Juan Domingo Perón

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Juan Domingo Perón
Perón con uniforme (crop).jpg

28º e 40º Presidente dell'Argentina
Durata mandato 12 ottobre 1973 –
1º luglio 1974
Predecessore Raúl Alberto Lastiri
Successore Isabel Martínez de Perón

Durata mandato 4 giugno 1946 –
21 settembre 1955
Predecessore Edelmiro Julián Farrell
Successore José Domingo Molina Gómez

Dati generali
Partito politico Giustizialista
Tendenza politica Populismo
Peronismo
Socialismo nazionale[1]
Firma Firma di Juan Domingo Perón

Juan Domingo Perón Sosa (Lobos, 8 ottobre 1895[2][3]Olivos, 1º luglio 1974) è stato un generale e politico argentino. Fu ininterrottamente presidente dell'Argentina dal 1946 al 1955 quando venne rovesciato da un colpo di Stato militare. Rieletto alla stessa carica nel 1973, morì l'anno dopo, venendo sostituito dalla terza moglie, già vicepresidente, Isabel Martínez de Perón.

I seguaci di Perón - originariamente chiamati anche descamisados ("scamiciati"[4]), ad indicare simbolicamente la provenienza dagli strati popolari della società - acclamavano i suoi sforzi per eliminare la povertà e dare maggiore dignità al lavoro[5], mentre i suoi oppositori politici, rappresentati dall'oligarchia a cui, secondo i sostenitori peronisti, veniva impedito di continuare a sfruttare il popolo argentino, e dalla maggioranza dei ranghi militari da cui lui stesso proveniva, lo hanno considerato un demagogo e un dittatore. Diede vita al movimento politico conosciuto come peronismo o justicialismo, che si proponeva come una terza via fra il capitalismo e il socialismo.

Perón costruì la sua immagine anche grazie all'aiuto della seconda moglie, Evita Perón. Il movimento peronista fu sincretico, talora definito populista (in Argentina il termine non ha il significato negativo di "demagogico" che ha in Europa), che unisce il socialismo, il patriottismo[6], la terza via economica tratta in origine dal fascismo italiano (sebbene egli non dichiarò mai di essere fascista)[7] senza rinnegare, perlomeno nella maggior parte dell'esperienza peronista applicata, la democrazia[8] e la sovranità popolare[9] e il socialismo nazionale.[10][11]

Perón rifiutò altresì l'etichetta e il ruolo di caudillo, cioè di capo carismatico e assoluto.[12] Tale ideologia ha permeato - e tuttora è molto importante - la maggior parte dei partiti politici argentini odierni, sia di destra sia di sinistra. Perón è stato uno dei presidenti argentini più discussi sia per questa mancanza di un riferimento politico ben preciso, sia per aver dato asilo ai nazisti che scappavano dai processi per crimini di guerra al termine della seconda guerra mondiale.

In realtà Perón non aveva vicinanza ideologica con i criminali nazisti, ma continuò una consolidata tradizione argentina di asilo politico verso chiunque lo richiedesse; prova che nel peronismo non vi è traccia di antisemitismo sono gli aiuti della Fondazione Evita Perón al neonato stato di Israele, ricambiati con una visita ufficiale di Golda Meir in Argentina.[13] Durante la sua vita, Perón ebbe rapporti con la massoneria europea, e secondo alcuni[14], tramite la terza moglie Isabelita, ebbe un legame con Licio Gelli[15], capo della loggia massonica P2[16], la quale avrebbe però appoggiato la repressione contro i peronisti attuata dalla dittatura instaurata nel 1976.

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Juan Domingo Perón nacque a Lobos l'8 ottobre 1895, figlio di Juana Sosa Toledo, di lontane origini native tehuelche, e di Mario Tomás Perón, di origine spagnola, scozzese e italiana (discendente di immigrati veneti e del Regno di Sardegna).[17]

Formazione militare e attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio civile di Perón con Eva nel 1945

Juan Perón entrò nella scuola militare all'età di 16 anni e dopo il diploma fece rapidamente carriera nei vari gradi. Prestò servizio in Italia alla fine degli anni trenta nel ruolo di osservatore militare[18], e frequentò la "Scuola centrale militare di alpinismo" di Aosta[19] dove prese lezioni di sci e di arrampicata da Gigi Panei e Bruno Caneva[20].

Perón rimase colpito dalla sintesi fascista di elementi socialisti e capitalisti, esprimendo apprezzamento per Benito Mussolini[21]; credeva però che la dittatura fosse solo un passaggio verso la socialdemocrazia.[22] Nel giugno del 1943, con il grado di colonnello, svolse un ruolo di primo piano nel golpe militare del GOU (Grupo de Oficiales Unidos) contro il governo civile di Ramón S. Castillo.

Inizialmente sottosegretario alla guerra sotto il generale Pedro Pablo Ramírez, divenne ministro del lavoro e dello stato sociale nel novembre dello stesso anno e in seguito vicepresidente e segretario alla guerra sotto il generale Edelmiro Julián Farrell nel febbraio 1944. Si sposò la prima volta nel 1929 con Aurelia Tizón, morta nel 1938. Probabilmente nello stesso periodo ebbe una relazione con una donna sposata ma separata dal marito, María Cecilia Demarchis de Holgado.

Juan Domingo Perón Sosa
Perón in alta uniforme e fascia presidenziale
Perón in alta uniforme e fascia presidenziale
8 ottobre 1895 - 1º luglio 1974
(78 anni)
Nato a Lobos
Morto a Olivos, Buenos Aires
Cause della morte naturale (infarto cardiaco)
Luogo di sepoltura Villa Quinta 17 de Octubre, Buenos Aires
Dati militari
Paese servito Flag of Argentina.svg Argentina
Forza armata Esercito Argentino
Anni di servizio 1911 - 1955
Grado Tenente generale
Studi militari Accademia militare
Altro lavoro politico

fonti nel testo

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La figlia di quest'ultima, Martha Holgado (1934-2007) ha sostenuto, chiedendo il test del DNA, di essere figlia di Perón, e il figlio Horacio lo ritiene tuttora. La Holgado affermò che Juan Domingo la riconobbe segretamente, sotto il nome di Lucía Victoria Perón.[23] Il 15 gennaio 1944 la città di San Juan venne distrutta da un terremoto causando più di diecimila morti. Promosso sottosegretario al Departamento Nacional del Trabajo (Il Ministero del lavoro), con lo scopo di raccogliere i fondi per la ricostruzione del paese, decise di organizzare un festival affidato a una commissione di artisti, tra i quali anche Eva Duarte, la futura moglie. Il 22 gennaio del 1944 durante il festival, al quale parteciparono anche i soldati dell’esercito e della marina, Evita e Perón si incontrarono[24].

