alcuni anni prima del 1968 Toni Negri cominciò a organizzare il lavoro studentesco clandestino, così clandestino che nessuno se lo ricorda più, perché il contesto interno non era favorevole, ma che gettò le premesse all'esplosione che portò, con il 1968, alla nascita di cose che oggi sono molto più note: "Lotta Continua", "Potere Operaio" e così via.».[34]

Romano Alquati fu in disaccordo con tale "uso" dell'istituto, in un'intervista del dicembre 2000, lo definì il «farne una base per proiettarsi altrove, limitandosi a questo uso differente e tardo-operaista (non arrivava nemmeno davvero all'operaio sociale) e paleo-comunista di questo vertice della formazione scolastica, ormai di massa. Il fatto era già che l'università proprio come vertice della formazione era già essa stessa baricentrale e strategicamente per il presente ed il futuro dell'arretrata società italiana e mondiale: era ormai anch'essa e di più potenziale "fabbrica del soggetto", e non solo dell'attore; ormai anche più di moltissimi stabilimenti taylorizzati\fordizzati dell'industria della fase classica, in via di conclusione.».[17]. Suoi, e sue, assistenti universitari/e furono Luciano Ferrari Bravo, Maria Rosa Della Costa e Alisa Del Re.[35]

Fu definito da due suoi colleghi un "barone universitario". Nello specifico Rita di Leo, assistente all'Università di Padova negli anni 1973-74, lo definì «un vero barone universitario, di grandissima levatura intellettuale, profondamente inserito nel contesto della sua città»[36]. Mentre Alquati, in un'intervista del 2000, disse che era un «grande barone» in «una disciplina più utile di quella degli altri»; cosa che lo portava a parlare del "lavoro culturale", del "discorso culturale" nei termini Desanctis-Croce-Gramsci, come questione di tattica, sorta di copertura necessaria anche all'uscita dall'isolamento e all'ottenimento di «[...] sostegni nell’arretratezza del mondo della sinistra culturale ed accademica italiana»; un'ambiguità di cui Negri fu consapevole, come lo furono anche il Cacciari del pensiero negativo e, in modo diverso, Mario Tronti.[17]

Cattolico[modifica | modifica sorgente]

La famiglia cattolica lo educò come un «figlio cattolico del cattolicissimo Veneto», frequentò a Padova il Duomo, le lezioni di dottrina, il settimanale della Curia La Difesa del popolo e i suoi primi studi furono su San Tommaso.[18] Nel 1950, pur essendo ateo, ma dato il suo interesse per la questione sociale e l'inesistenza a Padova del partito comunista, Negri incontra la politica per la prima volta a 18 anni[20]nella parrocchia locale di Don Antonio Sartorato di Casalserugo, che lo spinge ad entrare nella Gioventù Italiana Azione Cattolica (GIAC),[37][38] gruppo di giovani che si ispirava ai preti operai francesi[21], della quale, nonostante non ne prese mai la tessera[18], fu inserito nella dirigeza nazionale che faceva capo alla presidenza di Mario Rossi e che era gestita da Arturo Paoli[39].

Dirigenza che Silvano Bassetti definì, nel 2002, «una cerchia di cattolici particolarissimi e che rappresentavano nell'Ac l'anima autonoma rispetto agli ambiti politici», come «il collateralismo alla Democrazia Cristiana».[40] Vi conobbe tra gli altri, Silvio Garattini, Umberto Eco, Vincenzo Scotti, Emanuele Colombo (poi presidente della televisione Montecarlo), Gianni Vattimo[22][41], Paolo Ceccarelli (che è sarà architetto e rettore di Venezia) e Gianfranco Poggi, quest'ultimi due insieme a Negri furono denominati scherzosamente da Sartorato (il quale per un periodo si «illuse di tenerli in pugno) i mau-mau.[42] Nei medesimi anni la GIAC era frequentata anche da Francesco Cossiga[9] che era nello stesso giro universitario di Negri[43].

In questo periodo lesse Maritain, Bernanos e Simone Weil[20]. Dopo due anni ne fu espulso insieme ad altri componenti causa la non condivisione della linea conservatrice del presidente Luigi Gedda.[44][21] Rimase comunque negli ambienti curiali fino al 1954 in quanto delegato diocesano, carica che lasciò in quell'anno entrando poi nella Democrazia cristiana a fianco di Luigi Carraro. Fino al 1955 fu anche molto attivo nel movimento cattolico universitario[18] come direttore dell'Intesa Democratica[45]. Essa non era l'Intesa prolungamento della FUCI, ma un gruppo cattolico-socialista fondato da Negri con un gruppo di amici cattolici, dei quali una parte, tra cui Ceccarelli e Laura Balbo, seguì un'evoluzione simile alla sua divenendo laica, e dall'altra divennero tutti preti e partirono in missione.

In quegli anni cominciò anche a viaggiare per l'Europa in autostop, e per un anno, dal 1954 al 1955, visse in un kibbutz Israeliano ove esistevano solo comunità e lavoro. I suoi maestri di allora furono un assistente di Bloch a Tubinga e Suzy un matematico, laureato a Cambridge; egli era un comunista egiziano che si era recato nel kibbutz dopo esser stato liberato, all'arrivo di Nasser, da lungo periodo di galera sotto Nagib. La cosa fu per lui «un momento di grande educazione politica» e al suo ritorno in Italia continuò a spostarsi, per tre o due anni, tra Francia, Germania e Inghilterra fino a che non tornò a Padova per laurearsi. Dal 1956 1957, quando era nell'Intesa Democratica, si recò più volte in Jugoslavia. Vi andò, come rappresentante dell'UNURI, ad un convegno nel 1956 ossia in quello che fu un momento rilevante della prima crisi del mondo socialista, poiché di fatti li fu anticipato quello che successe poi in Polonia.

In quell'occasione prese, soprattutto, contatto con dei francesi dell'UNEF (Unione Nazionale degli Studenti Francesi) con cui strinse rapporti d'amicizia; tra essi v'era il suo coetaneo Jean-Marie Vincent (che differentemente da lui «era un perfetto conoscitore della letteratura marxista») con cui dirigerà a Parigi Futur Anterieur.[22] Per un periodo si trasferì a Partinico in Sicilia «insospettito dal missionariato laico» del sociologo Danilo Dolci.[46] Ulisse Drago – che da Delegato Diocesano Juniores lavorò con Negri –, in un testo del 2008, presentò che Negri nel periodo dell'Ac «[...] era piuttosto allergico ai "semplici", tanto che rifiutava di parlare ai rurali in quanto si dichiarava incapace di farsi capire da un pubblico incolto... a suo dire.» e che Negri chiese, ottenendola, al vescovo una lettera di presentazione per la sua facoltà universitaria.[42]

Socialista[modifica | modifica sorgente]

Nel 1956 si iscrisse con la Balbo e Ceccarelli alla sezione di Padova (la quale era una sezione di sinistra) del Partito Socialista Italiano[47] poiché esso sembrava «[...] libero da incrostazioni staliniste che ci davano molto fastidio fin da allora».[48] Nella sede di Corte Arco Vallaresso cominciò l'amicizia con Guido Bianchini e Francesco Tolin e inoltre famigliarizzo anche con Bruno Facchinelli e Domenico Ceravolo. Tramite Mimmo Cerallo, Segretario della federazione mandato li da Morandi e dal suo gruppo, incrociarono Raniero Panzieri, dirigente del PSI in Sicilia e poi a Roma.

Nel luglio del 1960 (era già diventato segretario della federazione di Padova) parte per l'Unione Sovietica (viaggio che Paolo Ungari definì «misterioso»[19]) insieme a una decina «[...] di giovani [tra i quali Cossutta, che era il segretario di Milano, Alinovi, segretario di Napoli e il segretario di Ravenna] che si sono messi in vista durante i fatti di quel luglio». Arrivati furono ricevuti da Suslov, visitarono poi i kolchoz, i sovchoz e le fabbriche ma prese una polmonite (causata a suo avviso da «[...] un rifiuto psicosomatico») e, dopo un paio di mesi, tornò in Italia. Il 6 novembre, dello stesso anno, fu eletto per il PSI, insieme ad altri 5, consigliere del Comune di Padova[28][18][26]. In questo periodo Negri maturò una sistematica critica alla politica del Partito Comunista Italiano[38].

Alberto Asor Rosa

In quegli anni fece parte del circolo Meretti, Marco Boato, di 11 anni meno di lui, andò ad ascoltarlo a Venezia a una conferenza.[49] Dal 1961 al 1963 collaborò come coordinatore dei collaboratori con il quindicinale socialista Progresso Veneto, del quale era proprietario esclusivo dal 1959. La rivista era formalmente un'emanazione del circolo culturale "Antonio Labriola" (di cui era segretario[50]) ed era stata registrata a Padova da Francesco Tolin in qualità di direttore responsabile al quale, oltre che a Domenico Ceravolo (direttore d'essa), Negri la cedette per una cifra simbolica di 10 lire. Da essa poi passarono i "giovani" come Massimo Cacciari (per la cui formazione Negri fu un «incontro essenziale» facendogli leggere, trai i 16 e 18 anni, «libri fondamentali»[51]) e Mario Isnenghi (per Alquati, suo luogotenente, come Ferrari-Bravo [35]).

Dato l'accordarsi di questa esperienza con Panzieri iniziò a frequentare, dalla formazione del primo numero, a Torino le riunioni mensili della redazione della rivista marxista Quaderni Rossi nella quale entrò, dal secondo numero e indi iniziò a collaborare anche con Mario Tronti e Alquati (Alquati fu ospitato nel '63 da Negri per un mese a Padova, esperienza che disse «di lusso»[52]).[53][54][55][28][22] La sua partecipazione a Quaderni Rossi, per Alberto Asor Rosa, allargò «[...] di parecchio (anche se parliamo sempre di un’esperienza limitata) le dimensioni iniziali del gruppo.» poiché «[...] era il segretario della Federazione Socialista a Padova e aveva un seguito molto più consistente del nostro, di natura sia intellettuale sia operaia» ed indi era «portatore di una ricca esperienza politica».[56]

Già nel luglio 1963, oltre che contestare la politica del centrosinistra, rese evidente il suo dissenso dal PSI fondando con altri militanti il "Movimento socialista indipendente" il quale si presentò con la rivista dei Quaderni Rossi "Cronache Operaie". Il primo numero della rivista, uscito il 19/07/1963, fu inviato a tutte le sezioni socialiste e il motto d'essa era: "Non c'è potere operaio se non politicamente organizzato"[26]. Insieme a Tolin e Bianchini (anch'essi collaboratori di Cronache Operaie) aderì all'Associazione Italia-Cina cosa che li fece etichettare filocinesi anche dal prefetto.[53] Si recò anche insieme ad Alquati e Bonomi (filosofo di Novara legato a Milano al giro dei fenomenologici di Enzo Paci) a Berna, all'ambasciata cinese, per cercare finanziamenti da parte dello stato cinese per un quotidiano da distribuire in fabbrica tutti i giorni.[35] Nell'ottobre 1963, successivamente alla scissione della sinistra interna del PSI Negri non aderì allo PSIUP (l'altro fu il PSU) e fuoriuscì dal partito dimettendosi dal Consiglio comunale, il 30 ottobre, e, il 5 novembre (o il 4 ?[50]), da quello provinciale e iniziò a dedicarsi alla diffusione delle sue idee.[26]

Il 23 febbraio 1961 fondò con Ceccarelli, Giulio Felisari e Giorgio Tinazzi la Marsilio Editore (denominazione omaggiante Marsilio da Padova filosofo del XIV secolo, pensatore e giurista ghibellino), la quale divenne società per azioni nel 1965 con l'entrata nel capitale della società di Cesare De Michelis e del fratello Gianni[57][58], amico di Paola Meo (che divenne la prima moglie di Negri). In quegli anni strinse anche amicizia con Marco Pannella, all'epoca giornalista de Il Giorno. Nel 1964 si impegnò maggiormente in campo universitario, sviluppò dibattiti con Tronti, Alquati e l'allora ventenne Cacciari e nacque a Venezia Anna Negri sua figlia primogenita e futura regista[59]. Sempre negli anni Sessanta, essendo tifoso del Milan, partecipò alla creazione delle Brigate Rossonere[60][61].

Operaista[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo di Quaderni Rossi stabilì sin dall'inizio contatti con nuclei operai delle fabbriche di Marghera[55] ma, nel 1962, fallito il tentativo di coinvolgere direttamente il sindacato[26] e dopo la rottura di Tronti con Panzieri -rottura a cui contribuì definitivamente il numero unico di Gatto selvaggio e che Negri tentò di evitare mediando, dato che non voleva staccarsi da Panzieri[35]-, si ritirò il gruppo dei cosìdefiniti "interventisti", ossia: Negri, Tronti e Alberto Asor Rosa i quali fondarono la rivista Classe Operaia. Mensile politico degli operai in lotta (gennaio 1964-1966 ?[62]), edita dalla Marsilio, stampata a Padova e della quale Tronti fu direttore, Tolin responsabile e Negri, con Asor Rosa, curava la rubrica sulle ideologie[35].

L'idea fondante di Classe Operaia fu la caratterialità antagonista del conflitto tra la classe operaia e il capitale che era necessario rovesciare e un argomento del dibattito e dell’analisi di Classe Operaia fu «che ci fosse un soggetto nuovo dello scontro politico e cioè l’operaio-massa: tutto quello che era accaduto tra gli anni Cinquanta e Sessanta e che il Movimento Operaio tradizionale, sindacato anche, stentava a riconoscere». Essa fu, a differenza di Quaderni Rossi, una rivista d'intervento che tentò, contemporaneamente, di essere «[...] una rivista di impianto e di impostazione teorica e di intervento militante [...]» ed anche «[...] un giornale di organizzazione operaia, sulla base dell’ipotesi trontiana che bisognasse ritradurre, modellandola sulla realtà operaia di quegli anni, l’ipotesi leninista di organizzazione.». Indi, data «[...] l'idea di una politica che si fa organizzazione [...]», di «[...] una politica che organizza le forze.» (con cui Negri fu "sostanzialmente d'accordo"), non solo creavano il giornale, ma lo distribuivano davanti alle fabbriche tentando di «[...] organizzare gruppi di operai consenzienti.». Vi fu indi «[...] l'idea di mettere insieme queste due cose [prob. l'organizzazione e l'operaio-massa] e rendere la miscela esplosiva senza necessariamente ricorrere al linguaggio delle armi.».

