Montoneros

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Simbolo ufficiale dei Montoneros

Il Movimento Peronista Montonero (Movimiento Peronista Montonero) è stata un'organizzazione guerrigliera argentina giustizialista, ispiratasi a un socialismo nazionale. Operò negli anni settanta del XX secolo, contro gli apparati di repressione della dittatura militare, dalla quale fu smembrata quasi completamente nel 1977.

Origini e ideologia[modifica | modifica sorgente]

Il movimento andò formandosi tra gli anni sessanta e settanta per iniziativa di studenti di orientamento peronista, cattolico e nazionalista. Fra i fondatori spiccavano le figure di Fernando Abal Medina e Carlos Gustavo Ramus che provenivano, come altri quadri dei Montoneros, da organizzazioni di stampo fascista o parafascista come il Tacuara (ispirato alla Falange Spagnola), o appartenenti alla destra cattolica, come il Movimiento de la Nueva Argentina.[1] I suoi membri auspicavano un ritorno di Juan Domingo Perón dall'esilio ed una nuova politica che avrebbe dovuto vertere sull'indipendenza dagli Stati Uniti, sull'equità sociale, il populismo e su una forma di socialismo nazionalista. Si proclamarono un'"avanguardia armata nazionalista, cattolica e peronista".

La prima azione pubblica[modifica | modifica sorgente]

Il 29 maggio 1970 dei militanti montoneros travestiti da ufficiali dell'esercito sequestrarono il generale Pedro Eugenio Aramburu, uno dei capi della dittatura militare che nel 1955 aveva rovesciato il governo peronista, e lo assassinarono il 1º giugno, dopo averlo dichiarato colpevole di tradimento in un "processo rivoluzionario".

Sequestri e autofinanziamenti[modifica | modifica sorgente]

I Montoneros compirono diverse azioni di guerriglia per dimostrare le loro capacità di conquistare e tenere un territorio urbano (come il cosiddetto Cordobazo, la presa di un quartiere della città di Cordoba il 1º luglio dello stesso anno), numerosi sequestri ed esecuzioni simboliche. Rapirono persone legate alla dittatura e collaborazionisti ma anche uomini d'affari stranieri, al fine di ottenerne riscatti in danaro per finanziarsi. Dal rapimento di un manager della Exxon ricaveranno alcuni milioni di dollari.

Rapporti con Perón[modifica | modifica sorgente]

Juan Domingo Perón, recatosi in esilio nella Spagna franchista, aveva abbandonato i suoi propositi populisti e neosocialisti, avvicinandosi molto di più alla destra, anche se di certo in maniera slegata dagli Stati Uniti e dalle dinamiche della guerra fredda. Dalla Spagna, Perón esaltava le gesta del movimento montonero, costituito dall'ala sinistra dei suoi sostenitori, i quali speravano ancora che dopo il suo rientro in Argentina avrebbe messo la nazione sulla strada per la costruzione di una "Patria Socialista". A capo fu designato il peronista Jorge Ricardo Masetti, che organizzò le diverse forze rivoluzionarie peroniste.

Dopo la vittoria, avvenuta l'11 marzo 1973, del Fronte Giustizialista di Liberazione (costituito dal Partito Giustizialista, dal Partito Conservatore Popolare e dal Partito Socialista Unificato), Perón, rientrato in Argentina, si staccò dai suoi sostenitori di sinistra e si avvicinò sempre più alla destra e all'ala conservatrice.

La svolta: Il Massacro di Ezeiza[modifica | modifica sorgente]

Circa 3 milioni di sostenitori di Juan Domingo Perón si radunarono presso l'aeroporto di Ezeiza per attendere l'arrivo in aereo del loro leader, dopo 18 anni di esilio in Spagna. Alcuni cecchini spararono sulla folla inerme radunata all'aeroporto e 13 persone vennero uccise.