Già nel febbraio seguente decisero di andare a vivere insieme, nel nuovo appartamento di Evita, situato in “Calle Posadas”. La carriera artistica di Eva continuava ad ampliarsi e in questo anno venne anche nominata presidente del sindacato chiamato Associazione Radicale Argentina.[25] La seconda moglie di Perón, nota poi come Eva Perón (1919 - 1952) da lui sposata il 2 ottobre 1945, divenne in breve tempo molto famosa e le fu assegnato l'affettuoso diminutivo di Evita; ella aiutò il marito con il sostegno del sindacato e dei gruppi femminili e gestì gran parte dell'attività propagandistica del coniuge.[25]

Vittoria elettorale: il governo peronista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Peronismo.

Costretto alle dimissioni dai suoi oppositori all'interno delle stesse forze armate, il 9 ottobre del 1945, Perón fu arrestato poco dopo; il 16 ottobre fu internato all’ospedale militare di Buenos Aires per una malattia, vera o fittizia. Lo stesso giorno la CGT (Confederazione Generale del Lavoro) si riunì e proclamò uno sciopero di ventiquattr’ore per il 18 ottobre. Il popolo però esausto, iniziò a non dare più ascolto nemmeno ai sindacati. Il 17 ottobre, senza che nessuno avesse dato l’ordine, non ci fu lo sciopero, ma la rivoluzione (chiamata la “marcia dei descamisados”).[25]

I “descamisados“ occuparono Plaza de Mayo esigendo la liberazione di Perón, e gli stessi generali che lo avevano arrestato furono costretti a richiamarlo al Governo. Quel 17 ottobre, "il giorno della lealtà", sotto il cielo incandescente, gli uomini sudati a causa del gran caldo si erano tolti le camicie, di conseguenza la parola dispregiativa “descamisados” (gli scamiciati), usata dal giornale “La Prensa”, divenne la parola che da allora in poi avrebbe designato il popolo peronista.[26]; il supporto popolare gli aprì inoltre la strada per la candidatura alla presidenza, che si concretizzò con il 56% dei voti nelle elezioni del 24 febbraio 1946.[25]

Perón ed Eva ad un incontro ufficiale alla Casa Rosada

Il giornalista Héctor Daniel Vargas ha rivelato che Eva quel giorno era a Junín, nella casa della madre e tornò in città verso sera.[25] Dopo la liberazione, il 22 ottobre Perón si sposò con Evita a Junín. Dopo il matrimonio Perón fu occupato con la campagna elettorale.[25] Il 26 dicembre 1945 Evita e Perón partirono in tournée elettorale con un treno che venne battezzato “El Descamisado”, per raggiungere il Nord del paese; a questo ne seguirono altri. La grande novità di quei viaggi fu soprattutto la presenza di una donna sul treno. Fino ad allora nessuna moglie aveva mai accompagnato il proprio marito durante una tournée del genere.[25]

Evita, durante i viaggi, non aveva mai tenuto un discorso; il 4 febbraio 1946, pochi giorni prima della fine della campagna elettorale, al Centro Universitario Argentino, un’associazione di donne, organizzò un incontro per sostenere la candidatura di Perón. Il futuro presidente, non sentendosi molto in forma, decise di dare ad Evita l’opportunità di parlare al pubblico. Il risultato fu disastroso, perché il pubblico reclamò con rabbia la presenza di Perón, e impedendo così ad Evita, di poter pronunciare il suo discorso.[25] Il 24 febbraio 1946 Juan Domingo Perón venne eletto Presidente della Repubblica argentina con il 52% dei consensi; nel 1947 fondò il Partito unico della rivoluzione che venne chiamato inizialmente Partito Peronista.

Evita si occupò invece di organizzare i sindacati e i gruppi femminili[25] Una delle battaglie combattute e vinte da Evita Perón fu quella che portò al riconoscimento dell’uguaglianza de diritti politici e civili tra gli uomini e le donne, con la legge 13.010 presentata il 23 settembre del 1947. Il suo impegno per la dignità della donna fu costante e la condusse il 26 luglio del 1949 alla fondazione del Partito Peronista Femminile (PPF).[27] Perón dopo la vittoria nelle elezioni deteneva molti incarichi e non poteva dedicarsi, come aveva fatto negli anni precedenti, ai diritti dei lavoratori.

Manifestazione pro-Perón in Plaza de Mayo, il 17 ottobre 1945 ("giorno della lealtà").

Fu Eva che si interessò di fare da intermediaria tra le richieste ed i problemi degli operai e Perón. L’efficienza della donna venne ricompensata con l’assegnazione di un ufficio all’interno della Segreteria del Lavoro. Fervente visitatrice di fabbriche, scuole, ospedali, sindacati, club sportivi e culturali, Eva si guadagnò la fiducia del popolo ma in particolare dei lavoratori e dei sindacalisti, stabilendo una forte ma anche complicata relazione con loro.[28] Un anno dopo le elezioni, Evita venne incaricata di rappresentare suo marito in un giro europeo che comprendeva come prima tappa la Spagna, successivamente l’Italia ed il Vaticano, la Francia, il Portogallo, la Svizzera, il Brasile ed infine l’Uruguay.[29]

Politica del governo Perón[modifica | modifica wikitesto]