Difatti, in quel periodo, il gruppo della redazione veneta di Classe Operaia, formatosi attorno a Progresso Veneto, si impegnò nelle fabbriche a Marghera con la pubblicazione del volantino Potere Operaio - Redazione veneta di Classe Operaia[63]. Nel 1966, in seguito a contrasti tra Negri da una parte e dall'altra Tronti e Asor Rosa, vi fu un'altra scissione del gruppo del quale si tentò, con esito fallimentare, la riunificazione con Contropiano rivista di "materiali marxisti" diretta da Asor Rosa e Cacciari (anch'esso collaboratore di Classe Operaia) il cui primo numero fu pubblicato nel 1968 poco prima dell'inizio delle agitazioni studentesche e operaie del '68 - '69.[56] Dalla scissione nacque nel 1967 -anno nel quale Negri conobbe a Bologna l'allora diciassettenne e studente Franco Berardi[64], che sarà uno dei fondatori di Radio Alice e A/traverso[65]- "Potere Operaio" di Pisa e di Massa (che nel 1969 confluì in Lotta Continua).

Nel 1969 Classe Operaia terminò la pubblicazione e il volantino fu ridenominato Potere Operaio. Giornale politico degli[66] operai di Porto Marghera[67] e successivamente si attuò il collegamento col gruppo emiliano di "Potere Operaio" (rivista che fu registrata a Modena lo 01/03/1967 e di cui l'ultimo numero pubblicano il 01/01/1969). In quel periodo Negri, insieme ad altri, andava da Padova in tuta blu a Marghera per partecipare a "scioperi selvaggi" o, come riferito a Bocca dalla moglie di Negri, per contatti con gli operai, coi quali, insieme a Cacciari, in riunioni serali, leggevano Il Capitale e poi traducevano nei loro problemi reali le teorie Marxiste.[26]

Milano: manifestazione di Potere Operaio a fianco del duomo

Sempre in quell'anno, dato che considerò il '68 - '69 un periodo prerivoluzionario, chiese al gruppo di Contropiano di «far cadere tutto il discorso sul partito», cosa che comunque«la rivista aveva cominciato ad affrontare e di cui si era fatto carico soprattutto Mario Tronti», ma Asor Rosa gli si oppose e dunque Negri decise di uscire dalla rivista. Cacciari, che diresse con Asor Rosa la rivista fino al 1971,[56] non aderì a Potere Operaio ma deluso lo criticò, e testimoniò in seguito anche lui che Negri, durante il periodo del '68 di Potere Operaio, era per l'avanguardia esterna,[55] in un'intervista del 2009 disse che «Nel '69 lui [Negri] decise di entrare nel movimento studentesco su posizioni di aperta rottura col sindacato e col Pci, che io, Mario Tronti, Alberto Asor Rosa e altri consideravamo sbagliate, perché non ritenevamo che fossimo in un'epoca prerivoluzionaria, ma che si dovesse portare avanti una politica di riforme»[51] Per Alquati iniziò in quegli anni il secondo periodo dell’operaismo politico, ossia il periodo post-sessantottesco dei partitini, di cui Negri fu il «leader».[68]

Dal gruppo veneto-emiliano di "Potere Operaio" e l'incontro di un gruppo di studenti (tra cui Oreste Scalzone e Franco Piperno) fu fondata nel 1969 la rivista La Classe che, dalla seconda metà dello stesso anno, divenne Potere Operaio organo dell'omonima organizzazione fondata quello stesso anno da Negri, Scalzone, Piperno[47] e di cui Negri fu il teorico e lo stratega[senza fonte]. Direttore della rivista fu, fino al suo arresto nel novembre 1969, Francesco Tolin sostituito per un breve periodo da Letizzia Paolozzi e poi, fino allo scioglimento di Potere Operaio nel giugno del 1973, Emilio Vesce. Collaboratori furono: i veneto-emiliani Negri, Guido Bianchini (il più giovane partigiano d'italia[69]), oltre che Emilio Vesce; militanti della lombardia con Giairo Daghini (la cui casa in via Sirtori a Milano sarà la redazione della rivista[70]), Sergio Bologna (per un decennio professore alla facoltà patavina di Scienze politiche), Ferruccio Gambino; parte del movimento studentesco di Roma con Piperno, Scalzone.

Le più importanti esperienze di "PO" furono, oltre che a Marghera, alla Fiat Mirafiori a Torino città in cui, nel 1969, durante il periodo dell'intervento a Mirafiori e delle assemblee alle Molinette, Negri andò più di una volta[71]. Caratteristiche della rivista e del gruppo furono le proposte di nuove forme di lotta -della quale era esaltato anche l'aspetto violento- autonoma condotte esternamente, molte volte in opposizione, al sindacato; proposte che cercavano di attuare modalità d'intervento più dirette ed efficaci nelle lotte operaie e la cui prospettiva di fondo era quella di costituire una massa organizzata che contenesse le sue stesse avanguardie e che esse tendessero all'autorganizzazione[26][55] In PO Negri, dopo la teorizzazione dell'"operaio sociale" (ossia «[...] la sussunzione di tutte le figure del lavoro dentro la struttura del salario»), teorizzò, tentò di attuare e far attuare la costruzione della forma-partito, la costituzione di un partito neo-leninista con l'idea, col fine, della presa del potere. Questa sua teorizzazione di un'organizzazione necessaria, di una neo-organizzazione, fu giudicata fondata da Daghini e fu portata avanti per un po' da Potere Operaio, finché non si attuò il suo fallimento, ossia quando il «movimento reale» diventò «più ampio e più ricco della sua [di Negri] idea di organizzazione» e l'organizzazione «con un salto avventuroso si scioglie [sciolse] nel mare tempestoso di Autonomia organizzata».[71]

"Autonomo"[modifica | modifica sorgente]

Manifestazione di Autonomia Operaia a Genova

Nel giugno dell'1971 fu tra i firmatari della lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso sul caso Pinelli. Nel 1973, con il convegno di Rosolina (31 maggio - 3 giugno), il gruppo di Negri e Negri stesso uscirono da Potere Operaio il quale si sciolse in gran parte nell'area dell'Autonomia Operaia, della quale Negri fu l'ideatore e «uno dei leader»[32][72] («Il progetto era di "simulare" la dissoluzione del gruppo[Potere Operaio] per riunirlo poi [...]»).[26] Il 30 giugno fu formalizzata la sua espulsione da Potere Operaio con il seguente motivo:

« Già da un anno il percorso di questo compagno aveva cominciato a dividersi dal nostro, sul terreno di indicazioni e valutazioni politiche contrastanti, soprattutto a proposito del modo di confrontarsi con le punte più alte dell'Autonomia operaia e più in generale, con tutta quella parte definita da "Potere operaio" area di partito.

Nell'ultimo periodo questo antagonismo si è aggravato per la diretta responsabilità di questo compagno e si è fatto promotore di iniziative e pratiche politiche a mezzo di organizzazioni e su progetti diversi da quelli di PO, in questo senso inserendo al nostro interno elementi di confusione, principi di dualismo organizzativo oltre che di errata direzione politica, i quali non potevano più a lungo tollerare. »

(Dolores Negrello, op. cit., p.193)

Con Daghini, nel '73 partecipò a un seminario all'École Normale Supérieure per un dibattito sul concetto di capitale e sulla crisi della legge del valore. Tra coloro che li invitarono vi fu Yann Moulier-Boutang, da Negri incontrato precedentemente lo stesso anno.[73]

All'indomani dell'omicidio di Antonio Custra in seguito a una perquisizione nella sua casa milanese in via Boccaccio fu fermato Maurice Bignami con 12 patenti e 10 carte d'identità in bianco. Negri fu denunciato, come Bignami, per attività sovversiva ma poi prosciolto in istruttoria.[74] In quegli anni invitato da Louis Althusser tornò all'École Normale Supérieure ove, nel 1977-78, tenne un corso sui Grundrisse di Marx che porto nel 1979 alla pubblicazione per i tipi Feltrinelli di Marx oltre Marx, libro che il 13 dicembre dello stesso anno fu definito in un testo di Gilles Deleuze, pubblicato da Le Matin de Paris, come una prova dell'innocenza di Negri. A Parigi strinse amicizia in particolare con Félix Guattari il quale, insieme ad altri, tenne informato della situazione politica italiana Deleuze[30][75].

Verso il 1977 Negri scrisse il saggio Proletari e Stato e Il dominio e il sabotaggio, di quest'ultimo la Negrello scrisse che «si può convenire sull'opinione più accreditata» ossia che esso è una sintesi del pensiero di Negri «per quanto attiene le riflessioni maturate nell'esperienza di "Potere Operaio" e "Autonomia Operaia"»[26]. Il testo contiene tesi sul rifiuto del lavoro e del partito, sul salario, il sabotaggio, le forze produttive, il riformismo e sulla ricomposizione di classe[76]. Il saggio contiene anche riflessioni sulla violenza politica, tra cui quella "proletaria", ritenuta necessaria[26][...] ingrediente necessario, centrale del programma comunista») e definita "calda proiezione del processo di autovalorizzazione operaia", di essa dice, dopo aver presentato che Karl Marx "diceva" che «Fra due diritti eguali decide la forza»:

« Dentro lo stabilizzarsi della crisi, la violenza assume infatti una valenza fondamentale. Essa è il corrispettivo statuale dell'indifferenza del comando e, comunque, della sua rigidità. Essa è, di contro, la calda proiezione del processo di autovalorizzazione operaia. Non sapremmo immaginare nulla di più completamente determinato, di più ingombro di contenuti, della violenza operaia. Il materialismo storico definisce la necessità della violenza nella storia: noi la carichiamo dell'odierna qualità dell'emergenza di classe, consideriamo la violenza come una funzione legittimata dall'esaltazione del rapporto di forza nella crisi e dalla ricchezza dei contenuti dell'autovalorizzazione proletaria. »
(Antonio Negri 2006, pp.296-297)

mentre in relazione alla violenza capitalista-borghese presenta:

« Basta con l'ipocrisia borghese e riformista contro la violenza! Che il sistema capitalistico sia basato sulla violenza e che questa violenza non sia certo pulita a fronte di quella proletaria, lo sanno anche i bambini. Non è un caso che tutte le scomuniche borghesi e revisioniste della violenza siano basate su una minaccia di violenza maggiore. [...] Legittimare la violenza è, per i borghesi, costruire ordinamenti, giuridici economici amministrativi. Ogni ordinamento sociale borghese è una certa legittimazione di violenza. Lo sviluppo capitalistico era la sorgente «razionale» della legittimazione della violenza negli ordinamenti. »
(ibid.)

Per Deleuze e Guattari il movimento di ricerca marxista formatosi a partire da Tronti (Operai e capitale) e poi con l'Autonomia e Negri, con lo scopo di analizzare in Italia le nuove forme di lavoro e lotta contro il lavoro, voleva dimostrare contemporaneamente:

  • la non accidentalità o marginalità al capitalismo, ma necessarietà nella composizione del capitale («crescita proporzionale del capitale costante»), della fusione tra studenti ed emarginati, attuata dalla precarizzazione del lavoro (sottosfruttamento, lavoro saltuario o nero) e dalla riduzione delle possibilità di sussistenza di gran parte della popolazione ai meri sussidi statali e ai salari precarizzati, la cui causa è lo scambio ineguale attuato, in un'«economia-mondo», dalla creazione da parte della «zona centrale» di zone periferiche di sottosviluppo in se stessa tramite la delocalizzazione periferica dell'industrializzazione di "alto livello"(cfr. Deindustrializzazione) e l'assegnazione a se stessa delle attività postindustriali («automazione, elettronica, informatica, conquista dello spazio, armamento ad oltranza»). Ciò anche in una socialdemocrazia adattatà al terzo mondo (che è anche quello creato dalla genesi da parte della «zona centrale» delle zone periferiche di sottosviluppo in sé stessa) poiché essa non si proporrà l'integrazione al mercato interno di tutta la popolazione indigente, ma selezionerà gli elementi integrabili attuando la rottura di classe.
  • Che tale fenomeno genera un nuovo tipo di lotte, «operaie, popolari, etniche, mondiali e in tutti i campi».[77]

In anni successivi, pochi giorni dopo la fuga in Francia, in un intervisa a Biagi, Negri presentò gli ormai ex autonomi come «[...] persone che non hanno più alcun tipo di rapporto con la realtà. [che] Ripetono un rituale completamente sganciato da qualsiasi realtà di massa.» dicendo anche che «Il problema è quello di capire che la situazione in Italia è mutata. Dentro questa situazione, una serie di obbiettivi di giustizia e di libertà devono giocarsi sulle forze disponibili». In uno scritto successivo, rivolto al mondo cattolico e alla Dc, defini l'Autonomia «[...] un movimento di matrice cattolica [...], la Solidarność italiana, strumento contro la pretesa egemonia dei comunisti sul movimento operaio». Disse anche che il suo errore degli anni dell' Autonomia fu la sopravvalutazione della forza delle istituzioni.[78]

Il processo 7 aprile[modifica | modifica sorgente]

Il 7 aprile 1979 centinaia di militanti che erano in relazione all'area dell'Autonomia furono inquisiti e/o arrestati (gli anni successivi 60.000 attivisti furono indagati e 25.000 arrestasti).[79] e il parlamento votò leggi speciali che privarono di alcune garanzie gli imputati.[80] Piperno, in un'intervista del 2002, disse che Pietro Calogero (ai tempi giudice di Padova) e Caselli (corrispondente del primo a Torino), decisero gli arresti dopo consultazione con i segretari delle FGCI delle loro città.[81]
Calogero «era convinto» che il terrorismo in Italia fosse «un'unica organizzazione» diretta da «un unico vertice», la quale «legava le BR ai gruppi armati di Autonomia [i cui "capi", per Calogero, erano quelli di PO]» con un'unica «strategia eversiva» che «ispirava all'attacco al cuore dello stato».[82]

Negri fu arrestato, insieme a Luciano Ferrari Bravo (oltre che suo assistente, docente di Storia delle Istituzioni Politiche all'università patavina), Alisa Del Re, Guido Bianchini, Sandro Serafini, tutti dipendenti della Facoltà di Scienze Politiche dell'Universita di Padova e altri (Emilio Vesce, Oreste Scalzone, Lauso Zagato, Giuseppe Nicotri, Mario Dalmaviva, Carmela Di Rocco, Ivo Galimberti, Massimo Tramonte, Paolo Benvegnù, e Marzio Sturaro)[83][84], con varie accuse, fra le quali[85]:

  • organizzazione sovversiva
  • complotto politico
  • banda armata
  • insurrezione armata contro i poteri dello stato
  • partecipazione nel sequestro e nell'omicidio Moro[80]
  • il rapimento ed omicidio dell'ingegner Carlo Saronio;
  • l'uccisione del brigadiere Lombardini nel corso della rapina di Argelato;
  • il tentato sequestro dell'industriale Duina;
  • un attentato incendiario alla Face Standard a Milano;
  • il sequestro BR del sindacalista Cisnal Antonio Labate;
  • il sequestro BR dell'ingegner Michele Minguzzi alla Sit-Siemens di Milano;
  • l'assassinio di Alceste Campanile (militante di Lotta continua);
  • l'assassinio del giudice milanese Emilio Alessandrini;
  • furto in un'armeria di Vedano Olona;
  • e inoltre: detenzione di armi, attentati dinamitardi, possesso di esplosivi, falsificazione di documenti, furti, tentate rapine, tentato sequestro e favoreggiamento.