Si delineò presto una marcata e definitiva cesura tra il peronismo di sinistra (i Montoneros, la chiesa cattolica militante e terzomondista e tutte quelle organizzazioni che avevano combattuto per la libertà e per riportare Perón in patria) ed il peronismo di destra (nazionalisti, conservatori e le alte sfere della chiesa)

Contro Perón[modifica | modifica sorgente]

Esclusi da ogni forma di partecipazione politica, pur essendo tra i principali fautori del ritorno di Perón in Argentina, i Montoneros reclamavano potere e la realizzazione delle istanze neosocialiste che da sempre avevano immaginato per il proprio paese. Perón, ormai schiavo della destra e degli ambienti conservatori, arrivò a scontrarsi con i Montoneros quando costoro eseguirono attentati per attirare l'attenzione e pretendere il potere che pensavano spettasse loro. Ne derivò una vera e propria dichiarazione di guerra tra movimento e governo.

La Tripla A[modifica | modifica sorgente]

José López Rega, segretario di fiducia di Perón, divenne ministro del nuovo governo, fondando una organizzazione paramilitare anticomunista illegale, la Alianza Anticomunista Argentina (detta "Tripla A"), per fronteggiare la dissidenza di sinistra e tutti i movimenti "marxisti", compresi i Montoneros - che marxisti non erano - e ad esclusione del Partito Comunista Argentino, che invece appoggiò il governo militare di lì a poco instauratosi.[2] Finanziò la Tripla A, prima che giungessero i fondi occulti dagli Stati Uniti, con i fondi destinati al suo ministero.

Il discorso del 1º maggio 1974[modifica | modifica sorgente]

Durante le celebrazioni della festa dei lavoratori, il presidente Perón, a fronte di una piazza gremita per la metà di simpatizzanti dei Montoneros, a seguito dei cori e degli slogan della piazza, rinunciò al suo discorso sul sindacalismo e si lanciò in una violenta invettiva contro il movimento montonero.[3]

I rappresentanti ed i sostenitori del movimento se ne andarono sbigottiti da Plaza de Mayo, dove aveva avuto luogo il discorso, e dopo la morte di Perón, avvenuta esattamente due mesi dopo, l'organizzazione si diede alla clandestinità e annunciò il ritorno alla lotta armata per fronteggiare il peronismo ufficiale, in un caos che portò al golpe militare.[4]

Il sequestro dei fratelli Born[modifica | modifica sorgente]

Bandiera dei Montoneros

Juan e Jorge Born, titolari di una grandissima azienda esportatrice di cereali, furono sequestrati dai Montoneros, i quali riuscirono ad ottenere un riscatto di 60 milioni di dollari per la loro liberazione. Il denaro ottenuto fu portato in parte a Cuba, ma vi sono controversie e lati oscuri sulla destinazione di tale patrimonio.

La repressione sotto la dittatura di Videla[modifica | modifica sorgente]

Dal 1976, con il Processo di Riorganizzazione Nazionale, la dittatura impiegò ogni metodo per reprimere e schiacciare qualsiasi forma di opposizione. I Montoneros continuarono a operare, con sempre maggiore difficoltà, e con la più totale indifferenza della gente.

Il regime giustificava molti assassinii e rapimenti arbitrari come necessari per porre fine al "terrorismo" dei Montoneros. E molto spesso, quando una madre si recava in un commissariato per chiedere dove l'esercito avesse portato il proprio figlio rapito nella notte dai militari, le veniva detto che i "sedicenti militari" erano in realtà Montoneros, terroristi che rapivano cittadini inermi per scaricare la responsabilità sul governo.

Tutti i simpatizzanti dei Montoneros e del peronismo furono presto rapiti ed assassinati. Nel giro di poco tempo i quadri dirigenti del movimento furono scoperti e eliminati. La maggior parte dei Montoneros finì nella lunga lista di Desaparecidos, che annovera ben pochi "pericolosi guerriglieri" rispetto ai molti inermi ed innocenti cittadini rapiti e trucidati dalla dittatura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Richard Gillespie, Soldados de Peron - Los Montoneros. Grijalbo, 1987, pp 74 - 75.
  2. ^ Il regime militare argentino nella stampa italiana, 24marzo.it. URL consultato il 16 marzo 2014.
  3. ^ Richard Gillespie, op. cit., pp 187 - 188.
  4. ^ Ibidem, p. 205

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