Perón perseguì una politica sociale che mirava all'aumento di potere della classe operaia. Espanse enormemente il numero di lavoratori iscritti al sindacato e contribuì a rafforzare la potente Confederazione Generale del Lavoro (CGT). Definì questa come la «terza posizione» (definizione ripresa in seguito da numerosi movimenti antagonisti radicali europei, compresi quelli italiani di estrema destra), tra il capitalismo e il comunismo, sebbene egli fosse dichiaratamente anti-americano e anti-britannico. Perón spinse molto anche verso l'industrializzazione del paese; nel 1947 annunciò il primo piano quinquennale per dare un aiuto alle industrie appena nazionalizzate. La sua ideologia, soprannominata peronismo o giustizialismo (fusione tra "giustizia" e "socialismo") e che ebbe come sbocco istituzionale la costituzione del Partito Giustizialista (Partido Justicialista), ebbe grande influenza tra i partiti politici argentini.[30]

La firma della legge con cui Perón compiva la nazionalizzazione delle ferrovie.
Discorso di Perón alla radio nazionale

Il primo governo Perón godette di una congiuntura favorevole, grazie alle abbondanti riserve di oro e valuta straniera, con un saldo commerciale positivo e un mercato interno in espansione. Ciò favorì un ampio processo di redistribuzione della ricchezza, ma anche una continuazione della contrapposizione peronismo-antiperonismo, visto il carattere autoritario del governo. Questo infatti operò una serie di arresti nei confronti dei gruppi legati al marxismo ed alla lotta di classe: i settori sindacali internazionalisti - tra cui Cipriano Reyes ed altri dirigenti che collaborarono alla sua liberazione l'anno precedente - e sciolse lo stesso Partito Laburista d'Argentina per creare quello Giustizialista.[30]

Il peronismo venne visto comunque come una rivoluzione delle classi sfruttate, ed Evita affermò che esso doveva essere rivoluzionario o non sarebbe stato nulla.[31] Nel primo piano quinquennale argentino venne creato l’Istituto di promozione e intercambio (IAPI), si nazionalizzarono il Banco centrale, le imprese dei servizi pubblici (ferrovie, acqua, gas, telefoni) e si dà impulso all’edilizia popolare e all’alfabetizzazione delle classi più povere.[32]

Il sistema formatosi provoca l'allontanamento dei potentati economici e finanziari statunitensi ed inglesi, realizzando una sintesi tra industria nazionale e lavoratori, in una terza via interclassista tra capitalismo e comunismo, simile al corporativismo del regime fascista italiano, di cui Perón ammirava anche il progetto mai attuato della socializzazione delle industrie.[30] Dallo stesso periodo l'economia cominciò a perdere posizioni, a causa dell'esaurimento delle riserve internazionali accumulate durante la guerra, quando l'Argentina costituiva la sesta potenza economica mondiale.[32]

Perón volle innovare anche l'architettura costituzionale: la nuova Costituzione argentina del 1949, accanto al tradizionale sistema repubblicano e formalmente democratico, recepiva una forte impronta sociale e solidaristica, riprendendo la formulazione della funzione sociale della proprietà in termini simili alla Costituzione italiana dell'anno precedente ed in polemica con la concezione capitalista e liberista.[33] Riconosceva inoltre il diritto di sciopero, alla salute ed all'istruzione e istituiva il monopolio del commercio estero da parte dello Stato. Successivamente, però, l'ostilità della Chiesa Cattolica (scatenata tra l'altro dall'approvazione della legge sull'aborto), in comunione con quella angloamericana e dei potentati economico-finanziari, sindacali e dei partiti tradizionali interni (vengono fatti chiudere i quotidiani La Vanguardia, La Prensa e La Nación) determineranno il crollo del sistema peronista.[32]

Rapporti con la Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

La prima fase di collaborazione[modifica | modifica wikitesto]

La presentazione della costituzione peronista nel 1949

Inizialmente i rapporti con le gerarchie ecclesiastiche furono buoni, e il peronismo non era affatto antireligioso[34], ma si incrinarono quando Perón legalizzò l'aborto e facilitò il divorzio, introducendo leggi che ostacolavano l'istruzione religiosa.[35] Il governo di Juan Domingo Perón in un primo momento fu legato alle Forze Armate, e l'esercito e la Chiesa erano all'epoca considerati il baluardo contro le ideologie socialiste e comuniste. La Chiesa, inoltre, sosteneva la dottrina politica della "giustizia sociale", e condivideva col peronismo l'idea che fosse compito dello Stato mediare nei conflitti di classe e livellare le diseguaglianze sociali.[36]

Ci furono, tuttavia, settori della Chiesa cattolica, già reduce dai provvedimenti antiecclesiastici del Messico di Calles un ventennio prima, che accusavano il peronismo di statalismo per l'eccessiva interferenza del governo nazionale nella vita privata e in contesti che non gli competevano. Il motivo della critica era dovuto anche al fatto che spesso lo Stato invadeva le sfere tradizionalmente di competenza della Chiesa nel momento in cui si interessava, ad esempio, dei piani di assistenza e della pubblica educazione.[37] Le alte gerarchie ecclesiali argentine erano rimaste alleate dell’oligarchia, nonostante la Costituzione del 1949 trattasse con moltissimo riguardo il cattolicesimo, facendone religione di Stato nell'articolo 2, e affermasse che il Presidente dovesse essere un cattolico.[30]

Nel 1946 il Senato approvò una legge che riaffermava e confermava tutti i decreti stabiliti dalla giunta militare del precedente governo dittatoriale. Tra questi decreti c'era anche la legge sull'istruzione religiosa obbligatoria varata nel 1943. Questa legge era stata duramente discussa alla Camera dei Deputati, ed era passata solo grazie al voto dei peronisti. Gli argomenti che apportarono a favore della legge furono nazionalistici ed antiliberali: si sottolineò il legame esistente tra l'identità della nazione e il profondo cattolicesimo della Spagna, e si enfatizzò il ruolo che la religione avrebbe avuto nella formazione delle coscienze e della società.[37]

La rottura e la scomunica di Perón[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei ritratti presidenziali ufficiali di Perón al suo primo mandato