Dapprima il giudice Achille Gallucci (DC)[75] gli imputò la partecipazione al sequestro e all'uccisione di Aldo Moro e gli fu attribuita la telefonata — con la quale fu poi confrontata la sua voce[86][87] — che annunciava la breve scadenza dell'esecuzione della sentenza a carico del leader democristiano; ma l'accusa si dimostrò errata (la chiamata fu effettuata da Morucci)[88]; in seguito d'essere l'ideologo delle Brigate Rosse (dalle quali nel carcere di Palmi Negri fu processato e condannato a morte per la sua 'posizione' relata al terrorismo[80]) e mandante morale dell'omicidio di Aldo Moro[89]. Durante il periodo di carcerazione preventiva, dopo le dichiarazioni di Patrizio Peci[90], quasi tutte le accuse, incluse quelle relative a 17 omicidi[80], caddero perché ritenute infondate. Gallucci dispose con un'ordinanza la scarcerazione di Negri per insufficienza di prove.[90]

In Italia fu poi processato per i reati di insurrezione armata contro i poteri dello Stato, formazione e partecipazione a banda armata, promozione di associazione sovversiva, violazione delle norme sulle armi, tentativo di procurata evasione, sequestro di persona, lesioni personali, violenza privata a pubblici ufficiali, devastazione e saccheggio, furto: nel 1984 al processo di primo grado venne condannato in contumacia a 30 anni di carcere[91][92].Nel 1986 gli vennero attribuite pene supplementari (fino a cinque anni)[4] per responsabilità morale in atti di violenza fra attivisti e polizia negli anni Sessanta e Settanta[senza fonte]. Negri fu riconosciuto colpevole, in particolare, di concorso morale nella fallita rapina di una banca ad Argelato, episodio in cui fu assassinato un carabiniere[88]. L'appello decise quindi per Negri una condanna a 12 anni di reclusione, più le pene supplementari, per i soli reati di banda armata, associazione sovversiva, e concorso "morale" alla suddetta rapina di Argelato. La Cassazione confermò questa sentenza. Negri sconterà in totale, durante la sua vita, dieci anni di carcere di cui gli ultimi quattro in semilibertà.[88].

Il processo, che coinvolse lui e gli altri 80 inquisiti[88] del 7 aprile sulla base del cosiddetto Teorema Calogero (dal nome del sostituto procuratore di Padova) attirò l'attenzione anche di Amnesty International, che accusò le autorità italiane di aver commesso numerose irregolarità nel procedimento contro Negri e di aver manipolato la vicenda[8]. Anche Deleuze scrisse, prima dell'inizio del processo, una lettera aperta indirizzata ai giudici di Negri, che fu pubblicata da la Repubblica il 10/05/1979, il cui testo definisce "scorrette" le modalità di accusa e di svolgimento del processo e Negri "un intellettuale rivoluzionario, come lo era anche Gramsci (a differenza di Andreotti e Berlinguer)". Accusa inoltre la stampa di permettere a giustizia e polizia di mascherare il vuoto dei loro dossier tramite il suo essersi abbandonata a una fantasiosa «accumulazione del falso»; conclude preoccupandosi che Negri potesse essere, come lo era stato Pinelli, ucciso[75].

Inoltre nel testo del medesimo anno, pubblicato da Le Matin de Paris nel dicembre 1979 (Questo libro è letteralmente una prova d'innocenza), Deleuze presenta che molti giornali italiani e la «democrazia attuale» stavano attuando «[...] una curiosa iniziativa di svalutazione» di Negri. Tale svalutazone, a differenza di quanto era attuato dal fascismo (il quale non sminuiva i pensatori da lui imprigionati ma li definiva inutili, esecrabili e pericolosi), tentava di persuadere l'opinione che era un «falso pensatore». Essa era però confutata dal libro Marx oltre Marx la quale dimostrava invece che Negri era «[...] un teorico marxista estremamente importante profondo e nuovo», la cui teoria ed interpretazioni erano inscindibili da un dato tipo di lotte sociali pratiche da lui analizzate e sostenute, ma che esse non passavano mai per il terrorismo, o si confondevano con i metodi promossi dalle Brigate Rosse.

Il testo termina definendo «[...] un'idea particolarmente stupida [...]» «[...] che Negri sia doppio, e che come scrittore teorizzi una certa pratica sociale ma che, come agente segreto, abbia una pratica completamente diversa, terroristica [...]», poiché «uno scrittore rivoluzionario non può praticare un tipo di lotta diverso da quelli che approva e promuove nei suoi scritti.», a meno che esso non sia «pagato dalla polizia».[75] Carlo Formenti, in un articolo pubblicato da aut aut qualche mese dopo il processo, presentò:

  • che «L'inchiesta contro Autonomia Operaia è probabilmente un'articolazione strategica di un progetto di formalizzazione del linguaggio: il potere sperimenta nuove tecniche di gestione integrata dei flussi di comunicazione, informazione inquisitoria sui soggetti da criminalizzare e informazione di massa veicolata dai media. Il linguaggio viene formalizzato per neutralizzare l'identità dei comportamenti "devianti" e distruggere il contenuto politico-valore d'uso della produzione sociale che a tali comportamenti corrisponde; tutti i messaggi vengono ridotti al principio di ecquivalenza che deve governare la circolazione dei dati fra corpo sociale e sistema di controllo di comando. Il lavoro di neutralizzazione dell'identità prende avvio dalla produzione di dati sui comportamenti politici eversivi; la riduzione del materiale si presenta come un appiattimento della biografia politica degli inquisiti: le nuove tecnologie inquisitorie non vengono valorizzate in relazione alla loro capacità di rendere trasparenti i fini criminosi degli inquisiti - di stabilire cioè un rapporto concreto fra storia di un discorso politico e pratica terroristica -, ma piuttosto, a quella di analizzare la morfologia dei messaggi da essi prodotti»
  • che «Il rapporto fra senso del messaggio telefonico [in relazione ai controlli, tramite sistemi informatici, dei telefoni] e crimini specifici appare in tal modo tutto secondario; la neutralizzazione dell'identità funziona nelle due direzioni: normalità e sovversione vengono divise in base alla logica binaria della macchina, i messaggi telefonici vengono classificati in base ad un codice numerico, ad un'analisi di soglia. (Nel caso di Negri la soglia può scattare anche solo perché egli non usava più il telefono della sua abitazione.)»
  • che «La gestione dell'informazione di massa relativamente all'inchiesta [...] è apparso come il primo tentativo italiano su larga scala di creare il consenso sociale al dialogo informativo, un tentativo condotto cercando di migliorare gli indici di gradimento dello spettacolo politico»
  • che Negri «A buon diritto [...] rivendica l'identità di un'analisi più complessa del tardocapitalismo, l'identità di una teoria e di una pratica rivoluzionarie che alludono ad una violenza radicalmente "diversa" dalla "semplicità" del terrorimo delle Brigate Rosse.»[93]

Successivamente, in appello, cadde con formula piena l'accusa di insurrezione armata, e l'accusa del sequestro Saronio; gli rimasero imputati i reati di banda armata, associazione sovversiva e la partecipazione, sotto il profilo del concorso morale, alla rapina di Argelato in cui morì il brigadiere dei carabinieri Andrea Lombardini; la pena fu quindi ridotta a 12 anni di reclusione[88]. Nei giorni immediatamente successivi si originò sulla stampa una ridda di voci non confermate che volevano che nel 1978, durante il sequestro di Aldo Moro, Negri si fosse incontrato con il giudice Emilio Alessandrini (poi ucciso da terroristi di Prima Linea).

Dopo diverse indiscrezioni e qualche polemica, l'episodio dell'incontro fu confermato su il manifesto, dapprima con un lancio anonimo il 14 aprile e il giorno dopo, ricorrenza della Pasqua, con un articolo a firma di Tiziana Maiolo. La Maiolo confermò che l'incontro si era effettivamente tenuto, che si trattava di una cena alla quale lei era presente, svoltasi a casa del giudice Antonio Bevere, esponente di Magistratura Democratica e coordinatore di una rivista giuridica alla quale collaborava lo stesso Negri[94]. La Maiolo, precisando che sarebbe stato Alessandrini a sollecitare l'incontro, riferì inoltre, nello stesso articolo, delle voci che insistentemente correvano negli ambienti giudiziari e per le quali sarebbe stato Alessandrini, dopo l'incontro, a riconoscere in quella di Negri la voce del telefonista delle Brigate Rosse che contattava la famiglia Moro, e di questa impressione averne messo a parte il giudice Calogero[94].

Mario Boneschi presentò che l'assoluzione di Negri dalla partecipazione al rapimento di Moro fu «la prova lampante» che si "abusò" molto «delle incriminazioni per l'affare Moro» cercando «di concentrare [...] le istruttorie di tutti i sospettati o gli inquisiti e persino [...], sembra, per ottenere estradizioni». Relò il caso Pinelli a quello di Negri e definì le modalità d'incriminazione e l'arresto «persecuzione politica» contro i nemici del potere e dello stato e che con Negri «si trattava di compromettere tutto ciò che politicamente sta a sinistra dei comunisti e del quale i comunisti temono [...] la concorrenza».[87]

Deputato Radicale[modifica | modifica sorgente]

Toni Negri al suo primo ingresso a Montecitorio in qualità di membro del Parlamento

Nel 1983, durante il periodo di carcerazione preventiva, accettò la proposta di Marco Pannella di candidarsi alla Camera (nelle circoscrizioni di Roma, Milano e Napoli) per il Partito Radicale. Pannella desiderava una candidatura critica, e sostenne che Negri fosse vittima di leggi repressive[95] imposte dai vertici del PCI. D'altro canto Negri promise di lottare per la liberazione dei detenuti arrestati a causa delle "leggi speciali". La allora prima moglie di Negri, Paola, si era fra l'altro iscritta al PR.

Il 26 giugno assunse la carica di deputato con 13 000 preferenze e uscì dal carcere di Rebibbia.[96] L'11 settembre 1983, a piazza Navona, partecipò con Pannella ad un comizio convocato dai radicali con tema la giustizia e la carcerazione preventiva in prospettiva del dibattito alla Camera dei deputati per la richiesta di autorizzazione a procedere ed arresto di Negri. Al comizio si presentò una manifestazione organizzata da alcuni gruppi d'autonomi la cui contestazione causò l'intervento delle forze dell'ordine. Negri fu denominato dagli autonomi — da lui denominati «imbecilli», «ragazzotti», «provocatori», «traditori» e «preti», da Pannella «prodotto dei mass-media», «triste e povera testimonianza del regime», «piccoli vociferanti» e «piccoli parassiti» — «pupazzo», «buffone», «infame» e «venduto», furono ribaltati i tavoli per le firme dei referendum dei radicali, rotte sedie e microfoni e i presenti sul palco furono bersaglio di sputi e del lancio di varie cose tra cui sassi, monete e bottiglie.[97][98][99][100][101] Il 20 settembre la Camera dei deputati concesse l'autorizzazione a procedere[102], il PCI e il PSI chiesero di votare la sospensiva dell'arresto fino al processo di primo grado, l'esito della votazione segreta per 7 voti fu negativo (presenti e votanti 593, maggioranza 297, 293 favorevoli e 300 contrari), i radicali si astennerò e i loro 10 voti sarebbero bastati all'approvazione. Vari deputati circondarono il banco di Pannella e lo insultarono, minacciarono e Giancarlo Pajetta gli sputò addosso.[103][104][105][106] Il 21 settembre, tramite 4 votazioni segrete, fu concessa l'autorizzazione all'arresto con la media per difetto di 283 voti favorevoli e 75 contrari e con una media di 580 presenti, 358 votanti, 221 astenuti.[107]

La fuga in Francia[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo però Negri fuggì in Francia grazie all'aiuto di Donatella Ratti e di Nanni Balestrini, con l'impegno di rientrare in Italia dopo un giro di conferenze nelle capitali europee, affrontando un processo di estradizione a Parigi per rientrare per farsi arrestare e suscitare così un "caso"[senza fonte]; sarebbe stato candidato di nuovo con il PR alle elezioni europee[108]. Il suo rapporto con Donatella Ratti, al tempo della fuga fu oggetto di gossip, poiché Negri ebbe da lei una figlia, Nina.[109][110][59]

Durante la latitanza francese[111] fu aiutato da amici Félix Guattari e Gilles Deleuze (il quale lo incontrò per la prima volta nel 1987[75]), dai quali venne introdotto nell'ambiente intellettuale parigino, quest'ultimo gli firmava i contratti, come affitto e telefono, essendo Negri un "sans papier" e per questo si chiamò per vari anni Antoine Guattari[112].

Toni Negri interviene al Parlamento

In Francia Negri ricevette a Parigi giornalisti italiani cui concesse interviste. Molto nota è quella concessa ad Enzo Biagi, in presenza di Marco Pannella, da cui il giornalista trasse lo speciale televisivo "Toni Negri: perché sono fuggito"[113]. Ve n'è anche una versione apparsa il 1 ottobre 1983 su La Repubblica, ad introduzione della quale il giornalista diede conto di aver appreso informalmente che il filosofo sarebbe scappato in barca, partendo da Punta Ala e passando per la Corsica[114]. Lo stesso Biagi, in quattro articoli di quegli anni (1984, 1985 e 1987) pubblicati da La Repubblica[115][116], fu piuttosto critico verso Negri; ad esempio in uno d'essi definì Negri un mestatore[117] e in un altro fece un confronto fra il «predicare [Di Negri in quanto docente universitario, data l'accusa di "cattivo maestro"] certe teorie, ritenute dalla maggioranza pericolose, o addirittura criminali» e l'influenza delle "lezioni" di Rosenberg e Goebbels sui giovani delle S.S. e l'eliminazione degli ebrei[118].

Qualche tempo dopo l'intervista, però, Negri cambiò idea, rimanendo in Francia e suscitando le ire di Pannella che, dopo aver atteso per settimane il suo rientro in Italia, gli scrisse una lettera aperta su Il Corriere della Sera in cui lo accusò di aver disatteso il proposito di lottare per la liberazione dei "compagni" ancora in carcere[20][119]; così come criticò poi il suo rientro in Italia commentando: "È chiaro che lui pensa all'amnistia"[96]. In un'altra intervista, o piuttosto un dibattito, concesse infatti a Gigi Speroni, che per Euro TV riuscì a combinare l'incontro fra Toni Negri, Giovanni Negri, giovane segretario del Partito Radicale (e che tenne a sottolineare che di sola casuale omonimia si trattasse), ed Enzo Tortora, già eurodeputato radicale, ma ancora non scagionato dalle accuse per le quali era stato in precedenza arrestato. Nel corso dell'intervista Giovanni Negri affermò, e Toni Negri non smentì, che Pannella avrebbe voluto partecipare, ma il filosofo non aveva accettato. Il segretario reclamò pubblicamente il seggio parlamentare che il filosofo teneva inutilizzato ed inutilizzabile per gli obiettivi del partito, Tortora gli chiedeva di combattere in Italia la battaglia sulla carcerazione preventiva e sugli abusi della magistratura, dichiarando peraltro di avere avuto sulle sue spalle "l'ombra" della fuga del filosofo.

Il confronto fu teso quanto improduttivo, con Toni Negri che affermò a più riprese di "essere evaso" e di leggere nel mandato parlamentare ricevuto un'autorizzazione all'evasione: «credo che i voti che vennero alla mia modestissima persona erano voti che indicavano proprio il diritto all'evasione, il diritto alla libertà»[120][105]. Sempre durante l'incontro, rivendicando il diritto alla ribellione contro le leggi ingiuste, al commento del segretario Giovanni Negri «non sei stato molto socratico», il filosofo Toni Negri non seppe trattenere un vanto con cui tacitare l'interlocutore: «io purtroppo sono filosofo e ho letto Socrate»[105]; probabile lapsus dato che non ci sono pervenuti testi redatti da Socrate. Sempre in questo periodo Francesco Cossiga, secondo ciò che lui stesso presentò in un'itervista del 2002, ricevette una lettera scrittagli da Negri con cui gli domandandò d'essergli amico, ciò causò l'ira di Rossana Rossanda. Al ritorno in Italia di Negri nel 1997 lo andò a trovare in carcere portandogli in dono il Dialogo sulla consolazione delle tribolazioni di Tommaso Moro[9][121]. Cossiga sarà fino alla sua morte l'unica persona in Italia che cercò sistematicamente Negri allargandogli le braccia quando lo incontrava o si recava alle sue conferenze causando sorpresa e sbalordimento ai presenti.[43]

In Francia Negri rimase 14 anni, come scrittore e docente universitario, avvalendosi della cosiddetta Dottrina Mitterrand. Quando, con l'approssimarsi delle elezioni francesi del 1986, si presentò la possibilità d'una vittoria della destra e quindi si prospettò il termine dell'asilo politico, il filosofo, ad un'intervista all'emittente radiofonica Europe 1, disse di temere possibili espulsioni di massa, per lui e gli altri latitanti-rifugiati; e che sarebbe stato da lui presentato un documento alle autorità italiane e francesi per rendere possibile il ritorno in Italia, chiedendo come garanzia che il giudizio avvenisse "in libertà"; impegnandosi da parte sua a "rifiutare la violenza" e considerando "seriamente" la possibilità del carcere in caso di condanna nel processo[122].

Periodo francese[modifica | modifica sorgente]

Insegnò a Paris VIII, Paris VII (Jussieu)[1], all'École Normale Supérieure[123] e al Collegio Internazionale di Filosofia, fondato da Jacques Derrida[47]. Condusse delle ricerche sulla Plaine-Saint-Denis, osservando la trasformazione della vecchia classe operaia in rapporto alle nuove forme di produzione[30]. Nel 1990 fondò con Jean-Marie Vincent e Denis Berger la rivista Futur Antérieur, che cessò le pubblicazioni nel 1998. Anche se non poté impegnarsi in attività politiche per via dello specifico divieto che la legislazione francese impone agli esiliati politici, durante la permanenza francese Negri scrisse numerosi testi politici; grazie alla sua produzione filosofica, nel 2005, Le Nouvel Observateur lo inserì tra i venticinque "grandi pensatori del mondo intero", unico italiano assieme a Giorgio Agamben[124]. L'intera vicenda giudiziaria del "7 aprile", la breve permanenza nei radicali di Pannella, la fuga e l'esilio francese di Negri sono descritti nel recente libro "Con un piede impigliato nella storia" scritto dalla figlia Anna Negri (Feltrinelli 2009).

Ultimo periodo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1997 rientrò volontariamente in Italia per finire di scontare la sua pena. Il rientro seguiva una sorta di scambio a distanza di "garanzie" per sé ed altri soggetti in condizioni analoghe alle sue. Con 26 di questi scriveva infatti nell'ottobre 1986 al presidente del consiglio del tempo, Bettino Craxi: «... abbiamo ormai da molti anni abbandonato ogni partecipazione a movimenti politici perseguiti dalla legge. [...] Crediamo dunque di essere nelle condizioni di poter usufruire della legge sulla dissociazione ora in corso di discussione alle Camere. [...] ... vogliamo pregarla di studiare il modo di permettere ai fuoriusciti l'uso della legge sulla dissociazione»[125].

Seguì un'intervista individuale rilasciata nel novembre 1986 ad Avvenire, quotidiano cattolico, in cui dichiarava «oggi il problema non è più quello della riconquista violenta dello stato [...] Sono passati dieci anni, è venuto il tempo della pacificazione» e prometteva «Se in passato ho peccato di leggerezza e irresponsabilità, sarò più attento per il futuro.»[125]. Con la legge 18 febbraio 1987, n. 34, la materia della dissociazione fu finalmente riveduta in sede legislativa[126]. Pochi giorni dopo l'approvazione, il 5 marzo giunse a Francesco Cossiga, allora capo dello stato, un appello di Negri ed altri 26 «affinché l'applicazione della legge sulla dissociazione e i vantaggi che comporta possano essere reali anche per i fuoriusciti»[125]. Uscì praticamente in contemporanea anche un'intervista individuale riportata sul numero dello stesso mese di marzo 1987 della rivista per adulti Penthouse, in cui Negri definì le Brigate Rosse un "gruppuscolo marxista-leninista ferocemente ottuso e assassino"[125].

Per parlare di rientro in Italia di Negri si dovette però attendere il 1997,quando in Parlamento la Commissione Giustizia allora presieduta da Giuliano Pisapia valutava ipotesi di indulto e/o amnistia[127], quantunque non riferite specificamente al caso, tant'è che vi fu chi azzardò possibili collegamenti[128][129]. Rimpatriò nel 1997, accompagnato dall'avvocato francese Daniel Voguet[1][130][131], e finì di scontare la pena (sotto forma di reclusione, e, in seguito, di semi-libertà tra Rebibbia e la sua casa di Trastevere) nella primavera del 2003. Sto riprendendo il mio lavoro politico - disse, e - con il mio ritorno, vorrei dare una spinta alla generazione che è stata emarginata dalle leggi anti-terrorismo degli anni Settanta in modo che ancora partecipi alla vita pubblica e democratica.

A proposito delle indagini sulla sua persona, il 3 maggio 2003, durante la trasmissione di LA7 L'infedele riferì che quando era a Parigi l'allora Presidente del Consiglio e segretario del PSI Bettino Craxi (deceduto nel 2000) gli avrebbe fatto sapere che i servizi stavano architettando qualcosa su di me, consigliandomi di essere cauto. Per questo ancora gli sono grato. Nella stessa trasmissione solidarizzò con l'"avversario politico" Silvio Berlusconi[132], accusando la magistratura italiana di esercitare uno spropositato potere politico, allo stesso modo in cui lo avrebbe fatto negli anni Settanta con l'Autonomia Operaia.

Nel 2004 Libération pubblicò un appello di Negri e Nanni Balestrini che, dato anche il caso di Cesare Battisti, domandava al governo italiano un'amnistia generalizzata per gli ex terroristi[133]. Nel 2005 espresse il suo assenso nei confronti della Costituzione Europea, posta in quel momento al vaglio dell'elettorato francese. Questo scatenò un'accesa polemica[senza fonte], nella quale Negri venne accusato di un cedimento rispetto alle sue aspirazioni rivoluzionarie e di essere diventato "liberal-realista". Negri replicò autodefinendosi un "rivoluzionario-realista".[134] Sempre lo stesso anno fu annullato il suo discorso ad una conferenza all'Università di Sidney dopo che dei media di proprietà di Rupert Murdoch lo presentarono come "apologeta del terrorismo" e attaccarono l'Università per l'invito. Relata all'annullamento si presentò una controversia locale tra chi opinava come causa d'esso la censura e chi una malattia.[135][10] Il suo libro intitolato Goodbye Mr Socialism (2006), partendo dal 1989 analizza lo stato di salute e il destino delle sinistre oggi.

Il presidente venezuelano Hugo Chávez, del quale Negri fu consulente[136], ne lesse i primi libri fin dalla metà degli anni novanta, e a quanto riportato in un articolo di Panorama, esso sarebbe «uno dei suoi numi tutelari»[137]. Nel suo libro Understanding the Venezuelan Revolution: Hugo Chavez Talks to Marta Harnecker[138], Chavez ricorda le sue letture dei testi di Negri mentre era rinchiuso in prigione a seguito del suo fallito golpe del 1992. Successivamente Negri lo accuserà di citarlo a sproposito, e di porre freni al cammino verso l'autonomia operaia intrapreso da Lula, da Kirchner e dalla signora Bachelet[139]. Il 15 agosto 2007 Toni Negri era presente nel parlamento venezuelano, mentre il presidente Chávez illustrava i cambiamenti della Costituzione[140].

Toni Negri e Michael Hardt (Madrid, 2011).

Nel 2008 per problemi con il visto rinuncerà al viaggio in Giappone per una serie di conferenze all'International House, all'Università di Tokyo, di Kyoto e di Kobe[141][142]. Il visto gli fu successivamente rilasciato e, nell'aprile 2013, effettuerà la conferenza all'International House.[143][144] Nel 2009 è pubblicato il libro "Commonwealth", scritto assieme a Michael Hardt, che conclude la trilogia avviata con "Impero" e "Moltitudine" e che verte attorno all'analisi dell'autonomia del soggetto produttivo, del soggetto resistente e della riappropriazione del "comune" (concetto, quello del "comune", trattato anche in "Good bye Mr. Socialism"). Negli ultimi anni Negri si è anche dedicato anche alla drammaturgia scrivendo e pubblicando opere teatrali messe in scena in Francia (Theatre National de la Colline, Festival d'Avignon, TGP-Saint Denis, La Comédie de Reims...) e in Svizzera (Théâtre Vidy, Lausanne) e, assieme a Raffaella Battaglini, ha contribuito al testo "Settanta", edito da "DeriveApprodi"[74].

Attualmente vive con l'attuale compagna, la filosofa francese Judith Revel, tra Venezia e Parigi ed è docente alla Facultad Libre de Rosario a Santa Fe in Argentina[145]. Aderisce al progetto UniNomade, «una rete di ricercatori, accademici, studenti e attivisti di movimento che dal 2004 ha iniziato un percorso possibile di ricomposizione delle intelligenze critiche attorno a un desiderio comune: quello di costruire un dispositivo di autoformazione e di dibattito pubblico mettendo a tema i concetti, i linguaggi e le categorie che le esperienze teoriche e pratiche dei movimenti hanno espresso in questi ultimi anni»[146]. Dopo la chiusura di UniNomade nel 2013, dà vita al progetto EuroNomade.

Recensione di Impero e di Moltitudine[modifica | modifica sorgente]

Noto in Italia per la sua attività politica e per le questioni giudiziarie, Negri ha acquisito notorietà anche all'estero nei primi anni 2000 grazie al libro Impero, scritto con l'ex allievo Michael Hardt, divenuto uno dei manifesti del cosiddetto "movimento no global". Nel dicembre del 2001 - a pochi mesi dagli attentati al WTC di New York e all'inizio della cosiddetta "Guerra al terrorismo" - il settimanale Time inserì Antonio Negri tra "le sette personalità che stanno sviluppando idee innovative in diversi campi della vita moderna"[147][148].