Questa riaffermazione della legge sull'educazione religiosa, tuttavia, limitò i poteri della Chiesa dando ragione a coloro che all'interno della stessa Chiesa tacciavano il peronismo di statalismo: i programmi scolastici e i contenuti dei libri di testo erano responsabilità dello Stato, il quale avrebbe potuto consultare le autorità ecclesiastiche qualora ce ne fosse stato bisogno; le altre materie scolastiche continuarono ad essere insegnate secondo lo spirito della Legge 1420 del 1884, e quindi continuarono a seguire la tradizione laicista dello stile di formazione argentina; l'educazione scolastica divenne un mezzo di propaganda per il culto della personalità del Presidente e di sua moglie Eva; nel giugno 1950, infine, Perón nominò Armando Méndez San Martín, un massone anticattolico, Ministro della Pubblica Istruzione, cominciando a guardare la chiesa con sospetto.[37]

Durante il suo secondo mandato Perón non condivise l'aspirazione della Chiesa di promuovere partiti politici cattolici. Infine, alcune leggi peroniste provocarono malumori tra i vescovi: nel 1954 il governo soppresse l'educazione religiosa nelle scuole, tentò di legalizzare la prostituzione, di far passare una legge sul divorzio, e di promuovere un emendamento costituzionale per separare completamente Stato e Chiesa. Perón, poi, accusò pubblicamente il clero di sabotaggio.[37] Il 14 giugno 1955, durante la festa del Corpus Domini, i vescovi Manuel Tato e Ramón Novoa fecero discorsi antigovernativi. Fu il punto di rottura: durante quella stessa notte gruppi di peronisti attaccarono e bruciarono alcune chiese di Buenos Aires;[37] Perón divenne apertamente anticlericale e, due giorni dopo questi fatti, venne scomunicato da papa Pio XII (la scomunica sarà revocata molti anni dopo da papa Paolo VI).[38]

La rielezione, il golpe e l'esilio[modifica | modifica wikitesto]

Perón a bordo della nave della marina paraguaiana che lo porterà in esilio

Perón rivinse le elezioni nel 1951 ma l'approfondimento di un modello di giustizia sociale ed il principio di un avvicinamento all'Unione Sovietica (nonché la perdita del sostegno della moglie, morta nel 1952 a causa di un cancro) portarono a un sanguinoso colpo di Stato militare. In questo contesto di tensione il 16 giugno 1955 un aereo della flotta navale bombardò Plaza de Mayo, uccidendo centinaia di civili e dando inizio alla cosiddetta "Revolución Libertadora", sostenuta dai settori antiperonisti delle forze armate, per la maggior parte cattolici, e anche da alcuni settori della Chiesa, e che portò al colpo di Stato che depose Perón, organizzato il 19 giugno 1955.

Non tutti i settori cattolici, allora e successivamente, si schierarono però contro Perón e il peronismo, come voleva la Chiesa ufficiale. Il peronismo divenne illegale in Argentina che di fatto avrà elezioni non democratiche fino al 1973.[30] Perón si recò in esilio in Paraguay, da dove infine riparò a Madrid, dove Francisco Franco gli diede asilo politico. Sposò poi in terze nozze una famosa cantante e ballerina di un night club, Isabel Martínez Cartas, nota anche come Isabelita Perón.[30]

Ad una intervista della tv inglese, che gli chiese cosa intendesse fare per tornare in Argentina, Perón rispose: "Nulla. Faranno tutto i miei nemici".[39] In Argentina, gli anni cinquanta e sessanta furono segnati da frequenti cambi di governo e da un'insufficiente crescita economica, con continue rivendicazioni sociali e sindacali. I diversi governi che si succedettero, di fatto dittature poiché il principale avversario politico era illegale, approfondirono un modello di dipendenza dalle potenze capitaliste portando l'Argentina ad un progressivo impoverimento.

Questi regimi post-peronisti dichiararono fuorilegge il Partito giustizialista (riammesso brevemente alle elezioni nel 1962), revocarono la Costituzione del 1949 e riaprirono il carcere di Ushuaia (chiuso nel 1947 da Perón a causa delle sue pessime condizioni) per detenervi nemici politici; inoltre misero al bando anche il Partito comunista e reintrodussero la pena capitale anche per i civili (abolita dopo il 1916, rimase in vigore dagli anni Sessanta fino al 1984), al di fuori dell'ambito militare (dove era prevista dal Codice penale del 1951), tutte cose che Perón aveva rifiutato di fare durante il suo governo.[30] Alla fine degli anni sessanta e nei primi settanta, si aprì la strada al ritorno di Perón. Il generale Alejandro Agustín Lanusse si impossessò militarmente del potere nel marzo del 1971 e dichiarò l'intenzione di ripristinare la democrazia costituzionale a partire dal 1973. Dall'esilio, Perón sostenne i peronisti di sinistra e le organizzazioni sindacali più attive.[30]

Il ritorno e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Montoneros e Alianza Anticomunista Argentina.
Juan Perón nel 1973

L'11 marzo del 1973 si tennero in Argentina le elezioni generali. Anche se a Perón fu impedito di concorrere, gli elettori votarono come presidente un suo sostenitore, Héctor José Cámpora, peronista di sinistra. Cámpora si dimise nel luglio dello stesso anno, spianando la strada a nuove consultazioni. A quel punto la confusione era tale che da più parti si invocava il ritorno di Perón. Perón, dall'esilio nella Spagna franchista, aveva abbandonato i suoi propositi populisti e neosocialisti del periodo con Evita, avvicinandosi molto di più alla destra, anche se di certo in maniera slegata dagli Stati Uniti e dalle dinamiche della guerra fredda.

Dalla penisola iberica, Perón aveva sostenuto le il movimento dei montoneros, costituito dall'ala sinistra dei suoi sostenitori, i quali speravano ancora che dopo il suo rientro in Argentina avrebbe messo la nazione sulla strada per la costruzione di una "Patria Socialista". A capo fu designato il peronista Jorge Ricardo Masetti, che organizzò le diverse forze rivoluzionarie peroniste.[40]

Dopo la vittoria, avvenuta l'11 marzo 1973, del Fronte Giustizialista di Liberazione (costituito dal Partito Giustizialista, dal Partito Conservatore Popolare e dal Partito Socialista Unificato), Perón, rientrato in Argentina, si staccò dai suoi sostenitori di sinistra e si avvicinò sempre più alla destra e all'ala conservatrice.[40] Il giorno del ritorno circa 3 milioni di sostenitori si radunarono presso l'aeroporto di Ezeiza per attendere l'arrivo in aereo del loro leader, dopo 18 anni di esilio in Spagna. Alcuni cecchini, però, spararono sulla folla inerme radunata all'aeroporto e 13 persone vennero uccise. Si delineò presto una marcata e definitiva cesura tra il peronismo di sinistra (i Montoneros, la chiesa cattolica militante e terzomondista e tutte quelle organizzazioni che avevano combattuto per la libertà e per riportare Perón in patria) ed il peronismo di destra (nazionalisti, conservatori e le alte sfere della chiesa).[40]

Esclusi da ogni forma di partecipazione politica, pur essendo tra i principali fautori del ritorno di Perón in Argentina, i Montoneros reclamavano potere e la realizzazione delle istanze neosocialiste che da sempre avevano immaginato per il proprio paese. Perón arrivò a scontrarsi con i Montoneros quando costoro eseguirono attentati per attirare l'attenzione e pretendere il potere che pensavano spettasse loro.[40] Perón vinse facilmente la tornata elettorale, divenendo presidente per la terza volta, nell'ottobre del 1973, affidando a sua moglie Isabel il ruolo di vicepresidente. Il nuovo regime peronista però si disfece presto per via dei conflitti tra i sostenitori di sinistra e quelli di destra e a causa di numerosi morti negli scontri.[40]

Perón alla sua prima inaugurazione presidenziale

Ne derivò una vera e propria dichiarazione di guerra tra movimento e governo. Ci furono episodi di guerriglia e terrorismo da parte di gruppi armati e da parte di filogovernativi (come l'Alianza Anticomunista Argentina o Tripla A, a cui appartenevano i responsabili del massacro di Ezeiza), fedeli alle linee di Isabel Perón. I montoneros eseguirono numerosi atti dimostrativi e anche alcuni sequestri e omicidi. Nel tentativo di ristabilire l'ordine pubblico, il governo deliberò alcuni provvedimenti di emergenza.

Il peronismo di governo, per influenza di Isabel e altri ministri, tra cui il potente massone José López Rega, detto "el brujo", lo stregone, anticomunista accanito, fondatore della Tripla A (che aveva contribuito a far crescere sottraendo segretamente fondi al suo ministero) e uomo di fiducia del capo della P2, il faccendiere italiano Licio Gelli, divenne un governo di centro-destra, e l'anziano Perón fu usato per accreditarsi presso il popolo. I gruppi peronisti radicali, come i montoneros, ne divennero nemici, e lo stesso Presidente li criticò pesantemente, dopo che essi assassinarono alcuni uomini politici vicini a Perón, tra cui il suo collaboratore José Ignacio Rucci.[40]

Durante le celebrazioni della festa dei lavoratori, il 1º maggio, il presidente Perón, a fronte di una piazza gremita per la metà di simpatizzanti dei Montoneros, a seguito dei cori e degli slogan della piazza, rinunciò al suo discorso sul sindacalismo e si lanciò in una violenta invettiva contro il movimento montonero.[41] I rappresentanti ed i sostenitori del movimento se ne andarono sbigottiti da Plaza de Mayo, dove aveva avuto luogo il discorso, e dopo la morte di Perón, avvenuta esattamente due mesi dopo, l'organizzazione si diede alla clandestinità e annunciò il ritorno alla lotta armata per fronteggiare il peronismo ufficiale, in un caos che portò al golpe militare.[42]

Il vicino Cile subì intanto la reazione degli Stati Uniti alle sue politiche anti-imperialiste, che pilotarono un golpe contro il socialista Salvador Allende, preludio a quello che sarebbe successo più tardi in Argentina. Benché Perón avesse appoggiato Allende, non poté schierarsi contro Pinochet, a causa della fragilità della situazione interna. Perón incontrò il dittatore cileno nel 1974.[43] Il presidente soffriva da tempo di numerosi problemi di salute, complicati da una polmonite, al punto che dovette subito demandare alla moglie gran parte del lavoro politico.[44] Juan Perón morì improvvisamente il 1º luglio 1974 nella villa di Quinto de Olivos (periferia di Buenos Aires), colpito da infarto miocardico acuto, dovuto ad una delle malattie di cui soffriva da tempo, una cardiopatia ischemica cronica con insufficienza cardiaca.[45][46]

La successione[modifica | modifica wikitesto]

Con molti problemi politici ancora non risolti, a lui succedette la consorte Isabel che, in qualità di vicepresidente, venne automaticamente nominata Presidentessa ad interim fino alla fine del mandato.[46] La vedova ed erede organizzò imponenti funerali di stato e fece imbalsamare il corpo di Perón, ponendolo temporaneamente nella cappella della sua casa presidenziale, in attesa della costruzione di un mausoleo - il quale, a causa degli sconvolgimenti politici successivi, non sarebbe stato completato - dove avrebbe dovuto essere trasferito anche il corpo di Evita.[47]

Funerali di Stato di Juan Perón

Isabelita Perón iniziò una pesante repressione degli oppositori (che avrebbe portato poco dopo al fenomeno dei desaparecidos), ma si dimostrò incapace di controllare il governo, concedendo molto potere a López Rega e agli anticomunisti più estremi, finché fu rovesciata da un golpe, organizzato dai militari con l'appoggio della P2 stessa, che ne tradì la fiducia, e della CIA: il 24 marzo 1976 il suo esecutivo fu sostituito da una giunta militare filostatunitense (durata fino al 1983), presieduta fino al 1981 dal tenente generale Jorge Rafael Videla, che diede inizio agli anni del terrorismo di stato durante i quali furono sequestrati, torturati e uccisi 40.000 argentini, tra i quali moltissimi peronisti, soprattutto di sinistra. Il Partito Comunista Argentino, fedele alle direttive sovietiche che non volevano rompere i rapporti con Buenos Aires, si schierò tuttavia contro i peronisti, lasciando i montoneros in balia della repressione, additati come "guerriglieri marxisti" e massacrati così insieme a migliaia di cittadini.[40] Durante la dittatura militare, oltre ai riferimenti comunisti, venne proibito lodare o inneggiare a Perón o ad Evita, cosa considerata "azione sovversiva".[48]