Il motivo di questa scelta risiedeva nell'enorme successo mondiale del saggio di Negri Impero e dalle recensioni di molte testate giornalistiche mondiali che segnalarono il libro come un testo fondamentale nell'analisi della globalizzazione e della storia economica e sociale contemporanea.[149] Definito da alcuni il nuovo "libretto rosso" di diversi movimenti no-war, no-global o altermondialisti nati a partire dalla rivolta di Seattle del 1999, questo testo ha suscitato un grande dibattito teorico: Fredric Jameson, docente emerito di letteratura comparata alla Duke University, citato da Le Monde definì Impero "la prima grande sintesi teorica del nuovo millennio"[150]. A "Impero" fece seguito nel 2004 la pubblicazione di Moltitudine dove, dopo lo studio delle dinamiche globali affrontate in Impero si passa all'analisi dei soggetti sociali in grado di costruire una "democrazia globale" in alternativa alla catastrofe, anche ecologica, causata dal dominio economico e bellico dell'Impero. Infine nel 2006 lo studio di tali dinamiche venne integrato da un nuovo saggio, Movimenti nell'impero. Paesaggi di passaggio.

In questi studi gli autori delineano lo svilupparsi di nuova forma di sovranità globale, derivante dalla crisi degli stati-nazione moderni, e che chiamano, appunto, Impero, sottolineandone la differenza con l'imperialismo visto come una delle fasi storiche dello sviluppo e del passaggio della sovranità degli stati-nazione al "nuovo ordine globale". L'Impero è l'entità sovranazionale caratterizzata e fondata su uno stato di perenne crisi, in cui i conflitti interni - tra gli stessi soggetti multinazionali capitalistici - sono regolati dalla guerra che è anche meccanismo produttivo e normativo. L'Impero serve a garantire la sopravvivenza dell'economia neoliberista, fondata sulla sussunzione delle risorse umane e materiali del pianeta e sulla espropriazione della ricchezza socialmente prodotta, produzione di tipo postfordista in cui l'egemonia produttiva è delle forze-lavoro intellettuali e immateriali, a differenza del ciclo fordista precedente in cui erano predominanti quelle materiali. In questo contesto la categoria marxista di proletariato non coincide più con la sola classe operaia, ma si estende a tutte le fasce sociali soggette alle forze dominanti dell'Impero e della nuova "produzione biopolitica".

Solo la "moltitudine" - termine con cui gli autori definiscono la miriade di soggetti sociali sottoposti alle forze dominanti -, in quanto "globale" al pari delle forze agenti nell'Impero, sarebbe in grado di abbatterlo sostituendo una reale democrazia globale alle sue forme di governo, sì globali ma organizzate in una forma costituzionale piramidale, formata da matrici e strati di cui fanno parte gli stati-nazione riuniti nel G8, la WTO, la Banca Mondiale, i club di Parigi, Davos, Londra, le multinazionali, ma anche altri stati-nazione e molte ONG. In questo scenario la guerra stessa si trasforma: non più conflitto dichiarato tra differenti stati-nazione e strumento per la salvaguardia e l'estensione di interessi imperialistici di una sola nazione, ma guerra globale permanente, caratterizzata dall'ossimoro dell'emergenza come norma necessaria a gestire globalmente i flussi di materie prime, delle merci, dei capitali e, ovviamente, delle persone.

Quindi gestione policentrica di conflitti regionali, guerra asimmetrica, attività di repressione poliziesca, controllo delle frontiere, guerra al terrorismo: tutte attività considerate specificazioni del medesimo conflitto globale permanente. Il senatore a vita Francesco Cossiga, che insieme a Negri frequentava l'Azione Cattolica, ricevette da esso una copia con dedica quando il libro usci negli U.S.A e partecipò alla presentazione del libro al Piccolo Eliseo di Roma[21]. In un'intervista fattagli da Michele Brambilla, in rapporto al testo, disse:

« Hanno scritto che è la teoria degli antiglobal, ma non è vero. Intanto Negri riconosce alla globalizzazione dei meriti, soprattutto quello di aver portato al superamento degli Stati nazionali. E poi, a differenza degli antiglobal, Negri non crede che gli Stati Uniti siano il centro dell'impero, e nel suo testo non c'è traccia di pauperismo. Direi che Negri vede nel movimento antiglobal una specie di movimento comunista a-scientifico, cioè non hegeliano-marxista-leninista, che secondo lui servirà ad abbattere l´attuale impero, fatto dalle relazioni economiche internazionali. Dopo di che, questo comunismo utopico dovrà inverarsi in un nuovo comunismo scientifico[9][151] »

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Lauso Zagato, in un'intervista del 2001, definì Negri una «persona che aveva una grande capacità mimetica», con «una pazienza di infiltrarsi e di capire gli atteggiamenti» inverosimile per un individuo come lui a differenza di Guido Bianchini per cui erano cose spontanee e naturali.[69]
Alla fine degli anni '70 Lea Melandri compose un articolo con cui presentò Negri come un maschilista.[152]
Romano Alquati, in un'intervista del dicembre 2000, narrando del viaggio che compì con Negri e Bonomi verso l'ambasciata cinese a Berna disse che erano «[...] senza una lira in tasca[...]» ma specificò che «Magari Toni l'aveva, ma faceva finta di non averla.».[35]
Paolo Ungari, in un'intervista di Elsa Romeo, disse che Negri «appartiene in realtà alla classe dirigente cattolica» e che «all'ora delle Br, senza essere Br, [Negri] volle essere uno dei capi della Rivoluzione in corso che giudicava sicuramente vittoriosa, e compiere alcuni gesti esemplari per legittimare questa sua aspirazione di potere. Un potere alla Suslov, intendiamoci. Ma intanto il sangue di uno dei colleghi della mia facoltà, Ventura, è corso per questo; così quello di altri colleghi in quegli anni [...]».[19]
Giorgio Bocca dedicò a Negri una stroncatura decisissima, politica e probabilmente anche umana, ne Il provinciale: settant'anni di vita italiana, descrivendolo fra l'altro come "un narciso dal cervello sottile e febbricitante, di quelli che usano una forte memoria solo per soccorrere i loro trucchi"[153].
Massimo Cacciari, in un'intervista del 2009, disse che Negri «è uno dei più importanti filosofi italiani ed europei».[51]
Un'altra pesante stroncatura, sui fondamenti stessi della sua strutturazione filosofica, viene da Costanzo Preve, per il quale il pensiero di Negri cadrebbe in gravi contraddizioni che ne minerebbero la riconducibilità sostanziale agli stessi principi che proclama.[154][155]
Mario Boneschi presentò Negri come uno di quelli intellettuali borghesi «insediati nella vita borghese» "godenti" «della protezione, della stabilità, della cattedra, garantita da quel sistema di libertà borghesi che essi tanto dispregiano». Per Boneschi vi è tra lui e quel «tipo di intellettuale», che non gli presenta «alcuna simpatia», un «abisso di concezione» poiché a differenza di quest'ultilmo lui "segue" «il concetto di Carlo Cattaneo, che le rivoluzioni non si fanno e quindi non si predicano. Esse avvengono. Vero rivoluzionario è colui che si limita ad analizzare le caratteristiche della società che rifiuta ma che non predica violenza e rivolta».[87]
Per Domenico Losurdo l'approccio di Negri ed Hardt allo Stato nazione — ossia il loro presentare che «nel momento in cui la nazione inizia a formarsi e diviene uno Stato sovrano vengono meno le sue funzioni progressiste»[156] — è una «manifestazione di populismo» (per Vattimo «populismo "sessantottino"»[157]) poiché delegittima le lotte di liberazione dagli Stati colonialisti e presenta un culto del ribelle che «si configura come celebrazione della sua impotenza a realizzare e governare un nuovo ordinamento politico-sociale»: «l'eccellenza morale risiede nell'oppresso che si ribella e in colui che offre aiuto all'oppresso e ribelle; ma quest'ultimo, una volta conquistato il potere, cessa di essere oppresso e ribelle e smarrisce la sua eccellenza morale; e in grave difficoltà viene a trovarsi anche colui che solo prestando aiuto all'oppresso e ribelle riesce a godere della sua eccellenza morale. Ê la dialettica già analizzata da Hegel a proposito del comandamento cristiano che impone di soccorrere i poveri e che chiaramente presuppone la permanenza della povertà.».[158]
Yann Moulier-Boutang presentò Impero come «un libro importante» ma programmaticamente e strategicamente carente, specialmente relato all'Europa, limitandosi solo alle proposte del reddito garantito e della cittadinanza universale.[73]