I dubbi sulle origini[modifica | modifica wikitesto]

L'esatta data e il luogo di nascita sono state messe a volte in discussione. L'anagrafe è contestata da Hipolito Barreiro, che nella sua pubblicazione Juancito Sosa, un indio Tehuelche[49] sostiene che Juan Perón non è nato a Lobos l'8 ottobre 1895, ma a Roque Perez il 7 ottobre 1893, e che fosse per metà, da parte di madre, un nativo americano della Patagonia, e non soltanto di lontane origini imparentato con questa etnia.

La teoria "sarda"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mamoiada#Diatriba sulle origini di Peron.

Secondo una teoria pseudostorica sostenuta e argomentata da alcuni studiosi sardi[50], Perón sarebbe stato, in realtà, un emigrato sardo, tale Giovanni Piras di Mamoiada, inventatosi natali argentini per sfuggire alla coscrizione durante la prima guerra mondiale. La notizia del Perón sardo appare per la prima volta nel marzo del 1951[51]. Il ricercatore Raffaele Ballore[52] pare demolire però scientificamente la teoria sarda, anche ripercorrendo le orme del vero immigrato.

Inoltre sono sottolineate le gravi lacune nella ricerca e la confusione delle vite del Piras e del presidente Juan Perón.[53] I cognomi, con diverse grafie, Perón, Peròn e Peron sono diffusi rispettivamente in paesi di lingua spagnola, in Francia e in Italia. Il cognome Peròn risulta essere comune soprattutto nella regione francese della Bretagna, mentre Peron è diffuso in Italia, ma in Veneto e non in Sardegna, soprattutto nelle province di Padova e Vicenza.[54] È invece appurato che il nonno paterno provenisse dalla Sardegna, fatto ribadito pubblicamente dallo stesso Juan Perón e riportato nella biografia ufficiale.[55]

Profanazione della tomba e traslazione della salma[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo di Perón rimase quindi al cimitero Chacarita, dove i militari lo avevano fatto seppellire nel 1976, dopo che il dittatore Videla aveva ordinato la distruzione del mausoleo in costruzione. Nel giugno del 1987 degli ignoti trafugarono le mani del presidente argentino, mutilandone il corpo, rubando anche alcuni oggetti sepolti con lui (come la spada ornamentale della sua uniforme militare) e chiedendo un riscatto pari a otto milioni di dollari al Partito Giustizialista[56]. Della vicenda non se ne seppe più nulla: una ricerca di Damian Nabot e David Cox ha sostenuto che la P2 di Licio Gelli fosse coinvolta nella dissacrazione del corpo di Perón, per un atto rituale.

C'è chi disse invece che le impronte digitali di Perón servissero alla P2 per accedere a presunti conti svizzeri dell'ex presidente e di Evita[57] o che fosse opera di criminali comuni, che speravano di ottenere un cospicuo riscatto. Nel 2006, sotto la presidenza di Néstor Kirchner, peronista di sinistra, il corpo di Perón è stato traslato nella sua definitiva sistemazione, in una tomba costruita appositamente in un terreno di proprietà del defunto leader e della seconda moglie Evita, all'interno della tenuta della villa "Quinta 17 de Octubre". Durante la cerimonia di trasferimento ci sono stati scontri armati e proteste[58].

La figura di Perón fuori dall'Argentina[modifica | modifica wikitesto]

La sua posizione ideologica ebbe in Italia un'accoglienza calorosa, alla sua assunzione di potere in Argentina. Nei manifesti politici dell'epoca, infatti, sia il Partito Comunista Italiano, sia il Movimento Sociale Italiano esaltarono la sua ascesa, sottolineando le affinità ideologiche che l'avrebbero collegato potenzialmente a questa o quella formazione politica italiana. Il Peronismo riscosse successo e simpatia sia nella destra che nella sinistra radicale.

Lotta Continua, movimento comunista extraparlamentare fondato da Adriano Sofri, sul proprio quotidiano definisce il peronismo come "uno dei fenomeni sociali, politici e ideologici più incompresi del nostro secolo".[59] Il congresso del Movimento Sociale Italiano a Roma nel 1949 si apre con tutti i delegati che gridano "Viva Perón!", mentre il settimanale di destra Il Borghese si schiera apertamente in favore del presidente argentino anche nella lotta contro il Vaticano, in quella che ritiene "la battaglia per impedire che la formula della DC si estenda anche al Sud America".[60]

Terza Posizione, movimento di estrema destra, guardò con simpatia alla lotta dei Montoneros, movimento rivoluzionario peronista di ispirazione socialista nazionale e nazionalista di sinistra, nato durante l’esilio del Presidente Perón.[61] Perón in una sua dichiarazione ad un giornale inglese affermò: "Gli argentini sono al 30 per cento socialisti, al 20 per cento conservatori, un altro 30 per cento è di radicali [...]"; al che il giornalista lo interruppe domandandogli: "E i peronisti?". "No, no, peronisti sono tutti quanti", affermò il Presidente argentino con estrema naturalezza.[62]

Sulla matrice politica del peronismo, peraltro, taluni autori[63] vedono il movimento argentino come la risultante dell'apporto di diverse idee politiche, portate da intellettuali cattolici e marxisti, come da esponenti della stessa classe operaia, forze che, d'altronde, furono alla base dello stesso fascismo italiano, sebbene il peronismo sotto Perón o dopo, a differenza di alcuni movimenti precedenti di estrema destra argentina attivi negli anni '30, non adottò mai simbologia fascista (come il fascio littorio, il saluto romano o la camicia nera, tipici, con varianti locali, di quasi tutti i fascismi del mondo; anzi, rifacendosi sia alla simbologia socialista e ai gesti di Evita Perón durante i discorsi pubblici, molti peronisti di sinistra adottarono il saluto a pugno chiuso[64]) o il tipico militarismo bellicista mussoliniano, rimanendo neutro da questo punto di vista.[65]

Citazioni nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Perón saluta la folla
  • Evita, musical
  • Perón viene citato in un dialogo della serie animata statunitense I Simpson di Matt Groening, nell'episodio Soldato d'oh (2008); nella scena viene erroneamente associato alla dittatura militare e ai desaparecidos. La Fox ha deciso di non mandare in onda l'intero episodio in Argentina per non offendere la sensibilità della popolazione, soprattutto sull'ultimo argomento: in realtà, a parte questo, i creatori della serie hanno dichiarato che la confusione è voluta, per lo stile satirico dello show, tanto che per sottolineare l'ignoranza dei personaggi hanno inserito anche la battuta in cui uno di loro dice che la moglie di Perón era Madonna, riferimento al film su Evita, interpretato appunto dalla cantante, creduto reale da essi.[66]
  • Il logo del Campionato mondiale di calcio 1978 in Argentina riprende il caratteristico gesto di Perón, che usava salutare la folla con le braccia tese sopra la testa, uno delle sue immagini più famose a livello popolare; il disegno era stato creato ancora nel 1974 ma, dopo che i militari presero il potere nel 1976, si accorsero troppo tardi di tale simbologia in vista dell'avvio dei mondiali e tentarono quindi di modificare il logo della manifestazione; ma oramai il disegno era stato già ampiamente commercializzato e il merchandising avviato, per cui una modifica forzata "sarebbe sfociata in un mare di azioni legali contro il paese", per cui i militari "masticarono la sconfitta"[67].

Perón nel Cinema[modifica | modifica wikitesto]


Anno Film Attrice Note
1981 Evita Peron (Evita Peron) James Farentino Miniserie TV
1996 Evita (Evita) Jonathan Pryce
Martin Drogo (giovane)
Musical cinematografico
La vera storia di Eva Perón (Eva Perón) Víctor Laplace
2004 Padre Coraje (Padre Coraje) Víctor Laplace Serie TV
Ay Juancito Jorge Marrale
2008 Algo habrán hecho Rafael Ferro
2010 "De crisis", episodio della miniserie Bernhard, Schavuit van Oranje Juan Carlos Tajes Miniserie TV
2011 Juan y Eva Osmar Núñez
Eva de la argentina Carlos Russo (voce) Film d'animazione
2012 Carta a Eva Héctor Colomé Miniserie TV
Puerta de Hierro, el exilio de Perón Víctor Laplace

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze argentine[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín
Gran Maestro dell'Ordine di Maggio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Maggio