Vi sono voci di critica a Negri "da sinistra", attaccando in particolare la sua tesi che trova inadeguata per il presente la classica categoria marxista-leninista dell'imperialismo, quello statunitense in particolare. Vi sono anche critiche di parte progressista-neoliberale, come dimostrato da una lunga recensione di Francis Fukuyama a "Moltitudine" apparsa sul New York Times in cui l'economista e filosofo americano della cosiddetta "fine della storia", dove però, pur criticando l'approccio marxista ed egualitario di Negri e Hardt, ammette tuttavia che la loro problematizzazione della "governance globale" è indubbiamente reale.[159]
Da destra, nota è la dura opposizione fatta a Negri, alla sua persona e alle sue tesi da parte di Indro Montanelli[3], che si scagliò contro i cosiddetti «cattivi maestri», affermando nel 1995 che essi erano da «impiccare», e criticando fortemente il fatto che Negri fosse scappato in Francia anziché andare in carcere.[160] Montanelli ebbe con lui uno scambio epistolare durante l'esilio francese del filosofo, ribadendogli le sue accuse.[161]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (FR) Maggiori Robert, Toni Negri, le retour du «diable»., Libération.fr, 03/07/1997. URL consultato il 06/08/2011.
  2. ^ a b (EN) Antonio Negri Profile at the European Graduate School. Biography, bibliography, photos and video lectures., Saas-Fee,Switzerland, European Graduate School. URL consultato il 12 dicembre 2010.
  3. ^ a b Terrorismo, Montanelli - impiccare i cattivi maestri (Roma), Adnkronos, 26/05/1995. URL consultato il 18/08/2014.
  4. ^ a b Luca Negri, Toni Negri fu un pessimo maestro ma anche "vittima" del giustizialismo in L'Occidentale (Roma), Occidentale srl., 17/10/2010. URL consultato il 18/08/2014.
  5. ^ Paolo Di Stefano, Toni Negri, la rivoluzione globale del «cattivo maestro» in Corriere della Sera (Milano), Rcs Quotidiani S.p.A., 30/07/2001, p. 33. URL consultato il 18/08/2014.
  6. ^ Marco Pannella, Il caso Toni Negri in old.radicali.it, Archivio Partito radicale, 15/07/1983. URL consultato il 18/08/2014.
  7. ^
    « The debate over Toni Negri's complicity in left-wing terrorism has already resulted in the publication of several thick polemical volumes, as well as a huge number of op-ed pieces. »
    ((EN) Richard Drake, The Red and the Black: Terrorism in Contemporary Italy in International Political Science Review / Revue internationale de science politique, vol. 5, nº 3, Londra, Sage Publications, Ltd., 1984, pp. 279-298, DOI:10.1177/019251218400500305, ISSN 01925121, JSTOR 1600895. URL consultato il 18/08/2014.)
  8. ^ a b Luther Blissett Project, Dal Teorema Calogero al "delitto di difesa" in Nemici dello stato. Criminali, "mostri" e leggi speciali nella società di controllo. URL consultato il 04/08/2011.
  9. ^ a b c d Michele Brambilla, Cossiga: Le “deviazioni” dei giudici? Toni Negri la prima vittima., Sette - Il Corriere della Sera.it, 07/02/2002. URL consultato il 01/05/2013.
  10. ^ a b (EN) Keith Windschuttle, Tutorials in Terrorism in The Australian (Sydney), News Limited, News Corporation, 05/04/2005. URL consultato il 18/08/2014.
  11. ^ (EN) Ian Buchanan, Antonio Negri in Oxford Index, Oxford University Press, 2014. URL consultato il 16/08/2014.
  12. ^ The Authors, op. cit., p. 8 (pdf p. 6)
  13. ^ (EN) AA.VV in Q.S. Tong, Shouren Wang, Douglas Kerr (a cura di), Critical Zone 2: A Forum of Chinese and Western Knowledge, vol. 2, Nanchino, Hong Kong University Press e Nanjing University Press, 2007, p. 2, ISBN 9789622097995. URL consultato il 16/08/2014.
  14. ^ (EN) The Wiley Advantage in wiley.com, John Wiley & Sons, 2000-2014. URL consultato il 16/08/2014.
  15. ^ sottotitolo: Il nuovo ordine contro la globalizzazione
  16. ^ Carlo Scognamiglio, Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione in filosofia.it, filosofia.it, 2014, ISSN -9782 1722 -9782. URL consultato il 18/08/2014.
  17. ^ a b c d Intervista a Romano Alquati, Autistici/Inventati, dicembre 2000, pp. 5, 13, 15, 17-18. URL consultato il 15/06/2013.
  18. ^ a b c d e f Pino Buongiorno, Dalla DC all'Autonomia (PDF) in Panorama (Milano), Arnoldo Mondadori Editore, n.679, anno VII, 24/04/1979, p. 52. URL consultato il 26/07/2013.
  19. ^ a b c d
    « Toni Negri appartiene in realtà alla classe dirigente cattolica; infatti suo padre era presidente dell'Azione Cattolica di Padova. Io lo conobbi dall'UNURI, quale direttore del Bo ed esponente massimo dell'Intesa Cattolica padovana. Dopo un breve passaggio al socialismo e un misterioso viaggio a Mosca, divenne il capo teorico di un movimento extra-parlamentare che si occupava più del sociale che della rivoluzione; all'ora delle Br, senza essere Br, volle essere uno dei capi della Rivoluzione in corso che giudicava sicuramente vittoriosa, e compiere alcuni gesti esemplari per legittimare questa sua aspirazione di potere. Un potere alla Suslov, intendiamoci. Ma intanto il sangue di uno dei colleghi della mia facoltà, Ventura[*], è corso per questo; così quello di altri colleghi in quegli anni, non metaforicamente di piombo, che oggi sembrano vaga preistoria: ma ci sono stati, e terribili, in un contesto internazionale ancor più terribile. »
    (risposta di Paolo Ungari all'intervista di Elsa Romeo, op. cit., pp.272-273)
    *Angelo Ventura: docente di storia contemporanea a Padova nelle facoltà di Lettere e Scienze Politiche che, nel settembre 1979, subì un attentato per opera di due giovani esponenti del Fronte comunista combattente i quali gli si avvicinarono in scooter e lo colpirono, sparandogli, a un alluce; lui essendo armato di un revolver reagì sparando verso gli aggressori l'intero caricatore.
    Vedi:
    Paolo Vigato, Gli anni di piombo lontani ma riemerge l’intolleranza in Il Mattino di Padova (Padova), 08/11/2006, p. p.4. URL consultato il 12/06/2013.
    e
    Sergio Luzzatto, Il terrorismo e quella storia da riscrivere in Il Sole 24 Ore, 09/05/2010, p. p.31. URL consultato il 12/06/2013.
  20. ^ a b c d Luca Barbieri, I giornali a processo: il caso 7 aprile, carmillaonline.com, 2002. URL consultato il 09/08/2011.
    «La madre, maestra. Con un bisogno matto di lavorare: perché ha tre bambini (e Toni è sui due anni) quando le muore il marito (“I fascisti gli avevano definitivamente distrutto il fegato tanto era l’olio che gli avevano fatto bere, così era morto”) [...] La politica la incontra a 18 anni, quando si iscrive all’Azione Cattolica, legge Maritain, Bernanos, Simone Weil [...]».
  21. ^ a b c d e Stefania Rosini, Più Negri Di Prima. Intervista A Toni Negri, L'Espresso, 27/05/2005. In radicalparty.org sito ufficiale del Partito Radicale Transnazionale. URL consultato l'08/08/2011.
  22. ^ a b c d e Autistici/Inventati, op. cit.
  23. ^ Il funerale di Anna Maria Negri in Il Mattino di Padova (Padova), 03/03/2010. URL consultato il 02/05/2013.
  24. ^ Discussion, part 1, op. cit., 14:28
  25. ^ Alexandra Weitz, Andreas Pichler, op. cit., a 8:18
  26. ^ a b c d e f g h i j k Dolores Negrello, op. cit., pp.159-161
  27. ^ O Intesa Democratica? (cfr. Autistici/Inventati, op. cit., p.2)
  28. ^ a b c Giulio Felisari, op. cit., pp.29-30 e 36-37
  29. ^ Elsa Romeo, op. cit., p.309,
  30. ^ a b c (FR) Jean-Baptiste Marongiu,Robert Maggiori, Des responsabilités auxquelles je ne me dérobe pas, Libération.fr, 03/07/1997. URL consultato il 06/08/2011.
  31. ^ Introduction by Francesca Cadel, op. cit., 02:40
  32. ^ a b c Introduction by Francesca Cadel, op. cit., 00:53-01:13
  33. ^ A differenza della di Leo (Rita di Leo, op. cit.) per Giorgio Roverato: «[...] ordinario di Dotrina dello Stato [...]» Giorgio Roverato, op. cit., pp.29-30 e 36-37
  34. ^ Gianni De Michelis. Intervistato da Silvio Tulii a Roma il 23 luglio 2002, op. cit., p.176
  35. ^ a b c d e f Paolo Ridella e Giuseppe Trotta, op. cit.
  36. ^ Rita di Leo, a cura di Giuseppe Trotta, Per una storia di Classe Operaia in Bailamme, vol. 26, Marietti Editore, giugno 2000. URL consultato il 02/05/2013.
    «Per quel che riguarda Toni Negri dobbiamo storicamente situarlo bene. Toni Negri era una figura istituzionale, ancor più di Coldagelli. Nel 1973-1974 - quando ero assistente all'Università di Padova, lui era il direttore dell'Istituto di Dottrina dello Stato. Si entrava da lui solo bussando. C'era un pulsante e decideva lui se ricevere o non ricevere. Questo vi deve essere chiarissimo. Tutto quello che è poi stato fatto, detto ecc. non vi deve offuscare le idee sul personaggio. Lui era un vero barone universitario, di grandissima levatura intellettuale, profondamente inserito nel contesto della sua città; una città avvolgente, Padova, con tutte le sue caratteristiche; aveva sposato un membro di una importantissima famiglia veneziana, viveva in una casa bellissima. Lui era prima di tutto questo. Ebbe una grande apertura nei confronti dei Q.R. per le ragioni che vi ho detto l'altra volta: con Raniero (Panzieri, n.d.r.) aveva una comunanza anticomunista fortissima. È stato attivo nella presentazione dei Q.R. e nell'organizzazione di Potere Operaio veneto, che poi si sciolse in C.O. Che abbia fatto lo stesso tipo di lavoro politico che facevamo noi in quegli anni, non lo so. Dalle lettere appare un suo grosso lavoro organizzativo: di chi corre, si dà da fare, ecc. Io l'ho sempre visto come un intellettuale, dal punto di vista generazionale il lavoro con gli operai lo facevano i più giovani. [...] A Firenze io colsi, nell'atteggiamento di Toni Negri, di Tolin, di altri, la certezza che loro credevano che il PCI dovesse essere combattuto.».
  37. ^ UmbriaLibri. "Antonio Negri"
  38. ^ a b Toni Negri, biografia, fondazioneitaliani.it, 31/07/2008 - 09/01/2009. URL consultato il 02/05/2013.
  39. ^ Mariano Maugeri, La culla dell'estremismo: nero, rosso, secessionista, Il Sole 24 Ore.com, 16 febbraio 2007. URL consultato il 04/05/2013.
  40. ^ Silvano Bassetti. Intervistato da Andrea Guiso a Bolzano il 12 novembre 2002, op. cit., p.25
  41. ^ Luciano Nigro, Umberto Eco e Toni Negri due ore faccia a faccia, La Repubblica.it, 4 aprile 2003. URL consultato il 06/08/2011.
  42. ^ a b Ulisse Drago, op. cit.
  43. ^ a b Pio d'Emilia, op. cit., da 59:30 a 1:00:10
  44. ^ Dolores Negrello, op. cit., p.159
    Per la Negrello Negri «[...] si allontanò [dall'Azione Cattolica] nel 1955 non condividendone la linea conservatrice del presidente Luigi Gedda.» e non ne fu espulso dopo due anni (Stefania Rosini, op. cit.), ossia nel 1952 o 1953 in rapporto a ciò che è deducibile dalle parole di Umberto Eco in Luciano Nigro, op. cit.
  45. ^ per Paolo Ungari fu «esponente massimo dell'Intesa Cattolica padovana»risposta di Paolo Ungari all'intervista di Elsa Romeo, op. cit., pp.272-273
  46. ^ Stefano Raia, Danilo Dolci, il premio Lenin e altre storie in Danilo Dolci e l’educarsi maieutico in Educazione Democratica - Rivista di pedagogia politica, nº 2, Foggia, Edizioni del Rosone - pdf da academia.edu, giugno 2011, pp. p.143, ISSN 2038-579X. URL consultato il 14/06/2013.
  47. ^ a b c Antonio Negri - Biography
  48. ^ In quel periodo, per Mario Isnenghi, le sezioni socialiste - a differenza dell'ortodossia delle sezioni del PCI ove determinate letture e discussioni sarebbero "suonate" «'frazioniste', 'anarco-sindacaliste', 'neo-soreliane', 'cinesi' o addirittura 'anarchiche'» - non furono controllate e cominciarono «a circolare e infittirsi le presenze e le idee di intellettuali di matrice socialista circondati da un vago alone di eresia e a cui il partito sta stretto, come Franco Fortini, Raniero Panzieri, con tutta la rete dei nascenti «Quaderni Rossi», Vittorio Foa, Toni Negri, le pubblicazioni delle classi subalterne [come alcune ricerche di Danilo Montaldi] e le musiche popolari animate da Gianni Bosio - factotum delle Edizioni Avanti! e del «Nuovo Canzoniere» [...]». ( Mario Isnenghi, Il Partito socialista italiano in Storia D'Italia. I fatti e le percezioni dal Risorgimento alla società dello spettacolo, Bari, Editori Laterza, 2011, p. 601, ISBN 978-88-420-8757-1.)
  49. ^ Nonostante gli 11 anni di differenza anagrafica, nel testo Boato: «era più vecchio di me di parecchi anni, e in quella fase in realtà 5 o 6 anni di differenza contavano molto.»Marco Boato. Intervistato da Andrea Guiso a Roma il 18 novembre 2002, op. cit., p.55
  50. ^ a b Giuseppe Trotta e Fabio Milana, op. cit., p.842, 845 e 847-849
  51. ^ a b c Barbara Romano, i panni sporchi si lavano in casa MA IL CAV., sul piano del gusto, è UNA catastrofe - CONTRO VERONICA: "Se io ho qualcosa da dire a mio marito gli scrivo privatamente" - "Evelina MANNA è un’amica" - "vengo SEMPRE paparazzato dA qualche testa di cazzo" in Dagospia, Libero, 05/05/2009. URL consultato il 21/06/2013.
  52. ^
    « In quell'occasione stetti un mese a casa di Toni, con la cuoca che mi faceva da mangiare. L'appartamento era al centro della città, con il terrazzo che dava sul Duomo e sulla piazza delle Erbe. Erano anni che non facevo una vita così di lusso. Si faceva ogni tanto qualche puntata a Venezia. I suoi suoceri avevano una villa ad Asiago. Un periodo meraviglioso. »
    (Paolo Ridella e Giuseppe Trotta, op. cit.)
  53. ^ a b Dolores Negrello, op. cit., p.142 e 157
  54. ^ Dolores Negrello, op. cit., pp.190-193
  55. ^ a b c d Dolores Negrello, op. cit., pp.166-168
  56. ^ a b c Intervista a Alberto Asor Rosa, Autistici/Inventati, 24/10/2011. URL consultato il 21/06/2013.
  57. ^ Marsilio in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  58. ^ Marsilio - La Storia, Marsilio Editore (marsilioeditori.it). URL consultato il 14/06/2013.
  59. ^ a b Dino Messina, Anna Negri: perché mio padre Toni era un bambino, Il Corriere della Sera.it, 16/02/09, p. 27. URL consultato il 25/08/2014.
  60. ^ (FR) Rizzitelli Rico, En Italie, le catenaccio, c'était la lutte des classes, Libération.fr, 02/06/2006. URL consultato il 31/03/2012. Traduzione, Calcio e lotta di classe. Un’intervista a Toni Negri, millepiani.net, 28/06/2006. URL consultato il 31/03/2012.
  61. ^ Giorgio Dell’Arti; Massimo Parrini, Toni Negri in Catalogo dei viventi 2009, Marsilio Editore (corriere della sera.it - scheda aggiornata al 5 ottobre 2008). URL consultato l'08/01/2014.
  62. ^ La Negrello a p.160 di A pugno chiusopresenta 1966 come data di cessazione della pubblicazione della rivista il 1966 mentre a p.166 marzo 1967 (Dolores Negrello, op. cit.)
  63. ^ O Il Potere Operaio ? Altra divergenza tra i due testi della Negrello vedi p.167, op. cit. e p.190, op. cit.
  64. ^ Alexandra Weitz, Andreas Pichler, op. cit., a 10:01
  65. ^ Cronologia di Radio Alice, radiomarconi.com. URL consultato il 06/08/2011.
  66. ^ "degli" o "dagli" ? Cfr. la differenza tra i due testi della Negrello (p.190, op. cit. e p.167, op. cit.)
  67. ^ Dolores Negrello, op. cit., pp.190-193
    Sempre la Negrello in A pugno chiuso (Dolores Negrello, op. cit., pp.159-160) presenta che «Subito dopo [il luglio del 1963], ancora nella sede padovana del Psi, nacque "Potere Operaio". Fu Toni Negri a leggere "l'atto di invenzione" del movimento rivoluzionario di fronte ad altri cinque soci fondatori. Un inserviente del partito sentì il discorso e li cacciò fuori; si trasferirono allora alla birreria di Piazza Insurrezione, di fronte al cinema Quirinetta, e lì fu completato il proclama [in nota: Ferdinando Camon, "Non è un vinto, è un colpevole", Il Mattino di Padova, 3 luglio 1997.]
  68. ^ Intervista a Romano Alquati: "Sul secondo operaismo politico", Autistici/Inventati, estate 2000. URL consultato il 22/06/2013.
  69. ^ a b Intervista a Lauso Zagato, Autistici/Inventati, 01/09/2001. URL consultato il 14/06/2013.
  70. ^ Flora de Musso, Maria Grazia Zerman, enciclopediadelledonne.it. URL consultato il 13/06/2013.
    «[...] Giairo Daghini, uno dei fondatori e un quadro storico di Potere Operaio. La sua casa di via Sirtori diventerà la redazione del giornale «Potere Operaio» di cui Giairo Daghini è stato a lungo redattore con Oreste Scalzone.».
  71. ^ a b Intervista a Giairo Daghini, Autistici/Inventati, 01/08/2000. URL consultato il 13/06/2013.
  72. ^ La Negrello in A pugno chiuso presenta che Negri ne fu «la guida» (Dolores Negrello, op. cit., p.160)
  73. ^ a b Intervista a Yann Moulier-Boutang, Autistici/Inventati, 07/07/2001, p. 2. URL consultato il 18/08/2014.
  74. ^ a b Per Anna Negri la perquisizione fu all'indomani dell'omicidio di Custra, ossia dopo il 14/05/1977 (Dino Messina, op. cit.) per "Panorama" fu invece il 21/03/1977 ( Tutti brigatisti? in Panorama (Milano), Arnoldo Mondadori Editore, n.677/678, anno VII, 17/04/1979, p. 61.).
  75. ^ a b c d e Gilles Deleuze, op. cit., Lettera aperta ai giudici di Negri e Questo libro è letteralmente una prova d'innocenza: pp.132-135 (e n) e 136-137
  76. ^ Antonio Negri 2006, pp.245 e sgg.
  77. ^ Gilles Deleuze, Félix Guattari, 5) Terzo incluso - Proposizione XIV. Assiomatica e situazione attuale - L'assiomatica e i suoi problemi - 7000 a.C. Apparato di cattura in Massimiliano Guareschi (a cura di), Mille Piani - Capitalismo e schizofrenia, Roma, Castelvecchi [1980], novembre 2006, pp.680-682 e n (p.697), ISBN 88-7615-036-6.
  78. ^ Dolores Negrello, op. cit., pp.124, 227 e 235
  79. ^ Maria Rita Prette (a cura di), Gli organismi legali - 7 aprile (inchiesta giudiziaria contro l'Autonomia) in La mappa perduta, 1 (Progetto Memoria), 2ª ed., Dogliani, Sensibili alle foglie [1994], novembre 2007 (chiuso in stampa), p.265, ISBN 88-89883-02-2.
  80. ^ a b c d Alexandra Weitz, Andreas Pichler, op. cit.,  Toni Negri - L'eterna rivolta - parte 3 -.mp4, a 5:38. YouTube. URL consultato in data 25/08/2014.
  81. ^ Franco Piperno. Intervistato da Fabio Pelini a Firenze il 18 novembre 2002, op. cit., p.428
  82. ^ Dolores Negrello, op. cit., p.204
  83. ^ Archivio Storico Benedetto Petrone, 7 aprile 1979 - Calogero scatena la caccia contro l'Autonomia Operaia - PCI e avvoltoi del movimento del 77 esultano. Le BR ringraziano., pugliantagonista.it. URL consultato il 12/06/2013.
    «Il 7 aprile 1979, agenti della DIGOS, polizia e carabinieri, effettuano centinaia di perquisizioni in tutta Italia, arrestando, sulla base di 22 ordini di cattura firmati dal sostituto procuratore della Repubblica di Padova Pietro Calogero, 15 esponenti di "Autonomia Operaia", e cioè: Antonio Negri (a Milano); Oreste Scalzone, Emilio Vesce, Lauso Zagato (a Roma); Ivo Galimberti, Luciano Ferrari Bravo, Carmela Di Rocco, Giuseppe Nicotri, Paolo Benvegnù, Alisa Del Re, Sandro Serafini, Massimo Tramonti (a Padova); Mario Dalmaviva (a Torino); Guido Bianchini (a Ferrara); Marzio Sturaro (a Rovigo). Sono sfuggiti alla retata: Franco Piperno, Pietro Despali, Roberto Ferrari Giambattista Marongiu, Gianfranco Pancino, Giancarlo Balestrini, Gianni Boeto (o Domenico Gioia?). Gli arrestati e i ricercati sono tutti professori, assistenti e studenti universitari, giornalisti [...]».
  84. ^ Dolores Negrello, op. cit., pp.204-205
  85. ^ Luca Barbieri, I giornali a processo: il caso 7 aprile - Ottava parte, su carmillaonline.com
  86. ^ [365] - Telefonata di uno dei rapitori di Moro, confronto con la voce di Toni Negri in Radio Radicale, Lista Marco Pannella, 14/01/1980. URL consultato il 25/08/2014.
  87. ^ a b c Mario Boneschi, [23455] - Le esorbitanze della giustizia e il caso Negri in Radio Radicale, Lista Marco Pannella, 25/04/1980. URL consultato il 25/08/2014.
  88. ^ a b c d e Franco Scottoni, L'ultima parola sul caso "7 aprile", la cassazione conferma le condanne, La Repubblica.it, 5 ottobre 1988. URL consultato il 04/08/2011.
  89. ^ Accusati gli ideologi di "Autonomia", sono accusati di insurrezione armata, La Stampa, 8 aprile 1979
  90. ^ a b Tommaso Mancini, Edoardo Di Giovanni, Luigi Saraceni, Lanfranco Pace, [273] - "Caso Toni Negri: montatura o errore giudiziario?" in Radio Radicale, Lista Marco Pannella, 30/04/1980. URL consultato il 25/08/2014.
  91. ^ Marco Pannella, Una sfida vincente
  92. ^ Alexandra Weitz, Andreas Pichler, op. cit.,  Toni Negri - L'eterna rivolta - parte 4 -.mp4, a 3:22. YouTube. URL consultato in data 25/08/2014.
  93. ^ Carlo Formenti, Nuove tecniche inquisitorie e astrazione politica in aut aut, nº 172, Milano, La Nuova Italia, luglio-agosto 1975, pp. pp. 166-172.
  94. ^ a b il manifesto, 15 aprile 1979
  95. ^ Marco Pannella, IL CASO TONI NEGRI
  96. ^ a b Pannella: è chiaro che mira all'amnistia, Il Corriere della Sera.it, 22 giugno 1997. URL consultato il 04/08/2011.
  97. ^ Bruno Luverà, Almanacco del giorno. [63354] - "Giustizia e carcerazione preventiva" comizio a piazza Navona con Pannella e Toni Negri (1983) in Radio Radicale, Lista Marco Pannella, 11/09/1983. URL consultato il 25/08/2014.
  98. ^ Bruno Luverà, [7383] - Comizio di Pannella e Toni Negri, contestazioni degli autonomi in Radio Radicale, Lista Marco Pannella, 11/09/1984. URL consultato il 24/08/2014.
  99. ^ Bruno Luverà, [7366] - Comizio di Pannella e Toni Negri, contestazioni degli autonomi in Radio Radicale, Lista Marco Pannella, 11/09/1983. URL consultato il 24/08/2014.
  100. ^ Antonio Negri, Marco Pannella, op. cit.
  101. ^ Un gruppo di comuniste prigioniere nel carcere speciale di Voghera, "Un macigno in bilico è ben più pericoloso di quello franato", Voghera, 21 settembre 1983 in Maria Rita Prette (a cura di), Il carcere speciale, 5 (Progetto Memoria), Dogliani, Sensibili alle foglie, Ottobre 2006, p. 484, ISBN 88-89883-07-3. URL consultato il 24/08/2014.
  102. ^ Giorgio Napolitano in Domande di autorizzazione alla cattura contro il deputato Antonio Negri, in ordine ai documenti IV, nn. 1, 2, 3 e 4, op. cit., p. 1086
  103. ^ AA.VV., Brutti, sporchi e cattivi in Notizie Radicali (Roma), radioradicale.it, settembre 1983. URL consultato il 25/08/2014.
  104. ^ Votazione segreta :, op. cit., pp. 1039-1040 e 1046-1047
  105. ^ a b c  Euro TV. Enzo Tortora Toni Negri. Faccia a faccia, a : 4:46 a; 0:37 e 5:41 b; 8:03 c. Youtube, novembre 1984. URL consultato in data 25/08/2014.
  106. ^ Nicola Mascellaro, La nostra Storia - 1983 in La Gazzetta del Mezzogiorno (Bari), Edisud spa, 2012, p. 14. URL consultato il 25/08/2014.
  107. ^ Presidente della Camera dei deputati Leonilde Jotti in Votazioni segrete, op. cit., pp. 1103-1122
  108. ^  Euro TV. Faccia a faccia Enzo Tortora - Toni Negri 3/5, a 3:28. YouTube, novembre 1984. URL consultato in data 25/08/2014.
  109. ^ Nino Sunseri, Quel filo di seta fra Ratti e Mediobanca in La Repubblica.it (Roma), Gruppo Editoriale L'Espresso, 29/10/1993. URL consultato il 28/08/2014.
  110. ^ Oggi in Oggi: settimanale di politica, attualità e cultura (Milano), RCS Periodici, 1984 (vol. 40). URL consultato il 28/08/2014.
  111. ^ Erano già state concesse le autorizzazioni a procedere, quindi Toni Negri era allora direttamente sottoponibile all'arresto a vista.
  112. ^ Alexandra Weitz, Andreas Pichler, op. cit., a 34:12
  113. ^  clip tratto dallo speciale "Toni Negri: perché sono fuggito". Youtube, 1983. URL consultato in data 04/08/2011.
  114. ^ Enzo Biagi, Intervista alla TV dalla latitanza, La Repubblica, 1 ottobre 1983
  115. ^ Enzo Biagi, Pannella ci guadagna chi ci rimette è Tortora, La Repubblica.it, 9 maggio 1984. URL consultato il 09/08/2011.
  116. ^ Enzo Biagi, Se vuoi vedere Negri lo vedi in cartolina, La Repubblica.it, 4 luglio 1984. URL consultato il 09/08/2011.
  117. ^ Enzo Biagi, Caro Tortora lei permette?, La Repubblica.it, 26 settembre 1985. URL consultato l'08/08/2011.
  118. ^ Enzo Biagi, Caro Toni Negri ricordati di Tortora?, La Repubblica.it, 29 gennaio 1987. URL consultato l'08/08/2011.
  119. ^ Cfr. pag 142, Mauro Suttora, Pannella & Bonino spa, Kaos edizioni, 2001
  120. ^  Euro TV. Faccia a faccia Enzo Tortora - Toni Negri 1/5, a 6:09. YouTube, novembre 1984. URL consultato in data 25/08/2014.
  121. ^ Cossiga: 'toni negri, regala tuo libro a cofferati' (Roma), Radio Radicale, 25 marzo 2002. URL consultato il 06/08/2011.
  122. ^ Toni Negri cerca la trattativa "voglio tornare, ma in libertà", La Repubblica.it, 7 maggio 1985. URL consultato il 04/08/2011.
  123. ^ (FR) Maggiori Robert, Le parti de Leopardi, Libération.fr, 02/06/2006. URL consultato il 06/08/2011.
  124. ^ Toni Negri è "il nuovo Marx" per il Nouvel Observateur in La Repubblica.it (Roma), Gruppo Editoriale L'Espresso, 6 gennaio 2005. URL consultato il 26/06/2013.
  125. ^ a b c d Dolores Negrello, op. cit., pag.236
  126. ^ Legge 18 febbraio 1987, n. 34. Misure a favore di chi si dissocia dal terrorismo, MioLegale.it. URL consultato il 04/08/2011.
  127. ^ Martirano Dino, Pisapia: la soluzione riguardi tutti in modo uguale, Corriere della Sera.it, 14 luglio 1997. URL consultato il 09/08/2011.
  128. ^ Fonte
  129. ^ Daniele Mastrogiacomo, Toni Negri prepara il rientro, La Repubblica.it, 21 giugno 1997. URL consultato il 04/08/2011.
  130. ^ Daniele Mastrogiacomo, Toni Negri atterra a Rebibbia, La Repubblica.it, 2 luglio 1997. URL consultato il 31/03/2012.
  131. ^ Pino Corrias, Negri in cella, "ma volevo tornare a Parigi" in La Stampa, old.radicali.it, 2 luglio 1997. URL consultato il 31/03/2012.
  132. ^ Marco Travaglio, Toni Negri strizza l'occhio a B., L'Espresso.it, 29 aprile 2011. URL consultato il 04/08/2011.
  133. ^ Negri e Balestrini, appello per l' amnistia, La Repubblica.it, 20 maggio 2004. URL consultato il 09/08/2011.
  134. ^ (FR) Vittorio de Filippis e Christian Losson, Oui, pour faire disparaître cette merde d'Etat-nation, Libération.fr, 13/05/2005. URL consultato il 09/08/2011. Traduzione di Lorenzo Mazzucato, Sì, per fare sparire questa merda di Stato-nazione, resistenze.org sito curato da Centro di cultura e documentazione popolare, 26/05/2005. URL consultato il 09/08/2011.
  135. ^ Raewyn Connell, op. cit., p. 2
  136. ^ Redazione Il Fatto Quotidiano, Nord Africa, lotte francesi, antiberlusconismo. In 300 a lezione da Toni Negri, Il Fatto Quotidiano.it, 18 marzo 2011. URL consultato l'11/08/2011.
  137. ^ Pino Buongiorno, Piero Armenti, VENEZUELA - LA NUOVA MECCA DEI RIVOLUZIONARI. CARACAS. Tutti da Chávez, anche Toni Negri, Panorama.it, 05/06/2006. URL consultato il 06/08/2011.
  138. ^ New York: Monthly Review, 2005
  139. ^ Tito Pulsinelli, Venezuela: il NO vince al fotofinish. NOTA: IL "DITTATORE COSTITUZIONALE", carmillaonline.com. URL consultato il 09/08/2011.
  140. ^ Cotroneo Rocco, Chávez preme sul pedale del socialismo «Proprietà collettiva e sei ore di lavoro», Corriere della Sera.it, 17 agosto 2007. URL consultato il 22/08/2011.
  141. ^ Fregonara Gianna, Tokio nega il visto a Negri E lui: «È una persecuzione» in Corriere della Sera (Milano), Rcs Quotidiani S.p.A., 22/03/2008, p. 21. URL consultato il 18/08/2014.
  142. ^ TOKYO NEGA VISTO A TONI NEGRI: COINVOLTO CON ESTREMISTI in La Repubblica.it (Roma), Gruppo Editoriale L'Espresso, 21/03/2008. URL consultato il 18/08/2014.
  143. ^ AA.VV., op. cit.
  144. ^ Pio d'Emilia, op. cit.
  145. ^ Facultad Libre de Rosario, Docentes, 2013. URL consultato il 25/08/2014.
  146. ^ UniNomade, Il progetto UniNomade (2004), UniNomade2.0, 2004. URL consultato il 25/08/2014.
  147. ^ www.rekombinant.org/old/article.html.sid%3D1326
  148. ^ (EN) Richard Lacayo, What's The Big Idea?, Time, 9 dicembre 2001. URL consultato il 04/08/2011.
  149. ^ (EN) Reviews, Harvard University Press.edu. URL consultato il 04/08/2011.
  150. ^ (FR) Daniel Bensaid, Un Empire sans dehors, Le Monde.fr, 23 marzo 2001. URL consultato il 04/08/2011.
  151. ^ Soluzione del gioco. La barba di Marx a san Francesco l´ha messa Toni Negri nel suo ultimo libro. E c'era da aspettarselo. Quando militava nell´Azione cattolica..., chiesa.espressonline.it, 18/03/2002. URL consultato il 06/08/2011.
  152. ^ Intervista a Pier Aldo Rovatti, Autistici/Inventati, 11/03/2000, p. 10. URL consultato il 18/08/2014.
  153. ^ Giorgio Bocca, Il provinciale: settant'anni di vita italiana, Feltrinelli Editore, 2007 - ISBN 8807017210 (pag. 239)
  154. ^ Costanzo Preve, Note critiche sul nuovo anarchismo post-moderno della classe media globale in Dalla Rivoluzione alla Disobbedienza, kelebekler.com, 27/07/2004. URL consultato il 04/08/2011.
  155. ^  filosofico.net. Costanzo Preve contro Toni Negri. Youtube, novembre 2010. URL consultato in data 04/08/2011.
  156. ^ Domenico Losurdo, Come nacque e come morì il «marxismo occidentale» in Rivista elettronica della Società Italiana di Filosofia Politica, SIFP, 10/01/2008, ISSN 1825-0327.
  157. ^ Gianni Vattimo, Marx è sempre vivo (jpg) in l'Espresso (Roma), Gruppo Editoriale L'Espresso, 27/06/2013, p. 138. URL consultato il 16/08/2014.
  158. ^ Domenico Losurdo, La lotta di classe tra marxismo e populismo in La lotta di classe. Una storia politica e filosofica, 1ª ed., Bari, Editori Laterza, 2013, pp. 352-353, ISBN 978-88-581-0665-5. URL consultato il 16/08/2014.
  159. ^ (EN) Francis Fukuyama, An Antidote to Empire, nytimes.com, 27/07/2004. URL consultato il 04/08/2011.
  160. ^ Marco Pannella, Toni, non devi tornare in cella
  161. ^ Indro Montanelli, Nella mia lunga e tormentata esistenza. Lettere da una vita', Rizzoli, 2013, pag. 284