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1946
Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca)
— 25 agosto 1953
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia)
— Roma, 16 novembre 1953[68]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Perón, Manifesto
  2. ^ (ES) Vida del General Juan Domingo Perón, Instituto Nacional Juan Domingo Perón. URL consultato il 2 marzo 2011.
  3. ^ La data di nascita anagrafica è contestata da Hipolito Barreiro che, in una sua recente pubblicazione, sostiene sia nato il 7 ottobre 1893 a Roque Perez; alcuni scrittori sardi (Tola, Canneddu, Casula) sostengono che dietro la figura del generale si nasconda il contadino Giovanni Piras di Mamoiada emigrato in Argentina nel 1909; cfr. la sezione "La teoria sarda".
  4. ^ come i sostenitori di Peron che si erano accampati davanti al palazzo presidenziale e in Plaza de Mayo senza camicia, a causa del gran caldo
  5. ^ «Le due braccia del peronismo sono la giustizia sociale e l’assistenza sociale. Con esse diamo al popolo un abbraccio di giustizia e di amore»; «Per il peronismo c'è soltanto una classe di uomini: quella degli uomini che lavorano» (Perón, Manifesto)
  6. ^ «Nell’azione politica, la scala dei valori di ciascun peronista è la seguente: prima la patria, poi il movimento ed infine gli uomini.» (Perón, Manifesto)
  7. ^ «lì si stava facendo un esperimento. Era il primo socialismo nazionale che appariva nel mondo. Non voglio esaminare i mezzi di esecuzione che potevano essere difettosi.»(Juan Domingo Peron, in Corriere della Sera, Peron, un Caudillo tra comunismo e capitalismo yankee di Sergio Romano, 29 giugno 2005)
  8. ^ «La vera democrazia è quella in cui il governo compie la volontà del popolo e difende un solo interesse: quello del popolo» (Perón, Manifesto)
  9. ^ «Il peronismo è essenzialmente popolare. Ogni fazione politica è antipopolare e pertanto non è peronista» (Perón, Manifesto)
  10. ^ «Ma l’importante era questo: un mondo già diviso in imperialismi e un terzo dissidente che dice: No, né con gli uni né con gli altri, siamo socialisti, ma socialisti nazionali. Era una terza posizione tra il socialismo sovietico e il capitalismo yankee». (Juan Domingo Peron, in Sergio Romano, articolo citato)
  11. ^ «Il giustizialismo, come dottrina politica, realizza l’equilibrio dell’individuo con quello della comunità";"Il giustizialismo, come dottrina economica realizza l’economia sociale, mettendo il capitale al servizio dell’economia e quest’ultima al servizio del benessere sociale»;«Il giustizialismo, come dottrina sociale, realizza la giustizia sociale che dà a ciascuno il suo diritto in funzione sociale»;«Vogliamo un’Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana» (Perón, Manifesto)
  12. ^ «Il peronista lavora per il movimento. Colui che in nome del partito serve una fazione o un caudillo è peronista soltanto di nome» (Perón, Manifesto)
  13. ^ Il giustizialismo peronista
  14. ^ ad esempio Giulio Andreotti
  15. ^ Gelli affermò che Perón divenne massone ed entrò nella loggia [1]
  16. ^ L'Isabelita della P2
  17. ^ Joseph Page, Perón, a Biography, Random House, 1983
  18. ^ L'alpino Perón, in Paolo Valente, Porto di mare, ed. Temi, Trento 2005 - Vertigine, in Paolo Valente, La città sul confine, ed. OGE, Milano 2006.
  19. ^ Franco Fucci, Aosta l'università della montagna, su Storia illustrata n° 313, Dicembre 1983 pag. 27
  20. ^ Murió en la Argentina un criminal de guerra italiano
  21. ^ El Historiador - Biografias - Biografia de Peron
  22. ^ Pigna, Felipe (2008). Los mitos de la historia argentina 4. Buenos Aires: Editorial Planeta. p. 28.
  23. ^ Falleció Martha Holgado
  24. ^ ne La razón de mi vida, Evita scrisse che quel giorno fu per lei “una giornata meravigliosa”
  25. ^ a b c d e f g h i Biografia ufficiale
  26. ^ Gennaro Carotenuto, Pino Solanas e il giorno della lealtà peronista
  27. ^ Eva Perón, La ragione della mia vita, pag 106 e seg.
  28. ^ Eva Perón, op. cit.
  29. ^ Eva Perón, op. cit., pag. 98 e seg.
  30. ^ a b c d e f g h Peron su HUMANITAS
  31. ^ "Il peronismo o sarà rivoluzionario o non sarà niente" (Eva Perón)
  32. ^ a b c Argentina contemporanea
  33. ^ «La proprietà privata ha una funzione sociale e quindi è soggetta agli obblighi stabiliti dalla legge per il bene comune» (art. 38, comma 1); cfr. «I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti» (art. 42, comma 2, Cost. Italiana); anche nella Carta del Carnaro del 1920 si parlava di funzione sociale della proprietà.
  34. ^ «Il giustizialismo è una nuova concezione della vita, semplice, pratica, popolare, profondamente cristiana e profondamente umanista» (Perón, Manifesto)
  35. ^ Peron y e l'aborto
  36. ^ Storia della Chiesa in Argentina, su Cathopedia
  37. ^ a b c d e ibidem
  38. ^ Peron scomunicato
  39. ^ Chi era Juan Domingo Perón
  40. ^ a b c d e f g Il peronismo tra meriti e demeriti
  41. ^ Richard Gillespie, op. cit., pp 187 - 188.
  42. ^ ibidem, p. 205
  43. ^ El día que se juntaron Pinochet y Perón
  44. ^ Buckman, Robert T. (2007). The World Today. Latin America 2007. Harpers Ferry, West Virginia: Stryker-Post Publications. ISBN 978-1-887985-84-0.
  45. ^ Muerte de Juan Domingo Peron
  46. ^ a b Historias de la quinta presidencial: en la intimidad del poder
  47. ^ Juan Domingo Peron: find a grave memorial
  48. ^ Manuel Zanarini, Montoneros. I peronisti contro la dittatura militare
  49. ^ Pubblicato nel 2000 a Buenos Aires.
  50. ^ Peppino Canneddu in Giovanni Piras - Juan Peron: due nomi una persona e Gabriele Casula in ¿Dónde nació Perón? Un enigma sardo nella storia dell'Argentina. Ed. Condaghes, 2004.
  51. ^ in un articolo a firma Nino Tola, avvocato-giornalista di Mamoiada
  52. ^ anche di lui di Mamoiada, autore del libro dal titolo El presidente: il caso Piras-Peron: la leggenda di un sardo che sarebbe diventato Juan Peron
  53. ^ Piero Salerno & Raffaele Ballore, Il caso Piras-Peron, chi bleffa e chi non, .mamoiada.org, gennaio 2012. URL consultato il 7 luglio 2012.
  54. ^ Diffusione del cognome Peron in Veneto
  55. ^ Perón a volte parlava anche in lingua italiana, che conosceva abbastanza, e un giardiniere della Casa Rosada, immigrato sardo, un giorno gli domandò: "Eccellenza è verità che lei è figlio di sardi?" Perón rispose: "No, io sono nipote di sardi, mio nonno è venuto dal Regno di Sardegna, non so da quale paese". Citato in Testimonianze sulle origini sarde di Perón Il Regno di Sardegna all'epoca si estendeva anche su Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta e Savoia.
  56. ^ I casi di salme trafugate da Chaplin a Ferruzzi, la Repubblica, 17 marzo 2011. URL consultato il 16 gennaio 2012.
  57. ^ Il bottino di Evita
  58. ^ Perón, violenza a traslazione salma
  59. ^ Luis Vanella Ferrero Regis, Peron e il giustizialismo tra destra e sinistra, 2001
  60. ^ Luis Vanella Ferrero Regis, op. cit.
  61. ^ Gabriele Adinolfi e Roberto Fiore, Noi Terza Posizione, 2004
  62. ^ Antonello Sacchetti, JUAN DOMINGO PERON, Il Cassetto - quindicinale online, 18 ottobre 2006.
  63. ^ come Giuseppe Federico Benedini, secondo cui sulla formazione politica di Perón grande influenza ebbe la figura di Benito Mussolini, "ma ridurre il peronismo ad una mera versione sudamericana del fascismo vorrebbe dire non rendere giustizia ad una dottrina che, nel corso degli anni, ha potuto contare sul contributo d'intellettuali cattolici e marxisti, sull'appoggio della classe operaia [...]", Giuseppe F. Benedini Il peronismo. La democrazia totalitaria in Argentina, 2009.
  64. ^ "Me identifico con la Evita del puño crispado"
  65. ^ Alain Rouquié: “El peronismo es una forma de ser apolítico”
  66. ^ I Simpson censurati in Argentina
  67. ^ Pablo Llonto, "I Mondiali della vergogna. I campionati di Argentina '78 e la dittatura", Edizioni Alegre, Roma 2010, p. 38.
  68. ^ PERON S.E.Gen Don Juan Domingo decorato di Gran Cordone, quirinale.it. URL consultato il 16 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente dell'Argentina Successore Coat of arms of Argentina.svg
Edelmiro Julián Farrell 4 giugno 1946 - 21 settembre 1955 José Domingo Molina Gómez ad interim I
Raúl Alberto Lastiri 12 ottobre 1973 - 1º luglio 1974 Isabel Martínez de Perón II

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