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere di Toni Negri[modifica | modifica sorgente]

  • 1958: Stato e diritto nel giovane Hegel: studio sulla genesi illuministica della filosofia giuridica e politica di Hegel. Padova, Cedam.
  • 1959: Saggi sullo storicismo tedesco: Dilthey e Meinecke. Milano, Feltrinelli.
  • 1962: Alle origini del formalismo giuridico: studio sul problema della forma in Kant e nei giuristi kantiani tra il 1789 e il 1802. Padova, Cedam.
  • 1962: Scritti di filosofia del diritto : 1802-1803 di G. W. F. Hegel. Bari, Laterza.
  • 1964: Alcune riflessioni sullo “stato dei partiti”. Milano, Giuffrè (Estr. da: Rivista trimestrale di diritto pubblico)
  • 1968: Marx sul ciclo e la crisi, Firenze, La Nuova Italia (Estr. da: Contropiano n. 2, maggio 1968)
  • 1970: Descartes politico o della ragionevole ideologia. Milano, Feltrinelli.[rist. Roma, Manifestolibri, 2007-2011]
  • 1970: Scienze politiche 1, Stato e politica. Milano, Feltrinelli (Fa parte di Enciclopedia Feltrinelli Fischer)
  • 1973: Prefazione in Libertà e proprietà alle origini del pensiero borghese. La teoria dell'individualismo possessivo da Hobbes a Locke di Crawford Brough Macpherson, Istituto editoriale internazionale - Arnoldo Mondadori editore, Milano.
  • 1974: Rileggendo Pašukanis: note di discussione, in Critica del diritto, anno I, n. 1, pp. 90-119
  • 1974: Crisi dello Stato-piano : comunismo e organizzazione rivoluzionaria. Milano Feltrinelli [rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1974: Partito operaio contro il lavoro, (contenuto in S. Bologna, P. Carpignano, A. Negri "Crisi e organizzazione operaia". Milano, Feltrinelli, pp. 99–160), [rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1975: Ambiguità di Panzieri? (PDF) in Fascicolo speciale Raniero Panzieri e i «Quaderni Rossi», n. 149/150, Milano, aut aut, pp. 141-155. URL consultato il 01/10/2013.
  • 1976: Proletari e stato: per una discussione su autonomia operaia e compromesso storico. Milano, Feltrinelli, [rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1977: La fabbrica della strategia : 33 lezioni su Lenin, Padova, Cooperativa libraria editrice degli studenti di Padova; Collettivo editoriale librirossi, [rist. come "33 lezioni su Lenin", Roma, Manifestolibri, 2004-2008]
  • 1977: La forma Stato : per la critica dell’economia politica della Costituzione. MIlano, Feltrinelli [parzialmente rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1977: Il dominio e il sabotaggio : sul metodo marxista della trasformazione sociale, Milano, Feltrinelli, 1978 [rist. in "I libri del rogo", Roma, Derive Approdi, 2006]
  • 1978: Irrazionalismo, neokantismo, storicismo e neopositivismo in Germania. Fenomenologia ed esistenzialismo: Husserl ed Heidegger. Lukács e la genesi del marxismo occidentale. Hartmann. La filosofia tedesca del dopoguerra. in Storia della Filosofia, diretta da Mario Dal Pra, vol. 10, Milano, Vallardi Editore. URL consultato il 24/06/2014.
  • 1978: Manifattura, società borghese, ideologia / scritti di F. Borkenau, H. Grossmann, A. Negri (a cura di Pierangelo Schiera). Roma, Savelli
  • 1979: Marx oltre Marx : quaderno di lavoro sui Grundrisse. Milano, Feltrinelli, [rist. Roma, Manifestolibri, 2003-2010]
  • 1979: Dall'operaio massa all'operaio sociale : intervista sull'operaismo (a cura di Paolo Pozzi e Roberta Tommasini). Milano, Multhipla, [rist. Verona, Ombre corte, 2007, con una prefazione dell'Autore]
  • 1980: Il comunismo e la guerra. Milano, Feltrinelli
  • 1980: Politica di classe: il motore e la forma : le cinque campagne oggi". Milano, ?
  • 1981: L'anomalia selvaggia: saggio su potere e potenza in Baruch Spinoza, Milano, Feltrinelli, 1981 [rist. in "Spinoza", Roma, Derive Approdi, 1998]
  • 1982: Macchina tempo: rompicapi, liberazione, costituzione. Milano, Feltrinelli
  • 1983: Pipe-line: lettere da Rebibbia, Torino, Einaudi, ISBN 88-06-05576-3
  • 1985: Diario di un'evasione. Milano, M.B.P.
  • 1987: Fabbriche del soggetto. Profili, protesi, transiti, macchine, paradossi, passaggi, sovversione, sistemi, potenze: appunti per un dispositivo ontologico, Livorno, XXI secolo [http://www.generation-online.org/t/fabbrichedelsoggetto1.htm] [rist. Verona, ombre corte, 2013, ISBN 978-88-97522-65-0]
  • 1987: Lenta ginestra: saggio sull'ontologia di Giacomo Leopardi, MIlano, SugarCo [rist. Milano, Mimesis Eterotopia, 2001]
  • 1988: Fine secolo: un manifesto per l'operaio sociale. Milano, SugarCo [rist. come Fine secolo: un'interpretazione del Novecento, Roma, Manifestolibri, 2005 ISBN 88-7285-458-X]
  • 1989: Arte e multitudo. Sette lettere del dicembre 1988. Politi, ISBN 8878160253
  • 1990: Il lavoro di Giobbe: il famoso testo biblico come parabola del lavoro umano, Milano, Sugarco, ISBN 88-7198-013-1
  • 1992: Il potere costituente: saggio sulle alternative del moderno, Carnago, SugarCo, ISBN 88-7198-179-0 [rist. Roma, Manifestolibri, 2002]
  • 1992: Spinoza sovversivo: variazioni (in) attuali. Introduzione di Emilia Giancotti, Roma, A. Pellicani [rist. in "Spinoza", Roma, Derive Approdi, 1998]
  • 1995: Il lavoro di Dioniso: per la critica dello Stato postmoderno (con Michael Hardt) Roma, Manifestolibri, ISBN 88-7285-077-0
  • 1996: L'inverno è finito: scritti sulla trasformazione negata, 1989-1995 (a cura di Giuseppe Caccia), Roma, Castelvecchi, ISBN 8886232632
  • 1997: Crisi dello Stato-piano; Partito operaio contro il lavoro; Proletari e stato; Per la critica della costituzione materiale; Il dominio e il sabotaggio in I libri del rogo, Roma, Castelvecchi, ISBN 88-8210-024-3., rist. 2006, Roma, Derive Approdi, ISBN 88-89969-12-1.
  • 1997: La costituzione del tempo: prolegomeni. Orologi del capitale e liberazione comunista. Roma, Manifestolibri, ISBN 887285136X
  • 1998: "Spinoza. Introduzioni di Gilles Deleuze, Pierre Macherey, Alexandre Matheron", (Contiene: L’anomalia selvaggia, Spinoza sovversivo, Democrazia ed eternità in Spinoza), Roma, DeriveApprodi, ISBN 88-87423-09-1
  • 2001: Kairòs, alma venus, multitudo. Nove lezioni impartite a me stesso. Roma, Manifestolibri, ISBN 8872854504
  • 2001: Desiderio del mostro: dal circo al laboratorio alla politica (a cura di Ubaldo Fadini, Antonio Negri, Charles T. Wolfe), Roma, Manifestolibri, ISBN 8872851513
  • 2002: Impero: il nuovo ordine della globalizzazione, (con Michael Hardt) Milano, Rizzoli, ISBN 88-17-86952-X
  • 2002: Europa politica, Ragioni di una necessità (con Friese Heidrun, Peter Wagner), Roma, Manifestolibri
  • 2003: L'Europa e l'impero: riflessioni su un processo costituente. Roma, Manifestolibri, ISBN 88-7285-352-4
  • 2003: Cinque lezioni di metodo su moltitudine e impero, Soveria Mannelli, Rubbettino, ISBN 88-498-0563-2
  • 2003: Luciano Ferrari Bravo ritratto di un cattivo maestro: con alcuni cenni sulla sua epoca, Roma, Manifestolibri, ISBN 88-7285-290-0
  • 2003: Il ritorno: quasi un'autobiografia (conversazione con Anne Dufourmantelle), Milano, Rizzoli, ISBN 88-17-87242-3
  • 2003: Guide: cinque lezioni su impero e dintorni; con contributi di Michael Hardt e Danilo Zolo, Milano, R. Cortina, ISBN 88-7078-823-7
  • 2003: L'Europa e l'Impero. Riflessioni su un processo costituente. Roma, Manifestolibri
  • 2004: Moltitudine: guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale (con Michael Hardt), Milano, Rizzoli, (Trad. e cura di Alessandro Pandolfi), ISBN 8817002003
  • 2005: La differenza italiana, Roma, Nottetempo, ISBN 88-7452-049-2
  • 2006: Movimenti nell'impero: passaggi e paesaggi. Milano, R. Cortina, ISBN 88-7078-995-0
  • 2006: Global. Biopotere e lotte in America Latina (con Giuseppe Cocco), Roma, Manifestolibri
  • 2006: Goodbye Mr Socialism (a cura di Raf Valvola Scelsi), Milano, Feltrinelli, ISBN 8807710250
  • 2007: Settanta (con Raffaella Battaglini), Roma, Derive Approdi
  • 2007: Le verità nomadi (con Felix Guattari), Milano, Selene [edizione originale "Les nouveaux espaces de liberté", Dominique Bedou, Parigi, 1985; traduzione inglese ampliata: "Communists Like Us: New Spaces of Liberty", New Lines of Alliance Semiotext(e), New York, 1990]
  • 2008: Fabbrica di porcellana. Per una nuova grammatica politica, Milano, Feltrinelli, ISBN 978-8807104350
  • 2008: Dalla fabbrica alla metropoli. Saggi politici, Datanews, ISBN 978-8879813358
  • 2008: In Praise of the Common: A Conversation on Philosophy and Politics, (con Cesare Casarino), University Of Minnesota Press
  • 2008: Evangelicals and Empire: Christian Alternatives to the Political Status Quo, postfazione(con Michael Hardt), Brazos Press
  • 2008: Note su porto Marghera, Ascoli Piceno, questipiccoli
  • 2008: Il sorriso dello spettro, in J. Derrida e altri, Marx & Sons. Politica, spettralità, decostruzione, Mimesis, Milano 2008.
  • 2009: Prefazione in Quinto: Uccidi il padre e la madre di Jerry Rubin, Mimesis, ISBN 9788884838681
  • 2009: Il lavoro nella Costituzione, Verona, Ombre Corte, ISBN 978-8895366470
  • 2009: Commonwealth, (con Michael Hardt), Harvard University Press
  • 2010: Dentro/contro il diritto sovrano. Dallo Stato dei partiti ai movimenti della governance, Prefazione e cura di Giuseppe Allegri, Verona, Ombre Corte, ISBN 978-88-95366-69-2
  • 2010: Comune: oltre il privato ed il pubblico (con Michael Hardt), trad. it. di Alessandro Pandolfi, Rizzoli
  • 2012: Il diritto del comune. Crisi della sovranià, proprietà e nuovi poteri costituenti, (con Giuseppe Allegri, Adalgiso Amendola, Alessandro Arienzo, Michael Blecher, Mauro Bussani, Pasquale Femia, Ugo Mattei, Gunther Teubner), a cura di Sandro Chignola, Verona, Ombre Corte, ISBN 978-88-97522-31-7
  • 2012: Inventare il comune, Roma, Derive Approdi, ISBN 978-8865480328
  • 2012: Il comune in rivolta. Biopotere e potenza della moltitudine, (con Michael Hardt), Verona, Ombre Corte, ISBN 978-8897522188
  • 2012: Questo non è un Manifesto, (con Michael Hardt), trad. it. Stefano Valenti, Milano, Feltrinelli, ISBN 978-8807172465
  • 2012: La forma Stato. Per la critica dell'economia politica della Costituzione, Dalai Editore, ISBN 978-8866208945
  • 2012: Spinoza e noi, Milano, Mimesis, ISBN 978-8857512006
  • 2014: Giuseppe Allegri e Giuseppe Bronzini (a cura di), Ventotene per una irata rivoluzione europea in Ventotene. Un manifesto per un futuro, Marco Bascetta e Simona Bonsignori (progetto a cura di), Roma, manifestolibri, ISBN 978-88-7285-780-9.

Opere che trattano di Toni Negri[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Letture[modifica | modifica sorgente]

Interviste[modifica | modifica sorgente]

Articoli[modifica | modifica sorgente]

Recensioni[modifica | modifica sorgente]

Audio[modifica | modifica sorgente]

Varie[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 108238827 LCCN: n79100667